sabato 7 gennaio 2023

Il Vangelo di Domenica 8 Gennaio 2023

 

Domenica del Battesimo del Signore.

San Massimo di Pavia, vescovo.

Prima Lettura

Ecco il mio servo di cui mi compiaccio.

Dal libro del profeta Isaìa (42,1-4.6-7)

Così dice il Signore: «Ecco il mio servo che

io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio.

Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà

il diritto alle nazioni.

Non griderà né alzerà il tono, non farà udire

in piazza la sua voce, non spezzerà una canna

incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla

fiamma smorta; proclamerà il diritto con verità.

Non verrà meno e non si abbatterà, finché non

avrà stabilito il diritto sulla terra, e le isole

attendono il suo insegnamento.

Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia

e ti ho preso per mano; ti ho formato e ti ho

stabilito come alleanza del popolo e luce

delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai

ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri,

dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre».

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale dal Sal 28 (29)

Ripetiamo. Il Signore benedirà il suo popolo con la pace.

 

Date al Signore, figli di Dio,

date al Signore gloria e potenza.

Date al Signore la gloria del suo nome,

prostratevi al Signore nel suo atrio santo. R.

 

La voce del Signore è sopra le acque,

il Signore sulle grandi acque.

La voce del Signore è forza,

la voce del Signore è potenza. R.

 

Tuona il Dio della gloria,

nel suo tempio tutti dicono: «Gloria!».

Il Signore è seduto sull’oceano del cielo,

il Signore siede re per sempre. R.

 

Seconda Lettura

Dio consacrò in Spirito santo Gesù di Nazaret

Dagli Atti degli Apostoli (10,34-38)

In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «In

verità sto rendendomi conto che Dio non fa

preferenza di persone, ma accoglie chi lo teme e

pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga.

Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli

d’Israele, annunciando la pace per mezzo di

Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti.

Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea,

cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo

predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò

in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret,

il quale passò beneficando e risanando tutti

coloro che stavano sotto il potere del

diavolo, perché Dio era con lui».

Parola di Dio.

 

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Si aprirono i cieli e la voce del Padre disse:

«Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». (Mc 9,6)

Alleluia.

 

Vangelo

Appena battezzato, Gesù vide lo Spirito di Dio venire su di lui.

Dal Vangelo secondo Matteo (3,13-17) anno A.

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al

Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.

Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo:

«Sono io che ho bisogno di essere battezzato

da te, e tu vieni da me?».

Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché

conviene che adempiamo ogni giustizia».

Allora egli lo lasciò fare.

Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua:

ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli

vide lo Spirito di Dio discendere come una

colomba e venire sopra di lui.

Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi

è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il

mio compiacimento».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Tu vieni da me?, si chiede stupito Giovanni il profeta.

Tu vieni da me?, non si capacita il più grande tra

gli uomini, non sa darsi pace.

La sua vita è passata aspettando quel momento e,

ora che è arrivato, non è come se lo aspettava.

Come accade anche a noi; Dio non è mai come

ce lo immaginiamo.

Ha passato la sua infanzia sapendo di essere il

prescelto, gliel’ha raccontato la mamma Elisabetta

e papà Zaccaria, il dubbioso, consapevoli di essere

stati travolti dalla grazia e dall’iniziativa di Dio.

Ha passato la sua giovinezza intera ad imparare,

a meditare, a leggere, a scrutare, a riflettere.

Sceso nel deserto di Giuda, ha imparato ad

attendere il Messia disprezzando l’illegittima

classe sacerdotale, Erode e il rinato Tempio.

Un profeta eroso dal vento, secco e inquietante,

rabbioso e passionale.

È sceso nel deserto per farsi deserto.

Sono venuti da lontano, prima poche decine,

poi un fiume di persone ad aspettarlo, in

silenzio, sulle rive del Giordano.

E quando compare, Giovanni è una furia; urla,

insulta la gente, minaccia la punizione divina.

E tutti tacciono, il capo chino.

Ciò che dice è vero; nessuno merita salvezza,

nessuno merita perdono, nessuno merita Dio.

Non dicono forse le Scritture che il Messia verrà

inviato solo se il popolo si fosse preparato?

Ma il popolo è bue, lontano, superstizioso, distratto.

E Giovanni ne lamenta la tiepidezza; così il

Messia arriverà mai!

E invece.

