giovedì 28 ottobre 2021

Il Vangelo del Venerdì 29 Ottobre 2021

 

Della 30° settimana del Tempo Ordinario.

Beata Chiara Luce Badano, Giovane focolarina.

Prima Lettura

Vorrei essere io stesso anatema, separato da Cristo, a vantaggio dei miei fratelli.

Dalla Lettera di san Paolo apostolo ai Romani (9,1-5)

Fratelli, dico la verità in Cristo e non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza

nello Spirito Santo: ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua.

Vorrei infatti essere io stesso anatema, separato da Cristo a vantaggio dei mie

fratelli, miei consanguinei secondo la carne.

Essi sono Israeliti e hanno l'adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione,

il culto, le promesse; a loro appartengono i patriarchi e da loro proviene Cristo

secondo la carne, egli che è sopra ogni altra cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen.


Parola di Dio.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Di nuovo il Vangelo ci parla di un miracolo che mette in discussione l’interpretazione

severa e zelante degli ultras della fede; la guarigione di un idropico nel giorno di

sabato, come qualche giorno fa abbiamo letto della guarigione della donna curva,

mette in crisi la rigida disciplina del sabato.

Nato come il giorno del riposo (gli schiavi non riposano mai!), giorno che ricorda

all’ebreo e all’uomo che è fatto per la festa, che lo riporta all’origine, che ne esalta

l’immensa dignità, il riposo sabbatico era diventato, attraverso una fitta rete di casistiche esasperanti, una vera e propria trappola per chi voleva vivere una vita normale.

Gesù contrappone l’interpretazione rigida del riposo sabbatico allo sguardo amorevole

della guarigione dell’idropico.

La legge, come capirà a proprie spese lo zelantissimo san Paolo, rischia di diventare

inumana se non è a servizio dell’uomo, così come Dio l’ha voluta.

Perciò Gesù supera la legge, non per fare l’anarchico, ma per riportarla alla sua

origine; la legge è donata all’uomo perché esso recuperi dignità e vita.

I farisei, paradossalmente, pensano che l’osservanza faccia piacere a Dio e “meriti”

una salvezza che, invece, è donata gratuitamente!

Per fare del bene non dobbiamo guardare che giorno è, la si fa in qualsiasi giorno

e momento della nostra esistenza, anche con l’aiuto della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 27 ottobre 2021

Il Vangelo del Giovedì 28 Ottobre 2021

 

Della 30° settimana del Tempo Ordinario.

Santi Simone e Giuda, Apostoli.

Prima Lettura

Edificati sopra il fondamento degli apostoli.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (2,19-22)

Fratelli, voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi

e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti,

avendo come pietra d'angolo lo stesso Cristo Gesù.

In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel

Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione

di Dio per mezzo dello Spirito.

Parola di Dio.

Vangelo

Ne scelse dodici ai quali diede anche il nome di apostoli.

Dal Vangelo secondo Luca (6,12-19) anno dispari.

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio.

Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede

anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea,

suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso;

Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo;

e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.

Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante.

C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea,

da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo

ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti

impuri venivano guariti.

Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Oggi celebriamo la festa di due apostoli di cui sappiamo poco ma che, come gli

altri, hanno partecipato alla splendida avventura nel seguire il Maestro.

Un’occasione per tornare all’origine del nostro percorso di fede.

Di loro sappiamo ben poco; Simone è soprannominato Cananeo o Zelota; Giuda

è chiamato anche Taddeo, figlio di Giacomo.

Nei Vangeli figurano agli ultimi posti degli elenchi degli apostoli e comunque

non abbiamo molte notizie su loro, né conosciamo molto della loro vita.

Di Simone sappiamo che era nato a Cana ed era soprannominato lo zelota,

cioè lo zelante.

L’evangelista Luca presenta Giuda come Giuda di Giacomo quindi forse come

fratello o figlio di Giacomo, l’altro apostolo.

