venerdì 2 luglio 2021

Il Vangelo del Sabato 3 Luglio 2021

 

Della 13° settimana del Tempo Ordinario.

San Tommaso Apostolo, Apostolo.

Prima lettura.

Edificati sopra il fondamento degli apostoli.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (2,19-22)

Fratelli, voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e

familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti,

avendo come pietra d'angolo lo stesso Cristo Gesù.

In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore;

in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per

mezzo dello Spirito.

Parola di Dio.

Vangelo.

Mio Signore e mio Dio!

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,24-29) anno dispari.

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù.

Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!».

Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il

mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso.

Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!».

Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano

e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!».

Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!».

Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non

hanno visto e hanno creduto!».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.                

Oggi celebriamo la splendida figura di Tommaso Apostolo, protagonista di una

delle pagine più intense dell’intero Vangelo, per ricordarci che la fede passa anche

attraverso il superamento del dolore.

Tommaso è soprannominato didimo, cioè gemello.

È vero; ci assomiglia, e tanto.

È come noi nell’entusiasmo con cui ha incontrato il Maestro, sempre disposto

a seguirlo anche quando, così ci dice Giovanni, il ritorno in Giudea per guarire

Lazzaro era pericoloso.

Ci assomiglia nella serietà delle sue richieste, nel volere e ricercare delle indicazioni

per seguire la sua via, ricevendo così, anche per noi, da Gesù, la splendida risposta;

io sono la via, la verità, la vita.

Ci è simile anche negli aspetti negativi quando, come tutti i discepoli, fugge davanti

agli eventi dell’arresto e della crocefissione.

Ci assomiglia quando, tornato al Cenacolo, accoglie con freddezza la testimonianza

di Pietro e degli altri che gli annunciano di avere incontrato il Signore Risorto.

Anche noi siamo perplessi davanti all’incoerenza di una Chiesa che, spesso, non

vive ciò che proclama.

Ma, lo voglia il Signore, speriamo noi di essere simili a Tommaso nella sua grande

fede quando, pur non credendo all’annuncio dei suoi amici, resta con loro.

Non fugge, non fa lo schizzinoso, non pensa di essere migliore di loro.

E fa bene perché proprio per lui poi viene il Signore risorto invitandolo a credere

e a superare il suo dolore.

Grandissimo Tommaso!

Impariamo da lui, amici, facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 1 luglio 2021

Il Vangelo del Venerdì 2 Luglio 2021

 

Della 13° settimana del Tempo Ordinario.

San Bernardino Realino, sacerdote.

Prima lettura.

Isacco amò tanto Rebecca e trovò conforto dopo la morte della madre.

Dal libro della Gènesi (23,1-4.10.19;24,1-8.6)

Gli anni della vita di Sara furono centoventisette: questi furono gli anni della vita di Sara.

Sara morì a Kiriat Arbà, cioè Ebron, nella terra di Canaan, e Abramo venne a fare il

lamento per Sara e a piangerla.

Poi Abramo si staccò dalla salma e parlò agli Ittiti: «Io sono forestiero e di

passaggio in mezzo a voi.

Datemi la proprietà di un sepolcro in mezzo a voi, perché io possa portar via il

morto e seppellirlo».

Abramo seppellì Sara, sua moglie, nella caverna del campo di Macpela di fronte

a Mamre, cioè Ebron, nella terra di Canaan.

Abramo era ormai vecchio, avanti negli anni, e il Signore lo aveva benedetto in tutto.

Allora Abramo disse al suo servo, il più anziano della sua casa, che aveva potere su

tutti i suoi beni: «Metti la mano sotto la mia coscia e ti farò giurare per il Signore,

Dio del cielo e Dio della terra, che non prenderai per mio figlio una moglie tra le

figlie dei Cananei, in mezzo ai quali abito, ma che andrai nella mia terra, tra la mia

parentela, a scegliere una moglie per mio figlio Isacco».

Gli disse il servo: «Se la donna non mi vuol seguire in questa terra, dovrò forse

ricondurre tuo figlio alla terra da cui tu sei uscito?».

