martedì 22 marzo 2022

Il Vangelo del Mercoledì 23 Marzo 2022

 

Della 3° settimana di Quaresima.

San Turibio di Mogrovejo, vescovo.

Prima Lettura

Osserverete le leggi e le metterete in pratica.

Dal libro del Deuteronomio (4,1.5-9)

Mosè parlò al popolo e disse: «Ora, Israele, ascolta le leggi e le norme che io

vi insegno, affinché le mettiate in pratica, perché viviate ed entriate in possesso

della terra che il Signore, Dio dei vostri padri, sta per darvi.

Vedete, io vi ho insegnato leggi e norme come il Signore, mio Dio, mi ha ordinato,

perché le mettiate in pratica nella terra in cui state per entrare per prenderne possesso.

Le osserverete dunque, e le metterete in pratica, perché quella sarà la vostra

saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare


di tutte queste leggi, diranno: "Questa grande nazione è il solo popolo saggio

e intelligente".

Infatti quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro

Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo?

E quale grande nazione ha leggi e norme giuste come è tutta questa

legislazione che io oggi vi do?

Ma bada a te e guàrdati bene dal dimenticare le cose che i tuoi occhi hanno

visto, non ti sfuggano dal cuore per tutto il tempo della tua vita: le insegnerai

anche ai tuoi figli e ai figli dei tuoi figli».

Parola di Dio.

Vangelo

Chi insegnerà e osserverà i precetti, sarà considerato grande nel regno dei cieli.

Dal Vangelo secondo Matteo (5,17-19) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad

abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.

In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un

solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.

Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli

altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli.

Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Non è un anarchico Gesù, non vuole radere al suolo la fede da cui proviene,

non si pone in contrapposizione all’esperienza del popolo ebraico.

Non condivide la proliferazione delle norme, la cosiddetta Legge orale, che

prescrive fin nei dettagli la vita del credente, organizzandola in oltre seicento precetti.

Più volte il Signore ridicolizza certi eccessi o, meglio, fa vedere come

l’osservanza non è nulla senza lo spirito giusto.

Non è venuto a cambiare ma a portare a compimento, a lasciar fiorire e portare

frutto, a completare la legge che Dio ha donato agli uomini perché possano

conoscerlo e conoscersi.

Gesù è un rivoluzionario perché rispetta dal di dentro le norme, perché ne coglie

l’anima, perché non fa il soldatino ma l’uomo realizzato e pienamente maturo.

Anche noi possiamo vivere le norme legate alla fede riportandole alla propria

origine, al significato profondo, facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

lunedì 21 marzo 2022

Il Vangelo del Martedì 22 Marzo 2022

 

Della 3° settimana di Quaresima.

Maria Santissima Addolorata di Castelpetroso, Apparizione.

Prima Lettura

Accoglici, Signore, con il cuore contrito e con lo spirito umiliato.

Dal libro del profeta Daniele (3,25.34-43)

In quei giorni, Azarìa si alzò e fece questa preghiera in mezzo al fuoco e

aprendo la bocca disse: «Non ci abbandonare fino in fondo, per amore del tuo

nome, non infrangere la tua alleanza; non ritirare da noi la tua misericordia,

per amore di Abramo, tuo amico, di Isacco, tuo servo, di Israele, tuo santo,

ai quali hai parlato, promettendo di moltiplicare la loro stirpe come le stelle

del cielo, come la sabbia sulla spiaggia del mare.

Ora invece, Signore, noi siamo diventati più piccoli di qualunque altra

nazione, oggi siamo umiliati per tutta la terra a causa dei nostri peccati.

Ora non abbiamo più né principe né profeta né capo né olocàusto né

sacrificio né oblazione né incenso né luogo per presentarti le primizie

e trovare misericordia.

Potessimo essere accolti con il cuore contrito e con lo spirito umiliato,

come olocàusti di montoni e di tori, come migliaia di grassi agnelli.

Tale sia oggi il nostro sacrificio davanti a te e ti sia gradito, perché non

c'è delusione per coloro che confidano in te.

Ora ti seguiamo con tutto il cuore, ti temiamo e cerchiamo il tuo volto,

non coprirci di vergogna.

Fa' con noi secondo la tua clemenza, secondo la tua grande misericordia.

Salvaci con i tuoi prodigi, da' gloria al tuo nome, Signore».

