lunedì 27 dicembre 2021

Il Vangelo del Martedì 28 Dicembre 2021

 

Della 1° settimana del Tempo di Natale.

Strage degli Innocenti, Santi, I primi martiri di Cristo.

Lettura

Il sangue di Gesù ci purifica da ogni peccato.

Dalla prima lettera di san Giovanni Apostolo (1,5-2,2)

Figlioli miei, questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e che noi vi

annunciamo: Dio è luce e in lui non c'è tenebra alcuna.

Se diciamo di essere in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre,

siamo bugiardi e non mettiamo in pratica la verità.

Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli

uni con gli altri, e il sangue di Gesù, il Figlio suo, ci purifica da ogni peccato.

Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi.

Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto tanto da perdonarci

i peccati e purificarci da ogni iniquità.

Se diciamo di non avere peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola

non è in noi.

Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha

peccato, abbiamo un Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto.

È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri,

ma anche per quelli di tutto il mondo.

Parola di Dio.

Vangelo

Erode mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme.

Dal Vangelo secondo Matteo (2,13-18) anno pari.

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno

a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi

in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il

bambino per ucciderlo».

Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto,

dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato

detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall'Egitto ho chiamato mio figlio».

Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e

mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo

territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva

appreso con esattezza dai Magi.

Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa: «Un

grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange

i suoi figli e non vuole essere consolata,

perché non sono più».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Questa volta si esagera!

Vada per il primo martire che ci richiama alla scelta pro o contro Dio, vada per

san Giovanni che ci invita a leggere il Natale con sguardo pasquale, ma cosa

c'entrano i poveri bambini di Betlemme uccisi dal feroce Erode?

Questo veramente rovina il bel clima natalizio!

Non vogliamo brutte notizie!

Almeno non in questa settimana!

E invece; quei bambini sono celebrati dalla Chiesa come martiri, come vittime

della follia omicida di un re sanguinario che teme la concorrenza di Dio, che

si spaventa (inutilmente) come se Dio volesse rubargli il trono.

E il potere, la bramosia, spingono a commettere follie, annebbiano la testa.

Muoiono, i bambini di Betlemme, per difendere un bambino come loro.

Come non pensare ai tanti bambini che non vedono la luce?

Oppure a quelli uccisi sotto le bombe in Siria?

O a quelli che imbracciano un fucile o passano la giornata a lavorare per

pochi centesimi?

O ancora a quelli che finiscono nei depravati traffici della pedofilia internazionale?

Se Natale è la festa dell’infanzia, la giornata di oggi urla il suo disappunto

perché questa infanzia è continuamente violata.

Rimbocchiamoci le maniche, allora, perché l’infanzia sia sempre tutelata

e protetta in ogni suo aspetto, per questo preghiamo il Bambino Gesù.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 26 dicembre 2021

Il Vangelo del Lunedì 27 Dicembre 2021

 

Ottava di Natale.

San Giovanni, Apostolo ed Evangelista.

Prima Lettura

Quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi.

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (1,1-4)

Figlioli miei, quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello

che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le

nostre mani toccarono del Verbo della vita (la vita infatti si manifestò, noi

l'abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna,

che era presso il Padre e che si manifestò a noi), quello che abbiamo veduto

e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione

con noi.

E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo.

Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia piena.

Parola di Dio.

Vangelo

L'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,2-8) anno pari.

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala corse e andò da Simon Pietro

e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato

via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!».

Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro.

Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro

e giunse per primo al sepolcro.

Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro

e osservò i teli posati là, e il sudario (che era stato sul suo capo) non posato

là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro,

e vide e credette.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Festa sgradevole, quella in cui ci siamo ricordati che quel Bambino che

festeggiamo è segno di contraddizione, e ci obbliga a schierarci.

Sia; celebrare il primo martire il giorno dopo la nascita del Messia ci richiama

alla serietà del discorso, lo toglie dalle nebbioline devozionali per riportarlo

nel terreno della fede autentica.

E oggi, non paga, non soddisfatta, la liturgia ci chiede di celebrare san Giovanni,

il quarto Evangelista.

Che c'entra?

Ho una mia teoria; Giovanni è stato l’Evangelista che, più di ogni altro, è volato

alto nel cielo della fede, è un’aquila che ha fissato il sole.

