domenica 9 ottobre 2022

Il Vangelo del Lunedì 10 Ottobre 2022

 

Della 28° settimana del Tempo Ordinario.

San Daniele Comboni.

Prima Lettura

Non siamo figli di una schiava, ma della donna libera.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (4,22-24.26-27.31-5,1)

Fratelli, sta scritto che Abramo ebbe due figli, uno dalla schiava e uno dalla

donna libera.

Ma il figlio della schiava è nato secondo la carne; il figlio della donna libera,

in virtù della promessa.

Ora, queste cose sono dette per allegoria: le due donne infatti rappresentano

le due alleanze.

Una, quella del monte Sinai, che genera nella schiavitù, è rappresentata da Agar.

Invece la Gerusalemme di lassù è libera ed è la madre di tutti noi.

Sta scritto infatti: «Rallégrati, sterile, tu che non partorisci, grida di gioia,

tu che non conosci i dolori del parto, perché molti sono i figli dell’abbandonata,

più di quelli della donna che ha marito».

Così, fratelli, noi non siamo figli di una schiava, ma della donna libera.

Cristo ci ha liberati per la libertà!

State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù.

Parola di Dio.

Vangelo

Non sarà dato alcun segno a questa generazione, se non il segno di Giona.

Dal Vangelo secondo Luca (11,29-32) anno pari.

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa

generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le

sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona.

Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio

dell’uomo lo sarà per questa generazione.

Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa

generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della

terra per ascoltare la sapienza di Salomone.

Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.

Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa 

generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di 

Giona si convertirono.

Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Le folle si accalcano attorno al Maestro, desiderose di vederlo, ma Egli

afferma che quella è una generazione malvagia.

Una reazione del genere, può sembrarci eccessiva da parte di Gesù; perché

trattare così persone che lo cercano?

Perché il Signore conosce perfettamente quello che c’è nel loro cuore e sa che

sono semplicemente alla ricerca di un altro miracolo, per nutrire la loro fame

di straordinario e nulla più.

Gesù indica loro un segno importante, che però pochi di essi capiranno.

È il segno di Giona, il segno più importante per capire chi è veramente Gesù;

il suo mistero pasquale di morte e risurrezione.

Capire questo segno, significa entrare nella verità profonda della vita di

Gesù e della sua donazione d’amore.

Un segno di fronte al quale, ognuno di noi dobbiamo prendere posizione,

facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 8 ottobre 2022

Il Vangelo di Domenica 9 Ottobre 2022

 

Della 28° Domenica del Tempo Ordinario.

San Dionigi e compagni, vescovo e martiri.

Prima Lettura

Tornato Naamàn dall'uomo di Dio, confessò il Signore.

Dal secondo libro dei Re (5,14-17)

In quei giorni, Naamàn [, il comandante dell'esercito del re di Aram,] scese

e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola di Elisèo, uomo di

Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era

purificato [dalla sua lebbra].

Tornò con tutto il seguito  da [Elisèo,] l’uomo di Dio; entrò e stette davanti

a lui dicendo: «Ecco, ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele.

Adesso accetta un dono dal tuo servo».

Quello disse: «Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò».

L’altro insisteva perché accettasse, ma egli rifiutò.

Allora Naamàn disse: «Se è no, sia permesso almeno al tuo servo di caricare

qui tanta terra quanta ne porta una coppia di muli, perché il tuo servo non

intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dèi, ma solo al Signore».

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Se perseveriamo, con lui anche regneremo.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo (2,8-13)

Figlio mio, ricòrdati di Gesù Cristo, risorto dai morti, discendente di Davide,

come io annuncio nel mio vangelo, per il quale soffro fino a portare le catene

come un malfattore.

Ma la parola di Dio non è incatenata!

Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi

raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna.

Questa parola è degna di fede: Se moriamo con lui, con lui anche vivremo;

se perseveriamo, con lui anche regneremo; se lo rinneghiamo, lui pure ci

rinnegherà; se siamo infedeli, lui rimane fedele, perché non può rinnegare

se stesso.

Parola di Dio

Vangelo

Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio,

all’infuori di questo straniero.

Dal Vangelo secondo Luca (17.11-19) anno C.

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea.

Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono

a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!».

Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti».

