lunedì 11 gennaio 2021

Il Vangelo del Martedì 12 Gennaio 2021

 

Della 1° settimana del Tempo Ordinario.

Prima lettura dalla lettera agli Ebrei (2,5-12)

Fratelli, non certo a degli angeli Dio ha sottomesso il mondo futuro, del quale parliamo.

Anzi, in un passo della Scrittura qualcuno ha dichiarato: «Che cos'è l'uomo perché

di lui ti ricordi o il figlio dell'uomo perché tu te ne curi?

Di poco l'hai fatto inferiore agli angeli, di gloria e di onore l'hai coronato e hai messo

ogni cosa sotto i suoi piedi».

Avendo sottomesso a lui tutte le cose, nulla ha lasciato che non gli fosse sottomesso.

Al momento presente però non vediamo ancora che ogni cosa sia a lui sottomessa.

Tuttavia quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo coronato

di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio

egli provasse la morte a vantaggio di tutti.

Conveniva infatti che Dio-per il quale e mediante il quale esistono tutte le cose,

lui che conduce molti figli alla gloria-rendesse perfetto per mezzo delle sofferenze

il capo che guida alla salvezza.

Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa

origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli, dicendo: «Annuncerò il tuo

nome ai miei fratelli, in mezzo all'assemblea canterò le tue lodi».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Marco (1,21b-28) anno dispari.

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava.

Ed erano stupìti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che

ha autorità, e non come gli scribi.

Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro

e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno?

Sei venuto a rovinarci?

Io so chi tu sei: il santo di Dio!».

E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!».

E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.

Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo?

Un insegnamento nuovo, dato con autorità.

Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».

La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Marco inizia il suo racconto con un evento sconcertante; la liberazione

di un indemoniato. Dentro la sinagoga.

Non fuori, né accanto; dentro.

È come se Marco dicesse; il primo annuncio che dobbiamo/possiamo fare,

la prima liberazione da attuare è dentro la comunità.

L’indemoniato è simbolo di tutte le obiezioni che ci impediscono, infine, di tornare

ad essere credenti.

Abita nella sinagoga, partecipa alla preghiera, professa la sua fede.

Marco, con sfrontatezza, con franchezza, come un profeta degno della promessa

di Mosè, ammonisce la comunità che legge il suo Vangelo; il primo esorcismo

che Gesù esercita è nella comunità, tra i fratelli.

Non esistono pericoli “fuori”, ma “dentro” di noi, dentro le nostre scelte viviamo

le contraddizioni della fede, dentro le nostre comunità abita la logica tenebrosa

della divisione.

L’affermazione del credente indemoniato è terribile: “Che c’entri con noi,

sei venuto per rovinarci!”.

È demoniaca una fede che tiene il Signore lontano dalla quotidianità, che lo

relega nel sacro, che sorride benevola alle pie esortazioni, senza calarle nella

dura quotidianità.

È demoniaca una fede che vede in Dio un concorrente e che contrappone la piena

riuscita della vita alla fede; se Dio esiste io sono castrato, non posso realizzare

i miei desideri.

È demoniaca una fede che resta alle parole; il demone riconosce in Gesù il santo

di Dio ma non aderisce al suo vangelo.

Ecco tre rischi concreti e misurabili per noi discepoli che frequentiamo la sinagoga;

professare la fede in un Dio che non c’entra con la nostra vita, in un Dio avversario,

o in un Dio da riconoscere solo a parole.

Io amici, credo nel Dio di Gesù aiutandomi con la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 10 gennaio 2021

Il Vangelo del Lunedì 11 Gennaio 2021

 
Della 1° settimana del Tempo Ordinario

Sant' Igino, Papa.

Prima lettura dalla lettera agli Ebrei (1,1-6)

Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per

mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del

Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo.

Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene

con la sua parola potente.

Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, sedette alla destra della maestà

nell'alto dei cieli, divenuto tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del

loro è il nome che ha ereditato.

Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai detto: «Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato»?

E ancora: «Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio»?

Quando invece introduce il primogenito nel mondo, dice: «Lo adorino tutti

gli angeli di Dio».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Marco (1,14-20) anno dispari.

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo

di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi

e credete nel Vangelo».

Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone,

mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori.

Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini».

E subito lasciarono le reti e lo seguirono.

Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo

fratello, mentre anch'essi nella barca riparavano le reti.

Subito li chiamò.

Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono

dietro a lui.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Riprende il tempo ordinario, dopo la breve ma intensa parentesi del tempo natalizio.

Gesù condivide con noi la quotidianità; solidale con gli uomini, non ha paura di

assaporare le gioie e le fatiche che sperimentiamo nelle nostre piccole vite.

