sabato 25 aprile 2020

Il Vangelo di Domenica 26 Aprile 2020


Della 3° Domenica del Tempo di Pasqua.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (2,14a.22-33)
[Nel giorno di Pentecoste,] Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta
parlò così: «Uomini d'Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nàzaret-uomo
accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio
stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene-, consegnato a voi
secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani,
l'avete crocifisso e l'avete ucciso.
Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era
possibile che questa lo tenesse in suo potere.
Dice infatti Davide a suo riguardo: Contemplavo sempre il Signore innanzi a me;
egli sta alla mia destra, perché io non vacilli.
Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua, e anche la mia carne
riposerà nella speranza, perché tu non abbandonerai la mia vita negli inferi né
permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione.
Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza.
Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide,
che egli morì e fu sepolto e il suo sepolcro è ancora oggi fra noi.
Ma poiché era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far
sedere sul suo trono un suo discendente, previde la risurrezione di Cristo e ne
parlò: questi non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne subì la corruzione.
Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni.
Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo
promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire».
Parola di Dio.
Seconda lettura dalla prima lettera di san Pietro apostolo (1,17-21)
Carissimi, se chiamate Padre colui che, senza fare preferenze, giudica ciascuno
secondo le proprie opere, comportatevi con timore di Dio nel tempo in cui vivete
quaggiù come stranieri.
Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati
dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo,
agnello senza difetti e senza macchia.
Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma negli ultimi tempi
si è manifestato per voi; e voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato
dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza
siano rivolte a Dio.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (24,13-35) anno A.
Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli]
erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici
chilometri da Gerusalemme,
e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto.
Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò
e camminava con loro.
Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi
lungo il cammino?».
Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu
sei forestiero a Gerusalemme!
Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?».
Domandò loro: «Che cosa?».
Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere
e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre
autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso.
Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò,
sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute.
Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino
alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver
avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo.
Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto
le donne, ma lui non l'hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti!
Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?».
E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò
che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse
andare più lontano.
Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto».
Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro.
Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero.
Ma egli sparì dalla loro vista.
Ed essi dissero l'un l'altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre
egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti
gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore
è risorto ed è apparso a Simone!».
Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto
nello spezzare il pane.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Sanno che Gesù è risorto; glielo hanno detto alcune discepole.
Ma, si sa, sono donne, emotivamente instabili, facilmente suggestionabili.
E la notizia dell’assenza del cadavere del Maestro è stata confermata da alcuni apostoli.
Ma, si sa, loro sono stati talmente travolti dagli eventi che, probabilmente,
vedono lucciole per lanterne.
Tornano ai loro affari, i due discepoli.
