domenica 23 febbraio 2020

Il Vangelo del Lunedì 24 Febbraio 2020


Della 7° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dalla lettera di san Giacomo apostolo (3,13-18)
Fratelli miei, chi tra voi è saggio e intelligente?
Con la buona condotta mostri che le sue opere sono ispirate a mitezza e sapienza.
Ma se avete nel vostro cuore gelosia amara e spirito di contesa, non vantatevi
e non dite menzogne contro la verità.
Non è questa la sapienza che viene dall’alto: è terrestre, materiale, diabolica; perché
dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni.
Invece la sapienza che viene dall’alto anzitutto è pura, poi pacifica, mite,
arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera.
Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (9,14-29) anno pari.
In quel tempo, [Gesù, Pietro, Giacomo e Giovanni, scesero dal monte] e
arrivando presso i discepoli, videro attorno a loro molta folla e alcuni scribi
che discutevano con loro.
E subito tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo.
Ed egli li interrogò: «Di che cosa discutete con loro?».
E dalla folla uno gli rispose: «Maestro, ho portato da te mio figlio, che ha
uno spirito muto.
Dovunque lo afferri, lo getta a terra ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce.
Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti».
Egli allora disse loro: «O generazione incredula!
Fino a quando sarò con voi?
Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me».
E glielo portarono.
Alla vista di Gesù, subito lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli,
caduto a terra, si rotolava schiumando.
Gesù interrogò il padre: «Da quanto tempo gli accade questo?».
Ed egli rispose: «Dall’infanzia; anzi, spesso lo ha buttato anche nel fuoco
e nell’acqua per ucciderlo.
Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci».
Gesù gli disse: «Se tu puoi!
Tutto è possibile per chi crede».
Il padre del fanciullo rispose subito ad alta voce: «Credo; aiuta la mia incredulità!».
Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito impuro dicendogli:
«Spirito muto e sordo, io ti ordino, esci da lui e non vi rientrare più».
Gridando, e scuotendolo fortemente, uscì.
E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: «È morto».
Ma Gesù lo prese per mano, lo fece alzare ed egli stette in piedi.
Entrato in casa, i suoi discepoli gli domandavano in privato: «Perché noi non
siamo riusciti a scacciarlo?».
Ed egli disse loro: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo,
se non con la preghiera».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Intenerisce questo padre che chiede a Gesù un miracolo per il figlio ma che,
prima, deve passare attraverso la goffa prova di miracolo degli apostoli.
Intenerisce e stupisce, perché in lui prevale l’amore di un padre, non la fede.
Non disdegna la fede dei semplici, il Signore, non ha la puzza sotto il naso.
È urtato, invece, dalla stupidità dei suoi che pensano ormai di essere diventati
capaci di miracoli, come se fosse una tecnica, come se ci fosse un trucco.
Davanti alla forza di Gesù il padre abbassa lo sguardo. È fede?
La sua è piccina e fragile, se è la fede l’unico modo per salvare il suo ragazzo, non guarirà.
Preghiera immensa, invocazione che piega la volontà di Dio!
Gesù è ammirato per tanta sincerità; sì, la fede di quel padre provato è sufficiente,
perché autentica, perché sincera.
Perciò amici, preghiamo con sincerità.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

