giovedì 23 aprile 2020

Il Vangelo del Venerdì 24 Aprile 2020


Della 2° settimana di Pasqua.
S. Fedele da Sigmaringen, sacerdote e martire.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (5,34-42)
In quei giorni, si alzò nel sinedrio un fariseo, di nome Gamalièle, dottore
della Legge, stimato da tutto il popolo.
Diede ordine di far uscire [gli apostoli] per un momento e disse: «Uomini
di Israele, badate bene a ciò che state per fare a questi uomini.
Tempo fa sorse Tèuda, infatti, che pretendeva di essere qualcuno, e a lui
si aggregarono circa quattrocento uomini.
Ma fu ucciso, e quelli che si erano lasciati persuadére da lui furono dissolti
e finirono nel a.
Dopo di lui sorse Giuda il Galileo, al tempo del censimento, e indusse gente
a seguirlo, ma anche lui finì male, e quelli che si erano lasciati persuadére
da lui si dispersero.
Ora perciò io vi dico: non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare.
Se infatti questo piano o quest'opera fosse di origine umana, verrebbe distrutta;
ma, se viene da Dio, non riuscirete a distruggerli.
Non vi accada di trovarvi addirittura a combattere contro Dio!».
Seguirono il suo parere e, richiamati gli apostoli, li fecero flagellare e ordinarono
loro di non parlare nel nome di Gesù.
Quindi li rimisero in libertà.
Essi allora se ne andarono via dal sinedrio, lieti di essere stati giudicati
degni di subire oltraggi per il nome di Gesù.
E ogni giorno, nel tempio e nelle case, non cessavano di insegnare e di
annunciare che Gesù è il Cristo.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (6,1-15) anno pari.
In quel tempo, Gesù passò all'altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade,
e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi.
Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli.
Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse
a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?».
Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere.
Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure
perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C'è qui un
ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cos'è questo per tanta gente?».
Rispose Gesù: «Fateli sedere».
C'era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa
cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano
seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano.
E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati,
perché nulla vada perduto».
Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d'orzo,
avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è
davvero il profeta, colui che viene nel mondo!».
Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo
sul monte, lui da solo.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Il peggiore miracolo di Gesù.
Tragico, disastroso, l’inizio della fine della sua missione.
Ciò che Gesù voleva comunicare era fortissimo; davanti alle difficoltà, davanti
al bisogno di senso della folla, davanti alla fame e sete di giustizia del mondo
inquieto, mettiamoci in gioco, facciamo come quel ragazzino che, ignorando
lo sguardo di sufficienza degli apostoli, condivide la sua merenda.
Dio ha fiducia negli adolescenti, come questo ragazzotto, come Maria, come
Davide, perché gli adolescenti, come Lui, amano un pizzico di follia.
Non passiamo la vita a lamentarci ma rimbocchiamoci le maniche, non
chiediamo a Dio di risolvere i guai al posto nostro, facciamo del nostro
meglio, doniamo quel poco che siamo, il resto lo farà Dio.
E invece.
La folla ha capito l’esatto contrario; ecco uno che ci riempie la pancia,
ecco un Dio che, finalmente!, ci risolve i problemi, ci toglie dai guai!
Gesù è scosso dal pessimo risultato del suo miracolo, fugge la folla, turbato.
Forse per la prima volta, davvero, Gesù si rende conto che non riuscirà
a cambiare il cuore degli uomini con le sue parole.
E noi amici, siamo riusciti a cambiare il nostro cuore con la Parola del Signore?
Se fatichiamo, facciamoci aiutare dalla preghiera.  
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