Alle loro occupazioni; hanno pensato che il Nazareno fosse il Messia, quello
che avrebbe regnato per mille anni su Israele sbaragliando i suoi nemici.
Invece è morto, nel peggiore dei modi.
Si allontanano dalla comunità, come fanno molti di noi, delusi da Dio.
Di uno di loro sappiamo il nome, Cleopa, un personaggio conosciuto nella
primitiva comunità.
L’altro, invece, non ha nome; ognuno metta il suo.
Sono tristi, i discepoli, e parlano delle loro disgrazie.
Tristi, e si caricano a vicenda, facendo a gara a chi si butta più giù, come
si fa, a volte, fra persone scoraggiate.
Come se ci fosse un premio da vincere; lo sfortunato del mese.
Il loro cammino è di reciproca lamentazione, di progressivo affossamento.
Sconcertante.
È terribile avere a che fare con persone che, quando vedono che sei afflitto,
invece di incoraggiarti iniziano anch’esse a fare l’elenco delle loro disgrazie.
Mal comune non fa mai mezzo gaudio.
Spesso, fa doppia tristezza.
Gesù si avvicina e cammina con loro.
Non se ne accorgono, come potrebbero?
Non alzano lo sguardo da loro stessi per incrociare lo sguardo del Signore.
Sono talmente pieni del loro santo dolore da non accorgersi che la ragione
della loro sofferenza non esiste più!
Sono incapaci di uscire dalla gabbia che si sono creati.
E li prende per il naso.
Perché quella faccia? Maleducato!
Sono offesi, ora, i discepoli.
Da dove viene questo buzzurro?
Non si vede a sufficienza che sono tristi?
Non hanno il volto sufficientemente disperato?
Come si permette questo sciocco straniero di interrompere le loro lamentazioni?
Non sa della situazione mondiale? Del coronavirus? Della crisi economica?
Ci rassicura, il dolore, ci dona identità, ci identifica.
A volte, purtroppo, in un percorso insalubre e folle, finiamo col coltivare questa identità.
Finiamo col coltivare il dolore.
Ho perso un figlio. Sono un esodato.
Mio marito mi ha lasciata.
Ho avuto un’infanzia terribile.
Diventiamo il nostro dolore.
Questo diventa il nostro segno di riconoscimento; così ci presentiamo,
così vogliamo che ci riconoscano, sperando, magari, in un cenno di
benevolenza, in un gesto di compassione. Illusi.
Quando capiremo che la gente fugge il dolore come la peste?
È da abbandonare, il sepolcro, da superare, non da usare come segno di riconoscimento.
Sono offesi, i discepoli restati orfani.
Cosa è successo? Chiede il Risorto.
Parlano della sua croce, e Gesù nemmeno se ne ricorda.
E pronunciano la frase più triste dell’intero Vangelo.
Noi speravamo. Che tristezza!
La speranza è sempre rivolta al futuro.
Declinarla al passato significa ammetterne il totale fallimento.
È difficile accettare il fallimento di un progetto, di un’azienda, di un gruppo parrocchiale.
Il fallimento della speranza porta alla morte interiore.
Noi speravamo; che sciocchi siamo stati a seguire il Nazareno, a credere
che fosse lui il Messia! Che ingenui!
Noi speravamo; ci siamo illusi, siamo stati degli idioti abissali, non abbiamo giustificazioni!
La speranza è morta su quella maledetta croce.
È morta e sepolta con Gesù, nel sepolcro regalato da Giuseppe di Arimatea.
Quanti ne conosco di discepoli così, tristi e rassegnati, purtroppo!
Noi speravamo, dicono i discepoli.
E intanto il Signore che credono morto cammina con loro.
Descrivono con dovizia di particolari le vicende che riguardano il Maestro,
i discepoli restati orfani.
Si aspettano comprensione e compassione.
Ottengono uno schiaffo in pieno volto.
Sciocchi e tardi, dice loro lo straniero.
La sua provocazione li scuote, li costringe ad alzare lo sguardo.
Cosa sta dicendo questo maleducato? Come si permette?
Sciocchi a tardi nel credere, insiste.
Gesù spiega il senso di quella sofferenza, della sua sofferenza, e li aiuta a
rileggere tutti gli eventi in una chiave diversa, più ampia, a leggere il dolore
alla luce del grande disegno di Dio.
Sono fermi alla croce, i discepoli del Risorto.
Possiamo continuare a fissare il bruco, senza accorgerci che sta per diventare una farfalla.
Non sempre chi ti dà una carezza ti vuole bene.
Non sempre chi ti dà uno schiaffo ti vuole del male.
A volte una bella scrollata ci distoglie dal dolore e ci aiuta a vedere le cose
in maniera diversa.
Arde, ora, il cuore dei discepoli.
Il loro dolore inutile, paradossalmente gratificante, è spazzato via dalla Parola
che riscalda e illumina.
Tutto acquista senso, una dimensione nuova.
La loro vita, riletta alla luce del grande progetto di Dio, assume un colore
completamente diverso.
Vero amici, andiamocene dal sepolcro per favore, il Signore non è più lì, ma
presente nella nostra vita quotidiana e nell’Eucaristia, nella speranza che ci
permettano presto di celebrarla, Santa Domenica Fausto.


