martedì 9 novembre 2021

Il Vangelo del Mercoledì 10 Novembre 2021

 

Della 32° settimana del Tempo Ordinario.

San Leone Magno, Papa e dottore della Chiesa.

Prima Lettura

Ascoltate, o re, perché impariate la sapienza.

Dal libro della Sapienza (6,1-12)

Ascoltate, o re, e cercate di comprendere; imparate, o governanti di tutta la terra.

Porgete l’orecchio, voi dominatori di popoli, che siete orgogliosi di comandare

su molte nazioni.

Dal Signore vi fu dato il potere e l’autorità dall’Altissimo; egli esaminerà le

vostre opere e scruterà i vostri propositi: pur essendo ministri del suo regno,

non avete governato rettamente né avete osservato la legge né vi siete comportati

secondo il volere di Dio.

Terribile e veloce egli piomberà su di voi, poiché il giudizio è severo contro

coloro che stanno in alto.

Gli ultimi infatti meritano misericordia, ma i potenti saranno vagliati con rigore.

Il Signore dell’universo non guarderà in faccia a nessuno, non avrà riguardi

per la grandezza, perché egli ha creato il piccolo e il grande e a tutti provvede

in egual modo.

Ma sui dominatori incombe un’indagine inflessibile.

Pertanto a voi, o sovrani, sono dirette le mie parole, perché impariate la

sapienza e non cadiate in errore.

Chi custodisce santamente le cose sante sarà riconosciuto santo, e quanti le

avranno apprese vi troveranno una difesa.

Bramate, pertanto, le mie parole, desideratele e ne sarete istruiti.

Parola di Dio.

Vangelo

Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio,

all'infuori di questo straniero.

Dal Vangelo secondo Luca (17,11-19) anno dispari.

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.

Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono

a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!».

Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti».

E mentre essi andavano, furono purificati.

Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si

prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo.

Era un Samaritano.

Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci?

E gli altri nove dove sono?

Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio,

all’infuori di questo straniero?».

E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Sono solo lebbrosi, non samaritani o ebrei.

Il dolore ci rende uguali, elimina le differenze, la disperazione cuce

rapporti impensabili.

E urlano, chiedono salvezza, chiedono di essere riammessi nel mondo dei vivi.

Gesù li ascolta ma chiede di andare dai sacerdoti del tempio: la guarigione è in

un percorso, è progressiva, non è mai tutta di colpo.

Ci vogliono degli anni per convertirsi, degli anni per diventare veramente discepoli.

E si mettono in strada.

Trovatisi guariti ecco che le differenze ritornano: i nove ebrei vanno al tempio

ma il samaritano non ha un tempio, il suo è stato raso al suolo un secolo prima,

proprio dagli ebrei.

Allora si rivolge al Tempio.

E il Tempio, Gesù, la presenza di Dio, lo accoglie e commenta amareggiato;

dieci sono stati sanati, uno solo è stato salvato.

Non è vero che basta la salute!, non è vero che la salute è tutto.

C’è di più; la salvezza.

La salvezza nel sentirsi amati, di essere nel cuore di Dio, di essere donati al mondo.

L’ingratitudine è più difficile da guarire della lebbra; ringraziamo e preghiamo

il Signore per la salvezza che ci ha strappato dall’isolamento e dalla disperazione

e ci ha resi liberi.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

lunedì 8 novembre 2021

Il Vangelo del Martedì 9 Novembre 2021

 


                                                                                                                                                                      Della 32° settimana del Tempo Ordinario.

Dedicazione della Basilica Lateranense.

Prima Lettura

Vidi l’acqua che usciva dal tempio, e a quanti giungeva quest’acqua portò salvezza.

Dal libro del profeta Ezechièle (47,1-2.8-9.12)

In quei giorni, [un uomo, il cui aspetto era come di bronzo,] mi condusse

all'ingresso del tempio e vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua

verso oriente, poiché la facciata del tempio era verso oriente.

Quell'acqua scendeva sotto il lato destro del tempio, dalla parte meridionale dell'altare.

Mi condusse fuori dalla porta settentrionale e mi fece girare all'esterno, fino alla

porta esterna rivolta a oriente, e vidi che l'acqua scaturiva dal lato destro.

Mi disse: «Queste acque scorrono verso la regione orientale, scendono nell'Àraba

ed entrano nel mare: sfociate nel mare, ne risanano le acque.

Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il torrente, vivrà: il pesce

vi sarà abbondantissimo, perché dove giungono quelle acque, risanano,

e là dove giungerà il torrente tutto rivivrà.

Lungo il torrente, su una riva e sull'altra, crescerà ogni sorta di alberi da frutto,

le cui foglie non appassiranno: i loro frutti non cesseranno e ogni mese

matureranno, perché le loro acque sgorgano dal santuario.

I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina».

Parola di Dio.

Vangelo

Parlava del tempio del suo corpo.

Dal Vangelo secondo Giovanni (2,13-22) anno dispari.

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.

Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti,

i cambiamonete.

Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore

e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai

venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa

del Padre mio un mercato!».

I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».

Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare

queste cose?».

Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere».

Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni

e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.

Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva

detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Oggi la Chiesa celebra la dedicazione della chiesa cattedrale di Roma che non è la

basilica di san Pietro, come alcuni pensano, ma quella di san Giovanni in Laterano.

È l’occasione per noi per sentire vicina la comunione con la Chiesa romana

prima fra i pari.

Ci sono strane idee sulla Chiesa, in giro, siamo onesti.

In un mondo diventato piccolo, in cui tutti si sentono autorizzati a sapere cos’è

la Chiesa, il vero messaggio della Chiesa rischia di passare in secondo piano.

La Chiesa non è un’organizzazione religiosa che sente fortemente il peso degli

anni, non una specie di holding del sacro che cerca di sopravvivere in un mondo

di squali e nemmeno si riduce alla propria gerarchia.

La Chiesa è la comunità dei fratelli radunati dal Maestro Gesù per stare con lui

ed annunciare il Vangelo; ad ognuno dei discepoli è dato un carisma per

l’edificazione vicendevole e per la costruzione del Regno.

La Chiesa annuncia il Maestro, è completamente rivolta all’annuncio del vero

volto di Dio in attesa del suo ritorno glorioso nella pienezza dei tempi.

A partire da questa prospettiva siamo chiamati a rileggere tutto ciò che

storicamente è stato costruito intorno a questo nucleo essenziale.

E a purificarlo.

La Chiesa, come annota sagacemente sant’Ambrogio, è casta meretrix,

una prostituta vergine.

Santa perché di Dio e peccatrice perché composta da uomini spesso fragili

e incoerenti, per questo dobbiamo aiutarla con la nostra preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 7 novembre 2021

Il Vangelo del Lunedì 8 Novembre 2021

 

Della 32° settimana del Tempo Ordinario.

San Goffredo di Amiens, Vescovo.

Prima Lettura

La sapienza è uno spirito che ama l'uomo.

Lo Spirito del Signore riempie la terra.

Dal libro della Sapienza (1,1-7)

Amate la giustizia, voi giudici della terra, pensate al Signore con bontà

d'animo e cercatelo con cuore semplice.

Egli infatti si fa trovare da quelli che non lo mettono alla prova, e si

manifesta a quelli che non diffidano di lui.

I ragionamenti distorti separano da Dio; ma la potenza, messa alla prova,

spiazza gli stolti.

La sapienza non entra in un'anima che compie il male né abita in un corpo

oppresso dal peccato.

Il santo spirito, che ammaestra, fugge ogni inganno, si tiene lontano dai

discorsi insensati e viene scacciato al sopraggiungere dell'ingiustizia.

La sapienza è uno spirito che ama l'uomo, e tuttavia non lascia impunito

il bestemmiatore per i suoi discorsi, perché Dio è testimone dei suoi

sentimenti, conosce bene i suoi pensieri e ascolta ogni sua parola.

Lo spirito del Signore riempie la terra e, tenendo insieme ogni cosa,

ne conosce la voce.

Parola di Dio.

Vangelo

Se sette volte ritornerà a te dicendo: "Sono pentito", tu gli perdonerai.

Dal Vangelo secondo Luca (17,1-6) anno dispari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «È inevitabile che vengano

scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono.

È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia

gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli.

State attenti a voi stessi!

Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli.

E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà

a te dicendo: "Sono pentito", tu gli perdonerai».

Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».

Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire

a questo gelso: "Sràdicati e vai a piantarti nel mare", ed esso vi obbedirebbe».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Hai ragione, Signore, non abbiamo fede.