mercoledì 22 aprile 2020

Il Vangelo del Giovedì 23 Aprile 2020


Della 2° settimana di Pasqua.
S. Giorgio, martire.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (5,27-33)
In quei giorni, [il comandante e gli inservienti] condussero gli apostoli e li
presentarono nel sinedrio; il sommo sacerdote li interrogò dicendo: «Non vi
avevamo espressamente proibito di insegnare in questo nome?
Ed ecco, avete riempito Gerusalemme del vostro insegnamento e volete far
ricadere su di noi il sangue di quest'uomo».
Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio invece
che agli uomini.
Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo
a una croce.
Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele
conversione e perdono dei peccati.
E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a
quelli che gli obbediscono».
All'udire queste cose essi si infuriarono e volevano metterli a morte.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (3,31-36) anno pari.
Chi viene dall'alto, è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene
alla terra e parla secondo la terra.
Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti.
Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza.
Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero.
Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito.
Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa.
Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la
vita, ma l'ira di Dio rimane su di lui.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Gesù racconta ad uno spaesato Nicodemo il cuore del suo messaggio;
Egli è venuto per rendere testimonianza al Padre perché Lui e Dio sono
una cosa sola.
Gesù vuole smontare l’idea approssimativa di Dio che l’uomo si è fatta,
ma anche l’idea a volte zoppicante che ne ha Israele.
Dio non è uno che ti premia se ti comporti osservando scrupolosamente
i suoi precetti, come pensavano i farisei, ma colui che desidera salvarti
e opera perché questa salvezza si realizzi.
Gesù manifesta il vero volto di Dio; siamo talmente abituati a questa
affermazione da non sobbalzare più quando la udiamo!
La domanda birichina da porci, allora, è sempre la stessa; il Dio in cui
credo è il Dio di Gesù?
Conosco molti cristiani che hanno una qualche idea religiosa ma che,
spesso, di Dio si fanno un’idea davvero orribile!
Tutta la nostra vita diventa una conversione dall’idea di Dio che portiamo
nel cuore a quella splendida e adulta raccontata da Gesù.
Leggere e meditare correttamente la Parola, scrutarne il significato animati
dallo Spirito e guidati dall’esperienza millenaria della comunità cristiana
ci permette di verificare continuamente la verità della nostra fede.
Non sarà sempre facile per noi, ma abbiamo la preghiera che ci può aiutare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

martedì 21 aprile 2020

Il Vangelo del Mercoledì 22 Aprile 2020


Della 2° settimana di Pasqua.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (5,17-26)
In quei giorni, si levò il sommo sacerdote con tutti quelli della sua parte,
cioè la setta dei sadducèi, pieni di gelosia, e, presi gli apostoli, li gettarono
nella prigione pubblica.
Ma, durante la notte, un angelo del Signore aprì le porte del carcere, li condusse
fuori e disse: «Andate e proclamate al popolo, nel tempio, tutte queste parole di vita».
Udito questo, entrarono nel tempio sul far del giorno e si misero a insegnare.
Quando arrivò il sommo sacerdote con quelli della sua parte, convocarono il
sinedrio, cioè tutto il senato dei figli d'Israele; mandarono quindi a prelevare
gli apostoli nella prigione.
Ma gli inservienti, giunti sul posto, non li trovarono nel carcere e tornarono a
riferire: «Abbiamo trovato la prigione scrupolosamente sbarrata e le guardie
che stavano davanti alle porte, ma, quando abbiamo aperto, non vi abbiamo
trovato nessuno».
Udite queste parole, il comandante delle guardie del tempio e i capi dei sacerdoti
si domandavano perplessi a loro riguardo che cosa fosse successo.
In quel momento arrivò un tale a riferire loro: «Ecco, gli uomini che avete messo
in carcere si trovano nel tempio a insegnare al popolo».
Allora il comandante uscì con gli inservienti e li condusse via, ma senza violenza,
per timore di essere lapidati dal popolo.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (3,16-21) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare
il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia
la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo,
ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato,
perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato
più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie.
Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue
opere non vengano riprovate.
Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che
le sue opere sono state fatte in Dio».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Queste parole di Gesù contengono una verità davvero molto profonda.
Dio ha amato il mondo; Egli non vuole distruggere niente di quanto ha creato
e redento con tanta misericordia, quindi, i profeti che annunciano castighi
da parte di Dio non sono molto credibili, di fronte a queste parole.
Dio ci provoca sempre con il suo amore; un amore tanto grande che Egli non
ha ricusato di mandare suo Figlio per noi.
D’altro canto, Gesù stesso osserva che gli uomini preferiscono solitamente
le tenebre alla luce.
Dunque essi decidono in cuor loro di rinunciare alla grande grazia dell’amore
di Dio per seguire i loro sentieri di morte e di peccato.
Come in questo momento di tenebre, a causa del virus, che qualche mente
umana, contorta, ha creato per danneggiare l’umanità; mi viene
chiesto: “Dov’è Dio, perché permette tutto questo?”.
Non c’entra niente Dio con questa terribile storia contorta, a quegli uomini
che hanno creato tutto questo, Lui ha dato l’intelligenza necessaria per non
creare tutto questo male, sono stati gli uomini che hanno voluto seguire
sentieri di morte.
Dio lascia libero ogni uomo di scegliere quale strada percorrere, perché una
caratteristica del vero amore è proprio quella di non imbrigliare nessuno.
Sta a noi capire che nella via di Dio c’è luce e salvezza, perciò, preghiamo,
perché altri uomini riescano a trovare l’antidoto per sconfiggere il male.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 20 aprile 2020

