venerdì 21 novembre 2014

Il Vangelo del Sabato 22 Novembre 2014

Dal Vangelo secondo Luca (20,27-40) anno A.
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi - i
quali dicono che non c'è risurrezione - e gli posero
questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto:
"Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma
è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia
una discendenza al proprio fratello".
C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver
preso moglie, morì senza figli.
Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti
e sette morirono senza lasciare figli.
Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla
risurrezione, di chi sarà moglie?
Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono
moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati
degni della vita futura e della risurrezione dai morti,
non prendono né moglie né marito: infatti non possono
più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono
figli della risurrezione, sono figli di Dio.
Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a
proposito del roveto, quando dice: "Il Signore è il Dio
di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe".
Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene».
E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.
Parola del Signore.
Tante volte si viene criticati se diciamo la verità in faccia
alle persone, per la loro condotta perversa, corrotta ed ingiusta.
Ma la vocazione profetica di ogni cristiano non è esente
dalle critiche, dal rifiuto e certe volte persino dalla
persecuzione verbale.
Ma questo non può spaventarci, in quanto ogni capello del
nostro capo è contato e la nostra vita è preziosa agli occhi di Dio.
Ma anche perché Dio, non è il Dio dei morti, ma dei vivi, dice Gesù.
Ancora una diatriba per Gesù, anche Lui non aveva vita facile,
che si trova a fare questione con i sadducei.
Luca pone questo discorso sulla resurrezione poco tempo
prima dell’epilogo drammatico della vicenda di Gesù.
È forse un modo per farci capire come dobbiamo porci
nei confronti del mistero della morte e dell’aldilà?
Non lo so.
Quello che Gesù vuole farci comprendere è che non possiamo
valutare il destino di gloria che ci attende con i criteri piccoli
e limitati di cui dispone la nostra mente e la nostra ragione.
Non è il caso, pertanto, di applicare alle realtà future
interpretazioni che non hanno nulla a che fare con il destino
di felicità che Dio ha promesso di realizzare per noi.
La chiave per comprendere è la fede, che è luce verso la pienezza.
Perciò per avere questa chiave, dobbiamo pregare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo 
così in terra. 
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i 
nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, 
e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto 
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli 
dei secoli. Amen.
Buona giornata.


   

giovedì 20 novembre 2014

Il Vangelo del Venerdì 21 Novembre 2014

Dal Vangelo secondo Luca (19,45-48) anno A.
In quel tempo, Gesù, entrato nel tempio, si mise a
scacciare quelli che vendevano, dicendo loro:
«Sta scritto: "La mia casa sarà casa di preghiera".
Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Ogni giorno insegnava nel tempio.
I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo
morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano
che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle
sue labbra nell'ascoltarlo.
Parola del Signore.
Purtroppo la Parola di Dio non fa sconti per nessuno;
essa va accolta in tutta la sua esigente durezza e non
poche volte ci chiede di ingoiare amarezza.
E questo succede tante volte anche a me.
Eppure, una volta che diventa tutt’uno con la nostra vita,
ecco che man mano ne sperimentiamo la dolcezza e la bellezza.
Niente e nessuno, a quel punto, può sostituirsi a quella luce
interiore che proviene dalla Parola di Dio vissuta ed amata.
In quel momento la nostra vita stessa è una testimonianza
dell’amore di Dio.
E non come succede a Gerusalemme.
Luca, rispetto al racconto degli altri evangelisti, si mostra più
sobrio nel raccontare la reazione violenta di Gesù nei confronti
dei venditori nel Tempio.
Eppure, il significato di quest’azione non è meno forte;
Cristo Signore, sulla scia dei profeti che vennero prima di Lui,
vuole sottolineare con forza e veemenza il vero significato dello
spazio del tempio in ordine alla sua funzione di luogo di culto.
Israele ormai non sa più che cosa significhi rendere un culto
a Dio che sia fatto di interiorità e di adorazione profonda.
Tutto si riduce ad una sterile e legalistica pratica sacrificale esteriore
che non ha nulla a che fare con il vero culto, quello gradito a Dio.
Siamo sicuri che Gesù, entrando nel nostro cuore, non farebbe
altrettanto con noi?
Speriamo di no, ma comunque, perché non avvenga aiutiamoci
con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo 
così in terra. 
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i 
nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, 
e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto 
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli 
dei secoli. Amen.
Buona giornata.



