martedì 14 giugno 2022

Il Vangelo del Mercoledì 15 Giugno 2022

 

Della 11° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Germana Cousin, Vergine.

Prima lettura.

Apparve un carro di fuoco ed Elìa salì verso il cielo.

Dal secondo libro dei Re (2,1.6-14).

In quei giorni, quando il Signore stava per far salire al cielo in un turbine

Elìa, questi partì da Gàlgala con Elisèo.

[Giunti a Gerico,] Elìa disse ad Elisèo: «Rimani qui, perché il Signore mi

manda al Giordano».

Egli rispose: «Per la vita del Signore e per la tua stessa vita, non ti lascerò».

E procedettero insieme.

Cinquanta uomini, tra i figli dei profeti, li seguirono e si fermarono di fronte,

a distanza; loro due si fermarono al Giordano.

Elìa prese il suo mantello, l'arrotolò e percosse le acque, che si divisero di

qua e di là; loro due passarono sull'asciutto.

Appena furono passati, Elìa disse a Elisèo: «Domanda che cosa io debba

fare per te, prima che sia portato via da te».

Elisèo rispose: «Due terzi del tuo spirito siano in me».

Egli soggiunse: «Tu pretendi una cosa difficile!

Sia per te così, se mi vedrai quando sarò portato via da te; altrimenti non avverrà».

Mentre continuavano a camminare conversando, ecco un carro di fuoco

e cavalli di fuoco si interposero fra loro due.

Elìa salì nel turbine verso il cielo.

Elisèo guardava e gridava: «Padre mio, padre mio, carro d'Israele e suoi destrieri!».

E non lo vide più.

Allora afferrò le proprie vesti e le lacerò in due pezzi.

Quindi raccolse il mantello, che era caduto a Elìa, e tornò indietro,

fermandosi sulla riva del Giordano.

Prese il mantello, che era caduto a Elìa, e percosse le acque,

dicendo: «Dov'è il Signore, Dio di Elìa?».

Quando anch'egli ebbe percosso le acque, queste si divisero di qua

e di là, ed Elisèo le attraversò.

Parola di Dio.

Vangelo.

Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

Dal Vangelo secondo Matteo (6,1-6.16-18) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la

vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti

non c'è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.

Dunque, quando fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come

fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente.

In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.

Invece, mentre tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua

destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel

segreto, ti ricompenserà.

E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli

angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente.

In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.

Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre

tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono

un'aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano.

In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.

Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente

non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo,

che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Quando facciamo qualcosa, dobbiamo decidere anzitutto per quale motivo

vogliamo farla.

Se anche gli atti più sacri sono compiuti semplicemente per metterci in mostra

e far vedere agli altri la nostra devozione, allora abbiamo già ricevuto il

nostro compenso.

Dio non è affatto in debito con noi e non deve darci nessun premio.

Se, invece, ci interessa essere accolti e benvoluti al suo cospetto, dobbiamo

assumere uno stile assolutamente tipico di tutti gli amici di Dio; il nascondimento.

Egli vede nel segreto del nostro cuore e premierà le nostre intenzioni.

Anche se è difficile essere indifferenti ai complimenti e all’apprezzamento

delle persone, dobbiamo ricordare che questi sono ben poca cosa, rispetto alla

ricompensa che Dio ci può dare.

I santi ci insegnano proprio questo stile di nascondimento e di umiltà;

il Signore farà il resto e ci innalzerà alle vette della santità, per questo

dobbiamo continuamente aiutarci con la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 13 giugno 2022

Il Vangelo del Martedì 14 Giugno 2022

 

Della 11° settimana del Tempo Ordinario.

Sant' Eliseo, Profeta.

Prima lettura.

Hai fatto peccare Israele.

Dal primo libri dei Re (21,17-29)

[Dopo che Nabot fu lapidato,] la parola del Signore fu rivolta a Elìa il Tisbìta:

«Su, scendi incontro ad Acab, re d'Israele, che abita a Samarìa; ecco, è nella

vigna di Nabot, ove è sceso a prenderne possesso.

Poi parlerai a lui dicendo: "Così dice il Signore: Hai assassinato e ora usurpi!".

Gli dirai anche: "Così dice il Signore: Nel luogo ove lambirono il sangue

di Nabot, i cani lambiranno anche il tuo sangue"».

