venerdì 17 giugno 2022

Il Vangelo del Sabato 18 Giugno 2022

 

Della 11° settimana del Tempo Ordinario.

San Gregorio Giovanni Barbarigo, vescovo.

Prima lettura.

Avete ucciso Zaccarìa tra il santuario e l'altare.

Dal secondo libro delle Cronache (24,17-25).

Dopo la morte di Ioiadà, i comandanti di Giuda andarono a prostrarsi davanti

al re, che allora diede loro ascolto.

Costoro trascurarono il tempio del Signore, Dio dei loro padri, per venerare

i pali sacri e gli idoli.

Per questa loro colpa l'ira di Dio fu su Giuda e su Gerusalemme.

Il Signore mandò loro profeti perché li facessero ritornare a lui.

Questi testimoniavano contro di loro, ma non furono ascoltati.

Allora lo spirito di Dio investì Zaccarìa, figlio del sacerdote Ioiadà, che si alzò in

mezzo al popolo e disse: «Dice Dio: "Perché trasgredite i comandi del Signore?

Per questo non avete successo; poiché avete abbandonato il Signore, anch'egli

vi abbandona"».

Ma congiurarono contro di lui e per ordine del re lo lapidarono nel cortile del

tempio del Signore.

Il re Ioas non si ricordò del favore fattogli da Ioiadà, padre di Zaccarìa, ma ne

uccise il figlio, che morendo disse: «Il Signore veda e ne chieda conto!».

All'inizio dell'anno successivo salì contro Ioas l'esercito degli Aramei.

Essi vennero in Giuda e a Gerusalemme, sterminarono fra il popolo tutti i

comandanti e inviarono l'intero bottino al re di Damasco.

L'esercito degli Aramei era venuto con pochi uomini, ma il Signore mise nelle

loro mani un grande esercito, perché essi avevano abbandonato il Signore,

Dio dei loro padri.

Essi fecero giustizia di Ioas.

Quando furono partiti, lasciandolo gravemente malato, i suoi ministri

ordirono una congiura contro di lui, perché aveva versato il sangue del

figlio del sacerdote Ioiadà, e lo uccisero nel suo letto.

Così egli morì e lo seppellirono nella Città di Davide, ma non nei sepolcri dei re.

Parola di Dio.

Vangelo.

Non preoccupatevi del domani.

Vangelo secondo Matteo (6,24-34) anno pari.

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Nessuno può servire due padroni,

perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro.

Non potete servire Dio e la ricchezza.

Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete

o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse

più del cibo e il corpo più del vestito?

Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei

granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro?

E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?

E per il vestito, perché vi preoccupate?

Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano.

Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come

uno di loro.

Ora, se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani si getta nel

forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?

Non preoccupatevi dunque dicendo: "Che cosa mangeremo?

Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?".

Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani.

Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.

Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste

cose vi saranno date in aggiunta.

Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà

di se stesso.

A ciascun giorno basta la sua pena».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Se leggessimo più spesso questo brano, probabilmente avremmo meno bisogno

di ricorrere ad ansiolitici e tranquillanti.

Quello che Gesù ci comunica qui, è una grande serenità e pace.

Esse, paradossalmente, derivano dalla comprensione del fatto che nelle nostre mani

non c’è nessun potere, tanto meno quello di allungare la nostra vita di un solo istante.

Proprio questa consapevolezza d’impotenza ci fa alzare gli occhi al cielo e ci fa

prendere coscienza del fatto che Dio si prende cura di noi persino nelle cose più

pratiche e quotidiane.

Allora, il nostro unico impegno, deve essere quello di ricercare il regno di Dio

e la sua giustizia; per il resto, c’è chi pensa a noi.

Se abbiamo ancora paura del futuro e di quanto potrebbe accaderci, significa

che dobbiamo ancora crescere nella fiducia provvidente di Dio, ma per questo

possiamo farci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 16 giugno 2022

Il Vangelo del Venerdì 17 Giugno 2022

 

Della 11° settimana del Tempo Ordinario.

San Ranieri di Pisa, Eremita.

Prima lettura.

Unsero Ioas e acclamarono: «Viva il re!».

Dal secondo libro dei Re (11,1-4.9-18.20).

In quei giorni, Atalìa, madre di Acazìa, visto che era morto suo figlio, si accinse

a sterminare tutta la discendenza regale.

Ma Ioseba, figlia del re Ioram e sorella di Acazìa, prese Ioas, figlio di Acazìa,

sottraendolo ai figli del re destinati alla morte, e lo portò assieme alla sua nutrice

nella camera dei letti; lo nascose così ad Atalìa ed egli non fu messo a morte.

Rimase nascosto presso di lei nel tempio del Signore per sei anni; intanto

Atalìa regnava sul paese.

