lunedì 17 agosto 2020

Il Vangelo del Martedì 18 Agosto 2020


Della 20° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro del profeta Ezechiele (28,1-10)
Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, parla al principe di
Tiro: Così dice il Signor Dio: Poiché il tuo cuore si è insuperbito e hai detto: “Io
sono un dio, siedo su un trono divino in mezzo ai mari”, mentre tu sei un uomo
e non un dio, hai reso il tuo cuore come quello di Dio, ecco, tu sei più saggio
di Daniele, nessun segreto ti è nascosto.
Con la tua saggezza e la tua intelligenza hai creato la tua potenza ammassato
oro e argento nei tuoi scrigni; con la tua grande sapienza e i tuoi traffici hai
accresciuto le tue ricchezze e per le tue ricchezze si è inorgoglito il tuo cuore.
Perciò così dice il Signore Dio: Poiché hai reso il tuo cuore come quello di
Dio, ecco, io manderò contro di te i più feroci popoli stranieri; snuderanno le
spade contro la tua bella saggezza, profaneranno il tuo splendore.
Ti precipiteranno nella fossa e morirai della morte degli uccisi in mare.
Ripeterai ancora: “Io sono un dio”, di fronte ai tuoi uccisori?
Ma sei un uomo e non un dio, in balìa di chi ti uccide.
Per mano di stranieri morirai della morte dei non circoncisi, perché io ho parlato».
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (19,23-30) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente
un ricco entrerà nel regno dei cieli.
Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che
un ricco entri nel regno di Dio».
A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi
può essere salvato?».
Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio
tutto è possibile».
Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo
seguito; che cosa dunque ne avremo?».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando
il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione
del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele.
Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o
campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna.
Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Essere ricchi, nella mentalità dei contemporanei di Gesù, significava
essere benedetti da Dio.
Per questo le parole del Signore risultano strane e sconcertanti; allora,
che dire di coloro che per Lui lasciano tutto e lo seguono?
Grande dev’essere il loro merito e, dunque, anche la loro ricompensa.
Gesù non si lascia vincere in generosità e ricorda a Pietro e agli altri Apostoli
che per loro è preparato il regno dei cieli.
Ma non ci si deve ingannare; l’ultima frase del Vangelo ricorda che l’impegno
a essere fedeli a Cristo è questione di tutta la vita.
Spesso può avvenire che coloro i quali hanno conosciuto il Cristo solo alla
fine manifestano una fedeltà maggiore di chi lo conosce da tanto.
Molti primi possono divenire ultimi per il poco amore verso di Lui.
Per essere ricompensati dal Signore, dobbiamo essere pronti a lasciare
tutto su questa terra, non è facile per chi non ha problemi, perciò, per
riuscirci dobbiamo pregare sempre.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata Fausto.

domenica 16 agosto 2020

Il Vangelo del Lunedì 17 Agosto 2020


Della 20° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro del profeta Ezechièle (24,15-24)
Mi fu rivolta questa parola del Signore: “Figlio dell’uomo, ecco, io ti tolgo
all’improvviso colei che è la delizia dei tuoi occhi: ma tu non fare il
lamento, non piangere, non versare una lacrima.
Sospira in silenzio e non fare il lutto dei morti: avvolgiti il capo con turbante,
mettiti i sandali ai piedi, non ti velare fino alla bocca, non mangiare il pane del lutto”.
La mattina avevo parlato al popolo e la sera mia moglie morì.
La mattina dopo feci come mi era stato comandato e la gente mi
domandava: “Non vuoi spiegarci che cosa significa quello che tu fai?”.
Io risposi: “La parola del Signore mi è stata rivolta in questi termini: Annuncia
agli Israeliti: Così dice il Signore Dio: Ecco, io faccio profanare il mio santuario,
orgoglio della vostra forza, delizia dei vostri occhi e anelito delle vostre anime.
I figli e le figlie che avete lasciato cadranno di spada.
Voi farete come ho fatto io: non vi velerete fino alla bocca, non mangerete
 il pane del lutto.
Avrete i vostri turbanti in capo e i sandali ai piedi: non farete il lamento e non
piangerete, ma vi consumerete per le vostre iniquità e gemerete l’uno con l’altro.
Ezechièle sarà per voi un segno: quando ciò avverrà, voi farete proprio come
ha fatto lui e saprete che io sono il Signore”.
Parola di Dio.   
Dal Vangelo secondo Matteo (19,16-22) anno pari.                             
In quel tempo, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di
buono per avere la vita eterna?».
Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono?
Buono è uno solo.
Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti».
Gli chiese: «Quali?».
Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai,
non testimonierai il falso, onora il padre e la madre e amerai il prossimo
tuo come te stesso».
Il giovane gli disse: «Tutte queste cose le ho osservate; che altro mi manca?».
Gli disse Gesù: «Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi,
dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!».
Udita questa parola, il giovane se ne andò, triste; possedeva infatti
molte ricchezze.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Apparentemente è difficile comprendere la reazione del ricco, il quale se ne
va triste di fronte alla proposta di Gesù.
Che cosa era andato storto?
Il Signore, con le sue parole ed i suoi gesti, donava sempre pace e gioia;
allora perché ciò non avviene anche per quest’uomo?
La risposta, evidentemente, risiede nel fatto che Gesù spiazza completamente
le attese dell'uomo; egli, probabilmente si aspettava di avere altre regole o
precetti, e non aveva capito che al Signore non interessava una persona che
obbedisse ciecamente a delle regole, quanto un uomo che avesse il coraggio
e la gioia di seguirlo.
A ciò, evidentemente, il ricco non era preparato.
Non spaventiamoci per ciò che ci chiede il Maestro, anche se le sue richieste
possono apparire strane o impossibili.
Ciò che da un punto di vista umano è impossibile, per Dio non lo è.
Per questo dobbiamo sempre dire di si al Signore, anche se tante volte ci
costa un pò troppo, ma la gioia di poterlo seguire sarà più grande, la fatica
sarà grande, ma abbiamo la preghiera che ci può aiutare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata Fausto.


