giovedì 22 ottobre 2020

Il Vangelo del Venerdì 23 Ottobre 2020

 

Della 29° settimana del Tempo Ordinario.

San Giovanni da Capestrano, Sacerdote.

Prima lettura dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (4,1-6)

Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera

degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità,

sopportandovi a vicenda nell'amore, avendo a cuore di conservare l'unità dello

spirito per mezzo del vincolo della pace.

Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati

chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo.

Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed

è presente in tutti.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (12,54-59) anno pari.

In quel tempo, Gesù diceva alle folle: «Quando vedete una nuvola salire da ponente,

subito dite: "Arriva la pioggia", e così accade.

E quando soffia lo scirocco, dite: "Farà caldo", e così accade. Ipocriti!

Sapete valutare l'aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo?

E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?

Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare

un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni

all'esattore dei debiti e costui ti getti in prigione.

Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

I contemporanei di Gesù non sanno riconoscere i segni della presenza di Dio

nella predicazione del Nazareno.

E noi l’avremmo saputo riconoscere?

Saremmo stati in grado di capire, di sapere, di scrutare?

lo, personalmente, ne dubito.

Gesù è talmente inatteso, talmente innovativo che continuamente lascia

interdetti, senza parole.

Il Battista stesso, dopo avergli così lungamente preparato la strada, resta

dubbioso davanti all’agire all’apparenza dimesso del cugino.

Gesù chiede ai suoi contemporanei di riconoscere i segni dei tempi.

E noi, siamo in grado di farlo?

Siamo capaci di leggere la presenza del Signore in mezzo a noi?

Il Concilio Vaticano 2° volle leggere i segni dei tempi, dare delle risposte

alle inquietudini degli uomini del suo tempo.

Ogni comunità, ogni discepolo è chiamato a fare la stessa cosa, a discernere

il tempo in cui vive per trovare, qui e ora, il linguaggio per comunicare

il Vangelo all’uomo d’oggi , attraverso l’aiuto della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 21 ottobre 2020

Il Vangelo del Giovedì 22 Ottobre 2020

 

Della 29° settimana del Tempo Ordinario.

San Giovanni Paolo II, Papa.

Prima lettura dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (3,14-21)

Fratelli, io piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ha origine ogni discendenza

in cielo e sulla terra, perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere 

potentemente rafforzati nell'uomo interiore mediante il suo Spirito.

Che il Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati e fondati nella

carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza,

l'altezza e la profondità, e di conoscere l'amore di Cristo che supera ogni conoscenza,

perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio.

A colui che in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare,

secondo la potenza che opera in noi, a lui la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù per tutte

le generazioni, nei secoli dei secoli! Amen.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (12,49-53) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra,

e quanto vorrei che fosse già acceso!

Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!

Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra?

No, io vi dico, ma divisione.

D'ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due

e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro

figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Sono venuto a portare il fuoco, dice il Signore.

Il fuoco che incendia, che purifica, che divora, che illumina.

Il fuoco che divampa e contagia.

E parla di guerra, di lotte, di incomprensioni fra membri della famiglia in nome suo.

E di un battesimo.

Non più quello del Battista, no.

Un battesimo grondante sangue, un battesimo dolorante, un battesimo crocefisso.

Si, tremo davanti a queste parole.

Tremo guardando le nostre assonnate assemblee, le nostre piccole meschinità

parrocchiali, le nostre solenni e noiose pompe liturgiche.

E le riunioni pastorali per decidere la data della prima comunione e le piccole

guerre per la preparazione del presepe, e le polemiche fra movimenti cattolici.

Dov’è il fuoco che brucia?

Dov’è l'ansia che divora?

La passione per l’annuncio?

Leggo e tremo, leggo e prego il Signore di aiutarmi a crescere nella passione

per il Regno, come ha saputo fare Lui.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

martedì 20 ottobre 2020

Il Vangelo del Mercoledì 21 Ottobre 2020

 

Della 29° settimana del Tempo Ordinario.

Sant' Orsola e compagne, Martiri.

Prima lettura dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (3,2-12)

Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio,

a me affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il

mistero, di cui vi ho già scritto brevemente.

Leggendo ciò che ho scritto, potete rendervi conto della comprensione che io

ho del mistero di Cristo.

Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora

è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le genti

sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso

corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo, del quale

io sono divenuto ministro secondo il dono della grazia di Dio, che mi è stata

concessa secondo l'efficacia della sua potenza.