E mentre essi andavano, furono purificati.

Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si

prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo.

Era un Samaritano.

Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci?

E gli altri nove dove sono?

Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio,

all’infuori di questo straniero?».

E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Gesù sta salendo verso Gerusalemme, col volto indurito, deciso di rendere

testimonianza al Padre, costi quel che costi.

Non lo sanno, gli apostoli, che il Rabbì già intuisce la deriva della sua

missione e che questa sensazione, invece di abbatterlo, non fa che motivarlo

e spingerlo al dono totale di sé.

Sulla strada gli si fanno incontro dieci lebbrosi che urlano a distanza.

La lebbra è una malattia terribile e devastante, che marcisce il corpo,

lo spirito e le relazioni.

I rabbini dicevano che un lebbroso era come un morto e poteva solo

contaminare chi lo toccava.

E che la lebbra era la massima punizione che Dio infliggeva al peccatore.

Sono dieci.

Dieci sono le dita di una mano, il numero dieci indica, in Israele, la totalità.

Siamo tutti malati, tutti lebbrosi, tutti bisognosi.

Dei dieci uno è straniero, nemico, un samaritano.

Ma la malattia e il dolore accomunano ogni uomo, senza distinzioni

di religione o di etnia.

La sofferenza è e resta l’esperienza più comune del vagare umano.

Urlano il loro dolore, il loro abbandono, il loro lento ed inesorabile imputridire.

Chiedono pietà, la compassione che nessuno offre loro.

E, forse, sperano un un’elemosina.

Gesù chiede loro di andare dai sacerdoti per essere guariti.

A volte Gesù ci guarisce a rate, ci chiede di metterci in cammino per vedere dei risultati.

A volte Gesù, simpaticone, ci chiede di andare da un prete per essere guariti.

È un retaggio dell’antico Israele, quando il sacerdote fungeva anche da ufficiale

medico; solo lui poteva attestare la guarigione e il reinserimento di un lebbroso.

Questa richiesta, da parte di Gesù, indica il suo profondo rispetto per il passato

di Israele, Egli non è venuto a cambiare uno iota o un segno, ma a dare compimento,

a riportare alla propria origine il progetto di Dio.

La guarigione non è istantanea, richiede un cammino, un fidarsi; Dio non ama

i miracoli eclatanti, chiede sempre consapevolezza, cammino, fiducia, mediazione.

Ci vuole tutta la vita per guarire dalla lebbra del peccato e della solitudine.

I dieci vanno e, mentre camminano, si accorgono di essere guariti.

Anche a molti di noi accade di guarire per strada, quando la smettiamo di

porre condizioni a Dio e a noi stessi.

Stupiti, straniti, sconvolti, i lebbrosi guariti adempiono la richiesta di Gesù

e vanno dal sacerdote.

Eccetto uno, colui che non ha tempio, che non ha sacerdoti, non ha religioni ufficiale.

Non sa dove andare il samaritano e torna sui suoi passi.

Il suo tempio, sul monte Garizim, è stato distrutto da un secolo proprio dagli ebrei.

Non ha un tempio dove andare.

Torna al Tempio.

Uno solo torna a ringraziare, pieno di fede.

Gesù, sconfortato, constata che dieci sono stati sanati, ma uno solo salvato.

Una volta guariti, le differenze tornano (mistero dell’umana fragilità!); nove

vanno al tempio e il samaritano, di nuovo solo, senza un tempio in cui essere

accolto, corre dal Tempio della gloria di Dio che è Gesù.

Il samaritano torna indietro lodando Dio a gran voce, non può tacere, urla la

sua gioia, la sua solitudine e la sua emarginazione sono finalmente finiti.

E gli altri? Chiede Gesù.

Nulla, spariti, scomparsi.

Guarire gli uomini dalla loro ingratitudine è ben più difficile che guarirli

dalle loro malattie.

La gratitudine, la festa, lo stupore, sono atteggiamenti connaturali all’uomo,

eppure troppo poco spesso manifestati nella nostra vita.

Siamo tutti molto lamentosi, sempre pronti a sottolineare il negativo che

pesa come un macigno nelle nostre bilance.

Diamo tutto per scontato; è normale esistere, vivere, respirare, amare;

normale e dovuto nutrirsi, lavarsi, abitare, lavorare.

