giovedì 9 gennaio 2020

Il Vangelo del Venerdì 10 Gennaio 2020


Tempo di Natale dopo l’Epifania.
1° Lettura dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (4,19-5,4)
Carissimi, noi amiamo Dio, perché egli ci ha amati per primo.
Se uno dice: «Io amo Dio» e odia suo fratello, è un bugiardo.
Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede.
E questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello.
Chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; e chi ama colui
che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato.
In questo conosciamo di amare i figli di Dio: quando amiamo Dio e osserviamo
i suoi comandamenti.
In questo infatti consiste l'amore di Dio, nell'osservare i suoi comandamenti;
e i suoi comandamenti non sono gravosi.
Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha
vinto il mondo: la nostra fede.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (4,14-22a) anno pari.
In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama
si diffuse in tutta la regione.
Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò
nella sinagoga e si alzò a leggere.
Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era
scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato
con l'unzione, e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare
ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l'anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all'inserviente e sedette.
Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui.
Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi
avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia
che uscivano dalla sua bocca.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Abbiamo urgenza di buone notizie che contrastino le pagine di cronaca nera
dei nostri quotidiani e telegiornali, abbiamo bisogno di qualcuno che ci parli
di Dio nel modo giusto.
Non è facile, credetemi.
Luca ci dice che tutti restarono ammirati dalle parole di grazia che uscirono
dalle labbra del figlio di Giuseppe.
Molto più realisticamente, Gesù venne contestato e deriso per questa sua uscita;
(anch’io vengo spesso contestato per quello che scrivo, perciò, pazienza, se hanno
contestato Lui, per me deve essere normale).
Ma io non prendo paura e, vado avanti nel compito che mi ha affidato il Signore.
Ma vi chiedo, diventate anche voi portatori di buone notizie, non è facile,
ma proprio perché non è facile, se ci riuscite è ancora più bello.
Cominciate dicendo ai vostri colleghi, al vostro coniuge, ai vostri figli e ai vostri
vicini: Dio ti si è fatto vicino, stai lieto!, facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 8 gennaio 2020

Il Vangelo del Giovedì 9 Gennaio 2020


Tempo di Natale dopo l’Epifania.
1° Lettura dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (4,11-18)
Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri.
Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e
l’amore di lui è perfetto in noi.
In questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi; egli ci ha donato
il suo Spirito.
E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio
come salvatore del mondo.
Chiunque confessa che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in li ed egli in Dio.
E noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi.
Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui.
In questo l’amore ha raggiunto tra noi la sua perfezione; che abbiamo fiducia nel
giorno del giudizio, perché come è lui, così siamo anche noi, in questo mondo.
Nell’amore non c’è timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore,
perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell’amore.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (6,45-52) anno pari.
[Dopo che i cinquemila uomini furono saziati], Gesù subito costrinse
i suoi discepoli a salire sulla barca e precederlo sull'altra riva, a Betsaida,
finché non avesse congedato la folla.
Quando li ebbe congedati, andò sul monte a pregare.
Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli, da solo, a terra.
Vedendoli però affaticati nel remare, perché avevano il vento contrario,
sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare,
e voleva oltrepassarli.
Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: "È un fantasma!", e si
misero a gridare, perché tutti lo avevano visto e ne erano rimasti sconvolti.
Ma egli subito parlò loro e disse: "Coraggio, sono io, non abbiate paura!".
E salì sulla barca con loro e il vento cessò.
E dentro di sé erano fortemente meravigliati, perché non avevano compreso
il fatto dei pani: il loro cuore era indurito.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Gesù è un fantasma, così lo vedono i discepoli; non hanno capito il gesto dei pani.
Gesù voleva dire, con quel miracolo; mettete in gioco quel poco che siete e
sfamerete l’umanità.
La folla e gli apostoli hanno capito il contrario; ecco uno che ci sfama gratis
e senza fatica; (un po’ come il reddito di cittadinanza del nostro governo).
Pensano che Gesù, in fondo, sia una specie di mago che provvede ad
ogni bisogno e ora lo vedono in una veste che non corrisponde a verità!
Il Signore si occupa di noi, smettiamola di pensare che sia un fantasma,
e interviene, placando il tumulto che si viene a creare dentro di noi.
Dio ci crede capaci di attraversare il lago, non rema al posto nostro, ci è
accanto nella fatica, ma sta a noi condurre la barca della nostra vita.
Lui, interviene solamente quando stiamo andando alla deriva e, ci aiuta a
rimetterci in carreggiata, solo se glielo chiediamo attraverso la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


