martedì 27 luglio 2021

Il Vangelo del Mercoledì 28 Luglio 2021

 

Della 17° settimana del Tempo Ordinario.

Santi Nazario e Celso, Martiri.

Prima Lettura

Vedendo che la pelle del suo viso era raggiante, ebbero timore di avvicinarsi a Mosè.

Dal libro dell'Èsodo (34,29-35)

Quando Mosè scese dal monte Sinai-le due tavole della Testimonianza si trovavano

nelle mani di Mosè mentre egli scendeva dal monte-non sapeva che la pelle del suo

viso era diventata raggiante, poiché aveva conversato con il Signore.

Ma Aronne e tutti gli Israeliti, vedendo che la pelle del suo viso era raggiante,

ebbero timore di avvicinarsi a lui.

Mosè allora li chiamò, e Aronne, con tutti i capi della comunità, tornò da lui.

Mosè parlò a loro.

Si avvicinarono dopo di loro tutti gli Israeliti ed egli ingiunse loro ciò che il

Signore gli aveva ordinato sul monte Sinai.

Quando Mosè ebbe finito di parlare a loro, si pose un velo sul viso.

Quando entrava davanti al Signore per parlare con lui, Mosè si toglieva il velo,

fin quando non fosse uscito.

Una volta uscito, riferiva agli Israeliti ciò che gli era stato ordinato.

Gli Israeliti, guardando in faccia Mosè, vedevano che la pelle del suo viso era raggiante.

Poi egli si rimetteva il velo sul viso, fin quando non fosse di nuovo entrato

a parlare con il Signore.

Parola di Dio.

Vangelo

Vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

Dal Vangelo secondo Matteo (13,44-46) anno dispari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro

nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende

tutti i suoi averi e compra quel campo.

Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose;

trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Quanto intenerisce questo brano di Matteo!

Quando deve raccontare l’esperienza di fede, l’evangelista usa una doppia

immagine accessibile ed efficace; il Regno è come uno che trova un tesoro

nel campo, come un collezionista che trova la più preziosa delle perle, allora

considerate il massimo del lusso, come per noi oggi i diamanti.

La presenza di Dio è preziosa, cambia la vita, la ribalta, la rivoluziona.

L’incontro con Dio è quanto di meglio possa capitare nel percorso di vita

di una persona, questo dice Matteo.

Tutto il resto, per quanto importante, prezioso, efficace, è secondario.

Gli affetti, i successi, il lavoro, le emozioni; sono sempre e solo secondi

e conseguenti all’incontro con Dio.

L’inquietudine che portiamo radicata nel profondo di noi stessi ci porta a

cercare il tesoro ma, troppo spesso, ci accontentiamo di ninnoli senza valore,

ci illudiamo collezionando copie maldestre di preziosi gioielli.

Iniziamo, fra qualche giorno il mese di agosto, il mese della vacanza, sapendo

che possiamo ancora scavare in noi stessi e cercare attorno a noi l’essenziale.

Matteo scrive trent’anni dopo l’incontro col Nazareno, il suo tesoro, e ancora

ci testimonia che ne è valsa la pena, che bello!

Vero, amici, ne vale veramente la pena, incontrando il Signore e la preghiera,

incontriamo dei tesori preziosi.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 26 luglio 2021

Il Vangelo del Martedì 27 Luglio 2021

 

Della 17° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Natalia e compagni Martiri a Cordova.

Prima Lettura

Il Signore parlava con Mosè faccia a faccia.

Dal libro dell'Èsodo (33,7-11; 34,5-9.28)

In quei giorni, Mosè prendeva la tenda e la piantava fuori dell’accampamento,

a una certa distanza dall’accampamento, e l’aveva chiamata tenda del convegno;

appunto a questa tenda del convegno, posta fuori dell’accampamento, si recava

chiunque volesse consultare il Signore.

Quando Mosè usciva per recarsi alla tenda, tutto il popolo si alzava in piedi, stando

ciascuno all’ingresso della sua tenda: seguivano con lo sguardo Mosè, finché non

fosse entrato nella tenda.

Quando Mosè entrava nella tenda, scendeva la colonna di nube e restava all’ingresso

della tenda, e parlava con Mosè.

Tutto il popolo vedeva la colonna di nube, che stava all’ingresso della tenda, e tutti

si alzavano e si prostravano ciascuno all’ingresso della propria tenda.