Tu vieni da me?, si è chiesta Maria guardando

il suo ventre che, giorno dopo giorno, cresceva,

prima lievemente, poi sempre di più.

Tu vieni da me?, si è chiesto il giovane Giuseppe,

nella notte tormentata in cui Dio gli ha rubato la

ragazza e gli ha chiesto, gentilmente, di prendersi

in casa una sposa e un figlio non suoi.

Tu vieni da me?, si sono chiesti i pastori,

i maledetti, svegliandosi di soprassalto storditi

dalla luce di mille angeli.

Tu vieni da me?, si sono chiesti i facoltosi

curiosi d’oriente, uscendo dal palazzo del

folle Erode e seguendo la stella fino a Betlem.

Tu vieni da me?, mi sono chiesto cento, mille

volte, in questa mia luminosa ed inquieta vita,

quando ho visto Dio raggiungere i dimenticati,

saltare gli steccati, sfinirsi nel cercare ogni

perduto, ogni sconfitto, ogni perdente.

Nel cercare me.

Mischiato fra i peccatori, il capo chino, uguale

agli uguali, confuso fra il fango, avanza il

falegname di Nazareth.

Giovanni continua ad immergere le persone

sotto l’acqua per poi farle riemergere, nuove.

Lo vede, infine, e si ferma.

Tu vieni da me?: com’è possibile?

Non è l’uomo a dover cercare Dio?

Non è Israele ad essersi rovinato con le proprie

mani, abbandonando Dio che ora lo aveva

abbandonato all’ostinazione del proprio cuore?

Non è, Dio, il nascosto, l’inconoscibile, il desiderio

segreto e irraggiungibile della ricerca umana?

No, Giovanni, ti sbagli.

Dio è diverso, anche da ciò che ti aspettavi, tu,

il più grande tra i credenti.

È già tutto qui il Vangelo, è già tutto evidente

e palese il volto di Dio, è già detto e mostrato

l’essenziale, è già chiuso il discorso.

Giovanni tentenna, e noi con lui.

I ragionamenti, le distinzioni, la meritocrazia

religiosa, peggio-se possibile-di quella sociale,

le devozioni, tutto è spazzato via da quel gesto

umile e devastante di Dio.

Egli è il totalmente altro, l’assoluto, il realizzato,

la perfezione, la pienezza.

E l’abbandona, per farsi solidale, per venire

incontro, per conoscere, per redimere, per salvare.

Senza condizioni, senza ricatti, senza attese.

Dio ama, perciò si spoglia di sé, perciò avanza

nel fango.

Si apre il cielo.

Isaia aveva profetizzato un cielo chiuso,

inaccessibile agli uomini.

Ora è per sempre spalancato.

Scende una colomba; non il fuoco che brucia

Sodoma e Gomorra, non l’acqua del diluvio

che annega i peccatori.

Ma la mite colomba perché con la dolcezza

Cristo convertirà i nostri cuori.

È il Figlio, colui che viene, perché assomiglia al Padre.

È il prediletto, termine usato per indicare il

sacrificio di Isacco, già si staglia all’orizzonte

la croce, determinazione del folle amore di Dio.

Primo gesto di una lunga serie che in tre anni

porterà il Rabbì a pendere dalla croce, Gesù

svela il volto di un Dio che esce a cercare la

pecora persa, che attende il ritorno del figlio

spendaccione; che si ferma nella casa di Zaccheo,

che banchetta con i peccatori, che non giudica

la peccatrice pubblica, che porge l’altra guancia,

che non spegne il lucignolo fumigante, né spezza

la canna incrinata, che fa festa per ogni peccatore

che si converte, che muore-infine-pronunciando

parole di perdono.

Ecco Dio, amici. Ecco il nostro Dio.

Santa Domenica del Battesimo in Cristo, amici, Fausto.

venerdì 6 gennaio 2023

Il Vangelo del Sabato 7 Gennaio 2023

 

Feria propria del 7 Gennaio dopo l’Epifania.

San Raimondo di Penyafort, sacerdote.

Prima Lettura

Mettete alla prova gli spiriti, per saggiare se provengono da Dio.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (3,22-4,6)

Carissimi, qualunque cosa chiediamo, la riceviamo

da Dio, perché osserviamo i suoi comandamenti

e facciamo quello che gli è gradito.

Questo è il suo comandamento: che crediamo nel

nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli

uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato.

Chi osserva i suoi comandamenti rimane

in Dio e Dio in lui.

