venerdì 6 gennaio 2023

Il Vangelo del Sabato 7 Gennaio 2023

 

Feria propria del 7 Gennaio dopo l’Epifania.

San Raimondo di Penyafort, sacerdote.

Prima Lettura

Mettete alla prova gli spiriti, per saggiare se provengono da Dio.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (3,22-4,6)

Carissimi, qualunque cosa chiediamo, la riceviamo

da Dio, perché osserviamo i suoi comandamenti

e facciamo quello che gli è gradito.

Questo è il suo comandamento: che crediamo nel

nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli

uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato.

Chi osserva i suoi comandamenti rimane

in Dio e Dio in lui.

In questo conosciamo che egli rimane in noi:

dallo Spirito che ci ha dato.

Carissimi, non prestate fede ad ogni spirito, ma

mettete alla prova gli spiriti, per saggiare se

provengono veramente da Dio, perché molti

falsi profeti sono venuti nel mondo.

In questo potete riconoscere lo Spirito di Dio:

ogni spirito che riconosce Gesù Cristo venuto

nella carne, è da Dio; ogni spirito che non

riconosce Gesù, non è da Dio.

Questo è lo spirito dell'anticristo che, come

avete udito, viene, anzi è già nel mondo.

Voi siete da Dio, figlioli, e avete vinto costoro,

perché colui che è in voi è più grande di colui

che è nel mondo.

Essi sono del mondo, perciò insegnano cose

del mondo e il mondo li ascolta.

Noi siamo da Dio: chi conosce Dio ascolta noi;

chi non è da Dio non ci ascolta.

Da questo noi distinguiamo lo spirito della

verità e lo spirito dell'errore.

Parola di Dio.

Vangelo

Il regno dei cieli è vicino.

Dal Vangelo secondo Matteo (4,12-17.23-25) anno dispari.

In quel tempo, quando Gesù seppe che Giovanni

era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò

Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva

del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali,

perché si compisse ciò che era stato detto per

mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e

terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il

Giordano, Galilea delle genti!

Il popolo che abitava nelle tenebre vide una

grande luce, per quelli che abitavano in regione

e ombra di morte una luce è sorta».

Da allora Gesù cominciò a predicare e a

dire: «Convertitevi, perché il regno dei

cieli è vicino».

Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando

nelle loro sinagoghe, annunciando il Vangelo

del Regno e guarendo ogni sorta di malattie

e di infermità nel popolo.

La sua fama si diffuse per tutta la Siria e

conducevano a lui tutti i malati, tormentati

da varie malattie e dolori, indemoniati,

epilettici e paralitici; ed egli li guarì.

Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla

Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme,

dalla Giudea e da oltre il Giordano.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Le prime parole pubbliche che Gesù pronuncia

nel Vangelo di Matteo sintetizzano il programma

di tutta la sua predicazione e il senso della sua

missione; l’invito pressante alla conversione

e all’accoglienza del Regno di Dio che è vicino.

Matteo accosta l’inizio della missione di Gesù

con una profezia di Isaìa; la luce ha iniziato a

splendere per tutte le genti, per mezzo della

persona e della Parola del Cristo.

Le guarigioni e le liberazioni sono segno di

una grande realtà; è arrivato colui che annuncia

la presenza di Dio in mezzo al suo popolo,

e Dio libera e guarisce con il suo amore.

Il Signore ci chiama alla conversione con

urgenza, perché ha bisogno di noi, perché

vuole fare di noi un segno della sua presenza

in mezzo ai nostri fratelli.

Cosa aspettiamo amici, aiutiamolo, non è

difficile basta renderci disponibili, al resto

ci pensa lo Spirito del Signore e la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

Un'ultima riflessione sul Bambino Gesù, amici, prima di metterlo negli scatoloni.

 

Ecco Dio, mi ripeto nella penombra della Chiesa.

Dove ammiro il bellissimo presepe che rappresenta

la Nascita di Gesù Bambino e, faccio un’ultima

considerazione prima di rimetterlo in soffitta.

Dio non si è ancora stancato di noi, se chiede di nascere.

Resto affascinato e stordito dalla forza

dell’annuncio cristiano.

Dalla pretesa, tutta folle, a pensarci bene, di un

Dio che ci cerca e ci ama al punto da diventare

carne e sangue, sonno e fatica, gioia e sofferenza.

Un Dio che impara a cantare con gli amici, che

gioisce e si stupisce davanti alla primavera

e ai giochi dei bambini.

Che conosce l’amarezza della delusione, dell’uomo

che, giocando male la propria libertà, preferisce

le tenebre alla luce.