Il suo Vangelo è il più denso, riservato a chi, nella fede, ha già fatto un bel

percorso, un “master” per discepoli; per chi, conosciuto il Signore Gesù,

desidera penetrarne il mistero.

È come se la Chiesa ci invitasse a superare l’apparenza, ad andare oltre,

a volare alto.

Quel Bambino fa tenerezza, certo, come tutti i bambini del mondo, ma inquieta

perché ci obbliga a riflettere; chi è, veramente, quel Bambino?

La pagina della resurrezione ci aiuta a capire il mistero; se celebriamo la nascita

di quel Bambino è perché lo professiamo Signore morto e risorto.

La resurrezione motiva e spiega il Natale, anche attraverso la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 25 dicembre 2021

Il Vangelo di Domenica 26 Dicembre 2021

 

Ottava di Natale.

Santo Stefano, primo martire Diacono.

Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe.

Prima Lettura

Samuele per tutti i giorni della sua vita è richiesto per il Signore.

Dal primo libro di Samuèle (1,20-22.24-28)

Al finir dell'anno Anna concepì e partorì un figlio e lo chiamò

Samuèle, «perché-diceva-al Signore l'ho richiesto».

Quando poi Elkanà andò con tutta la famiglia a offrire il sacrificio di ogni

anno al Signore e a soddisfare il suo voto, Anna non andò, perché disse al

marito: «Non verrò, finché il bambino non sia svezzato e io possa condurlo

a vedere il volto del Signore; poi resterà là per sempre».

Dopo averlo svezzato, lo portò con sé, con un giovenco di tre anni, un'efa di

farina e un otre di vino, e lo introdusse nel tempio del Signore a Silo: era

ancora un fanciullo.

Immolato il giovenco, presentarono il fanciullo a Eli e lei disse: «Perdona,

mio signore.

Per la tua vita, mio signore, io sono quella donna che era stata qui presso di

te a pregare il Signore.

Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che

gli ho richiesto.

Anch'io lascio che il Signore lo richieda: per tutti i giorni della sua vita egli

è richiesto per il Signore».

E si prostrarono là davanti al Signore.

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Siamo chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (3,1-2.21-24)

Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati

figli di Dio, e lo siamo realmente!

Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui.

Carissimi, noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato

ancora rivelato.

Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui,

perché lo vedremo così come egli è.

Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio,

e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi

comandamenti e facciamo quello che gli è gradito.

Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo

Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato.

Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui.

In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.

Parola di Dio.

Vangelo

Gesù è ritrovato dai genitori nel tempio in mezzo ai maestri.

Dal Vangelo secondo Luca (2,41-52) anno C.

I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua.

Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa.

Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù

rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero.

Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi

si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato,

tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.

Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri,

mentre li ascoltava e li interrogava.

E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza

e le sue risposte.

Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai

fatto questo?

Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo».

Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate?

Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?».

Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.

Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso.

Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore.

E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Festa della famiglia, recita la liturgia.

Festa della mia famiglia, aggiungo io.

Della famiglia concreta, oggettiva, reale da cui provengo o che ho formato

o che desidero formare.

E, di questi tempi, stride e fa riflettere questa festa, una quasi provocazione che

vola alto sopra le nostre beghe politiche e sociali, che infonde vigore ed energia

alla nostra quotidianità, che ridà spessore al nostro Natale.

Che ci piaccia o no la famiglia è e resta il cuore del nostro percorso di vita, (alla

faccia di quei politici che la vogliono distruggere), della nostra educazione,

spesso è all’origine di molta sofferenza, di qualche delusione e, grazie al cielo,

di immensa gioia.

Fa sorridere che Dio abbia voluto sperimentare l’esperienza famigliare.

Fa riflettere che, per farlo, abbia scelto una famiglia così anomala e complicata.

Stupisce che la Chiesa si ostini a proporre questa famiglia come modello, dove

la coppia vive nell’astinenza, il figlio è la presenza del Verbo di Dio, e i coniugi

si ritrovano a scappare a causa della improvvida notorietà del neonato.

Ma non è nella diversità che vogliamo seguire Maria e Giuseppe, ma nella

loro concretezza di coppia che vede la propria vita ribaltata dall’azione di Dio

e dal delirio degli uomini, nella loro capacità di mettersi da parte, sul serio,

senza ricatti, senza patemi, per inserirsi in un progetto più grande, quello che

Dio ha sul mondo.