Parola di Dio.

Vangelo

Se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello, il Padre non vi perdonerà.

Dal Vangelo secondo Matteo (18,21-35) anno pari.

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello

commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli?

Fino a sette volte?».

E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.

Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi.

Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli

doveva diecimila talenti.

Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto

lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito.

Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: "Abbi pazienza con

me e ti restituirò ogni cosa".

Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.

Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari.

Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: "Restituisci quello che devi!".

Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: "Abbi pazienza con

me e ti restituirò".

Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse

pagato il debito.

Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono

a riferire al loro padrone tutto l'accaduto.

Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: "Servo malvagio, io ti

ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato.

Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?".

Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse

restituito tutto il dovuto.

Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di

cuore, ciascuno al proprio fratello».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Pietro credeva di aver fatto bella figura con Gesù, esprimendo un numero

che secondo lui era abbastanza alto per concedere il perdono.

Ma Gesù,  come al solito, lo spiazza; con un gioco di parole, il Maestro gli fa

comprendere la necessità di perdonare praticamente sempre, senza limitazione.

Non è forse un pò eccessivo?

Non è che Gesù non si renda conto, nella concretezza della vita, delle situazioni

contingenti che ci sono e che spesso rendono impossibile il vero perdono?

In realtà, il Signore sa benissimo quello che ci chiede.

Egli vuole farci capire una grande realtà; non c’è cosa così grande da non poter

perdonare, visto che Dio ha perdonato a noi per primi delle colpe davvero grandi?

E noi siamo indecisi se perdonare qualcuno che ci ha fatto del male e ci

chiede perdono?

Purtroppo, amici, non è facile, solo la preghiera ci può aiutare.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

domenica 20 marzo 2022

Il Vangelo del Lunedì 21 Marzo 2022

 

Della 3° settimana di Quaresima.

Transito di San Benedetto, nell’ordine Benedettino.

Prima Lettura

C'erano molti lebbrosi in Israele; ma nessuno di loro fu purificato,

se non Naamàn, il Siro (Cf. Lc 4,27).

Dal secondo libro dei Re (5,1-15a)

In quei giorni Naamàn, comandante dell'esercito del re di Aram, era un

personaggio autorevole presso il suo signore e stimato, perché per suo

mezzo il Signore aveva concesso la salvezza agli Aramèi.

Ma quest'uomo prode era lebbroso.

Ora bande aramèe avevano condotto via prigioniera dalla terra d'Israele una

ragazza, che era finita al servizio della moglie di Naamàn.

Lei disse alla padrona: «Oh, se il mio signore potesse presentarsi al profeta

che è a Samarìa, certo lo libererebbe dalla sua lebbra».

Naamàn andò a riferire al suo signore: «La ragazza che proviene dalla terra

d'Israele ha detto così e così».

Il re di Aram gli disse: «Va' pure, io stesso invierò una lettera al re d'Israele».

Partì dunque, prendendo con sé dieci talenti d'argento, seimila sicli d'oro e

dieci mute di abiti.

Portò la lettera al re d'Israele, nella quale si diceva: «Orbene, insieme con questa

lettera ho mandato da te Naamàn, mio ministro, perché tu lo liberi dalla sua lebbra».

Letta la lettera, il re d'Israele si stracciò le vesti dicendo: «Sono forse Dio per dare

la morte o la vita, perché costui mi ordini di liberare un uomo dalla sua lebbra?

Riconoscete e vedete che egli evidentemente cerca pretesti contro di me».

Quando Elisèo, uomo di Dio, seppe che il re d'Israele si era stracciate le

vesti, mandò a dire al re: «Perché ti sei stracciato le vesti?

Quell'uomo venga da me e saprà che c'è un profeta in Israele».

Naamàn arrivò con i suoi cavalli e con il suo carro e si fermò alla porta della

casa di Elisèo. Elisèo gli mandò un messaggero per dirgli: «Va', bàgnati sette

volte nel Giordano: il tuo corpo ti ritornerà sano e sarai purificato».

Naamàn si sdegnò e se ne andò dicendo: «Ecco, io pensavo: "Certo, verrà

fuori e, stando in piedi, invocherà il nome del Signore, suo Dio, agiterà la

sua mano verso la parte malata e toglierà la lebbra".

Forse l'Abanà e il Parpar, fiumi di Damàsco, non sono migliori di tutte le

acque d'Israele?

