mercoledì 8 maggio 2019

Il Vangelo del Giovedì 9 Maggio 2019


Della 3° settimana di Pasqua.
1° Lettura dagli Atti degli Apostoli (8,26-40)
Dal Vangelo secondo Giovanni (6,44-51) anno dispari.
In quel tempo, disse Gesù alla folla: «Nessuno può venire a me, se non lo
attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno.
Sta scritto nei profeti: "E tutti saranno istruiti da Dio".
Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me.
Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha
visto il Padre.
In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita.
I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo
è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.
Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la
mia carne per la vita del mondo».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
La promessa di Gesù è davvero esaltante; chi si nutrirà della sua carne
vivrà in eterno.
Cioè, non conoscerà la morte e il suo effetto deleterio.
Ma chi, oggi, accoglie con serietà questa promessa e questo invito?
Quanti cristiani o presunti tali, oggi si nutrono del Corpo di Cristo con una
superficialità davvero scandalosa?
Eppure, dovremmo riflettere su un dato di fatto; noi, che abbiamo la possibilità
di nutrirci di Lui, abbiamo un privilegio che molti non hanno.
Quante persone, in tante parti del mondo, desidererebbero partecipare a una
Eucaristia e nutrirsi di Lui, ma non possono, per tanti motivi?
Allora, almeno noi dimostriamo di dare la giusta importanza a questo dono
che ci viene fatto e ringraziamo con la vita, consapevoli del dono e del privilegio
che noi abbiamo, ma che tanti non hanno.
Per questo; e solo per questo, dobbiamo ogni giorno ringraziare il Signore con
la nostra preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


martedì 7 maggio 2019

Il Vangelo del Mercoledì 8 Maggio 2019


Della 3° settimana di Pasqua.
1° Lettura dagli Atti degli Apostoli (8,1b-8)
Dal Vangelo secondo Giovanni (6,35-40) anno dispari.
In quel tempo, disse Gesù alla folla: «Io sono il pane della vita; chi viene a me
non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!
Vi ho detto però che voi mi avete visto, eppure non credete.
Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo
caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la
volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di
quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno.
Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede
in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Il pane è un alimento che, almeno nella nostra cultura, ha qualcosa di davvero
familiare e quotidiano.
Lo si trova su tutte le tavole, ogni giorno, e dà sostanza ai nostri pasti.
Gesù, dicendo di essere il pane della vita, vuole dirci anche questo; Egli vive
nella nostra vita quotidiana con la stessa familiarità e vicinanza con cui il
pane abita le nostre tavole.
Gesù è intimo alla nostra vita proprio come quando si consuma nell’intimità
della nostra casa il pasto della convivialità e della condivisione familiare.
Non ci sarà mai nessuno, nella nostra vita, che sarà così familiare e vicino
a noi come Gesù.
Ci accorgeremo che, per un motivo o per un altro, prima o poi tutti ci
lasceranno, ma Lui no.
Sarà sempre vicino a noi, pronto a sfamarci con la sua amicizia e il suo amore,
provare per credere.
Ma se non ci riusciamo, facciamoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 6 maggio 2019

Il Vangelo del Martedì 7 Maggio 2019


Della 3° settimana di Pasqua.
1° Lettura dagli Atti degli Apostoli (7,51-8,1)
Dal Vangelo secondo Giovanni (6,30-35) anno dispari.
In quel tempo, la folla disse a Gesù: «Quale segno tu compi perché
vediamo e ti crediamo?
Quale opera fai?
I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: "Diede
loro da mangiare un pane dal cielo"».
Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato
il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero.
Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».
Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame
e chi crede in me non avrà sete, mai!».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
La folla torna a chiedere un segno, ricollegandosi al pane del cielo dato da Dio
per mezzo di Mosè.
Gesù allora chiarisce; non Mosè, ma Dio vi ha nutriti nel deserto ed è ancora Dio
a offrirvi, oggi, il vero pane della vita, di cui la manna non era che un simbolo.
E questo pane è la sua stessa persona.
Come il pane assicura il mantenimento della vita materiale, così il “pane disceso
dal cielo”, cioè Gesù, è fonte e garanzia di vita eterna.
Ci sono tante cose di cui possiamo avere “fame”, ma ce n’è una in particolare di
cui non possiamo assolutamente fare a meno; è il Corpo e il Sangue di Gesù.
Quando ci nutriamo di Lui, ci rendiamo conto di avere tutto, ma se non lo
facciamo, anche se avessimo il mondo intero ai nostri piedi, non riusciremmo
a placare la nostra fame.
Purtroppo è così, vediamo quante persone, in particolar modo giovani, si tolgono
la vita perché non vedono un futuro per loro, solo coincidenze?
Non credo, molto probabilmente hanno perso di vista la fede e si sono persi.
Per non cadere in questa trappola mortale, facciamoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 5 maggio 2019

