venerdì 4 settembre 2020

Il Vangelo del Sabato 5 Settembre 2020


Della 22° settimana del Tempo Ordinario.
Santa Teresa di Calcutta, religiosa.
Prima lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (4,6-15)
Fratelli, imparate [da me e da Apollo] a stare a ciò che è scritto, e non vi
gonfiate d'orgoglio favorendo uno a scapito di un altro.
Chi dunque ti dà questo privilegio? Che cosa possiedi che tu non l'abbia ricevuto?
E se l'hai ricevuto, perché te ne vanti come se non l'avessi ricevuto?
Voi siete già sazi, siete già diventati ricchi; senza di noi, siete già diventati re.
Magari foste diventati re! Così anche noi potremmo regnare con voi.
Ritengo infatti che Dio abbia messo noi, gli apostoli, all'ultimo posto, come
condannati a morte, poiché siamo dati in spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini.
Noi stolti a causa di Cristo, voi sapienti in Cristo; noi deboli, voi forti; voi onorati,
noi disprezzati.
Fino a questo momento soffriamo la fame, la sete, la nudità, veniamo percossi,
andiamo vagando di luogo in luogo, ci affatichiamo lavorando con le nostre mani.
Insultati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; calunniati, confortiamo; siamo
diventati come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti, fino ad oggi.
Non per farvi vergognare vi scrivo queste cose, ma per ammonirvi, come
figli miei carissimi.
Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti
padri: sono io che vi ho generato in Cristo Gesù mediante il Vangelo.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (6,1-5) anno pari.
Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano
e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani.
Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?».
Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi
compagni ebbero fame?
Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell'offerta, ne mangiò e ne diede
ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?».
E diceva loro: «Il Figlio dell'uomo è signore del sabato».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Ci sono persone appiccicate alle regole, che vivono alla luce della propria
autostima, che confondono la fede con un regolamento condominiale.
I farisei sono molto attenti al fatto che i discepoli di Gesù, oltre ad essere poco
mistici (non digiunano!) passeggiando fra i campi colgono alcune spighe di
sabato, quindi lavorando trasgrediscono il precetto del riposo!
Hanno fatto delle regole la loro religione e Gesù cerca di convincerli (inutilmente)
citando la Scrittura; l’episodio in cui Davide, fuggendo da Saul, giunge con
i suoi compagni a Nord e chiede ed ottiene di cibarsi del pane delle offerte.
Gesù, così facendo, oltre a dimostrare una sconfinata pazienza manifesta una
grande conoscenza della Parola e della sua interpretazione e, soprattutto,
ci insegna che ogni norma va inserita nel suo contesto; Dio vuole dei figli
liberi, non dei sudditi ossessionati dalle regole!
Perciò amici, non imitiamo i farisei, ma rendiamoci discepoli liberi di amare
il Signore, facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 3 settembre 2020

Il Vangelo del Venerdì 4 Settembre 2020


Della 22° settimana del Tempo Ordinario.
Santa Rosalia, vergine.
Prima lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (4,1-5).
Fratelli, ognuno ci consideri come servi di Cristo e amministratori dei misteri di Dio.
Ora, ciò che si richiede agli amministratori è che ognuno risulti fedele.
A me però importa assai poco di venire giudicato da voi o da un tribunale umano;
anzi, io non giudico neppure me stesso, perché, anche se non sono consapevole di
alcuna colpa, non per questo sono giustificato. Il mio giudice è il Signore!
Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, fino a quando il Signore verrà.
Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori;
allora ciascuno riceverà da Dio la lode.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (5,33-39) anno pari.
In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni
digiunano spesso e fanno preghiere; così pure i discepoli dei farisei; i tuoi
invece mangiano e bevono!».
Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo
sposo è con loro?
Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».
Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo
per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non
si adatta il pezzo preso dal nuovo.
E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà
gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti.
Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi.
Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: "Il vecchio
è gradevole!"».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
A volte appellandoci ai princìpi assoluti e alla tradizione reiteriamo le
tradizioni che sono le nostre piccole abitudini portate avanti con pigrizia,
invece di convertirci sul serio.
Così fanno anche i contemporanei di Gesù, i superdevoti, che fanno le pulci
ai discepoli accusati di essere poco devoti e poco religiosi.
Buffo; hanno pesantemente criticato il Battista e ora rimpiangono il suo
insegnamento e la sua severità.
Gesù non prende molto sul serio queste critiche e invita a guardare oltre,
in alto; è una festa nozze la sua presenza, chi mai potrebbe pensare di
mettersi a dieta in quel giorno?
Ciò che Gesù chiede ai farisei e a noi è un radicale cambiamento di mentalità;
l’esperienza di fede come esperienza gioiosa totalizzante dell’incontro
con lo Sposo che è Dio!
Tutto il resto ruota intorno a questa scoperta, inutile mettere dei tacconi,
delle toppe, alla vecchia idea di Dio, meglio prepararsi ad indossare
l’abito della festa, con l’aiuto della preghiera!
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 2 settembre 2020