venerdì 24 aprile 2020

Il Vangelo del Sabato 25 Aprile 2020


Della 2° settimana di Pasqua.
S. Marco, evangelista.
Prima lettura dalla prima lettera di san Pietro apostolo (5,5b-14)
Carissimi, rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste
ai superbi, ma dà grazia agli umili.
Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché vi esalti al tempo
opportuno, riversando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi.
Siate sobri, vegliate.
Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare.
Resistetegli saldi nella fede, sapendo che le medesime sofferenze sono imposte
ai vostri fratelli sparsi per il mondo.
E il Dio di ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo Gesù,
egli stesso, dopo che avrete un poco sofferto, vi ristabilirà, vi confermerà,
vi rafforzerà, vi darà solide fondamenta.
A lui la potenza nei secoli. Amen!
Vi ho scritto brevemente per mezzo di Silvano, che io ritengo fratello fedele,
per esortarvi e attestarvi che questa è la vera grazia di Dio.
In essa state saldi!
Vi saluta la comunità che vive in Babilonia, e anche Marco, figlio mio.
Salutatevi l'un l'altro con un bacio d'amore fraterno.
Pace a voi tutti che siete in Cristo!
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (16,15-20) anno pari.
In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il
mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura.
Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.
Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome
scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti
e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani
ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette
alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme
con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Il vangelo di Marco ha avuto una storia piuttosto intricata.
Pensate che non è stato considerato per più di cinque secoli!
La ragione è molto semplice; con le approssimative conoscenze dei primi
secoli si pensava erroneamente che Marco fosse un riassunto mal fatto di
Matteo che, in effetti, ancora oggi, nei nostri vangeli è messo per primo.
Così, per lunghissimi secoli, fino all’Ottocento, Marco non ha avuto
l’onore che gli spetta.
Nuovi criteri esegetici hanno permesso di stabilire ciò che ora è certo; Marco
è stato il primo a scrivere un vangelo, probabilmente prima dell’anno 70,
destinandolo ad una comunità di pagani convertiti, forse a Roma.
La tradizione ci dice che l’autore è quel giovane Giovanni Marco, adolescente,
che a Gerusalemme viene coinvolto nella straordinaria avventura del Nazareno.
Forse proprio nel podere dei suoi genitori al Getsemani Gesù vive le sue ultime
drammatiche ore di vita, certamente casa sua a Gerusalemme diventerà un
punto di riferimento per la comunità primitiva.
La tradizione ci dice che dietro Marco c’è l’apostolo Pietro, fonte e ispiratore
del libretto che tanto ci è diventato prezioso. Grazie Marco!
Aiutaci ad avere la tua grande fede, attraverso la nostra con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 23 aprile 2020