Il Vangelo del Lunedì 6 Maggio 2019


Della 3° settimana di Pasqua.
1° Lettura dagli Atti degli Apostoli (6,8-26)
Dal Vangelo secondo Giovanni (6,22-29) anno dispari.
Il giorno dopo, la folla, rimasta dall'altra parte del mare, vide che c'era
soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca,
ma i suoi discepoli erano partiti da soli.
Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato
il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie.
Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi
discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù.
Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché
avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati.
Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la
vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà.
Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?».
Gesù rispose loro: «Questa è l'opera di Dio: che crediate in colui che
egli ha mandato».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Per godere della benevolenza di Dio non è necessario realizzare azioni
straordinarie; anzi, la vera e unica opera che l’uomo deve compiere è
accogliere la salvezza offerta da Dio, credendo nel Signore Gesù.
Evidentemente l’assenso di fede non è soltanto qualcosa che riguarda la mente
o l’intelligenza, ma è un atto che abbraccia tutta la nostra vita; le scelte,
gli affetti, il comportamento e le relazioni.
Quando si è riempiti della grazia e della presenza di Dio, diventa facile anche
ciò che a prima vista non sembra esserlo.
Ma questo non significa che si è immuni dal dolore e dalla sofferenza o che
si vede esaudito ogni desiderio.
Dio non ci chiede cose difficili, ma di credere nel Figlio suo.
Credere significa affidarsi senza bisogno di ulteriori garanzie se non Lui
stesso, la sua Parola, il suo Corpo donato.
Quando abbiamo il coraggio di accettarlo nella nostra vita, anche noi possiamo
vedere miracoli, in particolar modo quelli che riceviamo nella nostra giornata.
Non sempre però ci riusciamo, per questo dobbiamo farci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

