sabato 23 febbraio 2019

Il Vangelo di Domenica 24 Febbraio 2019


Della 7° Domenica del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal primo libro di Samuele (26,2.7-9.12-13.22-23)
2° Lettura dalla prima lettera di san paolo apostolo ai Corinzi (15,45-49)
Dal Vangelo secondo Luca (6,27-38) anno C.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “A voi che ascoltate, io dico:
amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro
che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male.
A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello,
non rifiutare neanche la tunica.
Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non richiederle indietro.
E come volete gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro.
Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta?
Anche i peccatori amano quelli che li amano.
E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine
vi è dovuta?
Anche i peccatori fanno lo stesso.
E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta?
Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto.
Amate invece i vostri nemici, fate del bene senza sperarne nulla, e la vostra
ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo
verso gl’ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati;
perdonate e sarete perdonati.
Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà
versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato
a voi in cambio”.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
È successo domenica scorsa, dopo la lettura delle beatitudini.
Ho incontrato in parrocchia un gruppo di coppie, con loro ci siamo confrontati
per tenere accesa la speranza (loro e mia).
Il tema l’avevano, appunto, scelto loro; è possibile essere cristiani da sposati?
In cosa si vede?
Come coltivare la propria interiorità con due figli e un mutuo da pagare?
Durante il confronto è stata Laura ad esprimere bene il disagio che ci aveva
colpito: «Cerchiamo di andare a Messa, alla sera preghiamo con la bambina,
siamo, insomma delle brave persone o ci sforziamo di esserlo.
Ma se uno è una brava persona, di carattere, di temperamento, di educazione,
cosa cambia da noi?
In cosa si vede che siamo cristiani?».
Laura non lo sa, ma è la stessa domanda che si è posto Gesù.
Si vede?
Si vede che viviamo le beatitudini?
Si vede che non ci siamo lasciati infinocchiare dalle mille profezie e dai mille
venditori di fumo che ci circondano e abbiamo davvero cercato il tesoro nel campo?
Animo, discepoli, voi che cercate la felicità tra le braccia di Dio, l’unico,
il solo che può colmare il nostro cuore!
Animo, carbonari della fede che tentate–nella follia delle nostre città–di
mantenere accesa la fiamma della speranza!
A noi che ascoltiamo, il Signore insiste, a noi che abbiamo la quotidiana
abitudine al confronto con la Parola, il Maestro osa, provoca e ci chiede
se si vede che viviamo le beatitudini.
E, se sì, da cosa si vede?
Vogliamo bene a chi ci ama? Bene!
Perdoniamo chi ci perdona? Magnifico!
Prestiamo a chi ci restituirà? Splendido!
Ma cosa c’è di straordinario in tutto questo? Lo fanno tutti!
Lo fa un buon musulmano e un buon ateo.
Il cristianesimo, insomma, è una buona educazione?
E Gesù è venuto per dirci di essere educati e buoni cittadini?
Il nostro cristianesimo, spesso, è un buon senso battezzato, un quieto vivere
verniciato di Vangelo.
Sì, Signore, spiace ammetterlo ma hai ragione; non si vede che siamo tuoi
discepoli, non nei nostri atteggiamenti, non nei desideri, non nell’amore,
non nella (dolorosa) profezia quotidiana.
Non si vede o si vede poco, impercettibilmente e viviamo contenti di quel