Il Signore parlava con Mosè faccia a faccia, come uno parla con il proprio amico.

Poi questi tornava nell’accampamento, mentre il suo inserviente, il giovane Giosuè

figlio di Nun, non si allontanava dall’interno della tenda.

Il Signore scese nella nube [sul monte Sinai], si fermò là presso di lui e proclamò

il nome del Signore.

Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso

e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà, che conserva il suo amore per mille

generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza

punizione, che castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla terza

e alla quarta generazione».

Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi,

Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi.

Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato:

fa’ di noi la tua eredità».

Mosè rimase con il Signore quaranta giorni e quaranta notti, senza mangiar pane

e senza bere acqua.

Egli scrisse sulle tavole le parole dell’alleanza, le dieci parole.

Parola di Dio.

Vangelo

Come si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo.

Dal Vangelo secondo Matteo (13,36-43) anno dispari.

In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono

per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».

Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo.

Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno.

La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo.

La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli.

Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo.

Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti

gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente,

dove sarà pianto e stridore di denti.

Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro.

Chi ha orecchi, ascolti!».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Esiste il male, e agisce, funziona e opera.

Spesso si parla del maligno, nella Bibbia, a lui si attribuivano gli aspetti negativi

della realtà ma anche le cose che non si riuscivano a spiegare come ad esempio alcune

manifestazioni di malattie neurologiche o psichiatriche.

L’approccio biblico è semplice; esiste una parte oscura della realtà, anch’essa creata,

non contrapposta a Dio, che è luce e bontà, come principio autonomo.

Questa realtà opera per intorbidire le acque, per allontanarci dal bene, dalla luce;

semina zizzania nella nostra vita a piene mani.

Ma, e questo è stupendo, nei Vangeli il maligno è chiamato “avversario”, cioè colui

che si riesce a vincere.

Nulla a che vedere con l’eroe decadente che la nostra modernità ha creato, facendolo

diventare quasi un modello drammatico che suscita simpatia.

Quando parliamo di maligno, allora, lasciate perdere i film di horror e i libri che

raccontano di esorcismi; se viviamo una vita affidata al Signore, con semplicità

e fede, abbiamo in casa chi ci difende e protegge e nessuno può penetrare nella

nostra serenità.

Esiste il maligno e agisce, ma noi confidiamo in Colui che ha sconfitto

l’avversario e nella preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 25 luglio 2021

Il Vangelo del Lunedì 26 Luglio 2021

 

Della 17° settimana del Tempo Ordinario.

Santi Gioacchino e Anna, genitori della Beata Vergine Maria.

Prima Lettura

Questo popolo ha commesso un grande peccato; si sono fatti un dio d'oro.

Dal libro dell’Èsodo (32,15-24.30-34)

In quei giorni, Mosè si voltò e scese dal monte con in mano le due tavole della

Testimonianza, tavole scritte sui due lati, da una parte e dall’altra.

Le tavole erano opera di Dio, la scrittura era scrittura di Dio, scolpita sulle tavole.

Giosuè sentì il rumore del popolo che urlava e disse a Mosè: «C’è rumore di

battaglia nell’accampamento».

Ma rispose Mosè: «Non è il grido di chi canta: “Vittoria!”.

Non è il grido di chi canta: “Disfatta!”.

Il grido di chi canta a due cori io sento».

Quando si fu avvicinato all’accampamento, vide il vitello e le danze.

Allora l’ira di Mosè si accese: egli scagliò dalle mani le tavole, spezzandole ai

piedi della montagna.

Poi afferrò il vitello che avevano fatto, lo bruciò nel fuoco, lo frantumò fino a ridurlo

in polvere, ne sparse la polvere nell’acqua e la fece bere agli Israeliti.

Mosè disse ad Aronne: «Che cosa ti ha fatto questo popolo, perché tu l’abbia

gravato di un peccato così grande?».

Aronne rispose: «Non si accenda l’ira del mio signore; tu stesso sai che questo

popolo è incline al male.

Mi dissero: “Fa’ per noi un dio che cammini alla nostra testa, perché a Mosè, quell’uomo

che ci ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, non sappiamo che cosa sia accaduto”.

Allora io dissi: “Chi ha dell’oro? Toglietevelo!”.

Essi me lo hanno dato; io l’ho gettato nel fuoco e ne è uscito questo vitello».