Acab disse a Elìa: «Mi hai dunque trovato, o mio nemico?».

Quello soggiunse: «Ti ho trovato, perché ti sei venduto per fare ciò che

è male agli occhi del Signore.

Ecco, io farò venire su di te una sciagura e ti spazzerò via.

Sterminerò ad Acab ogni maschio, schiavo o libero in Israele. Renderò la tua

casa come la casa di Geroboàmo, figlio di Nebat, e come la casa di Baasà,

figlio di Achìa, perché tu mi hai irritato e hai fatto peccare Israele.

Anche riguardo a Gezabèle parla il Signore, dicendo: "I cani divoreranno

Gezabèle nel campo di Izreèl".

Quanti della famiglia di Acab moriranno in città, li divoreranno i cani;

quanti moriranno in campagna, li divoreranno gli uccelli del cielo».

In realtà nessuno si è mai venduto per fare il male agli occhi del Signore

come Acab, perché sua moglie Gezabèle l'aveva istigato.

Commise molti abomini, seguendo gli idoli, come avevano fatto gli Amorrei,

che il Signore aveva scacciato davanti agli Israeliti.

Quando sentì tali parole, Acab si stracciò le vesti, indossò un sacco sul suo

corpo e digiunò; si coricava con il sacco e camminava a testa bassa.

La parola del Signore fu rivolta a Elìa, il Tisbìta: «Hai visto come Acab

si è umiliato davanti a me?

Poiché si è umiliato davanti a me, non farò venire la sciagura durante la sua

vita; farò venire la sciagura sulla sua casa durante la vita di suo figlio».

Parola di Dio.

Vangelo.

Amate i vostri nemici.

Dal Vangelo secondo Matteo (5,43-48) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu

detto: "Amerai il tuo prossimo" e odierai il tuo nemico.

Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano,

affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole

sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.

Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete?

Non fanno così anche i pubblicani?

E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario?

Non fanno così anche i pagani?

Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Ecco svelato, in questa pagina evangelica, il perché delle richieste così

esigenti che Gesù rivolge ai discepoli; il riferimento al Padre celeste.

Quando, infatti, ci sembra di aver fatto il nostro dovere nella carità e nella

giustizia, oggettivamente non abbiamo fatto né meglio né di più do coloro

che fanno le stesse cose per altri motivi.

Se, ad esempio, il Signore ci chiede di essere sobri e poveri, cosa facciamo

di più di coloro che la povertà devono subirla per una serie di situazioni

indipendenti dalla loro volontà?

La differenza sta appunto nelle motivazioni; non è la stessa cosa subire

o scegliere determinate situazioni.

Il Padre celeste, che è perfetto, ci chiede di compiere liberamente queste

scelte perché possiamo, attraverso di esse, giungere anche noi alla sua

stessa perfezione, facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

domenica 12 giugno 2022

Il Vangelo del Lunedì 13 Giugno 2022

 

Della 11° settimana del Tempo Ordinario.

Sant'Antonio di Padova, Sacerdote e Dottore della Chiesa.

Prima lettura.

Nabot venne lapidato e morì.

Dal primo libro dei Re (21,1b-16)

In quel tempo, Nabot di Izreèl possedeva una vigna che era a Izreèl, vicino

al palazzo di Acab, re di Samarìa.

Acab disse a Nabot: «Cedimi la tua vigna; ne farò un orto, perché è confinante

con la mia casa.

Al suo posto ti darò una vigna migliore di quella, oppure, se preferisci,

te la pagherò in denaro al prezzo che vale».

Nabot rispose ad Acab: «Mi guardi il Signore dal cederti l'eredità dei miei padri».

Acab se ne andò a casa amareggiato e sdegnato per le parole dettegli da Nabot

di Izreèl, che aveva affermato: «Non ti cederò l'eredità dei miei padri!».

Si coricò sul letto, voltò la faccia da un lato e non mangiò niente.

Entrò da lui la moglie Gezabèle e gli domandò: «Perché mai il tuo animo

è tanto amareggiato e perché non vuoi mangiare?».

Le rispose: «Perché ho detto a Nabot di Izreèl: "Cèdimi la tua vigna per

denaro, o, se preferisci, ti darò un'altra vigna" ed egli mi ha risposto: "Non

cederò la mia vigna!"».

