venerdì 24 luglio 2015

Il Vangelo del Sabato 25 Luglio 2015

1° Lettura dalla seconda lettera di san Paolo

apostolo ai Corìnzi (4,7-15)
Dal Vangelo secondo Matteo (20,20-28) anno B.
In quel tempo, si avvicinò a Gesù la madre dei
figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per
chiedergli qualcosa.
Egli le disse: «Che cosa vuoi?».
Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano
uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel
tuo regno».
Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete.
Potete bere il calice che io sto per bere?».
Gli dicono: «Lo possiamo».
Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però
sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta
a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre
mio lo ha preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con
i due fratelli.
Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete
che i governanti delle nazioni dóminano su di
esse e i capi le opprimono.
Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare
grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole
essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo.
Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto
per farsi servire, ma per servire e dare la propria
vita in riscatto per molti».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Il discepolo vive in sé un dinamismo misterioso;
egli da un lato vive continuamente la sconfitta,
l’indigenza e la povertà, nel continuo dubbio che
il suo sia tempo perso e la sua missione inutile.
Eppure, d’altro canto egli sperimenta come il
seme da lui gettato, prima o poi cresce e fruttifica;
è il mistero della partecipazione al destino di
Gesù Cristo, il quale apparentemente visse la sua
missione all’insegna di un’apparente fallimento.
Eppure, proprio il fallimento della croce è in
realtà l’espressione massima del dono che ci
salva e che ci dà salvezza.
Abbiamo mai sperimentato nella nostra vita quel
senso di inutilità e di impotenza?
Ci sembra che la nostra coerenza cristiana non
abbia nessun frutto?
Io si, tante volte.
Ed allora, fidiamoci di Dio, e vedremo anche noi
i frutti della nostra fedeltà.
Ecco perché, uno dei discorsi più duri che Dio ci
fa e che noi facciamo sempre fatica ad accettare
è il fatto che Egli ci chiami a condividere non tanto
gli onori e la gloria, quanto il dono di sé fino alla morte.
Anche coloro che stettero a stretto contatto con
Gesù e che poterono ascoltarne i discorsi più
profondi, fecero questa fatica.
Giacomo e Giovanni, forse sentendosi in qualche
modo prediletti da Gesù, per mezzo della loro
madre, gli chiedono un riconoscimento che sa
ancora troppo di umano e di trionfalistico.
Il cammino è ancora lungo, ma alla fine i due
fratelli capiranno; Giacomo sarà il primo degli
apostoli a ricevere il martirio, dimostrando di aver
compreso la lezione; con Dio si guadagna tutto
quando si ha il coraggio di perdere tutto per Lui.
Sappiamo farlo anche noi? È molto difficile,
per questo dobbiamo aiutarci con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 23 luglio 2015

Il Vangelo del Venerdì 24 Luglio 2015

1° Lettura dal libro dell’Èsodo (20,1-17)
Dal Vangelo secondo Matteo (13,18-23) anno B.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore.
Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno
e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò
che è stato seminato nel suo cuore: questo è il
seme seminato lungo la strada.
Quello che è stato seminato sul terreno sassoso
è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito
con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante,
sicché, appena giunge una tribolazione o una
persecuzione a causa della Parola, egli subito
viene meno.
Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta
la Parola, ma la preoccupazione del mondo e
la seduzione della ricchezza soffocano la Parola
ed essa non dà frutto.
Quello seminato sul terreno buono è colui che
ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto
e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Conosciamo a memoria le dieci parole della
legge date ad Israele?
E cerchiamo di osservarle?
Non dobbiamo lasciarci ingannare; a volte si
sente dire che la legge evangelica ha superato
anche i dieci comandamenti; eppure Gesù aveva
detto che nemmeno uno iota della legge antica
sarebbe stato tolto.
Quindi, essi sono ancora validi per noi.
Ma forse è necessario comprenderne lo spirito
profondo per poterli osservare e mettere in pratica;
il testo, del resto, è chiarissimo.
Essi ci servono per ricordare che Dio è geloso di noi
e non vuole che ci dividiamo tra Lui ed altre
manifestazioni di idolatria.
Dunque, prendiamo queste dieci parole come
attualissime per noi, perché ci preservano
dall’infedeltà nei confronti di Dio.
E Gesù, è venuto a semplificarle.
Gesù infatti, osserva la realtà quotidiana e poi,
attraverso dei semplici racconti, trasmette una
grande verità; il cuore dell’uomo è uno spazio
misterioso, nel quale si decidono tante cose;
una delle più importanti è quale peso ed importanza
dare alla parola di Dio.
È lì, infatti, che ci decidiamo per Dio facendo
spazio alla sua parola, oppure lo soffochiamo in
mezzo a tante altre cose che prendono,
man mano, il suo posto.
Un cuore disponibile, un animo attento ed una
persona semplice che le si pone dinanzi con
l’intenzione con l’intenzione di lasciarsi guidare
da essa; ecco le condizioni ideali che permettono
alla parola di Dio di portare frutto.
Solo così essa, miracolosamente, germoglia
ponendo radici forti della vita di chi l’accoglie.
Perciò, accogliamo la parola del Signore,
e meditiamola nel nostro attraverso la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 22 luglio 2015