Gli rispose Abramo: «Guàrdati dal ricondurre là mio figlio!

Il Signore, Dio del cielo e Dio della terra, che mi ha preso dalla casa di mio padre

e dalla mia terra natia, che mi ha parlato e mi ha giurato: “Alla tua discendenza darò

questa terra”, egli stesso manderà il suo angelo davanti a te, perché tu possa prendere

di là una moglie per mio figlio.

Se la donna non vorrà seguirti, allora sarai libero dal giuramento a me fatto; ma non

devi ricondurre là mio figlio».

[Dopo molto tempo] Isacco rientrava dal pozzo di Lacai Roì; abitava infatti nella

regione del Negheb.

Isacco uscì sul far della sera per svagarsi in campagna e, alzando gli occhi,

vide venire i cammelli.

Alzò gli occhi anche Rebecca, vide Isacco e scese subito dal cammello.

E disse al servo: «Chi è quell’uomo che viene attraverso la campagna incontro a noi?».

Il servo rispose: «È il mio padrone».

Allora ella prese il velo e si coprì.

Il servo raccontò a Isacco tutte le cose che aveva fatto. Isacco introdusse Rebecca

nella tenda che era stata di sua madre Sara; si prese in moglie Rebecca e l’amò.

Isacco trovò conforto dopo la morte della madre.

Parola di Dio.

Vangelo.

Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.

Misericordia io voglio e non sacrifici.

Dal Vangelo secondo Matteo (9,9-13) anno dispari.

In quel tempo, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle

imposte, e gli disse: «Seguimi».

Ed egli si alzò e lo seguì.

Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori

e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli.

Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro

mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».

Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.

Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”.

Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

È seduto al banco delle imposte Matteo, quando incrocia lo sguardo di quel falegname

ospite in casa di Simone il pescatore.

Pensa che gli voglia chiedere qualcosa, un favore, uno sconto, un aiuto.

È temuto Levi, è un pubblicano che riscuote le tasse per conto dei romani.

Lo odiano tutti, visceralmente, ma lo temono e lo rispettano.

E invece il Nazareno non gli chiede nulla. Sorride e gli dice di lasciare tutto.

Sta scherzando, sicuramente.

È stranito ora Matteo, ma lo sguardo di Gesù non lo abbandona.

Cosa avrà visto in quello sguardo?

Quale abisso di bene e di luce?

Quanta misericordia e compassione?

Cosa può spingere una persona a lasciare tutto per davvero? Sul serio?

Forse anche noi abbiamo incrociato il suo sguardo, forse anche noi ci siamo sentiti travolti

dalla misericordia, forse anche noi abbiamo colto la misura infinita della tenerezza di Dio.

È venuto per noi ammalati, il Signore, non per quelli che non hanno bisogno di salvezza.

È venuto senza porre condizioni, mettendosi in gioco, sfidandoci ad osare, a rischiare.

E la cosa straordinaria è che questo incontro Matteo lo racconta trent'anni dopo e ne

parla con una freschezza e una nostalgia che commuove.

Anche noi, se vogliamo un incontro con il Signore come ha avuto Matteo,

chiediamo aiuto alla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 30 giugno 2021

Il Vangelo del Giovedì 1 Luglio 2021

 

Della 13° settimana del Tempo Ordinario.

Preziosissimo Sangue di Gesù.

Prima lettura.

Il sacrificio di Abramo, nostro padre nella fede.

Dal libro della Gènesi (22, 1-19)

In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!».

Rispose: «Eccomi!».

Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va' nel territorio

di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».

Abramo si alzò di buon mattino, sellò l'asino, prese con sé due servi e il figlio

Isacco, spaccò la legna per l'olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che

Dio gli aveva indicato.

Il terzo giorno Abramo alzò gli occhi e da lontano vide quel luogo.

Allora Abramo disse ai suoi servi: «Fermatevi qui con l'asino; io e il ragazzo

andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da voi».

Abramo prese la legna dell'olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese in mano

il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutti e due insieme.