A me, che sono l'ultimo fra tutti i santi, è stata concessa questa grazia: annunciare

alle genti le impenetrabili ricchezze di Cristo e illuminare tutti sulla attuazione del

mistero nascosto da secoli in Dio, creatore dell'universo, affinché, per mezzo della

Chiesa, sia ora manifestata ai Principati e alle Potenze dei cieli la multiforme sapienza

di Dio, secondo il progetto eterno che egli ha attuato in Cristo Gesù nostro Signore,

nel quale abbiamo la libertà di accedere a Dio in piena fiducia mediante la fede in lui.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (12,39-48) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone

di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa.

Anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo».

Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».

Il Signore rispose: «Chi è dunque l'amministratore fidato e prudente, che il padrone

metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito?

Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così.

Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.

Ma se quel servo dicesse in cuor suo: "Il mio padrone tarda a venire", e cominciasse

a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel

servo arriverà un giorno in cui non se l'aspetta e a un'ora che non sa, lo punirà

severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.

Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo

la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola,

avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.

A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto

molto di più».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Le parabole del ritorno del padrone sono per chi non crede, per chi non

è discepolo, o per noi?

La domanda, solo apparentemente ingenua, è gravida di conseguenze.

Pietro, e noi con lui ci aspettiamo una risposta negativa; no, non è per voi che

già credete, non è per voi che meditate tutti i giorni la Parola, non è per voi

che siete già discepoli!

È per gli altri che non sanno, per i cristiani tiepidi, per quelli che snobbano l’annuncio.

Noi, in fondo, modestamente, qualcosa abbiamo capito, ci siamo attivati, cerchiamo

di custodire la fede.

No, amici, non è così.

L’invito alla vigilanza è anzitutto per noi che pensiamo di essere già a posto, io per primo.

E lo siamo, oggettivamente, siamo nella condizione di potere accogliere in

pienezza il Signore.

Come i farisei. E i sadducei. E i dottori della Legge.

La provocazione di Gesù e urticante; a volte sono proprio gli uomini e le donne di

religione, ed i devoti a non essere presenti quando Dio viene, quanto ci serve la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 19 ottobre 2020

Il Vangelo del Martedì 20 Ottobre 2020

 

Della 29° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Maria Bertilla Boscardin, vergine,

Prima lettura dal lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (2,12-22)

Fratelli, ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza

d'Israele, estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo.

Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini,

grazie al sangue di Cristo.

Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il

muro di separazione che li divideva, cioè l'inimicizia, per mezzo della sua carne.

Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso,

dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio

in un solo corpo, per mezzo della croce, eliminando in se stesso l'inimicizia.

Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini.

Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito.

Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi

e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti,

avendo come pietra d'angolo lo stesso Cristo Gesù.

In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore;

in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per

mezzo dello Spirito.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (12,35-38) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate pronti, con le vesti strette

ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone

quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.

Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io

vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.

E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell'alba, li troverà così, beati loro!».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Viene, il Signore.

Viene quando meno ce lo aspettiamo, viene nei momenti meno probabili,

viene nella vita di ciascuno più e più volte.

È venuto nella storia, certo, e tornerà nella gloria, alla fine del tempo.

Ma continua impercettibilmente a bussare alla nostra porta; se sappiamo

riconoscerlo ed aprirgli verrà e cenerà con noi.

Siamo chiamati a vegliare, a tenere desti i nostri cuori, a non lasciarci travolgere

dalle tante cose da fare, dalle preoccupazioni e dalle ansie, dalla paura e

dallo scoraggiamento.

Il Signore ci vuole svegli, pronti, determinati, decisi.

Se siamo discepoli rischiamo di sederci sulle nostre piccole sicurezze.

Di abituarci a Dio.

È difficile, lo so bene, lo vivo sulla mia pelle; difficile stare sempre attenti,

ritagliarsi qualche micro-spazio di meditazione da infilare nelle nostre

caotiche giornate.

Eppure; travolti dall’amore di Dio, sorpresi dalla gioia, convertiti dalla Parola,

possiamo trasformare la nostra vita facendola diventare attesa, soprattutto

se è la preghiera ad aiutarci.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 18 ottobre 2020

 

Il Vangelo del Lunedì 19 Ottobre 2020.

Della 29° settimana del Tempo Ordinario.

San Paolo della Croce, Sacerdote .

Prima lettura dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (2,1-10)

Fratelli, voi eravate morti per le vostre colpe e i vostri peccati, nei quali un tempo

viveste, alla maniera di questo mondo, seguendo il principe delle Potenze dell’aria,

quello spirito che ora opera negli uomini ribelli.

Anche tutti noi, come loro, un tempo siamo vissuti nelle nostre passioni carnali

seguendo le voglie della carne e dei pensieri cattivi: eravamo per natura

meritevoli d’ira, come gli altri.

Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti

che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati.

Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per

mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante

la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù.

Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono

di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene.

Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha

preparato perché in esse camminassimo.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (12,13-21) anno pari.

