mercoledì 26 dicembre 2018

Il Vangelo del Giovedì 27 Dicembre 2018


Ottava di natale.
S. Giovanni, apostolo ed evangelista.
1° Lettura dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (1,1-4)
Dal Vangelo secondo Giovanni (20,2-8) anno dispari.
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala corse e andò da
Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno
portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro.
Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di
Pietro e giunse per primo al sepolcro.
Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro
e osservò i teli posati là, e il sudario-che era stato sul suo capo-non posato
là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro,
e vide e credette.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Il Vangelo ci presenta Giovanni al mattino presto del giorno di Pasqua
mentre corre con Pietro verso il sepolcro.
In realtà, quello che videro i due apostoli fu soltanto la tomba vuota.
Essi non avevano ancora visto il Signore, eppure il quarto evangelista ricorda
la sua personale esperienza; a loro bastò vedere quel sepolcro aperto e vuoto
per credere.
A quel punto fu come se tutti i pezzi del mosaico andassero a posto da soli;
le parole che il Maestro aveva detto loro più volte, improvvisamente
acquistavano senso.
Ci vuole tanta fede per vedere la presenza e la potenza di Dio in segni di morte;
eppure questa è l’esperienza di fede che siamo chiamati a fare anche noi.
Di fronte a tanti segni di disperazione e di morte, dobbiamo raccogliere la sfida
che ci fa il mondo e impegnarci a vedere anche in essi il passaggio del
Risorto e della sua luce.
Sicuramente per noi sarà difficile, solo la preghiera ci può aiutare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.


martedì 25 dicembre 2018

Il Vangelo del Mercoledì 26 Dicembre 2018


Ottava di Natale.
S. Stefano primo martire.
1° Lettura dagli Atti degli Apostoli (6,8-10.12; 7,54-60)
Dal Vangelo secondo Matteo (10,17-22) anno dispari.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Guardatevi dagli uomini, perché
vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete
condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza
a loro e ai pagani.
Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa
direte, perché vi sarà dato in quell'ora ciò che dovrete dire: infatti non siete
voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad
accusare i genitori e li uccideranno. 
Sarete odiati da tutti a causa del mio nome.
Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Il destino del discepolo non può essere diverso da quello del suo Signore.
Questo Gesù lo metto subito in chiaro per evitare che gli apostoli si facciano
idee sbagliate riguardo la loro missione e il loro destino.
Se credono di ottenere riconoscimenti e lodi dal mondo, per il fatto che sono
di Cristo, hanno davvero sbagliato; il suo è stato un destino di rifiuto e di
apparente fallimento.
Quanto potrà essere diverso il loro dal suo?
Eppure, proprio qui è il segreto del vero discepolato; quando si accetta questo
dinamismo nella propria vita, come ha fatto Stefano, allora anche con le nostre
proprie apparenti sconfitte e persecuzioni si dà gloria a Dio, e solo allora siamo
veramente utili al Signore e alla sua causa.
Sicuramente non sarà facile, ma abbiamo la preghiera che si può dare coraggio.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 24 dicembre 2018