I trent’anni di Nazareth, passati a piallare assi, ci rivelano molto della logica di

Dio, del suo stile, della sua volontà salvifica.

Quel tempo che noi consideriamo inutile, perso, noioso, Dio lo ha riempito di

stupore, abitandolo.

Facciamo esperienza di Dio esattamente nell’ordinarietà, andando al lavoro,

giocando con i nostri figli, pianificando le bollette da pagare.

È questa la novità del cristianesimo; Dio abita ogni luogo, ogni tempo, ogni

spazio, con discrezione.

Non recluta i suoi discepoli in una scuola teologica, in un seminario vescovile, ma

fra i pescatori che stanno riassettando le reti, alla fine di una faticosa giornata di pesca.

Ciò che siamo chiamati a fare è spalancare lo sguardo, accorgerci della sua presenza,

riconoscerlo nelle pieghe dei piccoli eventi che riempiono una giornata.

Perciò, con costanza, ci dedichiamo qualche minuto di preghiera; per riconoscere

i segni della sua presenza.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

sabato 9 gennaio 2021

Il Vangelo di Domenica 10 Gennaio 2021

 

Del Battesimo del Signore.

San Gregorio di Nissa, vescovo.

Prima lettura dal libro del profeta Isaìa (55,1-11)

Così dice il Signore: «O voi tutti assetati, venite all'acqua, voi che non avete denaro,

venite; comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte.

Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia?

Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti.

Porgete l'orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete.

Io stabilirò per voi un'alleanza eterna, i favori assicurati a Davide.

Ecco, l'ho costituito testimone fra i popoli, principe e sovrano sulle nazioni.

Ecco, tu chiamerai gente che non conoscevi; accorreranno a te nazioni che non

ti conoscevano a causa del Signore, tuo Dio, del Santo d'Israele, che ti onora.

Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino.

L'empio abbandoni la sua via e l'uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore

che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona.

Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie.

Oracolo del Signore.

Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,

i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.

Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza

avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia

il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita

dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che

desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata».

Parola di Dio.

Seconda lettura dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (5,1-9)

Carissimi, chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi

ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato.

In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo

i suoi comandamenti.

In questo infatti consiste l'amore di Dio, nell'osservare i suoi comandamenti;

e i suoi comandamenti non sono gravosi.

Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha

il mondo: la nostra fede.

E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?

Egli è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con l'acqua

soltanto, ma con l'acqua e con il sangue.

Ed è lo Spirito che dà testimonianza, perché lo Spirito è la verità.

Poiché tre sono quelli che danno testimonianza: lo Spirito, l'acqua e il sangue,

e questi tre sono concordi.

Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è superiore:

e questa è la testimonianza di Dio, che egli ha dato riguardo al proprio Figlio.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Marco (1,7-11) anno B.

In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte

di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali.

Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato

nel Giordano da Giovanni.

E, subito, uscendo dall'acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere

verso di lui come una colomba.

E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto

il mio compiacimento».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

È breve il tempo natalizio.

Breve ma pieno di emozioni e di forza, di provocazione e di inviti alla

conversione, per chi li vuole accogliere.

E con oggi chiudiamo queste due settimane passate ad accogliere l’inaudito

di Dio, a stupirci, come i pastori, che scoprono che Dio viene apposta per gli

sconfitti, a interrogarci come i magi, che sono curiosi davanti alla vita,

a meditare come fa Maria, che tesse la sua vita intorno alla Parola.

Archiviamo il Natale con un’ultima riflessione, densa, immensa, destabilizzante.

Quel Gesù che abbiamo lasciato nella culla, riconosciuto dai magoi, lo ritroviamo

oggi adulto, penitente fra i penitenti, a farsi battezzare nel Giordano da Giovanni

il predicatore.

Come ho già avuto modo di scrivere, mi piacerebbe che la Chiesa, prima di

tornare al tempo ordinario, celebrasse altre due feste; la memoria della fuga

in Egitto, per ricordarci che Dio è stato un clandestino trattato male dai

benpensanti di tutti i tempi e la solennità della quotidianità di Nazareth, per

fermarci alla soglia del mistero di un Dio che per trent’anni costruisce sgabelli.

In attesa di questa improbabile riforma liturgica, accodiamoci alla folla che

scende da Gerusalemme per incontrare il battezzatore, Giovanni profeta.

Non si dilunga nei particolari, Marco, come al suo solito.

Non parla della nascita di Gesù e nemmeno della sua infanzia.

Lo troviamo adulto, Gesù, pronto a farsi battezzare.

Anche Giovanni è descritto con pochi tratti, senza lasciare spazio alle

Illazioni e all’emozione.

Gesù si mette in fila per il battesimo.

Non ne ha bisogno, il suo cuore non è oscurato dalla tenebra, in Lui la presenza

di Dio è assoluta.