martedì 7 gennaio 2020

Il Vangelo del Mercoledì 8 Gennaio 2020


Tempo di Natale dopo l’Epifania.
1° Lettura dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (4,7-10)
Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio; chiunque ama
è stato generato da Dio e conosce Dio.
Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.
In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi; Dio ha mandato nel mondo
il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui.
In questo sta l’amore; non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato
noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (6,34-44) anno pari.
In quel tempo, sceso dalla barca, Gesù vide una grande folla,
ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno
pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli
dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando
per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare».
Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare».
Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane
e dare loro da mangiare?».
Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere».
Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci».
E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull'erba verde.
E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta.
Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione,
spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero
a loro; e divise i due pesci fra tutti.
Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici
ceste piene e quanto restava dei pesci.
Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Dio ha abbandonato la sua divinità per diventare uomo e capire l’agire di noi uomini.
Dio impara la fatica, il sudore, la fame, la sete, la gioia, il sonno.
Non è male essere uomini se Dio decide di diventare uomo!
Non è un profeta perso nelle nuvole, il Signore Gesù, vede e coglie le ansie
e i bisogni concreti del suo popolo, interviene senza farsi pregare.
Nessuna esperienza umana è, da ora, lontana da Dio.
Perciò, non continuiamo a lamentarci della sua mancanza, della sua lontananza,
siamo noi, piuttosto, che lo lasciamo fuori dalla nostra vita.
Per questo, dobbiamo continuamente cercarlo e, farci trovare attraverso la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


lunedì 6 gennaio 2020

Il Vangelo del Martedì 7 Gennaio 2020


Tempo di Natale dopo dell’Epifania.
S. Raimondo de Penafort, sacerdote.
Prima lettura dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (3,22-4,6)
Carissimi, qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da Dio, perché osserviamo
i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito.
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo
e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato.
Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo
che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.
Carissimi, non prestate fede ad ogni spirito, ma mettete alla prova gli spiriti,
per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono
venuti nel mondo.
In questo potete riconoscere lo Spirito di Dio: ogni spirito che riconosce Gesù Cristo
venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio.
Questo è lo spirito dell'anticristo che, come avete udito, viene, anzi è già nel mondo.
Voi siete da Dio, figlioli, e avete vinto costoro, perché colui che è in voi è più grande
di colui che è nel mondo.
Essi sono del mondo, perciò insegnano cose del mondo e il mondo li ascolta.
Noi siamo da Dio: chi conosce Dio ascolta noi; chi non è da Dio non ci ascolta.
Da questo noi distinguiamo lo spirito della verità e lo spirito dell'errore.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (4,12-17.23-25) anno pari.
In quel tempo, quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella
Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel
territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per
mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che
abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno
dei cieli è vicino».
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando
il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.
La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati,
tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici;
ed egli li guarì.
Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli,
da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Le prime parole pubbliche che Gesù pronuncia nel Vangelo di Matteo sintetizzano
il programma di tutta la sua predicazione e il senso della sua missione; l’invito
pressante alla conversione e all’accoglienza del Regno di Dio che è vicino.
Matteo accosta l’inizio della missione di Gesù con una profezia di Isaìa; la luce ha
iniziato a splendere per tutte le genti, per mezzo della persona e della Parola del Cristo.
Le guarigioni e le liberazioni sono segno di una grande realtà; è arrivato colui che annuncia
la presenza di Dio in mezzo al suo popolo, e Dio libera e guarisce con il suo amore.
Il Signore ci chiama alla conversione con urgenza, perché ha bisogno di noi, perché
vuole fare di noi un segno della sua presenza in mezzo ai nostri fratelli.
Cosa aspettiamo amici, aiutiamolo, non è difficile basta renderci disponibili,
al resto ci pensa lo Spirito del Signore e la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 5 gennaio 2020