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di a mio fratello che

divida con me l’eredità».

Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».

E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se

uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».

Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un

raccolto abbondante.

Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti?

Farò così-disse-: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi

raccoglierò tutto il grano e i miei beni.

Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni;

ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”.

Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita.

E quello che hai preparato, di chi sarà?”.

Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Gesu si rifiuta di entrare nella disputa per questioni ereditarie tra i due fratelli

del Vangelo di oggi.

Gesù sa bene che siamo perfettamente in grado di affrontare questioni di questo

genere senza tirare Dio per la giacca e senza invocare i santi.

Esiste una autonomia delle realtà terrene voluta dal Creatore e Dio non

interviene in questioni che gli uomini possono dirimere lasciandosi illuminare

da una coscienza retta.

È una forte testimonianza della capacità dell’essere umano a gestire la propria

esistenza, una inconsueta testimonianza di laicità che Dio stesso vuole.

Ma, ricorda Gesù con la parabola del ricco agricoltore, i discepoli devono

vegliare sul loro rapporto coi beni materiali e col denaro.

Gesù non è classista né condanna la ricchezza frutto del lavoro dell’uomo.

Ma ammonisce; la ricchezza è un inganno perchè promette ciò che non

può mantenere e, se non riusciamo a capirlo per noi saranno guai e solo la

preghiera, ci può aiutare a capire.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 17 ottobre 2020

Il Vangelo di Domenica 18 Ottobre 2020

 

Della 29° Domenica del Tempo Ordinario.

San Luca, Evangelista.

Prima lettura dal libro del profeta Isaìa (45,1.4-6)

Dice il Signore del suo eletto, di Ciro: «Io l'ho preso per la destra, per abbattere

davanti a lui le nazioni, per sciogliere le cinture ai fianchi dei re, per aprire

davanti a lui i battenti delle porte e nessun portone rimarrà chiuso.

Per amore di Giacobbe, mio servo, e d'Israele, mio eletto, io ti ho chiamato per

nome, ti ho dato un titolo, sebbene tu non mi conosca.

Io sono il Signore e non c'è alcun altro, fuori di me non c'è dio; ti renderò pronto

all'azione, anche se tu non mi conosci, perché sappiano dall'oriente e dall'occidente

che non c'è nulla fuori di me.

Io sono il Signore, non ce n'è altri».

Parola di Dio.

Seconda lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési (1,1-5)

Paolo e Silvano e Timòteo alla Chiesa dei Tessalonicési che è in Dio Padre

e nel Signore Gesù Cristo: a voi, grazia e pace.

Rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere

e tenendo continuamente presenti l'operosità della vostra fede, la fatica della

vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo,

davanti a Dio e Padre nostro.

Sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti da lui.

Il nostro Vangelo, infatti, non si diffuse fra voi soltanto per mezzo della parola,

ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (22,15-21) anno A.

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come

cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.

Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiàni, a dirgli: «Maestro,

sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità.

Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno.

Dunque, di a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».

Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete

mettermi alla prova?

Mostratemi la moneta del tributo».

Ed essi gli presentarono un denaro.

Egli domandò loro: «Questa immagine e l'iscrizione, di chi sono?».

Gli risposero: «Di Cesare».

Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio

quello che è di Dio».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Cesare o Dio? Mah!
Quante volte questa frase di Gesù è stata usata per giustificare le prese di

posizione più diverse!
L’hanno usata i governi laici per sostenere la loro autonomia nei confronti

dell’ingerenza della Chiesa.
L’ha usata la Chiesa per difendere la legittimità della propria organizzazione

in seno allo Stato.
Ma l’hanno usata anche i governi anticlericali per giustificare le proprie discutibile azioni.
E qualche Papa in vena di delirio di onnipotenza per giustificare le proprie

rivendicazioni sulle cose terrene, politica compresa.
Come sempre accade, dobbiamo avere il coraggio di prendere la Parola com’è,

inserendola nel suo contesto, cercando di capire cosa intendesse il Signore anche

se, in questo caso, l’affermazione di Gesù resta enigmatica.

La prima cosa che Matteo fa notare è il fatto che la domanda viene posta per

mettere in difficoltà Gesù; è una vera e propria trappola quella che gli viene tesa.

Israele, da quasi un secolo, vive sotto la dominazione romana, a tratti più presente

e pressante, in altri momenti, come quello in cui vive Gesù, più discreta.

Ma resta il fatto che ogni suddito dell’Impero doveva versare una tassa almeno

una volta all’anno e nessuno ama pagare le tasse, figuriamoci se poi finiscono

ad un governo considerato invasore ed oppressore!
La cosa curiosa è che sono gli erodiani e i farisei a porre la domanda.
Gli erodiani; collaboratori di Erode Antipa, incapace figlio di Erode il grande,

re fantoccio di Roma, strenui difensori della romanità di Israele.

