sabato 14 settembre 2019

Il Vangelo di Domenica 15 Settembre 2019


Della 24° Domenica del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro dell’Esodo (32,7-11.13-14)
In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Va’, scendi, perché il tuo popolo,
che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto, si è pervertito.
Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato!
Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi, gli
hanno offerto sacrifici e hanno detto: “Ecco il tuo Dio, Israele, colui che ti ha
fatto uscire dalla terra d’Egitto”».
Il Signore disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo popolo: ecco, è un
popolo dalla dura cervice.
Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori.
Di te invece farò una grande nazione».
Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: «Perché, Signore, si accenderà
la tua ira contro il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto con grande
forza e con mano potente?
Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te
stesso e hai detto: “Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo,
e tutta questa terra, di cui ho parlato, la darò ai tuoi discendenti e la possederanno
per sempre”».
Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.
Parola di Dio.
2° Lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo (1,12-17)
Figlio mio, rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore
nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me,
che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento.
Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla
fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede
e alla carità che è in Cristo Gesù.
Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto
nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io.
Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto
in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di
esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna.
Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei
secoli dei secoli. Amen.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (15,1-32) anno C.
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo.
I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori
e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde
una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta,
finché non la trova?
Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama
gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia
pecora, quella che si era perduta”.
Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte,
più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la
lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova?
E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con
me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”.
Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore
che si converte».
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli.
Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio
che mi spetta”.
Ed egli divise tra loro le sue sostanze.
Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per
un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto.
Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed
egli cominciò a trovarsi nel bisogno.
Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che
lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci.
Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno
gli dava nulla.
Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in
abbondanza e io qui muoio di fame!
Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e
davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio.
Trattami come uno dei tuoi salariati”.
Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse
incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.
Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono
più degno di essere chiamato tuo figlio”.
Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo
indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi.
Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché
questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.
E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi.
Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei
servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo.
Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello
grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”.
Egli si indignò, e non voleva entrare.
Suo padre allora uscì a supplicarlo.
Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai
disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far
festa con i miei amici.
Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze
con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”.
Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo;
ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è
tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Fatevi bene i conti in tasca, amici, Gesù pretende di essere più grande della
più grande e intensa gioia che umanamente siamo in grado di provare.
Così, al discepolo che, ascoltando l’immensa sete di infinto che pulsa nel
cuore, e la nostalgia pungente del Tutto, Gesù propone un cammino verso
una scoperta inattesa; il vero volto di Dio.
Tutti abbiamo un’idea di Dio, per credergli o per rifiutarlo.
Tutti abbiamo una spontanea, inconscia, sorgiva idea di Dio, una specie di
religiosità connaturale nel nostro interiore.
Un’idea di Dio in cui credere. O non credere.