Il Vangelo del Giovedì 23 Luglio 2015

1° Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo

ai Gàlati (2,19-20)
Dal Vangelo secondo Giovanni (15,1-8) anno B.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore.
Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia,
e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché
porti più frutto.
Voi siete già puri, a causa della parola che
vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non
può portare frutto da se stesso se non rimane
nella vite, così neanche voi se non rimanete in me.
Io sono la vite, voi i tralci.
Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto,
perché senza di me non potete far nulla.
Chi non rimane in me viene gettato via come il
tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano
nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono
in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto.
In questo è glorificato il Padre mio: che portiate
molto frutto e diventiate miei discepoli».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Se siamo spinti dall’amore di Cristo, comprendiamo
che senza di Lui tutto è una perdita di tempo; tutto
ciò che agli occhi di un uomo può essere desiderabile
e degno di attenzione perde senso se ci distoglie
dall’amore preferenziale per Cristo e per il suo regno.
Dunque con Lui si vive un processo di trasformazione
profondo, se lasciamo inondare la nostra vita dalla
presenza del Cristo, tanto da mettere in secondo
piano tutto quello che siamo e che abbiamo, spinti ad
una continua opera di evangelizzazione sulle strade
della nostra vita.
Anche noi, nel nostro stato di vita, possiamo fare
moltissimo per Dio; mettiamolo al primo posto
su tutto e su tutti.
Però non è facile e ci vuole coraggio per parlare ai re
ed ai papi, comunicando loro una parola di Dio a volte
dura nei loro confronti!
Questo è proprio ciò che fece Brigida, la quale, pur
essendo una donna, non temette di parlare ai grandi
del suo tempo a nome di Gesù Cristo in persona,
redarguendo e rimproverando coloro che si rifiutavano
di compiere il loro dovere.
A noi sembra molto difficile riuscire anche solo a
testimoniare la nostra fede nel nostro ambito familiare
o lavorativo, per cui, l’esempio di Brigida ci
sembra irraggiungibile.
In realtà, il Vangelo do oggi ci dà la soluzione; se viviamo
come luce sul moggio e come sale che dà sapore, non c’è
nulla che non possiamo fare per Lui, poiché siamo
ripieni della sua linfa e del suo Spirito.
L’importante è aiutarci con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

