lunedì 15 novembre 2021

Il Vangelo del Martedì 16 Novembre 2021

 

Della 33° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Margherita di Scozia, regina; Santa Gertrude la Grande, Vergine.

Prima Lettura

Lascerò ai giovani un nobile esempio, perché sappiano affrontare la morte

per le sante e venerande leggi.

Dal secondo libro dei Maccabèi (6,18-31)

In quei giorni, un tale Eleàzaro, uno degli scribi più stimati, uomo già avanti

negli anni e molto dignitoso nell'aspetto della persona, veniva costretto ad

aprire la bocca e a ingoiare carne suina.

Ma egli, preferendo una morte gloriosa a una vita ignominiosa, s'incamminò

volontariamente al supplizio, sputando il boccone e comportandosi come

conviene a coloro che sono pronti ad allontanarsi da quanto non è lecito

gustare per attaccamento alla vita.

Quelli che erano incaricati dell'illecito banchetto sacrificale, in nome della

familiarità di antica data che avevano con quest'uomo, lo tirarono in disparte

e lo pregarono di prendere la carne di cui era lecito cibarsi, preparata da lui

stesso, e fingere di mangiare le carni sacrificate imposte dal re, perché, agendo

a questo modo, sarebbe sfuggito alla morte e avrebbe trovato umanità in nome

dell'antica amicizia che aveva con loro.

Ma egli, facendo un nobile ragionamento, degno della sua età e del prestigio

della vecchiaia, della raggiunta veneranda canizie e della condotta irreprensibile

tenuta fin da fanciullo, ma specialmente delle sante leggi stabilite da Dio, rispose

subito dicendo che lo mandassero pure alla morte.

«Poiché-egli diceva-non è affatto degno della nostra età fingere, con il pericolo

che molti giovani, pensando che a novant'anni Eleàzaro sia passato alle usanze

straniere, a loro volta, per colpa della mia finzione, per una piccola e brevissima

esistenza, si perdano per causa mia e io procuri così disonore e macchia alla

mia vecchiaia.

Infatti, anche se ora mi sottraessi al castigo degli uomini, non potrei sfuggire,

né da vivo né da morto, alle mani dell'Onnipotente.

Perciò, abbandonando ora da forte questa vita, mi mostrerò degno della mia età

e lascerò ai giovani un nobile esempio, perché sappiano affrontare la morte

prontamente e nobilmente per le sante e venerande leggi».

Dette queste parole, si avviò prontamente al supplizio.

Quelli che ve lo trascinavano, cambiarono la benevolenza di poco prima in

avversione, ritenendo che le parole da lui pronunciate fossero una pazzia.

Mentre stava per morire sotto i colpi, disse tra i gemiti: «Il Signore, che possiede

una santa scienza, sa bene che, potendo sfuggire alla morte, soffro nel corpo atroci

dolori sotto i flagelli, ma nell'anima sopporto volentieri tutto questo per il timore di lui».

In tal modo egli morì, lasciando la sua morte come esempio di nobiltà e ricordo

di virtù non solo ai giovani, ma anche alla grande maggioranza della nazione.

Parola di Dio.

Vangelo

Il Figlio dell’uomo era venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto.

Dal Vangelo secondo Luca (19,1-10) anno dispari.

In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando,

quand'ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava

di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era

piccolo di statura.

Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva

passare di là.

Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi

subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua».

Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia.

Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».

Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che

possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».

Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch'egli

è figlio di Abramo.

Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Luca esagera, come sempre.

Pone al cuore del suo Vangelo la conversione impossibile, il discepolato folle,

la chiamata dell’impresentabile.

Gesù salva colui che nessuno voleva salvare, che nessuno poteva salvare,

che nessuno avrebbe saputo come salvare.

Eccetto Dio.

Accade, certo che accade.

Accade che Zaccheo, capo dei peccatori, curioso, salga su un albero per vedere

senza essere visto.

E Gesù lo stana come si stana un predatore nascosto.

Non si aspettava nessuna salvezza, Zaccheo, abituato agli sguardi gonfi di odio

dei suoi concittadini, impassibile davanti agli sputi che i farisei gli rivolgevano.

Impassibile e indurito finché non ha incontrato l’unico sguardo che non lo

giudicava, dimostrandogli amore.

Scende Zaccheo, scende in fretta perché il profeta vuole andare a casa sua.

Senza condizioni. Senza giudizi. Senza moralismi.

Scende perché si sente amato, accoglie perché si sente accolto.

E si scava la fossa con le sue mani; andrà in rovina restituendo tutto ciò

che ha rubato.

