mercoledì 25 maggio 2022

Il Vangelo del Giovedì 26 Maggio 2022

 

Della 6° settimana del Tempo Ordinario.

San Filippo Neri, presbitero.

Prima Lettura

Paolo si stabilì in casa loro e lavorava, e discuteva nella sinagoga.

Dagli Atti degli Apostoli (18,1-8)

In quei giorni, Paolo lasciò Atene e si recò a Corìnto.

Qui trovò un Giudeo di nome Aquila, nativo del Ponto, arrivato poco prima

dall'Italia, con la moglie Priscilla, in seguito all'ordine di Claudio che

allontanava da Roma tutti i Giudei.

Paolo si recò da loro e, poiché erano del medesimo mestiere, si stabilì

in casa loro e lavorava.

Di mestiere, infatti, erano fabbricanti di tende.

Ogni sabato poi discuteva nella sinagoga e cercava di persuadere Giudei e Greci.

Quando Sila e Timòteo giunsero dalla Macedònia, Paolo cominciò a dedicarsi

tutto alla Parola, testimoniando davanti ai Giudei che Gesù è il Cristo.

Ma, poiché essi si opponevano e lanciavano ingiurie, egli, scuotendosi le vesti,

disse: «Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io sono innocente.

D'ora in poi me ne andrò dai pagani».

Se ne andò di là ed entrò nella casa di un tale, di nome Tizio Giusto, uno che

venerava Dio, la cui abitazione era accanto alla sinagoga.

Crispo, capo della sinagoga, credette nel Signore insieme a tutta la sua famiglia;

e molti dei Corìnzi, ascoltando Paolo, credevano e si facevano battezzare.

Parola di Dio.

Vangelo

Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.

Dal Vangelo secondo Giovanni (16,16-20) anno pari.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Un poco e non mi vedrete più;

un poco ancora e mi vedrete».

Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos'è questo che ci

dice: "Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete", e: "Io me

ne vado al Padre"?».

Dicevano perciò: «Che cos'è questo "un poco", di cui parla?

Non comprendiamo quello che vuol dire».

Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché

ho detto: "Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete"?

In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà.

Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Le lacrime degli Apostoli saranno davvero amare per due motivi; da un lato il

Maestro, da lì a poche ore, verrà loro tolto in maniera brutale e violenta.

Ma dall’altro, essi piangeranno perché in quel momento nessuno di loro gli starà

vicino; la sofferenza e la croce, svelerà tutta la paura e la vigliaccheria che vive

nel loro cuore e nel nostro.

Ma Gesù non si sofferma su questo; Egli dice loro semplicemente che quelle

lacrime si trasformeranno in gioia.

Tale gioia sarà tale che nessuno potrà sottrargliela; questa è la promessa del Salvatore.

Chi ci dice che le nostre esperienze fallimentari siano da dimenticare?

Quante volte, invece, esse sono state preludio di nuove situazioni positive

e di strade nuove da percorrere?

Il Maestro, vuole insegnarci che a volte le lacrime, servono proprio per

purificare gli occhi e vedere meglio dove andare.

Ma assieme alle lacrime, amici, vi consiglio di metterci anche la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

martedì 24 maggio 2022

Il Vangelo del Mercoledì 25 Maggio 2022

 

Della 6° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Maria Maddalena de' Pazzi, vergine.

Prima Lettura

Colui che, senza conoscerlo, voi adorate, io ve lo annuncio.

Dagli Atti degli Apostoli (17,15-22-18,1)

In quei giorni, quelli che accompagnavano Paolo lo condussero fino ad Atene

e ripartirono con l'ordine, per Sila e Timòteo, di raggiungerlo al più presto.

Paolo, in piedi in mezzo all'Areòpago, disse: «Ateniesi, vedo che, in tutto,

siete molto religiosi.

Passando infatti e osservando i vostri monumenti sacri, ho trovato anche

un altare con l'iscrizione: "A un Dio ignoto".

Ebbene, colui che, senza conoscerlo, voi adorate, io ve lo annuncio.

Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è Signore del cielo

e della terra, non abita in templi costruiti da mani d'uomo né dalle mani

dell'uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa: è lui

che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa.

Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su

tutta la faccia della terra.