martedì 21 luglio 2015

Il Vangelo del Mercoledì 22 Luglio 2015

1° Lettura dalla seconda lettera di san Paolo apostolo
ai Corìnzi (5, 14-17) 
Dal Vangelo secondo Giovanni (20,1-2.11-18) anno B.
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala
si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora
buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro
discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro:
«Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non
sappiamo dove l’hanno posto!».
Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva.
Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide
due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte
del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il
corpo di Gesù.
Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?».
Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore
e non so dove l’hanno posto».
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi;
ma non sapeva che fosse Gesù.
Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?».
Ella, pensando che fosse il custode del giardino,
gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi
dove l’hai posto e io andrò a prenderlo».
Gesù le disse: «Maria!».
Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» - che
significa: «Maestro!».
Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non
sono ancora salito al Padre; ma và dai miei fratelli
e dì loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro,
Dio mio e Dio vostro”».
Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli:
«Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Quanto più si ricerca il Signore, tanto più si vive
l’esperienza di cui parla san Paolo; si diventa
creature nuove, slegate dal passato, per quanto
peccaminoso o doloroso possa essere, e si vive
sempre nell’ottica della Pasqua.
Sicuramente anche noi sperimentiamo molte volte
nella nostra vita il peso del ristagno e della noia;
iniziamo a cercare con fede ed amore il
Signore risorto.
Man mano ci accorgeremo come la Maddalena,
che l’unico il quale può dare la vera felicità è solo Lui.
Ci sentiremo perennemente rinnovati, come
delle nuove creature.
E come a Maria che è bastato soltanto sentire
pronunciare il proprio nome, per riconoscere Gesù,
potrà succedere anche a noi.
Chissà però, con quale intensità e con quanto
amore Gesù ha pronunciato quel nome, tanto che
la donna, nonostante fosse sconvolta dal dolore,
ha potuto riconoscere in quella voce il richiamo
del suo Maestro.
Gesù, chiamandola per nome, ha voluto farle
comprendere che Egli conosceva in profondità
il suo dolore e il suo amore per Lui.
Per questo Maria diventa la prescelta per essere
la prima testimone del Risorto.
Il dolore, a volte, può farci ripiegare su noi stessi
e ci rende incapaci di accorgerci che, di fronte
a noi, vi è Gesù Signore con la sua presenza
consolante e rassicurante.
Cerchiamo di vivere con fede ogni sofferenza,
piccola o grande che sia, e non faticheremo a
scorgerlo accanto a noi; ed anche noi diventeremo
fece Maria di Magdala, aiutandoci con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 20 luglio 2015

Il Vangelo del Martedì 21 Luglio 2015

1° Lettura dal libro dell’Èsodo (14,21-31)
Dal Vangelo secondo Matteo (12,46-50) anno B.
In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla,
ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e
cercavano di parlargli.
Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli
stanno fuori e cercano di parlarti».
Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è
mia madre e chi sono i miei fratelli?».
Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse:
«Ecco mia madre e i miei fratelli!
Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è
nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Nel nostro Battesimo, ognuno di noi siamo
stati immersi nell’acqua,in segno di morte
e rinascita.
In essa muoiono i nostri peccati e quella originaria
disobbedienza che portò i nostri progenitori fuori
dall’Eden, e veniamo ammessi a vivere una vita nuova.
Perciò, è il simbolo del male e del peccato, che
Dio sommerge per noi nelle acque del Battesimo;
a noi però, resta l’impegno quotidiano di vivere in
un continuo rendimento di grazie per i prodigi di
cui siamo stati protagonisti.
Dobbiamo riscoprire il nostro Battesimo ogni giorno,
per riattualizzare sempre la grazia ricevuta con esso.
E con il quale diventiamo figli di Dio.
E pur non togliendo nulla ai legami naturali che
hanno un valore fondamentale per ogni essere umano,
Gesù vuole far notare un’altra cosa; vi è un’altra
parentela che ha dei legami ben più forti, fondati sulla
figliolanza divina con il Padre che è nei cieli.
Addirittura, possiamo persino essere madre di Gesù,
nel momento in cui lo partoriremo nell’obbedienza
alla fede.
Per questo motivo, non vi è nessuna differenza
tra noi e i contemporanei di Gesù Cristo; tutte le
volte che ci impegniamo a fare la volontà di Dio,
siamo realmente portati a godere della sua vicinanza,
del suo amore e del suo affetto fraterno e filiale.
Egli stesso si impegnerà ad obbedirci, come un figlio
ad una madre, poiché Egli obbedisce sempre a coloro
che obbediscono al suo Padre che è nei cielo.
Per questo dobbiamo sempre ringraziarlo
attraverso la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 19 luglio 2015