Ma che gli importa, ora?

Così è quel folle di Dio; perdona prima che ci convertiamo.

Anzi; il suo perdono suscita la nostra conversione, la suscita, la fa fiorire.

Per questo, dobbiamo continuamente ringraziarlo con la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 14 novembre 2021

Il Vangelo del Lunedì 15 Novembre 2021

 

Della 33° Domenica del Tempo Ordinario.

Sant' Alberto Magno, Vescovo e dottore della Chiesa.

Prima Lettura

Grandissima fu l’ira sopra Israele.

Dal primo libro dei Maccabèi (1,11-16.43-45.57-60.65)

In quei giorni, uscì una radice perversa, Antioco Epìfane, figlio del re Antioco,

che era stato ostaggio a Roma, e cominciò a regnare nell'anno centotrentasette

del regno dei Greci.

In quei giorni uscirono da Israele uomini scellerati, che persuasero molti

dicendo: «Andiamo e facciamo alleanza con le nazioni che ci stanno attorno,

perché, da quando ci siamo separati da loro, ci sono capitati molti mali».

Parve buono ai loro occhi questo ragionamento.

Quindi alcuni del popolo presero l'iniziativa e andarono dal re, che diede

loro facoltà d'introdurre le istituzioni delle nazioni.

Costruirono un ginnasio a Gerusalemme secondo le usanze delle nazioni,

cancellarono i segni della circoncisione e si allontanarono dalla santa alleanza.

Si unirono alle nazioni e si vendettero per fare il male.

Poi il re prescrisse in tutto il suo regno che tutti formassero un solo popolo

e ciascuno abbandonasse le proprie usanze.

Tutti i popoli si adeguarono agli ordini del re.

Anche molti Israeliti accettarono il suo culto, sacrificarono agli idoli e

profanarono il sabato.

Nell'anno centoquarantacinque, il quindici di Chisleu, il re innalzò sull'altare

un abominio di devastazione.

Anche nelle vicine città di Giuda eressero altari e bruciarono incenso sulle porte

delle case e nelle piazze.

Stracciavano i libri della legge che riuscivano a trovare e li gettavano nel fuoco.

Se presso qualcuno veniva trovato il libro dell'alleanza e se qualcuno obbediva

alla legge, la sentenza del re lo condannava a morte.

Tuttavia molti in Israele si fecero forza e animo a vicenda per non mangiare cibi

impuri e preferirono morire pur di non contaminarsi con quei cibi e non

disonorare la santa alleanza, e per questo appunto morirono.

Grandissima fu l'ira sopra Israele.

Parola di Dio.

Vangelo

Che cosa vuoi che io faccia per te? Signore, che io veda di nuovo!

Dal Vangelo secondo Luca (18,35-43) anno dispari.

Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la

strada a mendicare.

Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse.

Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!».

Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!».

Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli

gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».

Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui.

Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?».

Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!».

Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato».

Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio.

E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Come il cieco di Gerico, anche noi seguiamo Gesù glorificando Dio.

Lo facciamo perché abbiamo recuperato la vista interiore, perché il Maestro ha

spalancato il nostro sguardo, perché ora siamo liberi e vediamo oltre le nostre

piccole convinzioni.

La fede è una luce che si accende nella stanza buia della nostra vita, una finestra

che spalanca le imposte e vediamo tutto in maniera diversa.

Seduti a mendicare, aspettando che qualcuno si occupasse di noi, abbiamo

sentito l’annuncio; passa Gesù il Nazareno!

Sì; passa il Nazareno, e la Chiesa è la comunità di coloro che ne annunciano

il passaggio, che dicono a tutti i mendicanti la buona notizia della sua presenza.

Grida, il cieco, come noi abbiamo gridato la nostra disperazione, il nostro dolore.

Grida e chiede pietà anche se non vede, anche se ancora non crede.

E molti gli dicono di tacere, come molti a noi hanno detto di non farci illusioni,

di lasciar perdere, che la fede è inganno e illusione, che la Chiesa è marciume

e ipocrisia.

Ma abbiamo gridato più forte, come più forte grida il cieco.

E si ferma Gesù, si è fermato nella nostra vita e ci ha ridato la luce degli occhi

dell’anima, per questo lo ringraziamo continuamente con la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

sabato 13 novembre 2021

Il Vangelo di Domenica 14 Novembre 2021

 

Della 33° Domenica del Tempo Ordinario.

San Lorenzo O'Toole, Arcivescovo di Dublino.

Prima Lettura

In quel tempo sarà salvato il tuo popolo.