Allora sua moglie Gezabèle gli disse: «Tu eserciti così la potestà regale su Israele?

Àlzati, mangia e il tuo cuore gioisca.

Te la farò avere io la vigna di Nabot di Izreèl!».

Ella scrisse lettere con il nome di Acab, le sigillò con il suo sigillo, quindi le

spedì agli anziani e ai notabili della città, che abitavano vicino a Nabot.

Nelle lettere scrisse: «Bandite un digiuno e fate sedere Nabot alla testa del popolo.

Di fronte a lui fate sedere due uomini perversi, i quali l'accusino: "Hai

maledetto Dio e il re!".

Quindi conducetelo fuori e lapidatelo ed egli muoia».

Gli uomini della città di Nabot, gli anziani e i notabili che abitavano nella sua

città, fecero come aveva ordinato loro Gezabèle, ossia come era scritto nelle

lettere che aveva loro spedito.

Bandirono un digiuno e fecero sedere Nabot alla testa del popolo.

Giunsero i due uomini perversi, che si sedettero di fronte a lui.

Costoro accusarono Nabot davanti al popolo affermando: «Nabot ha

maledetto Dio e il re».

Lo condussero fuori della città e lo lapidarono ed egli morì.

Quindi mandarono a dire a Gezabèle: «Nabot è stato lapidato ed è morto».

Appena Gezabèle sentì che Nabot era stato lapidato ed era morto, disse ad

Acab: «Su, prendi possesso della vigna di Nabot di Izreèl, il quale ha rifiutato

di dartela in cambio di denaro, perché Nabot non vive più, è morto».

Quando sentì che Nabot era morto, Acab si alzò per scendere nella vigna

di Nabot di Izreèl a prenderne possesso.

Parola di Dio.

Vangelo.

Io vi dico di non opporvi al malvagio.

Dal Vangelo secondo Matteo (5,38-42) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: "Occhio

per occhio" e "dente per dente".

Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla

guancia destra, tu pórgigli anche l'altra, e a chi vuole portarti in tribunale

e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello.

E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due.

Da' a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Le parole di Gesù dovevano sembrare assurde agli orecchi di coloro che lo

ascoltavano e, in fondo, anche noi siamo convinti che fare certe cose sia

impossibile; come si fa a porgere l’altra guancia di fronte a un’ingiustizia,

oppure a lasciare che qualcuno ci tolga ciò per cui magari abbiamo lavorato

una vita intera?

Non è un controsenso?

In realtà, Gesù non chiede nulla di impossibile, se solo siamo convinti delle

motivazioni di richiesta.

Egli vorrebbe che, con il nostro atteggiamento non violento, spezzassimo la

spirale di odio e di violenza che ogni uomo si porta dentro e che è la causa

principale di tutti i contrasti e di tutte le guerre.

Gesù è stato capace di fare ciò e ci ha indicato questo atteggiamento come

quello più adeguato agli occhi di Dio, l’unico possibile per chi sceglie di

essere suo discepoli, ma per riuscirci dobbiamo farci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 11 giugno 2022

Il Vangelo di Domenica 12 Giugno 2022

 

Domenica della Santissima Trinità.

Prima lettura.

Prima che la terra fosse, già la Sapienza era generata.

Dal libro dei Proverbi (8,22-31)

Così parla la Sapienza di Dio: «Il Signore mi ha creato come inizio della sua

attività, prima di ogni sua opera, all'origine.

Dall'eternità sono stata formata, fin dal principio, dagli inizi della terra.

Quando non esistevano gli abissi, io fui generata, quando ancora non vi erano

le sorgenti cariche d'acqua; prima che fossero fissate le basi dei monti, prima

delle colline, io fui generata, quando ancora non aveva fatto la terra e i campi

né le prime zolle del mondo.

Quando egli fissava i cieli, io ero là; quando tracciava un cerchio sull'abisso,

quando condensava le nubi in alto, quando fissava le sorgenti dell'abisso,

quando stabiliva al mare i suoi limiti, così che le acque non ne oltrepassassero

i confini, quando disponeva le fondamenta della terra, io ero con lui come

artefice ed ero la sua delizia ogni giorno: giocavo davanti a lui in ogni istante,

giocavo sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell'uomo».

Parola di Dio.

Seconda lettura.

