martedì 11 agosto 2020

Il Vangelo del Mercoledì 12 Agosto 2020


Della 19° settimana del Tempo Ordinario.
Santa Giovanna Francesca de Chantal, religiosa.
Prima lettura dal libro del profeta Ezechiele (9,1-7;10,18-22).
Una voce potente gridò ai miei orecchi: «Avvicinatevi, voi che dovete punire
la città, ognuno con lo strumento di sterminio in mano».
Ecco sei uomini giungere dalla direzione della porta superiore che guarda a
settentrione, ciascuno con lo strumento di sterminio in mano.
In mezzo a loro c'era un altro uomo, vestito di lino, con una borsa da scriba al fianco.
Appena giunti, si fermarono accanto all'altare di bronzo.
La gloria del Dio d'Israele, dal cherubino sul quale si posava, si alzò verso la soglia
del tempio e chiamò l'uomo vestito di lino che aveva al fianco la borsa da scriba.
Il Signore gli disse: «Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme,
e segna un tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per tutti
gli abomini che vi si compiono».
Agli altri disse, in modo che io sentissi: «Seguitelo attraverso la città e colpite!
Il vostro occhio non abbia pietà, non abbiate compassione.
Vecchi, giovani, ragazze, bambini e donne, ammazzate fino allo sterminio:
non toccate, però, chi abbia il tau in fronte.
Cominciate dal mio santuario!».
Incominciarono dagli anziani che erano davanti al tempio.
Disse loro: «Profanate pure il tempio, riempite di cadaveri i cortili. Uscite!».
Quelli uscirono e fecero strage nella città.
La gloria del Signore uscì dalla soglia del tempio e si fermò sui cherubini.
I cherubini spiegarono le ali e si sollevarono da terra sotto i miei occhi; anche
le ruote si alzarono con loro e si fermarono all'ingresso della porta orientale del
tempio del Signore, mentre la gloria del Dio d'Israele era in alto su di loro.
Erano i medesimi esseri che io avevo visto sotto il Dio d'Israele lungo il
fiume Chebar e riconobbi che erano cherubini.
Ciascuno aveva quattro aspetti e ciascuno quattro ali e qualcosa simile a mani
d'uomo sotto le ali.
Il loro aspetto era il medesimo che avevo visto lungo il fiume Chebar.
Ciascuno di loro avanzava diritto davanti a sé.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (18,15-20) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una
colpa contro di te, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai
guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due
persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni.
Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche
la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo,
e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d'accordo
per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà.
Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Il Vangelo ci illustra il modo di gestire i nascenti conflitti nella comunità
primitiva; passato l’entusiasmo dell’adesione al rabbì, allora come oggi
sorgevano i problemi di dialogo e di comprensione col rischio di gesti
estremi (magari in nome del Vangelo).
La prassi proposta da Gesù è piena zeppa di buon senso; discrezione, umiltà,
delicatezza verso chi sbaglia, lasciandogli il tempo di riflettere, poi l’intervento
di qualche fratello, infine della comunità.
Quanto siamo lontani da questa prassi evangelica!
Ci incontriamo ogni domenica (quando va bene), spesso indifferenti gli uni
gli altri, a parte il gruppuscolo dei devoti al parroco, pronti a notare quello che
non va nella comunità, un pò scocciati di dover sottostare a questo rito settimanale
che è la Messa.
Non solo non ci interessano gli affari degli altri, ma mai e poi mai ci verrebbe
in mente di occuparci della perdita della fede di chi ci sta accanto!
Altri, invece, se parlano degli errori di qualcuno, ne sparlano, spesso con sadica
soddisfazione, senza compassione o delicatezza e più si sentono devoti
e più sono feroci.
Se noi, discepoli del Misericordioso, non sappiamo avere misericordia,
chi mai ne sarà capace?
Se coloro che hanno avuto il cuore riempito dalla nostalgia di Dio non sanno
Cogliere dietro ogni errore un percorso verso la pienezza, chi ne sarà capace?
Bella domanda amici, purtroppo questa è la verità e, per questo dobbiamo
sempre pregare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