Per essi ha stabilito l'ordine dei tempi e i confini del loro spazio perché

cerchino Dio, se mai, tastando qua e là come ciechi, arrivino a trovarlo,

benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo

ed esistiamo, come hanno detto anche alcuni dei vostri poeti: "Perché di lui

anche noi siamo stirpe".

Poiché dunque siamo stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinità

sia simile all'oro, all'argento e alla pietra, che porti l'impronta dell'arte

e dell'ingegno umano.

Ora Dio, passando sopra ai tempi dell'ignoranza, ordina agli uomini che tutti

e dappertutto si convertano, perché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà

giudicare il mondo con giustizia, per mezzo di un uomo che egli ha designato,

dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti».

Quando sentirono parlare di risurrezione dei morti, alcuni lo deridevano,

altri dicevano: «Su questo ti sentiremo un'altra volta».

Così Paolo si allontanò da loro.

Ma alcuni si unirono a lui e divennero credenti: fra questi anche Dionigi,

membro dell'Areòpago, una donna di nome Dàmaris e altri con loro.

Dopo questi fatti Paolo lasciò Atene e si recò a Corìnto.

Parola di Dio.

Vangelo

Lo Spirito della verità vi guiderà a tutta la verità.

Dal Vangelo secondo Giovanni (16,12-15) anno pari.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi,

ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.

Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non

parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.

Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.

Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da

quel che è mio e ve lo annuncerà».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La verità non è qualcosa data una volta per sempre, quasi fosse un blocco

monolitico conquistato definitivamente.

Per giungere alla verità, è necessario un cammino che, in genere, dura tutta una vita.

Però, in questo cammino, non siamo soli; è lo Spirito che ci accompagna

a vivere e ad accogliere questa verità nella nostra esistenza.

Per fare ciò, è necessario, però, che ciascuno di noi sia estremamente attento

alla sua voce che parla in noi e nella nostra vita; purtroppo il rischio di sbagliare

o di scambiare la voce dello Spirito con altere voci, è sempre a portata di mano.

Dunque, proprio in questo periodo in cui la Chiesa si prepara a celebrare la

Pentecoste, è necessario che tutti noi, con maggior fervore, perché lo Spirito

ci faccia fare esperienza della verità di Cristo; che è una verità che libera e che

ci rende felici; ci facciamo aiutare dalla preghiera per non cadere nell’errore.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 23 maggio 2022

Il Vangelo del Martedì 24 Maggio 2022

 

Della 6° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Maria Ausiliatrice, l'aiuto dei Cristiani.

Prima Lettura

Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia.

Dagli Atti degli Apostoli (16,22-34)

In quei giorni, la folla [degli abitanti di Filippi] insorse contro Paolo e Sila,

e i magistrati, fatti strappare loro i vestiti, ordinarono di bastonarli e, dopo

averli caricati di colpi, li gettarono in carcere e ordinarono al carceriere di

fare buona guardia.

Egli, ricevuto quest'ordine, li gettò nella parte più interna del carcere

e assicurò i loro piedi ai ceppi.

Verso mezzanotte Paolo e Sila, in preghiera, cantavano inni a Dio, mentre

i prigionieri stavano ad ascoltarli.

D'improvviso venne un terremoto così forte che furono scosse le fondamenta

della prigione; subito si aprirono tutte le porte e caddero le catene di tutti.

Il carceriere si svegliò e, vedendo aperte le porte del carcere, tirò fuori la spada

e stava per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti.

Ma Paolo gridò forte: «Non farti del male, siamo tutti qui».

Quello allora chiese un lume, si precipitò dentro e tremando cadde ai piedi

di Paolo e Sila; poi li condusse fuori e disse: «Signori, che cosa devo fare

per essere salvato?».

Risposero: «Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia».

E proclamarono la parola del Signore a lui e a tutti quelli della sua casa.

Egli li prese con sé, a quell'ora della notte, ne lavò le piaghe e subito fu

battezzato lui con tutti i suoi; poi li fece salire in casa, apparecchiò la tavola

e fu pieno di gioia insieme a tutti i suoi per avere creduto in Dio.

Parola di Dio.

Vangelo

Se non me ne vado, non verrà a voi il Paraclito.

Dal Vangelo secondo Giovanni (16,5-11) anno pari.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Ora vado da colui che mi ha

mandato e nessuno di voi mi domanda: "Dove vai?".

Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore.

Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne

vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi.

