martedì 17 settembre 2019

Il Vangelo del Mercoledì 18 Settembre 2019


Della 24° settimana del Tempo Ordinario.
1° Lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo (3,14-16)
Figlio mio, ti scrivo tutto questo nella speranza di venire presto da te; ma se
dovessi tardare, voglio che tu sappia come comportarti nella casa di Dio,
che è la Chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità.
Non vi è alcun dubbio che grande è il mistero della vera religiosità: egli fu
manifestato in carne umana e riconosciuto giusto nello Spirito, fu visto dagli
angeli e annunciato fra le genti, fu creduto nel mondo ed elevato nella gloria.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (7,31-35) anno dispari.
In quel tempo, il Signore disse: «A chi posso paragonare la gente di
questa generazione?
A chi è simile?
È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così: “Vi
abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento
e non avete pianto!”.
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino,
e voi dite: “È indemoniato”.
È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un
mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Siamo un popolo di incontentabili, siamo sempre scontenti di ciò che
abbiamo, passiamo il tempo a lamentarci.
Come i bambini che litigano e non si mettono d’accordo sul gioco da fare,
anche noi abbiamo sempre pronta un’interminabile lista di cose che Dio
dovrebbe fare per far bene il proprio mestiere!
I giudei accusavano il Battista di esagerare nel suo mesticismo e Gesù di
essere un festaiolo!
Come spesso facciamo anche noi!
Nei confronti di Dio, anzitutto, che sarà buono e onnipotente ma fa delle cose
veramente incomprensibili!
Per non parlare del Papa e della Chiesa!
Se facciamo di noi stessi il punto di riferimento dell’universo, tutto si sembra
inadeguato, da cambiare.
Il nostro mondo si sta imbarbarendo, assistiamo al declino della nostra civiltà
e il livello dello scontro è altissimo in tutti i campi, tutti hanno urgenza di
esprimere un’opinione autorevole (quasi sempre improvvisata).
E se la piantassimo di dire cavolate e ci mettessimo a pregare?
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 16 settembre 2019

Il Vangelo del Martedì 17 Settembre 2019


Della 24° settimana del Tempo Ordinario.
S. Roberto Bellarmino, vescovo e dottore della Chiesa.
1° Lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo (3,1-13)
Figlio mio, questa parola è degna di fede: se uno aspira all'episcopato,
desidera un nobile lavoro.
Bisogna dunque che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola donna,
sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, non dedito al vino,
non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro.
Sappia guidare bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi e rispettosi,
perché, se uno non sa guidare la propria famiglia, come potrà aver cura
della Chiesa di Dio?
Inoltre non sia un convertito da poco tempo, perché, accecato dall'orgoglio,
non cada nella stessa condanna del diavolo.
È necessario che egli goda buona stima presso quelli che sono fuori della
comunità, per non cadere in discredito e nelle insidie del demonio.
Allo stesso modo i diaconi siano persone degne e sincere nel parlare, moderati
nell'uso del vino e non avidi di guadagni disonesti, e conservino il mistero
della fede in una coscienza pura.
Perciò siano prima sottoposti a una prova e poi, se trovati irreprensibili, siano
ammessi al loro servizio.
Allo stesso modo le donne siano persone degne, non maldicenti, sobrie,
fedeli in tutto.
I diaconi siano mariti di una sola donna e capaci di guidare bene i figli e le
proprie famiglie.
Coloro infatti che avranno esercitato bene il loro ministero, si acquisteranno
un grado degno di onore e un grande coraggio nella fede in Cristo Gesù.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (7,11-17) anno dispari.
In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano
i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto,
unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le
disse: «Non piangere!».
Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono.
Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!».
Il morto si mise seduto e cominciò a parlare.
Ed egli lo restituì a sua madre.
Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta
è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo».
Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la
regione circostante.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Il funerale del figlio unico di madre vedova; sembra l’inizio di un film horror!
Esiste un dolore più grande?
Il dolore è una cosa seria, inutile banalizzarlo; Gesù ha resuscitato questo ragazzo
riconsegnandolo alla madre, ma quanti altri sono rimasti nella stretta della morte?
Quante volte nella vita affrontiamo sofferenze che negano la compassione di Dio?
Esiste il dolore e anche il discepolo ne fa esperienza.
Non possiamo liquidarlo con risposte approssimative e consolanti, con sintesi
affrettate e inviti a sperare in Dio nonostante tutto.
La chiave del racconto è tutta nell’annotazione di Luca che riferisce
l’atteggiamento di Gesù verso la madre; compassione.
Dio non ci preserva dal dolore ma lo condivide, patisce con noi, assume su
di sé il dolore e lo trasfigura.
Ci basta?
O, più onestamente, vorremmo un Dio che ci preservi dal dolore?
Bel dilemma amici; sinceramente, davanti alla sofferenza mi faccio tante
domande anch’io, e per capirla, mi faccio aiutare dalla preghiera, l’unica
che riesce ad aiutarmi.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 15 settembre 2019