Il Vangelo del Venerdì 24 Aprile 2020


Della 2° settimana di Pasqua.
S. Fedele da Sigmaringen, sacerdote e martire.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (5,34-42)
In quei giorni, si alzò nel sinedrio un fariseo, di nome Gamalièle, dottore
della Legge, stimato da tutto il popolo.
Diede ordine di far uscire [gli apostoli] per un momento e disse: «Uomini
di Israele, badate bene a ciò che state per fare a questi uomini.
Tempo fa sorse Tèuda, infatti, che pretendeva di essere qualcuno, e a lui
si aggregarono circa quattrocento uomini.
Ma fu ucciso, e quelli che si erano lasciati persuadére da lui furono dissolti
e finirono nel a.
Dopo di lui sorse Giuda il Galileo, al tempo del censimento, e indusse gente
a seguirlo, ma anche lui finì male, e quelli che si erano lasciati persuadére
da lui si dispersero.
Ora perciò io vi dico: non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare.
Se infatti questo piano o quest'opera fosse di origine umana, verrebbe distrutta;
ma, se viene da Dio, non riuscirete a distruggerli.
Non vi accada di trovarvi addirittura a combattere contro Dio!».
Seguirono il suo parere e, richiamati gli apostoli, li fecero flagellare e ordinarono
loro di non parlare nel nome di Gesù.
Quindi li rimisero in libertà.
Essi allora se ne andarono via dal sinedrio, lieti di essere stati giudicati
degni di subire oltraggi per il nome di Gesù.
E ogni giorno, nel tempio e nelle case, non cessavano di insegnare e di
annunciare che Gesù è il Cristo.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (6,1-15) anno pari.
In quel tempo, Gesù passò all'altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade,
e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi.
Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli.
Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse
a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?».
Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere.
Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure
perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C'è qui un
ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cos'è questo per tanta gente?».
Rispose Gesù: «Fateli sedere».
C'era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa
cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano
seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano.
E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati,
perché nulla vada perduto».
Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d'orzo,
avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è
davvero il profeta, colui che viene nel mondo!».
Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo
sul monte, lui da solo.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Il peggiore miracolo di Gesù.
Tragico, disastroso, l’inizio della fine della sua missione.
Ciò che Gesù voleva comunicare era fortissimo; davanti alle difficoltà, davanti
al bisogno di senso della folla, davanti alla fame e sete di giustizia del mondo
inquieto, mettiamoci in gioco, facciamo come quel ragazzino che, ignorando
lo sguardo di sufficienza degli apostoli, condivide la sua merenda.
Dio ha fiducia negli adolescenti, come questo ragazzotto, come Maria, come
Davide, perché gli adolescenti, come Lui, amano un pizzico di follia.
Non passiamo la vita a lamentarci ma rimbocchiamoci le maniche, non
chiediamo a Dio di risolvere i guai al posto nostro, facciamo del nostro
meglio, doniamo quel poco che siamo, il resto lo farà Dio.
E invece.
La folla ha capito l’esatto contrario; ecco uno che ci riempie la pancia,
ecco un Dio che, finalmente!, ci risolve i problemi, ci toglie dai guai!
Gesù è scosso dal pessimo risultato del suo miracolo, fugge la folla, turbato.
Forse per la prima volta, davvero, Gesù si rende conto che non riuscirà
a cambiare il cuore degli uomini con le sue parole.
E noi amici, siamo riusciti a cambiare il nostro cuore con la Parola del Signore?
Se fatichiamo, facciamoci aiutare dalla preghiera.  
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


mercoledì 22 aprile 2020

Il Vangelo del Giovedì 23 Aprile 2020


Della 2° settimana di Pasqua.
S. Giorgio, martire.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (5,27-33)
In quei giorni, [il comandante e gli inservienti] condussero gli apostoli e li
presentarono nel sinedrio; il sommo sacerdote li interrogò dicendo: «Non vi
avevamo espressamente proibito di insegnare in questo nome?
Ed ecco, avete riempito Gerusalemme del vostro insegnamento e volete far
ricadere su di noi il sangue di quest'uomo».
Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio invece
che agli uomini.
Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo
a una croce.
Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele
conversione e perdono dei peccati.
E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a
quelli che gli obbediscono».
All'udire queste cose essi si infuriarono e volevano metterli a morte.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (3,31-36) anno pari.
Chi viene dall'alto, è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene
alla terra e parla secondo la terra.
Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti.
Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza.
Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero.
Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito.
Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa.
Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la
vita, ma l'ira di Dio rimane su di lui.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Gesù racconta ad uno spaesato Nicodemo il cuore del suo messaggio;
Egli è venuto per rendere testimonianza al Padre perché Lui e Dio sono
una cosa sola.
Gesù vuole smontare l’idea approssimativa di Dio che l’uomo si è fatta,
ma anche l’idea a volte zoppicante che ne ha Israele.
Dio non è uno che ti premia se ti comporti osservando scrupolosamente
i suoi precetti, come pensavano i farisei, ma colui che desidera salvarti
e opera perché questa salvezza si realizzi.
Gesù manifesta il vero volto di Dio; siamo talmente abituati a questa
affermazione da non sobbalzare più quando la udiamo!
La domanda birichina da porci, allora, è sempre la stessa; il Dio in cui
credo è il Dio di Gesù?
Conosco molti cristiani che hanno una qualche idea religiosa ma che,
spesso, di Dio si fanno un’idea davvero orribile!
Tutta la nostra vita diventa una conversione dall’idea di Dio che portiamo
nel cuore a quella splendida e adulta raccontata da Gesù.
Leggere e meditare correttamente la Parola, scrutarne il significato animati
dallo Spirito e guidati dall’esperienza millenaria della comunità cristiana
ci permette di verificare continuamente la verità della nostra fede.
Non sarà sempre facile per noi, ma abbiamo la preghiera che ci può aiutare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.