Il Vangelo del Lunedì 6 Gennaio 2019


Epifania del Signore.
Prima lettura dal libro del profeta Isaìa (60,1-6)
Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te.
Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te
risplende il Signore, la sua gloria appare su di te.
Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere.
Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te.
I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio.
Allora guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore, perché
l'abbondanza del mare si riverserà su di te, verrà a te la ricchezza delle genti.
Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Màdian e di Efa, tutti verranno
da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore.
Parola di Dio.
2° lettura dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (3,2-3a.5-6)
Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me
affidato a vostro favore: per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero.
Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora
è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: che le
genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare
lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (2,1-12) anno pari.
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero
da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov'è colui che è nato, il re dei Giudei?
Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo».
All'udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.
Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul
luogo in cui doveva nascere il Cristo.
Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:
"E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l'ultima delle città principali di
Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele"».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza
il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e
informatevi accuratamente sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo
sapere, perché anch'io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono.
Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si
fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino.
Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima.
Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono
e lo adorarono.
Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.
Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno
al loro paese.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Il desiderio muove il cuore degli uomini.
I desideri ci fanno credere di soddisfare questa sete di tutto.
Alcuni sono desideri semplici, alla portata di molti, altri sono desideri impossibili,
che ci piombano nella frustrazione.
Alla fine di ogni desiderio esaudito, però, sperimentiamo che il nostro cuore
è destinato a ben altro, il nostro cuore è assetato di infinito.
Oggi è la festa del desiderio che non si arrende, la festa che vede protagonisti
alcuni cercatori benestanti che passano il proprio tempo a scoprire nuove teorie
e a verificarle.
Oggi è la festa dell’essenza dell’essere umano che, in fondo, spogliato di ogni
condizionamento, si riscopre, semplicemente, un cercatore.
La Parola insiste, esagera, scardina, scuote; non veniamo giudicati dai risultati,
dalla devozione, dalla coerenza, ma dal desiderio di andare oltre.
E, per noi discepoli di lungo corso, che già abbiamo trovato (o siamo stati trovati?),
questa festa è un invito a superare le nostre certezze bonsai, per assumere lo
sguardo di Dio.
Natale sconcerta, illumina e interroga.
Malgrado lo scempio che ne abbiamo fatto, riducendola a glicemica fiera dei
buoni sentimenti, il mistero della piccolezza infinita di Dio che si restringe nel
grembo acerbo di un’adolescente ci riempie di quieta meraviglia, ancora fa
scaturire dai cuori feriti calde lacrime di fiera consolazione.
Dio è diverso, amici.
Una vergine partorisce, un giovanotto semplice e generoso rinuncia ai suoi sogni
per accudire ad una sposa e a un figlio non suoi, Dio nasce viandante, accolto in
una grotta, solo dei personaggi ambigui, i pastori, si accorgono della sua nascita,
due anziani devoti e scoraggiati, Simeone e Anna, riconoscono nel Tempio la luce
delle nazioni e, oggi, sono gli atei i primi a riconoscere in quel bambino l’Assoluto di Dio.
I Magi non sono né tre né re, come recita il proverbio popolare; il nome “magi” è
vago, e richiama delle persone facoltose (possono assentarsi da casa per lungo tempo)
dedite alla scienza degli astri, curiosi di verificare le loro teorie astrologiche.
Teorie che non hanno niente a che vedere con i nostri oroscopi, per carità!, ma