Il Vangelo del Lunedì 16 Settembre 2019


Della 24° settimana del Tempo Ordinario.
SS. Cornelio papa, e Cipriano vescovo e martire.
1° Lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo (2,1-8)
Figlio mio, raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche,
preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che
stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla,
dignitosa e dedicata a Dio.
Questa è cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole
che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità.
Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini,
l'uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti.
Questa testimonianza egli l'ha data nei tempi stabiliti, e di essa io sono stato
fatto messaggero e apostolo-dico la verità, non mentisco–, maestro dei pagani
nella fede e nella verità.
Voglio dunque che in ogni luogo gli uomini preghino, alzando al cielo mani
pure, senza collera e senza contese.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (7,1-10) anno dispari.
In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al
popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao.
Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire.
Il centurione l'aveva molto caro.
Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a
pregarlo di venire e di salvare il suo servo.
Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu
gli conceda quello che chiede-dicevano–, perché ama il nostro popolo ed è
stato lui a costruirci la sinagoga».
Gesù si incamminò con loro.
Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni
amici a dirgli: «Signore, non disturbarti!
Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi
sono ritenuto degno di venire da te; ma di' una parola e il mio servo sarà guarito.
Anch'io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me
e dico a uno: "Va'!", ed egli va; e a un altro: "Vieni!", ed egli viene; e al mio
servo: "Fa' questo!", ed egli lo fa».
All'udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva,
disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!».
E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
La fede vera, per sua natura, è semplice.
Questo significa che di fronte alla parola di Gesù, il centurione non ha
bisogno di altre prove o conferme.
Non gli serve nemmeno che il Maestro si scomodi per venire di persona;
egli crede che la sua parola può fare il miracolo, e tanto basta.
Come si fa per avere una fede così?
Evidentemente, nel cuore di quest’uomo, la grazia di Dio già lavorava in
maniera nascosta, e….per noi?
È evidente che la fede non è statica, ma va esercitata continuamente; come
se avessimo un fiore, per vederlo bello dobbiamo ogni giorno innaffiarlo
con cura, la fede è uguale!
Come quando in ogni occasione, nella nostra giornata, diventa buona per fare
atti di fede nella potenza di Gesù, allora si cresce sempre più in
quest’atteggiamento di confidenza in Lui.
A quel punto, chiediamo sapendo che Egli ha già posto nel suo cuore ogni
nostra necessità, e Lui ci darà ciò che davvero serve al nostro bene.
Non è assolutamente semplice, ma per riuscirci dobbiamo pregare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