Dal libro del profeta Daniele (12,1-3)

In quel tempo, sorgerà Michele, il gran principe, che vigila sui figli del tuo popolo.

Sarà un tempo di angoscia, come non c'era stata mai dal sorgere delle nazioni

fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà

scritto nel libro.

Molti di quelli che dormono nella regione della polvere si risveglieranno: gli uni

alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l'infamia eterna.

I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno

indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre.

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Cristo con un'unica offerta ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati.

Dalla lettera agli Ebrei (10,11-14.18)

Ogni sacerdote si presenta giorno per giorno a celebrare il culto e a offrire molte

volte gli stessi sacrifici, che non possono mai eliminare i peccati.

Cristo, invece, avendo offerto un solo sacrificio per i peccati, si è assiso per sempre

alla destra di Dio, aspettando ormai che i suoi nemici vengano posti a sgabello dei

suoi piedi.

Infatti, con un'unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati.

Ora, dove c'è il perdono di queste cose, non c'è più offerta per il peccato.

Parola di Dio.

Vangelo

Il Figlio dell'uomo radunerà i suoi eletti dai quattro venti.

Dal Vangelo secondo Marco (13,24-32) anno B

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In quei giorni, dopo quella

tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle

cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.

Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria.

Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremità

della terra fino all'estremità del cielo.

Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa

tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina.

Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino,

è alle porte.

In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga.

Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

Quanto però a quel giorno o a quell'ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né

il Figlio, eccetto il Padre».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Stiamo per concludere l’anno liturgico, fra poco saluteremo Marco e il suo

Vangelo per iniziare, insieme a Luca, un nuovo percorso in preparazione al Natale.

Prima, però, Marco vuole ancora invitarci ad una riflessione scomoda e impegnativa.

In questi tempi in cui siamo tutti impegnati a sopravvivere, la Chiesa osa chiederci di

andare oltre, di non fermarci ad una visione piccina e autoreferenziale della nostra vita.

Oggi la Parola ci orienta in una direzione ostica e impegnativa, ci invita a guardare

avanti, altrove e con un altro sguardo.

La comunità di Marco è in difficoltà; l’Impero romano attraversa una crisi

profonda, sembra essere in dissoluzione.

La situazione è molto simile a quella che stiamo vivendo, tutti contro tutti,

del tipo di fine impero, di passaggio.

Alcuni esegeti sostengono addirittura che Marco abbia riaperto la sua opera

conclusa per inserirvi un capitolo nuovo, il tredicesimo, nato proprio per

rassicurare i discepoli.

Il linguaggio è quello in uso all’epoca di Gesù, fatto di immagini enigmatiche

ed esagerate, non da prendere alla lettera ma da interpretare correttamente.

Ed è un messaggio di speranza che non spaventa ma rassicura; cadono le stelle,

cioè gli astri venerati dalle religioni pagane.

La piccola fede cristiana è protetta dal suo Signore, non ha nulla da temere.

Cosa succederà domani?

Come andrà a finire la Storia? Che ne sarà di noi?

Predicazioni medioevali e film di serie “B” ci rappresentano la fine del mondo

come un delirio di fiamme e di distruzione, come il sommo giudizio finale

fatto di caligine e di paura.

Non è così; noi crediamo che Cristo, risorto e asceso al Padre, tornerà nella

pienezza dei tempi, tornerà per completare il suo Regno, le anime dei nostri

defunti riprenderanno i propri corpi trasfigurati e risorti e sarà la pienezza.

Nel frattempo-e questa è una nota dolente-quel buontempone di Dio ha affidato

a noi, fragile Chiesa, il compito di far crescere il Regno.

San Paolo si chiedeva; perché Cristo tardasse tanto, avendo le comunità una

fortissima tensione per il ritorno del Signore.

La sua risposta è struggente; se Cristo è il capo, la testa, e noi siamo membra di

un corpo, Egli tornerà solo quando tutto il corpo sarà sviluppato e pronto.

Questo è il tempo della Chiesa.

Non il tempo di restare seduti ed aspettare (come sta succedendo), ma di

annunciare il Vangelo, finché il Signore torni.

Una corrente del pensiero ebraico contemporaneo invita tutti, anche i non ebrei,

a comportarsi secondo rettitudine, per accelerare la venuta del Messia,

per noi il ritorno.

Non è una ragione sufficiente per cambiare il mondo a partire da noi stessi?

Gesù ci ammonisce; la costruzione del Regno non è necessariamente semplice,

non è un passaggio di gloria in gloria, essere travolti dal Vangelo ed iniziare il

cammino di discepolato significa porsi in un atteggiamento di cambiamento

perpetuo, di fatica nell’affrontare le contraddizioni del sé e del mondo.