Mediamente, però, l’idea di Dio che abbiamo è approssimativa, e neppure
troppo simpatica.
Dio esiste, certo, per carità, è anche potente, ma incomprensibile nelle sue
discutibili scelte, secondo la nostra logica umana.
Quante volte il Vangelo ci mette in crisi?
Io, tante volte amici.
Andiamo, amici, siate onesti; non avete mai pensato di fronte all’idiozia degli
uomini, che voi avreste fatto meglio nel governare il mondo?
Che Dio dovrebbe almeno fermare le guerre?
Proteggere i deboli?
Che quella madre di famiglia divorata dal cancro è una clamorosa stupidaggine divina?
Che, insomma, se Dio c’è perlomeno è pigro o incomprensibile?
Questi sono i miei punti deboli, purtroppo.
Quanta strada l’uomo ha fatto per convertire il proprio cuore!
La storia di Israele è la scoperta del vero volto di Dio, della misericordia,
il cuore stesso di Dio.
Nella splendida pagina dell’Esodo che abbiamo letto, Dio si accorge di essere
stato troppo fiducioso nei confronti di questo popolo di schiavi, e decide di
rinunciare e di ricominciare.
Mosè lo sfida e rifiuta di seguirlo; tra Dio e il popolo, Mosè sceglie il popolo.
E Dio si stupisce a cambia idea.
Già il primo testamento intuisce ed elabora l’inaudito; Dio si confronta con gli
uomini, cambia idea, impara qualcosa dall’esperienza.
(Lo so, sono concetti teologicamente inesatti e fragili, ma che provengono
direttamente dalla Bibbia e rivelano la potenza del Dio di Israele).
Ma, alla fine del percorso di Israele, nonostante tutto, l’uomo-ahimè-ancora
non capisce.
E Dio decide di venire a spiegarsi. Definitivamente.
Luca, dei quattro evangelisti, è quello che maggiormente ha dovuto fare un
balzo dalla propria visione di Dio a quella di Gesù.
Lui, greco di Antiochia, è abituato ad una religiosità legata a dèi capricciosi
e simili in tutto a noi uomini.
Quale tuffo nel cuore deve avere provato quando ha sentito quel tale di Tarso
parlare di Dio in maniera assolutamente innovativa!
Dio, diceva Paolo, è un Padre pieno di ogni tenerezza, lontano anni luce
dalle nostre fobie e dai nostri timori.
Luca ha creduto al Dio di Paolo, ha ricevuto il Battesimo e si è messo
a seguire il Maestro Gesù, l’ebreo.
Poi, dopo molti viaggi, dopo molta gioia, dopo una vita passata a informarsi,
ci restituisce, in tre parabole che sono come tre perle preziose, la sintesi
del volto di Dio.
Il Dio di Gesù, questo ci ha fatto conoscere Luca.
Dio è misericordia dice Luca; Dio è misericordia anticipa il suo maestro Paolo
nella seconda lettura.
La misericordia esprime l’onnipotenza di Dio, l’amore infinito, tenero ed adulto,
carezzevole ed esigente, è il volto di Dio.
Ma allora perché continuiamo a pensare a Dio come a un vigile, un giudice,
un severo preside?
Perché ci ostiniamo a tenerlo ben lontano dalle nostre vite relegandolo nelle
Chiese e nei ritagli di tempo che dedichiamo alla religione?
La nostra triste fede pensa alla vita in Cristo come ad un pegno da pagare
all’onnipotenza di Dio, non come ad un incontro di pienezza e di festa!
Occorre convertirci alla tenerezza di Dio, occorre osare e pensare ciò che
Lui è venuto a testimoniarci.
Le parabole ascoltate gettano una spallata definitiva alla nostra mediocre
visione di Dio per spalancare la nostra fede alla dimensione del cuore di Dio.
Convertirsi significa passare dalla nostra prospettiva a quella inaudita di Dio
e questo significa fare come Lui.
Noi diciamo: “Ti amo perché sei amabile, te lo meriti, perché sei buono”.
Dio dice: “Ti amo con ostinazione e senza scoraggiarmi perché so che il
mio amore ti renderà buono”.
C'è una bella differenza! Vero, amici.
In fondo in fondo costruiamo una vita di fede orientata intorno ai nostri meriti.
Ma, nessuno si merita l'amore di Dio.
Il suo amore è assolutamente gratuito, libero, pieno.
Dio non ci ama perché siamo buoni, ma amandoci senza misura ci rende
buoni, aprendoci alla speranza.
La cura meticolosa con cui il pastore insegue la pecora lontana, è il segno
di questo amore di Dio per chi sperimenta di essersi “perso”.
L'esperienza del peccato, che è questo “perdersi”, diventa occasione per
un incontro più duraturo e autentico con questo Dio che ci perseguita
con il suo amore.
Ben lontano dall’avere una visione poetica o approssimativa del peccato,
Luca sa che l’esperienza di sofferenza interiore che è il peccato, questo
smarrimento, questa lontananza da Dio e da noi stessi, può diventare un
incontro che salva, che ci aiuta a ripartire con maggiore autenticità e coraggio.
La nostra fede non si fonda sulle nostre capacità, sulle nostre devozioni, sui
nostri sforzi, ma sull’ostinazione di Dio che ci cerca.
Prendere coscienza di questo significa aprirsi alla festa, partecipare, come la donna
che ritrova la moneta perduta, alla festa che Dio fa per chi si lascia incontrare.
I giusti, quelli che si sentono a posto, col notes dei meriti completo, non potranno
mai, purtroppo, sperimentare la gioia di essere caricati sulle spalle del Pastore.
Come il figlio maggiore della parabola del Figliol Prodigo “non entrano” in
questa prospettiva, in questa mentalità.
Chiusi nelle loro poche certezze, non possono allargare il cuore nella gioia del Padre.
Quando, finalmente, le nostre comunità capiranno il Vangelo della misericordia e,
con semplicità, lo faranno diventare metro di giudizio del loro agire, la Chiesa
tornerà a diventare faro che illumina il cammino degli uomini.
Diventiamo tutti figlioli prodighi, amici e, il Padre ci abbraccerà, uno per uno.
Che il Dio della misericordia ci aiuti, Santa Domenica Misericordiosa a tutti, Fausto!