Il Vangelo del Lunedì 20 Luglio 2015

1° Lettura dal libro dell’Èsodo (14,5-18)
 Dal Vangelo secondo Matteo (12,38-42) anno B.
In quel tempo, alcuni scribi e farisei dissero a
Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno».
Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia
e adultera pretende un segno!
Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno
di Giona il profeta.
Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti
nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo
resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.
Nel giorno del giudizio, quelli di Nìnive si alzeranno
contro questa generazione e la condanneranno,
perché essi alla predicazione di Giona si convertirono.
Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona!
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà
contro questa generazione e la condannerà, perché
ella venne dagli estremi confini della terra per
ascoltare la sapienza di Salomone.
Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Generalmente la paura non è una buona consigliera;
in effetti, ci sono tante cose, nella nostra vita, che
ci fanno paura o che non ci lasciano tranquilli;
ma esse devono diventare occasioni per aumentare
sempre di più la nostra fede nella mano potente di Dio.
Pensiamo sempre a quanto Egli ha già fatto per noi;
non ci abbandonerà proprio sul più bello, ma ci
condurrà alla salvezza, l’importante è credere.
Non facciamo come i farisei.
In effetti, il rimprovero di Gesù è come una scudisciata;
Gesù non concede nessun segno, innanzitutto perché
sa che esso risulterebbe inutile, visto che i farisei hanno
già deciso, in cuor loro, di non credere.
Ma c’è di più; il Signore rimprovera l’ostinazione di
coloro che per primi dovrebbero accogliere la
rivelazione di Gesù.
Come nei tempi antichi, al solito sono sempre quelli che
sembrano più lontani ed estranei alle cose di Dio a
cogliere subito il suo messaggio universale di salvezza.
Siamo sicuri di essere a posto con la coscienza?
Chi ci assicura che presto o tardi non venga qualcuno
a scalzare le nostre presunte convinzioni di auto-santità,
e ci dimostri che credere in Gesù non è un fatto di
privilegio, ma di disponibilità, da ovunque essa venga?
Perciò, rendiamoci disponibili ad accogliere il messaggio
del Signore, aiutandoci con la preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

sabato 18 luglio 2015

Il Vangelo di Domenica 19 Luglio 2015

Il Vangelo della 16° Domenica del Tempo Ordinario
1° Lettura dal libro del profeta Geremìa (23,1-6)
2° Lettura dalla lettera di san Paolo apostolo
agli Efesìni (2,13-18)
Dal Vangelo secondo Marco (6,30-34) anno B.
In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a
Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto
e quello che avevano insegnato.
Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli,
in un luogo deserto, e riposatevi un po’».
Erano infatti molti quelli che andavano e venivano
e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo
deserto, in disparte.
Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le
città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe
compassione di loro, perché erano come pecore che
non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
I pastori dovrebbero essere quelle persone che
tengono unito il gregge loro affidato.
Ma non sempre lo fanno, a volte lo lasciano
incustodito e, naturalmente il gregge si disperde,
nei meandri del male che regna nel mondo.
Di fronte a questi pastori, che non hanno voluto
prendersi cura delle pecore loro affidate, Dio promette
un germoglio che spunta dalla radice di Davide;
questo germoglio è Gesù Cristo, Figlio di Dio, che
viene in mezzo a noi per condurci ai pascoli della vita
eterna, solo Lui è il vero pastore poiché dona la sua
vita per tutti gli uomini, ed attraverso questo
dono riceveremo la pace.
La pace per noi ha tanti significati.
Ma c’è una pace che è più importante di tutte le
altre e che solo Dio poteva donarci; questa pace
ha avuto un prezzo altissimo, cioè il sangue
preziosissimo del suo Figlio Gesù.
È Lui che, con il suo sacrificio, permette la
riconciliazione e la pace tra Dio e l’uomo.
Per questo motivo, sta a noi adesso accogliere questo
dono; se lo vogliamo e se glielo permettiamo Dio
può trasformare la nostra vita, per quella che Gesù
ci ha ottenuto.
Vogliamo una vita diversa?
Vogliamo davvero vedere la luce lì dove ci sembra
di vedere solo il buio?
Accostiamoci a Gesù e sperimentiamo quella pace
che abbiamo sempre cercato, ma che nessuno
è riuscito a darci.
Perciò, solo Gesù riesce a darcela.
E si commuove pure di fronte a noi, significa che
Egli comprende cosa significhi cercare qualcuno
che possa guidarci alla vita eterna senza però trovarlo.
Il Signore capisce che noi lo cerchiamo perché
abbiamo di essere guidati alla piena comunione
con Dio e che solo Lui è in grado di farlo.
Dunque il suo riposo è vedere tutti noi rincuorati
e pieni di una nuova speranza.
Ancora oggi Gesù si commuove di fronte alla nostra
infelicità e stanchezza della nostra vita, perché
cerchiamo tante cose senza trovare l’unica cosa che
veramente possa donarci refrigerio e riposo; l’amore
di Dio rivelatosi in Lui.
Ed allora, perché anche noi non cerchiamo di
condurre più persone possibili a conoscere
l’Amore Misericordioso di Dio?
Coraggio, senza paura, possiamo farcela
aiutati dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era in principio ora e sempre nei
secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.