Il Regno subisce violenza, non si manifesta con adunate oceaniche e opere mirabolanti.

Nel segno della contraddizione, della fatica si esplica il Regno, fra il già e il non

ancora, allontanandoci dalla logica manageriale del successo misurabile che-ahimè-a

volte si insinua anche nella logica ecclesiale.

Gli angeli radunano i discepoli dai quattro angoli della terra, coloro che

affrontano con serenità la costruzione del Regno vengono radunati e sostenuti.

Solo la Parola e la certezza di avere sperimentato Dio o di averne intuita la presenza

ci fanno andare avanti tra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio.

È per me segno di immensa consolazione, nel mio pellegrinaggio virtuale di

speranza, accorgermi di quanto bene il Signore stia facendo nel mio cuore,

amici, che tutti i giorni venite a leggere il Vangelo sul mio profilo, e di come

la Parola sia ormai la luce per molte coppie, per molti cercatori di Dio e

consolazione per gli sconfitti.

È un modo altro di essere Chiesa, dispersi nelle nostre città, spesso senza

scogli cui aggrapparci.

La Parola del Signore che non passa, ci dice che il Signore è alla porta

e chiede di entrare.

L’uomo sembra concentrato a distruggere il proprio futuro, ignorando i richiami

della natura, facendo prevalere la logica del profitto ad ogni costo, accentuando

le distinzioni, facendole diventare divisioni e odio razziale o religioso.

La fine del mondo la costruiamo giorno per giorno e, spesso, la viviamo come

evento ineluttabile, e con un fatalismo crescente non facciamo altro che rifugiarci

in un privato miope e dal respiro corto.

Siamo chiamati, invece, a rimboccarci le maniche, a rendere presente questo Regno

che è già e non ancora, diventare profeti di conversione, non profeti di sventura.

Il mondo non precipita nel nulla, ma nelle braccia di Dio, e la Parola, che dimora,

che resta, è l’appiglio che la Chiesa ha per leggere la storia e per vedere il Regno

che avanza.

Non è facile vederlo, ovvio.

Ma vedo l’opera straordinaria che il Signore compie in voi, in me, in noi.

Arresi alla Parola, malgrado la fatica, il dolore, la logica del mondo che ancora

alberga nei nostri cuori nei nostri giudizi, vedo lo Spirito che avanza e dice alla

sua sposa, la Chiesa; vieni.

Lo vedete anche voi?

Spero di sì, amici, Santa Domenica Fausto.

venerdì 12 novembre 2021

Il Vangelo del Sabato 13 Novembre 2021

 

Della 32° settimana del Tempo Ordinario.

Sant'Omobono Tucenghi, Laico.

Prima Lettura

Il Mar Rosso divenne una strada senza ostacoli e saltellarono come agnelli esultanti.

Dal libro della Sapienza (18,14-16;19,6-9)

Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose, e la notte era a metà del

suo rapido corso, la tua parola onnipotente dal cielo, dal tuo trono regale, guerriero

implacabile, si lanciò in mezzo a quella terra di sterminio, portando, come spada

affilata, il tuo decreto irrevocabile e, fermatasi, riempì tutto di morte; toccava il

cielo e aveva i piedi sulla terra.

Tutto il creato fu modellato di nuovo nella propria natura come prima, obbedendo

ai tuoi comandi, perché i tuoi figli fossero preservati sani e salvi.

Si vide la nube coprire d'ombra l'accampamento, terra asciutta emergere dove

prima c'era acqua: il Mar Rosso divenne una strada senza ostacoli e flutti

violenti una pianura piena d'erba; coloro che la tua mano proteggeva passarono

con tutto il popolo, contemplando meravigliosi prodigi.

Furono condotti al pascolo come cavalli e saltellarono come agnelli esultanti,

celebrando te, Signore, che li avevi liberati.

Parola di Dio.

Vangelo

Dio farà giustizia ai suoi eletti che gridano verso di lui.

Dal Vangelo secondo Luca (18,1-8) anno dispari.

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di

pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non

temeva Dio né aveva riguardo per alcuno.

In quella città c'era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: "Fammi

giustizia contro il mio avversario".

Per un po' di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: "Anche se non temo Dio

e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò

giustizia perché non venga continuamente a importunarmi"».

E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto.

E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui?

Li farà forse aspettare a lungo?

Io vi dico che farà loro giustizia prontamente.

Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Il Signore troverà ancora la fede quando tornerà sulla terra?

Non dice; troverà le parrocchie, i dicasteri e la curia romana, la cultura cattolica,

le chiese, i campanili!

