giovedì 15 ottobre 2020

Il Vangelo del Venerdì 16 Ottobre 2020

 

Della 28° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Margherita Maria Alacoque, Vergine.

Prima lettura dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (1,11-14)

Fratelli, in Cristo siamo stati fatti anche eredi, predestinati-secondo il progetto di

colui che tutto opera secondo la sua volontà-a essere lode della sua gloria, noi,

che già prima abbiamo sperato nel Cristo.

In lui anche voi, dopo avere ascoltato la parola della verità, il Vangelo della vostra

salvezza, e avere in esso creduto, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che

era stato promesso, il quale è caparra della nostra eredità, in attesa della completa

redenzione di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (12,1-7) anno pari.

In quel tempo, si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano

a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli: «Guardatevi bene

dal lievito dei farisei, che è l'ipocrisia.

Non c'è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto.

Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete

detto all'orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze.

Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo

questo non possono fare più nulla. Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura:

temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna.

Sì, ve lo dico, temete costui.

Cinque passeri non si vendono forse per due soldi?

Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio.

Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati.

Non abbiate paura: valete più di molti passeri!».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Non dobbiamo temere, valiamo molto più dei passeri.

Con questa scanzonata affermazione Gesù ci mette di buon umore, ci rassicura;

siamo preziosi agli occhi di Dio.

Se diventiamo discepoli, se davvero accettiamo l’enorme sfida del Vangelo e

del mondo nuovo non dobbiamo temere nulla.

Gesù ci ammonisce; solo se siamo autentici possiamo incontrare Dio, solo se

siamo veri possiamo incontrare il Dio vero.

Quante volte, purtroppo, la nostra religiosità si confronta con l’apparenza, quante

volte facciamo o non facciamo delle cose per timore del giudizio di chi ci osserva!

Nessuna doppiezza, anche santa, anche cattolica, tra di noi; Dio vede continuamente

il nostro cuore, lo scruta.

Non come un ficcanaso importuno ma come colui che ci conosce meglio di quanto

noi stessi possiamo conoscerci e che, perciò, sa come farci crescere.

Fidiamoci, affidiamoci con assoluta lealtà, con trasporto, con passione,

come i passeri, facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 14 ottobre 2020

Il Vangelo del Giovedì 15 Ottobre 2020

 

Della 28° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Teresa d’Avila, Vergine e Dottore della Chiesa.

Prima lettura dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (1,1-10)

Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, ai santi che sono a Èfeso credenti

in Cristo Gesù: grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo.

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni

benedizione spirituale nei cieli in Cristo.

In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati

di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante

Gesù Cristo, secondo il disegno 'amore della sua volontà, a lode dello splendore

della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.

In lui, mediante il suo sangue, abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe,

secondo la ricchezza della sua grazia.

Egli l'ha riversata in abbondanza su di noi con ogni sapienza e intelligenza,

facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo la benevolenza che

in lui si era proposto per il governo della pienezza dei tempi: ricondurre al Cristo,

unico capo, tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (11,47-54) anno pari.

In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti,

e i vostri padri li hanno uccisi.

Così voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite.

Per questo la sapienza di Dio ha detto: "Manderò loro profeti e apostoli ed essi

li uccideranno e perseguiteranno", perché a questa generazione sia chiesto conto

del sangue di tutti i profeti, versato fin dall'inizio del mondo: dal sangue di Abele

fino al sangue di Zaccarìa, che fu ucciso tra l'altare e il santuario.

Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione.

Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza;

voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l'avete impedito».

Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile

e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in

qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Non conosce decisamente l’arte della diplomazia, il Signore.

Ne ha per tutti, per ogni categoria, per ogni modo di intendere la fede.

Così rimprovera coloro che celebrano i profeti del passato costruendo loro dei

monumenti e non sanno riconoscere i profeti del presente, anzi li perseguitano

(tristissimo richiamo ai nostri uomini di Chiesa dei nostri giorni).

E accusa i devoti di complicare talmente la fede da allontanarne i semplici.

Gesù stigmatizza gli atteggiamenti religiosi fuorvianti che, in nome della fede,

finiscono con l’allontanare le persone da Dio invece di avvicinarle.

Discorso valido per i suoi contemporanei ma rivolto ancora oggi a noi, suoi discepoli.

Se le nostre regole, le nostre interpretazioni, le nostre priorità allontanano i semplici,

scoraggiano i peccatori, mortificano l’uomo, stiamo tradendo il progetto del Maestro.

Vigiliamo su noi stessi, convertiamo il nostro cuore per non allontanare nessuno

dall’abbraccio col Padre, se necessario facendoci aiutare dalla preghiera!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

martedì 13 ottobre 2020

Il Vangelo del Mercoledì 14 Ottobre 2020

 

Della 28° settimana del Tempo Ordinario.