Il nostro sguardo, un pò assuefatto dalle cose scontate e dovute, non sa più

aprirsi alla gratitudine.

Come vorrei vedere uscire dalle chiese-almeno ogni tanto!-qualcuno che

torna a casa lodando Dio a gran voce.

Invece, a Messa la domenica, vedi persone che scappano fuori dalla Chiesa,

frettolosamente, che il sacerdote sta ancora dando la benedizione, che tristezza.

Come vorrei vedere più sorrisi sulle labbra dei cristiani, più lode nelle loro

preghiere, più gratitudine nei gesti di coloro che, guariti dalle loro solitudini

interiori e dalla lebbra che è il peccato, sono anche salvati e fatti Figli di Dio!

Come vorrei, io, peccatore, vedere più le meraviglie di Dio che i miei limiti!

Attenti all’ingratitudine, incontentabili discepoli del Signore.

Essere guariti non significa essere salvati.

I nove ingrati sono la perfetta icona di un cristianesimo molto diffuso, che

ricorre a Dio come ad un potente guaritore da invocare nei momenti di difficoltà.

Che triste immagine di Dio si fabbricano coloro che a Lui ricorrono solo quando

c’è bisogno, che lasciano Dio ben lontano dalle loro scelte, dalla loro famiglia,

salvo poi arrabbiarsi e tirarlo in ballo quando qualcosa va storto nei loro (badate,

non nei suoi) progetti.

I nove sono guariti; hanno ottenuto ciò che chiedevano, ma non sono salvati.

Rimasti chiusi nella loro parziale e distorta visione di Dio, guariti dalla lebbra

sulla pelle, non vedono neppure la lebbra che hanno nel cuore.

Il Dio che hanno invocato è il Dio dei rimedi impossibili, non il Tempio in cui

abitare, il Potente da corrompere e convincere, non il Dio che, nella guarigione,

testimonia che è arrivato il tempo messianico.

Basta la salute?

Basta la salute, certo, la salute è bene prezioso, e va conservato, con uno stile di

vita salubre ed armonioso, ricordandoci che la pace del cuore di chi incontra Dio

e scopre il proprio progetto di vita, apporta anche benessere psicofisico profondo.

Ma non è vero, non basta la salute, ci necessita la felicità.

Gesù ci dice che la salute non è tutto, più della salute c’è la salvezza.

E la felicità consiste nell’aprire il cuore alla gratitudine di un Dio che ci guarisce

nel profondo da ogni solitudine, da ogni dolore.

Certo, amici, non serve a niente andare a Messa perché è un’abitudine, a Messa

dobbiamo andarci con la consapevolezza di incontrarci con il Padre e fare festa

con Lui, senza fretta, Santa Domenica della compassione, Fausto.

 

 

venerdì 7 ottobre 2022

Il Vangelo del Sabato 8 Ottobre 2022

 

Della 27° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Pelagia di Antiochia, penitente.

Prima Lettura

Tutti voi siete figli di Dio mediante la fede.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (3,22-29)

Fratelli, la Scrittura ha rinchiuso ogni cosa sotto il peccato, perché la

promessa venisse data ai credenti mediante la fede in Gesù Cristo.

Ma prima che venisse la fede, noi eravamo custoditi e rinchiusi sotto la

Legge, in attesa della fede che doveva essere rivelata.

Così la Legge è stata per noi un pedagogo, fino a Cristo, perché fossimo

giustificati per la fede. Sopraggiunta la fede, non siamo più sotto un pedagogo.

Tutti voi infatti siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù, poiché

quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo.

Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio

e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù.

Se appartenete a Cristo, allora siete discendenza di Abramo, eredi secondo

la promessa.

Parola di Dio.

Vangelo

Beato il grembo che ti ha portato!

Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (11,27-28) anno pari.

In quel tempo, mentre Gesù parlava, una donna dalla folla alzò la voce

e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!».

Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

L’osservazione della donna è comprensibile e denota una grande sensibilità femminile.

Essa intendeva elogiare Colei che aveva avuto la grazia di portare in grembo

il Figlio di Dio e di accompagnarne la crescita.

Ma Gesù, sposta l’attenzione su di un’altra beatitudine, ben più importante della prima.