Il Vangelo del Martedì 25 Dicembre 2018


Natale del Signore.
1° Lettura dal libro del profeta Isaìa (52,7-10)
2° Lettura Dalla lettera agli Ebrei (1,1-6)
Dal Vangelo secondo Giovanni (1,1-18) anno C.
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle
tenebre e le tenebre non l'hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo
non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere
di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo
contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal
Padre, pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui
che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me».
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero
per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno
del Padre, è lui che lo ha rivelato.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Miagola, pigola, vagisce con una flebile voce, come fanno i cuccioli
d’uomo appena nati.
Gli occhi socchiusi, le minuscole mani serrate a pugno, appoggia il viso
grinzoso all’acerbo seno della madre.
Per un istante spalanca gli occhi, come ad essere rassicurato, poi ripiomba
nel sonno.
La madre, inesperta, attinge il dito mignolo in una tazza di coccio e glielo
appoggia sulle piccola labbra che si dischiudono e si bagnano del latte di capra.
Maria gli aggiusta la coperta di lana che protegge il corpo nudo del neonato
dal freddo del deserto che lambisce le case di Betlemme.
Sorride, pensando a quando, poche ore prima, la levatrice lo aveva rudemente
pulito dalla placenta e dal sangue, incurante delle urla di protesta del piccolo.
Sorride, Maria, e guarda Giuseppe, seduto sulla paglia, esausto dal lungo
viaggio e dalle emozioni delle ultime ore.
Anch’io taccio, in un angolo della stalla, senza fare rumore, sospeso fra la
commozione e la stanchezza.
Ecco Dio, dunque.
Ecco Dio, Siamo tutti spiazzati, ancora.
Ecco Dio, ecco com’è veramente.
Che ha a che vedere, questo neonato, con l’idea che siamo fatti di Lui?
Che c’entra?
Guardo lungamente, ora anche Maria appoggia il capo alla parete di pietra,
cercando un improbabile sonno.
Ecco Dio, enorme inerme, possente fragile, debole per scelta.
Suscita tenerezza, viene voglia di prenderlo in mano di accarezzarlo.
Ecco l’uomo, Maria ha creduto nelle parole del principe degli angeli, ha messo
la sua vita nelle mani di Dio.
E ora è lì, con il mistero dell’Universo che stringe a sé.
Frastornata e meditabonda, con il suo cuore, immenso cuore di discepola,
altalenante fra il gioire dell’essere diventata madre e lo stupirsi nel tenere
Dio appeso al suo collo.
Prima fra i folli di Dio, prima fra i credenti, prima fra le donne, benedette
figlie di Eva che di Dio condividono il generare.
Giuseppe siede stanco.
Anche lui ha detto sì, ma il suo è stato sofferto, faticoso, strappato.
I suoi sogni ora sono il sogno di Dio, non ha più futuro, né spazio,
né ambizione, né comprensibile orgoglio di padre.
Il Padre lo ha reso padre, lui, ora dovrà accudire Dio e la sua madre,
proteggerli e lasciarli crescere, loro così abitati dal Mistero, lui così
consapevole che la vita non si misura dai risultati ma dalla fedeltà agli eventi.
Sulle colline intorno a Betlemme, i pastori, i bastardi di Dio, i perdenti,
gli zingari, gli arraffatori, gli uomini senza dignità, senza futuro, senza
speranza, bestemmiano in cuor loro la sorte, ricacciando il dolore che
sale a soffocare la gola e a riempire gli occhi di lacrime.
Fine di un giorno uguale come i precedenti, uguale come i futuri,
senza scampo, senza tregua, senza luce.
E un angelo appare loro.
Per voi, dice.
Una mangiatoia, dice.
E vanno, e trovano Dio che abita una mangiatoia, come se fosse un trono,
e capiscono che anche una mangiatoia che odora di sterco di pecora può
diventare il trono del Dio degli sconfitti.
A est, lontano, un gruppo di curiosi accampati discutono, alzando il prezzo
della scommessa, chi sostiene che il segno nel cielo indica la nascita di un
re, altri dicono che, invece, prospetta una catastrofe, altri ancora che non
significa nulla.
E scherzano e ridono, mentre i servi portano la carne cotta al fuoco.
Andranno a dormire presto, domani ripartiranno verso la Giudea.
Sazi di denaro, sazi di cultura, sazi di beni.
Ma ancora curiosi, ancora si interrogano e cercano.
A Gerusalemme i Sommi Sacerdoti commentano la giornata, pianificano
il futuro del nuovo, splendido tempio.
Alla fine si congedano, pregano, invocano la venuta del Messia.
Qualcuno sorride, ci mancherebbe la venuta del Messia, ora.
Erode caccia la concubina dal suo letto, stenta a prendere sonno.
Si affaccia sulla terrazza del palazzo che domina la sua città.
No, la folla non lo ama, nonostante tutto, pazienza, se non sarà ricordato
per la sua gloria, sarà ricordato per il suo odio.
Noi, ecco Dio, mi ripeto nella penombra della chiesa.
Dio non si è ancora stancato di noi, se chiede di nascere.
Prego, ora, affidando tutti, però tutti, non riescono a stare nella
mia povera preghiera.
Penso a chi soffre, questa notte, perché nessun angelo gli ha ancora detto
che Dio nasce proprio per lui.
Prego per i tanti, che ho incontrato in questo anno così doloroso e intenso
per me, e a come Dio sia stupefacente nel disegnare nuove strade per chi
si affida a Lui.
Penso alla nostra Italia così litigiosa, così affaticata e delusa, che non ha più
speranza, che pensa di essere davvero mediocre come appare, e chiedo al
Signore un regalo, di ricordarci da dove proveniamo e verso chi andiamo, tutti.
Vedo il bambino, nella penombra della chiesa.
E mi dico in che cavolo di guaio mi sono messo, seguendo un Dio che, invece
di risolvermi i problemi, me ne crea a bizzeffe.
Vorrei stringerlo fra le mie braccia, riempirlo di baci questo Dio, dire che lo
amo, proprio perché così imprevedibile, perché così misteriosamente
incontrabile e banale.
Maria guarda Gesù e pensa; questo Dio è mio figlio.
È Dio. E mi assomiglia.
Un Dio bambino che si può prendere fra le braccia e coprire di baci.
Un Dio caldo che sorride e respira.
Un Dio che si può toccare e che respira, un Dio che si può toccare e ride.
È in uno di questi momenti che dipingerei Maria, se fossi pittore.
Buon Natale, cercatori di Dio.
Lasciamoci e lasciatevi trovare, perché, con immensa gioia vi annuncio
che Dio è quì ancora con noi, Fausto.