sabato 14 settembre 2019

Il Vangelo di Domenica 15 Settembre 2019


Della 24° Domenica del Tempo Ordinario.
1° Lettura dal libro dell’Esodo (32,7-11.13-14)
In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Va’, scendi, perché il tuo popolo,
che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto, si è pervertito.
Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato!
Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi, gli
hanno offerto sacrifici e hanno detto: “Ecco il tuo Dio, Israele, colui che ti ha
fatto uscire dalla terra d’Egitto”».
Il Signore disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo popolo: ecco, è un
popolo dalla dura cervice.
Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori.
Di te invece farò una grande nazione».
Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: «Perché, Signore, si accenderà
la tua ira contro il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto con grande
forza e con mano potente?
Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te
stesso e hai detto: “Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo,
e tutta questa terra, di cui ho parlato, la darò ai tuoi discendenti e la possederanno
per sempre”».
Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.
Parola di Dio.
2° Lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo (1,12-17)
Figlio mio, rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore
nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me,
che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento.
Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla
fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede
e alla carità che è in Cristo Gesù.
Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto
nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io.
Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto
in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di
esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna.
Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei
secoli dei secoli. Amen.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Luca (15,1-32) anno C.
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo.
I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori
e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde
una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta,
finché non la trova?
Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama
gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia
pecora, quella che si era perduta”.
Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte,
più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la
lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova?
E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con
me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”.
Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore
che si converte».
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli.
Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio
che mi spetta”.
Ed egli divise tra loro le sue sostanze.
Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per
un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto.
Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed
egli cominciò a trovarsi nel bisogno.
Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che
lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci.
Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno
gli dava nulla.
Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in
abbondanza e io qui muoio di fame!
Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e
davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio.
Trattami come uno dei tuoi salariati”.
Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse
incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.
Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono
più degno di essere chiamato tuo figlio”.
Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo
indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi.
Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché
questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.
E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi.
Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei
servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo.
Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello
grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”.
Egli si indignò, e non voleva entrare.
Suo padre allora uscì a supplicarlo.
Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai
disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far
festa con i miei amici.
Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze
con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”.
Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo;
ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è
tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Fatevi bene i conti in tasca, amici, Gesù pretende di essere più grande della
più grande e intensa gioia che umanamente siamo in grado di provare.
Così, al discepolo che, ascoltando l’immensa sete di infinto che pulsa nel
cuore, e la nostalgia pungente del Tutto, Gesù propone un cammino verso
una scoperta inattesa; il vero volto di Dio.
Tutti abbiamo un’idea di Dio, per credergli o per rifiutarlo.
Tutti abbiamo una spontanea, inconscia, sorgiva idea di Dio, una specie di
religiosità connaturale nel nostro interiore.
Un’idea di Dio in cui credere. O non credere.
Mediamente, però, l’idea di Dio che abbiamo è approssimativa, e neppure
troppo simpatica.
Dio esiste, certo, per carità, è anche potente, ma incomprensibile nelle sue
discutibili scelte, secondo la nostra logica umana.
Quante volte il Vangelo ci mette in crisi?
Io, tante volte amici.
Andiamo, amici, siate onesti; non avete mai pensato di fronte all’idiozia degli
uomini, che voi avreste fatto meglio nel governare il mondo?
Che Dio dovrebbe almeno fermare le guerre?
Proteggere i deboli?
Che quella madre di famiglia divorata dal cancro è una clamorosa stupidaggine divina?
Che, insomma, se Dio c’è perlomeno è pigro o incomprensibile?
Questi sono i miei punti deboli, purtroppo.
Quanta strada l’uomo ha fatto per convertire il proprio cuore!
La storia di Israele è la scoperta del vero volto di Dio, della misericordia,
il cuore stesso di Dio.
Nella splendida pagina dell’Esodo che abbiamo letto, Dio si accorge di essere
stato troppo fiducioso nei confronti di questo popolo di schiavi, e decide di
rinunciare e di ricominciare.
Mosè lo sfida e rifiuta di seguirlo; tra Dio e il popolo, Mosè sceglie il popolo.
E Dio si stupisce a cambia idea.
Già il primo testamento intuisce ed elabora l’inaudito; Dio si confronta con gli
uomini, cambia idea, impara qualcosa dall’esperienza.
(Lo so, sono concetti teologicamente inesatti e fragili, ma che provengono
direttamente dalla Bibbia e rivelano la potenza del Dio di Israele).
Ma, alla fine del percorso di Israele, nonostante tutto, l’uomo-ahimè-ancora
non capisce.
E Dio decide di venire a spiegarsi. Definitivamente.
Luca, dei quattro evangelisti, è quello che maggiormente ha dovuto fare un
balzo dalla propria visione di Dio a quella di Gesù.
Lui, greco di Antiochia, è abituato ad una religiosità legata a dèi capricciosi
e simili in tutto a noi uomini.
Quale tuffo nel cuore deve avere provato quando ha sentito quel tale di Tarso
parlare di Dio in maniera assolutamente innovativa!
Dio, diceva Paolo, è un Padre pieno di ogni tenerezza, lontano anni luce
dalle nostre fobie e dai nostri timori.
Luca ha creduto al Dio di Paolo, ha ricevuto il Battesimo e si è messo
a seguire il Maestro Gesù, l’ebreo.
Poi, dopo molti viaggi, dopo molta gioia, dopo una vita passata a informarsi,
ci restituisce, in tre parabole che sono come tre perle preziose, la sintesi
del volto di Dio.
Il Dio di Gesù, questo ci ha fatto conoscere Luca.
Dio è misericordia dice Luca; Dio è misericordia anticipa il suo maestro Paolo
nella seconda lettura.
La misericordia esprime l’onnipotenza di Dio, l’amore infinito, tenero ed adulto,
carezzevole ed esigente, è il volto di Dio.
Ma allora perché continuiamo a pensare a Dio come a un vigile, un giudice,
un severo preside?
Perché ci ostiniamo a tenerlo ben lontano dalle nostre vite relegandolo nelle
Chiese e nei ritagli di tempo che dedichiamo alla religione?
La nostra triste fede pensa alla vita in Cristo come ad un pegno da pagare
all’onnipotenza di Dio, non come ad un incontro di pienezza e di festa!
Occorre convertirci alla tenerezza di Dio, occorre osare e pensare ciò che
Lui è venuto a testimoniarci.
Le parabole ascoltate gettano una spallata definitiva alla nostra mediocre
visione di Dio per spalancare la nostra fede alla dimensione del cuore di Dio.
Convertirsi significa passare dalla nostra prospettiva a quella inaudita di Dio
e questo significa fare come Lui.
Noi diciamo: “Ti amo perché sei amabile, te lo meriti, perché sei buono”.
Dio dice: “Ti amo con ostinazione e senza scoraggiarmi perché so che il
mio amore ti renderà buono”.
C'è una bella differenza! Vero, amici.
In fondo in fondo costruiamo una vita di fede orientata intorno ai nostri meriti.
Ma, nessuno si merita l'amore di Dio.
Il suo amore è assolutamente gratuito, libero, pieno.
Dio non ci ama perché siamo buoni, ma amandoci senza misura ci rende
buoni, aprendoci alla speranza.
La cura meticolosa con cui il pastore insegue la pecora lontana, è il segno
di questo amore di Dio per chi sperimenta di essersi “perso”.
L'esperienza del peccato, che è questo “perdersi”, diventa occasione per
un incontro più duraturo e autentico con questo Dio che ci perseguita
con il suo amore.
Ben lontano dall’avere una visione poetica o approssimativa del peccato,
Luca sa che l’esperienza di sofferenza interiore che è il peccato, questo
smarrimento, questa lontananza da Dio e da noi stessi, può diventare un
incontro che salva, che ci aiuta a ripartire con maggiore autenticità e coraggio.
La nostra fede non si fonda sulle nostre capacità, sulle nostre devozioni, sui
nostri sforzi, ma sull’ostinazione di Dio che ci cerca.
Prendere coscienza di questo significa aprirsi alla festa, partecipare, come la donna
che ritrova la moneta perduta, alla festa che Dio fa per chi si lascia incontrare.
I giusti, quelli che si sentono a posto, col notes dei meriti completo, non potranno
mai, purtroppo, sperimentare la gioia di essere caricati sulle spalle del Pastore.
Come il figlio maggiore della parabola del Figliol Prodigo “non entrano” in
questa prospettiva, in questa mentalità.
Chiusi nelle loro poche certezze, non possono allargare il cuore nella gioia del Padre.
Quando, finalmente, le nostre comunità capiranno il Vangelo della misericordia e,
con semplicità, lo faranno diventare metro di giudizio del loro agire, la Chiesa
tornerà a diventare faro che illumina il cammino degli uomini.
Diventiamo tutti figlioli prodighi, amici e, il Padre ci abbraccerà, uno per uno.
Che il Dio della misericordia ci aiuti, Santa Domenica Misericordiosa a tutti, Fausto!