Il Vangelo del Martedì 21 Aprile 2020


Della 2° settimana di Pasqua.
S. Anselmo, vescovo e dottore della Chiesa.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (4,32-37)
La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo
e un'anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva,
ma fra loro tutto era comune.
Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del
Signore Gesù e tutti godevano di grande favore.
Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case
li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano
ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno.
Così Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Bàrnaba, che significa "figlio
dell'esortazione", un levìta originario di Cipro, padrone di un campo, lo vendette
e ne consegnò il ricavato deponendolo ai piedi degli apostoli.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (3,7-15) anno pari.
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Non meravigliarti se ti ho detto:
dovete nascere dall'alto.
Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né
dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».
Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?».
Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro di Israele e non conosci queste cose?
In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo
ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza.
Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi
parlerò di cose del cielo?
Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell'uomo.
E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato
il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Ora tutto è chiaro.
Ora che il Signore risorto illumina la mente e il cuore dei discepoli, tutto
acquista un senso e una dimensione diversa.
Così i discepoli riprendono in mano le parole del Maestro e le rileggono
alla luce di ciò che è avvenuto.
Fra i vari episodi uno in particolare acquista un significato nuovo; l’incontro
di Gesù con Nicodemo, capo dei farisei.
È Nicodemo stesso, divenuto discepolo, a parlarne.
È andato da Gesù di notte per imbarazzo; il Nazareno è un personaggio
particolare, è rischioso frequentarlo, meglio farlo di nascosto.
E Gesù lo aveva invitato ad uscire dai suoi schemi mentali, a rinascere dall’alto.
Nicodemo, allora, aveva tentennato; tutta la sua preparazione teologica non
gli era servita davanti all’enigma proposto da Gesù.
Alla luce del risorto tutto è chiaro; anche quel curioso riferimento all’episodio
dei morsi dei serpenti velenosi aveva un significato; come Mosè aveva fatto
fondere un serpente in bronzo per poi innalzarlo, così che gli ebrei morsicati
dai serpenti potessero guarire, così Cristo, innalzato sulla croce, libera i discepoli
dal morso del peccato e della morte.
Anche noi siamo invitati a rileggere la nostra vita alla luce della Parola
di Cristo, facendoci aiutare dalla preghiera. 
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 19 aprile 2020

Il Vangelo del Lunedì 20 Aprile 2020


Della 2° settimana di Pasqua.
Prima lettura dagli Atti degli Apostoli (4,23-31)
In quei giorni, rimessi in libertà, Pietro e Giovanni andarono dai loro fratelli
e riferirono quanto avevano detto loro i capi dei sacerdoti e gli anziani.
Quando udirono questo, tutti insieme innalzarono la loro voce a Dio dicendo:
«Signore, tu che hai creato il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che in essi si
trovano, tu che, per mezzo dello Spirito Santo, dicesti per bocca del nostro padre,
il tuo servo Davide: "Perché le nazioni si agitarono e i popoli tramarono cose vane?
Si sollevarono i re della terra e i prìncipi si allearono insieme contro il Signore
e contro il suo Cristo"; davvero in questa città Erode e Ponzio Pilato, con le nazioni
e i popoli d'Israele, si sono alleati contro il tuo santo servo Gesù, che tu hai consacrato,
per compiere ciò che la tua mano e la tua volontà avevano deciso che avvenisse.
E ora, Signore, volgi lo sguardo alle loro minacce e concedi ai tuoi servi di
proclamare con tutta franchezza la tua parola, stendendo la tua mano affinché si
compiano guarigioni, segni e prodigi nel nome del tuo santo servo Gesù».
Quand'ebbero terminato la preghiera, il luogo in cui erano radunati tremò e tutti
furono colmati di Spirito Santo e proclamavano la parola di Dio con franchezza.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (3,1-8) anno pari.
Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei.
Costui andò da Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto
da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi,
se Dio non è con lui».
Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall'alto,
non può vedere il regno di Dio».
Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio?
Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?».
Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito,
non può entrare nel regno di Dio.
Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito.
Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall'alto.
Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né
dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
È curioso, Nicodemo, ma ha troppa paura di perdere la faccia per diventare
discepolo di Gesù.
Allora come oggi, è pericoloso dichiararsi cristiani, diventare discepoli,
meglio stare alla porta, meglio andare di notte a cercare risposte, non si sa
mai, magari si rischia una solenne presa in giro in ufficio!
È proprio vero amici, è successo a me, quando una persona che veniva a leggere
di nascosto il Vangelo sul mio profilo, ma inavvertitamente una notte glielo
mandato sul suo profilo, mi ha ripreso, dicendo che non lo voleva per non
sentirsi chiamata bigotta. Mah.
E Gesù lo tratta con ironia, con sufficienza.
Nicodemo, riverito e rispettato per la sua cultura, per la sua dottrina, perché è
un rabbì anziano del Sinedrio, viene invitato da Gesù a rinascere dall’altro,
a mettersi in una nuova prospettiva, a lasciarsi andare al soffio dello Spirito
che può permettergli di rivedere tutta la sua vita in una nuova sfolgorante luce.
Così è per noi, in questo tempo pasquale; proprio a noi discepoli di lungo corso
il Signore chiede il coraggio di osare, di lasciare che lo Spirito scompigli la nostra
vita, ci ponga in una nuova dimensione, ci orienti verso una nuova direzione.
E per riuscirci, il Signore, ci attrezza con un navigatore formidabile; la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