domenica 23 dicembre 2018

Il Vangelo del 24 Dicembre 2018


Feria propria del 24 Dicembre.
1° Lettura dal secondo libro di Samuèle (7,1-5.8b-12.14a.16)
Dal Vangelo secondo Luca (1,67-79) anno dispari.
In quel tempo, Zaccarìa, padre di Giovanni, fu colmato di Spirito Santo e
profetò dicendo: «Benedetto il Signore, Dio d'Israele, perché ha visitato e
redento il suo popolo, e ha suscitato per noi un Salvatore potente nella casa di
Davide, suo servo, come aveva detto per bocca dei suoi santi profeti d'un
tempo: salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano.
Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri e si è ricordato della sua
santa alleanza, del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, di concederci,
liberati dalle mani dei nemici, di servirlo senza timore, in santità e giustizia
al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.
E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'Altissimo perché andrai innanzi
al Signore a preparargli le strade, per dare al suo popolo la conoscenza della
salvezza nella remissione dei suoi peccati.
Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che
sorge dall'alto, per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra
di morte, e dirigere i nostri passi sulla via della pace».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Dinanzi alle meraviglie del Signore, viene spontaneo cantare con accenti poetici.
Oggi ascoltiamo l’inno di Zaccarìa, il padre di Giovanni Battista.
Lo ascoltiamo e preghiamo con lui in vista del Natale.
La preghiera al Dio d’Israele va oltre la motivazione della nascita prodigiosa
di Giovanni.
Dio si è ricordato della sua alleanza, e per questo ha visitato il suo popolo.
La visita di Dio realizza le promesse fatte attraverso i profeti e porta sempre
con sé benedizione e gioia.
Dio non si dimentica mai delle promesse che ci ha fatto; arriva sempre il momento
in cui si realizzano in pienezza.
Però, perché questo accada, c’è bisogno anche del nostro apporto, soprattutto
nella preghiera.
Come possiamo pretendere che il Signore ci dia ciò che chiediamo, se noi non
glielo chiediamo con il cuore?
E come facciamo a chiedere davvero con il cuore, se non preghiamo?
Ecco perché, in questi giorni di grazia, dobbiamo imparare dai personaggi biblici
che la liturgia ci pone davanti; è il modo migliore per comprendere come ci si
rapporta con Dio e con Gesù che nasce.
Perciò, aspettiamolo in preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, aspettando il Signore che viene, Fausto.

