martedì 26 marzo 2019

Il Vangelo del Mercoledì 27 Marzo 2019


Della 3° settimana di Quaresima.
1° Lettura dal libro del Deuteronòmio (4,1.5-9)
Dal Vangelo secondo Matteo (5,17-19) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto
ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare
pieno compimento.
In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un
solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli
altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli.
Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Il brano evangelico di oggi risponde a coloro che vedono in Gesù un fantomatico
propinatore di generiche libertà e un liberatore da schemi e convinzioni.
Il Signore, al contrario, ribadisce proprio che non è venuto ad abolire nulla di
quanto sia già stato scritto.
Egli è venuto, invece, a ricordarcene lo spirito più genuino, che è ancora più esigente.
Guai a noi se considerassimo Gesù e la sua opera semplicemente come quella di
un liberatore politico o di un semplice contestatore delle tradizioni degli antichi.
Non è nella contestazione che troviamo la strada della nostra santificazione,
bensì nell’osservanza amorosa della sua Parola.
Una Parola che va accolta, capita e vissuta con semplicità nella nostra esistenza.
A quel punto, ogni Parola di Dio, che leggiamo o ascoltiamo, diventa per noi luce
che illumina i nostri passi.
Se però, facciamo fatica, abbiamo la preghiera che ci può aiutare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 25 marzo 2019

Il Vangelo del Martedì 26 Marzo 2019


Della 3° settimana di Quaresima.
1° Lettura dal libro del profeta Daniele (3,25.34-43)
Dal Vangelo secondo Matteo (18,21-35) anno dispari.
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio
fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli?
Fino a sette volte?».
E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti
con i suoi servi.
Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale
che gli doveva diecimila talenti.
Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse
venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse
il debito.
Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: "Abbi pazienza
con me e ti restituirò ogni cosa". 
Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli
condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva
cento denari.
Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: "Restituisci quel che devi!".
Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: "Abbi pazienza
con me e ti restituirò".
Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non
avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti
e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto.
Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: "Servo malvagio,
io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato.
Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto
pietà di te?".
Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse
restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore,
ciascuno al proprio fratello».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Perché facciamo tanta fatica a perdonare gli altri, anche di cose di poco conto?
Il motivo sta nel fatto che ci sentiamo sempre creditori nei confronti degli altri.
Cioè, siamo sempre convinti che gli altri debbano accorgersi delle nostre
necessità, delle nostre ferite e delle nostre sofferenze.
Per questo motivo, se avviene qualcosa che non va secondo questo nostro modo
di pensare, ci offendiamo e non perdoniamo gli altri perché ci sentiamo migliori.
E se invece provassimo a considerarci come debitori nei confronti di Dio?
Il problema non è quello che abbiamo il diritto di ricevere dagli altri, ma il
dovere che abbiamo di dare a Dio quello che gli spetta.
Lui ci perdona sempre, quindi non possiamo prenderci il diritto di togliere
nel tempo questo perdono agli altri.
Quando perdoniamo, dimostriamo di avere capito questa legge fondamentale
della vita cristiana.
Sicuramente non è facile, ci possiamo però provare.
Facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 24 marzo 2019

Il Vangelo del Lunedì 25 Marzo 2019


Della 3° settimana di Quaresima.
Annunciazione del Signore.
1° Lettura dal libro del profeta Isaìa (7,10-14;8.10c)
2° Lettura dalla lettera agli Ebrei (10,4-10)
Dal Vangelo secondo Luca (1,26-38) anno dispari.
In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea,
chiamata Nàzareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di
Davide, di nome Giuseppe.
La vergine si chiamava Maria.
Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un
saluto come questo.
L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.
Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà
il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe
e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?».
Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo
ti coprirà con la sua ombra.
Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio.
Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa
un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è
impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la
tua parola».
E l'angelo si allontanò da lei.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
L’incontro fra il principe degli angeli e una ragazzina adolescente figlia
del popolo mette i brividi.
Con quanta dignità Maria sostiene il dialogo, chiedendo spiegazioni,
mostrando disponibilità.
Non si spaventa di fronte al mistero, la ragazzina di Nazareth, sa che in quel
momento tutta la storia è nelle sue piccole mani.
Anche noi, oggi, come Maria, possiamo mettere la nostra vita nelle mani di
Dio, per diventare porta d’ingresso per Dio nel mondo.
Attraverso di noi, attraverso la nostra disponibilità, il nostro sorriso, la nostra
pazienza, la nostra capacità di perdonare e di chiedere scusa, il Signore entra
nel mondo e incontra gli uomini che cercano pace.
Lasciamo fare al Signore, come Maria seppe fare e anche noi vedremo grandi
cose, l’importante è farsi trovare pronti, aiutandoci con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