E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato,

alla giustizia e al giudizio.

Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché

vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di

questo mondo è già condannato».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Certamente non era piacevole, per gli Apostoli, sentire Gesù che affermava

che presto sarebbe partito; la tristezza aveva invaso il loro cuore, e la

preoccupazione si era impadronita di loro.

Ma Gesù, ancora una volta, dice loro che non è questo l’atteggiamento giusto

per capire il piano di salvezza del Padre; la sua dipartita, permetterò loro, di

ricevere la visita dello Spirito Paraclito, il quale, insegnerà loro la vera sapienza.

Gesù è molto preciso riguardo a cosa Egli dirà loro; lo Spirito, farà capire il peccato

e la colpa del mondo, che vive lontano da Gesù e dal suo messaggio di salvezza.

Anche oggi, amici, è necessario vivere continuamente nello Spirito di Gesù; altrimenti

si rischia di non riuscire più a comprendere ciò che è bene da ciò che non lo è.

Infatti, quando non si vive in Gesù e nello Spirito, diventiamo schiavi del peccato.

Perciò, facciamoci guidare dallo Spirito, facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 22 maggio 2022

Il Vangelo del Lunedì 23 Maggio 2022

 

Della 6° settimana del Tempo di Pasqua.

San Desiderio di Langres, vescovo e martire.

Prima Lettura

Il Signore aprì il cuore a Lidia per aderire alle parole di Paolo.

Dagli Atti degli Apostoli (16,11-15)

Salpati da Tròade, facemmo vela direttamente verso Samotràcia e, il giorno

dopo, verso Neàpoli e di qui a Filippi, colonia romana e città del primo

distretto della Macedònia.

Restammo in questa città alcuni giorni.

Il sabato uscimmo fuori della porta lungo il fiume, dove ritenevamo che si

facesse la preghiera e, dopo aver preso posto, rivolgevamo la parola alle

donne là riunite.

Ad ascoltare c'era anche una donna di nome Lidia, commerciante di porpora,

della città di Tiàtira, una credente in Dio, e il Signore le aprì il cuore per

aderire alle parole di Paolo.

Dopo essere stata battezzata insieme alla sua famiglia, ci invitò dicendo: «Se

mi avete giudicata fedele al Signore, venite e rimanete nella mia casa».

E ci costrinse ad accettare.

Parola di Dio.

Vangelo

Lo Spirito della verità darà testimonianza di me.

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,26-16,4a) anno pari.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io

vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà

testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me

fin dal principio.

Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi.

Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l'ora in cui chiunque vi

ucciderà crederà di rendere culto a Dio.

E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me.

Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne

ricordiate, perché io ve l'ho detto».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Nei primi secoli dell’era cristiana, la testimonianza che i credenti in Cristo,

davano, era quella suprema del martirio; essi, cioè, pagavano con la vita la

fedeltà a quella Parola, nella quale essi avevano creduto, fiduciosi nella Parola

che aveva detto il Maestro; essi non temevano chi uccideva il loro corpo.

Ma anche la testimonianza del martirio, non sarebbe stata possibile senza la

forza dello Spirito Paraclito, dono del Risorto, che dona forza e coraggio.

Se, a volte, ci sembra difficile, o addirittura impossibile, dare testimonianza

nel nostro ambiente familiare, di amicizie o di lavoro, ricordiamoci di invocare

lo Spirito; è lui che ci dà la forza per parlare di Gesù senza paura di essere

giudicati, derisi o messi da parte.

La testimonianza non si basa sulle belle parole che sappiamo dire, ma sulla

potenza dello Spirito Santo e della preghiera, che parlano in noi.   

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 21 maggio 2022

Il Vangelo di Domenica 22 Maggio 2022

 

Della 6° Domenica del Tempo di Pasqua.

Santa Rita da Cascia, religiosa.

Prima Lettura

È parso bene, allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo

al di fuori di queste cose necessarie.

Dagli Atti degli Apostoli (15,1-2.22-29)

In quei giorni, alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: «Se non

vi fate circoncidere secondo l'usanza di Mosè, non potete essere salvati».

Poiché Paolo e Bàrnaba dissentivano e discutevano animatamente contro

costoro, fu stabilito che Paolo e Bàrnaba e alcuni altri di loro salissero a

Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione.