sabato 22 dicembre 2018

Il Vangelo di Domenica 23 Dicembre 2018


Della 4° Domenica di Avvento.
1° Lettura dal libro del profeta Michèa (5,1-4a)
2° Lettura dalla lettera agli Ebrei (10,5-10)
Dal Vangelo secondo Luca (1,39-45) anno C.
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa,
in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta.
Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò
nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta
tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!
A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?
Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato
di gioia nel mio grembo.
E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Poche ore e celebreremo l’inaudito di Dio.
No, non siamo qui a far finta che poi Gesù nasce.
Dio è già nato, è morto ed è risorto e vive glorioso.
A noi, in questo tempo che ci è dato, in questa vita più o meno soddisfacente,
il compito di lasciar nascere Dio nei nostri cuori.
Di lasciarlo nascere non come eravamo un anno fa, non come stavamo
tre anni fa, ma ora; in questo giorno.
L’idea (falsa), che coltiviamo è quella di doverci preparare con devozione e
buone maniere alla festa della venuta di Dio.
E così aggiungiamo dolore a dolore; chi non è pronto perché distratto, chi non
c’è perché travolto e, soprattutto i tanti (troppi) che vivono Natale come una
lama che uccide, non possono in alcun modo prepararsi.
Penso a te, Marco, e a tua moglie che se n’è andata e passerà Natale con i suoi
e le tue due bambine.
Penso a quanto è terribile vedere piangere disperato un adulto, come hai fatto
Qualche giorno fa, chiedendomi pure scusa. (Ma scusa di che?).
Penso a voi Cinzia e Franco e al vostro matrimonio in bilico, alle scenate
e le cose brutte che vi siete detti, al fatto che la nostra libertà ce la possiamo
giocare davvero tanto male.
Se avessimo il coraggio di vedere davvero cosa sta per accadere!
Vedere che Dio si fa spazio in mezzo al letame e sceglie di nascere nell’aria
acre di una piccola stalla.
Vedere che la gioia è una tristezza superata, che Dio si schiera dalle parti degli
ultimi, davvero, per sempre.
Vedere che anche Dio, quest’anno, non farà il Natale che vediamo raggiungerci
(terribilmente imbarazzante) dagli schermi della insopportabile strategia di marketing.
La piccola Maria sente il grembo crescere, in quella poesia e magia che solo le
donne, somiglianti a Dio, possono vivere.
Il Verbo cresce dentro di lei e con la Parola fatta carne crescono anche i tentennamenti.
Maria sale da Elisabetta; forse lei saprà darle una risposta definitiva, forse lei
saprà dirle che sì, è tutto vero.
E accade, Elisabetta si asciuga le mani nel grembiule e riconosce la piccola
Maria (ormai si è fatta donna) e capisce.
La pagina di Luca è un capolavoro; l’incontro fra le due donne nel Vangelo
è tutto un sussulto, un complimento, Giovanni Battista che riconosce il Messia
dal grembo e scalcia; Elisabetta, anziana donna che vede imprevedibilmente
realizzato il suo agognato sogno di maternità fa i complimenti alla piccola Maria.
Maria, ancora scossa da quanto le è successo, comincia a ballare e a fare i
complimenti a Dio che salva lei e noi.
Nelle loro parole avvertiamo la tensione, lo stupore, l’inaudito che si realizza.
È vero, allora, Dio ha scelto di venire, Dio si rende presente, Dio-il Dio
d’Israele-è qui.
Non sono solo stanche promesse ascoltate dalla bocca del vecchio rabbino
di Nazareth che sospirava, il Sabato, seguendo con il dito la pergamena
consumata del rotolo di Isaia.
È vero, è tutto vero, Dio viene, infine.
E le due donne urlano e cantano e danzano e piangono nell’assolato cortile di
casa della vecchia Elisabetta.
Lo splendido pancione col bimbo che scalcia è la presenza del profeta che
indica il Messia.
E tutto accade, accade, come il più inatteso e improbabile dei sogni che si
realizza, come se la storia, la vita e l’universo danzassero nel vedere queste
donne cantare l’assoluta follia di Dio.
E questo scatena la gioia, contagia e stupisce.
Ecco Dio
Ecco, questa sì che è una buona notizia, possiamo essere felice anche se poveri
e sfortunati, possiamo realizzare la nostra vita anche se abitiamo in un paese
arido e senza poesia, possiamo essere ricolmi più di un re perché ascoltiamo
la Parola che Dio ci vuole dare.
Dio viene per colmare il nostro cuore, questa è una buona notizia.
Se vi dicessi; hai una vita riuscita, un lavoro che ti realizza e che ti dà
vagonate di soldi, una casa da sogno, una splendida moglie, figli educati
e sensibili, il salone di casa con l’alberone e le luci e il clima di festa giusto
perciò sii felice, cosa dico di straordinario?
Che buona notizia è?
Un Dio che dona pace alle persone già felici?
L’inaudito è proprio il contrario, la felicità è altrove, è la salvezza di un Dio che
ci ama talmente da consegnarsi come un neonato, è una felicità accessibile anche
al povero, anzi forse più ancora al povero perché più disposto, più accogliente.
La buona notizia è che Dio è accessibile, è semplice, è diverso.
Diverso dalle nostre paure, diverso dai fantasmi che ci perseguitano. Diverso.
E Maria e Elisabetta ora lo sanno e cantano, dicono e raccontano.
Raccontano dell’opera di Dio, la leggono scolpita nella storia degli uomini, la
rintracciano nelle pieghe della fedeltà di un popolo di salvati-Israele-cui noi
e l’umanità deve moltissimo.
La loro gioia dilaga perché ora vedono chiaro, luminoso, evidente, mozzafiato
il pensiero di Dio disegnarsi nella loro piccola storia, usarle e coinvolgerle.
La gioia è la dimensione essenziale del Natale.
La gioia di sentirsi ed essere veramente salvati da Dio.
Siamo veramente nel cuore e nel desiderio di Dio!
Un suggerimento, amici, regaliamoci, in questo Natale, dieci minuti di orologio
per fermarci e aprire lo sguardo-finalmente!-su ciò che Dio sta compiendo
nella storia, nella nostra storia.
Animo, amici, arrivano buone notizie, aspettiamole pregando.
Santa 4° Domenica di Avvento, aspettando Natale amici, da Fausto.
PS. I nomi delle persone sopra citate sono di fantasia.