Ascoltare la Parola e custodirla nel cuore è la vera beatitudine, accessibile a tutti.

Dunque, solo una persona ha avuto il privilegio di essere Madre di Gesù,

ma tutti possono avere la beatitudine di essere riconosciuti da Lui come

suoi discepoli, nella misura in cui si compie in essi la volontà del Padre.

Perciò, non importa se non siamo contemporanei di Gesù; quando facciamo

la volontà di Dio, viviamo la stessa beatitudine che Egli annunciava alle folle

del suo tempo.

Per questo dobbiamo sempre leggere il Vangelo e pregare.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 6 ottobre 2022

Il Vangelo del Venerdì 7 Ottobre 2022

 

Della 27° settimana del Tempo Ordinario.

Beata Vergine Maria del Rosario.

Prima Lettura

Erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme a Maria, la madre di Gesù.

Dagli atti degli apostoli (1,12-14)

[Dopo che Gesù fu assunto in cielo,] gli apostoli ritornarono a Gerusalemme

dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino

permesso in giorno di sabato.

Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi:

vi erano: Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo

e Matteo, Giacomo di Alfeo, Simone lo Zelòta e Giuda figlio di Giacomo.

Tutti questi erano concordi e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne

e a Maria, la madre di Gesù e ai fratelli di lui.

Parola di Dio.

Vangelo

Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce.

Dal Vangelo secondo Luca (1,26-38) anno pari.

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea,

chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di

Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.

Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un

saluto come questo.

L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.

Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.

Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà

il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe

e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?».

Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza

dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra.

Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio.

Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un

figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».

Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».

E l’angelo si allontanò da lei.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

In questo giorno in cui ricordiamo la Beata Vergine Maria del Rosario,

vogliamo mettere al centro del nostro percorso la piccola Maria.

Luca riprende lo schema delle tante “annunciazioni” presenti nella Bibbia.

Poco importa come si siano svolti i fatti; così Luca ce li racconta.

E ci stupisce.

Non la moglie dell’imperatore, o il premio Nobel per la medicina, non una

donna manager dinamica dei nostri giorni, sceglie Dio, ma la piccola

adolescente Maria (la bella).

A lei chiede di diventare la porta d’ingresso per Dio nel mondo.

Cosa direste se domattina vi arrivasse una figlia o una nipote adolescente

Dicendo; Dio mi ha chiesto di aiutarlo a salvare il mondo? Appunto.

Invece Maria ci sta, ci crede e tutti noi non sappiamo se ridere o scuotere

la testa davanti a tanta splendida incoscienza, tutti restiamo esterrefatti (noi,

razionali figli di Piero Angela) davanti alla sconcertante semplicità di questo

dialogo, davanti all’ardire di una figlia di Sion che parla alla pari con l’Assoluto,

che gli chiede spiegazioni e chiarimenti.

Scegliere Nazareth, un paese occupato dall’Impero romano, ai confini della storia,

ai margini della geografia del tempo, in un’epoca sprovvista di mezzi di comunicazione,

per incarnarsi, ci rivela ancora una volta la logica di Dio, logica basata sull’essenziale,

sul mistero, sulla profezia, sulla verità di sé, sui risultati imprevisti (e sconcertanti).

Perciò, impariamo da Maria e diciamo il nostro sì al Signore, con l’aiuto della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 5 ottobre 2022

Il Vangelo del Giovedì 6 Ottobre 2022

 

Della 27° settimana del Tempo Ordinario.

San Bruno di Colonia, monaco.

Prima Lettura

È per le opere della Legge che avete ricevuto lo Spirito o per aver

ascoltato la parola della fede?

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (3,1-5)

O stolti Gàlati, chi vi ha incantati?

Proprio voi, agli occhi dei quali fu rappresentato al vivo Gesù Cristo crocifisso!

Questo solo vorrei sapere da voi: è per le opere della Legge che avete ricevuto

lo Spirito o per aver ascoltato la parola della fede?

Siete così privi d’intelligenza che, dopo aver cominciato nel segno dello Spirito,

ora volete finire nel segno della carne?

Avete tanto sofferto invano?

Se almeno fosse invano!

Colui dunque che vi concede lo Spirito e opera portenti in mezzo a voi, lo fa

grazie alle opere della Legge o perché avete ascoltato la parola della fede?