Maria stringe forte a sé il piccolo neonato che sente il calore e l’odore della sua pelle.

Giuseppe, ora, è sereno.

L’avventura di far nascere il proprio figlio primogenito lontano da casa l’ha

duramente provato, ma ora, dopo quella tumultuosa notte piena di emozioni

e di segni, il giovane Giuseppe si sente pieno di fiducia per il futuro.

Gesù è stato affidato al Dio di Israele, come prescritto, e nel grandioso Tempio

di Gerusalemme un vecchio ha preso in braccio il bambino profetizzando.

Dopo la lunga e dolorosa permanenza in Egitto, Maria e Giuseppe tornano

a Nazareth, dove Gesù cresce.

Ed è un Gesù adolescente che scappa dai genitori, per discutere con i dottori

della Legge della Torah, al centro della riflessione del Vangelo di oggi.

Che tenerezza trovare due genitori in difficoltà col figlio in piena crisi adolescenziale!

Potrei continuare così per tre pagine, nel maldestro tentativo di ridare

concretezza alla famiglia di Nazareth.

Siamo tutti talmente presi dalle emozioni del Natale (che spero sia stato un

buon Natale per ciascuno di voi!) da dimenticare il peso della concretezza che,

come ogni famiglia, Maria e Giuseppe hanno dovuto affrontare.

Oggi celebriamo la Santa Famiglia, così diversa dalle nostre famiglie (una

madre Vergine, un padre adottivo, un figlio che è Dio!) eppure così identica

alle nostre nelle dinamiche affettive.

Se, dicevamo, Natale ci obbliga a chiederci se davvero vogliamo un Dio così

inerme, la meditazione di questa famiglia e dei trent’anni vissuti a Nazareth,

se possibile, ci forniscono spunti ancora più incisivi.

Dio cresce, quindi.

Cresce nella quotidianità di una famiglia di povera gente, piena di fede

e donata al Mistero.

Una famiglia che ha qualcosa da dire alla mia famiglia.

La prima riflessione deriva proprio dal tran-tran quotidiano che

Maria e Giuseppe vivono.

Siamo abituati a considerare il tempo diviso in feriale e festivo.

Altro è lo scorrere ripetitivo e noioso dei giorni, altro è l’evento cui ci prepariamo

con gioia intensa; altra la fatica del lavoro altra l’ebbrezza delle ferie estive.

Così nella fede; la Domenica, se riusciamo, ritagliamo cinquanta minuti di

Messa e poi, in settimana, siamo travolti dagli impegni.

Nazareth ci insegna che Dio viene ad abitare in casa, che nella quotidianità

e nella ripetitività dei gesti possiamo realizzare il Regno, fare un’esperienza

mistica, crescere nella conoscenza di Dio.

Possiamo (sul serio!) elaborare una teologia del pannolino, un trattato mistico

dei compiti dei figli, una spiritualità del mutuo da pagare.

La straordinaria novità del cristianesimo è-appunto!-la sua assoluta ordinarietà.

Coppie che avete un figlio primogenito; la vostra fatica e le notti insonni,

il rapporto faticoso tra voi a causa della stanchezza e le preoccupazioni,

sono le stesse di Maria e Giuseppe.

Amici che vivete problemi al lavoro; anche Giuseppe ha passato notti agitate

prima di chiedere un mutuo, per poter allargare la bottega da falegname.

Donne che avete consacrato la vostra vita ai figli; anche Maria ha avuto un

velo di tristezza negli occhi quando ha visto il suo primo capello bianco.

Dio ha deciso di abitare la banalità, di colmare lo scorrere dei giorni.

La seconda riflessione deriva dalla risposta, apparentemente dura e scortese,

che Gesù rivolge ai propri genitori (da buon adolescente!) riguardo al suo

restare a Gerusalemme dopo la Festa di Pasqua; Egli si deve occupare delle

cose del Padre.

Gesù richiama i propri genitori (!) al primato di Dio nella vita di una famiglia.

Siamo insieme per aiutarci a trovare la felicità, il senso della vita, siamo

insieme per camminare incontro alla pienezza.