sabato 23 marzo 2019


Il Vangelo di Domenica 24 Marzo 2019.
Della 3° Domenica di Quaresima.
1° Lettura dal libro dell’Esodo (3,1-8a.13-15)
2° Lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (10,1-6.10-12)
Dal Vangelo secondo Luca (13,1-9) anno C.
In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei,
il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici.
Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più
peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte?
No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.
O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise,
credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?
No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi
nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò.
Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti
su quest’albero, ma non ne trovo.
Tàglialo dunque!
Perché deve sfruttare il terreno?”.
Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò
zappato attorno e avrò messo il concime.
Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Dio è magnifico, splendido e luminoso.
Ci siamo dati un tempo per (ri)scoprirlo, per ritrovare il suo vero volto,
e per ritrovare noi stessi.
Per combattere le tentazioni, per vincere il sonno che prende Pietro, Giacomo
e Giovanni e noi, travolti dal fare, dimentichi dell’essere, naufraghi di un
tempo che ha azzerato lo spirito, scordato l’anima, sminuito l’essenziale.
È un tempo forte, quello della quaresima, un tempo di quelli che possono
convertire (almeno un poco) la vita, riaccenderla, ri-orientarla.
Come Abram, domenica scorsa, possiamo anche avere conosciuto il volto
di Dio (ed è solo l’inizio di un lungo percorso) e avergli offerto la nostra vita,
come fa Abram con l’olocausto ma, poi, bisogna difendere l’offerta dagli
uccelli che calano dall’alto per divorare le vittime sacrificali.
Anche noi, come il primo cercatore di Dio, dobbiamo tenere lontani i rapaci,
portatori di morte, che ci strappano all’intuizione cristiana.
Convertirsi significa cambiare mentalità, ridefinire il proprio pensiero
a partire dal vangelo.
E la prima conversione da operare, la più difficile, è quella di passare dal
Dio che abbiamo nella testa al Dio di Gesù Cristo.
Non basta dirsi (essere?) cristiani per credere nel Dio di Gesù.
Occorre andare oltre, molto oltre.
Dal dio indifferente al Dio presente
Dio si occupa delle nostre vite?
O, distratto, si bea della sua perfezione?
A Mosé che tentenna nell’andare a parlare di Dio al popolo, Jawhé racconta
di sé, dice il suo nome, e si svela come un Dio che conosce le sofferenze
del popolo.
Se anche la nostra vita attraversa momenti di fatica, Dio non è lontano ed
interviene, chiedendo a qualcuno di agire in nome suo.
Dio non guarda, indifferente, alle tragedie del mondo, ma chiede a noi,
come a Mosé, di renderlo presente accanto a chi soffre.
Al popolo che aspetta liberazione Dio manda un pastore pauroso, Mosé,
come liberatore.
Quando chiediamo a Dio di liberarci dal dolore, il Signore ci invita a non
coltivare il dolore, a sradicarne le radici e a diventare noi il volto solidale
e sorridente di Dio per il popolo.
I cristiani, ingenui, continuano, bene o male, a farsi prossimi là dove c’è
dolore e ingiustizia.
Siamo noi il sorriso di Dio, il balsamo che Dio dona all’umanità per superare
ogni dolore e crescere in una più vera umanità basata sulla giustizia e sul perdono.
Di questo siamo testimoni.
Questa è la prima conversione.
Dalla disgrazia come tragedia, alla disgrazia come occasione: «Cosa ho fatto
di male per meritarmi questo!», «Che croce mi ha mandato Dio!»; quante volte
ho sentito pronunciare queste lamentazioni, queste imprecazioni verso Dio.
Se Dio è buono, perché non (mi) evita il male?
Gesù, citando due noti eventi di cronaca dei suoi tempi, smonta una credenza
popolare molto diffusa allora (e oggi).
Un devoto medio pensava che le disgrazie, come appunto il crollo della torre di
Siloe, punissero delle persone che–in qualche modo–avessero commesso