Non potrei bagnarmi in quelli per purificarmi?».

Si voltò e se ne partì adirato.

Gli si avvicinarono i suoi servi e gli dissero: «Padre mio, se il profeta ti

avesse ordinato una gran cosa, non l'avresti forse eseguita?

Tanto più ora che ti ha detto: "Bàgnati e sarai purificato"».

Egli allora scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola

dell'uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo;

egli era purificato.

Tornò con tutto il seguito dall'uomo di Dio; entrò e stette davanti a lui

dicendo: «Ecco, ora so che non c'è Dio su tutta la terra se non in Israele».

Parola di Dio.

Vangelo

Gesù come Elìa ed Elisèo è mandato non per i soli Giudei.

Dal Vangelo secondo Luca (4,24-30) anno pari.

In quel tempo, Gesù [cominciò a dire nella sinagoga a Nàzaret:] «In verità

io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria.

Anzi, in verità io vi dico: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa,

quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia

in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova

a Sarèpta di Sidóne.

C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno

di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».

All'udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno.

Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del

monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù.

Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

È difficile pensare ad un insulto più pesante di quello che Gesù aveva detto ai

suoi concittadini.

Essi, così orgogliosi della loro appartenenza al popolo eletto, scelto da Dio

tra tutti i popoli della terra, si sentono dire che il Signore ha fatto miracoli per

i pagani proprio perché essi si sono aperti alla fede nel Dio vero.

Paradossalmente il Signore, ha trovato in loro quella fede che Egli si aspettava

di trovare nel popolo di Israele, ma invano.

La reazione è violentissima; essi tentano di eliminare Gesù, ma Egli compie un

gesto drammatico che viene sottolineato dall’evangelista Luca in tutta la sua gravità.

Egli se ne andò; c’è qualcosa di definitivo e di inappellabile in questo gesto

di Gesù, che ci dice come, di fronte al rifiuto, Egli se ne va e non torna più;

i nazàreni hanno perso l’occasione della loro vita.

Non facciamo lo stesso errore, amici, ma aiutiamoci con la preghiera per avere

una fede forte, nel Dio di Gesù.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 19 marzo 2022

Il Vangelo di Domenica 20 Marzo 2022

 

Della 3° Domenica di Quaresima.

Prima Lettura

Io-Sono mi ha mandato a voi.

Dal libro dell'Èsodo (3,1-8a.13-15)

In quei giorni, mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero,

sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte

di Dio, l'Oreb.

L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto.

Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava.

Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché

il roveto non brucia?».

Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal

roveto: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!».

Riprese: «Non avvicinarti oltre!

Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!».

E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco,

il Dio di Giacobbe».

Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio.

Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito

il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze.

Sono sceso per liberarlo dal potere dell'Egitto e per farlo salire da questa terra

verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele».

Mosè disse a Dio: «Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: "Il Dio dei vostri

padri mi ha mandato a voi".

Mi diranno: "Qual è il suo nome?".

E io che cosa risponderò loro?».

Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!».

E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: "Io Sono mi ha mandato a voi"».

Dio disse ancora a Mosè: «Dirai agli Israeliti: "Il Signore, Dio dei vostri padri,

Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi".

Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato

di generazione in generazione».

Parola di Dio.

Seconda Lettura

La vita del popolo con Mosè nel deserto è stata scritta per nostro ammonimento.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (10,1-6.10-12)

Non voglio che ignoriate, fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nube,

tutti attraversarono il mare, tutti furono battezzati in rapporto a Mosè nella nube

e nel mare, tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, tutti bevvero la stessa

bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li

accompagnava, e quella roccia era il Cristo.

Ma la maggior parte di loro non fu gradita a Dio e perciò furono sterminati

nel deserto.

Ciò avvenne come esempio per noi, perché non desiderassimo cose cattive,

come essi le desiderarono.

Non mormorate, come mormorarono alcuni di loro, e caddero vittime

dello sterminatore.

Tutte queste cose però accaddero a loro come esempio, e sono state scritte

per nostro ammonimento, di noi per i quali è arrivata la fine dei tempi.

Quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere.

Parola di Dio.

Vangelo

Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.

Dal Vangelo secondo Luca (13,1-9) anno C.

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei,

il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici.

Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più

peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte?

No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo.

O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise,

credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?