San Callisto I, Papa e Martire.

Prima lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (5,18-25)

Fratelli, se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge.

Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza,

idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni,

invidie, ubriachezze, orge e cose del genere.

Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non

erediterà il regno di Dio.

Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza,

bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c'è Legge.

Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni

e i suoi desideri.

Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (11,42-46) anno pari.

In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla

menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l'amore di Dio.

Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle.

Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze.

Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa

sopra senza saperlo».

Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo,

tu offendi anche noi».

Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di

pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Quanto ha ragione il Signore!

A volte anche noi cattolici facciamo come i farisei; facciamo diventare

gigantesche piccole questioni in modo da ridimensionare quelle vere!

Ma non è quello il problema reale; il fatto è che questa attenzione ai dettagli

finiva col trascurare le cose vere e autentiche della Legge; quelle essenziali,

l’attenzione al prossimo e l’esercizio costante dell'amore.

Quante volte nelle nostre parrocchie succede la stessa cosa; si litiga per gli

orari della Messa o su chi deve fare la catechista e poi non ci si rende conto

della povera testimonianza che diamo nel quartiere.

Gesù non risparmia nemmeno una feroce critica ai dottori della Legge, coloro

che avevano il difficile compito di spezzare il dono della Parola al popolo e

che, invece, complicavano la vita a tutti con astruse interpretazioni.

Difficile non ammettere, con dolore, che a volte nelle prediche sentiamo la

stessa cosa; invece di avvicinarci alla comprensione della Parola ci confondono

le poche idee chiare che abbiamo!

Per fortuna amici, che abbiamo, se vogliamo, la preghiera che ci può aiutare.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 12 ottobre 2020

Il Vangelo del Martedì 13 Ottobre 2020

 

Della 28° settimana del Tempo Ordinario.

San Benedetto, martire.

Prima lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (5,1-6)

Fratelli, Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi

imporre di nuovo il giogo della schiavitù.

Ecco, io, Paolo, vi dico: se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà a nulla.

E dichiaro ancora una volta a chiunque si fa circoncidere che egli è obbligato

ad osservare tutta quanta la Legge.

Non avete più nulla a che fare con Cristo voi che cercate la giustificazione

nella Legge; siete decaduti dalla grazia.

Quanto a noi, per lo Spirito, in forza della fede, attendiamo fermamente

la giustizia sperata.

Perché in Cristo Gesù non è la circoncisione che vale o la non circoncisione,

ma la fede che si rende operosa per mezzo della carità.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (11,37-41) anno pari.

In quel tempo, mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo.

Egli andò e si mise a tavola.

Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo.

Allora il Signore gli disse: “Voi farisei pulite l'esterno del bicchiere e del piatto,

ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti!

Colui che ha fatto l'esterno non ha forse fatto anche l'interno?

Date piuttosto in elemosina quello che c'è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro”.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Ha avuto coraggio, il fariseo, ad invitare Gesù a cena.

Eppure non esce dal suo schema; Gesù non si fa nemmeno le abluzioni rituali,

prima di sedersi a tavola.

Come può essere così irrispettoso delle consuetudini religiose dei farisei?

Gesù è tagliente; non sono queste le cose che contano, non sono le abluzioni che

purificano il cuore, ma l’elemosina del cuore, dare in elemosina ciò che c’è dentro.

E Gesù è puro, limpido; ha dato tutto ciò che è, tutto ciò che ha.

Dio non misura una persona dai suoi gesti esteriori, ma da quanto essi provengono

da dentro, quanto sono la manifestazione dell'intimo. Dio non ama le mascherine,

non accetta i gesti devozionali, se questi non derivano dal cuore.

Allora, amici cristiani, osserviamo le norme, e preghiamo secondo quanto ci

hanno insegnato ma, anzitutto, diamo in elemosina ciò che siamo in profondità,

cioè mettiamoci in gioco fino in fondo.

Meglio una povertà ed una preghiera autentica, di una ricchezza fasulla.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 11 ottobre 2020

Il Vangelo del Lunedì 12 Ottobre 2020

 

Della 28° settimana del Tempo Ordinario.

Nostra Signora del Pilar, e San Serafino da Montegranaro, religioso.

Prima lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (4,22-24. 26-27.31-5,1)

Fratelli, sta scritto che Abramo ebbe due figli, uno dalla schiava e uno dalla donna libera.

Ma il figlio della schiava è nato secondo la carne; il figlio della donna libera,

in virtù della promessa.

Ora, queste cose sono dette per allegoria: le due donne infatti rappresentano le due alleanze.

Una, quella del monte Sinai, che genera nella schiavitù, è rappresentata da Agar.