Il Vangelo di Domenica 16 Agosto 2020

Della 20° Domenica del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro del profeta Isaìa (56,1.6-7)
Così dice il Signore:"Osservate il diritto e praticate la giustizia, perchè la mia 
salvezza sta per venire, la mia giustizia sta per rivelarsi.
Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo e per amare il nome del 
Signore, e per essere suoi servi, quanti si guardano dal profanare il sabato 
e restare fermi nella mia alleanza, li condurrò sul mio monte santo e li colmerò 
di gioia nella mia casa di preghiera.
I loro olocausti e i loro sacrifici saranno graditi sul mio altare, perchè la mia 
casa si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli.
Parola di Dio.
2° Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (11,13-15.29-32)
Fratelli, a voi, genti, ecco che cosa dico: come apostolo delle genti, io faccio 
onore al mio ministero, nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio 
sangue e di salvarne alcuni.
Se infatti il loro essere rifiutati è stata una riconciliazione del mondo, che cosa 
sarà la loro riammissione se non una vita dai morti?
Infatti i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!
Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto 
misericordia a motivo della loro disobbedienza, così anch'essi ora sono 
diventati disobbedienti a motivo della misericordia da voi ricevuta, perchè 
anch'essi ottengono misericordia.
Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti!
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (15,21-28) anno A.
In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne.
Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare:
«Pietà di me, Signore, figlio di Davide! misericor
Mia figlia è molto tormentata da un demonio».
Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila,
perché ci viene dietro gridando!».
Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della
casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!».
Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini».
«È vero, Signore–disse la donna–, eppure i cagnolini mangiano le briciole
che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede!
Avvenga per te come desideri».
E da quell’istante sua figlia fu guarita.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Gesù si è rifugiato nel sud dell'attuale Libano, la regione di Tiro e Sidone, 
per fuggire la tensione che cresce intorno a Lui, e qui è ambientato il durissimo 
Vangelo di oggi.
Una donna-sofferente per la figlia ammalata-chiede un miracolo al Figlio 
di Davide il quale, letteralmente, non le rivolge neppure la parola.
Una durezza confermata dal giudizio dato dagli Apostoli, preoccupati dalla 
sceneggiata fatta dalla donna.
L'insistenza però è vincente; la donna si butta ai piedi di Gesù e chiede aiuto.
La frase di Gesù, però, è raggelante: "Non è bene gettare il cibo dei figli in 
pasto ai cani".
Un Gesù maleducato, quello che oggi ci presenta Matteo?
Un Gesù razzista che pensa-come i suoi contemporanei-che i non ebrei siano "cani"?
No, amici, leggete bene ve ne prego.
Come altrove nel Vangelo (Simone il fariseo, la samaritana, ecc, ecc), Gesù sta 
per darci una magistrale lezione su come far crescere le persone.
La cananea si avvicina a Gesù sbraitando, invocando una guarigione; non le 
importa nulla di chi sia veramente Gesù, non è sua discepola, vuole solo il 
miracolo del guru di turno.
Il Maestro non le rivolge neppure la parola, la sua durezza, però, è voluta.
La donna insiste.
Alla fine, esausta, si mette ai piedi del Signore e chiede solo più aiuto.
Non impone più al Signore i termini dell'intervento (voglio che accada questo), 
ma esprime un generico e più autentico bisogno di aiuto.
La frase del Signore-durissima-è uno schiaffo in pieno volto: "Bel cane che sei, 
non t'interessi di me, non segui la mia Parola, solo vuoi un miracolo.
Io, prima, devo occuparmi dei miei discepoli.
Così noi, spesso.
Ci avviciniamo a Dio, che regolarmente ignoriamo, quando qualcosa non 
funziona, quando abbiamo dei bisogni.
Lasciamo la nostra fede in uno stato di penosa sopravvivenza e poi, quando 
la vita ci chiede un qualche conto, ecco i ceri che si accendono e le devozioni 
che si moltiplicano.
Quando non cadiamo nel ricatto: "Dio, se esisti, fà che succeda questo....".
E Dio tace, non ci rivolge neppure la parola.
se, però, insistiamo, attenti, potremmo sentirci dire la stessa frase del 
Vangelo: "Bella faccia che hai, te ne freghi di me e ora invochi un miracolo!".
Come avremmo reagito noi al posto della cananea?
Io mi sarei offeso e me ne sarei andato, statene certi.
Invece la donna cananea no, riflette.
La guancia ancora le fa male, mette da parte il suo amor proprio e 
confessa: "Hai ragione, Signore, hai ragione; sono proprio un cane, 
vengo da Te solo ora che ne ho bisogno.
Ti prego, però, fai qualcosa".
Me lo vedo il volto duro di Gesù che si scioglie in un accogliente 
sorriso: "Risposta giusta, questa volta, la tua fede ora produce miracoli!".
Che bello, amici, una vera lezione di vita.
Non sempre chi ti accarezza ti ama, non sempre chi ti fa dei complimenti 
desidera il tuo bene.
A volte, il Vangelo di oggi lo dimostra, anche uno schiaffo ci richiama a verità.
E io amici, di questi schiaffi ne ho presi molti prima di capire il senso di questa 
Parabola bellissima, ma solo ora credo di averla veramente capita, purtroppo 
ho la testa abbastanza dura di comprendonio.
Santa Domenica amici, non imparate da me, non aspettate la mia età per 
capire cosa vuole il Signore da voi, con affetto, Fausto. 

