Matteo e Marco lo chiamano invece Taddeo, un soprannome che in aramaico

significa magnanimo.

Uno zelante e un generoso fanno parte del gruppo dei Dodici perché per seguire

il Signore ci vuole molta passione e un cuore generoso.

E il fatto di non sapere nulla di loro ci dice una cosa splendida della Chiesa (di

questa Chiesa in conversione!); poco importano i ruoli, le cariche, le imprese eroiche.

Al centro della nostra attenzione c’è sempre e solo il Signore Gesù, Lui solo,

i discepoli hanno testimoniato mettendo le proprie vicende personali fra parentesi.

Anche se siamo apostoli in fondo alla lista e di noi non si sa molto, siamo preziosi

collaboratori della diffusione del Vangelo e della preghiera, questo solo conta!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

martedì 26 ottobre 2021

Il Vangelo del Mercoledì 27 Ottobre 2021

 

Della 30° settimana del Tempo Ordinario.

Sant' Evaristo, Papa e martire.

Prima Lettura

Tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (8,26-30)

Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come

pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili;

e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per

i santi secondo i disegni di Dio.

Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio,

per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno.

Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere

conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti

fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato,

li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati.

Parola di Dio.

Vangelo

Verranno da oriente e da occidente e siederanno a mensa nel regno di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (13,22-30) anno dispari.

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in

cammino verso Gerusalemme.

Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».

Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico,

cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.

Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori,

comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”.

Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”.

Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza

e tu hai insegnato nelle nostre piazze”.

Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete.

Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.

Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe

e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.

Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e

siederanno a mensa nel regno di Dio.

Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

C’è sempre qualcuno che fa la contabilità dei salvati e che rilascia i patentini da

bravi cristiani, c’è sempre qualcuno più papista del papa e più devoto di Dio

e che, modestamente, sa consigliare a tutti cosa fare per salvarsi.

E anche quelli che, complici i nuovi media, lanciano strali e scomuniche come se

piovesse, scocciati dal fatto che la Chiesa non impugni il pastorale per darlo in

testa ai neo-pagani.

La domanda rivolta a Gesù è tutta un programma; sono pochi quelli che si salvano?

Intendendo, probabilmente; siamo in pochi noi che ci salviamo?

E Gesù ammonisce; tu sforzati di entrare per la porta stretta.

Sì. È impegnativa la salvezza, ma non perché la si deve meritare.

È gratis la grazia, non necessita di meriti, non viene concessa in premio.

È data senza misura ma possiamo rifiutarla, vivere senza usarla, mettere il tesoro

prezioso del Vangelo in un cassetto scordandocelo.

Possiamo praticare la fede, addirittura evangelizzare in suo nome, senza mai

incontrare Dio.

Gesù raccomanda al fervoroso discepolo e a noi di non giocare a fare il contabile

per conto di Dio, ma a vigilare affinché la sua e la nostra fede siano sincere,

attraverso l’aiuto della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 25 ottobre 2021

Il Vangelo del Martedì 26 Ottobre 2021

 

Della 30° settimana del Tempo Ordinario.

San Folco Scotti, Vescovo.

Prima Lettura

L’ardente aspettativa della creazione, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (8,18-25)

Fratelli, ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili

alla gloria futura che sarà rivelata in noi.

L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione

dei figli di Dio.

La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità-non per sua volontà, ma per

volontà di colui che l’ha sottoposta-nella speranza che anche la stessa creazione

sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria

dei figli di Dio.

Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto

fino ad oggi.

Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo

interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.

Nella speranza infatti siamo stati salvati.

Ora, ciò che si spera, se è visto, non è più oggetto di speranza; infatti, ciò che

uno già vede, come potrebbe sperarlo?

Ma, se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza.

Parola di Dio.

Vangelo

Il granello crebbe e divenne un albero.

Dal Vangelo secondo Luca (13,18-21) anno dispari.

In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa

lo posso paragonare?

È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino;

crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami».