nulla che facciamo, sottolineando quei pallidi gesti che hanno un qualche
sentore evangelico.
Ci giustifichiamo, pure, non siamo migliori degli altri, ma almeno
nemmeno peggiori!
E così diventiamo mediocri anche nell’amore.
Gesù sogna, esige, perché Lui per primo vive ciò che dice.
Ci guarda e ci chiede il coraggio del paradosso, il brivido della santità,
il coraggio della logica evangelica, perdona i nemici, ama senza contraccambio,
sii trasparenza.
Alza il tiro, il Signore, chiede di essere discepoli, come Lui, fino in fondo.
Gesù per primo ha amato i nemici, Lui per primo non ha detto il male,
Lui per primo si è donato fino al brivido della morte.
Gesù chiede testimoni, non cristiani part-time.
Chiede incendiari d’amore, non adolescenti cresciuti che si specchiano
nei propri limiti.
Gesù vuole discepoli che diventino riflesso della vera condizione dell’uomo,
che in qualche modo illustrino con la loro vita che è possibile credere, che
è possibile amare.
Non perfetti, non coerenti ad ogni costo, non (insopportabili) primi della classe.
Cercatori di Dio autentici che non si lasciano travolgere dai loro limiti, che
non hanno paura di affidarsi, alla santità.
Bello ma impossibile, ovvio.
Se la smettessimo di pensare che la fede è uno sforzo e la santità è una conquista!
Possiamo diventare misericordiosi se ci lasciamo raggiungere dal Padre, se lo
lasciamo agire, se ne siamo riempiti.
Perciò il Vangelo inizia con un invito pressante: “A voi che ascoltate dico”.
Gesù sa bene che l’ascolto precede l’azione, che la morale è conseguenza della
fede, che la vita nuova in Cristo è possibile solo perché, appunto, c’è Cristo.
Animo, discepoli, poniamo qualche piccolo gesto profetico in questa settimana,
chiediamoci, davanti all’ennesimo gesto di perdono o di pazienza, cosa avrebbe
fatto al nostro posto il Nazareno.
Facciamo come Davide che, inseguito dal re Saul, pur potendolo uccidere e
chiudere la partita, lo rispetta e lo lascia vivo, affidando a Dio il giudizio.
Attenti al rischio fanatismo, però.
Gesù mette al di sopra della coerenza la misericordia, chiede autenticità, ma
non immola all’altare dell’integrità morale la pazienza e il perdono.
Siamo coerenti, quindi, siamo conseguenti nel nostro vivere, ma senza diventare
impercettibilmente giudici altezzosi dei fratelli.
Guardiamoci intorno, in questa settimana.
Vediamo il Vangelo di oggi mille volte vissuto, mille volte realizzato.
Vissuto da anonimi cristiani che sanno pazientare, amare, sperare, ragionare
secondo la logica del vangelo.
Penso a quella famiglia che ha aperto la propria casa a un bimbo che nessuno
voleva, per dargli un pò d’amore; penso a quei giovani scouts che dedicano
le loro vacanze al volontariato in Africa a far giocare i bambini; a quella
ragazzina che ha scelto di far nascere il bambino che aveva in grembo contro
il parere di tutti, penso a quel dirigente che contesta (a proprio rischio) una
linea di condotta troppo aggressiva e spavalda della propria azienda, penso
a quell’infermiera che ha scelto di stare tra i neonati in rianimazione, dove
nessuno ha il cuore per stare.
Sì amici, se lasciamo cadere dai nostri occhi e dalla nostra mente pregiudizi
e chiacchiere vedremo uomini e donne fragili compiere prodigi, vedremo spazi
di nuova umanità che cresce sul ceppo invecchiato della nostra fede abitudinaria.
Come Gesù, milioni di uomini e donne, ora, stanno vivendo il paradosso del Vangelo.
Perciò, amici, in questa settimana proviamo ad essere misericordiosi,
non sarà facile, ma almeno proviamoci.
Santa Domenica a tutti voi amici, Fausto