Invece la Gerusalemme di lassù è libera ed è la madre di tutti noi.

Sta scritto infatti: «Rallégrati, sterile, tu che non partorisci, grida di gioia, tu che non

conosci i dolori del parto, perché molti sono i figli dell'abbandonata, più di quelli

della donna che ha marito».

Così, fratelli, noi non siamo figli di una schiava, ma della donna libera.

Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di

nuovo il giogo della schiavitù.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (11,29-32) anno pari.

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa

generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà

dato alcun segno, se non il segno di Giona.

Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio

dell'uomo lo sarà per questa generazione.

Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa

generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra

per ascoltare la sapienza di Salomone.

Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.

Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione

e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono.

Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Cerchiamo segni della presenza di Dio, sempre, ovunque.

Gesù, duro, ammonisce; nessun segno ci è dato, se non quello di Giona, il segno

della predicazione.

Gli abitanti di Ninive si sono convertiti alla predicazione di un pavido profeta,

gli hanno dato retta, hanno proclamato una penitenza pubblica hanno chiesto e

ottenuto perdono e misericordia. E noi?

Siamo arcistufi dei profeti, conosciamo a memoria il cattolicesimo, siamo troppo

presi per prendere sul serio l’annuncio soffocante della Chiesa.

No, amici, stiamo attenti; nella povertà della nostra Chiesa Dio ci raggiunge,

nelle parole spesso (troppo spesso) che paiono usurate e consumate, parole

ripetute ma che non dicono più nulla.

Siamo chiamati a scovare la traccia della presenza di Dio nelle esperienze

quotidiane che facciamo, dalla parrocchia agli incontri che ci richiamano

all’altrove, con l’aiuto della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 10 ottobre 2020

Il Vangelo di Domenica 11 Ottobre 2020

 

Della 28° Domenica del Tempo Ordinario.

San Giovanni XXIII, papa.

Prima lettura dal libro del profeta Isaìa (25,6-10)

Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di

grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati.

Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre

distesa su tutte le nazioni.

Eliminerà la morte per sempre. Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto,

l'ignominia del suo popolo farà scomparire da tutta la terra, poiché il Signore ha parlato.

E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse.

Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua

salvezza, poiché la mano del Signore si poserà su questo monte».

Parola di Dio.

Seconda lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési (4,12-14.19-20)

Fratelli, so vivere nella povertà come so vivere nell'abbondanza; sono allenato

a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all'abbondanza e all'indigenza.

Tutto posso in colui che mi dà la forza.

Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alle mie tribolazioni.

Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza

con magnificenza, in Cristo Gesù.

Al Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (22,1-14) anno A.

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai

farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze

per suo figlio.

Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.

Mandò di nuovo altri servi con quest'ordine: Dite agli invitati: "Ecco, ho preparato

il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto;

venite alle nozze!".

Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari;

altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.

Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini

e diede alle fiamme la loro città.

Poi disse ai suoi servi: "La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni;

andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze".

Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni,

e la sala delle nozze si riempì di commensali.

Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l'abito nuziale.

Gli disse: "Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale?".

Quello ammutolì.

Allora il re ordinò ai servi: "Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre;

là sarà pianto e stridore di denti".

Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Preparo il commento al Vangelo il Sabato sera.

Mi ritaglio un tempo di riflessione e di preghiera che mi proietta alla Domenica,

una sorta di post-it della mia vita interiore per fecondare la settimana.

Ho appena letto i quotidiani del giorno.

Sono coinvolto da quanto sta succedendo dietro le mura leonine, gli scandali che

da tempo scuotono il Vaticano e la (irrisolta e in salita) riforma della Curia

romana attuata da Francesco.

Provo disagio, lo confesso.

Anche un senso di nausea.

Non voglio entrare nello specifico: non ho gli strumenti per capire fino in fondo

la situazione (chi li ha?), e le poche informazioni fornite sono interpretate nella

linea di pensiero del giornalista che le riporta, lo so bene.

Ma il disagio rimane.

Come se qualcuno parlasse male di mia madre e mi invitasse a prendere le distanze

solo perché ha un vestito fuori moda.

No, non è questa la Chiesa che ho conosciuto. Non così, almeno.

Siamo peccatori, lo so. Tutti.

E ne siamo consapevoli. Ma non a sufficienza.

E se tutto quello che sta succedendo, dal Covid in avanti, ma anche prima, fosse lo

sgambetto che lo Spirito ci sta facendo per fermarci e capire cosa stiamo facendo?

E se-sul serio-ci stesse sfuggendo qualcosa di grandioso che, pure, è sotto gli occhi di tutti?

Ho bisogno urgente e inappellabile di Profezia.