Perché questo Dio diventa uomo davvero, sul serio,

non per finta.

Non vuole privilegi, non usa trucchi.

Perché l’amore si mette sempre nei panni dell’altro.

Perché Dio corre un rischio immenso diventando

uno di noi.

Mettendosi al nostro livello, cercando di convincere

l’uomo di quale sia il suo vero volto.

Suo di Dio e suo dell’uomo.

È già tutta nel Natale questa sfida.

Giovanni scrive il suo prologo alla fine del suo

Vangelo, come se fosse un riassunto di tutta la

sua predicazione.

Giovanni dice così: “La luce splende nelle tenebre,

ma le tenebre non l’hanno accolta”.

Chiaro, forte, immediato e devastante.

Non c’è molto da celebrare a Natale,

ma da convertirci e pentirci.

Natale è un dramma; Dio viene e l’uomo non c’è!

Pochi si accorgono, ancora meno lo accolgono;

ecco perché i fratelli orientali osano dire ciò che

noi, pudicamente, omettiamo; nelle loro icone della

natività, il bambino è adagiato in una tomba.

È già il mistero di contraddizione, è già il Crocifisso

questo bambino.

Poche dolcezze e smancerie, pochi sussulti davanti

a questo infante ma scelta, schieramento e riflessione.

Ma c’è un’altra interpretazione del brano, che contiene

una nuova sfumatura.

“La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta”.

Bella storia.

In questa nuova traduzione si sottolinea non il rifiuto

delle tenebre, ma l’ostinazione e la forza della luce.

Dio insite, Dio non si dà per vinto, Dio esagera, alza il

tiro, offre una soluzione, si dona ancora e sempre.

Bello, bellissimo.

Se fossi Dio, mi sarei già stufato da un pezzo

dell’umanità, credetemi.

E invece no, Dio insiste, Dio non cede, Dio vince.

Amica che sei nelle tenebre della depressione;

le tenebre non vincono.

Amico prete travolto dalla fatica dell’apostolato

e dalla solitudine; le tenebre non vincono.

Amici che cercate di portare un minimo di logica

evangelica nella vostra vita quotidiana, passando

per fessi; le tenebre non vincono.

Discepoli che portate la logica della pace e della

dignità umana, nelle discariche del mondo

dimenticate da tutti; le tenebre non vincono.

A chi accoglie la luce Dio dona il potere di

diventare figlio di Dio, scrive Giovanni il mistico.

Perciò, io sono figlio di Dio.

Non importa essere altro.

Né premio Nobel, né grandi star.

Sono già tutto ciò che potrei desiderare.

Solo che corro dietro a mille sogni e a mille

chimere, pur di ricevere compiacimenti

e approvazione.

Ma sono già figlio.

Solo che non lo so; o non lo vivo!

Natale è la presa di coscienza della mia figliolanza,

della mia dignità, del fatto che Dio si racconti

e che sia splendido.

Tutta la nostra vita, consiste nel lasciare che

la luce ci abiti.

Nel non credere, che le tenebre vincano noi e il mondo.

Prego ora, affidando tutti, e tutti non riescono

a stare nella mia povera preghiera.

Penso a chi soffre, questa notte, perché nessun angelo

gli ha ancora detto che Dio nasce proprio per lui.

Prego per i tanti, che ogni giorno, perdono il loro

tempo prezioso e vengono a leggere il Vangelo

sulla mia pagina faceebok, e a come Dio sia

stupefacente nel disegnare nuove strade per

chi si affida a Lui.

Penso al nostro Paese così litigioso, così affaticato

e deluso, che non ha più speranza, che pensa di

essere davvero mediocre come appare, e chiedo

al Signore un regalo; di ricordarci da dove

proveniamo e verso chi andiamo, tutti.

Penso alle persone che vivono nei territori di guerre,

persone che non vedono la speranza di una vita

normale a causa di personaggi come Erode,

avidi e senza scrupoli.

Vedo il Bambino, nella penombra della Chiesa.

E mi dico in che sorta di guaio mi sono messo,

seguendo un Dio che, invece di risolvermi

i problemi, me ne crea bizzeffe.

Che mistero infinito, questo Dio che si sveste

della sua divinità per condividere ciò che siamo.

Noi che viviamo la nostra vita come una pena.

E Dio, invece, che l’ha vissuta come opportunità.

Vorrei stringerlo fra le mie braccia, riempirlo

di baci questo Dio, dire che lo amo, proprio

perché così imprevedibile, perché così

misteriosamente incontrabile e banale.