venerdì 13 settembre 2019

Il Vangelo del Sabato 14 Settembre 2019


Della 23° settimana del Tempo Ordinario.
Esaltazione della Santa Croce.
1° Lettura dal libro dei Numeri (21,4b-9)
In quei giorni, il popolo non sopportò il viaggio.
Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatto salire dall’Egitto
per farci morire in questo deserto?
Perché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero».
Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano la gente,
e un gran numero d’Israeliti morì.
Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro
il Signore e contro di te; supplica il Signore che allontani da noi questi serpenti».
Mosè pregò per il popolo.
Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque
sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita».
Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l’asta; quando un serpente
aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Giovanni (3,13-17) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non
colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo.
E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato
il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque
crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo,
ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Avete ragione, scusate.
La festa di oggi titola: “Esaltazione della santa Croce”, come se la croce
fosse da esaltare.
Non c’è nulla di bello nella croce, nulla di esaltante nel dolore, mai.
Ciò che oggi esaltiamo è la testimonianza d’amore che, da quella Croce, Gesù
ha dimostrato verso di noi.
Gesù non ha amato la croce e per quanto fosse dipeso da Lui, ne avrebbe
volentieri fatto a meno.
Ma ad un certo punto, la croce si è rivelata necessaria per manifestare la serietà
delle sue intenzioni, la verità della sua predicazione.
La croce, da allora, è diventata simbolo dell’assoluto dono di sé che Gesù ha
realizzato offrendosi alla sofferenza necessaria.
Cambiando radicalmente il suo significato la croce è diventata così il modo
drammatico che Dio ha avuto di manifestare il suo amore per noi.
Prendere la croce significa allora assumere lo stesso atteggiamento di dono da
parte del discepolo, che così imita Cristo nel suo amore, non nel suo dolore.
Siamo reduci da una improvvida retorica dolorista che ha esaltato la croce senza
capirne il limite e il profondo significato, come se Dio godesse nel farci penare!
La croce, che non è mai inviata da Dio ma viene fuori dalla vita, è opportunità
per tirare fuori il meglio che c’è in noi.
Ribadisco, non è Dio che manda la croce, ma la croce fa parte della nostra
esistenza, per nascere, noi, abbiamo bisogno di una mamma che soffra,
perciò, per capire meglio facciamoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.