“Tante persone sono in crisi di fede, che a motivo della questione su Dio non

trovano pace; persone che soffrono a causa dei peccati di persone di Chiesa e.

hanno desiderio di un cuore puro, sono più vicini al Regno di Dio di quanto

lo siano i fedeli di routine, che nella Chiesa vedono ormai soltanto l’apparato,

senza che il loro cuore sia toccato dalla fede”.
Detto da me, che sono birichino di natura, questa affermazione, commento al

Vangelo dei due figli di due domeniche fa sarebbe passata abbastanza inosservata.

Detta da Papa Benedetto durante la messa conclusiva della sua famosa visita al

suo paese natale di qualche anno fa, lascia davvero stupiti e ammirati e denota

la freschezza e lo spirito evangelico di questo grande papa-teologo!
E la liturgia continua sulla linea della contrapposizione fra chi accoglie e chi no,

fra chi vive una vita di facciata, anche nella fede, ancora oggi, e chi si rende

conto della fortuna immensa di avere ricevuto la chiamata a lavorare nella

vigna del Signore o, in questo caso, al banchetto nuziale del Figlio di Dio.
Oggi si parla di nozze, finalmente.

La festa nuziale, di questi tempi, non attira molta simpatia.
Per come abbiamo ridotto questo evento, splendido, la decisione di due innamorati

di consegnarsi all’Amore, a ripetizione di un cliché molto più simile ad un set

cinematografico che ad una vera festa.

Capisco che, in questo giudizio, prevale la mia indole orsifera, ma l’esperienza

mi ha terribilmente segnato e sono più i matrimoni finto/forzatamente allegri

che di quelli autenticamente gioiosi.

Forse per una semplice incomprensione di base; la festa non è misurabile dal

numero di portare al pranzo o dall’ostentazione del lusso, ma dal cuore e dalla

disposizione interiore dei presenti.
Mettetevi nei panni di un ebreo vissuto duemila anni fa; si mangiava forse una

volta al giorno e il matrimonio era l’occasione di una vita per uscire da una

quotidianità molto dura.

Il rito del matrimonio prevedeva una settimana di festeggiamenti e un pasto regale.

Il banchetto nuziale, allora, richiamava una festa straordinaria e riuscita, la

massima espressione della gioia terrena.
Ecco, dice Gesù, incontrare Dio è la più bella festa cui una persona possa partecipare.

Una bella festa nuziale riuscita, ecco cos’è l’incontro con Dio.
Non un dovere noioso. Non un obbligo.
Non una penitenza per meritarci il Paradiso che, per giunta, è pure gratuito.
Non un legame parentale di cui vorrei tanto fare a meno.
Una splendida festa.
Porca di quella miseria; ma come abbiamo ridotto la fede, noi cristiani?
Basterebbe questo per meditare, oggi.

Chiederci se la nostra esperienza di fede sia più simile ad una festa o ad un

funerale, ed è per questo che a mio figlio ho detto che al mio funerale non

voglio persone che piangono, i piagnistei non mi sono mai piaciuti, perciò,

solo persone allegre.

Per ripartire nella straordinaria esperienza di discepolato.

La parabola raccolta da Matteo mischia diversi piani, salta subito agli occhi,

inserzioni derivanti, probabilmente, da altri detti di Gesù.

La prima parte racconta del rifiuto degli invitati, troppo occupati dalle cose di

questo mondo per pensare seriamente a Dio.

Matteo, probabilmente, si riferisce alla parte di Israele che non accetta l’invito

(il tema del rapporto fra Dio e Israele come patto nuziale è molto presente nella

Bibbia) ma possiamo benissimo attualizzarla; anche noi corriamo il rischio di

essere troppo indaffarati per gioire.

I luoghi comuni, durissimi a morire e fomentati dai cattolici troppo devoti; continuano

a relegare la fede nelle attività doverose ma noiose, da fare il meno possibile.
Cosa abbiamo di meglio da fare, oggi, del lasciarci amare da Dio?

L’inserzione finale di Matteo, derivata da un altro detto di Gesù, sull’invitato

cacciato perché vestito in maniera inadeguata, cosa del tutto improbabile avendo

appena raccolto gli invitati fra i mendicanti!, pare essere, invece, rivolta a noi

discepoli, che ci siamo trovati seduti al tavolo senza averne diritto, figli

acquisiti dopo il diniego di Israele.
Anche noi corriamo il rischio di abituarci alla festa, di cadere nella routine della fede.
Anche noi corriamo il rischio di gettare la nostra vita interiore dalla finestra, di non

indossare la veste bianca che, pure, ci contraddistingue come discepoli.
Non commettiamo questo errore madornale.
Non rifiutiamo la felicità.

Certo amici, andiamo alla Mensa del Signore con gioia, altrimenti corriamo il

rischio anche noi di essere rimproverati, buona Domenica Fausto.