Eccomi amici, ancora quì a proporvi una lettera che qualche tempo fa ho scritto al mio amico Tommaso, lettera che fa capire le difficoltà che si ha in certi momenti bui della nostra vita.


La mia lettera a Tommaso.
Per la sua festa ho voluto scrivere una lettera a Tommaso, perché anche lui
come me, non crede se non ci mette il naso, siamo proprio una bella coppia.
Caro Tommaso.
Fa strano scriverti una lettera, ma ho deciso, dopo tanti anni, di schierarmi
formalmente e solennemente dalla tua parte.
Mi spiego meglio.
Ogni anno, dopo la gioia della festa di Pasqua, puntualmente ti ritroviamo
col Vangelo che ti riguarda.
Giovanni ci dice che il fatto, o meglio il fattaccio, è accaduto otto giorni dopo
l’apparizione di Gesù a porte chiuse nel Cenacolo, la sera di Pasqua.
Ora; sono stufo di vederti descritto come un incredulo.
Su di te abbiamo addirittura composto un proverbio: “Tommaso, che non ci
crede se non ci mette il naso” e, così, sei arrivato fino a noi con la falsa
nomina di incredulo.
È il nostro consueto modo di leggere il Vangelo, col cervello in stand-by,
ascoltando come se fosse una pia ed edificante favoletta, senza la voglia di
approfondire ciò che dovrebbe nutrire la nostra vita e la nostra fede.
Eppure, Tommaso, leggendo bene il racconto di Giovanni, si capisce subito
che tu al Rabbì ci avevi creduto, fin troppo, più degli altri.
D’altronde, le uniche due volte in cui si parla di te nel Vangelo, hai dimostrato
fegato ed entusiasmo.
La prima volta Gesù decise di salire a Gerusalemme, ignorando la pessima
aria che tirava.
Il rischio era reale; Gesù era malvisto dal Sinedrio che già complottava per
farlo arrestare; malgrado questo, il Maestro decise di rischiare.
Tu, Tommaso, dicesti: “Andiamo a morire con Lui!” (Giovanni 11,16).
Poco dopo, quando Gesù parlò del suo destino, e chiese di essere seguito,
tu gli chiedesti: “Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere
la via?”, alchè, Gesù ti rispose: “Io sono la via, la verità e la vita” (Giovanni 14,5-6).
Poi, quelle maledette  quarantotto ore.
Tutti voi, Tommaso, eravate impreparati, increduli o distratti.
La croce vi era piombata addosso come un treno in corsa, vi aveva spezzato
l’anima, aveva travolto tutto.
Non foste capaci di fare il benché minimo gesto, nessuna reazione, solo la
paura e il dolore, la disperazione senza fine.
Incredulo tu? Andiamo!
Piuttosto credulone, con l’entusiasmo che ti contraddistingueva tra i Dodici.
Sai, Tommaso, mi sono riconosciuto molte volte in te; ti ho visto nel volto di molti
fratelli scoraggiati e delusi, dopo aver dato l’anima per un sogno, un progetto.
E ho capito che più voli in alto e più-cadendo-ti fai del male.
La croce, per te inattesa, aveva inchiodato il tuo Maestro e la tua vita,
messo fine al tuo sogno.
E ti vedo-sbalordito, a bocca aperta con gli occhi sbarrati-che ascolti i tuoi compagni.
Le tue ferite sanguinano copiosamente e questi-gioiosi-ti raccontano di
averlo visto vivo, risorto.
Non sai credere a quello che dicono, e soprattutto, di chi te lo dice.
Giovanni, che c’era, ha scritto solo la prima parte di ciò che hai detto, la frase
durissima del: “Non crederò” è stato delicato Giovanni; e non ha riportato le