Ci illudiamo di credere ma quando siamo di fronte alle difficoltà tutto si sfalda

come neve al sole.

Non ne abbiamo nemmeno un briciolo, quanta ne basterebbe per spostare le

montagne di indifferenza e di superficialità che ci riempiono il cuore.

Guarda la questione degli scandali, ad esempio, ogni giorno esce un nuovo

scandalo, e non solo nel Governo a causa di questa pandemia; ma anche nella Chiesa.

Tu sei stato molto chiaro; hai detto di non dare scandalo ai piccoli, ai semplici,

a chi ha una fede fragile.

E noi che cosa ne abbiamo fatto?

Pensiamo sempre che lo scandalo vada evitato coprendo le situazioni

problematiche, facendo finta di non vederle, sacrificando qualche pedina.

Come se la verità, prima o poi, non venisse fuori.

Come se le persone non fossero capaci di giudicare da sole.

Certo; siamo peccatori e può succedere che qualcuno sbagli, che si allontani

dalla verità.

Ma perché non avere fede, non osare?

Perché non prendere sul serio chi chiede di ricominciare?

I preti che hanno lasciato il ministero e che potrebbero ancora dare una grossa

mano, l’insegnante di religione che si innamora di una persona divorziata.

Che cosa fa più scandalo; che qualcuno possa sbagliare ma voglia annunciare

il Vangelo o che la Chiesa sia spaventata dalle regole che essa stessa si è imposta?

Perciò, preghiamo, perché il Governo e la Chiesa, possano ricominciare e fare

le cose giuste e concrete per un mondo migliore.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci all tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 6 novembre 2021

Il Vangelo di Domenica 7 Novembre 2021

 

Della 32° Domenica del Tempo Ordinario.

San Prosdocimo di Padova, protovescovo.

Prima Lettura

La vedova fece con la sua farina una piccola focaccia e la portò a Elìa.

Dal primo libro dei Re (17,10-16).

In quei giorni, il profeta Elia si alzò e andò a Sarèpta.

Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna.

La chiamò e le disse: «Prendimi un po' d'acqua in un vaso, perché io possa bere».

Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Per favore, prendimi anche un

pezzo di pane».

Quella rispose: «Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo

un pugno di farina nella giara e un po' d'olio nell'orcio; ora raccolgo due pezzi

di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo

e poi moriremo».

Elia le disse: «Non temere; va' a fare come hai detto.

Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai

per te e per tuo figlio, poiché così dice il Signore, Dio d'Israele: "La farina della

giara non si esaurirà e l'orcio dell'olio non diminuirà fino al giorno in cui il

Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra"».

Quella andò e fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di

lei per diversi giorni.

La farina della giara non venne meno e l'orcio dell'olio non diminuì, secondo

la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia.

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Cristo si è offerto una volta per tutte per togliere i peccati di molti.

Dalla lettera agli Ebrei (9,24-28).

Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d'uomo, figura di quello vero,

ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore.

E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel

santuario ogni anno con sangue altrui: in questo caso egli, fin dalla fondazione

del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte.

Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare

il peccato mediante il sacrificio di se stesso.

E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene

il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato

di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato,

a coloro che l'aspettano per la loro salvezza.

Parola di Dio.

Vangelo

Questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri.

Dal Vangelo secondo Marco (12,38-44) anno B.

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento:

«Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti

nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti.

Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere.

Essi riceveranno una condanna più severa».

Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete.

Tanti ricchi ne gettavano molte.

Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.

Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa

vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri.

Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo.

Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto

quanto aveva per vivere».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Guardatevi dagli scribi!

Alla fine dell’anno liturgico e del commento di Marco stiamo inanellando una

serie di pagine centrali, sconcertanti, urticanti, di quelle che sarebbe tanto bello

togliere dal nostro cristianesimo “ fai da te” e che, invece, ci sono donate come

perle preziose, come occasione per ripartire dalla fede e incarnare le riflessioni

dei Padri sinodali.

L’invito di Gesù è una inquietante staffilata, ci lascia interdetti; poche volte,

nei Vangeli, il Signore esplicita in maniera così diretta la sua preoccupazione.

I discepoli possono diventare come gli scribi, questa è la preoccupazione del Maestro.

Aveva di che preoccuparsi.