Andiamo a Dio per mezzo di Cristo, nella carità diffusa in noi dallo Spirito.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (5,1-5)

Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore

nostro Gesù Cristo.

Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l'accesso a questa grazia nella

quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio.

E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione

produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza.

La speranza poi non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri

cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

Parola di Dio.

Vangelo.

Tutto quello che il Padre possiede, è mio; lo Spirito prenderà del mio e ve lo annuncerà.

Dal Vangelo secondo Giovanni (16,12-15) anno C.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Molte cose ho ancora da dirvi,

ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.

Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non

parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.

Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.

Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà

da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Non abbiamo ancora capito tutto, così ribadisce, per la quinta volta,

il Maestro Gesù invitandoci ad attendere lo Spirito.

Poi lo Spirito è arrivato e continua ad arrivare, abbondantemente; scende

su di noi, colma i nostri cuori, allarga le nostre menti.

Lo Spirito soffia, incoraggia, stravolge, motiva, rinsalda. E spiega.

Ci voleva lo Spirito per aiutarci a capire che Dio non è soluti dine, che è

comunione, che è mistero trinitario.

Ma qui, al solito, ci areniamo.

Facciamo fatica a capire chi siamo noi, cos’è la vita, come funziona il mondo;

perché mai dovremmo sforzarci di capire anche chi è Dio (se c’è?).

Nella vita dobbiamo affrontare temi ben più seri che non seguire complicati

ragionamenti teologici che usano parole usurate e incomprensibili come persona,

generato e non creato e sostanza!

Siamo onesti; il rischio è davvero di farci travolgere da un’inutile e sovrabbondante

esercizio di retorica clericale.

Eppure.

Lo scrivo e lo dico spesso; mi sono convinto che tutti portiamo nel cuore

un’immagine di Dio, anche chi crede di non credere.

Non sempre bella, sinceramente; un’idea spontanea, inconscia, culturale,

legata alla nostra educazione e nutrita da qualche distratto ascolto di

predica o di catechismo.

Dio c’è, certo, ma è incomprensibile, lunatico, inaccessibile.

Ti ama, si dice, ma poi incontro Simona che tre giorni prima di sposarsi ha

scoperto di avere un tumore in fase avanzata a trentasei anni.

È onnipotente, ma non difende il bambino venduto per prostituirsi.

C’è, opera, ovvio.

Ma non fa quasi mai il mio bene.

Meglio blandirlo Dio, non si sa mai.

Meglio trattarlo bene, sperando che non ti capiti una disgrazia.

E, a dirla tutta, forse io sarei capace di operare meglio di lui e di risolvere

qualche bel problemino mondiale, come le guerre.

L’idea di Dio che portiamo nel cuore, siamo onesti, è mediamente orribile.

Finché è arrivato Gesù e ha sconvolto le nostre piccole idee di Dio.

E ne ha parlato come nessuno ne aveva parlato e ha inviato lo Spirito perché,

infine, capissimo.

Gesù ci svela che Dio è Trinità, cioè comunione.

Ci dice che se noi vediamo “da fuori” che Dio è unico, in realtà questa unità

è frutto della comunione di un Padre/Madre che ama un Figlio e questo amore

è talmente intenso da diventare una persona; lo Spirito Santo.

Talmente uniti da essere uno, talmente orientati l’uno verso l’altro da essere

totalmente uniti.

Dio non è solitudine, immutabile e asettica perfezione, sommo egoista bastane a

se stesso, ma è comunione, festa, famiglia, amore, tensione dell’uno verso l’altro.

Solo Gesù poteva farci accedere alla stanza interiore di Dio, solo Gesù poteva

svelarci l’intima gioia, l’intimo tormento di Dio; la comunione.

Una comunione piena, un dialogo talmente armonico, un dono di sé talmente

realizzato, che noi, da fuori, vediamo un Dio unico.

Dio è Trinità, relazione, danza, festa, armonia, passione, dono e cuore.

Allora finalmente capisco l’inutile lezione di catechismo di quando, bambino,

vedevo il parroco tracciare sulla lavagna l’addizione: 1+1+1=1 e disegnava un

triangolo equilatero. Tenero.

Con l’amore medio che un bambino ha per la geometria si era infilato in un

bel pasticcio! Oggi invece ho capito.

Sbagliava operazione. In Dio 1x1x1=1.