Il giorno dopo Mosè disse al popolo: «Voi avete commesso un grande peccato;

ora salirò verso il Signore: forse otterrò il perdono della vostra colpa».

Mosè ritornò dal Signore e disse: «Questo popolo ha commesso un grande peccato:

si sono fatti un dio d’oro.

Ma ora, se tu perdonassi il loro peccato.

Altrimenti, cancellami dal tuo libro che hai scritto!».

Il Signore disse a Mosè: «Io cancellerò dal mio libro colui che ha peccato contro di me.

Ora va’, conduci il popolo là dove io ti ho detto.

Ecco, il mio angelo ti precederà; nel giorno della mia visita li punirò per il loro peccato».

Parola di Dio.

Vangelo

Il granello di senape diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono

a fare il nido fra i suoi rami.

Dal Vangelo secondo Matteo (13,31-35) anno dispari.

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli

è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo.

Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante

dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».

Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese

e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con

parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Aprirò la mia

bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

È poca cosa il Regno di Dio, come il seme polveroso della senape.

Eppure, una volta cresciuto, diventa un albero alla cui ombra ci possiamo riposare.

È un seme la presenza di Dio, perché dubitare della sua presenza?

È un seme; necessita di una logica di attesa, di pazienza, di fiducia. E di lavoro.

Il seme va accudito, irrigato, concimato, difeso dalle erbacce, protetto.

Richiede un coinvolgimento da parte nostra, un minimo impegno, ma comunque un’attenzione.

Non è magica la presenza di Dio, non è scontata, evidente, obbligata.

Cresciamo nella pazienza, allora; verso noi stessi perché fatichiamo ad essere

ciò che vorremmo, anche agli occhi di Dio.

E verso la Chiesa; perché non sempre realizza ed esprime il Regno, diventando

un albero che non porta frutti.

Cresciamo nell’azione operosa, allora; prendiamo consapevolezza di quanto preziosa

è la nostra fede, agiamo quotidianamente per realizzare la crescita del seme di Dio

nella nostra comunità.

E impariamo da Gesù che, attraverso la parabola, ha voluto raggiungere tutti,

utilizzando un linguaggio accessibile e immediato.

Smettiamola di usare un linguaggio per pochi adepti, ma parliamo con parole

semplici, come sto facendo da questa mia pagina, ogni giorno in semplicità,

facendomi aiutare dalla preghiera!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 24 luglio 2021

Il Vangelo di Domenica 25 Luglio 2021

 

Della 17° Domenica del Tempo Ordinario.

San Giacomo il Maggiore, Apostolo.

Prima Lettura

Ne mangeranno e ne faranno avanzare.

Dal secondo libro dei Re (4,42-44)

In quei giorni, da Baal-Salisà venne un uomo, che portò pane di primizie all’uomo

di Dio: venti pani d’orzo e grano novello che aveva nella bisaccia.

Eliseo disse: «Dallo da mangiare alla gente».

Ma il suo servitore disse: «Come posso mettere questo davanti a cento persone?».

Egli replicò: «Dallo da mangiare alla gente.

Poiché così dice il Signore: “Ne mangeranno e ne faranno avanzare”».

Lo pose davanti a quelli, che mangiarono e ne fecero avanzare, secondo

la parola del Signore.

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Un solo corpo, un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (4,1-6)

Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera

degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità,

sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello

spirito per mezzo del vincolo della pace.

Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati,

quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo.

Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti

ed è presente in tutti.

Parola di Dio.

Vangelo

Distribuì a quelli che erano seduti quanto ne volevano.

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,1-15) anno B.

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo

seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi.

Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli.

Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.

Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a

Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?».

Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere.

Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure

perché ognuno possa riceverne un pezzo».

Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un

ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?».

Rispose Gesù: «Fateli sedere».

C’era molta erba in quel luogo.

Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.

Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti,

e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano.

E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati,

perché nulla vada perduto».

Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo,

avanzati a coloro che avevano mangiato.

Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero

il profeta, colui che viene nel mondo!».

Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul

monte, lui da solo.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Confesso un certo disappunto liturgico, se devo essere sincero.

Speravo, dopo l’ultimo, impegnativo, Vangelo di domenica scorsa, di commentare

oggi il proseguimento di quel racconto.