Il Vangelo del Giovedì 3 Settembre 2020


Della 22° settimana del Tempo Ordinario.
San Gregorio Magno, Papa e dottore della Chiesa.
Prima lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (3,18-23)
Fratelli, nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo,
si faccia stolto per diventare sapiente, perché la sapienza di questo mondo è
stoltezza davanti a Dio.
Sta scritto infatti: «Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia».
E ancora: «Il Signore sa che i progetti dei sapienti sono vani».
Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo,
Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro!
Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (5,1-11) anno pari.
In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio,
Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda.
I pescatori erano scesi e lavavano le reti.
Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra.
Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre
reti per la pesca».
Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso
nulla; ma sulla tua parola getterò le reti».
Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano.
Allora fecero cenno ai compagni dell'altra barca, che venissero ad aiutarli.
Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore,
allontànati da me, perché sono un peccatore».
Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca
che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano
soci di Simone.
Gesù disse a Simone: «Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Ci raggiunge sempre alla fine delle nostre notti, il Signore.
Ci raggiunge alla fine delle nostre notti e dei nostri incubi, ci raggiunge quando
siamo stanchi e depressi.
Ci chiede un gesto di fiducia, all’apparenza inutile, ci chiede di gettare le reti
dalla parte debole della nostra vita, di non contare sulle nostre forze, sulle
nostre capacità, ma di avere fiducia in Lui.
Pietro lo fa e accade l’inaudito.
Il miracolo consiste nel fatto che Pietro vede in quella pesca un segno straordinario.
Il miracolo è sempre nel nostro sguardo, Dio continua a riempire di miracoli
la nostra vita.
E noi non li vediamo.
È turbato, ora, il pescatore.
Che sta succedendo?
Si butta in ginocchio, prima di arrendersi: “Non sono capace, non sono degno”.
È la scusa principale tirata fuori da tutti quelli che, per un istante, sfiorano Dio;
non sono all’altezza, sono un peccatore.
Siamo sempre lì, inchiodati al nostro becero e rancido moralismo; lasciamo
fare a Dio, amici, attraverso la preghiera e ritroveremo serenità e pace!
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