Proprio perché il Padre ama il Figlio che ama il Padre e questo amore è lo

Spirito Santo, che noi, da fuori, vediamo un’unità assoluta.

E a me?

Se Dio è comunione, in Lui siamo battezzati e a sua immagine siamo stati creati;

questa comunione ci abita e a immagine di questa immagine siamo stati creati.

La bella parabola della Genesi ci ricorda di come Dio si sia guardato allo

specchio, sorridendo, per progettare l’uomo.

Ma, se questo è vero, le conseguenze sono enormi.

La solitudine ci è insopportabile perché inconcepibile in una logica di

comunione, perché siamo creati a immagine della danza.

Se giochiamo la nostra vita da solitari egoisti non riusciremo mai a trovare

la luce interiore perché ci allontaniamo dal progetto.

Sartre diceva: “L’enfer c’est les autres”, Gesù ci ribadisce: “Siate perfetti nell’unità”.

E se anche fare comunione è difficile, ci è indispensabile, vitale, e più puntiamo

alla comunione e più realizziamo la nostra storia, più ci mettiamo alla scuola

di comunione di Dio, più ci realizzeremo.

La Chiesa, va costruita a immagine della Trinità.

La nostra comunità prende ispirazione da Dio-Trinità, guardiamo a Lui per

intessere rapporti, per rispettare le diversità, per superare le difficoltà.

Guardando al nostro modo di essere, di relazionarci, di rispettarci, di essere

autentici, chi ci sta intorno capirà chi è Dio e per noi l’idea di un Dio che

è Trinità diventerà luce.

Questo è il Dio che Gesù è venuto a raccontare.

Volete ancora tenervi il vostro vecchio Dio?

Spero proprio di no amici; Santa Domenica Trinitaria a tutti voi, Fausto.

 

venerdì 10 giugno 2022

Il Vangelo del Sabato 11 Giugno 2022

 

Della 10° settimana del Tempo Ordinario.

San Barnaba, Apostolo.

Prima lettura.

Era uomo virtuoso e pieno di Spirito Santo e di fede.

Dagli Atti degli Apostoli (11,21b-26;13,1-3)

In quei giorni, [in Antiòchia], un grande numero credette e si convertì al Signore.

Questa notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, e mandarono

Bàrnaba ad Antiòchia.

Quando questi giunse e vide la grazia di Dio, si rallegrò ed esortava tutti a

restare, con cuore risoluto, fedeli al Signore, da uomo virtuoso qual era e

pieno di Spirito Santo e di fede.

E una folla considerevole fu aggiunta al Signore.

Bàrnaba poi partì alla volta di Tarso per cercare Saulo: lo trovò e lo condusse

ad Antiòchia.

Rimasero insieme un anno intero in quella Chiesa e istruirono molta gente.

Ad Antiòchia per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani.

C'erano nella Chiesa di Antiòchia profeti e maestri: Bàrnaba, Simeone detto Niger,

Lucio di Cirene, Manaèn, compagno d'infanzia di Erode il tetrarca, e Saulo.

Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo

disse: «Riservate per me Bàrnaba e Saulo per l'opera alla quale li ho chiamati».

Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li congedarono.

Parola di Dio.

Vangelo.

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

Dal Vangelo secondo Matteo (10,7-13) anno pari.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli: «Strada facendo, predicate, dicendo

che il regno dei cieli è vicino.

Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.

Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio,

né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.

In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi

finché non sarete partiti.

Entrando nella casa, rivolgetele il saluto.

Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne

è degna, la vostra pace ritorni a voi».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La vita del cristiano è, per sua natura, missionaria.

Ciascuno di noi dovrebbe essere per gli altri una predica vivente, molto più

efficace delle parole stesse.

Il vero missionario, infatti, non è tanto colui che sa parlare e va a evangelizzare

i popoli lontani, quanto colui che ha capito una verità fondamentale; che può

dare veramente solo chi comprende di aver ricevuto gratuitamente.

Quando si restituisce agli altri l’amore e la fiducia che noi per primi abbiamo

ricevuto, si sperimenta la gioia di testimoniare Gesù anche senza parlare.

In questa memoria dell’apostolo Barnaba, la Chiesa ci ricorda con forza la

necessità che ognuno di noi senta l’impegno di annunciare con la vita Gesù

e la pace che, nel suo amore, ci ha donato, facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.