Si sarebbe comunque parlato di moltiplicazione dei pani e dei pesci ma Marco,

questo il disappunto, avrebbe aggiunto qualche dettaglio inquietante che, di solito

non si commenta.

Ricordate l’entusiasmo con cui i discepoli sono tornati dalla loro prima missione,

fatta nonostante il rifiuto ricevuto alla sinagoga di Nazareth?

E di come Gesù li avesse portati con sé per fare una specie di “vacanza”? Bene;

davanti alla folla che li ha raggiunti Gesù prova compassione.

I discepoli, quelli pronti all’annuncio, il futuro luminoso del Regno, quelli che

dovrebbero avere imparato dal Maestro, davanti alla folla affamata hanno

anch’essi una soluzione.

Quale? Che si arrangino!

Sì, avete capito bene, così dice Marco.

Gesù, davanti a questa reazione, resta interdetto.

Prima si occupa della folla, poi costringe i suoi a imbarcarsi mentre Lui se ne

sta tutta la notte a pregare e a rimuginare.

Mi capiterà di parlarne, spero.

Per ora concentriamoci su Giovanni che, per dirla tutta, è anch’egli un bel peperino.

Il miracolo della moltiplicazione, che preferisco chiamare miracolo della

condivisione perché il vero miracolo è stato far parte di quel poco che si aveva,

è, in assoluto, il miracolo più popolare dell’intero Vangelo, viene raccontato per

sei volte in tutti e quattro i vangeli.

Ma anche il peggior miracolo di Gesù, almeno nell’interpretazione di Giovanni

che, essendo il Vangelo scritto per ultimo, ha avuto tempo di riflettere e di

restituirci alcuni dettagli importanti.

Eppure, come vedremo alla fine del lungo discorso del pane di vita, questo

miracolo rappresenta l’inesorabile declino della missione di Gesù.

Da qui in avanti la missione di Gesù si blocca, trova mille ostacoli, la folla,

fino ad allora plaudente, si rivela ambigua e scostante.

Il grande guru perde consensi, quella che doveva essere l’apoteosi si rivela

una fragile ed effimera notorietà.

Confrontando il testo di Giovanni con quello dei suoi compagni notiamo

alcuni significativi dettagli.

Uno, in particolare, mi sta davvero a cuore; è un ragazzo che offre la sua

merenda a Gesù per provocare il miracolo.

Un adolescente generoso sente la richiesta di Gesù rivolta ai discepoli e tira per

la tunica il più vicino, Andrea, mostrandogli le cose che la madre previdente

gli ha infilato nella sacca.

Pochi pani d’orzo, il pane dei più poveri.

Una merenda da condividere con una folla immensa e affamata.

Davanti ad una folla affamata questo ragazzo offre la più inadeguata ed ingenua

delle soluzioni.

Gesù sorride; quando capiremo noi adulti che Dio ha bisogno della beata

incoscienza degli adolescenti?

Davide non fu scelto re quando ancora faceva il pastorello?

E Maria la madre non fu chiamata nell’età del fidanzamento, quando aveva

tredici o quattordici anni?

Il problema di noi adulti è quello di smarrire il sogno, di essere talmente realisti

da diventare aridi.

Dio, eterno adolescente, ama il gesto ingenuo e straordinario del ragazzo.

E sfama la folla.

Davanti alla crisi da covid che abbiamo, davanti alla follia dell’Isis, che non se

ne parla più, ma lontano dalle telecamere, continua mietere vittime, davanti ad

una Chiesa spesso inadeguata, il rischio di diventare anche noi, come tutti,

insopportabili profeti di sventura è tutt’altro che lontano.

Smettiamola di recitare le litanie delle nostre fragilità e delle nostre incapacità

di fronte alle tragedie del mondo, piantiamola di inanellare pessimistiche analisi

sul destino del mondo e della Chiesa, finiamola di gufare all’inizio dell’anno

pastorale quando vediamo il nostro quartiere crescere e la nostra parrocchia

arrendersi alla stanchezza e alle forze insufficienti!

Un pò di leggerezza, prego.

Dio ha bisogno della nostra merenda per sfamare il mondo.

Non è sufficiente, ovvio.

Ciò che manca a noi lo mette il cuore di Dio.

Gesù trasforma la merenda di questo ragazzo, il più saggio di tutti, in abbondanza.