Eppure vuole condividere il bisogno intimo dell’uomo di liberazione e di pace.

Non fa finta, Gesù, non accetta vantaggi, in tutto è simile all’uomo.

In tutto eccetto nel peccato che, appunto, è l’anti-umanità.

Questa sua vicinanza all’uomo si manifesterà ancora durante la sua vita pubblica.

Dio non approfitta del suo essere Dio; vuole fare esperienza di umanità, senza trucco.

Dopo avere ricevuto il battesimo Gesù sente il Padre che gli rivela la sua missione,

la sua profonda identità.

Egli è il Figlio amato, di cui Dio si compiace.

Si compiace, Dio, nel vederlo solidale con i peccatori.

Si compiace, nel vederlo farsi discepolo.

Matteo e Luca dicono che tutti sentono la manifestazione di Dio, la teofania.

Marco, invece, ci dice che Gesù solo la sperimenta.

Anche nella nostra vita, a volte, abbiamo bisogno di svolte, di manifestazioni, di

chiavi di lettura, e Dio si rivela se il nostro agire è trasparente, se la nostra vita è retta.

Cristo è nato nella storia, tornerà nella gloria.

Ma come farlo nascere, ora, nei nostri cuori?

Il battesimo rappresenta l’ingresso nella vita nuova in Cristo.

Da sempre, da subito, i cristiani hanno capito che quello era il gesto nuovo da

compiere per siglare la conversione, per suggellare la volontà di cambiamento.

Esisteva già un battesimo, quello del Battista, un gesto di purificazione, di vita,

così come l’acqua lava e purifica, dà vita agli uomini e ai vegetali.

Ma Gesù si battezza nello Spirito Santo e propone ai suoi discepoli di diventare

tali nel battesimo.

Storicamente, lo sappiamo bene, il battesimo è stato amministrato ai bambini.

Non è un abuso della volontà di Cristo; le primitive comunità battezzavano

intere famiglie.

Resta il fatto che siamo stati battezzati quando eravamo inconsapevoli, incapaci

di cogliere la profondità del gesto che i nostri genitori compivano al nostro posto.

Gli anni del catechismo, “recupero” della preparazione battesimale, non sono serviti

a raggiungere la presa di coscienza della grandezza dell’appartenere a Cristo.

Ma adesso che siamo adulti possiamo farlo, possiamo riappropriarci del battesimo.

Col battesimo è stato messo nel nostro cuore il seme della presenza di Dio.

Non una magia, non una rito scaramantico, ma un seme.

Va coltivato, il seme, per poter crescere e per portare frutto.

Il padrino era colui che, nella Chiesa primitiva, aiutava il seme a crescere.

Dio è in noi, inutile cercarlo all’esterno.

Dio è in noi e tutto ciò che ci porta “dentro” ci avvicina a Dio.

Il silenzio, la musica, la natura, l’arte, la letteratura, ci portano “dentro” noi stessi,

ci accompagnano alle soglie del mistero.

Col battesimo siamo diventati cristiani.

Spesso portiamo il nome di un santo.

I santi sono coloro il cui seme del battesimo è diventato un albero frondoso

alla cui ombra ci riposiamo.

Siamo diventati concittadini dei santi e famigliari di Dio.

I santi sono sugli spalti a far tifo per noi, che giochiamo nel campo la partita della vita.

Non siamo soli.

Col battesimo ci è tolto il peccato originale, la fragilità che tutti portiamo nel cuore,

la macchia che ci impedisce di essere liberi.

Cristo ci libera da questa fragilità; diventiamo capaci di amare.

Ecco cosa è successo il giorno del nostro battesimo, anche se non ce ne siamo

accorti, anche se eravamo troppo piccoli.

Ora siamo cresciuti, ora siamo consapevoli.

Come diceva sant’Ireneo; cristiano, diventa ciò che sei.

Ed allora, amici, cerchiamo di ricordare sempre il nostro momento in cui siamo

diventati persone libere; il nostro Battesimo, aiutandoci con la preghiera.

Santa festa del Battesimo del Signore Gesù, Fausto.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

venerdì 8 gennaio 2021

Il Vangelo del Sabato 9 Gennaio 2020

 

Del Tempo di Natale dopo l’Epifania.

Prima lettura dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (4,11-18)

Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri.

Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi

e l'amore di lui è perfetto in noi.

In questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha

donato il suo Spirito.

E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio

come salvatore del mondo.

Chiunque confessa che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio.

E noi abbiamo conosciuto e creduto l'amore che Dio ha in noi.

Dio è amore; chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in lui.

In questo l'amore ha raggiunto tra noi la sua perfezione: che abbiamo fiducia nel

giorno del giudizio, perché come è lui, così siamo anche noi, in questo mondo.