la consapevolezza quasi scientifica che ad eventi astrali corrispondano eventi
terreni, ad esempio la nascita di un re.
Non stupisce che questi curiosi e insaziabili personaggi si muovono a cercare
il re alla corte di Erode, l’evento astrale che hanno scoperto indica la Palestina
come luogo della felice nascita.
Ma accade l’imprevisto; i figli di Erode sono già grandi, i figli della sua prima
moglie li ha fatti sgozzare lui, nessun allegro vagito tra le mura dello spietato
e abile sovrano.
I magi riprendono il cammino, attoniti.
Lo stravolgimento del Natale continua; Gesù è riconosciuto da pagani che con
tenacia cercano la verità e viene ignorato dal popolo della Promessa, questo
sembra affermare l’ebreo Matteo, scrivendo questo brano.
Ed è il rischio che anche le nostre comunità cristiane corrono, quello di vedere
dei non credenti incontrare Dio, e noi di restare a guardare.
I Magi sono l’immagine dell’uomo che cerca, che indaga, che si muove e
segue la stella.
La scienza e la fede non si oppongono, entrambe cercando un senso alla loro
ricerca intellettuale, i Magi si trovano di fronte all’assoluto di Dio, tanto più
sconcertante quanto inatteso.
Non fanno come Erode e i sacerdoti del Tempio che, pur “sapendo”, restano
ai loro posti.
Per riconoscere Gesù occorre smuoversi, indagare, seguire, lasciarsi provocare, cercare.
Dio si lascia trovare, certo.
Ma da chi lo desidera, non da chi lo ignora.
La fede non è solo “sapere” (i dottori della legge conoscono la profezia
di Michea!) ma (s)muoversi non ne hanno proprio vogli.
Gerusalemme e Betlemme distano pochi chilometri; dai palazzi del potere religioso
e politico, nessuno si prende la briga di andare a verificare, una distanza che
diventa un abisso interiore.
I Magi sono l’immagine di tutti quegli uomini che, spinti dal desiderio e dalla
sete della verità, hanno finito con l’incontrare un “segno” della presenza di Dio;
una testimonianza, un avvenimento, una parola di un cristiano e, seguendolo,
hanno scoperto il volto di Dio.
Se, ahinoi, restiamo seduti sulla poltrona delle nostre incrollabili supposizioni,
finiremo col lasciare la fede dietro di noi, col “conoscere” il luogo dove Gesù
è nato, come i sacerdoti del Tempio, ma non piegheremo mai le ginocchia,
esterrefatti, davanti al prodigio di un bambino che è Dio.
I Magi questo salto lo fanno, questo capitombolo della fede lo compiono.
Cercatori, ora sono loro ad essere trovati.
Vanno oltre, si fidano, e giungono davanti a una giovane e stupita coppia che
accudisce il proprio primogenito.
E offrono oro incenso e mirra.
Oro, dono destinato ai re, incenso, resina odorosa destinata a Dio e mirra?
Regalo di pessimo gusto; la mirra è unguento usato anche per imbalsamare
i cadaveri, regalo poco opportuno, non trovate?
Nel bambino i Magi riconoscono il Re, il Dio, il Crocifisso.
Non suscita tenerezza questo bambino, ma conversione e contraddizione.
Così diverso dall’idea di Dio che ci siamo fatti, come accade a Erode, questo
bambino suscita violenza, un Dio così è da eliminare.
Narra una leggenda che ci fosse un quarto re, che portava in dono la pace.
Gesù bambino, pare, rimase molto deluso per quest’assenza.
Da allora il dono della pace è quello che Dio desidera con maggiore forza
dagli uomini.
Pare che il quarto re si attardò lungo la via, fermandosi da persone bisognose,
ammalate, a portare la pace.
Forse anche a voi è successo di incontrarlo.
Io non mi sento un re, ci mancherebbe, ma come vi ho già detto pochi giorni fa,
anch’io la notte di Natale all’uscita dalla S. Messa, mi sono fermato nella notte
buia e fredda, a cercare di rischiarare la vita di una moglie che, d’improvviso, proprio
alla vigilia di Natale, si è sentita dire dal marito che aveva finito il suo amore per lei.
Lei non voleva più tornare a casa, era disperata e, proprio nella notte che per
eccellenza inneggia alla pace, è tremendo e assurdo.
Io che non vedevo l’ora di arrivare a casa per fare gli auguri di Natale a mia moglie
ammalata, mi è crollato il mondo addosso e, non me la sono sentita di lasciare quella
creatura alla sua disperazione.
Sono rimasto a parlare con lei più di un’ora, fino a quando mi ha promesso che
sarebbe ritornata a casa dai suoi bambini.
Arrivato a casa, mia moglie mi ha chiesto come mai il ritardo, gli ho spiegato il
perché e, lei, prendendomi le mani con le lacrima agli occhi mi ha detto, per lei,
tu, sei stato Gesù Bambino, ed allora, mi sono sentito veramente un re, scusate
la modestia, amici, ma tutti possiamo essere i re della pace.
Perciò, imitiamo i Magi, non fermiamoci alle apparenze, ma andiamo alla
sostanza e regaliamo amore e pace, buona festa dell’Epifania amici, Fausto.