Agli apostoli e agli anziani, con tutta la Chiesa, parve bene allora di scegliere

alcuni di loro e di inviarli ad Antiòchia insieme a Paolo e Bàrnaba: Giuda,

chiamato Barsabba, e Sila, uomini di grande autorità tra i fratelli.

E inviarono tramite loro questo scritto: «Gli apostoli e gli anziani, vostri fratelli,

ai fratelli di Antiòchia, di Siria e di Cilìcia, che provengono dai pagani, salute!

Abbiamo saputo che alcuni di noi, ai quali non avevamo dato nessun incarico,

sono venuti a turbarvi con discorsi che hanno sconvolto i vostri animi.

Ci è parso bene perciò, tutti d'accordo, di scegliere alcune persone e inviarle a

voi insieme ai nostri carissimi Bàrnaba e Paolo, uomini che hanno rischiato la

loro vita per il nome del nostro Signore Gesù Cristo.

Abbiamo dunque mandato Giuda e Sila, che vi riferiranno anch'essi, a voce,

queste stesse cose.

È parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo

al di fuori di queste cose necessarie: astenersi dalle carni offerte agl'idoli,

dal sangue, dagli animali soffocati e dalle unioni illegittime.

Farete cosa buona a stare lontani da queste cose. State bene!».

Parola di Dio.

Seconda Lettura

L'angelo mi mostrò la città santa che scende dal cielo.

Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo (21,10-14.22-23)

L'angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città

santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio.

Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di

diaspro cristallino.

È cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno

dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d'Israele.

A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a

occidente tre porte.

Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici

nomi dei dodici apostoli dell'Agnello.

In essa non vidi alcun tempio: il Signore Dio, l'Onnipotente, e l'Agnello

sono il suo tempio.

La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna:

la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l'Agnello.

Parola di Dio.

Vangelo

Lo Spirito Santo vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

Dal Vangelo secondo Giovanni (14,23-29) anno C

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]: «Se uno mi ama, osserverà la mia

parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.

Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate

non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi.

Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi

insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

Vi lascio la pace, vi do la mia pace.

Non come la dà il mondo, io la do a voi.

Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.

Avete udito che vi ho detto: "Vado e tornerò da voi".

Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me.

Ve l'ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Come possiamo accorgerci della gloria del Maestro Gesù in noi?

Come riconoscerla negli eventi non sempre edificanti della storia?

Come nell’esperienza della Chiesa?

Gesù durante l’ultima cena afferma di voler salvare Giuda e Pietro.

La salvezza manifesta la gloria di Dio, il desiderio immenso che egli ha di

riempire il cuore di ogni uomo!

Oggi, concretamente, il Signore ci indica tre atteggiamenti per manifestare

la vita del risorto nella nostra vita.

In questo rinnovato tempo di Chiesa, in questo dolente tempo di crisi economica

e politica, tempo rissoso e acido causato dalla guerra, disperante e sconfortato

da due anni di pandemia-e non ancora finita-abbiamo urgente bisogno di tornare

ad essere discepoli e a lasciare che sia il Vangelo a giudicare gli eventi.

Gesù ci chiede di osservare la sua Parola, di realizzarla, di incarnarla nelle nostre scelte.

Se la fede resta evento da tirare fuori un’ora a settimana o nei momenti di

difficoltà non facciamo esperienza dell’essere abitati dal Padre e dal Figlio.

Gesù lo dice esplicitamente; abitare la Parola, frequentarla, conoscerla,

pregarla, meditarla sortisce l’effetto di una inabitazione divina.

Niente apparizioni, per carità!

Ma la consapevolezza crescente di essere orientati verso Dio, l’esperienza

di avvertire la sua presenza è possibile.

La fede allora si riduce ad una scelta intellettuale, uno sforzo della volontà

ma la dimensione perenne in cui abitiamo.

Dimorare; restare, non fuggire, non scostarsi.

Dimorare; abitare, conoscere, capire, frequentare.

A questo siamo chiamati per sperimentare la gloria.

Conosciamo e meditiamo la Parola che ci permette di accedere a Dio.

Non capiamo tutto, e ci mancherebbe, nemmeno la Chiesa possiede Dio

interamente, ma da Lui è posseduta.

Gesù ha detto e dato tutto, la Rivelazione è conclusa, non necessitiamo di

veggenti che ci spieghino come fare.

Ma non abbiamo ancora capito.