In questo conosciamo che egli rimane in noi:

dallo Spirito che ci ha dato.

Carissimi, non prestate fede ad ogni spirito, ma

mettete alla prova gli spiriti, per saggiare se

provengono veramente da Dio, perché molti

falsi profeti sono venuti nel mondo.

In questo potete riconoscere lo Spirito di Dio:

ogni spirito che riconosce Gesù Cristo venuto

nella carne, è da Dio; ogni spirito che non

riconosce Gesù, non è da Dio.

Questo è lo spirito dell'anticristo che, come

avete udito, viene, anzi è già nel mondo.

Voi siete da Dio, figlioli, e avete vinto costoro,

perché colui che è in voi è più grande di colui

che è nel mondo.

Essi sono del mondo, perciò insegnano cose

del mondo e il mondo li ascolta.

Noi siamo da Dio: chi conosce Dio ascolta noi;

chi non è da Dio non ci ascolta.

Da questo noi distinguiamo lo spirito della

verità e lo spirito dell'errore.

Parola di Dio.

Vangelo

Il regno dei cieli è vicino.

Dal Vangelo secondo Matteo (4,12-17.23-25) anno dispari.

In quel tempo, quando Gesù seppe che Giovanni

era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò

Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva

del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali,

perché si compisse ciò che era stato detto per

mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e

terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il

Giordano, Galilea delle genti!

Il popolo che abitava nelle tenebre vide una

grande luce, per quelli che abitavano in regione

e ombra di morte una luce è sorta».

Da allora Gesù cominciò a predicare e a

dire: «Convertitevi, perché il regno dei

cieli è vicino».

Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando

nelle loro sinagoghe, annunciando il Vangelo

del Regno e guarendo ogni sorta di malattie

e di infermità nel popolo.

La sua fama si diffuse per tutta la Siria e

conducevano a lui tutti i malati, tormentati

da varie malattie e dolori, indemoniati,

epilettici e paralitici; ed egli li guarì.

Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla

Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme,

dalla Giudea e da oltre il Giordano.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Le prime parole pubbliche che Gesù pronuncia

nel Vangelo di Matteo sintetizzano il programma

di tutta la sua predicazione e il senso della sua

missione; l’invito pressante alla conversione

e all’accoglienza del Regno di Dio che è vicino.

Matteo accosta l’inizio della missione di Gesù

con una profezia di Isaìa; la luce ha iniziato a

splendere per tutte le genti, per mezzo della

persona e della Parola del Cristo.

Le guarigioni e le liberazioni sono segno di

una grande realtà; è arrivato colui che annuncia

la presenza di Dio in mezzo al suo popolo,

e Dio libera e guarisce con il suo amore.

Il Signore ci chiama alla conversione con

urgenza, perché ha bisogno di noi, perché

vuole fare di noi un segno della sua presenza

in mezzo ai nostri fratelli.

Cosa aspettiamo amici, aiutiamolo, non è

difficile basta renderci disponibili, al resto

ci pensa lo Spirito del Signore e la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

Un'ultima riflessione sul Bambino Gesù, amici, prima di metterlo negli scatoloni.

 

Ecco Dio, mi ripeto nella penombra della Chiesa.

Dove ammiro il bellissimo presepe che rappresenta

la Nascita di Gesù Bambino e, faccio un’ultima

considerazione prima di rimetterlo in soffitta.

Dio non si è ancora stancato di noi, se chiede di nascere.

Resto affascinato e stordito dalla forza

dell’annuncio cristiano.

Dalla pretesa, tutta folle, a pensarci bene, di un

Dio che ci cerca e ci ama al punto da diventare

carne e sangue, sonno e fatica, gioia e sofferenza.

Un Dio che impara a cantare con gli amici, che

gioisce e si stupisce davanti alla primavera

e ai giochi dei bambini.

Che conosce l’amarezza della delusione, dell’uomo

che, giocando male la propria libertà, preferisce

le tenebre alla luce.

Perché questo Dio diventa uomo davvero, sul serio,

non per finta.

Non vuole privilegi, non usa trucchi.

Perché l’amore si mette sempre nei panni dell’altro.

Perché Dio corre un rischio immenso diventando

uno di noi.

Mettendosi al nostro livello, cercando di convincere

l’uomo di quale sia il suo vero volto.

Suo di Dio e suo dell’uomo.

È già tutta nel Natale questa sfida.