E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio?

È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché

non fu tutta lievitata».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Un seme di senape, un pò di lievito da mettere nella farina, ecco cos’è il Regno.

Poca cosa, minuzia, un’apparenza insignificante.

Ma il granello di senape, piccolo da sembrare polvere, diventa un grande albero.

E poco lievito fa lievitare la farina che diventa pane in abbondanza.

Quante volte ci lamentiamo di essere poca cosa nella società.

Certo; in teoria viviamo in un paese cristiano, zeppo di simboli religiosi,

di valori evangelici.

Ma poi, guardando con disincanto, ci rendiamo conto che non è sempre così,

che, spesso, dietro l’abitudine e l’apparenza c’è ben poca cosa.

E allora vai con le geremiadi, con i parroci che si lamentano della poca risposta

della gente del quartiere (e hanno ragione, poveri funzionari strattonati da tutte

le parti, chiamati a fare tutto e, se avanza tempo, a parlare di Gesù!), dei catechisti

che piangono perché i bambini arrivano senza alcun riferimento di fede (altrimenti

perché verrebbero?), dei devoti che accusano la Chiesa di aver perso la fede.

Il problema non è che ci siano pochi cristiani ma che noi siamo poco cristiani.

Non c’è bisogno della folla per evangelizzare, l’importante è che il lievito faccia

lievitare la pasta, perciò, preghiamo per far lievitare la nostra fede!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 24 ottobre 2021

Il Vangelo del Lunedì 25 Ottobre 2021

 

Della 30° settimana del Tempo Ordinario.

Santi Crisante e Daria, Martiri.

Prima Lettura

Avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del

quale gridiamo: "Abbà! Padre!".

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (8,12-17)

Fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri

carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete.

Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.

Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio.

E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma

avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale

gridiamo: «Abbà! Padre!».

Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio.

E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero

prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.

Parola di Dio.

Vangelo

Questa figlia di Abramo non doveva essere liberata da questo legame

nel giorno di sabato?

Dal Vangelo secondo Luca (13,10-17) anno dispari.

In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato.

C'era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva

e non riusciva in alcun modo a stare diritta.

Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia».

Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.

Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione

di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve

lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato».

Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi

slega il suo bue o l'asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi?

E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni,

non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?».

Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la

folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Si vergognano, i detentori del potere religioso, arrossiscono davanti alle loro

assurde elucubrazioni, le loro sconclusionate riflessioni teologiche che

presentano un Dio feroce e incomprensibile.

E fanno benissimo a vergognarsi.

Esulta, la folla, perché finalmente vede il vero volto di Dio.

Non un Dio che contabilizza le loro colpe, che impone insopportabili pesi,

che chiede senza donare.

Esulta, perché Dio guarisce senza guardare al calendario, senza seguire

imperscrutabili precetti.

E fa benissimo ad esultare.

Gesù svela il volto di un Dio che mette l’uomo al centro, non il precetto,

che desidera il bene del discepolo.

E Gesù insiste, argomenta con la Legge a chi si nasconde dietro la Legge

perché non sa argomentare.

Anche il più devoto sacerdote e il più pio fariseo portano ad abbeverare il proprio

animale da soma il giorno di sabato, e perché Gesù non può “sciogliere” questa

donna dal suo legame nefasto per portarla ad abbeverarsi alle acque limpide

dell’amore del Padre?

Che il Signore ci aiuti a non nasconderci dietro le piccinerie degli uomini per

proporre sempre la sua Legge che è fatta per la vita e per l’uomo, preghiamo!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

sabato 23 ottobre 2021

Il Vangelo di Domenica 24 Ottobre 2021

 

Della 30° Domenica del Tempo Ordinario.

Sant' Antonio Maria Claret, Vescovo.

Prima Lettura

Riporterò tra le consolazioni il cieco e lo zoppo.