tue altri frasi, dette con la voce rotta dalla rabbia e dalla voglia di piangere.
Ma io immagino quello che hai detto, perché da uno come te pieno di amore
non potevano che essere: “Tu Pietro?
Tu Andrea?, e tu Giacomo?
Voi mi dite che Lui è vivo?
Siamo scappati tutti, come conigli; siamo stati deboli, non abbiamo creduto!
Eppure, Lui ce l’aveva detto, ci aveva avvisati.
Lo sapevamo che poteva finire così, e non gli siamo stati vicini, non ne
siamo stati capaci.
Ora, proprio voi, venite a dirmi di averlo visto, vivo?
No, non è possibile, come faccio a credervi?”.
Sai, Tommaso; hai ragione!
Incontro spesso persone come te, ferite dalla pessima testimonianza di noi
discepoli, scandalizzati dal baratro che mettiamo tra la nostra fede e la
nostra vita, increduli a causa della nostra piccolezza.
Noi, discepoli del Maestro, che invece di essere trasparenza del Risorto,
ci nascondiamo dietro ad un dito, dalla paura di farci riconoscere, piuttosto
che radiosi nella luce  che ci ha avvolti e cambiati.
Quanti ne conosco come te e, come me, Tommaso!
Brava gente, ma turbati dal nostro poco entusiasmo.
Ma-e questo è stupefacente-Giovanni ci dice che otto giorni dopo eri ancora con loro.
Non li hai mollati come a volte vedo fare, non ti sei sentito superiore o migliore.
Hai voluto condividere la tua amarezza con loro, non hai pensato di fare marcia indietro
vedendo che ormai tutto era compromesso e magari preso anche in giro dai tuoi amici.
E hai fatto benissimo; apposta per te è venuto il Maestro; vedi come ti ama?
Lo vedi, ora; è lì, apposta per te.
Ti mostra le sue piaghe, il costato.
Poi sorride e ti parla.
Lo so bene, Tommaso, e scusa se facciamo dei commenti discutibili; quella frase
bellissima non è un rimprovero, Gesù non ti sta rinfacciando la tua incredulità, macchè.
Le sue parole sono un immenso gesto d’amore.
Mostrando il palmo delle mani trafitte, ti sussurra: “Tommaso, so che hai sofferto tanto.
Guarda; anch’io ho sofferto!”.
E ti sei arreso, finalmente.
Hai lasciato la diga del pianto rompere gli argini, ti sei lasciato travolgere
dall’amore e dalla fede, ti sei buttato in ginocchio e tu, primo tra i Dodici, hai
osato dire ciò che nessuno, prima aveva osato neppure pensare: “Gesù è Dio!”.
Senti, Tommaso, io ti voglio un sacco di bene e ti ringrazio per la tua fede sincera.
Non credo sia un caso il fatto che il nostro comune amico Giovanni ti abbia
soprannominato “Didimo”, cioè gemello; davvero mi assomigli.
Voglio affidarti, caro mio gemello, tutti quelli che-come te-non si sono
ancora arresi al Signore, tutti quelli insomma, bastonati come te.
E anche gli scandalizzati da noi cristiani; che guardino a Cristo, piuttosto
che ai suoi fragili discepoli.
Hai abbandonato il tuo dolore, restando con la comunità, senza scandalizzarti
dei tuoi limiti e di quelli dei tuoi fratelli di ventura.
Hai superato il dolore quando, lo hai saputo condiviso dal Maestro, quando
lo hai sentito  dietro alle spalle del tuo Dio.
Ciao, uomo dalla grande fede sincera.
Tommaso ha scoperto che la gioia cristiana è riconoscere nel dolore assunto
da Dio un gesto d’amore e di condivisione.
Fidandosi della comunità e, noi con lui, Tommaso incontrerà il suo Dio e Signore.
Buona lettura e meditazione, Fausto.