mercoledì 19 novembre 2014

Il Vangelo del Giovedì 20 Novembre 2014

Dal Vangelo secondo Luca (19,41-44) anno A.
In quel tempo, Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme,
alla vista della città pianse su di essa dicendo: «Se avessi
compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta
alla pace!
Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi.
Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno
di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte;
distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno
in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo
in cui sei stata visitata».
Parola del Signore.
La storia dell’uomo con il suo complesso di contraddizioni e
degli eventi, nessuno riesce a comprenderne il senso profondo
e a spiegarlo all’uomo.
Uno solo ha questo potere; è Gesù, l’Agnello immolato, che
per mezzo del suo sacrificio acquista il diritto di aprire il rotolo
della storia e di dare ad essa il suo vero senso.
Non c’è più bisogno di piangere nell’attesa che qualcuno ci
spieghi perché viviamo, e verso dove andremo.
Gesù Cristo ha dato un senso alla nostra storia, anche se a volte
ci sembra ingarbugliata e segue vie di realizzazione che ci
sembrano contorte e tutt’altro che luminose.
Con questa fiducia anche noi possiamo vivere nella gioia
e nella riconoscenza.
L’importante è non fare come Gerusalemme e i suoi
abitanti, dice Gesù.
L’immagine di Gesù che piange su Gerusalemme ci fa riflettere.
Il Signore piange di fronte al rifiuto della città che invece avrebbe
dovuto accogliere la rivelazione di Dio che in Cristo raggiunge
la sua pienezza.
Ma ormai le parole di Gesù lasciano intravedere un destino di
distruzione e di morte.
Il Tempio, segno della presenza di Dio in mezzo al suo popolo,
diverrà un cumulo di pietre e di rovine senza più significato,
in quanto Israele ha perso per sempre la via della vita.
Ci si può chiudere di fronte a Dio ed al suo amore fino a non
vedere più la strada che conduce alla salvezza.
A quel punto, il nemico della nostra salvezza ha campo libero
e non impiega molto tempo a portare nella nostra vita
distruzione e morte.
Perciò, perché questo non avvenga, dobbiamo pregare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo 
così in terra. 
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i 
nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, 
e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto 
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli 
dei secoli. Amen.
Buona giornata.


martedì 18 novembre 2014

Il Vangelo del Mercoledì 19 Novembre 2014

Dal Vangelo secondo Luca (19,11-28) anno A.
In quel tempo, Gesù disse una parabola, perché era
vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno
di Dio dovesse manifestarsi da un momento all'altro.
Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un
paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare.
Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete
d'oro, dicendo: "Fatele fruttare fino al mio ritorno".
Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui
una delegazione a dire: "Non vogliamo che costui venga
a regnare su di noi".
Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare
quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto
ciascuno avesse guadagnato.
Si presentò il primo e disse: "Signore, la tua moneta d'oro ne
ha fruttate dieci".
Gli disse: "Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele
nel poco, ricevi il potere sopra dieci città".
Poi si presentò il secondo e disse: "Signore, la tua moneta d'oro
ne ha fruttate cinque". Anche a questo disse: "Tu pure sarai
a capo di cinque città".
Venne poi anche un altro e disse: "Signore, ecco la tua moneta
d'oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te,
che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in
deposito e mieti quello che non hai seminato".
Gli rispose: "Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio!
Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non
ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché
allora non hai consegnato il mio denaro a una banca?
Al mio ritorno l'avrei riscosso con gli interessi".
Disse poi ai presenti: "Toglietegli la moneta d'oro e datela a colui
che ne ha dieci". Gli risposero: "Signore, ne ha già dieci!".
"Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto
anche quello che ha.
E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re,
conduceteli qui e uccideteli davanti a me"».
Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti
salendo verso Gerusalemme.
Parola del Signore.
Io credo che la storia, il mondo e le vite degli uomini sono
nelle mani premurose e previdenti di Dio, il quale è presente
nel susseguirsi degli eventi anche se, a volte, sembra che
il male e la malvagità abbiano il sopravvento.
Dunque, non dobbiamo spaventarci o imprecare contro Dio,
perché, Egli ci invita a guardare alla storia in cui viviamo con
fiducia ed ottimismo, per il nostro presente ed il nostro futuro.
Per questo motivo la nostra vita deve essere modellata sulla lode
ed il ringraziamento verso Colui che si prende cura di noi.
Come ci fa capire Gesù nei suoi insegnamenti.
Gesù è ormai vicino a Gerusalemme, e lì il suo destino di morte
e di risurrezione sta per compiersi.
Però, i suoi apostoli continuano ad avere un’idea del regno e della
missione di Gesù troppo umana e limitata.
Per questo motivo il Signore racconta una parabola, che in realtà serve
a dare loro la possibilità di comprendere quanto avverrà di lì a poco.
Per Dio si deve essere disposti a rischiare, a dare tutto di sé senza
tenersi niente, perché solo così si può essere sicuri di
guadagnare il centuplo.
Assieme a Gesù non può convivere la paura, il timore ed il
compromesso derivante da meri calcoli umani e da visioni
troppo strette.
Allora, dobbiamo avere il coraggio di ascoltare e mettere in
pratica la sua Parola, anche se ciò ci espone a rischi.
Nella vita per ottenere, bisogna sempre rischiare qualche cosa,
questo lo ha fatto anche Gesù, perché non lo dobbiamo fare
anche noi? Allora, coraggio, aiutiamoci con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo 
così in terra. 
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i 
nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, 
e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto 
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli 
dei secoli. Amen.
Buona giornata.