Dal libro del profeta Geremìa (31,7-9)

Così dice il Signore: «Innalzate canti di gioia per Giacobbe, esultate per la prima

delle nazioni, fate udire la vostra lode e dite: "Il Signore ha salvato il suo popolo,

il resto d'Israele".

Ecco, li riconduco dalla terra del settentrione e li raduno dalle estremità della terra;

fra loro sono il cieco e lo zoppo, la donna incinta e la partoriente: ritorneranno

qui in gran folla.

Erano partiti nel pianto, io li riporterò tra le consolazioni; li ricondurrò a fiumi


ricchi d'acqua per una strada dritta in cui non inciamperanno, perché io sono

un padre per Israele, Èfraim è il mio primogenito».

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Tu sei sacerdote per sempre, secondo l'ordine di Melchìsedek.

Dalla lettera agli Ebrei (5,1-6)

Ogni sommo sacerdote è scelto fra gli uomini e per gli uomini viene costituito

tale nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati.

Egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell'ignoranza

e nell'errore, essendo anche lui rivestito di debolezza.

A causa di questa egli deve offrire sacrifici per i peccati anche per se stesso,

come fa per il popolo.

Nessuno attribuisce a se stesso questo onore, se non chi è chiamato da Dio,

come Aronne.

Nello stesso modo Cristo non attribuì a se stesso la gloria di sommo sacerdote,

ma colui che gli disse: «Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato», gliela conferì

come è detto in un altro passo: «Tu sei sacerdote per sempre, secondo

l'ordine di Melchìsedek».

Parola di Dio.

Vangelo

Rabbunì, che io veda di nuovo!

Dal Vangelo secondo Marco (10,46-52) anno B.

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta

folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare.

Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide,

Gesù, abbi pietà di me!».

Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più

forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».

Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!».

Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!».

Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.

Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?».

E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!».

E Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato».

E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Gesù sta per salire a Gerusalemme.

Meno di trenta chilometri lo separano dalla sua morte.

L’ultima tappa, Gerico, conclude la parte centrale del Vangelo di Marco.

Nelle ultime settimane abbiamo letto i tanti discorsi che Gesù ha fatto ai suoi

discepoli, temi centrali quali il matrimonio, la sequela, la povertà.

Ma i discepoli, ancora domenica scorsa, sembrano proprio non capire.

Gerico è l’ultima tappa per i pellegrini che stanno salendo a Gerusalemme;

perciò, all’uscita della città, decine di mendicanti si accalcano sperando di

ottenere qualche spicciolo dai passanti bendisposti.

Fra i tanti Bartimèo, che diventa modello del discepolo.

Il racconto della guarigione del cieco è una folgorante metafora del cammino

del discepolo.

Del vero discepolo.

Non come gli apostoli che sono davvero ciechi, illudendosi ancora di fondare

un regno terreno, minimizzando le profezie di Gesù riguardanti la sua morte.

Bartimèo è fermo ai lati della strada, non può far altro che aspettare come molte

persone che incontro oggi, rassegnate dalla situazione economica, dallo sconforto

esistenziale, da una prospettiva limitata e asfittica della vita.

Come noi, Bartimèo vive solo di elemosina.

Finché sente parlare di Gesù.

Non lo conosce, ma qualcuno gliene parla.

Il desiderio, la curiosità, ora, prendono il sopravvento.

Prima sussurra, poi grida. Chiede pietà.

Pietà; non ha luce nel cuore.

Pietà; è paralizzato dalla paura.

Pietà; non sa come fare.

Come quell’urlo ancestrale che sale dal nostro profondo quando la vita ci

bastona e non ci rassegniamo.

Come quel desiderio che sembra impazzire in noi quando ci poniamo il

senso della vita.

Come la presa di consapevolezza di essere mendicanti, di non avere in noi

stessi le risposte.

Silenzio! Bartimèo viene cortesemente invitato a tacere.

Dagli amici del bar, da quelli che considerano idiozia la scoperta dell’interiorità,

da quelli che, senza avere cercato, impediscono agli altri di partire.