O ci siamo dimenticati.

Lo Spirito ci viene in soccorso e ci illumina.

Illumina la Chiesa nella comprensione delle parole del Maestro.

Illumina la nostra coscienza e ci permette di capire cosa c’entri la fede con

la nostra vita e le nostre scelte quotidiane.

Ricorda quando ci scordiamo come quando, nel recente passato, i cristiani si

erano “dimenticati” della radicalità del Vangelo rispetto alla non violenza

dissertando sulla guerra “giusta” (e a volte, purtroppo, benedetta e giustificata).

Invocare lo Spirito prima di ogni scelta, prima della preghiera, prima delle

celebrazione dell’Eucarestia ci permette di avvicinarci al Vangelo con la

freschezza che merita, con lo stupore di chi vi trova sempre delle novità.

Per sperimentare la gloria dobbiamo fare la pace in noi stessi.

Il confine del male e del bene è nel nostro cuore, il nemico è dentro di noi,

non fuori, e la prima autentica pacificazione deve avvenire nel nostro intimo

con noi stessi e la nostra violenza e la nostra rabbia, la parte oscura che

i discepoli chiamano peccato.

I cristiani, spesso, quando parlano di pace; pensano al cimitero!

Una scorretta e parziale visione di fede, là dove il cristianesimo è fiacca

e svogliata appartenenza parla di pace il primo novembre, pensando ai nostri

defunti che riposano “in pace” (e che devono fare, ballare la samba?).

La pace, secondo la parola di Gesù, è il primo dono che egli fa, risorto,

apparendo agli impauriti discepoli.

Un cuore pacificato è un cuore saldo, irremovibile, che ha colto il suo posto

nel mondo, che non si spaventa nelle avversità, non si dispera nel dolore,

non si scoraggia nella fatica.

La scoperta di Dio, nella propria vita, l’incontro gioioso con Lui, la percezione

della sua bellezza, la conversione al Signore Gesù riconosciuto come Dio,

suscita nel cuore delle persone una gioia profonda, sconosciuta, diversa da

ogni altra gioia.

È la gioia del sapersi conosciuti, amati, preziosi.

Ecco, questa è la pace; sapersi nel cuore di una volontà benefica e salvifica,

scoprirsi dentro il mistero nascosto del mondo.

Credere in questo, adesione alla fede quasi sempre tormentata e sofferta,

non immediata e leggera, dona la pace del cuore.

Io sono amato, tu sei amato, tutti noi siamo amati.

Insieme a Dio possiamo cambiare il mondo.

Questa pace è pace profonda, pace salda, pace irremovibile, ben diversa dalla

pace del mondo, pace che viene venduta come assenza di guerra o, peggio

guerra che viene ritenuta necessaria per imporre la pace.

Pace del sapersi amati che permette di affrontare con serenità anche le paure.

Paura del futuro, della malattia, del lavoro precario, del non sapersi amati, paura.

La pace del cuore, dono e conquista, fiamma da alimentare continuamente

alla fiamma del risorto, aiuta ad affrontare la paura con fiducia, a non avere

il cuore turbato.

Alla fine di questi splendidi giorni di Pasqua, invochiamo il Consolatore,

donato dal Padre, per affrontare la nostra quotidianità con la certezza della

presenza del Signore, giorno dopo giorno, passo dopo passo.

La prima comunità affronta un dilemma grave; occorre essere ebrei per

diventare cristiani?

Giacomo e la comunità di Gerusalemme spingono in questa direzione, Paolo

e Barnaba, al contrario affermano che Gesù è venuto per ogni uomo, e lo

dimostra il fatto di vedere la Parola convertire il cuore dei pagani.

Lo scontro è duro, ma leale; a Gerusalemme gli apostoli discutono rudemente

e, alla fine, danno ragione a Paolo.

Questo è lo stile dell’essere Chiesa, decidere insieme nel rispetto dei propri

ministeri e carismi, ascoltando il suggerimento dello Spirito.

Questo è lo stile delle nostre comunità che prendono a cuore i problemi e

cercano le soluzioni non a partire dall’emozione o dalle proprie opinioni,

ma alla continua ricerca della volontà del Maestro.

Questo amici è essere cristiani, fare sempre la volontà del Signore,

Santa Domenica in Gesù Cristo nostra Pace, Fausto.