lunedì 17 novembre 2014

Il Vangelo del Martedì 18 Novembre 2014

Dal Vangelo secondo Luca (19,1-10) anno A.
In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la
stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome
Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere
chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla,
perché era piccolo di statura.
Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un
sicomòro, perché doveva passare di là. 
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse:
«Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua».
Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia.
Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa
di un peccatore!». 
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do
la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno,
restituisco quattro volte tanto». 
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza,
perché anch’egli è figlio di Abramo.
Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò
che era perduto».
Parola del Signore.
La tiepidezza di cui parla Gesù, oggi possiamo definirla, indifferenza.
Oggi, soprattutto nel nostro paese, vi è nei confronti del
Signore e della Chiesa una velata ostilità e diffidenza che si
nasconde sotto l’indifferentismo religioso.
Una religione piuttosto che un’altra che differenza fa?
Commettere determinati peccati e vivere una vita completamente
in balìa di ciò che piace senza considerare le conseguenze morali,
che problema porta?
Di fronte a queste convinzioni, tuona con potenza la voce
di Gesù Cristo.
Egli è disgustato da questo modo di fare.
Almeno noi facciamo in modo di accogliere Gesù quando
viene a visitarci, senza lasciarlo andare via.
Come fece Zaccheo.
Questo personaggio evangelico è davvero simpatico e caratteristico.
Egli, ricco ed invidiato da tutti non esita ad esporsi al pubblico ridicolo
pur di vedere passare Gesù, e con Lui l’occasione della sua vita.
Egli, in un attimo comprende che né i soldi, né il prestigio e
né tantomeno le amicizie potenti possono garantirgli quella
felicità e pienezza di vita che solo il Maestro può dargli.
Dunque, quando Gesù passa, riconosce nel piccolo grande
Zaccheo la vera sete di Dio e di conversione.
Ciò che i benpensanti non comprendono è proprio racchiuso
nelle parole di Gesù.
La salvezza operata da Dio in Cristo è offerta proprio a coloro
che umanamente non hanno più speranza.
Per essi Dio è in grado di aprire nuove vie di salvezza e di redenzione.
Ecco la nostra salvezza, dobbiamo riconoscere il Signore quando viene,
aiutandoci con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo 
così in terra. 
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i 
nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, 
e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto 
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli 
dei secoli. Amen.
Buona giornata.