Nell'amore non c'è timore, al contrario l'amore perfetto scaccia il timore, perché

il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell'amore.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Marco (6,45-52) anno dispari.

[Dopo che i cinquemila uomini furono saziati], Gesù subito costrinse i suoi

discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, a Betsàida, finché

non avesse congedato la folla.

Quando li ebbe congedati, andò sul monte a pregare.

Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli, da solo, a terra.

Vedendoli però affaticati nel remare, perché avevano il vento contrario, sul finire

della notte egli andò verso di loro camminando sul mare, e voleva oltrepassarli.

Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: «È un fantasma!», e si misero

a gridare, perché tutti lo avevano visto e ne erano rimasti sconvolti.

Ma egli subito parlò loro e disse: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».

E salì sulla barca con loro e il vento cessò.

E dentro di sé erano fortemente meravigliati, perché non avevano compreso

il fatto dei pani: il loro cuore era indurito.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Non capire la logica del dono, la nuova visione di Dio che Gesù è venuto a portare,

che ci obbliga a passare dall’idea di un Dio “pappa fatta” che ci toglie dai guai,

alla visione di un Dio adulto che ci tratta da adulti e ci chiede collaborazione,

rischia di sprofondare Gesù in una intollerabile evanescenza.

Gesù diventa allora un “fantasma” e le onde delle tempeste che, inevitabilmente,

periodicamente sconquassano la barca della nostra vita, ci danno l’impressione

di non farcela.

Marco, nel Vangelo, collega la mancanza di fiducia degli apostoli esplicitamente 

all’incomprensione della logica della moltiplicazione dei pani.

Se viviamo chiusi in noi stessi, senza dono, senza generosità, difficilmente

riusciremo ad entrare nella logica di Dio che tutto dona, che tutto si dona.

È come se Gesù dicesse; nella tempesta, in piena difficoltà, se vuoi attraversare

il mare non hai che una possibilità, aumenta il dono di te stesso.

Quello di oggi è un Vangelo esigente, amici, come sempre, ma che ci propone

di donare tutto ciò che siamo in maniera intelligente ed equilibrata, lasciando

fare il resto al Signore che amiamo e di cui ci fidiamo, sapendo bene in chi abbiamo

posto la nostra speranza, come direbbe il nostro grande san Paolo.

Fidiamoci amici, e mettiamo la nostra vita nelle mani del Signore,

con l’aiuto della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non ci abbandonare alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

giovedì 7 gennaio 2021

Il Vangelo del Venerdì 8 Gennaio 2021

 

Del Tempo di Natale dopo l’Epifania.

San Massimo di Pavia.

Prima lettura dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (4,7-10)

Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio: chiunque ama

è stato generato da Dio e conosce Dio.

Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.

In questo si è manifestato l'amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il

suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di  lui.

In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato

noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Marco (6,34-44) anno dispari.

In quel tempo, sceso dalla barca, Gesù vide una grande folla, ebbe compassione

di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare

loro molte cose.

Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i discepoli dicendo: «Il luogo

è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne

e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare».

Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare».

Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare

loro da mangiare?».

Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere».

Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci».

E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull'erba verde.

E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta.

Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione,

spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero loro; e divise

i due pesci fra tutti.

Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste

piene e quanto restava dei pesci.

Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La logica del Natale che abbiamo appena celebrato, logica dell’accoglienza del volto

inatteso di Dio, ci spinge a cambiare completamente il nostro modo di vedere la vita.

Fatichiamo a convertire la nostra vita alla luce del Vangelo e corriamo il rischio

di stravolgere anche la più evidente della verità di fede pur di non dover cambiare

la nostra mentalità.

Natale, dicevamo, è Dio che chiede accoglienza, che si fa bimbo, innocuo,

inerme e fragile.

E noi tutti, invece, continuiamo a cercare un Dio potente, muscoloso,

efficiente e miracolistico.

Così i dodici, nel Vangelo di oggi, sperimentano un altro paradosso cristiano;

davanti alla folla affamata Gesù chiede loro di mettere a disposizione il poco

che hanno, invece di aspettarsi una soluzione ai problemi.

Dio vuole salvare il mondo attraverso di noi, con le nostre fragili mani, riempiendo

i nostri fragili cuori della sua consolazione, affinché possiamo consolare coloro che

ci stanno vicini con la consolazione che ci proviene da Dio, come direbbe san Paolo.

Invece di passare il tempo a lamentarci delle cose che non funzionano, delle

ingiustizie che quotidianamente si consumano, delle solitudini che ci sfiorano,

rimbocchiamoci le maniche, mettiamo a disposizione del Signore quel poco

che siamo e la nostra preghiera!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.