Isacco si rivolse al padre Abramo e disse: «Padre mio!».

Rispose: «Eccomi, figlio mio».

Riprese: «Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov'è l'agnello per l'olocausto?».

Abramo rispose: «Dio stesso si provvederà l'agnello per l'olocausto, figlio mio!».

Proseguirono tutti e due insieme.

Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l'altare,

collocò la legna, legò suo figlio Isacco e lo depose sull'altare, sopra la legna.

Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio.

Ma l'angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!».

Rispose: «Eccomi!».

L'angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente!

Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito».

Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio.

Abramo andò a prendere l'ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio.

Abramo chiamò quel luogo "Il Signore vede"; perciò oggi si dice: «Sul monte

il Signore si fa vedere».

L'angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro

per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato

tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa

la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare;

la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici.

Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu

hai obbedito alla mia voce».

Abramo tornò dai suoi servi; insieme si misero in cammino verso Bersabea

e Abramo abitò a Bersabea.

Parola di Dio.

Vangelo.

Resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.

Dal Vangelo secondo Matteo (9,1-8) anno dispari.

In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all'altra riva e giunse nella sua città.

Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto.

Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati».

Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia».

Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore?

Che cosa infatti è più facile: dire "Ti sono perdonati i peccati", oppure dire "Àlzati e cammina"?

Ma, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di perdonare

i peccati: Àlzati-disse allora al paralitico-, prendi il tuo letto e va' a casa tua».

Ed egli si alzò e andò a casa sua.

Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva

dato un tale potere agli uomini.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Il peccato esiste nonostante quello che si dice in giro.

Non è un’invenzione dei preti ma la consapevolezza che l’uomo, creato per essere un

capolavoro, spesso gioca male la sua libertà e si allontana dal suo progetto, accontentandosi.

Il peccato non è la trasgressione di una legge ma il fallimento di un obiettivo: quello

di diventare come Dio ci ha immaginato.

Le indicazioni che Dio ci ha donato nella Rivelazione ci permettono di vigilare sul

nostro percorso, di capire cosa è bene e cosa è male, di impegnarci con intelligenza

a perseguire il bene.

Il peccato è male perché ci fa del male, perché rovina ciò che siamo veramente.

Al tempo di Gesù si pensava, erroneamente, che la malattia fosse la punizione

divina per un peccato commesso.

Non è così, certo; ma il peccato può provocare una paralisi dell’anima profonda

quanto una paralisi del corpo.

Progressivamente, se non agiamo, perseverando nell’errore ci blocchiamo, disimpariamo

ad amare, ci paralizziamo nella fede e nella speranza.

In quel momento speriamo che qualche amico volenteroso ci prenda di peso e ci porti,

nella preghiera, al cospetto di Gesù per essere perdonati e poter correre nuovamente

sulle strade della fede!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

martedì 29 giugno 2021

Il Vangelo del Mercoledì 30 Giugno 2021

 

Della 13° settimana del Tempo Ordinario.

SS. primi martiri della Chiesa di Roma.

Prima lettura.

Il figlio di questa schiava non deve essere erede con mio figlio Isacco.

Dal libro della Gènesi (21,5.8-20)

Abramo aveva cento anni quando gli nacque il figlio Isacco.

Il bambino crebbe e fu svezzato e Abramo fece un grande banchetto quando

Isacco fu svezzato.

Ma Sara vide che il figlio di Agar l’Egiziana, quello che lei aveva partorito ad

Abramo, scherzava con il figlio Isacco.

Disse allora ad Abramo: «Scaccia questa schiava e suo figlio, perché il figlio di

questa schiava non deve essere erede con mio figlio Isacco».

La cosa sembrò un gran male agli occhi di Abramo a motivo di suo figlio.

Ma Dio disse ad Abramo: «Non sembri male ai tuoi occhi questo, riguardo

al fanciullo e alla tua schiava: ascolta la voce di Sara in tutto quello che ti dice,

perché attraverso Isacco da te prenderà nome una stirpe.