sabato 22 febbraio 2020

Il Vangelo di Domenica 23 Febbraio 2020


Della 7° Domenica del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro del Levìtico (19,1-2.17-18)
Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla a tutta la comunità degli Israeliti
dicendo loro: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo.
Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente
il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui.
Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma
amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore”».
Parola di Dio.
2° Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (3,16-23)
Fratelli, non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?
Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui.
Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi.
Nessuno si illuda.
Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per
diventare sapiente, perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio.
Sta scritto infatti: «Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia».
E ancora: «Il Signore sa che i progetti dei sapienti sono vani».
Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo,
Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro!
Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (5,38-48) anno A.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu
detto: “Occhio per occhio e dente per dente”.
Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla
guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e
toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.
E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due.
Dà a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”.
Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano,
affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole
sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete?
Non fanno così anche i pubblicani?
E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario?
Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Gesù ama i paradossi.
Punta in alto, osa, sposta in alto l’assicella perché sa bene che noi uomini
tendiamo sempre ad attenuare, ad annacquare, ad essere molto esigenti con
gli altri e troppo condiscendenti con noi stessi.
No, non è venuto a cambiare la strada che conduce al Dio di Israele, ma a
portarla a compimento.
Le beatitudini sono la pienezza della Torah.
Stolto chi cambia anche solo un tratto di quanto Egli dice.
Non vivere la radicalità del Vangelo è come usare un sale insipido, come mettere
la lucerna sotto allo sgabello; un’idiozia.
Nell’impegnativo discorso della montagna Gesù, con coraggio e autorevolezza
inaudite, mette in discussione alcuni capisaldi della fede.
Tradizioni umane spacciate per divine, temi molto sensibili che andavano a
coinvolgere la sensibilità spirituale ma, ancora di più la vita concreta.
L’orizzonte è quello descritto dalla prima lettura; siamo chiamati a condividere
la santità del Dio di Israele che non è una divinità separata dal mondo ma un
amico che desidera la felicità degli uomini e si adopera perché essi la raggiungano.
Domenica scorsa abbiamo preso quattro questioni fondamentali; l’omicidio che non
è solo quello fisico, il perdono che vale più del culto, l’adulterio come tradimento al
sogno di Dio e il giuramento come visione pagana di Dio e del fratello.
A chiudere il cerchio, oggi, due questioni delicate; la giustizia e l’uso della violenza.
Il proverbio “occhio per occhio e dente per dente”, che a noi sembra barbaro
e primitivo, in realtà era una forma di moderazione, di misura; la reazione doveva
essere proporzionata al danno, all’offesa.
Se ci guardiamo attorno, già solo questo sano principio fisico aiuterebbe non
poco l’umanità a orientarsi verso la giustizia; quante volte la reazione è
sproporzionata, abnorme.
E senza andare a cercare le grandi relazioni internazionali, pensiamo ai rapporti
in famiglia, in ufficio, in auto; un piccolo gesto, una parola di troppo, scatena
una reazione eccessiva, uno scatto d’ira.
Eppure Gesù propone al discepolo di osare di più, di andare oltre, di non
opporsi al malvagio.
Intendiamoci; se un pazzo sta accoltellando mio figlio lo difendo ad ogni
costo ed è bene che lo faccia.
Ma, in determinate occasioni, lo Spirito può infiammare i nostri cuori
rendendoci capaci, come Cristo, di donare la vita.
Certo, nel quotidiano non ci succede di rischiare la pelle (e meno male!), ma
di dover scegliere se reagire ad una provocazione, sì.
E penso alle tante volte in cui mi sono trovato nella condizione di reagire in
malo modo, di assecondare la stanchezza o l’irritazione e di prendermela con
qualcuno e mi sono sentito la parola del Vangelo salirmi dal cuore.
La storia, da Santo Stefano e Francesco, da Gandhi ai tanti testimoni dell’oggi, ci
dice che la pace vissuta con profondità può scardinare le logiche violente del mondo.
Era normale, al tempo di Gesù amare e perdonare, era previsto e predicato dai rabbini.
Ma l’amore e il perdono erano ristretti al popolo di Israele.
Il nemico andava odiato.
Allora capiamo la follia della predicazione di Gesù, che sovverte l’ordine;
amare chi ti ama non è opera meritoria, pregare per chi ti è nemico, augurargli
la conversione, non la morte, significa imitare il Padre.
È il Figlio, che sulla croce perdona i suoi assassini.
È normale trovare antipatico chi ci contrasta.
È evangelico scegliere di passare sopra alle antipatie per trovare ciò che unisce.
È normale difendere le proprie cose, il proprio territorio, la propria famiglia.
È evangelico scegliere il dialogo, il confronto, la conoscenza reciproca per farlo.
È normale che d’ogni tanto la parte oscura che c’è in noi emerga.
È evangelico lasciare che la parte luminosa sconfigga la parte peggiore di noi.
Se essere cristiani non cambia le nostre scelte, se non cambia la nostra vita,
le nostre reazioni, significa che il Vangelo non ha davvero arato il nostro cuore.
Gesù è asciutto e diretto, chiede tanto perché dona tanto.
Non vuole che i suoi discepoli siano all’acqua di rose, bravi ragazzi insipidi
e anonimi, ma uomini e donne capaci di dire chi è veramente Dio, di chi può
essere davvero l’uomo.
E Matteo conclude; imitate il Padre, imitate Dio, siate perfetti come Lui.
Non in uno sforzo impossibile, ma nell’accoglienza dell’opera di Dio in noi.
Ma la cosa che mi ha sempre incuriosito è il fatto che Luca, riprendendo questo
testo, decide di apportare una correzione; siate misericordiosi, dice, come è
misericordioso il Padre vostro.
Aveva paura, Luca, dei cristiani che pensano di essere migliori, che diventano
professionisti della fede, neo-farisei, giusti ed ipocriti.
La perfezione di Dio consiste nella sua misericordia, nel guardare col cuore
alla nostra miseria.
Imitiamo il Padre quando vediamo nel violento una scintilla di bontà da far crescere.
Imitiamo il Padre quando guardiamo al lato luminoso della realtà e delle persone.
E di noi stessi.
Imitiamo il Padre quando è la compassione a prevalere.
Imitiamo il Signore, amiamo amici, perché di odio nel mondo ce né anche troppo.
Santa Domenica Fausto.