sabato 4 maggio 2019

Il Vangelo di Domenica 5 Maggio 2019


Della 3° Domenica di Pasqua.
1° Lettura dagli Atti degli Apostoli (5,27b-32.40b-41)
2° Lettura dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo (5,11-14)
Dal Vangelo secondo Giovanni (21,1-19) anno C.
In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade.
E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo,
Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli.
Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare».
Gli dissero: «Veniamo anche noi con te».
Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano
accorti che era Gesù.
Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?».
Gli risposero: «No».
Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete».
La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci.
Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!».
Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi,
perché era svestito, e si gettò in mare.
Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci:
non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane.
Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora».
Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di
centocinquantatré grossi pesci.
E benché fossero tanti, la rete non si squarciò.
Gesù disse loro: «Venite a mangiare».
E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano
bene che era il Signore.
Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce.
Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di
Giovanni, mi ami più di costoro?».
Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene».
Gli disse: «Pasci i miei agnelli».
Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?».
Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene».
Gli disse: «Pascola le mie pecore».
Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?».
Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?»,
e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene».
Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore.
In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi
dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà
e ti porterà dove tu non vuoi».
Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio.
E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Gesù è risorto. Bene, Viva.
Io no, sono ancora tutto nel sepolcro.
Travolto dal dolore, come se l’anima si fosse indurita, senza emozioni,
senza desideri, senza sussulti.
Come se la resurrezione riguardasse altri, come se non fosse davvero per me.
Ne conosco molte di persone che hanno vissuto così la Pasqua.
Ancora in questi giorni, ho ascoltato le pacate sofferenze di chi, travolto dagli
eventi, o dal proprio limite, o dal dolore fisico o spirituale, hanno vissuto una
Pasqua solo di fede, solo di ostinata volontà, solo di sforzo, ma loro non sapevano
che anche la mia vita, per adesso, assomiglia alla loro.
Travolti, come se la resurrezione, in cui credono, e crediamo fermamente, non
fosse per loro.
Proprio come è accaduto a Pietro.
Pietro arriva a quel giorno con un macigno nel cuore.
La sua storia, la conosciamo tutti; Simone il pescatore chiamato a diventare
discepolo del falegname di Nazareth, i tre anni di entusiasmante crescendo di
fama e di popolarità, la promessa fatta a Simone (a lui!) di essere il referente
del gruppo, il custode della fede, le gaffes incredibili di Pietro che non riesce
a moderare il suo temperamento troppo impulsivo e sanguigno e, infine,
la catastrofe della croce.
Pietro, nel cortile del Sinedrio, aveva negato di conoscere l’uomo che credeva
di amare e di servire fedelmente, senza incrinature, l’uomo e il Messia per
cui–diceva–avrebbe dato la vita.
Era bastata la domanda di una serva, di una pettegola, per far crollare le fragili
certezze del principe degli apostoli, e le nostre.
Poi l’arresto, il processo sommario, l’uccisione.
Anche Pietro, come tutti noi, era fuggito.
Riusciamo solo vagamente a capire quanto dolore, quanta desolazione, quanto
strazio aveva scosso la vita degli apostoli.
Pietro, sanguinante per la morte del Maestro e per la propria morte di discepolo,
era stato travolto dal suo peccato.
No, grazie, Gesù era risorto.
Ed era apparso agli apostoli; Pietro, insieme a Giovanni, era stato il primo a
correre alla tomba, era presente al Cenacolo alla sera di Pasqua, diversamente
da Tommaso, Luca accenna anche ad una apparizione privata a Pietro che non
lasciò traccia.
Pietro, insomma, era stato il più presente alle apparizioni del Risorto.
Ma niente, nulla, deserto, il suo cuore era rimasto duro e arido, come il nostro.
Gesù era vivo certo, ma non per lui.
Gesù era risorto e glorioso, vivo, ma lui, Pietro, era rimasto in quel cortile,
e noi con lui.
Pietro credeva, certo.
Ma la sua fede non riusciva a smuovere il suo dolore.
Come succede a molti di noi.
L’inizio del Vangelo di oggi, è uno dei più tristi momenti del cristianesimo;
Pietro torna a pescare.
L’ultima volta che era andato a pescare, tre anni prima, aveva incontrato sulla
riva quel perdigiorno che parlava del Regno di Dio.
Torna a pescare; fine dell’avventura, della parentesi mistica, si torna alla
dura realtà.
Gli altri apostoli–teneri–lo accompagnano sperando di risollevare il suo morale.
E invece nulla, pesca infruttuosa; il sordo dolore di Pietro allontana anche i pesci.
Ma Gesù, come spesso accade, aspettava Pietro alla fine della sua notte.
Il clima è pesante. Nessuno fiata.
Solo quel rompiscatole si avvicina per attaccare bottone e chiede notizie sulla pesca.
Nessuno ha voglia di parlare, sono tutti affaccendati a riordinare le reti, la schiena
curva, il capo chino, il cuore asciutto e sanguinante.
“Riprendete il largo e gettate le reti”.
Tutti si fermano.
Andrea guarda Giovanni che guarda Tommaso che guarda Pietro.
Come scusa? Cos’ha detto? Cosa?
Nessuno fiata, riprendono il largo, gettano le reti dalla parte debole e accade.
È Lui, il Risorto.
Il silenzio, ora, è gravido.
Gesù si comporta con naturalezza, scherza, ride, mangia con loro.
Poi tenta il tutto per tutto e prende da parte Pietro.
L’ultima volta che si erano visti era stato lì, al sinedrio.
“Mi ami, Simone?”.
“Come faccio ad amarti, Rabbì, come oso ancora dirtelo, come faccio?” pensa Pietro.
“Ti voglio bene” risponde Simone.
“Mi ami, Simone?”.
“Basta, basta Signore, lo sai che non sono capace, piantala!” pensa Pietro.
“Ti voglio bene” risponde Simone.
“Mi vuoi bene, Simone?”.
Pietro tace, ora.
È scosso, ancora una volta.
È Gesù che abbassa il tiro, è Lui che si adegua alle nostre esigenze.
Pietro ha un groppo in gola.
A Gesù non importa nulla della fragilità di Pietro, e nemmeno della nostra,
né del suo tradimento, non gli importa se non è all’altezza, non gli importa
se non sarà capace.
Chiede a Pietro, e a noi, solo di amarlo come riusciamo.
“Cosa vuoi che ti diciamo, Maestro?
Tu sai tutto, tu ci conosci, sai quanto ti vogliamo bene”.
Sorride, ora, il Signore. Sorride.
Pietro come noi, è pronto; saprà aiutare i fratelli poveri ora che ha accettato
la sua povertà, sarà un buon Papa.
Sorride, ora, il Signore e gli dice: “Seguimi”.
Come continuamente dice a noi: “Seguitemi”
Seguiamolo, allora, questo Gesù Risorto per noi, santa Domenica, amici, Fausto.