Parola di Dio.

Vangelo

Chiedete e vi sarà dato.

Dal Vangelo secondo Luca (11,5-13) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai discepoli: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte

va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da

un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non

m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso

alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo

amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.

Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto.

Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.

Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce?

O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione?

Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più

il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Gesù ci invita a essere perseveranti nella preghiera, a non scoraggiarci se Dio

sembra non volerci accordare ciò che chiediamo.

Dobbiamo essere insistenti, perché sappiamo che dentro quella casa, con la porta

chiusa, non c’è un estraneo, ma c’è un amico che ci vuole bene e che ci aiuterà.

Gesù si spinge più avanti e quell’amico, nel proseguire del suo discorso, diventa

un padre, che non può restare indifferente di fronte alle richieste del figlio.

Infine, Gesù ci dice quello che è il dono dei doni, la risposta più grande che Dio

può dare alle nostre preghiere; è lo Spirito santo, la sua stessa vita, la possibilità

di entrare in una relazione così piena e profonda con Lui, da non avere più

bisogno di altro.

Ecco perché, amici, ogni santo giorno vi chiedo di pregare, semplice no!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

martedì 4 ottobre 2022

Il Vangelo del Mercoledì 5 Ottobre 2022

 

Della 27° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Maria Faustina Kowalska, devozione della Divina Misericordia.

Prima Lettura

Riconobbero la grazia a me data.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (2,1-2.7-14)

Fratelli, quattordici anni dopo [la mia prima visita], andai di nuovo a

Gerusalemme in compagnia di Bàrnaba, portando con me anche Tito:

vi andai però in seguito a una rivelazione.

Esposi loro il Vangelo che io annuncio tra le genti, ma lo esposi privatamente

alle persone più autorevoli, per non correre o aver corso invano.

Visto che a me era stato affidato il Vangelo per i non circoncisi, come a Pietro

quello per i circoncisi-poiché colui che aveva agito in Pietro per farne un

apostolo dei circoncisi aveva agito anche in me per le genti-, e riconoscendo

la grazia a me data, Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne, diedero

a me e a Bàrnaba la destra in segno di comunione, perché noi andassimo

tra le genti e loro tra i circoncisi.

Ci pregarono soltanto di ricordarci dei poveri, ed è quello che mi sono

preoccupato di fare.

Ma quando Cefa venne ad Antiòchia, mi opposi a lui a viso aperto perché

aveva torto.

Infatti, prima che giungessero alcuni da parte di Giacomo, egli prendeva cibo

insieme ai pagani; ma, dopo la loro venuta, cominciò a evitarli e a tenersi in

disparte, per timore dei circoncisi.

E anche gli altri Giudei lo imitarono nella simulazione, tanto che pure

Bàrnaba si lasciò attirare nella loro ipocrisia.

Ma quando vidi che non si comportavano rettamente secondo la verità del

Vangelo, dissi a Cefa in presenza di tutti: «Se tu, che sei Giudeo, vivi come

i pagani e non alla maniera dei Giudei, come puoi costringere i pagani

a vivere alla maniera dei Giudei?».

Parola di Dio.

Vangelo

Signore, insegnaci a pregare.

Dal Vangelo secondo Luca (11,1-4) anno pari.

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi

discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni

ha insegnato ai suoi discepoli».

Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome,

venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona

a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,

e non abbandonarci alla tentazione».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Evidentemente il modo che Gesù aveva di pregare doveva essere particolarmente

attraente, tanto che i discepoli sentono il bisogno di chiedergli di insegnare

loro come fare.

La preghiera che Gesù consegna ai suoi discepoli è, per eccellenza,

la preghiera del cristiano.

Una preghiera breve, ma che racchiude in sé tutto ciò che conta; l’atteggiamento

del discepolo e le richieste fondamentali da rivolgere al Padre.

Il rischio che corriamo, dicendo questa preghiera che conosciamo a memoria

fin da quando eravamo bambini, è che si scorra via meccanicamente, senza che

riusciamo a soffermarci sulla profondità e bellezza del suo contenuto.

Impariamo a dirla senza fretta e con attenzione; gusteremo la pace che lascia

ogni volta nel nostro cuore, perciò preghiamo.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.