Giovanni scrive il suo prologo alla fine del suo

Vangelo, come se fosse un riassunto di tutta la

sua predicazione.

Giovanni dice così: “La luce splende nelle tenebre,

ma le tenebre non l’hanno accolta”.

Chiaro, forte, immediato e devastante.

Non c’è molto da celebrare a Natale,

ma da convertirci e pentirci.

Natale è un dramma; Dio viene e l’uomo non c’è!

Pochi si accorgono, ancora meno lo accolgono;

ecco perché i fratelli orientali osano dire ciò che

noi, pudicamente, omettiamo; nelle loro icone della

natività, il bambino è adagiato in una tomba.

È già il mistero di contraddizione, è già il Crocifisso

questo bambino.

Poche dolcezze e smancerie, pochi sussulti davanti

a questo infante ma scelta, schieramento e riflessione.

Ma c’è un’altra interpretazione del brano, che contiene

una nuova sfumatura.

“La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta”.

Bella storia.

In questa nuova traduzione si sottolinea non il rifiuto

delle tenebre, ma l’ostinazione e la forza della luce.

Dio insite, Dio non si dà per vinto, Dio esagera, alza il

tiro, offre una soluzione, si dona ancora e sempre.

Bello, bellissimo.

Se fossi Dio, mi sarei già stufato da un pezzo

dell’umanità, credetemi.

E invece no, Dio insiste, Dio non cede, Dio vince.

Amica che sei nelle tenebre della depressione;

le tenebre non vincono.

Amico prete travolto dalla fatica dell’apostolato

e dalla solitudine; le tenebre non vincono.

Amici che cercate di portare un minimo di logica

evangelica nella vostra vita quotidiana, passando

per fessi; le tenebre non vincono.

Discepoli che portate la logica della pace e della

dignità umana, nelle discariche del mondo

dimenticate da tutti; le tenebre non vincono.

A chi accoglie la luce Dio dona il potere di

diventare figlio di Dio, scrive Giovanni il mistico.

Perciò, io sono figlio di Dio.

Non importa essere altro.

Né premio Nobel, né grandi star.

Sono già tutto ciò che potrei desiderare.

Solo che corro dietro a mille sogni e a mille

chimere, pur di ricevere compiacimenti

e approvazione.

Ma sono già figlio.

Solo che non lo so; o non lo vivo!

Natale è la presa di coscienza della mia figliolanza,

della mia dignità, del fatto che Dio si racconti

e che sia splendido.

Tutta la nostra vita, consiste nel lasciare che

la luce ci abiti.

Nel non credere, che le tenebre vincano noi e il mondo.

Prego ora, affidando tutti, e tutti non riescono

a stare nella mia povera preghiera.

Penso a chi soffre, questa notte, perché nessun angelo

gli ha ancora detto che Dio nasce proprio per lui.

Prego per i tanti, che ogni giorno, perdono il loro

tempo prezioso e vengono a leggere il Vangelo

sulla mia pagina faceebok, e a come Dio sia

stupefacente nel disegnare nuove strade per

chi si affida a Lui.

Penso al nostro Paese così litigioso, così affaticato

e deluso, che non ha più speranza, che pensa di

essere davvero mediocre come appare, e chiedo

al Signore un regalo; di ricordarci da dove

proveniamo e verso chi andiamo, tutti.

Penso alle persone che vivono nei territori di guerre,

persone che non vedono la speranza di una vita

normale a causa di personaggi come Erode,

avidi e senza scrupoli.

Vedo il Bambino, nella penombra della Chiesa.

E mi dico in che sorta di guaio mi sono messo,

seguendo un Dio che, invece di risolvermi

i problemi, me ne crea bizzeffe.

Che mistero infinito, questo Dio che si sveste

della sua divinità per condividere ciò che siamo.

Noi che viviamo la nostra vita come una pena.

E Dio, invece, che l’ha vissuta come opportunità.

Vorrei stringerlo fra le mie braccia, riempirlo

di baci questo Dio, dire che lo amo, proprio

perché così imprevedibile, perché così

misteriosamente incontrabile e banale.

Ora possiamo metterlo negli scatoloni fino

all’anno prossimo, il presepe, ma Dio

cerchiamo di tenerlo sempre accanto

a noi, nella nostra quotidianità

e nella nostra vita, Fausto.

giovedì 5 gennaio 2023

Il Vangelo del Venerdì 6 Gennaio 2023

 

Epifania del Signore.