Dio non è una superflua appendice alle nostre scelte, magari da tirare fuori

quando ci sono le feste o qualche problema.

Se diventiamo cercatori di Dio realizziamo pienamente lo scopo del

nostro stare insieme.

Maria e Giuseppe vedono il Mistero di Dio che gattona e bordeggia, che passa

le notti piangiucchiando per la nascita di un dentino.

Mi sono chiesto cento volte quanta fede hanno dovuto avere questi genitori

per dirsi che quel bambino, identico a tutti i bambini, era davvero il Figlio di Dio.

Giuseppe spesso guardava, alla fine della giornata, la sua verginale sposa,

imbarazzato per l’immensità della sua fede, sentendosi un poco inadatto

a tanta meravigliosa tenacia.

Maria, quando portava il caffè a metà mattinata a Giuseppe con i capelli

ricci pieni di trucioli, benediceva in cuor suo il Signore per avergli dato un

compagno così semplice e vero.

La Santa Famiglia ci invita a guardare gli altri membri della famiglia con

uno sguardo di fede e di luce, scovando il Mistero nascosto nelle persone

che pensiamo statiche e immutabili.

Affidiamo a Dio le nostre famiglie concrete, quelle che abbiamo o che

avremmo voluto avere, con tutta la fatica e la gioia, le contraddizioni

e le povertà, le emozioni e il bene che ci sappiamo dare.

Dio ci abita.

Dio abita la nostra famiglia, ogni famiglia.

Santa Domenica della famiglia amici, Fausto.

 

venerdì 24 dicembre 2021

Il Vangelo di Natale Sabato 25 Dicembre 2021

 

Santo Natale di Gesù.

Santa Messa del giorno.

Prima Lettura

Tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio.

Dal libro del profeta Isaìa (52,7-10)

Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace,

del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza, che dice

a Sion: «Regna il tuo Dio».

Una voce! Le tue sentinelle alzano la voce, insieme esultano, poiché

vedono con gli occhi il ritorno del Signore a Sion.

Prorompete insieme in canti di gioia, rovine di Gerusalemme, perché

il Signore ha consolato il suo popolo, ha riscattato Gerusalemme.

Il Signore ha snudato il suo santo braccio davanti a tutte le nazioni;

tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio.

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Dio ha parlato a noi per mezzo del Figlio.

Dalla lettera agli Ebrei (1,1-6)

Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri

per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo

del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto

anche il mondo.

Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto

sostiene con la sua parola potente.

Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, sedette alla destra della

maestà nell'alto dei cieli, divenuto tanto superiore agli angeli quanto più

eccellente del loro è il nome che ha ereditato.

Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai detto: «Tu sei mio figlio, oggi ti

ho generato?», e ancora: «Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio»?

Quando invece introduce il primogenito nel mondo, dice: «Lo adorino

tutti gli angeli di Dio».

Parola di Dio.

Vangelo.

Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,1-18) anno pari.

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.

Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza

di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre

e le tenebre non l'hanno vinta.

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.

Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti

credessero per mezzo di lui.

Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.

Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.

Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo

non lo ha riconosciuto.

Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.

A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio:

a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere

di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo

contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene

dal Padre, pieno di grazia e di verità.

Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi:

Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me».

Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia.

Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero

per mezzo di Gesù Cristo.

Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel

seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

È Natale, amici! Auguri!

Ecco il tuo Dio, Israele, ecco Colui che aspettavi.

Ecco il tuo Dio, assetato di Dio, inquieto pellegrino della vita che nulla

riesce a soddisfare.

Ecco il tuo Dio, popolo di nuovi poveri messi ai margini dall’economia, dalla

logica di mercato, dagli interessi delle grandi potenze e dalla pandemia.

Ecco il tuo Dio, popolo cristiano, che ancora e ancora sei chiamato a scuotere

i tuoi sandali dalla polvere dell’abitudine, che sei a servizio del Vangelo e non

di te stesso, che sei chiamato a essere trasparenza dell’Altissimo, sentinella

del mattino, portatore di speranza.

Ecco il tuo Dio, mondo lontano dal mondo dello spirito, che consideri Dio un errore

o un’illusione, che snoccioli le litanie dell’incongruenza dei cristiani e della Chiesa.

Eccolo qui, ancora, amici.