Troverà la fede?

Il dramma del nostro tempo, l’opera urgente di conversione che siamo chiamati

a compiere è il recupero della fede ormai diventata stanca abitudine, innocua e

vaga appartenenza.

La fede che brucia, che forgia i santi, che spinge i martiri a donare il proprio

sangue langue nelle nostre comunità.

La fede di sapere che Dio è giusto, è un padre che ascolta e accoglie, non un

despota annoiato che non sa che farsene di noi.

La fede di chi vede un mondo altro nascosto nelle pieghe di questo vecchio

mondo dolente.

La fede di chi sa che ogni gesto compiuto nel nome del Signore risorto ci

trasforma la vita concreta.

Il Regno avanza, ne siamo avvinti, ne facciamo parte, lo costruiamo nella

quotidianità in ufficio, a casa, a scuola.

Siamo noi a rendere possibile la fede.

Teniamo duro, allora, come la vedova cocciuta della parabola.

Perché possiamo con verità dire al Signore; sì, quando tornerai ci sarà ancora

la fede in Te, Maestro, la mia, quella della mia comunità, quella di tutte quelle

persone che ogni giorno vengono sulla mia pagina a leggere il Vangelo.

Sì, Signore, ci sarà ancora la fede, perché noi ogni giorno preghiamo.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 11 novembre 2021

Il Vangelo del Venerdì 12 Novembre 2021

 

Della 32° settimana del Tempo Ordinario.

San Giosafat Kuncewycz, Vescovo e martire.

Prima Lettura.

Se sono riusciti a conoscere tanto da poter esplorare il mondo, come mai

non ne hanno trovato più facilmente il sovrano?

Dal libro della Sapienza (13,1-9)

Davvero vani per natura tutti gli uomini che vivevano nell’ignoranza di Dio,

e dai beni visibili non furono capaci di riconoscere colui che è, né, esaminandone

le opere, riconobbero l’artefice.

Ma o il fuoco o il vento o l’aria veloce, la volta stellata o l’acqua impetuosa

o le luci del cielo essi considerarono come dèi, reggitori del mondo.

Se, affascinati dalla loro bellezza, li hanno presi per dèi, pensino quanto è superiore

il loro sovrano, perché li ha creati colui che è principio e autore della bellezza.

Se sono colpiti da stupore per la loro potenza ed energia, pensino da ciò quanto

è più potente colui che li ha formati.

Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si contempla

il loro autore.

Tuttavia per costoro leggero è il rimprovero, perché essi facilmente s’ingannano

cercando Dio e volendolo trovare.

Vivendo in mezzo alle sue opere, ricercano con cura e si lasciano prendere

dall’apparenza perché le cose viste sono belle.

Neppure costoro però sono scusabili, perché, se sono riusciti a conoscere tanto da

poter esplorare il mondo, come mai non ne hanno trovato più facilmente il sovrano?

Parola di Dio.

Vangelo

Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà.

Dal Vangelo secondo Luca (17,26-37) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come avvenne nei giorni di Noè,

così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano

moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne

il diluvio e li fece morire tutti.

Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano,

vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma,

piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti.

Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà.

In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa,

non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro.

Ricordatevi della moglie di Lot.

Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva.

Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà portato

via e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una

verrà portata via e l’altra lasciata».

Allora gli chiesero: «Dove, Signore?».

Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche

gli avvoltoi».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Verrai, Signore.

Verrai alla fine dei tempi, nella pienezza, quando nessuno ci penserà più.

Quando penseremo che il tuo ritorno è ormai impossibile, verrai e allora saremo

spiazzati, non capiremo, non saremo pronti, come non siamo mai pronti agli eventi

improvvisi, alle sorprese inattese, alle cose grandi e piene di luce.

Vieni, Signore, nel cuore di ognuno, chiedi ospitalità, chiedi di essere accolto,

chiedi di osare, di credere.

Vieni, ma siamo troppi occupati, troppo presi, troppo tutto.

Vediamo passare Noè accanto a noi senza riconoscerlo e Lot, chiamato dall’angelo

ad uscire dalle tante Sodoma e Gomorra in cui abitiamo.

Li vediamo, ma non sappiamo più riconoscerli, non sappiamo più leggere

i sorrisi accennati dei profeti, non sappiamo più interpretare le immense

solitudini che essi riempiono.

Prendici, Signore.

Prendici, non lasciarci a vagare nella pochezza delle nostre vite.

Prendici con Te, rendici discepoli da ora e per sempre e, noi ti ringrazieremo

con la nostra preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.