Ora possiamo metterlo negli scatoloni fino

all’anno prossimo, il presepe, ma Dio

cerchiamo di tenerlo sempre accanto

a noi, nella nostra quotidianità

e nella nostra vita, Fausto.

giovedì 5 gennaio 2023

Il Vangelo del Venerdì 6 Gennaio 2023

 

Epifania del Signore.

Prima Lettura

La gloria del Signore brilla sopra di te.

Dal libro del profeta Isaìa (60,1-6)

Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce,

la gloria del Signore brilla sopra di te.

Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta

avvolge i popoli; ma su di te risplende il Signore,

la sua gloria appare su di te.

Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo

splendore del tuo sorgere.

Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro

si sono radunati, vengono a te.

I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie

sono portate in braccio.

Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà

e si dilaterà il tuo cuore, perché l'abbondanza

del mare si riverserà su di te, verrà a te la

ricchezza delle genti.

Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari

di Màdian e di Efa, tutti verranno da Saba,

portando oro e incenso e proclamando

le glorie del Signore.

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale dal Sal 71 (72)

Ripetiamo. Ti adoreranno, Signore,

tutti i popoli della terra.

O Dio, affida al re il tuo diritto,

al figlio di re la tua giustizia;

egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia

e i tuoi poveri secondo il diritto. R.

 

Nei suoi giorni fiorisca il giusto

e abbondi la pace,

finché non si spenga la luna.

E dòmini da mare a mare,

dal fiume sino ai confini della terra. R.

 

I re di Tarsis e delle isole portino tributi,

i re di Saba e di Seba offrano doni.

Tutti i re si prostrino a lui,

lo servano tutte le genti. R.

 

Perché egli libererà il misero che invoca

e il povero che non trova aiuto.

Abbia pietà del debole e del misero

e salvi la vita dei miseri. R.

 

Seconda Lettura

Ora è stato rivelato che tutte le genti sono

chiamate, in Cristo Gesù, a condividere

la stessa eredità.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (3,2-3a.5-6)

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del

ministero della grazia di Dio, a me affidato a

vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto

conoscere il mistero.

Esso non è stato manifestato agli uomini delle

precedenti generazioni come ora è stato rivelato

ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello

Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo

Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare

lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa

promessa per mezzo del Vangelo.

Parola di Dio.

 

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

 

Abbiamo visto la sua stella in oriente

e siamo venuti per adorare il Signore. (Cf. Mt 2,2)

 

Alleluia.

Vangelo

Siamo venuti dall'oriente per adorare il re.

Dal Vangelo secondo Matteo (2,1-12) anno A.

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del

re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente

a Gerusalemme e dicevano: «Dov'è colui che

è nato, il re dei Giudei?

Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo

venuti ad adorarlo».

All'udire questo, il re Erode restò turbato e con

lui tutta Gerusalemme.

Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del

popolo, si informava da loro sul luogo in cui

doveva nascere il Cristo.

Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché

così è scritto per mezzo del profeta: "E tu,

Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero

l'ultima delle città principali di Giuda: da te

infatti uscirà un capo che sarà il pastore del

mio popolo, Israele"».

Allora Erode, chiamati segretamente i Magi,

si fece dire da loro con esattezza il tempo in

cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme

dicendo: «Andate e informatevi accuratamente

sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo

sapere, perché anch'io venga ad adorarlo».

Udito il re, essi partirono.

Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare,

li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il

luogo dove si trovava il bambino.

Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima.

Entrati nella casa, videro il bambino con Maria

sua madre, si prostrarono e lo adorarono.

Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono

oro, incenso e mirra.

Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per

un'altra strada fecero ritorno al loro paese.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La benedizione che Dio ci rivolge, il sorriso di Dio

che siamo chiamati a sperimentare, a vedere nelle

nostre fragili vite, li possiamo cogliere solo quando

abbiamo il coraggio di fare come Maria, di

ritagliarci uno spazio di silenzio e di interiorità

nelle nostre vite.

Allora tutto diventa possibile.

Il Dio diventato uomo, il Dio fatto sguardo e sorriso,

il Dio accessibile e presente, si lascia incontrare,

si lascia stringere fra le braccia.

Tutto, allora, cambia.

Possiamo anche tornare a fare il nostro schifoso

lavoro di pastore, disprezzato da tutti, perché il

nostro sguardo è cambiato.

E vediamo angeli che salgono e scendono

sulle nostre vite.

E gloria augurata agli uomini che orientano la

loro volontà alla pace.

Gloria luminosa che illumina la notte.

E che diventa stella nel cielo.

Stella che orienta, stella che guida, stella che conduce.