Il settimo anno Ioiadà mandò a chiamare i comandanti delle centinaia dei Carii

e delle guardie e li fece venire presso di sé nel tempio del Signore.

Egli concluse con loro un'alleanza, facendoli giurare nel tempio del Signore;

quindi mostrò loro il figlio del re.

I comandanti delle centinaia fecero quanto aveva disposto il sacerdote Ioiadà.

Ognuno prese i suoi uomini, quelli che entravano in servizio il sabato e quelli

che smontavano il sabato, e andarono dal sacerdote Ioiadà.

Il sacerdote consegnò ai comandanti di centinaia lance e scudi, già appartenenti

al re Davide, che erano nel tempio del Signore.

Le guardie, ognuno con l'arma in pugno, si disposero dall'angolo destro del tempio

fino all'angolo sinistro, lungo l'altare e l'edificio, in modo da circondare il re.

Allora Ioiadà fece uscire il figlio del re e gli consegnò il diadema e il mandato;

lo proclamarono re e lo unsero.

Gli astanti batterono le mani e acclamarono: «Viva il re!».

Quando sentì il clamore delle guardie e del popolo, Atalìa si presentò al

popolo nel tempio del Signore.

Guardò, ed ecco che il re stava presso la colonna secondo l'usanza, i comandanti

e i trombettieri erano presso il re, mentre tutto il popolo della terra era in festa

e suonava le trombe.

Atalìa si stracciò le vesti e gridò: «Congiura, congiura!».

Il sacerdote Ioiadà ordinò ai comandanti delle centinaia, preposti all'esercito:

«Conducetela fuori in mezzo alle file e chiunque la segue venga ucciso di spada».

Il sacerdote infatti aveva detto: «Non sia uccisa nel tempio del Signore».

Le misero addosso le mani ed essa raggiunse la reggia attraverso l'ingresso dei

Cavalli e là fu uccisa.

Ioiadà concluse un'alleanza fra il Signore, il re e il popolo, affinché fosse il

popolo del Signore, e così pure fra il re e il popolo.

Tutto il popolo della terra entrò nel tempio di Baal e lo demolì, ne fece a pezzi

completamente gli altari e le immagini e ammazzò Mattàn, sacerdote di Baal,

davanti agli altari.

Il sacerdote Ioiadà mise sorveglianti al tempio del Signore.

Tutto il popolo della terra era in festa e la città rimase tranquilla: Atalìa era stata

uccisa con la spada nella reggia.

Parola di Dio.

Vangelo.

Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.

Dal Vangelo secondo Matteo (6,19-23) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non accumulate per voi tesori

sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano;

accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano

e dove ladri non scassìnano e non rubano.

Perché, dov'è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.

La lampada del corpo è l'occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto

il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo

sarà tenebroso.

Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

L’uomo per sua natura è sempre portato a pensare al proprio futuro e cerca di

organizzarsi in modo tale da non ridursi alla povertà o alla mancanza di tutto.

Gesù, che conosce bene il cuore dell’uomo, ci ricorda che questa tendenza

deve essere utilizzata soprattutto per accumulare i veri tesori, quelli che

durano per sempre e che sono i soli a poter assicurare un futuro felice davvero.

Questi beni preziosi non hanno bisogno di banche per essere custoditi, ma solo

di coscienze rette, capaci di produrli e di conservarli; sono le buone opere.

Ogni istante di vita che ci viene donato ha un valore enorme, perché può essere

riempito dall’amore.

Non perdiamo tempo ad accumulare tesori che non possiamo avere per sempre

con noi, ma sfruttiamo ogni situazione per mettere da parte, con gesti d’amore,

una ricchezza che ci seguirà per sempre.

Sicuramente è difficile capire tutto ciò, perciò, se vogliamo riuscirci, solo la

preghiera può aiutarci.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 15 giugno 2022

Il Vangelo del Giovedì 16 Giugno 2022

 

Della 11° settimana del Tempo Ordinario.

Santi Quirico e Giulitta, Martiri.

Prima lettura.

Elìa fu assunto in un turbine di fuoco ed Elisèo fu ripieno del suo spirito.

Dal libro dei Siracide (48,1-15).

Sorse Elìa profeta, come un fuoco; la sua parola bruciava come fiaccola.

Egli fece venire su di loro la carestia e con zelo li ridusse a pochi.

Per la parola del Signore chiuse il cielo e così fece scendere per tre volte il fuoco.

Come ti rendesti glorioso, Elìa, con i tuoi prodigi!

E chi può vantarsi di esserti uguale?

Tu hai fatto sorgere un defunto dalla morte e dagl'inferi, per la parola

dell'Altissimo; tu hai fatto precipitare re nella perdizione e uomini gloriosi

dal loro letto e hai annientato il loro potere.