venerdì 13 settembre 2019

Il Vangelo del Sabato 14 Settembre 2019


Della 23° settimana del Tempo Ordinario.
Esaltazione della Santa Croce.
1° Lettura dal libro dei Numeri (21,4b-9)
In quei giorni, il popolo non sopportò il viaggio.
Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatto salire dall’Egitto
per farci morire in questo deserto?
Perché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero».
Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano la gente,
e un gran numero d’Israeliti morì.
Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro
il Signore e contro di te; supplica il Signore che allontani da noi questi serpenti».
Mosè pregò per il popolo.
Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque
sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita».
Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l’asta; quando un serpente
aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (3,13-17) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non
colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo.
E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato
il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque
crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo,
ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Avete ragione, scusate.
La festa di oggi titola: “Esaltazione della santa Croce”, come se la croce
fosse da esaltare.
Non c’è nulla di bello nella croce, nulla di esaltante nel dolore, mai.
Ciò che oggi esaltiamo è la testimonianza d’amore che, da quella Croce, Gesù
ha dimostrato verso di noi.
Gesù non ha amato la croce e per quanto fosse dipeso da Lui, ne avrebbe
volentieri fatto a meno.
Ma ad un certo punto, la croce si è rivelata necessaria per manifestare la serietà
delle sue intenzioni, la verità della sua predicazione.
La croce, da allora, è diventata simbolo dell’assoluto dono di sé che Gesù ha
realizzato offrendosi alla sofferenza necessaria.
Cambiando radicalmente il suo significato la croce è diventata così il modo
drammatico che Dio ha avuto di manifestare il suo amore per noi.
Prendere la croce significa allora assumere lo stesso atteggiamento di dono da
parte del discepolo, che così imita Cristo nel suo amore, non nel suo dolore.
Siamo reduci da una improvvida retorica dolorista che ha esaltato la croce senza
capirne il limite e il profondo significato, come se Dio godesse nel farci penare!
La croce, che non è mai inviata da Dio ma viene fuori dalla vita, è opportunità
per tirare fuori il meglio che c’è in noi.
Ribadisco, non è Dio che manda la croce, ma la croce fa parte della nostra
esistenza, per nascere, noi, abbiamo bisogno di una mamma che soffra,
perciò, per capire meglio facciamoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 12 settembre 2019

Il Vangelo del Venerdì 13 Settembre 2019


Della 23° settimana del Tempo Ordinario.
S. Giovanni Crisostomo, vescovo e dottore della Chiesa.
1° Lettura dalla prima lettera di san Paolo a Timòteo (1,1-2.12-14)
Paolo, apostolo di Cristo Gesù per comando di Dio nostro salvatore e di
Cristo Gesù nostra speranza, a Timòteo, vero figlio mio nella fede: grazia,
misericordia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù Signore nostro.
Rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché
mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima ero
un bestemmiatore, un persecutore e un violento.
Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla
fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede
e alla carità che è in Cristo Gesù.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (6,39-42) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco
guidare un altro cieco?
Non cadranno tutti e due in un fosso?
Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà
come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi
della trave che è nel tuo occhio?
Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è
nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita!
Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la
pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Quanto è vero ciò che dice il Signore!
Istintivamente siamo sempre pronti a scusarci, ad essere molto indulgenti con
noi stessi, ad avere mille giustificazioni per attenuare le nostre responsabilità
e molto più severi nel guardare i difetti degli altri, a stigmatizzarli,
amplificarli, evidenziarli.
I nuovi mezzi che abbiamo a disposizione poi, se possibile, hanno esasperato
questa possibilità; spesso protetti dall’anonimato siamo impietosi nell’esprimere
giudizi, quasi sempre temerari e affatto documentati, facciamo diventare l’orribile
vizio del pettegolezzo una quasi-virtù.
No; se discepoli siamo seriamente invitati a ragionare in altro modo, a metterci
dal punto di vista di Dio che vede con misericordia ciascuno di noi, che non si
sofferma sulla miseria (che va riconosciuta e superata), ma sulla possibilità di
conversione che ognuno di noi porta in se stesso.
Coraggio, allora, convertiamoci, facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 11 settembre 2019