Dio è fatto così; non interviene al posto nostro, chiede la nostra collaborazione,

non si sostituisce a noi, esige che ci mettiamo in gioco, che diamo del nostro.

Davanti alla tristezza e alla devastazione del nostro mondo, Dio si manifesta il

più equilibrato e il più logico di tutti, chiedendoci di intervenire.

Dio opera, ma a partire da ciò che siamo disposti a mettere nel piatto.

La folla guarda attonita le ceste di pane che passano, mangia, rimangia, mangia

ancora, infila il pane nelle bisaccie, le riempie, avanza ancora, un boccone, due,

lo stomaco scoppia, ne avanza ancora.

Qualche istante di silenzio, poi il brusio diventa grido, la gente si alza, ora ha capito.

Il nazareno dona pane per tutti.

No, non ha capito, ha capito il contrario.

Gesù, con quel gesto, dice: “Davanti alla difficoltà, anche se non hai le forze, mettiti

in gioco, dona quel poco che hai e diventerà un miracolo di condivisione”

La folla ha capito: “Gesù ci dona da mangiare gratis, abbiamo finito di tribolare”.

L’esatto contrario.

Gesù scappa, turbato.

È dunque così difficile spiegarsi agli uomini?

Purtroppo sì; troppe persone hanno soldi da buttare al vento, compresi i nostri

politici; e tantissime invece, non hanno neanche il necessario per far quadrare

il pranzo con la cena.

Condividiamo amici, quel poco che abbiamo, io non ho niente, ma condivido

con voi le mie riflessioni, al resto penserà il Signore, Buona Domenica della

condivisione, Fausto.

venerdì 23 luglio 2021

Il Vangelo del Sabato 24 Luglio 2021

 

Della 16° settimana del Tempo Ordinario.

Prima Lettura

Ecco il sangue dell'alleanza che il Signore ha concluso con voi.

Dal libro dell'Esodo (24,3-8)

In quei giorni, Mosè andò a riferire al popolo tutte le parole del Signore e tutte le norme.

Tutto il popolo rispose a una sola voce dicendo: «Tutti i comandamenti che il

Signore ha dato, noi li eseguiremo!».

Mosè scrisse tutte le parole del Signore.

Si alzò di buon mattino ed eresse un altare ai piedi del monte, con dodici stele per

le dodici tribù d’Israele.

Incaricò alcuni giovani tra gli Israeliti di offrire olocausti e di sacrificare

giovenchi come sacrifici di comunione, per il Signore.

Mosè prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò l’altra metà sull’altare.

Quindi prese il libro dell’alleanza e lo lesse alla presenza del popolo.

Dissero: «Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto».

Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: «Ecco il sangue dell’alleanza

che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!».

Parola di Dio.

Vangelo

Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura.

Dal Vangelo secondo Matteo (13,24-30)

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli

è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo.

Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo

al grano e se ne andò.

Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania.

Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai

seminato del buon seme nel tuo campo?

Da dove viene la zizzania?”.

Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”.

E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché

non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano.

Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento

della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci

per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio”».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La Parola cresce in noi, come il buon grano.

Ma non da sola.

La zizzania, seminata dal nemico, dall’oppositore, dal menzognero,

cresce insieme al buon grano.

Lo vediamo attorno a noi, lo vediamo nella Chiesa, lo vediamo in noi stessi.

Vediamo luce e tenebre convivere, grazia e peccato, santità e dannazione, bene e male.

Presenti in noi stessi quotidianamente, che si affrontano, che si combattono,

a volte siamo tutti di Dio, a volte siamo solo del mondo, rassegnati e senza

speranza, abituati al male, ingrigiti nelle scelte.

Quanto vorremmo non essere fragili!

Essere solo buon grano!

Essere un campo straordinariamente ricco e fecondo!

Quanto vorremmo non fare i conti con la parte oscura!

E, in fondo, anche noi pensiamo come i servi della parabola; strappiamo via la zizzania!

Ma è saggio, il padrone, non ha l’ansia di perfezione spirituale che noi abbiamo.

Vorremmo essere dei santi e dei giusti, Dio ci chiede di essere dei figli pazienti con i

nostri limiti e con la nostra tenebra che non va mai assecondata, ma accolta e trasfigurata.

Cresciamo nell’umiltà, pensiamo ad irrigare il grano con la preghiera;

la zizzania, al tempo opportuno, sarà Dio a strapparla.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.