sabato 15 agosto 2020

Il Vangelo del Sabato 15 Agosto 2020

Della 19° settimana del Tempo Ordinario.
Assunzione della Beata Vergine Maria.
1° Lettura dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (11,19a;12,1-6a.10ab)
Si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l’arca della sua alleanza.
Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto
i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle.
Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto.
Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste
e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava un terzo delle
stelle del cielo e le precipitava sulla terra.
Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare
il bambino appena lo avesse partorito.
Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro
di ferro, e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono.
La donna invece fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio.
Allora udii una voce potente nel cielo che diceva: «Ora si è compiuta la salvezza,
la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo».
Parola di Dio.
2° Lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (15,20-27a)
Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti.
Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà
anche la risurrezione dei morti.
Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita.
Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta,
quelli che sono di Cristo.
Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere
ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza.
È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto
i suoi piedi.
L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto
sotto i suoi piedi.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (1,39-56) anno dispari.
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa,
in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta.
Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta
tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!
A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?
Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato
di gioia nel mio grembo.
E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta
in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di
generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del
loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha
ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come
aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Ferragosto; il cuore dell’estate che ci riporta ogni anno a parlare della bella
di Nazareth; Maria.
La festa dell’Assunzione di Maria, festa che ci richiama all’opera di Dio
in Maria di Nazareth, discepola del Signore.
Non vi nascondo, però, un sottile disagio a parlare di lei.
La ragione principale è la sua connaturale timidezza, di ragazza di paese,
quindicenne, abituata a lavorare in silenzio, lontano dai palchi delle veline.
La seconda ragione del disagio è un’eccessiva devozione nei confronti di Maria,
fatta in buona fede, ovviamente, ma pericolosa.
Pericolosa perché nei fratelli in cerca di Dio, ai catecumeni che vogliono passare
dal cristianismo al discepolato, tutto questo eccesso di zelo frastorna.
Il rischio? Di sottolineare le così tante straordinarietà della madre di Gesù dal
finire coll’allontanarla anni luce dalla (povera) concretezza della nostra vita.
Insomma; il più grande torto che possiamo fare a Maria è metterla in una nicchia
e incoronarla con una corona d’oro!
Da ridere, al solito; Dio ci dona una discepola esemplare, una donna (Forte Dio,