Ma anche dai credenti che pongono paletti e limiti, che pongono condizioni,

che guardano dall’alto delle loro certezze di fede chi elemosina senso.

Meglio tacere, amici miei, rassegnarsi.

Dio non è e, se è, non è certo per quelli come noi.

Invece Bartimèo grida, urla.

Urla la propria angoscia ma per liberarsene.

E Gesù ascolta e manda qualcuno.

Gesù sceglie di raggiungerci attraverso il volto di un fratello cui stiamo a

cuore, anche se non ci conosce.

E parla. Coraggio!

Qualcuno, un discepolo, un amico, un evento, ci ripete: “Coraggio! Alzati, ti chiama”.

Ci fidiamo (i fratelli che ci invitano ad avere coraggio lo fanno con amore e

disinteresse!), ci alziamo dalle nostre paralisi, abbandoniamo le nostre

incommensurabili paure, gettiamo il mantello della lamentela e siamo

raggiunti dal Signore.

Getta il mantello, Bartimèo.

L’unico vestito del povero.

Fa ciò che il giovane ricco non è stato capace di fare.

Il mantello ripiegato e posto sulle gambe per raccogliere i pochi spiccioli, vola via.

Balza, il cieco.

Ha intuito, ha capito, ma prima deve liberarsi.

Spesso gridiamo il nostro dolore a Dio ma non siamo disposti a fidarci di Lui,

a corrergli intorno, a liberarci del mantello.

Il dialogo fra il cieco e Gesù mette i brividi.

Cosa vuoi che ti faccia?

Il Signore, oggi e sempre, ci chiede cosa vogliamo da Lui.

Potremmo chiedere mille cose; fortuna, denaro, affetto, carriera.

Chiediamone una sola; la luce.

Luce; che importa avere fortuna se non sappiamo riconoscere chi ce l’ha donata?

Luce; quanto denaro serve per colmare il cuore incolmabile di desiderio?

Luce; quante volte l’affetto diventa oppressione e dolore?

Luce; che ci importa diventare qualcuno se restiamo tenebra?

E accade; il Signore ci ridà luce agli occhi e al cuore.

Ora, illuminati, come Bartimèo, possiamo diventare discepoli.

Bartimèo è rimasto lo stesso, la sua vita non cambia ma, ora, ci vede, ora sa

dove andare, ora si mette a seguire Gesù.

Lo segue lungo la strada.

Il cristiano vive le difficoltà e i problemi di tutti, non è diverso, né migliore,

solo ci vede alla luce del Vangelo.

E le cose non fanno più paura, il buio è sopportabile, il Signore ci cambia la vita.

Ecco cosa dobbiamo annunciare; c’è qualcuno che ti ridona luce, che ti

permette di vederci chiaro, e questo qualcuno è Dio.

I discepoli di Gesù, nei primi anni, venivano chiamati in diversi modi;

i “Nazareni”, “coloro che seguono la via” e, ancora, gli “illuminati”.

Non dobbiamo portare una nostra luce, solo restare accesi, abbracciare stretti

il Vangelo e il Maestro per ricevere da Lui luce e pace.

Nelle tenebre fitte del dolore diventiamo capaci di comunicare luce, non la

nostra ma quella del Maestro.

Il cristiano diventa, come Bartimèo, colui che grida che Gesù, il Figlio di Davide,

lo ha guarito, incurante dei rimproveri di chi gli sta intorno.

Il cristiano racconta, narra, le opere di guarigione interiore che ha avuto, attento

più a testimoniare la straordinaria generosità di Cristo che a soffermarsi sulle

proprie povertà.

Il cristiano è attento alle mille cecità, ai mille mendicanti di senso e di felicità

che incontra sulla strada.

Questa luce, in questo nuovo anno liturgico, dobbiamo imparare a raccontare,

con la nostra vita e la nostra esperienza, Santa Domenica Fausto.