martedì 1 settembre 2020

Il Vangelo del Mercoledì 2 Settembre 2020


Della 22° settimana del Tempo Ordinario.
Sant’Elpidio, abate.
Prima lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (3,1-9)
Io, fratelli, sinora non ho potuto parlare a voi come a esseri spirituali, ma carnali,
come a neonati in Cristo.
Vi ho dato da bere latte, non cibo solido, perché non ne eravate ancora capaci.
E neanche ora lo siete, perché siete ancora carnali.
Dal momento che vi sono tra voi invidia e discordia, non siete forse carnali
e non vi comportate in maniera umana?
Quando uno dice: «Io sono di Paolo», e un altro: «Io sono di Apollo», non vi
dimostrate semplicemente uomini?
Ma che cosa è mai Apollo?
Che cosa è Paolo?
Servitori, attraverso i quali siete venuti alla fede, e ciascuno come il Signore
gli ha concesso.
Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma era Dio che faceva crescere.
Sicché, né chi pianta né chi irriga vale qualcosa, ma solo Dio, che fa crescere.
Chi pianta e chi irriga sono una medesima cosa: ciascuno riceverà la propria
ricompensa secondo il proprio lavoro.
Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete campo di Dio, edificio di Dio.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (4,38-44) anno pari.
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagòga, entrò nella casa di Simone.
La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei.
Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò.
E subito si alzò in piedi e li serviva.
Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie
li condussero a lui.
Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva.
Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!».
Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo.
Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto.
Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non
se ne andasse via.
Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno
di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato».
E andava predicando nelle sinagòghe della Giudea.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Non è più la sinagoga il luogo dell’incontro con Dio, ma la casa dove la
suocera di Pietro è guarita per servire.
La comunità dei cristiani è guarita per servire i fratelli che premono alla soglia.
È la soglia il luogo dell’evangelizzazione, il luogo dell’annuncio.
La Chiesa è chiamata a diventare la soglia fra il mondo e Dio.
Gesù, rubando tempo al sonno, si ritira in preghiera per trovare forza nel Padre;
più siamo travolti dalle cose da fare e più dobbiamo avere il coraggio di trovare
del tempo per stare con Dio e vivere di Lui.
La preghiera lo porta ad una decisione; non resterà a Cafarnao dove, pure, ora
è famoso e la sua opera efficace, ma andrà per altri villaggi della Giudea.
Anche noi siamo chiamati a diventare soglia di accesso a Dio, ad attingere la
forza del nostro annuncio da una prolungata preghiera quotidiana,
ad annunciare il Signore ovunque.
Aria, gente, imitiamo il Signore e facciamo uscire il Vangelo dalle sacrestie
impolverate, chiedendo aiuto alla preghiera come faceva Gesù!
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 31 agosto 2020

Il Vangelo del Martedì 1 Settembre 2020


Della 22° settimana del Tempo Ordinario.
Sant’Egidio, abate.
Prima lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (2,10-16)
Fratelli, lo Spirito conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio.
Chi infatti conosce i segreti dell'uomo se non lo spirito dell'uomo che è in lui?
Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai conosciuti se non lo Spirito di Dio.
Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per
conoscere ciò che Dio ci ha donato.
Di queste cose noi parliamo, con parole non suggerite dalla sapienza umana,
bensì insegnate dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali.
Ma l'uomo lasciato alle sue forze non comprende le cose dello Spirito di Dio:
esse sono follia per lui e non è capace di intenderle, perché di esse si può
giudicare per mezzo dello Spirito.
L'uomo mosso dallo Spirito, invece, giudica ogni cosa, senza poter essere
giudicato da nessuno.
Infatti chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore in modo da poterlo consigliare?
Ora, noi abbiamo il pensiero di Cristo.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (4,31-37) anno pari.
In quel tempo, Gesù scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabato
insegnava alla gente.
Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità.
Nella sinagoga c'era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò
a gridare forte: «Basta!
Che vuoi da noi, Gesù Nazareno?
Sei venuto a rovinarci?
Io so chi tu sei: il santo di Dio!».
Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!».
E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male.
Tutti furono presi da timore e si dicevano l'un l'altro: «Che parola è mai questa,
che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?».
E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
È nella sinagoga a pregare, l’indemoniato; veste come tutti, si comporta
come tutti, è un buon fedele, all’apparenza.
Ma la visione di Gesù lo scatena e manifesta tutta la rabbia che porta nel cuore;
è demoniaca una fede che si ferma al sapere senza contaminare la vita, demoniaca
una fede che non fa entrare Dio nella quotidianità, demoniaca una fede che vede
Dio come un avversario venuto per rovinare la bella vita peccaminosa che
vorremmo fare.
Non basta frequentare una Chiesa per essere credenti e la prima conversione che
siamo chiamati ad operare è all’interno delle nostre comunità, nella nostra Chiesa.
Il rischio di vivere una fede sbagliata è sempre presente in noi ma l’autorevolezza
di Gesù ci guarisce, ci sana, ci converte, ci cambia nel profondo.
Lasciamo che la sua Parola autorevole, oggi, evidenzi i modi sbagliati che abbiamo
di vivere la fede e diventiamo finalmente discepoli come Egli vuole.
La prima conversione da operare è in noi stessi, attraverso l’aiuto della preghiera!
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 30 agosto 2020