venerdì 22 febbraio 2019

Il Vangelo del Sabato 23 Febbraio 2019


Della 6° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dalla lettera agli Ebrei (11,1-7)
Dal Vangelo secondo Marco (9,2-13) anno dispari.
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse
su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime:
nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche.
E apparve loro Elìa con Mosè e conversavano con Gesù.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui;
facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa».
Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati.
Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce:
«Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!».
E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non
Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò
che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risorto dai morti.
Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.
E lo interrogavano: «Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?».
Egli rispose loro: «Sì, prima viene Elìa e ristabilisce ogni cosa; ma, come sta
scritto del Figlio dell'uomo?
Che deve soffrire molto ed essere disprezzato.
Io però vi dico che Elìa è già venuto e gli hanno fatto quello che hanno voluto,
come sta scritto di lui».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
È disposto a parlare del vero volto di Dio rischiando la propria vita,
il Maestro Gesù, senza paura.
E chiede a noi suoi discepoli di fare altrettanto, di non cedere alla logica del
mondo, come fa Pietro, pensando di consigliare a Gesù come muoversi.
Ci spaventa, questa logica, tanto.
L’idea di donare la propria vita ci può anche solleticare, a patto di vederla
concludere eroicamente e di vederci intitolata almeno una piazza in ogni città!
Ma chi è disposto ad amare rischiando di morire? Di perdersi?
Di essere dimenticato come farà il Signore Gesù?
Spaventa, e tanto, questa logica folle.
Perciò il Signore porta i suoi amici sul Tabor, a vedere la bellezza di Dio.
Non possiamo affrontare il Golgota se non speriamo di vedere la bellezza
luminosa del Signore.
Non possiamo salire sul Golgota se prima non abbiamo visto, anche solo
fugacemente, anche solo per un istante, lo splendido e radioso volto di Dio.
Golgota e Tabor fanno parte dello stesso percorso, dello stesso progetto.
Guai ad una fede che si compiace della croce senza lasciare spazio
alla resurrezione!
Guai ad un cristianesimo fermo al venerdì santo che non osa salire sul monte
per vedere Gesù solo!
È vero amici, muoviamoci e saliamo sul monte dell’amore del Signore,
facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 21 febbraio 2019

Il Vangelo del Venerdì 22 Febbraio 2019


Della 6° settimana del Tempo Ordinario.
Cattedra di S. Pietro Apostolo.
1° Lettura dalla prima lettera di san Pietro apostolo (5,1-4)
Dal Vangelo secondo Matteo (16,13-19) anno dispari.
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò
ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?».
Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa
o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?».
Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne
né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli.
E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le
potenze degli inferi non prevarranno su di essa.
A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà
legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Oggi la Chiesa ricorda il ruolo di Pietro, primo fra i pari, all’interno della
comunità; il carisma del suo insegnamento e della sua esperienza, il compito
che il Signore Gesù gli ha affidato per i fratelli.
Il compito di Pietro è quello di custodire e conservare intatta la fede, di non
lasciarla stravolgere dalle mode temporanee degli uomini, di non lasciare
che si pieghi alle novità dell’ultima ora.
Un compito impegnativo, ingrato, difficile che, pure Pietro, e gli altri dopo
di lui, hanno assolto con scrupolo, con attenzione.
Così, oggi, possiamo ritrovare nella nostra fede, arricchita da esperienza
e riflessione, la stessa fede delle prime comunità che hanno riconosciuto
nel Signore Gesù il rivelatore del Padre.
Per questo dobbiamo sempre ringraziarli con le nostre preghiere.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


mercoledì 20 febbraio 2019

Il Vangelo del Giovedì 21 Febbraio 2019


Della 6° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro della Genesi (9, 1-13)
Dal Vangelo secondo Marco (8,27-33) anno dispari.
In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno
a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo:
«La gente, chi dice che io sia?».
Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno
dei profeti».
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?».
Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo».
E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto
ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire
ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo.
Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro
e disse: «Va’ dietro a me, Satana!
Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Ha appena riconosciuto nel falegname di Nazareth il Messia e il Rabbì,
gli ha restituito il favore, svelando al rude pescatore di Cafarnao di essere
una roccia, nel cuore.
E Simone, scopertosi Pietro, si monta la testa, figuriamoci.
Gesù svela a Pietro e ai suoi che, per Lui, essere Messia non significa fare
il guerriero, o il re divino, ma il servo della Parola, il servo di Dio, suo Padre.
Ed è disposto a farlo fino alla fine, fino in fondo, anche al prezzo della propria vita.
Pietro, appena eletto papa, prende da parte Gesù e lo invita a non scoraggiare
il morale delle truppe.
Gesù lo rimprovera duramente; quel pensiero è satanico, e invita Pietro a convertirsi.
Succede anche a noi così, proprio perché braci cattolici, corriamo il rischio di
voler insegnare a Dio come si fa a governare il mondo.
Poveri noi; ed allora, per non trovarci nella stessa situazione di Pietro, seguiamo
il Signore con amore, facendoci aiutare dalla preghiera.   
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