domenica 16 novembre 2014

Il Vangelo del Lunedì 17 Novembre 2014

Dal Vangelo secondo Luca (18,35-43) anno A.
Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco
era seduto lungo la strada a mendicare.
Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse.
Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!».
Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide,
abbi pietà di me!».
Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano
perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte:
«Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui.
Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che
io faccia per te?».
Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!».
E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista!
La tua fede ti ha salvato».
Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio.
E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.
Parola del Signore.
Una delle cose più difficili da trovare nel cuore
dell’uomo è senza dubbio la costanza e la fede.
Il tempo, le delusioni e le sofferenze, unite ad una
buona dose di superficialità non ci permettono
di restare fedeli anche a quelle promesse che
ritenevamo più sacre ed eterne.
Eppure, Gesù richiama continuamente la Chiesa,
proprio al suo primitivo fervore.
Dunque, il Signore ci dice che, nella misura in cui
restiamo uniti a Lui per mezzo della preghiera e
dei sacramenti, nulla può farci perdere lo slancio iniziale
e la volontà decisa e stabile di essergli fedeli.
Ancora una volta la Scrittura ci invita a rivederci,
per considerare se davvero nel nostro cuore c’è
quet’attenzione per Dio, amato sopra tutto e tutti,
oppure Egli è passato in secondo piano.
E Gesù con questo gesto ci fa capire cosa vuol dire
avere veramente fede.
Quando si ha un problema e si ha davanti a noi
la risoluzione di esso, non c’è rispetto umano che tenga;
siamo in grado di metterci contro il mondo intero
pur di non lasciarci ostacolare nel nostro cammino
verso la cosa o la persona che può darci la soluzione.
Così fu anche per il cieco; a nulla valsero i rimproveri
dei presenti, egli chiama Gesù con il suo titolo di Signore,
e riconosce così nella persona che gli sta davanti
il Figlio di Dio.
Egli se non ha ancora recuperato la vista esteriore,
dimostra in realtà di avere una visione interiore molto
acuta e profonda, che gli viene anzitutto dalla fede.
Impariamo cosa sia la vera preghiera; chiedere a Dio
con i gemiti del proprio cuore, senza aver paura di
toglierci la maschera dell’autosufficienza.
È qui il problema, noi pensiamo sempre di essere bastanti
a noi stessi, non è così, abbiamo sempre bisogno di aiuto,
perciò, per averlo, dobbiamo pregare, sempre!
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo 
così in terra. 
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i 
nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, 
e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto 
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli 
dei secoli. Amen.
Buona giornata.


sabato 15 novembre 2014

Domenica 16 Novembre 2014

Il Vangelo della 33° Domenica del Tempo Ordinario
Dal Vangelo secondo Matteo (25,14-30) anno A.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
"Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio,
chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni.
A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno,
secondo le capacità di ciascuno; poi partì.] 
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a
impiegarli, e ne guadagnò altri cinque.
Così anche quello che ne aveva ricevuti due,
ne guadagnò altri due.
Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare
una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle
regolare i conti con loro.
Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò
altri cinque, dicendo: "Signore, mi hai consegnato cinque talenti;
ecco, ne ho guadagnati altri cinque". "Bene, servo buono e
fedele - gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò
potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone".
Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: "Signore,
mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due".
"Bene, servo buono e fedele - gli disse il suo padrone -, sei stato
fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla
gioia del tuo padrone".
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento
e disse: "Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non
hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono
andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo".
Il padrone gli rispose: "Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto
dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti
dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando,
avrei ritirato il mio con l'interesse.
Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti.
Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a
chi non ha, verrà tolto anche quello che ha.
E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà
pianto e stridore di denti".
Parola del Signore.
Per chi vive nel Signore, non è assolutamente possibile avere
paura o timore riguardo al domani e al presunto pericolo
di guerre, attentati o sciagure varie.
Sia che viviamo, sia che moriamo, noi siamo suoi.
Per cui, chi vive in Dio, cioè si sforza di seguire le orme
di Gesù così come Egli le ha tracciate e le ha spiegate
nel Vangelo, vive nella luce.
Quando si vive nella luce, i fantasmi e le paure che si
nascondono nelle tenebre non possono farci nulla.
Dunque, a noi sta il compito di sforzarci, in ogni modo, per
restare in questa luce che proviene dalla risurrezione del
Signore Gesù; lasciamo ad altri l’illusione di costruire la
vita su certezze effimere, ma diamoci da fare perché la
nostra presenza nel mondo, come figli della luce, dia frutti
abbondanti di vita nuova.
Come ci spiega Gesù in questo brano del Vangelo.
Per capire il senso di questa parabola, dobbiamo notare un fatto;
questa è una delle ultime parabole narrateci da Matteo prima
che inizi il racconto della passione e morte di Gesù.
È un modo per dire a chi legge il Vangelo di porre attenzione
a queste parole; Gesù, che ormai sta per donare la sua vita in
riscatto di tutti, vuole che in sua assenza i discepoli sappiano
produrre frutti degni di Lui per l’edificazione del regno di Dio.
Bisogna fare sul serio, e nessuna esitazione o egoismo può
trovare posto in questa opera.
Per questo anche noi dobbiamo darci da fare perché i dono
che Dio ci ha dato portino frutto; l’importante è rischiare,
in quanto nascondere tutto sotto terra equivale a bloccare
la grazia che  può fruttificare per mezzo delle nostre forze.
Perciò, diamoci da fare senza paura, in nostro aiuto c’è la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo 
così in terra. 
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i 
nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, 
e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto 
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei secoli 
dei secoli. Amen.
Buona giornata.