Ma solo per chi sa alzare lo sguardo.

Come hanno fatto quegli strani personaggi, i magoi.

Con pudicizia abbiamo tradotto questo termine,

nelle nostre bibbie, con magi.

Ma sarebbe più corretto tradurre con maghi.

Non quelli che ti predicono il futuro e che fanno

gli oroscopi, per carità.

Ma quelli orientati ad una comprensione maggiore,

quelli che non si fermano all’apparenza, senza

per questo diventare dei creduloni che corrono

dietro agli esoterismi da quattro soldi.

Hanno alzato lo sguardo, hanno osato andare oltre.

Hanno acceso il desiderio.

Desiderio, un termine che ha a che fare, di nuovo,

con le stelle, con il cielo.

Hanno seguito la loro intuizione, hanno fatto

una scommessa.

Sono ricchi, possono permettersi di affrontare un

lungo viaggio per verificare una loro teoria.

Sono costanti, perché la verità la si trova solo dopo

un lungo cammino fatto di deserti e di steppe.

E sono arrivati.

Non c’è più una stella ad attenderli.

Ma una corte, un re sanguinario, dei preti arroganti

e presuntuosi, la gente di Gerusalemme incuriosita

dal corteo di cammelli e cavalli.

Dalle stelle agli uomini.

Questi, piccini, goffi, contradittori e che, pure,

sanno dare indicazioni.

La reazione scomposta e intimorita di Erode, che

di eredi al trono ne ha fatti uccidere tre, tutti suoi

figli, dice che ci hanno visto giusto.

L’indicazione degli scribi e dei sacerdoti, immobili

custodi della Parola che tengono nei cassetti, ha

svelato loro il luogo dove è nato il re Messia.

Lo stupore della folla dice una cosa quanto mai

vera; non hanno bisogno di un Messia.

Anzi, in questo momento è un immenso intralcio;

c’è il tempio, perché mai dovrebbe venire un Messia?

Segni claudicanti, come lo siamo noi, come lo sono

i cristiani, come lo è la Chiesa.

E che pure indicano.

Ripartono, smarriti e fiduciosi.

Nella città di Davide. Betlemme.

Nessun re li attende. Solo una coppia.

Una giovane popolana stringe fra le braccia un neonato.

Simile a tutti i neonati.

Eppure è quello il mistero.

Quella la rivelazione.

Dio è nascosto fra le piccole cose, fra gli sguardi

di chi abbiamo accanto.

Il cielo è mischiato con la terra, con la nostra

terra, questa contraddittoria e piena di sassi.

Allora cedono, i magi. E capiscono.

Offrono all’infante dei regali improbabili (ci sarà

dietro la forzatura teologica di Matteo?), pieni di

verità e di stupore; l’oro per chi riconosce nel

bambino il re; l’incenso per chi riconosce nel

bambino la presenza di Dio; la mirra, unguento

usato per pulire i cadaveri, che chi già vede in

questo bambino il crocefisso, il segno di

contraddizione che ci costringe a scegliere.

Mai come in questi tempi siamo chiamati a

metterci in strada, a seguire il desiderio di

pienezza che ci abita, l’arsura di felicità

che ci tormenta.

Il desiderio muove il cuore degli uomini.

Oggi è la festa del desiderio che non si arrende,

la festa che vede protagonisti alcuni cercatori che

passano il proprio tempo a scoprire nuove

teorie e a verificarle.

Oggi è la festa dell’essenza dell’essere umano

che, in fondo, spogliato di ogni condizionamento,

si riscopre, semplicemente, un cercatore.

Questo siamo, questo sono. Cercatori.

Si conclude questo tempo di Natale.

Con l’invito a lasciare le nostre presunte certezze,

anche nella fede, per osare, per seguire le tante

stelle che Dio mette sul nostro cammino.

Stelle che a volte scompaiono, sostituite dalle

indicazioni di uomini claudicanti, peccatori, vili,

violenti ma che, senza nemmeno saperlo,

realizzano il loro compito di essere dei segnali.

Siamo ciò che desideriamo.

Siamo se abbiamo il coraggio, ogni anno, ogni

istante, di essere dei viandanti.

Non dei vagabondi che vivono alla giornata

(e possiamo esserlo anche se abitiamo comodi

appartamenti riscaldati) ma viandanti che cercano,

che anelano, che scommettono.

Buon cammino amici.

Buona vita cercatori e buona Festa dell’Epifania, Fausto.

Prepariamoci all'arrivo dei Magi, impariamo da loro ad essere curiosi, per incontrare il Bambino Gesù.