Il Vangelo del Giovedì 12 Settembre 2019


Della 23° settimana del Tempo Ordinario.
SS. Nome di Maria.
1° Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossèsi (3,12-17)
Fratelli, scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi di sentimenti di tenerezza,
di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda
e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei
riguardi di un altro.
Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi.
Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto.
E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati
in un solo corpo.
E rendete grazie!
La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza.
Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti
ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori.
E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del
Signore Gesù, rendendo grazie per mezzo di lui a Dio Padre.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (6,27-38) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «A voi che ascoltate, io dico: amate
i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi
maledicono, pregate per coloro che vi trattano male.
A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello,
non rifiutare neanche la tunica.
Da a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro.
Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta?
Anche i peccatori amano quelli che li amano.
E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta?
Anche i peccatori fanno lo stesso.
E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta?
Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto.
Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla,
e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli
è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati;
perdonate e sarete perdonati.
Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà
versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato
a voi in cambio».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Luca riprende e riassume il lungo discorso della montagna che Matteo
riporta per tre capitoli del suo Vangelo.
Ma è il finale che ci lascia sbalorditi; là dove Matteo conclude l’intera sezione
scrivendo, “siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli, Luca
corregge dicendo; siate misericordiosi come è misericordioso il Padre”.
La perfezione del Padre consiste nella misericordia, non in una sterile religiosità
virtuosa e devota priva di ogni emozione e passione.
Dio è la sorgente di ogni misericordia; là dove la nostra miseria si incontra
nel suo cuore.
Da qui dobbiamo ripartire per annunciare con credibilità il Vangelo.
È dalla compassione e dalla misericordia che dobbiamo annunciare il volto di Dio!
Solo toccando il cuore delle persone potremo invitarle alla conversione,
spingerle ad abbracciare l’esigenza logica evangelica.
Solo scoprendo quanto siamo amati possiamo diventare persone nuove.
Tutti siamo amati dal Padre misericordioso, a noi farlo scoprire alle persone
che ci circondano, facendoci aiutare dalla preghiera.  
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

martedì 10 settembre 2019

Il Vangelo del Mercoledì 11 Settembre 2019


Della 23° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossèsi (3,1-11)
Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto
alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.
Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio!
Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con
lui nella gloria.
Fate morire dunque ciò che appartiene alla terra: impurità, immoralità, passioni,
desideri cattivi e quella cupidigia che è idolatria; a motivo di queste cose l’ira di
Dio viene su coloro che gli disobbediscono.
Anche voi un tempo eravate così, quando vivevate in questi vizi.
Ora invece gettate via anche voi tutte queste cose: ira, animosità, cattiveria,
insulti e discorsi osceni, che escono dalla vostra bocca.
Non dite menzogne gli uni agli altri: vi siete svestiti dell’uomo vecchio con le
sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova per una piena conoscenza,
ad immagine di Colui che lo ha creato.
Qui non vi è Greco o Giudeo, circoncisione o in circoncisione, barbaro, Scita,
schiavo, libero, ma Cristo è tutto e in tutti.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (6,20-26) anno dispari.
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Beati voi,
poveri, perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete, perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando
e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del
Figlio dell’uomo.
Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa
è grande nel cielo.
Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi.
Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Luca riprende Matteo e il suo discorso della montagna con la strabiliante
pagina delle beatitudini.
Ma aggiunge qualcosa di suo, scoperto nella sua lunga e meticolosa indagine
sull’origine della fede che egli ha conosciuto attraverso la predicazione di Saulo.
Sintetizza le beatitudini e aggiunge quattro ammonizioni, quattro “guai” che
spaventano, soprattutto nelle pagine del Vangelo della misericordia.
Perché lo fa?
Me lo sono chiesto mille volte!
Perché vivere le beatitudini costa fatica e conversione.
Ha ragione Luca a non fare le cose semplici; è impegnativo vivere le beatitudini
e su tutto rischia di prevalere la logica del mondo, così ben sintetizzata nella
drammatica sintesi che egli ne dà; piacere, ricchezza, potere.
L’orizzonte in cui Luca si situa, però, ci apre alla speranza; le beatitudini
contrapposte alla logica del mondo emergono ancora di più in tutta la loro
strabiliante novità e innovazione!
Facciamo nostre le beatitudini, anche se è difficile seguirle, ma abbiamo la
preghiera che ci può aiutare a seguirle.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 9 settembre 2019