Dio è nato, Dio nasce, è generato continuamente nel cuore dei credenti,

è scoperta, novità, stupore, gioia inattesa.

Ecco il nostro Dio, amici.

Spero che l’abbuffata di Natale con il caos degli ultimi giorni non vi abbia

stroncato e vi abbia lasciato qualche minuto per far silenzio, come ci

raccomandava il nostro Papa Giovanni Paolo.

Spero che l’immenso dolore che portiamo nel cuore e che ci ha stordito,

abbia lasciato un piccolo angolo per Dio, lì, in fondo alla stalla che,

ormai, è il nostro cuore.

Spero che la Messa di Natale e la ressa dei presepi viventi e della penitenza

natalizia ci abbia incuriosito, amici che venite a Messa trascinati solo la

notte santa, perché la tradizione è tradizione.

Spero, fratelli, che abbiate ancora voglia di farlo nascere, questo Cristo, nel

vostro cuore, anche se impelagati in mille contraddizioni e contraddizioni

distorte della fede.

Spero che la speranza sia ancora presente nei nostri cuori.

Se così non fosse, amici, vi do un’ulteriore buona notizia; abbiamo

i tempi supplementari.

Come a Pasqua, così a Natale abbiamo la fortuna di avere conservato, della

splendida cultura ebraica, il ritmo settimanale della festa; non esiste una festa

che non duri almeno sette giorni.

Una provocazione, una mossa tutta da ridere in questi tempi del fast-tutto in

cui cambiamo il cellulare ogni tre mesi e mangiamo in dieci minuti.

Una settimana di tempi supplementari, in cui ancora dire: “Buon Natale”, in

cui prendersi (finalmente!) i famosi dieci minuti per fare un salto a Betlemme

e lì fermarsi a meditare, come la giovane adolescente di Nazareth, Maria la bella,

che conserva nel cuore e mette insieme tutti i pezzi che hanno scombinato la

sua vita e quella del povero Giuseppe.

Una settimana per accorgersi, anche i più masticati dalla festività, coloro che

hanno il cuore devastato dalla tristezza, della follia di Dio.

Ecco Dio, amici, è un neonato con i pugni chiusi e la pelle arrossata, gli occhi

che mal sopportano la luce e la piccola bocca che cerca l’acerbo seno della madre.

Ecco Dio, amici, è un bambino impotente, fragile, che va lavato e scaldato,

cambiato e baciato, e viene tenuto a contatto della pelle ruvida del padre,

Giuseppe, che lascia l’emozione inumidirgli gli occhi per poi tornare alla

concretezza di una situazione incasinata.

Ecco Dio, amici, non dona, chiede, non ha deliri di onnipotenza, ha svestito

i panni della regalità, li ha deposti ai piedi della nostra inquieta umanità; non

gli angeli, ma una ragazza inesperta e generosa si occupa di Lui.

Ecco Dio, amici, sconosciuto parto in mezzo alle decine di migliaia di parti

di bambini del terzo mondo destinati alla dissenteria e alla morte, un neonato

figlio di poveri, che non finisce sulle pagine dei rotocalchi, figlio di velina

o calciatore famoso.

Ecco Dio, amici, Dio è così, smettiamola di farci giri di testa.

Dio è così, prendere o lasciare, accogliere o rifiutare o, peggio, mistificare.

Come, troppo spesso, siamo capaci di fare, addolcendo l’amarezza del Natale,

per ridurre la Notizia a cronaca, sovrapporre l’antipatico volto del dio delle

nostre piccolezze al luminoso e splendido volto della gloria di Dio, travolgere

tutto nell’onda di emozioni (sempre più consumate) scordando la fede.

Vita, tanta vita, tanta umanità, talmente preziosa agli occhi di Dio che Dio ha

voluto diventare uomo.

Vi voglio bene, amici, di quel bene che Dio mi vuole.

Buon Natale a voi, che vi ostinate tutti i giorni a leggere quelle quattro strampalate

righe che scrivo ogni giorno sulla Parola del Signore; che questo Natale sia per

tutti voi un momento di serenità e pace, in voi, ma soprattutto nelle vostre

famiglie, ed in particolar modo in chi soffre, che questo Dio di Gesù vi

colmi di tenerezza, Fausto.