lunedì 10 agosto 2020

Il Vangelo del Martedì 11 Agosto 2020


Della 19° settimana del Tempo Ordinario.
Santa Chiara, vergine.
Prima lettura dal libro del profeta Ezechièle (2,8-3,4)
Così dice il Signore: «Figlio dell’uomo, ascolta ciò che ti dico e non essere
ribelle come questa genìa di ribelli: apri la bocca e mangia ciò che io ti do».
Io guardai, ed ecco, una mano tesa verso di me teneva un rotolo.
Lo spiegò davanti a me; era scritto da una parte e dall’altra e conteneva
lamenti, pianti e guai.
Mi disse: «Figlio dell’uomo, mangia ciò che ti sta davanti, mangia questo rotolo,
poi va’ e parla alla casa d’Israele».
Io aprii la bocca ed egli mi fece mangiare quel rotolo, dicendomi: «Figlio dell’uomo,
nutri il tuo ventre e riempi le tue viscere con questo rotolo che ti porgo».
Io lo mangiai: fu per la mia bocca dolce come il miele.
Poi egli mi disse: «Figlio dell’uomo, và, rècati alla casa d’Israele e riferisci
loro le mie parole».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (18,1-5.10.12-14)
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque
è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità
io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non
entrerete nel regno dei cieli.
Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande
nel regno dei cieli.
E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che
i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.
Che cosa vi pare?
Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove
sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita?
In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le
novantanove che non si erano smarrite.
Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Oggi per noi è scontato quanto dice il Signore; i bambini sono importanti,
al centro dell’attenzione di Dio, in cima alle sue preoccupazioni.
Ma lo diciamo proprio perché il Maestro Gesù ci ha illuminato, ci ha aiutato a capire!
I bambini non sono mai stati considerati granché dalle diverse civiltà.
Anche al tempo di Gesù i bambini erano considerati come “non ancora uomini”,
davano fastidio, non dovevano disturbare.
Gesù, invece, li propone come modelli di discepolato!
Non perché dobbiamo essere infantili ma perché, come loro, dobbiamo capire
al volo la scelta del pastore che corre a cercare la pecora smarrita.
Impariamo dai bambini a fidarci di Dio, a vedere la realtà con lo sguardo trasparente
che abbiamo ricevuto dal Signore e che, purtroppo, rischiamo di appannare.
E facciamolo difendendo l’infanzia; ancora troppi bambini, nei paesi in via
di sviluppo, non possono studiare e giocare, condannati al lavoro o, nel peggiore
dei casi, addestrati alla guerra.
In occidente, spesso, i bambini sono le prime vittime di separazioni rissose e assurde.
Abbiamo da convertirci, ma soprattutto pregare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 9 agosto 2020

Il Vangelo del Lunedì 10 Agosto 2020


Della 19° settimana del Tempo Ordinario.
San Lorenzo, diacono e martire.
Prima lettura dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (9,6-10)
Fratelli, tenete presente questo: chi semina scarsamente, scarsamente
raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà.
Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza
né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia.
Del resto, Dio ha potere di far abbondare in voi ogni grazia perché, avendo sempre
il necessario in tutto, possiate compiere generosamente tutte le opere di bene.
Sta scritto infatti: «Ha largheggiato, ha dato ai poveri, la sua giustizia dura in eterno».
Colui che dà il seme al seminatore e il pane per il nutrimento, darà e moltiplicherà
anche la vostra semente e farà crescere i frutti della vostra giustizia.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (12,24-26) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico:
se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece
muore, produce molto frutto.
Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo,
la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore.
Se uno serve me, il Padre lo onorerà».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Sempre di martiri parliamo, tornando però indietro nel tempo; oggi la Chiesa
celebra la grande figura di Lorenzo, diacono a Roma sotto l’imperatore Valeriano.
Da cosa deriva la sua fama diffusa in tutto il mondo?
Pur essendo così distante da noi nel tempo, è vicino per la sua appassionata carità;
arrestato e costretto dall’imperatore a portargli i tesori nascosti della Chiesa,
i diaconi, fra le altre cose, si occupavano delle casse della comunità, Lorenzo
gli portò un gruppo di poveri mantenuti dai cristiani; erano quelli l’unica
ricchezza della Chiesa.
Un gesto forte, coraggioso, che ricorda al mondo che le presunte ricchezze della
Chiesa, retaggio a volte pesante dei fasti del passato, sono anzitutto al servizio
della carità e dei poveri.
Ma che ricorda anche alla Chiesa che i beni materiali vanno trattati con grande
serietà e trasparenza, che non è possibile applicare logiche di profitto ai denari
che servono per soccorrere gli ultimi.
Lorenzo, insomma, ricorda a tutti, credenti o meno, la logica della Creazione;
il ricco è tale per soccorrere il povero.
Nella Bibbia, come ho più volte ricordato, si afferma che la ricchezza è sempre
dono di Dio ma che la povertà è sempre responsabilità del ricco, questo è sempre
bene ricordarcelo, se non riusciamo a capirlo, facciamoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