venerdì 3 maggio 2019

Il Vangelo del Sabato 4 Maggio 2019


Della 2° settimana di Pasqua.
1° Lettura dagli Atti degli Apostoli (6,1-7)
Dal Vangelo secondo Giovanni (6,16-21) anno dispari.
Venuta la sera, i suoi discepoli di Gesù scesero al mare, salirono in barca
e si avviarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafàrnao.
Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; il mare era agitato,
perché soffiava un forte vento.
Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava
sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura.
Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!».
Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla
quale erano diretti.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Nelle tempeste della vita è facile essere spaventati e dubbiosi.
La sofferenza ci sconcerta, i disastri naturali ci lasciano senza parole, l’abisso
del male che sembra impadronirsi degli uomini e delle donne ci spaventa e ci
rende dubbiosi e con poca speranza per il nostro futuro.
E spesso, ci domandiamo, ma che umanità è questa?
È una domanda che appare lecita di fronte ai flutti che sembrano sommergerci.
È il buio in cui sono immersi popoli interi, e spesso, anche noi.
Ma Gesù non è lontano da noi, anche nei momenti bui, cammina fra le acque
tempestose della nostra vita, facendosi strada tra i flutti e i dubbi che ci
assalgono e che ci rendono la vita triste e difficile.
In verità, siamo noi a dimenticarci di Lui o peggio, a sfuggirlo, come accade
agli apostoli quella sera; essi, videro Gesù che camminava sul mare e si
avvicinava alla barca, ed ebbero paura.
Anche noi tante volte, invece di lasciarci consolare e rassicurare dal Vangelo
o dai fratelli, preferiamo restare con le nostre paure.
Ma l’amore di Gesù per noi è più saldo delle nostre paure, anche se preferiamo
restare aggrappati alla barca delle nostre insicurezze illusorie, credendo
orgogliosamente che da soli possiamo farcela a dominare ogni uragano
della nostra vita.
Quella notte, Gesù si avvicina agli apostoli e dice loro: “Sono Io, non abbiate paura!”
Queste sono le parole che Gesù continua a ripeterci ancora oggi, ogni volta
che ascoltiamo il Vangelo.
E se lo accogliamo, come fecero gli apostoli, il Signore ci viene in soccorso,
sale sulla nostra barca e ci conduce sino in porto sicuro, noi dobbiamo
solo sperare e pregare.  
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata navigatori, Fausto.


giovedì 2 maggio 2019

Il Vangelo del Venerdì 3 Maggio 2019


Della 2° settimana di Pasqua.
Santi Filippo e Giacomo apostoli.
1° Lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (15,1-8a)
Dal Vangelo secondo Giovanni (14,6-14) anno dispari.
In quel tempo, disse Gesù a Tommaso: «Io sono la via, la verità e la vita.
Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.
Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo
conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai
conosciuto, Filippo?
Chi ha visto me, ha visto il Padre.
Come puoi tu dire: Mostraci il Padre?
Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me?
Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane
in me, compie le sue opere.
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me.
Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere
che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.
E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia
glorificato nel Figlio.
Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Dietro la richiesta di Filippo vi è l’aspirazione di ogni uomo a voler vedere
il volto di Dio.
Ma quello che Filippo non ha ancora capito è che per vedere Dio non ci si
deve costringere a chissà quali privazioni o ascese su monti altissimi, come
avveniva per i profeti nell’Antico Testamento.
Ora, per contemplare il volto di Dio basta guardare la persona di Gesù.
È Lui la rivelazione definitiva dell’amore di Dio; è la parola vivente, cioè
tutto ciò che avevamo bisogno di ascoltare da parte del Padre.
Quindi, adesso, l’unica cosa da fare è mettere in pratica quanto abbiamo ascoltato.
Gli apostoli hanno capito questa verità quando lo Spirito Santo è sceso su di
loro nel giorno di Pentecoste e ha fatto capire loro il mistero di Cristo.
Anche a noi Dio fa questo dono con amore e benevolenza.
Perciò, ringraziamolo attraverso la nostra preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.