E i farisei, i puri che consideravano un’umiliazione l’occupazione romana.
Che strana coppia!
Ma, come ben sappiamo, quando si ha un nemico comune si mettono da

parte dissidi e rancori, come i nostri attuali governanti.
E il nemico ha un volto preciso: il rabbì di Nazareth che si fa beffe dello

zelo dei farisei e non si schiera dalla parte degli erodiani.
Un uomo libero; perciò inquietante e pericoloso.
La trappola è bene tesa; se Gesù rifiuta di pagare la tassa si pone contro Roma

e gli erodiani presenti, diventando uno dei tanti anarchici idealisti che

periodicamente entrano in scena.
Se Gesù accetta di pagare le tasse si mette contro il popolo che freme nel

vedersi imporre un balzello dall’odiato occupante.
Un applauso, sono proprio dei gran bastardi.

E Gesù ne viene fuori con una mossa azzardata, un colpo da teatro che

ancora dimostra, se ce ne fosse bisogno, di che pasta è fatto il galileo.
Chiede una moneta.
I farisei, ingenuamente, frugano sotto la tunica e gliela porgono.
I puri tengono in tasca una moneta con l’effige di Tiberio Cesare.
Un capitolo prima Matteo ci ha detto che il colloquio si svolge nel tempio,

dove era impensabile far entrare una moneta romana che violava il divieto

di immagine e che, perciò, era sostituita con una moneta “neutra” ad uso

esclusivo del tempio. Begli ipocriti.
Nelle questioni di principio volano alto e fanno i perfettini.
Nel quotidiano, come tutti, cedono a mille compromessi. Ma senza ammetterlo.
Ci sono cascati, ma Gesù non infierisce e gioca con loro.
Se l’immagine è di Tiberio bisogna restituirgli la moneta, non ci sono storie.
E restituire a Dio ciò che è di Dio.

Quindi il discepolo è un cittadino esemplare.
Vive con gli altri, condivide i loro progetti e le loro fatiche, paga le tasse (!),

segue le leggi degli uomini.

Eppure il suo cuore è diverso, altrove, vede le cose ad un altro livello, ad un’altra profondità.
Quindi esistono cose che riguardano Cesare in cui non bisogna tirare in ballo

Dio anche se il Cristo, davanti al procuratore romano che lo condanna, gli

ricorderà che ogni potere umano deriva da Dio per il servizio del bene comune.
Quindi esiste qualcosa di nostro che appartiene a Dio e che gli va restituito.
Gesù, magnificamente, resta in equilibrio fra la tentazione, ricorrente nella

Chiesa, di disinteressarsi del mondo. O di colonizzarlo.
Né l’uno, né l’altro.

Siamo chiamati a mantenerci in equilibrio fra la tentazione di fuggire il

mondo o di fagocitarlo, restando legati al Vangelo, restando cittadini leali.

Poi Dio farà il suo percorso.
Come profetizza Isaia ai deportati in Babilonia, vedendo il sorgere, sulla scena

politica internazionale, di Ciro di Persia.

Come Babilonia irrompe nel conflitto fra Assiri ed Egiziani diventando una

grande potenza, così Ciro sbaraglierà i babilonesi, liberando tutti prigionieri

e favorendo la ricostruzione dei propri templi.
Isaia fa parlare Dio che usa Ciro come suo strumento.
È impressionante leggere la versione di Ciro che, invece, attribuisce al proprio

dio Marduk la vittoria.
Ma al Dio vero queste sottigliezze non infastidiscono.

Dio agisce nella storia e nelle nostre piccole storie, inaspettatamente.
Paolo, scoraggiato per il fiasco ad Atene e provato dalla difficile comunità di

Corinto, riceve notizie da parte di Timoteo e Sila, provenienti dalla Tessalia.

Paolo non aveva potuto rafforzare la nascente comunità dovendo fuggire

a causa dell’odio di alcuni ebrei.

Ora i suoi amici gli dicono di avere trovato, invece, una comunità fiorente

e ricca che ha grande stima per l’apostolo che è dovuto fuggire.

La lettera scritta nel 51, il primo scritto del Nuovo Testamento, ci restituisce

l’umanissima consolazione di Paolo che vede in questi eventi l’azione dello

Spirito nella storia. Che bello!

Ed in questi tempi surreali in cui stiamo vivendo, ne avremo veramente bisogno.

Scopriamo anche noi amici, l’imprevedibilità dello Spirito Santo, vedrete

quante sorprese vi farà, io sinceramente ne so qualcosa, anche se a volte mi

sono pure arrabbiato con lui, buona Domenica Fausto.