Ma io farò diventare una nazione anche il figlio della schiava, perché è tua discendenza».

Abramo si alzò di buon mattino, prese il pane e un otre d’acqua e li diede ad Agar,

caricandoli sulle sue spalle; le consegnò il fanciullo e la mandò via.

Ella se ne andò e si smarrì per il deserto di Bersabea.

Tutta l’acqua dell’otre era venuta a mancare.

Allora depose il fanciullo sotto un cespuglio e andò a sedersi di fronte, alla distanza

di un tiro d’arco, perché diceva: «Non voglio veder morire il fanciullo!».

Sedutasi di fronte, alzò la voce e pianse.

Dio udì la voce del fanciullo e un angelo di Dio chiamò Agar dal cielo e le

disse: «Che hai, Agar?

Non temere, perché Dio ha udito la voce del fanciullo là dove si trova. Àlzati,

prendi il fanciullo e tienilo per mano, perché io ne farò una grande nazione».

Dio le aprì gli occhi ed ella vide un pozzo d’acqua.

Allora andò a riempire l’otre e diede da bere al fanciullo.

E Dio fu con il fanciullo, che crebbe e abitò nel deserto e divenne un tiratore d’arco.

Parola di Dio.

Vangelo.

Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?

Dal Vangelo secondo Matteo (8,28-34) anno dispari.

In quel tempo, giunto Gesù all’altra riva, nel paese dei Gadarèni, due indemoniati,

uscendo dai sepolcri, gli andarono incontro; erano tanto furiosi che nessuno

poteva passare per quella strada.

Ed ecco, si misero a gridare: «Che vuoi da noi, Figlio di Dio?

Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo?».

A qualche distanza da loro c’era una numerosa mandria di porci al pascolo; e i demòni

lo scongiuravano dicendo: «Se ci scacci, mandaci nella mandria dei porci».

Egli disse loro: «Andate!».

Ed essi uscirono, ed entrarono nei porci: ed ecco, tutta la mandria si precipitò giù

dalla rupe nel mare e morirono nelle acque.

I mandriani allora fuggirono e, entrati in città, raccontarono ogni cosa e anche

il fatto degli indemoniati.

Tutta la città allora uscì incontro a Gesù: quando lo videro, lo pregarono di

allontanarsi dal loro territorio.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Al tempo di Gesù ciò che non si riusciva a spiegare veniva attribuito al demonio,

alle forze oscure.

Così malattie come l’epilessia o i comportamenti bipolari erano attribuiti alle

forze demoniache.

La guarigione degli indemoniati Gadareni ci offre l’occasione per riflettere sulla

presenza del male nella nostra vita.

Quando viviamo nei sepolcri, cioè con una visione mortifera della vita,

lasciamo prevalere le tenebre.

Quando ci lasciamo travolgere dalla furia e dalla violenza, lasciamo prevalere le tenebre.

Quando pensiamo che Dio sia un despota esigente che pretende dei servigi dai

proprio figli, lasciamo prevalere le tenebre.

Ma Gesù non si scoraggia e irrompe nella nostra vita, se gli andiamo incontro,

e trova una soluzione.

Il Maestro è Signore anche delle tenebre, nulla lo può sconfiggere, nessuno lo

può far indietreggiare.

Gli sta a cuore la salvezza dei poveracci che hanno visto la loro vita ridursi ad

una sopravvivenza bestiale.

E li salva.

Ben diversa, invece, la reazione dei concittadini dei due malcapitati che,

vista la moria dei maiali, pregano gentilmente Gesù di andarsene.

La fede e l’economia hanno sempre avuto qualche divergenza di vedute!

Perciò, non andiamo ad infognarci in pensieri strani, ma seguiamo il Signore

e la sua Parola, attraverso l’aiuto della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 28 giugno 2021

Il Vangelo del Martedì 29 Giugno 2021

 

Della 13° settimana del Tempo Ordinario.

Santi Pietro e Paolo, apostoli.

Prima lettura.

Quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!

Dagli Atti degli Apostoli (3,1-10)

In quel tempo il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa.

Fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni.

Vedendo che ciò era gradito ai Giudei, fece arrestare anche Pietro.

Erano quelli i giorni degli Àzzimi.

Lo fece catturare e lo gettò in carcere, consegnandolo in custodia a quattro picchetti

di quattro soldati ciascuno, col proposito di farlo comparire davanti al popolo dopo la Pasqua.

Mentre Pietro dunque era tenuto in carcere, dalla Chiesa saliva incessantemente

a Dio una preghiera per lui.

In quella notte, quando Erode stava per farlo comparire davanti al popolo, Pietro,

piantonato da due soldati e legato con due catene, stava dormendo, mentre davanti

alle porte le sentinelle custodivano il carcere.

Ed ecco, gli si presentò un angelo del Signore e una luce sfolgorò nella cella.

Egli toccò il fianco di Pietro, lo destò e disse: «Àlzati, in fretta!».

E le catene gli caddero dalle mani.

L'angelo gli disse: «Mettiti la cintura e légati i sandali».

E così fece. L'angelo disse: «Metti il mantello e seguimi!».

Pietro uscì e prese a seguirlo, ma non si rendeva conto che era realtà ciò che stava

succedendo per opera dell'angelo: credeva invece di avere una visione.

Essi oltrepassarono il primo posto di guardia e il secondo e arrivarono alla porta

di ferro che conduce in città; la porta si aprì da sé davanti a loro.

Uscirono, percorsero una strada e a un tratto l'angelo si allontanò da lui.

Pietro allora, rientrato in sé, disse: «Ora so veramente che il Signore ha mandato il suo angelo

e mi ha strappato dalla mano di Erode e da tutto ciò che il popolo dei Giudei si attendeva».

Parola di Dio.

Seconda lettura.

Dio mi scelse fin dal seno di mia madre.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (1,11-20)

Figlio mio, io sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che

io lasci questa vita.

Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede.

Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto,

mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno

atteso con amore la sua manifestazione.

Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare

a compimento l'annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero: e così fui

liberato dalla bocca del leone.

Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno;

a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Parola di Dio.

Vangelo.

Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecore.

Dal Vangelo secondo Giovanni (21,15-19) anno dispari.

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi

discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?».

Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa

o qualcuno dei profeti».

Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?».

Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né

sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli.

E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le

potenze degli inferi non prevarranno su di essa.

A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà

legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La Chiesa celebra con solennità, oggi, Pietro e Paolo, le colonne.

Degli apostoli sono certamente stati i più significativi e i più importanti; per le loro

vicende, per la loro fede, per il loro comune destino.

È bellissimo il fatto che oggi la Chiesa celebri insieme due santi così diversi eppure

così simili nell’esperienza di fede.

Diversi per formazione; l’uno pescatore, l’altro intellettuale; diversi per provenienza;

l’uno nato e vissuto in Galilea, ai confini del mondo, l’altro nato all’estero, in una

grande città cosmopolita, Tarso, e cresciuto a Gerusalemme; diversi per esperienza

di fede; l’uno chiamato da Gesù, l’altro che ha conosciuto Gesù solo dopo la sua

resurrezione; diversi per capacità apostolica; l’uno più prudente, timido, riflessivo,

l’altro focoso e appassionato, grande predicatore.

Meglio; Luca ci racconta che Pietro e Paolo si sono anche presi a male parole quando

si è trattato di capire come sviluppare la nascente fede cristiana.

E molti, anche nella storia della Chiesa, li hanno contrapposti; Pietro il garante della

fede e Paolo il “padre” di tutte le eresie perché alle sue lettere si sono ispirati

i grandi scismatici.

Ma, e questo è ciò che amo della Chiesa!, pur così diversi Pietro e Paolo si sono

rispettati ed amati nel Signore, e hanno capito che ognuno aveva un ruolo specifico

da portare avanti.

Insieme, a Roma, hanno reso gloria al medesimo Cristo che li aveva conquistati.

Che bello!

Imitiamoli questi due Santi, aiutandoci con la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.