venerdì 21 febbraio 2020

Il Vangelo del Sabato 22 Febbraio 2020


Della 6° settimana del Tempo Ordinario.
Cattedra di san Pietro apostolo.
Prima lettura dalla prima lettera di san Pietro apostolo (5,1-4)
Carissimi, esorto gli anziani che sono tra voi, quale anziano come loro,
testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve
manifestarsi: pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo
non perché costretti ma volentieri, come piace a Dio, non per vergognoso
interesse, ma con animo generoso, non come padroni delle persone a voi
affidate, ma facendovi modelli del gregge.
E quando apparirà il Pastore supremo, riceverete la corona della gloria
che non appassisce.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (16,13-19) anno pari.
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò
ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?».
Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa
o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?».
Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né
sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli.
E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le
potenze degli inferi non prevarranno su di essa.
A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà
legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Oggi la Chiesa ricorda il ruolo di Pietro, primo fra i pari, all’interno della comunità;
il carisma del suo insegnamento e della sua esperienza, il compito che il
Signore Gesù gli ha affidato per i fratelli.
Il compito di Pietro è quello di custodire e conservare intatta le fede, di non lasciarla
stravolgere dalle mode temporanee degli uomini, di non lasciare che si pieghi alle
novità dell’ultima ora.
Un compito impegnativo, ingrato, difficile che, pure, Pietro, e gli altri dopo di lui,
hanno assolto con scrupolo, con attenzione.
Così, oggi, possiamo ritrovare nella nostra fede, arricchita da esperienze e riflessioni,
la stessa fede delle prime comunità che hanno riconosciuto nel Signore Gesù il
rivelatore del Padre.
Perciò, non accusiamo continuamente la Chiesa di errori, ma piuttosto,
aiutiamola con la nostra preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 20 febbraio 2020

Il Vangelo del Venerdì 21 Febbraio 2020


Della 6° settimana del Tempo Ordinario.
San Pier Damiani, vescovo e dottore della Chiesa.
Prima lettura dalla lettera di san Giacomo apostolo (2,14-24.26)
A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere?
Quella fede può forse salvarlo?
Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano
e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non
date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve?
Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta.
Al contrario uno potrebbe dire: «Tu hai la fede e io ho le opere; mostrami la tua
fede senza le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede».
Tu credi che c’è un Dio solo?
Fai bene; anche i demòni lo credono e tremano!
Insensato, vuoi capire che la fede senza le opere non ha valore?
Abramo, nostro padre, non fu forse giustificato per le sue opere, quando
offrì Isacco, suo figlio, sull’altare?
Vedi: la fede agiva insieme alle opere di lui, e per le opere la fede divenne perfetta.
E si compì la Scrittura che dice: «Abramo credette a Dio e gli fu accreditato
come giustizia», ed egli fu chiamato amico di Dio.
Vedete: l’uomo è giustificato per le opere e non soltanto per la fede.
Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (8,34-9,1) anno pari.
In quel tempo, convocata la folla insieme ai suoi discepoli, Gesù disse loro: «Se
qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.
Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria
vita per causa mia e del Vangelo, la salverà.
Infatti quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda
la propria vita?
Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita?
Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera
e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella
gloria del Padre suo con gli angeli santi».
Diceva loro: «In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno
prima di aver visto giungere il regno di Dio nella sua potenza».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Coloro che vogliono seguire Gesù devono prepararsi a perdere la faccia per Lui.
Nel testo di Marco la croce da abbracciare è la stessa che Gesù è disposto a portare.
Non una croce fatta di sofferenza, come se Dio mettesse alla prova i suoi figli
inviando loro, periodicamente, qualche bella malattia grave, come purtroppo
alcuni (e troppi) cristiani ancora pensano.
Ma la croce della costanza, della coerenza al Regno, della fatica di dirsi (ed essere)
veramente discepoli.
Essere discepoli significa non vergognarsi del Maestro, non vergognarsi del Signore.
Quante volte, nella vita concreta, sorvoliamo sul fatto di essere cristiani cattolici
per non accollarci delle sonore prese in giro.
E quante distinzioni e “distinguo” facciamo per non dire di essere discepoli in una
Chiesa spesso vissuta con imbarazzo dagli stessi cristiani; che tristezza, amici.
Ci sentiamo veramente discepoli del Maestro?
Ed allora non dobbiamo avere vergogna a dimostrarlo, ma dobbiamo esserne
orgogliosi e la preghiera ci darà la forza di farlo.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 19 febbraio 2020