martedì 19 febbraio 2019

Il Vangelo del Mercoledì 20 Febbraio 2019


Della 6° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro della Gènesi (8,6-13.20-22)
Dal Vangelo secondo Marco (8,22-26) anno dispari.
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero a Betsàida, e gli condussero
un cieco, pregandolo di toccarlo.
Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli
messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?».
Quello, alzando gli occhi, diceva: «Vedo la gente, perché vedo come degli
alberi che camminano».
Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente,
fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa.
E lo rimandò a casa sua dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
È un miracolo a puntate, quello di oggi.
Uno dei pochi, nel Vangelo.
Una guarigione a tappe, che tiene conto del fatto che a volte abbiamo
bisogno di tempo per abituarci alla novità di Dio.
Così per noi, la conversione non avviene necessariamente in maniera
eclatante e, quand’anche così accadesse, è solo la prima di un lungo
percorso che ci porta alla scoperta di noi stessi e di Dio.
Non dobbiamo avere fretta di liberarci dell’uomo vecchio, che, peraltro,
ci terrà compagnia per tutta la nostra vita.
Può capitare, a volte, di vedere degli alberi, invece che delle persone,
di non saper riconoscere il fratello accanto a noi, anche se convertiti,
anche se discepoli.
Chiediamo al Signore la guarigione completa, per non rientrare nelle
nostre vecchie abitudini, ma per percorrere nuovi sentieri di liberazione,
facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 18 febbraio 2019

Il Vangelo del Martedì 19 Febbraio 2019


Della 6° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro della Gènesi (6,5-8; 7,1-5.10)
Dal Vangelo secondo Marco (8,14-21) anno dispari.
In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non
avevano con sé sulla barca che un solo pane.
Allora Gesù li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito
dei farisei e dal lievito di Erode!».
Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane.
Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane?
Non capite ancora e non comprendete?
Avete il cuore indurito?
Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite?
E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante
ceste colme di pezzi avete portato via?».
Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila,
quante sporte piene di pezzi avete portato via?».
Gli dissero: «Sette».
E disse loro: «Non comprendete ancora?».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
I discepoli devono guardarsi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode.
Ne basta un pizzico per far lievitare la pasta, ne basta un briciolo per
intossicare la nostra vita spirituale.
Il lievito dei farisei; l’ipocrisia, cioè l’apparenza, una vita giocata sull’esteriorità.
O, peggio, una vita di fede che vuol mettersi in bella mostra davanti a Dio,
disprezzando santamente gli altri, quelli che non vanno a messa, che non
fanno i catechisti, quei genitori che non educano alla fede, pensando,
in tutta umiltà, di essere graditi a Dio con i nostri atteggiamenti.
Anche ai discepoli può succedere di vivere ciò che Gesù ha duramente condannato.
Il lievito di Erode, che vede in Dio un concorrente, che pensa che Dio gli
voglia rubare il posto.
Così i discepoli, specialmente quelli più navigati, pensano in cuor loro che
forse non è valsa la pena fare tante rinunce, negarsi tante mondane soddisfazioni.
Perciò, se vogliamo veramente bene al Signore, serve umiltà e preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 17 febbraio 2019

Il Vangelo del Lunedì 18 Febbraio 2019


Della 6° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro della Genesi (4,1-15.25)
Dal Vangelo secondo Marco (8,11-13) anno dispari.
In quel tempo, vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù,
chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova.
Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione
chiede un segno?
In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno».
Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Di quanti segni abbiamo bisogno per credere?
Muti e sordi, ciechi e storpi, lebbrosi e paralitici, contravvenendo all’ordine
del Maestro, urlano al mondo di essere stati guariti.
Molti di più hanno trovato nelle sue parole lo specchio di una vita diversa,
altra, e il volto di un Dio inatteso e tanto desiderato.
E altri cantano le sue gesta, non eroiche, non eclatanti.
Il sorriso fatto ai bambini, e la pazienza nell’ascoltare il dolore, e la
compassione, vera, adulta e virile, che emerge da ogni suo gesto.
Di quanti altri segni abbiamo bisogno per credere?
Come si Dio fosse una marionetta al nostro servizio.
Come se, per esistere, Dio dovesse continuamente esaudire i nostri desideri,
a volte seri, molto più spesso futili ed inutili.
Di quanti altri segni abbiamo bisogno per credere che Dio è ed è presente
nella nostra quotidianità?
Non ci servono segni, ma solo preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.