Il Vangelo del Martedì 10 Settembre 2019


Della 23° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossèsi (2,6-15)
Fratelli, come avete accolto Cristo Gesù, il Signore, in lui camminate, radicati
e costruiti su di lui, saldi nella fede come vi è stato insegnato, sovrabbondando
nel rendimento di grazie.
Fate attenzione che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vuoti
raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e
non secondo Cristo.
È in lui che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità, e voi partecipate
della pienezza di lui, che è il capo di ogni Principato e di ogni Potenza.
In lui voi siete stati anche circoncisi non mediante una circoncisione fatta da
mano d’uomo con la spogliazione del corpo di carne, ma con la circoncisione
di Cristo: con lui sepolti nel battesimo, con lui siete anche risorti mediante la
fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti.
Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti a causa delle colpe e
della non circoncisione della vostra carne, perdonandoci tutte le colpe e annullando
il documento scritto contro di noi che, con le prescrizioni, ci era contrario: lo ha
tolto di mezzo inchiodandolo alla croce.
Avendo privato della loro forza i Principati e le Potenze, ne ha fatto pubblico
spettacolo, trionfando su di loro in Cristo.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (6,12-19) anno dispari.
In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte
pregando Dio.
Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali
diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro;
Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo,
Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio
di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante.
C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea,
da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo
ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti
impuri venivano guariti.
Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Prega tutta la notte il Signore prima di scendere e scegliere i dodici.
Quei dodici.
Luca ci indica che la scelta fu preceduta da una notte di preghiera.
E mi sorge un dubbio; forse Gesù non sapeva pregare?
Fatemi capire; il figlio di Dio passa la notte in preghiera, si consulta col
Padre e sul fare del mattino sceglie quei dodici?
Forse avrebbe fatto meglio a lasciar perdere e dormire!
Una preghiera che non ha portato dei grandi frutti, si direbbe!
Così appare al nostro sguardo mondano e meschino; Gesù in realtà, scegliendo
proprio quei dodici intende mostrarci cosa è la Chiesa nel cuore di Dio; una
comunità di uomini e donne diversi in tutto ma uniti dalla passione per il Cristo!
Non ci siamo scelti, ma il Signore ci ha scelti (difatti, non gli ho chiesto di fare
quello che sto facendo, macchè, è stato Lui ad incastrarmi, e ne sono contento),
e i nostri difetti non sono un limite insuperabile per la straordinaria opera di Dio.
Impariamo amici, a diventare Chiesa secondo il cuore di Dio, secondo il progetto
del Maestro Gesù, facendoci aiutare dalla preghiera, come ha fatto Lui.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 8 settembre 2019

Il Vangelo del Lunedì 9 Settembre 2019


Della 23° settimana del Tempo Ordinario.
S. Pietro Claver, sacerdote.
1° Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossèsi (1,24-2,3)
Fratelli, sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a
ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo
corpo che è la Chiesa.
Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio verso
di voi di portare a compimento la parola di Dio, il mistero nascosto da secoli
e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi.
A loro Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo
alle genti: Cristo in voi, speranza della gloria.
È lui infatti che noi annunciamo, ammonendo ogni uomo e istruendo ciascuno
con ogni sapienza, per rendere ogni uomo perfetto in Cristo.
Per questo mi affatico e lotto, con la forza che viene da lui e che agisce in
me con potenza.
Voglio infatti che sappiate quale dura lotta devo sostenere per voi, per quelli
di Laodicèa e per tutti quelli che non mi hanno mai visto di persona, perché
i loro cuori vengano consolati.
E così, intimamente uniti nell’amore, essi siano arricchiti di una piena
intelligenza per conoscere il mistero di Dio, che è Cristo: in lui sono nascosti
tutti i tesori della sapienza e della conoscenza.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (6,6-11) anno dispari.
Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare.
C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata.
Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di
sabato, per trovare di che accusarlo.
Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano
paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!».
Si alzò e si mise in mezzo.
Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del
bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?».
E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!».
Egli lo fece e la sua mano fu guarita.
Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello
che avrebbero potuto fare a Gesù.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Gesù conosce i pensieri di ogni uomo.
Egli dunque sa che i farisei e gli scribi non cercano la verità.
Se lo avessero fatto, prima o poi sarebbero arrivati a Lui.
Ma essi, in realtà, hanno già deciso di non far entrare nel loro cuore il Cristo,
per cui anche di fronte al miracolo essi fremono nei loro animi, e si danno
da fare per trovare il modo di liberarsi di Lui.
Dio ci ha creati liberi, e non forza mai la nostra libertà; questo significa che
possiamo persino chiuderci e rifiutare le proposte d’amore che Egli ci fa.
La libertà è un dono grandissimo che ci fa comprendere la nostra dignità.
Ma è anche un dono terribile, perché possiamo decidere di rifiutare colui
che ci cerca continuamente.
Riflettere su ciò è già grande insegnamento e ci aiuta a fare le scelte giuste
per rafforzare sempre di più il nostro rapporto d’amore con Dio.
Perciò, riflettiamo bene su cosa vogliamo fare; se amare o non amare il
Signore, ma decidiamo in fretta prima che sia troppo tardi, facendoci
aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.