No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi

nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò.

Allora disse al vignaiolo: "Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti

su quest'albero, ma non ne trovo.

Tàglialo dunque!

Perché deve sfruttare il terreno?".

Ma quello gli rispose: "Padrone, lascialo ancora quest'anno, finché gli avrò

zappato attorno e avrò messo il concime.

Vedremo se porterà frutti per l'avvenire; se no, lo taglierai"».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Stiamo vivendo una Quaresima triste, la pandemia non ci ha ancora lasciato

definitivamente o forse è il nostro attuale governo che ha interesse che duri a lungo.

Resa ancora più forte dalla mobilitazione che abbiamo ai confini dell’Europa

a causa di questa guerra fratricida.

Ma il deserto che stiamo affrontando ci dice, a noi e al mondo che il Dio in

cui crediamo è il Dio di Gesù, non quello frutto delle nostre paure e della

nostre distonie profonde, non quello acciaccato delle nostre approssimazioni,

non un dio che diventa la proiezione di quello che siamo.

Attraverso il deserto dell’autenticità siamo chiamati a lasciare la pianura

della mediocrità per fare esperienza della bellezza di Dio.

E in questo percorso la Parola, oggi, ci invita a riflettere su un tema scottante,

una domanda che emerge nel cuore di chi, nel proprio percorso, si scontra con

qualche difficoltà, più o meno grave.

La domanda che, spontanea, sorge nel cuore di tutti, anche dei più devoti.

Perché Dio ce l’ha con me?

Cosa ho fatto di male per meritarmi questo?

Alzi la mano chi non l’ha mai pensato.

La ragione della sofferenza, il senso del dolore, è una delle molle che ha

spinto l’uomo a cercare altrove, l’oltre, a pensare a Dio.

Perché il dolore sembra contraddire pesantemente il volto di Dio come

appare nella Bibbia.

Altre visioni della vita e della fede hanno trovato diverse soluzioni, una

divinità malvagia contrapposta a quella buona, ad esempio.

Ma la Bibbia si ostina a parlarci di un Dio misericordioso e compassionevole

cui anche il male è sottomesso.

Allora? Perché Dio permette la sofferenza?

Lungo la storia gli autori biblici hanno dato diverse risposte che cercavano,

in qualche modo, di salvaguardare Dio.

Finendo col massacrare l’uomo.

La sintesi del ragionamento era; se soffri è perché hai trasgredito alle

indicazioni divine.

Insomma; è colpa tua.

E il dolore dell’innocente, allora?

I rabbini avevano sentenziato; gli innocenti pagano gli errori dei genitori.

Il ragionamento fila via liscio ma Dio ne esce proprio male!

Poi era arrivato Giobbe che aveva sentenziato che anche il giusto soffre

e non sappiamo il perché.

Solo che i contemporanei di Gesù, e molti ancora oggi, erano convinti della

visione più semplice; se ti succede qualcosa è perché Dio ce l’ha con te.

Ecco, allora, la ragione della domanda rivolta a Gesù; di chi è la colpa per

la morte di quei tali sepolti dal crollo della torre di Siloe?

E di quei poveracci uccisi durante il culto dai soldati romani?

La risposta di Gesù è destabilizzante; non i loro peccati sono la ragione

della loro morte.

Ma l’imperizia del costruttore e la violenza dei romani.

Ma, aggiunge Gesù, approfittate di questi episodi per farvi i conti in tasca,

per capire che la vita è breve e instabile, che è essenziale trovare l’essenziale.

Non offre risposte, ma indica un percorso, vede nella sofferenza una opportunità.

Mi ribello in me stesso, io vorrei non soffrire, altro che storie!

Ma, alla fine mi arrendo; non ho in me tutte le risposte, non so la ragione

del dolore, almeno di quello dell’innocente (molta della sofferenza che vivo

me la sono creata io!).

Ma mi fido.

Sì, Signore, cerco di prendere le inevitabili fatiche della vita non come

una punizione ma come un’opportunità.

E no, non ce l’hai affatto con me, non scherziamo.

Io, spesso, ce l’ho con me, e gli altri, più raramente.

E Tu non sei l’assicuratore della mia vita, non sono eterodiretto, non sono

una marionetta.

Quanto vola alto Gesù!

Quanta dignità ritrovo in me stesso!

L’evangelista Luca osa andare oltre.