venerdì 21 dicembre 2018

Il Vangelo del Sabato 22 Dicembre 2018


Feria propria di Avvento del 22 Dicembre.
1° Lettura dal primo libro di Samuèle (1,24-28)
Dal Vangelo secondo Luca (1,46-55) anno dispari.
In quel tempo, Maria disse: «L'anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato
l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del
loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come
aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Il Magnificat è il canto di chi ha compreso che, quando nella propria vita
si lascia agire il Signore, si può vivere nella gioia e nel ringraziamento.
Le parole di questo canto di Maria, però, ci lasciano un pò perplessi; come
avviene che il Signore confonde i superbi e i ricchi, se poi, guardandoci
attorno, nella storia sembra succeda proprio il contrario?
Eppure, questa è la forza della fede.
Maria è voce di tutti i piccoli e gli ultimi della storia, i quali lasciano il
giudizio e la salvezza a Dio senza giudicare nessuno.
Chi si affida a Dio ha già vinto, e ha già visto la sua vittoria su ogni
sopruso e cattiveria.
Se anche noi lodassimo più spesso il Signore, ci accorgeremmo che in Lui
anche noi abbiamo già ottenuto salvezza e giustizia.
Logicamente no sarà facile, ma abbiamo la preghiera che ci può aiutare.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 20 dicembre 2018

Il Vangelo del Venerdì 21 Dicembre 2018


Feria propria di Avvento del 21 Dicembre di Avvento.
1° Lettura dal Cantico dei Cantici (2,8-14)
Dal Vangelo secondo Luca (1,39-45) anno dispari.
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa,
in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta.
Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò
nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta
tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!
A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?
Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato
di gioia nel mio grembo.
E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Elisabetta, per opera dello Spirito, comprende una realtà fondamentale;
Maria è beata perché ha creduto alla Parola del Signore.
Ciò significa che la Vergine di Nazareth non ha dubitato nemmeno per un
istante sul fatto che quando le aveva detto l’angelo potesse non essere vero;
e questo, nonostante le promesse fattele andassero al di là di qualsiasi
previsione umana.
Certe volte, nella nostra vita, ci sembra che Dio non possa veramente amarci
o mantenere le promesse che ci ha fatto, semplicemente perché ci sembra
impossibile che Egli si ricordi davvero di noi.
Eppure, Maria sta a ricordarci che, quando si crede a Dio, non gli si pone
nessun limite di azione nella nostra vita.
Egli può davvero fare quello che vuole e perciò vediamo miracoli.
Tante volte purtroppo, siamo noi che non riusciamo a vederli, ed allora
predisponiamoci come fece Maria, aiutandoci con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.