Prima Lettura

La gloria del Signore brilla sopra di te.

Dal libro del profeta Isaìa (60,1-6)

Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce,

la gloria del Signore brilla sopra di te.

Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta

avvolge i popoli; ma su di te risplende il Signore,

la sua gloria appare su di te.

Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo

splendore del tuo sorgere.

Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro

si sono radunati, vengono a te.

I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie

sono portate in braccio.

Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà

e si dilaterà il tuo cuore, perché l'abbondanza

del mare si riverserà su di te, verrà a te la

ricchezza delle genti.

Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari

di Màdian e di Efa, tutti verranno da Saba,

portando oro e incenso e proclamando

le glorie del Signore.

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale dal Sal 71 (72)

Ripetiamo. Ti adoreranno, Signore,

tutti i popoli della terra.

O Dio, affida al re il tuo diritto,

al figlio di re la tua giustizia;

egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia

e i tuoi poveri secondo il diritto. R.

 

Nei suoi giorni fiorisca il giusto

e abbondi la pace,

finché non si spenga la luna.

E dòmini da mare a mare,

dal fiume sino ai confini della terra. R.

 

I re di Tarsis e delle isole portino tributi,

i re di Saba e di Seba offrano doni.

Tutti i re si prostrino a lui,

lo servano tutte le genti. R.

 

Perché egli libererà il misero che invoca

e il povero che non trova aiuto.

Abbia pietà del debole e del misero

e salvi la vita dei miseri. R.

 

Seconda Lettura

Ora è stato rivelato che tutte le genti sono

chiamate, in Cristo Gesù, a condividere

la stessa eredità.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (3,2-3a.5-6)

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del

ministero della grazia di Dio, a me affidato a

vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto

conoscere il mistero.

Esso non è stato manifestato agli uomini delle

precedenti generazioni come ora è stato rivelato

ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello

Spirito: che le genti sono chiamate, in Cristo

Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare

lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa

promessa per mezzo del Vangelo.

Parola di Dio.

 

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

 

Abbiamo visto la sua stella in oriente

e siamo venuti per adorare il Signore. (Cf. Mt 2,2)

 

Alleluia.

Vangelo

Siamo venuti dall'oriente per adorare il re.

Dal Vangelo secondo Matteo (2,1-12) anno A.

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del

re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente

a Gerusalemme e dicevano: «Dov'è colui che

è nato, il re dei Giudei?

Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo

venuti ad adorarlo».

All'udire questo, il re Erode restò turbato e con

lui tutta Gerusalemme.

Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del

popolo, si informava da loro sul luogo in cui

doveva nascere il Cristo.

Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché

così è scritto per mezzo del profeta: "E tu,

Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero

l'ultima delle città principali di Giuda: da te

infatti uscirà un capo che sarà il pastore del

mio popolo, Israele"».

Allora Erode, chiamati segretamente i Magi,

si fece dire da loro con esattezza il tempo in

cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme

dicendo: «Andate e informatevi accuratamente

sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo

sapere, perché anch'io venga ad adorarlo».

Udito il re, essi partirono.

Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare,

li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il

luogo dove si trovava il bambino.

Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima.

Entrati nella casa, videro il bambino con Maria

sua madre, si prostrarono e lo adorarono.

Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono

oro, incenso e mirra.

Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per

un'altra strada fecero ritorno al loro paese.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La benedizione che Dio ci rivolge, il sorriso di Dio

che siamo chiamati a sperimentare, a vedere nelle

nostre fragili vite, li possiamo cogliere solo quando

abbiamo il coraggio di fare come Maria, di

ritagliarci uno spazio di silenzio e di interiorità

nelle nostre vite.

Allora tutto diventa possibile.

Il Dio diventato uomo, il Dio fatto sguardo e sorriso,

il Dio accessibile e presente, si lascia incontrare,

si lascia stringere fra le braccia.

Tutto, allora, cambia.

Possiamo anche tornare a fare il nostro schifoso

lavoro di pastore, disprezzato da tutti, perché il

nostro sguardo è cambiato.

E vediamo angeli che salgono e scendono

sulle nostre vite.

E gloria augurata agli uomini che orientano la

loro volontà alla pace.

Gloria luminosa che illumina la notte.

E che diventa stella nel cielo.

Stella che orienta, stella che guida, stella che conduce.

Ma solo per chi sa alzare lo sguardo.