Il Vangelo del Lunedì 31 Agosto 2020


Della 22° settimana del Tempo Ordinario.
Santi Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo.
Prima lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (2,1-5).
Io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero
di Dio con l'eccellenza della parola o della sapienza.
Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo,
e Cristo crocifisso.
Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione.
La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi
di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché
la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (4,16-30) anno pari.
In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito,
di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere.
Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri
la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare
l'anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all'inserviente e sedette.
Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui.
Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi
avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che
uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?».
Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: "Medico,
cura te stesso.
Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!"».
Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria.
Anzi, in verità io vi dico: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando
il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese;
ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne.
C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro
fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All'udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno.
Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del
monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù.
Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Agli esperti di Scrittura non sfugge che Gesù tronca la frase di Isaia a metà.
Il periodo conclude cosi: “e a predicare un giorno di vendetta per il nostro Dio” (ls 61,2).
Gesù non lo legge, lo tronca.
Si ferma all’anno di grazia.
Nessuna vendetta, nessun riscatto spettacolare contro gli oppressori politici.
Nessun riscatto del nazionalismo ebraico.
Perdono e conversione.
Queste le due cifre dell’annuncio.
La Parola si è chiusa, il libro viene arrotolato.
Gesù si è permesso di correggere la Parola.
Questo è troppo.
Gesù interagisce, cita la Scrittura, spiega come sia difficile fare i profeti in casa
propria, e che solo degli stranieri, come la vedova di Zarepta e Naaman il Siro,
hanno saputo riconoscere profeti grandi come Elia ed Eliseo.
E si scatena il putiferio.
All’iniziale sconcerto subentra l’offesa e la permalosità.
Ma come si permette?
Ma chi si crede di essere questo presuntuoso?
Certo amici, quando la verità fa male, diventiamo intolleranti, capite ora le mie
esternazioni che a volte faccio; verso personaggi che mi criticano per quello scrivo?
Comunque, non porto rancore, spero che questo faccia capire i loro errori,
facendosi aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