sabato 4 gennaio 2020

Il Vangelo di Domenica 5 Gennaio 2020


2° Domenica dopo Natale.
Prima lettura dal libro del Siràcide (24,1-4.12-16)
La sapienza fa il proprio elogio, in Dio trova il proprio vanto, in mezzo al suo
popolo proclama la sua gloria.
Nell'assemblea dell'Altissimo apre la bocca, dinanzi alle sue schiere proclama
la sua gloria, in mezzo al suo popolo viene esaltata, nella santa assemblea viene
ammirata, nella moltitudine degli eletti trova la sua lode e tra i benedetti è benedetta,
mentre dice: «Allora il creatore dell'universo mi diede un ordine, colui che mi ha
creato mi fece piantare la tenda e mi disse: "Fissa la tenda in Giacobbe e prendi
eredità in Israele, affonda le tue radici tra i miei eletti".
Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creato, per tutta l'eternità non verrò meno.
Nella tenda santa davanti a lui ho officiato e così mi sono stabilita in Sion.
Nella città che egli ama mi ha fatto abitare e in Gerusalemme è il mio potere.
Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso, nella porzione del Signore
è la mia eredità, nell'assemblea dei santi ho preso dimora».
Parola di Dio.
2° Lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (1,3-6.15-18)
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con
ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati
di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante
Gesù Cristo, secondo il disegno d'amore della sua volontà, a lode dello splendore
della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
Perciò anch'io [Paolo], avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù
e dell'amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi
ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo,
il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda
conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale
speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (1,1-18) anno A.
[In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza
di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l'hanno vinta].
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti
credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
[Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non
lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli
che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da
volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo
contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità].
Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui
che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me».
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. 
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per
mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del
Padre, è lui che lo ha rivelato.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Natale, dicevamo.
Tra un panettone farcito e la delusione del regalo (50% degli italiani scontenti
del regalo, pare) veniamo invitati-ancora e ancora-a fissare lo sguardo sul
vero volto di Dio.
Natale che, al di là dell’apparenza, porta con sé la sostanza della presenza di Dio.
Bisogna essere poveri per accorgersene, bisogna essere dei camminatori,
come Maria e Giuseppe, come i magi, come i pastori.
Se siamo disposti a metterci in cammino, alla fine incontreremo il vero volto di Dio,
volto disarmato e disarmante.
Dio non è l’onnipotente perfetto egoista che dall’alto scruta con sufficienza i nostri destini.
Nò, Dio è quì, bambino, neonato, nudo, bisognoso di tutto.
Da ridere; cercavamo un Dio potente da piegare ai nostri desideri e alle nostre aspirazioni
e ci ritroviamo un fragile volto di un neonato che ha bisogno di tutto.
Ecco; Dio ha buttato le sue carte in tavola, a noi, ora di replicare.
E cosa diremo, amici? Come reagiremo?
Giovanni, alla fine della sua lunga vita, si volge indietro e racconta, dice della
sua bruciante esperienza, ci conduce su strade inesplorate.