Come hanno fatto quegli strani personaggi, i magoi.

Con pudicizia abbiamo tradotto questo termine,

nelle nostre bibbie, con magi.

Ma sarebbe più corretto tradurre con maghi.

Non quelli che ti predicono il futuro e che fanno

gli oroscopi, per carità.

Ma quelli orientati ad una comprensione maggiore,

quelli che non si fermano all’apparenza, senza

per questo diventare dei creduloni che corrono

dietro agli esoterismi da quattro soldi.

Hanno alzato lo sguardo, hanno osato andare oltre.

Hanno acceso il desiderio.

Desiderio, un termine che ha a che fare, di nuovo,

con le stelle, con il cielo.

Hanno seguito la loro intuizione, hanno fatto

una scommessa.

Sono ricchi, possono permettersi di affrontare un

lungo viaggio per verificare una loro teoria.

Sono costanti, perché la verità la si trova solo dopo

un lungo cammino fatto di deserti e di steppe.

E sono arrivati.

Non c’è più una stella ad attenderli.

Ma una corte, un re sanguinario, dei preti arroganti

e presuntuosi, la gente di Gerusalemme incuriosita

dal corteo di cammelli e cavalli.

Dalle stelle agli uomini.

Questi, piccini, goffi, contradittori e che, pure,

sanno dare indicazioni.

La reazione scomposta e intimorita di Erode, che

di eredi al trono ne ha fatti uccidere tre, tutti suoi

figli, dice che ci hanno visto giusto.

L’indicazione degli scribi e dei sacerdoti, immobili

custodi della Parola che tengono nei cassetti, ha

svelato loro il luogo dove è nato il re Messia.

Lo stupore della folla dice una cosa quanto mai

vera; non hanno bisogno di un Messia.

Anzi, in questo momento è un immenso intralcio;

c’è il tempio, perché mai dovrebbe venire un Messia?

Segni claudicanti, come lo siamo noi, come lo sono

i cristiani, come lo è la Chiesa.

E che pure indicano.

Ripartono, smarriti e fiduciosi.

Nella città di Davide. Betlemme.

Nessun re li attende. Solo una coppia.

Una giovane popolana stringe fra le braccia un neonato.

Simile a tutti i neonati.

Eppure è quello il mistero.

Quella la rivelazione.

Dio è nascosto fra le piccole cose, fra gli sguardi

di chi abbiamo accanto.

Il cielo è mischiato con la terra, con la nostra

terra, questa contraddittoria e piena di sassi.

Allora cedono, i magi. E capiscono.

Offrono all’infante dei regali improbabili (ci sarà

dietro la forzatura teologica di Matteo?), pieni di

verità e di stupore; l’oro per chi riconosce nel

bambino il re; l’incenso per chi riconosce nel

bambino la presenza di Dio; la mirra, unguento

usato per pulire i cadaveri, che chi già vede in

questo bambino il crocefisso, il segno di

contraddizione che ci costringe a scegliere.

Mai come in questi tempi siamo chiamati a

metterci in strada, a seguire il desiderio di

pienezza che ci abita, l’arsura di felicità

che ci tormenta.

Il desiderio muove il cuore degli uomini.

Oggi è la festa del desiderio che non si arrende,

la festa che vede protagonisti alcuni cercatori che

passano il proprio tempo a scoprire nuove

teorie e a verificarle.

Oggi è la festa dell’essenza dell’essere umano

che, in fondo, spogliato di ogni condizionamento,

si riscopre, semplicemente, un cercatore.

Questo siamo, questo sono. Cercatori.

Si conclude questo tempo di Natale.

Con l’invito a lasciare le nostre presunte certezze,

anche nella fede, per osare, per seguire le tante

stelle che Dio mette sul nostro cammino.

Stelle che a volte scompaiono, sostituite dalle

indicazioni di uomini claudicanti, peccatori, vili,

violenti ma che, senza nemmeno saperlo,

realizzano il loro compito di essere dei segnali.

Siamo ciò che desideriamo.

Siamo se abbiamo il coraggio, ogni anno, ogni

istante, di essere dei viandanti.

Non dei vagabondi che vivono alla giornata

(e possiamo esserlo anche se abitiamo comodi

appartamenti riscaldati) ma viandanti che cercano,

che anelano, che scommettono.

Buon cammino amici.

Buona vita cercatori e buona Festa dell’Epifania, Fausto.