sabato 8 agosto 2020

Il Vangelo di Domenica 9 Agosto 2020


Della 19° Domenica del Tempo Ordinario.
Santa Teresa Benedetta della Croce, Edith Stein, vergine e martire, Patrona d’Italia
Prima lettura dal primo libro dei Re 819,9.11-13)
In quei giorni, Elia, [essendo giunto al monte di Dio, l'Oreb], entrò in una caverna
per passarvi la notte, quand'ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi
termini: «Esci e fèrmati sul monte alla presenza del Signore».
Ed ecco che il Signore passò.
Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce
davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento.
Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto.
Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco.
Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera.
Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò
all'ingresso della caverna.
Parola di Dio.
Seconda lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (9,1-5)
Fratelli, dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà
testimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un grande dolore e una
sofferenza continua.
Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei
miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne.
Essi sono Israeliti e hanno l'adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione,
il culto, le promesse; a loro appartengono i patriarchi e da loro proviene Cristo
secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (14,22-33) anno A.
[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire
sulla barca e a precederlo sull'altra riva, finché non avesse congedato la folla.
Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare.
Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde:
il vento infatti era contrario.
Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare.
Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un f
antasma!» e gridarono dalla paura.
Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso
di te sulle acque».
Ed egli disse: «Vieni!».
Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù.
Ma, vedendo che il vento era forte, s'impaurì e, cominciando ad affondare,
gridò: «Signore, salvami!».
E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede,
perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò.
Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero
tu sei Figlio di Dio!».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Ci sono momenti nella vita in cui ci rimettiamo in marcia dopo avere riscoperto il Signore.
Un prete in gamba, un’esperienza travolgente, un’intuizione, sono in grado di
farci scoprire o riscoprire la fede e la bellezza del volto di Dio.
Prima tentennando, poi con crescente convinzione, approfondiamo la fede e
scopriamo un orizzonte diverso, altro, splendido.
La Chiesa non è solo quella struttura irrigidita ed antipatica che pontifica su
tutto, ma la comunità dei discepoli che credono nel Risorto.
La preghiera smette di essere una noiosa e ripetitiva giaculatoria per
diventare il luogo dove incontro Dio e me stesso.
La vita non è più una caccia grossa senza regole in cui vince il più forte, ma
l’opportunità per scoprire una dimensione altra, altrove, in cui tutto si illumina.
È la conversione del cuore; improvvisa, per alcuni, lenta e inesorabile, per altri.
Come il seme della Parola che cresce, nonostante la zizzania, come il tesoro
trovato nel campo, come i pochi pani che sfamano l’umanità.
Poi, ad un certo punto, scopriamo che il dubbio e la sofferenza entrano a far
parte della nostra nuova vita.
Al discepolo il dolore non è evitato. Uffa.
Nove secoli prima di Cristo il profeta Elia scopre che il popolo segue ogni
novità, anche nel campo della fede.
Onri, con un colpo di stato, conquista la Samaria e fa sposare suo figlio Acab
a Gezabele, una regina straniera che porta con sé il culto dei Baal.
Alla gente, in fondo, quella novità non dispiace.
Elia è pieno di zelo per il Dio dei padri e non riesce a trovare altri che, come lui,
difendano la fede autentica.
Si trova come noi, attorniato da persone che non si preoccupano molto della verità e
che seguono le proprie emozioni correndo dietro al veggente (anche cattolico) di turno.