E ci dice tutto di Dio.
Tutto significa tutto; perché Dio c’è, chi è Gesù, chi siamo noi, dove stiamo
andando, come finisce il libro della storia.
E lo fa con uno sguardo ampio, con un respiro cosmico.
Cosmico, capite?
Non legato alla sua situazione, alla sua esperienza, ai suoi problemi eccetera.
Già questo ci indica una strada.
Se-talora-la nostra vita ci va stretta, non sarà magari perché siamo tutti chiusi
nel nostro guscio e incapaci di uscire da noi stessi, di alzare lo sguardo verso Dio?
Cosmico significa al di là, dentro, capire cosa ci sto a fare, dove va il mondo,
perché le cose sono dov’è la verità.
Dio, dice Giovanni, esiste da sempre.
Dio, dice Giovanni è tutto, è la pienezza.
E ogni cosa è stata fatta per mezzo di Lui ed è presente un frammento della
sua gloria in ogni cosa. Che bello!
È la conclusione (più o meno) a cui sono arrivate quasi tutte le esperienze
religiose della storia dell’umanità; Dio è, ed è presente.
Questo significa che attraverso le cose noi possiamo in qualche modo risalire a Dio.
Ah se non fossimo miopi e presbiti e astigmatici spiritualmente!
Guardiamo un panorama innevato con la natura che sfodera tutta la sua
potenza e non sappiamo alzare lo sguardo.
Anzi rischiamo di fare della natura un idolo.
No, tutto è come un gigantesco dito puntato oltre, come un ladro maldestro
che dissemina di indizi la scena del delitto, così il nostro Dio ci spinge ad
andare al di là del materiale e del sensibile.
In Dio, dice Giovanni, è la vita e la vita è la luce degli uomini.
Cioè; fuori da Dio, fuori dal senso, fuori da questo sguardo è morte e tenebra.
Vita non significa esistere, vivere non significa respirare.
Vivere significa scoprire dentro la presenza del Signore, scoprire il grande
disegno dell’universo, il grande senso della mia vita.
La vita non è nostra, è data, perciò va accolta e rispettata come qualcosa di
donato e non dovuto.
E poi; la luce!
Di quanta luce abbiamo bisogno per vivere nelle nostre tenebre.
Se solo avessimo quell’umiltà che è consapevolezza e realismo di saperci
mendicanti, di saperci bisognosi.
Cercheremmo, saremmo magi, diventeremmo cercatori di Dio.
E qui si pone il problema; tutti i venditori di luce del nostro mondo hanno ragione o no?
Intorno ci propongono centinaia di modelli: “Sii così, compra questo, comportati cosà”.
Ma c’è maggiore serenità, maggiore gioia nel mondo attuale?
Questo mondo che si è scrollato di dosso Dio è veramente più libero e realizzato?
Giovanni è schietto; il mondo fatto da Dio non ha riconosciuto il suo creatore, il suo facitore.
Ecco il dramma.
Dio viene, e l’uomo non c’è.
La luce viene (quella che illumina ogni uomo specifica Giovanni; nessuno è
tagliato fuori dalla volontà di Dio) ma le tenebre non l’hanno accolta.
Natale non è dolcezza e mielosità ma scontro e durezza; nei secoli ha prevalso
l’aspetto del folclore (il bambinello, la bontà) a quello della fede; dobbiamo
ricuperare l’impatto forte della nascita del Signore Gesù; Dio c’è, e noi?
Ecco, tutto qui; a chi accoglie la luce Dio dona il potere di diventare figli di Dio.
Io sono figlio di Dio.
Non m’importa essere altro.
Né premio Nobel, né grande star.
Sono già tutto ciò che potrei desiderare.
Solo che corro dietro a mille sogni e a mille chimere pur di ricevere
compiacimenti e approvazione.
Ma sono già figlio. Solo che non lo so.
Natale è la presa di coscienza della mia figliolanza, della mia dignità, del fatto
che Dio si racconti e che sia splendido.
Ecco, fine, chiudiamo il cerchio.
All’inizio dell’avvento dicevo; non siamo qui a far finta che poi Gesù nasce.
Gesù è già nato, ha svelato il volto di Dio, è morto e risorto, ha salvato il
mondo, ogni uomo.
È che il mondo non lo sa.
Gesù è nato, a noi-ora-di nascere alla fede, infine.
Certo, amici, Gesù è nato, non dimentichiamolo in un angolo, chiuso in un suo
ricordo, Lui vuole abitare la nostra quotidianità, Santa Domenica Fausto.