sabato 29 agosto 2020

Il Vangelo di Domenica 30 Agosto 2020


Della 22° Domenica del Tempo Ordinario.
Beato Alfredo Ildefonso Schuster, vescovo.
Prima lettura dal libro del profeta Geremìa (20,7-9)
Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto violenza
e hai prevalso.
Sono diventato oggetto di derisione ogni giorno; ognuno si beffa di me.
Quando parlo, devo gridare, devo urlare: «Violenza! Oppressione!».
Così la parola del Signore è diventata per me causa di vergogna e di scherno
tutto il giorno.
Mi dicevo: «Non penserò più a lui, non parlerò più nel suo nome!».
Ma nel mio cuore c'era come un fuoco ardente, trattenuto nelle mie
ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo.
Parola di Dio.
Seconda lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (12,1-2)
Fratelli, vi esorto, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come
sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale.
Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il
vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono,
a lui gradito e perfetto.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (16,21-27) anno A.
In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare
a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti
e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia,
Signore; questo non ti accadrà mai».
Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va' dietro a me, Satana!
Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me,
rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.
Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria
vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero,
ma perderà la propria vita?
O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell'uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i
suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Povero Pietro!
Ha faticato, e non poco a dichiarare che il falegname di Nazareth è il Messia
atteso da Israele.
Troppo diverso il suo modo di servire il Regno, troppo audace la sua predicazione,
troppo innovativa la sua idea di Dio per poterlo identificare con il nuovo e glorioso re
Davide che avrebbe ricostituito la gloria del passato di Israele e che tutti aspettavano!
Pietro aveva riconosciuto in Gesù il Cristo e Gesù lo aveva riconosciuto come pietra
da costruzione, come pietra viva fondata sulla fede, la pietra che avrebbe sostenuto
altri fratelli nella fede.
Ora, invece, Pietro diventa pietra di inciampo, pietra di scandalo.
Brutta storia.
Ora che Pietro lo ha riconosciuto come Messia, Gesù spiega a tutti cosa
significa per lui essere “Messia”.
Nessuna gloria, nessun potere, nessun compromesso nel suo essere Messia.
Gesù dice di essere disposto ad andare fino in fondo nella sua scelta, è disposto
a morire piuttosto che rinnegare il suo volto di Dio. E così sarà.
I discepoli restano interdetti; fino a poco tempo prima avevano ragionato su chi
sarebbe stato messo a capo del nuovo Regno, ora Gesù parla di dolore e di morte.
Pietro lo prende da parte (è pur sempre il papa!) e lo invita a cambiare linguaggio
a non scoraggiare il morale delle truppe.
Anche lui, come spesso facciamo noi, vuole insegnare a Dio come si fa a fare Dio.
E Gesù reagisce, duramente; cambia mentalità, Pietro, diventa discepolo.
Troppe volte invece di seguire il Signore lo precediamo.
Siamo noi ad indicargli al strada, non seguiamo più la strada che Egli ci indica.
Siamo noi a suggerirgli le soluzioni ai problemi, non ci fidiamo più della sua
presenza, della sua azione.
Pretendiamo che sia Dio a diventare nostro discepolo.
Geremia, nella prima lettura, si lamenta con Dio.
Lui voleva fare il profeta di buone notizie, è diventato un rompiscatole
insostenibile, tutti lo odiamo, anche i suoi famigliari.
Geremia vorrebbe lasciare (come biasimarlo?), ma riflette e ritorna alla
fiamma che l’ha sedotto.
Quando mettiamo noi stessi al posto di Dio, della fiamma, facciamo come
Pietro e ci allontaniamo dal cammino.
Non chiediamoci a che punto siamo nel nostro percorso interiore.
Chiediamoci se siamo ancora dietro a Cristo.
Gesù insiste, ora, si rivolge a tutti, e a noi.
Non blandisce le persone, non cerca facili discepoli, non seduce, non ama il marketing.
La sua proposta è cruda, diretta, atroce, insostenibile.
Pronuncia tre imperativi che risuonano come una sfida.
Vuoi essere mio discepolo?
Rinnega te stesso.
Cioè non mettere te stesso al centro dell’universo, non voler emergere a tutti
i costi, non fare come tutti che, nel mondo, sgomitano per essere visti e notati.
Sei unico, sei prezioso sei un capolavoro, perché devi combattere per
dimostrarlo agli altri?
Il discepolo, come il Maestro, prende a cuore la felicità di chi gli sta accanto,
guarda oltre, mette la sua vita in gioco perché tutti possano appartenere al Regno.
Non mettere sempre te stesso al centro, metti il sogno di Dio al centro, con
libertà, da adulto, da uomo nuovo.
Prendi la tua croce.
Cioè non avere paura di amare fino a soffrire, di amare fino a perderti.
Come Geremia che non riesce a staccarsi dall’amore bruciante di Dio
nonostante le tante delusioni che sta vivendo.
Purtroppo una certa devozione spicciola ha finito con lo stravolgere la simbologia
della croce; nata come misura dell’amore di Dio, è divenuta l’emblema del dolore.
Dio non ama il dolore, sia chiaro, né lo esige (e ci mancherebbe!) ma,
a volte, amare significa anche sopportare e soffrire.
E Gesù ne sa qualcosa.
Seguimi. Condividi la scelta di Gesù, il suo sogno, il suo progetto.
Dio è presente e si manifesta a noi, orienta le nostre scelte con equilibrio e
intelligenza, ascoltando la sua Parola, lasciandoci plasmare dalla sua voce interiore.
Seguire Gesù significa cambiare orizzonte, conoscere la Parola, a lasciare che sia
la fede a motivare e cambiare le nostre scelte, convertire i nostri cuori.
Siamo per sempre discepoli, per sempre cercatori, mai veramente arrivati.
Nuove logiche, nuovo Dio.
Avete perfettamente ragione; come si fa a seguire un Dio così?
Infatti lentamente e inesorabilmente abbiamo annacquato questa pagina,
l’abbiamo resa accettabile, possibile, ragionevole.
Ma l’amore di Dio ha ben poco di ragionevole e, spesso, indica vette altissime
per ribadire che siamo capaci, assieme a Lui, di diventare discepoli.
Vangelo esigente, alla fine di un’estate strana.
Ma un Vangelo che ci spalanca al sogno di Dio e, solo quello ci riscalderà
il cuore dalle tante delusioni, Buona Domenica cercatori di Dio, Fausto.