degli orribili peccati.
Così come la malattia, o l’handicap, la disgrazia era letta come un intervento
corrucciato di Dio che, dall’altro della sua somma giustizia, scatenava la
sua ira divina.
Oggi non siamo più così crudeli e diretti, ma la sostanza non cambia.
Molte persone, nei momenti di dolore e di sofferenza, se la prendono con Dio
che, evidentemente, non sa fare il suo mestiere.
Ciò che Gesù dice è sorprendente, sconcertante; la vita ha una sua logica,
una sua libertà.
La causa del crollo della torre di Siloe è da imputarsi al calcolo delle strutture
errato, o al lucro compiuto dall’impresa che ha usato materiali scadenti;
l’intervento crudele dei romani è causa della loro politica di espansione che
usa la violenza come strumento di oppressione.
Non esiste un intervento diretto e puntuale di Dio, le cose possiedono una
loro autonomia e noi possiamo conoscerne le leggi.
Gesù ristabilisce le responsabilità; gran parte del dolore che viviamo ce
lo siamo creato.
La croce ce la danno gli altri o ce la diamo noi stessi con uno sguardo contorto
e mondano della realtà.
Ho scoperto, dopo molti anni, che molti passano la vita a piallare e carteggiare
la propria croce, attribuendone a Dio la responsabilità.
Dio fa quel che può; anche Lui si ferma di fronte alla nostra ostinazione
e durezza di cuore.
Dio è limitato, quindi?
No, ma ferma la sua mano e ci lascia liberi, perché vuole dei figli, non dei sudditi.
E, conclude Gesù, noi discepoli siamo chiamati a leggere questi eventi disastrosi
come un monito che la vita, non Dio, ci fa; sotto la torre crollata potremmo esserci noi.
Il tempo è serenamente fugace, amici, tragicamente breve, approfittiamo di questi
giorni come giorni di salvezza e di conversione, non aspettiamo, non temporeggiamo.
Oggi il Signore passa e ci salva, oggi siamo chiamati a usare bene la nostra libertà
ed andare a vedere il grande prodigio del roveto ardente, di un Dio che conosce il
nostro nome e la nostra condizione.
Dal dio feroce al Dio paziente
E Gesù conclude; Dio non è come se lo immaginava il Battista, pronto
a tagliare l’albero improduttivo, con l’ascia alla radice per sradicare il fico
che non porta frutto.
Quanti, anche nella Chiesa, davanti al generale rilassamento dei costumi,
propongono cure forti, azioni estreme.
Quanti genitori bussano alle nostre parrocchie per chiedere i sacramenti
senza consapevolezza.
Quanti sposi chiedono il matrimonio cristiano senza reale coinvolgimento!
Che fare?
Essere intransigenti, fare delle selezioni? Alzare l’asticella?
Certo, è importante essere seri.
Ma è molto più importanti essere pazienti.
Al padrone che, giustamente, vuole togliere il fico, il contadino propone
di aspettare; sarà lui a zappettare e a concimare l’albero.
Se non darà frutti, lo taglieranno.
Dio ha pazienza con noi; ci zappetta intorno (le prove della vita!) e ci
concima perché portiamo frutti.
Noi e la nostra comunità, è chiamata ad essere paziente, a prendersi cura di chi
bussa alla nostra porta, non a diventare dei giudici impietosi e severi.
La vita è un’opportunità da cogliere per scoprire chi è Dio e chi siamo noi
e il deserto è il luogo in cui esercitiamo la nostra libertà.
Non esiste una vita più o meno semplice, ma ogni vita è un soffio breve che
siamo chiamati a vivere con intensità e gioia.
Gesù ci svela il volto di un Dio che pazienta, che insiste perché il fico produca frutti.
La conversione, il cambiare atteggiamento, il ri-orientare la nostra vita è il frutto
che ci è chiesto.
Fermiamoci davanti agli eventi tristi della vita senza incolpare Dio, né scuotere
la testa e tirare innanzi, ma guardiamoli come un monito che la vita stessa ci
rivolge per giocare bene la nostra partita.
Dio–da parte sua–è un Dio che conosce, che interviene, ma che ci rispetta,
trattandoci da adulti e rispetta le nostre scelte, anche se catastrofiche e schiavizzanti.
Pensiamoci bene prima di colpevolizzare il Signore per la nostra vita catastrofica,
tante volte cercata.
Santa Domenica di Quaresima a tutti voi amici, Fausto.