Dio è come il padrone che sa pazientare anche se il fico è sterile, anche se

si aspetta un abbondante raccolto e non trova nulla.

Invece di tagliare il fico e di piantarne un altro, come faremmo noi,

gli zappa intorno e lo concima, sperando che porti frutto.

Ha pazienza Dio, è un inguaribile ottimista, spera sempre che riusciamo

a cambiare, a dare il meglio di noi, a fiorire e portare frutti.

Quante vite aride incontro!

E quanto anche la mia vita, nonostante tutte le cure che ho sperimentato

in questo lunghi anni, rischia di inaridirsi!

La Quaresima mi è data come opportunità per guardare onestamente a me

stesso, per vedere se i frutti che produco sono gustosi o acerbi.

Per vedere se la cura che Dio rivolge nei miei confronti mi fa crescere rigoglioso

o se, piuttosto, rischio di richiudermi in me stesso, nutrendomi della linfa solo

per vegetare.

È così bello sperimentare le attenzioni di Dio!

Ma lo riusciamo a fare solo se, come dicevamo Domenica scorsa, il nostro

sguardo si spalanca oltre l’ovvio, oltre il quotidiano.

Anche il dolore, allora, può essere letto in una prospettiva diversa.

Nonostante la sofferenza, il Dio che Gesù è venuto a raccontare è buono.

E ha un solo desiderio; che fioriamo.

Santa 3° Domenica di Quaresima giardinieri del Signore, Fausto

venerdì 18 marzo 2022

Il Vangelo del Sabato 19 Marzo 2022

 

Della 4° settimana di Quaresima.       

San Giuseppe, Sposo della beata Vergine Maria.

Prima Lettura

Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre.

Dal secondo libro di Samuele (7,4-5.12-14.16)

In quei giorni, fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va' e di' al mio

servo Davide: Così dice il Signore: "Quando i tuoi giorni saranno compiuti

e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te,

uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno.

Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile il trono del suo

regno per sempre. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio.

La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te, il tuo trono

sarà reso stabile per sempre"».

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza.

Dalla lettera di san Paolo ai Romani (4,13.16-18.22)

Fratelli, non in virtù della Legge fu data ad Abramo, o alla sua discendenza,

la promessa di diventare erede del mondo, ma in virtù della giustizia che

viene dalla fede.

Eredi dunque si diventa in virtù della fede, perché sia secondo la grazia, e in

tal modo la promessa sia sicura per tutta la discendenza: non soltanto per

quella che deriva dalla Legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di

Abramo, il quale è padre di tutti noi-come sta scritto: «Ti ho costituito padre

di molti popoli»-davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e

chiama all'esistenza le cose che non esistono.

Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre

di molti popoli, come gli era stato detto: «Così sarà la tua discendenza».

Ecco perché gli fu accreditato come giustizia.

Parola di Dio.

Vangelo

Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore.

Dal Vangelo secondo Matteo (1,16.18-21.24) anno pari.

Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù,

chiamato Cristo.

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa

di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per

opera dello Spirito Santo.

Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla

pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.

Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un

angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di

prendere con te Maria, tua sposa.

Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà

alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo

dai suoi peccati».

Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato

l'angelo del Signore.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Giuseppe non riesce a prendere sonno, si gira e si rigira sul giaciglio, come

fa la porta sui cardini, come dice argutamente la Scrittura (Pr 26,14).

Ma, oltre alla profonda ferita di un amore tradito, Giuseppe deve affrontare

l’incubo del futuro.

Cosa deve fare?

A norma di legge (Dt 22,21), Giuseppe deve svegliarsi e radunare altri

uomini della comunità dicendo che quel bambino non è suo, e subito

Maria sarà lapidata a morte.

Per essere un buon credente e un devoto, deve uccidere Maria.

Ma Giuseppe, che è un giusto, trova una soluzione. Mentirà.

Dirà che si è stancato di Maria, la ripudierà, salvandole l’onore.

Certo, nessuno prenderà più in sposa una donna che ha avuto un figlio da

un altro uomo, ma, almeno, girerà a testa alta nelle strade di Nazareth.

A volte la legge di Dio, quella autentica, passa attraverso la trasgressione

della legge degli uomini, quella attribuita a Dio.

Per questo, dobbiamo imparare da Giuseppe cos’è l’amore, facendoci

aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.