Tu sul Sinai hai ascoltato parole di rimprovero, sull'Oreb sentenze di condanna.

Hai unto re per la vendetta e profeti come tuoi successori.

Tu sei stato assunto in un turbine di fuoco, su un carro di cavalli di fuoco; tu sei

stato designato a rimproverare i tempi futuri, per placare l'ira prima che divampi,

per ricondurre il cuore del padre verso il figlio e ristabilire le tribù di Giacobbe.

Beati coloro che ti hanno visto e si sono addormentati nell'amore, perché è certo

che anche noi vivremo ma dopo la morte la nostra fama non perdurerà.

Appena Elìa fu avvolto dal turbine, Elisèo fu ripieno del suo spirito; nei suoi

giorni non tremò davanti a nessun principe e nessuno riuscì a dominarlo.

Nulla fu troppo grande per lui, e nel sepolcro il suo corpo profetizzò.

Nella sua vita compì prodigi, e dopo la morte meravigliose furono le sue opere.

Parola di Dio.

Vangelo.

Voi dunque pregate così.

Dal Vangelo secondo Matteo (6,7-15) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole

come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole.

Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete

bisogno prima ancora che gliele chiediate.

Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo

nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma

liberaci dal male.

Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli

perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre

vostro perdonerà le vostre colpe».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Ogni uomo comprende (o dovrebbe comprendere) nell’intimo del suo cuore,

l’importanza della preghiera e, seppure in modi talvolta molto diversi,

tutti preghiamo.

Ma c’è modo e modo di pregare.

Gesù insegna ai suoi discepoli una maniera di pregare sicura, che certamente

trova il favore di Dio.

A Lui piace la semplicità e la confidenza dei figli, più che tante parole più

o meno con mille richieste, che finiscono col diventare noiose e vuote.

L’essenziale di ciò che un cristiano deve chiedere a Dio, dunque, è contenuto

nella preghiera del Padre nostro.

In essa noi chiediamo, tra le altre cose, che sia fatta la volontà di Dio soprattutto.

In questo modo, noi lasciamo campo libero, perchè possa disporre della

nostra vita e dei nostri desideri, per la sua maggior gloria.

Questa nostra fiducia nei suoi confronti, è per Lui fonte di gioia.

Ecco perché ogni giorno, alla fine del mio commenti sul Vangelo,

vi chiedo di pregare.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

martedì 14 giugno 2022

Il Vangelo del Mercoledì 15 Giugno 2022

 

Della 11° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Germana Cousin, Vergine.

Prima lettura.

Apparve un carro di fuoco ed Elìa salì verso il cielo.

Dal secondo libro dei Re (2,1.6-14).

In quei giorni, quando il Signore stava per far salire al cielo in un turbine

Elìa, questi partì da Gàlgala con Elisèo.

[Giunti a Gerico,] Elìa disse ad Elisèo: «Rimani qui, perché il Signore mi

manda al Giordano».

Egli rispose: «Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò».

E procedettero insieme.

Cinquanta uomini, tra i figli dei profeti, li seguirono e si fermarono di fronte,

a distanza; loro due si fermarono al Giordano.

Elìa prese il suo mantello, l'arrotolò e percosse le acque, che si divisero di

qua e di là; loro due passarono sull'asciutto.

Appena furono passati, Elìa disse a Elisèo: «Domanda che cosa io debba

fare per te, prima che sia portato via da te».

Elisèo rispose: «Due terzi del tuo spirito siano in me».

Egli soggiunse: «Tu pretendi una cosa difficile!

Sia per te così, se mi vedrai quando sarò portato via da te; altrimenti non avverrà».

Mentre continuavano a camminare conversando, ecco un carro di fuoco

e cavalli di fuoco si interposero fra loro due.

Elìa salì nel turbine verso il cielo.

Elisèo guardava e gridava: «Padre mio, padre mio, carro d'Israele e suoi destrieri!».

E non lo vide più.

Allora afferrò le proprie vesti e le lacerò in due pezzi.

Quindi raccolse il mantello, che era caduto a Elìa, e tornò indietro,

fermandosi sulla riva del Giordano.

Prese il mantello, che era caduto a Elìa, e percosse le acque,

dicendo: «Dov'è il Signore, Dio di Elìa?».

Quando anch'egli ebbe percosso le acque, queste si divisero di qua

e di là, ed Elisèo le attraversò.

Parola di Dio.

Vangelo.

Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

Dal Vangelo secondo Matteo (6,1-6.16-18) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la

vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti

non c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.

Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come

fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente.

In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.

Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua

destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel

segreto, ti ricompenserà.