in un mondo di maschilisti pone una donna a modello!) che, per prima, ha scoperto
il volto del Dio incarnato, e noi subito a metterla sul piedistallo, santa stratosferica
da invocare nei momenti di sofferenza.
Per favore, no!
Maria ci è donata come sorella nella fede, come discepola del Signore, come
madre dei discepoli e come modello di vita.
Il cuore del suo cammino è narrato da Luca, in quella corsa frenetica, tumultuosa,
che Maria compie all’indomani dell’annuncio dell’angelo.
Non gli aveva forse detto, l’angelo, della gravidanza della sua vecchia cugina?
Maria parte volentieri da Nazareth, ha bisogno di riflettere, di capire.
Ha paura di essersi sbagliata, di avere avuto un colpo di sole.
Possibile? Il Messia verrà? Possibile?
Lei è stata scelta come madre?
Maria sale a sud, due giorni di viaggio, pensieri che affollano la sua mente.
Forse è in compagnia di Giuseppe, non era opportuno che le donne
viaggiassero da sole.
In una parrocchia, dedicata alla Visitazione, un simpatico pittore dell’ottocento
ha rappresentato l’incontro fra le due donne.
In secondo piano, dell’affresco della volta, Zaccaria e Giuseppe si fanno un
cenno con la mano, un pò protagonisti marginali di questo affare misterioso
di donne che è la maternità, mistero che estranea un pò noi omaccioni.
E l’incontro tra la matura Elisabetta e l’adolescente Maria è un’apoteosi,
un fuoco d’artificio.
Solo loro sanno, solo loro capiscono, i servi e i famigliari guardano attoniti
queste due donne che ridono e si abbracciano e piangono di gioia.
Roteano nella polvere, ora, Elisabetta solleva in un abbraccio la piccola Maria:
“Come sei cresciuta!
Che bella che sei”; poi la posa, la guarda scuotendo la testa: “Come hai fatto
a credere, Maria?”.
Sì, Maria, anche noi lo ripetiamo, scuotendo la testa; come hai potuto credere
che davvero Dio diventasse sguardo, sudore e calore nel tuo ventre?
Come hai fatto a credere che-sul serio-Dio avesse bisogno di te, e di noi,
per salvare l’umanità?
Come hai fatto a credere che il tuo acerbo ventre contenesse l’Assoluto?
Beata te che hai creduto Maria.
Beati noi, fragili discepoli, che sentiamo l’orgoglio riempirci di lacrime gli
occhi e la nostalgia della santità mozzarci il fiato, tu sei figlia della nostra
umanità, tu sei il riscatto delle nostre tiepidezze.
E Maria canta e danza roteando nella polvere.
Allora è tutto vero, ciò che ha visto era davvero il messaggero di Dio, allora
tutte le stanche e impolverate profezie ascoltate il Sabato in sinagoga,
si stavano realizzando.
Dio non si è stancato del suo popolo, Dio non l’ha abbandonato, non ci ha
abbandonato, Dio è presente.
La danza finisce in un canto, lo stupore della logica di Dio che prende una
quindicenne illeterata, figlia povera di una terra occupata, in un tempo senza
internet e networks, per salvare l’umanità.
Ecco, amici, questa è la festa dell’Assunzione, la storia di una discepola che
ha creduto davvero nella Parola del suo Dio, che insegna a noi, tiepidi credenti,
l’ardire di Dio, la follia dell’Assoluto.
Questa donna, noi crediamo, dopo la lunga esperienza di una fede abitata dal
Mistero, è andata, prima tra i credenti, al Dio che l’aveva chiamata.
Non poteva conoscere la corruzione della morte colei che aveva dato alla luce
l’autore della vita.
Siamo in buona compagnia, amici!
Lasciamoci fare, allora, grandi cose ha fatto Dio in Maria; grandi cose può fare
in noi, se lo lasciamo fare.
Sì amici, tante volte lamentiamo la mancanza di Dio; non è così, siamo noi a
tenerlo lontano, impariamo da Maria, lasciamo fare a Lui e non ci pentiremo.
Santa Festa dell’Assunzione di Maria di Nazareth al Cielo, amici Fausto.