venerdì 22 marzo 2019

Il Vangelo del Sabato 23 Marzo 2019


Della 2° settimana di Quaresima.
1° Lettura dal libro del profeta Michèa (7,14-15.18-20)
Dal Vangelo secondo Luca (15,1-3.11-32) anno dispari.
In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo.
I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori
e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli.
Il più giovane dei due disse al padre: Padre, dammi la parte di patrimonio
che mi spetta.
Ed egli divise tra loro le sue sostanze.
Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per
un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto.
Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed
egli cominciò a trovarsi nel bisogno.
Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione,
che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci.
Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci;
ma nessuno gli dava nulla.
Allora ritornò in sé e disse: Quanti salariati di mio padre hanno pane in
abbondanza e io qui muoio di fame!
Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo
e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio.
Trattami come uno dei tuoi salariati.
Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse
incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.
Il figlio gli disse: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono
più degno di essere chiamato tuo figlio.
Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo
indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi.
Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa,
perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed
è stato ritrovato.
E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi.
Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno
dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo.
Quello gli rispose: Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il
vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo.
Egli si indignò, e non voleva entrare.
Suo padre allora uscì a supplicarlo.
Ma egli rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai
disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per
far festa con i miei amici.
Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze
con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso.
Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo;
ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto
ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
È un padre prodigo, il Dio di Gesù, che accetta di essere messo in
discussione dai due figli irrequieti che di Lui hanno una pessima idea.
Dal fratello minore che pensa di essere soffocato nella casa paterna, di non
avere libertà, icona dei tanti che pensano che Dio sia un ostacolo alla loro felicità.
Padre messo in discussione dal fratello maggiore che pensa di essere a servizio
di un padrone avaro e che non capisce la sua logica, icona dei tanti che credono
per dovere, che di Dio hanno un’idea piccola come sono loro.
Il padre, invece, è così diverso.
Lascia partire il figlio senza fargli violenza, senza ricattarlo, sperando che
stando lontano, forse cambierà idea.
Osserva da lontano l’orizzonte sperando di rivederlo, gli corre incontro, non
gli chiede ragione delle sue scelte.
Esce per rendere ragione al fratello maggiore sperando di convincerlo.
Che Dio un Dio così!
Vero, ma noi, siamo capaci di imitarlo?
Proviamoci almeno, facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 21 marzo 2019

Il Vangelo del Venerdì 22 Marzo 2019


Della 2° settimana di Quaresima.
1° Lettura dal libro della Gènesi (37,3-4.12-13a.17b-28)
Dal Vangelo secondo Matteo (21,33-43.45-46) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno
e vi piantò una vigna.
La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre.
La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini
a ritirare il raccolto.
Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero,
un altro lo lapidarono.
Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo
stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”.
Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede.
Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”.
Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la
vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i
costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato
fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo
che ne produca i frutti».
Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro.
Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava
un profeta.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Non sa che fare, il Signore.
Ha raccontato il vero volto di Dio, ha accompagnato le sue parole con
gesti profetici ed eclatanti, con una commovente coerenza.
Ma non è servito; una crescente ostilità sta mettendo in discussione ogni sua
parola, ogni sua scelta.
La rinata classe sacerdotale e i devoti del tempo lo osteggiano perché non
amano mettersi in discussione.
La tensione nei confronti del Nazareno cresce, giorno per giorno, fino a far
presagire una tragica fine come, purtroppo, avverrà.
Non si aspettava una tale reazione, il Maestro, e si interroga su cosa fare.
Prende in prestito la tragica parabola della vigna, che il suo uditore conosce
bene, e chiede loro un consiglio; cosa deve fare il padrone?
Stolti!
Non si accorgono che proprio di loro e della loro durezza sta parlando, che
sono proprio loro i vignaioli che non riconoscono né i servi né il figlio.
Così siamo anche noi quando non lo riconosciamo, perciò, diamoci da fare,
preghiamo per riuscire a riconoscerlo.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.