Allora sfida i sacerdoti di Baal in un’ordalia sul monte Carmelo e dimostra al
popolo che Dio è l’unico, facendo scendere dal cielo un fuoco che consuma un
sacrificio, sacrificio che invano i 400 sacerdoti di Baal avevano tentato di far
consumare invocando il proprio dio.
Ma Elia si fa prendere la mano e fa uccidere tutti i sacerdoti dalla folla entusiasta;
la regina di Gezabele, livida di rabbia, lo vuole uccidere.
È qui che troviamo Elia, spaventato e consumato, desideroso di morire nel deserto.
L’illusoria vittoria intrisa di sangue non ha fatto che peggiorare le cose.
No, Dio non è nella violenza, questo ora ha capito Elia che si ritrova sul monte dell’alleanza.
E qui, sull’Oreb, Elia capisce e ci fa capire qualcosa di splendido.
Dio non è nella violenza, né nei grandi eventi naturali o nei prodigi, ma nell’intimo
di ciascuno di noi.
Nella brezza del mattino anzi, come più precisamente, nella voce del silenzio.
Abbiamo disimparato l’ascolto del silenzio.
Il luogo dove incontriamo Dio.
Succede sempre così.
Quando pensi di avere capito tutto, quando pensi di essere lanciato sulla nuova
strada della fede, ecco che scopri l’assenza di Dio.
Sono lontane le emozioni della preghiera, la fede entusiasta che fa cantare e
gridare di gioia, lontana la comprensione della Parola che sembra essere tornata
un insieme di parole senza significato.
Dio c’è, d’accordo, ma è lontano, non sembra più occuparsi di noi.
Allora tutto diventa faticoso, dolorante, inutile.
Dov’è quel Dio che avevamo scoperto?
E i dubbi crescono; ci siamo sbagliati?
Non dobbiamo avere paura del dubbio; il dubbio è salubre, una fede senza
dubbi è inutile e non ci cambia il cuore.
Perché il dubbio spinge alla comprensione, al confronto, all’abbandono fiducioso.
L’episodio descritto dal Vangelo, più teologico che storico, dice che la barca
era agitata dalle onde.
In greco l’evangelista usa un verbo che, letteralmente, indica il sottoporre alla prova
e che richiama una pietra durissima usata a Lidia per verificare la qualità di un metallo.
Ci spaventa la prova, ma ci aiuta a capire quanto è robusta la nostra fede.
Proprio quando l’onda è alta su di noi, proprio quando ci sembra di essere sconfitti,
qualcosa accade.
Gesù cammina sulle acque tempestose e ci ripete: “Coraggio, sono io, non abbiate paura”.
Israele è sempre stato un popolo da terraferma; il mare in tempesta rappresenta
il peggior incubo immaginabile per un ebreo.
Gesù viene camminando sulle acque, padroneggiando proprio le paure più terribili
che possiamo immaginare, quelle che ci impediscono di gioire, che ci tagliano il fiato.
La malattia, la morte di qualcuno che amiamo, l’abbandono, la solitudine.
Pietro si tuffa, anche lui vuole camminare sulle acque, sulle difficoltà; si fida,
muove i primi passi e poi miseramente sprofonda nel lago agitato.
Non basta il coraggio per camminare sulle acque del dubbio, Pietro ancora
deve attraversare il deserto per crescere.
Non si getterà più dalla barca, non vorrà più per sé un futuro eroico con una
fede eclatante, starà seduto a guidare il timone per portare i fratelli all’altra riva.
Davanti ai dubbi di fede, davanti alle tempeste della vita, il discepolo è chiamato,
come Elia, ad ascoltare nel suo cuore il silenzioso mormorio di Dio, recuperando
quella dimensione assoluta che è il silenzio, la preghiera, l’ascolto meditato del
grande e quieto oceano della presenza di Dio, per vedere il volto di Dio che si
nasconde nel vento, che pare evanescente come un fantasma.
È vero amici, questi commenti io li scrivo principalmente di notte nel silenzio.
Alla sera dopo aver messo a letto mia moglie, dandogli le sue ultime medicine,
dopo che si è addormentata, io mi ritiro nella stanzina dove ho il mio computer
e comincio a leggere il Vangelo e, a chiedergli cosa mi vuole dire; non è sempre
facile, a volte ho delle contraddizioni e qualche volta anche dei momenti di tristezza,
quando leggo che Dio mi chiede di avere fiducia e, invece non va affatto bene,
in quei momenti mi si rigano gli occhi di lacrime.
Ma poi alla fine, mi fa sempre capire quello che mi vuole dire e quello che devo
scrivere, Buona Domenica Fausto.   