Il Vangelo del Giovedì 20 Febbraio 2020


Della 6° settimana del Tempo Ordinario.
Prima lettura dalla lettera di san Giacomo apostolo (2,1-9)
Fratelli miei, la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della
gloria, sia immune da favoritismi personali.
Supponiamo che, in una delle vostre riunioni, entri qualcuno con un anello d’oro
al dito, vestito lussuosamente, ed entri anche un povero con un vestito logoro.
Se guardate colui che è vestito lussuosamente e gli dite: «Tu siediti qui,
comodamente», e al povero dite: «Tu mettiti là, in piedi», oppure: «Siediti qui
ai piedi del mio sgabello», non fate forse discriminazioni e non siete giudici
dai giudizi perversi?
Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo,
che sono ricchi nella fede ed eredi del Regno, promesso a quelli che lo amano?
Voi invece avete disonorato il povero!
Non sono forse i ricchi che vi opprimono e vi trascinano davanti ai tribunali?
Non sono loro che bestemmiano il bel nome che è stato invocato sopra di voi?
Certo, se adempite quella che, secondo la Scrittura, è la legge regale: «Amerai
il prossimo tuo come te stesso», fate bene.
Ma se fate favoritismi personali, commettete un peccato e siete accusati dalla
Legge come trasgressori.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (8,27-33) anno pari.
In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno
a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo:
«La gente, chi dice che io sia?».
Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?».
Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo».
E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed
essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso
e, dopo tre giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo.
Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e
disse: «Va’ dietro a me, Satana!
Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Ha appena riconosciuto nel falegname di Nazareth il Messia e il Rabbì, gli ha
restituito il favore, svelando al rude pescatore di Cafarnao di essere una roccia,
nel cuore.
E Simone, scopertosi Pietro, si monta la testa, figuriamoci.
Gesù svela a Pietro e ai suoi che, per Lui, essere Messia non significa fare il
guerriero, o il re divino, ma il servo della Parola, il servo di Dio, suo Padre.
Ed è disposto a farlo fino alla fine, fino in fondo, anche al prezzo della propria vita.
Pietro, appena eletto papa, prende da parte Gesù e lo invita a non scoraggiare il
morale delle truppe.
Gesù lo rimprovera duramente; quel pensiero è satanico, e invita Pietro a convertirsi.
Succede anche a noi così; proprio perché bravi cattolici, corriamo il rischio di
voler insegnare a Dio come si fa a governare il mondo.
Da non credere, facciamo perciò, un atto di umiltà facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

martedì 18 febbraio 2020

Il Vangelo del Mercoledì 19 Febbraio 2020


Della 6° settimana del Tempo Ordinario.
Prima lettura dalla lettera di san Giacomo apostolo (1,19-27)
Lo sapete, fratelli miei carissimi: ognuno sia pronto ad ascoltare, lento a parlare
e lento all’ira. Infatti l’ira dell’uomo non compie ciò che è giusto davanti a Dio.
Perciò liberatevi da ogni impurità e da ogni eccesso di malizia, accogliete con
docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla salvezza.
Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo
voi stessi; perché, se uno ascolta la Parola e non la mette in pratica, costui somiglia
a un uomo che guarda il proprio volto allo specchio: appena si è guardato, se ne va,
e subito dimentica come era.
Chi invece fissa lo sguardo sulla legge perfetta, la legge della libertà, e le resta
fedele, non come un ascoltatore smemorato ma come uno che la mette in pratica,
questi troverà la sua felicità nel praticarla.
Se qualcuno ritiene di essere religioso, ma non frena la lingua e inganna così il
suo cuore, la sua religione è vana.
Religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è questa: visitare gli orfani
e le vedove nelle sofferenze e non lasciarsi contaminare da questo mondo.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (8,22-26) anno pari.
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero a Betsàida, e gli condussero
un cieco, pregandolo di toccarlo.
Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli
messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?».
Quello, alzando gli occhi, diceva: «Vedo la gente, perché vedo come degli
alberi che camminano».
Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente,
fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa.
E lo rimandò a casa sua dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
È un miracolo a puntate, quello di oggi.
Uno dei pochi, nel Vangelo.
Una guarigione a tappe, che tiene conto del fatto che a volte abbiamo bisogno
di tempo per abituarci alla novità di Dio.
Così per noi; la conversione non avviene necessariamente in maniera eclatante
e, quand’anche così accadesse, è solo la prima di un lungo percorso che ci porta
alla scoperta di noi stessi e di Dio.
Non dobbiamo avere fretta di liberarci dell’uomo vecchio, che, peraltro, ci terrà
compagnia per tutta la nostra vita.
Può capitare, a volte, di vedere degli alberi, invece che delle persone, di non saper
riconoscere il fratello accanto a noi, anche se convertiti, anche se discepoli.
Chiediamo al Signore la guarigione completa, per non rientrare nelle nostre vecchie
abitudini, ma per percorrere nuovi sentieri di liberazione, con l’aiuto della preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.