giovedì 13 agosto 2020

Il Vangelo del Venerdì 14 Agosto 2020


Della 19° settimana del Tempo Ordinario.
San Massimiliano Maria Kolbe, sacerdote e martire.
Prima lettura dal libro del profeta Ezechiele (16,1-15.60-63).
Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell'uomo, fa' conoscere
a Gerusalemme tutti i suoi abomini.
Dirai loro: Così dice il Signore Dio a Gerusalemme: Tu sei, per origine e
nascita, del paese dei Cananei; tuo padre era un Amorreo e tua madre un'Ittita.
Alla tua nascita, quando fosti partorita, non ti fu tagliato il cordone ombelicale
e non fosti lavata con l'acqua per purificarti; non ti fecero le frizioni di sale né
fosti avvolta in fasce.
Occhio pietoso non si volse verso di te per farti una sola di queste cose e non
ebbe compassione nei tuoi confronti, ma come oggetto ripugnante, il giorno
della tua nascita, fosti gettata via in piena campagna.
Passai vicino a te, ti vidi mentre ti dibattevi nel sangue e ti dissi: Vivi nel tuo
sangue e cresci come l'erba del campo.
Crescesti, ti facesti grande e giungesti al fiore della giovinezza.
Il tuo petto divenne fiorente ed eri giunta ormai alla pubertà, ma eri nuda e scoperta.
Passai vicino a te e ti vidi.
Ecco: la tua età era l'età dell'amore. Io stesi il lembo del mio mantello su di te
e coprii la tua nudità.
Ti feci un giuramento e strinsi alleanza con te-oracolo del Signore Dio-e divenisti mia.
Ti lavai con acqua, ti ripulii del sangue e ti unsi con olio.
Ti vestii di ricami, ti calzai di pelle di tasso, ti cinsi il capo di bisso e ti
ricoprii di stoffa preziosa.
Ti adornai di gioielli.
Ti misi braccialetti ai polsi e una collana al collo; misi al tuo naso un anello,
orecchini agli orecchi e una splendida corona sul tuo capo.
Così fosti adorna d'oro e d'argento.
Le tue vesti erano di bisso, di stoffa preziosa e ricami.
Fior di farina e miele e olio furono il tuo cibo.
Divenisti sempre più bella e giungesti fino ad essere regina.
La tua fama si diffuse fra le genti. La tua bellezza era perfetta.
Ti avevo reso uno splendore. Oracolo del Signore Dio.
Tu però, infatuata per la tua bellezza e approfittando della tua fama, ti sei
prostituita, concedendo i tuoi favori a ogni passante.
Ma io mi ricorderò dell'alleanza conclusa con te al tempo della tua giovinezza
e stabilirò con te un'alleanza eterna, perché te ne ricordi e ti vergogni e, nella
tua confusione, tu non apra più bocca, quando ti avrò perdonato quello che hai fatto».
Oracolo del Signore Dio.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (19,3-12) anno pari.
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni farisei per metterlo alla prova e
gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?».
Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e
femmina e disse: "Per questo l'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a
sua moglie e i due diventeranno una sola carne"?
Così non sono più due, ma una sola carne.
Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
Gli domandarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l'atto di ripudio
e di ripudiarla?».
Rispose loro: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare
le vostre mogli; all'inizio però non fu così.
Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione
illegittima, e ne sposa un'altra, commette adulterio».
Gli dissero i suoi discepoli: «Se questa è la situazione dell'uomo rispetto
alla donna, non conviene sposarsi».
Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai
quali è stato concesso.
Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne
sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che
si sono resi tali per il regno dei cieli.
Chi può capire, capisca».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Non conviene sposarsi!
Sono turbati, gli apostoli, dalla destabilizzante risposta di Gesù al quesito
sul ripudio.
Una antica norma maschilista attribuita addirittura a Mosé; chi mai avrebbe
osato contestarla?
Gesù, ovviamente, che riporta alla sua origine il progetto che Dio ha sull’amore; nella
Creazione il Signore ha pensato alla coppia come ad un’alleanza d’amore durevole.
Che bello poter dire alle nostre coppie che la fedeltà per tutta la vita non è
un’insensata norma vetero-cattolica ma il sogno di Dio!
Certo; non conviene sposarsi se nella nostra testa ciò significa sistemarsi, o tenersi
una via di fuga, amare col freno a mano tirato.
Gesù punta in alto, fa vibrare i nostri cuori rendendo possibile ciò che il nostro
mondo disincantato considera utopia infantile.
E Gesù apre un altro orizzonte, innovativo nel mondo ebraico; il celibato per il Regno.
Non esiste solo la possibilità di sposarsi ma anche quella di scegliere di donare
la propria vita e le proprie energie a tempo pieno all’annuncio del Vangelo.
Farsi eunuchi per il Regno significa scegliere di avere come famiglia una comunità,
per ribadire che Dio è più di ogni legittima gioia che possiamo vivere.
Ed allora amici, dobbiamo amarci di un amore vero, non di facciata, sono d’accordo
che non è sempre facile, ma se ci facciamo aiutare dalla preghiera, ci riuscirà meglio.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.