venerdì 7 agosto 2020

Il Vangelo del Sabato 8 Agosto 2020


Della 18° settimana del Tempo Ordinario.
San Domenico, Sacerdote.
Prima lettura dal libro del profeta Abacuc (1,12-2,4)
Non sei tu fin da principio, Signore, il mio Dio, il mio Santo?
Noi non moriremo!
Signore, tu lo hai scelto per far giustizia, l'hai reso forte, o Roccia, per punire.
Tu dagli occhi così puri che non puoi vedere il male e non puoi guardare l'oppressione,
perché, vedendo i perfidi, taci, mentre il malvagio ingoia chi è più giusto di lui?
Tu tratti gli uomini come pesci del mare, come animali che strisciano e non
hanno padrone.
Egli li prende tutti all'amo, li pesca a strascico, li raccoglie nella rete,
e contento ne gode.
Perciò offre sacrifici alle sue sciàbiche e brucia incenso alle sue reti, perché,
grazie a loro, la sua parte è abbondante e il suo cibo succulento.
Continuerà dunque a sguainare la spada e a massacrare le nazioni senza pietà?
Mi metterò di sentinella, in piedi sulla fortezza, a spiare, per vedere che cosa
mi dirà, che cosa risponderà ai miei lamenti.
Il Signore rispose e mi disse: «Scrivi la visione e incidila bene sulle tavolette,
perché la si legga speditamente.
È una visione che attesta un termine, parla di una scadenza e non mentisce;
se indugia, attendila, perché certo verrà e non tarderà.
Ecco, soccombe colui che non ha l'animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (17,14-19) anno pari.
In quel tempo, si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio
e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio!
È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell'acqua.
L'ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo».
E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa!
Fino a quando sarò con voi?
Fino a quando dovrò sopportarvi?
Portatelo qui da me».
Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito.
Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: «Perché noi
non siamo riusciti a scacciarlo?».
Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede.
In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo
monte: "Spòstati da qui a là", ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Ho sempre ammirato l’umiltà degli apostoli.
Invece di scrivere dei vangeli inneggianti alla loro stessa tempra spirituale,
non temono di raccontare le loro figuracce.
Perché a loro non importa essere ricordati per la loro integrità, ma annunciare
la presenza del Maestro.
Il racconto di oggi è impietoso: i discepoli pensano di avere imparato a sufficienza,
non c’è bisogno di scomodare il Signore, in fondo un epilettico non è così grave,
dovrebbero farcela!
E falliscono miseramente, costringendo il povero padre a ricorrere a Gesù per
avere una guarigione.
Sono imbarazzati, gli apostoli; come mai non sono riusciti a guarire il ragazzo?
Gesù è diretto e chiaro con loro; è perché non hanno abbastanza fede, non ci credono.
Stiamo attenti quando vogliamo sostituirci al Maestro, quando pensiamo che, in
fondo, anche noi siamo capaci di aiutare, di condurre, di consolare, di sostenere.
Ricordiamoci sempre che siamo solo servi della Parola, che nessuno ci ha eletto
rappresentanti di Dio, ma che siamo, con gli altri fratelli, discepoli, umili operai
che lavorano nella vigna del Signore.
E cresciamo nella fede, come riusciamo, con semplicità, per poter guarire noi e
gli altri da ogni fragilità, facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.