E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli

angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente.

In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.

Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre

tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono

un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano.

In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.

Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente

non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo,

che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Quando facciamo qualcosa, dobbiamo decidere anzitutto per quale motivo

vogliamo farla.

Se anche gli atti più sacri sono compiuti semplicemente per metterci in mostra

e far vedere agli altri la nostra devozione, allora abbiamo già ricevuto il

nostro compenso.

Dio non è affatto in debito con noi e non deve darci nessun premio.

Se, invece, ci interessa essere accolti e benvoluti al suo cospetto, dobbiamo

assumere uno stile assolutamente tipico di tutti gli amici di Dio; il nascondimento.

Egli vede nel segreto del nostro cuore e premierà le nostre intenzioni.

Anche se è difficile essere indifferenti ai complimenti e all’apprezzamento

delle persone, dobbiamo ricordare che questi sono ben poca cosa, rispetto alla

ricompensa che Dio ci può dare.

I santi ci insegnano proprio questo stile di nascondimento e di umiltà;

il Signore farà il resto e ci innalzerà alle vette della santità, per questo

dobbiamo continuamente aiutarci con la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 13 giugno 2022

Il Vangelo del Martedì 14 Giugno 2022

 

Della 11° settimana del Tempo Ordinario.

Sant' Eliseo, Profeta.

Prima lettura.

Hai fatto peccare Israele.

Dal primo libri dei Re (21,17-29)

[Dopo che Nabot fu lapidato,] la parola del Signore fu rivolta a Elìa il Tisbìta:

«Su, scendi incontro ad Acab, re d'Israele, che abita a Samarìa; ecco, è nella

vigna di Nabot, ove è sceso a prenderne possesso.

Poi parlerai a lui dicendo: "Così dice il Signore: Hai assassinato e ora usurpi!".

Gli dirai anche: "Così dice il Signore: Nel luogo ove lambirono il sangue

di Nabot, i cani lambiranno anche il tuo sangue"».

Acab disse a Elìa: «Mi hai dunque trovato, o mio nemico?».

Quello soggiunse: «Ti ho trovato, perché ti sei venduto per fare ciò che

è male agli occhi del Signore.

Ecco, io farò venire su di te una sciagura e ti spazzerò via.

Sterminerò ad Acab ogni maschio, schiavo o libero in Israele. Renderò la tua

casa come la casa di Geroboàmo, figlio di Nebat, e come la casa di Baasà,

figlio di Achìa, perché tu mi hai irritato e hai fatto peccare Israele.

Anche riguardo a Gezabèle parla il Signore, dicendo: "I cani divoreranno

Gezabèle nel campo di Izreèl".

Quanti della famiglia di Acab moriranno in città, li divoreranno i cani;

quanti moriranno in campagna, li divoreranno gli uccelli del cielo».

In realtà nessuno si è mai venduto per fare il male agli occhi del Signore

come Acab, perché sua moglie Gezabèle l'aveva istigato.

Commise molti abomini, seguendo gli idoli, come avevano fatto gli Amorrei,

che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti.

Quando sentì tali parole, Acab si stracciò le vesti, indossò un sacco sul suo

corpo e digiunò; si coricava con il sacco e camminava a testa bassa.

La parola del Signore fu rivolta a Elìa, il Tisbìta: «Hai visto come Acab

si è umiliato davanti a me?

Poiché si è umiliato davanti a me, non farò venire la sciagura durante la sua

vita; farò venire la sciagura sulla sua casa durante la vita di suo figlio».

Parola di Dio.

Vangelo.

Amate i vostri nemici.

Dal Vangelo secondo Matteo (5,43-48) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu

detto: "Amerai il tuo prossimo" e odierai il tuo nemico.

Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano,

affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole

sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.

Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete?

Non fanno così anche i pubblicani?

E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario?

Non fanno così anche i pagani?

Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Ecco svelato, in questa pagina evangelica, il perché delle richieste così

esigenti che Gesù rivolge ai discepoli; il riferimento al Padre celeste.

Quando, infatti, ci sembra di aver fatto il nostro dovere nella carità e nella

giustizia, oggettivamente non abbiamo fatto né meglio né di più do coloro

che fanno le stesse cose per altri motivi.

Se, ad esempio, il Signore ci chiede di essere sobri e poveri, cosa facciamo

di più di coloro che la povertà devono subirla per una serie di situazioni

indipendenti dalla loro volontà?

La differenza sta appunto nelle motivazioni; non è la stessa cosa subire

o scegliere determinate situazioni.

Il Padre celeste, che è perfetto, ci chiede di compiere liberamente queste

scelte perché possiamo, attraverso di esse, giungere anche noi alla sua

stessa perfezione, facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.