 

Ecco i curiosi Magi.

Ne abbiamo fatto delle macchiette, siamo onesti.

I magi che giungono cavalcando i cammelli riempiono

di stupore anche il bambino più smaliziato.

E quei doni così strani, l’oro, l’incenso e la mirra, che

mai nessuno sa bene che cosa sia.

Tutti dettagli che convincono noi adulti svezzati a pane

e scienza (o, almeno, così crediamo) a leggere con un

sorriso di compatimento la pia favoletta dei magi venuti

dall’Oriente per venerare il re dei Giudei, assurdo!

Invece dobbiamo ricrederci.

Certo, Matteo forza un pò la mano, lega insieme storia

e interpretazione, lascia intravedere dietro i fatti la sua

visione della realtà e di Dio, una teologia degli eventi.

Dietro i magi sono rappresentati i popoli pagani che,

per primi, si accorgono della nascita del Messia.

Non per nulla quel giorno, e ancora oggi, è celebrato

come Epifania, cioè manifestazione al mondo del

vero volto di Dio.

Ma non solo.

I magi, termine con cui abbiamo tradotto il greco

magòi, in realtà erano dei maghi.

Non come quelli che vediamo nei programmi televisivi

odierni mentre leggono improbabili oroscopi.

I maghi, in passato, erano dei sapienti, dei dotti,

degli astronomi, degli astrologi.

Pensavano che ci fossero dei profondi legami fra

gli astri e gli eventi sulla terra; a eventi astrali

corrispondevano eventi quà sulla terra, come la

nascita di un condottiero o la morte di un re.

Hanno scrutato le stelle, hanno individuato un

fenomeno celeste. Quale?

Non possiamo saperlo, non la cometa di Halley,

ci dicono gli studiosi.

Forse una Nova o una congiunzione particolare.

Più probabilmente, secondo gli studiosi della Bibbia,

indicherebbe il ruolo di Israele, stella per l’umanità.

Sono dei curiosi, i magi.

Hanno fatto una scommessa; alcuni di loro pensano

alla nascita di un re a Gerusalemme.

Si mettono per strada per andare a verificare.

Possono permetterselo, probabilmente sono

dei benestanti.

Ma, quando arrivano in Israele, lo scenario

cambia radicalmente.

Il re Erode cade dalle nuvole, tutta la città è turbata,

i sacerdoti del tempio sono scossi.

Si parla non di un re, ma di un inviato celeste.

Che succede?

La stella li guida.

Il loro cammino riprende e trovano un bambino

e sua madre.

E lì offrono dei doni.

Questi sì, decisamente simbolici.

Oro per venerare il Re.

Incenso per venerare la Divinità.

Mirra per riconoscere il Crocifisso.

La mirra, unguento ottenuto da un arbusto, era

usato come profumo e antisettico.

Ma anche per imbalsamare i cadaveri.

Non proprio un regalo da fare a un neonato!

Lo vedono, lo riconoscono.

L’umanità che cerca, l’umanità in strada riconosce

il Dio che diventa uomo.

Tornano a casa per un’altra strada, non daranno

nessuna informazione a Erode, l’infanticida.

Ora la loro prospettiva è cambiata.

Solo chi è curioso incontra Dio, solo chi si

mette per strada, solo chi ha il coraggio della

ricerca, solo chi ama la verità, solo chi scruta

i misteri della vita con rispetto, solo chi si

lascia guidare.

I magi sono la rappresentazione di tutti quegli

uomini e quelle donne che, nei secoli, hanno

cercato la verità e la bellezza nelle cose create,

nell’arte, nella poesia, nella letteratura.

I tanti curiosi che si lasciano stupire dalla vita

e che, da questo stupore, cercano risposte.

Non stanno cercando Dio, i magi, ma una

risposta alle loro teorie scientifiche.

E, invece, scoprono un Dio diventato bambino.

Mi stupisce questo Dio che si fa cercare e

trovare da chi non crede.

Da chi non ha interesse per la fede o la religione.

Da chi si fa guidare da una stella.

Ed allora, chiediamoci chi è la nostra stella, amici!

Invece chi dovrebbe accogliere il Messia non

si muove dal tempio, non ha tempo.

È tutto preso dalle sue convinzioni religiose,

strana la storia dei pseudo credenti.

Invece chi non si è nemmeno posto il problema di

Dio, viene condotto dalla sua curiosità e dalla sua

intelligenza, a fare esperienza di Dio.

Perciò, se vogliamo incontrare Dio, dobbiamo

essere curiosi, ma con garbo.

Buona vigilia dell’Epifania, amici, Fausto.