In origine erano semplicemente persone che sapevano scrivere e leggere e che, quindi

assumevano un ruolo importante per la trasmissione dei documenti importanti.

Poi, con la riforma del devoto Giosia, qualche secolo prima di Cristo, la loro

importanza era accresciuta a dismisura; erano loro a custodire la Legge, loro

a interpretarla, loro a giudicare chi la violava.

Gesù li accusa pesantemente, senza mezze misure.

Sono vanitosi e fanno del loro servizio una smisurata ricerca di potere.

Amano indossare una divisa per farsi riconoscere, amano il rispetto timoroso

dei poveri cittadini, amano essere considerati come dell’autorità, sono sempre

presenti agli eventi sociali, godono della loro posizione e non perdono

l’occasione per mettersi in mostra.

Penso a quanto successo in Campania e della sfuriata di un questore che ha

rimproverato un povero prete intervenuto ad un dibattito pubblico per

denunciare discariche abusive di amianto.

Tema della sfuriata?

La presunta mancanza di rispetto del reverendo che continuava a indirizzarsi

alla collega del questore chiamandola “signora”.

Sconcertante, ma è così; oggi ancora molti tengono più alla forma che alla sostanza.

Ma penso anche, purtroppo, alla denuncia fatta dal cardinale di Napoli che parla

di carrierismo all’interno della Chiesa, finalmente qualcuno se né accorto.

I primi posti, le divise, gli applausi e gli inviti ufficiali purtroppo esercitano

ancora un fascino demoniaco su molti pastori che, con dichiarata umiltà che

accogliamo con benevolenza, non si rendono conto di diventare uno spettacolo

che allontana dal Vangelo.

Vedere girare un ecclesiastico in auto di grossa cilindrata, magari con autista,

in questi tempo non rende certo onore al ruolo ma, al contrario, diventa una

grossa contro testimonianza.

Ma anche nel piccolo possiamo sognare di diventare come gli scribi; in parrocchia,

in una diocesi, a volte si assiste, allibiti, alla ricerca della visibilità e dell’onore.

Dobbiamo davvero giudicare noi stessi con severità.

Gli scribi divorano i denari delle vedove.

Se la vedovanza già rappresenta uno stato di grande dolore, di lacerazione

interiore, di frantumazione di affetti, restare vedove, al tempo di Gesù, era una

vera e propria tragedia.

Senza servizi sociali, senza appoggio dalla famiglia, spesso la vedova si vedeva

costretta, per vivere, a mendicare o, peggio, a prostituirsi.

La condizione della vedova, perciò, era la peggiore che si potesse immaginare;

sola, senza sussistenza economica, disprezzata perché mendicante o prostituta.

Ma ricercata dagli scribi che riuscivano a ricevere donazioni od elemosine da

donne rimaste sole e plagiate in nome di Dio.

Non posso non pensare alla situazione drammatica che stiamo vivendo, alle

scene degli scontri in piazza causati da leggi scellerate a causa del virus,

ai disoccupati che crescono, tutti vittime di un sistema che non abbiamo scelto,

tutti storditi dal nuovo verbo che è l’economia, tutti succubi di meccanismi che

ci sono venduti come indispensabili ed inevitabili, come se non fossimo noi

ad avere creato le leggi di mercato!

Di fronte a questi atteggiamenti ancora così diffusi, ahimé anche nella Chiesa

che siamo noi, Gesù propone, a sorpresa, il modello di una vedova che,

umilmente, vede entrare nel tempio.

Così la vedova del Vangelo getta nel tesoro del Tempio qualche euro, mentre i

notabili della città e i devoti si spintonano per far notare le somme considerevoli

che versano nelle casse del Tempio appena ricostruito.

Gesù loda la generosità di questa donna che ha dato il suo necessario come offerta

a Dio, e ignora le generose offerte pubblicate e titoli cubitali del miliardario di turno.

Ci sono momenti nella vita in cui perdiamo tutto; salute, lavoro, una persona cara

(non necessariamente perché muore), e voglia di vivere.

Momenti faticosi, terribili, in cui abbiamo l’impressione di non sopravvivere.

Come la vedova di Elia, trasciniamo un passo dopo l’altro, tenuti in vita da

qualche affetto (il figlio per la vedova) ma rassegnati a veder consumare ogni

forza, ogni energia.

Quante persone in questo stato ho conosciuto nella mia vita!

La vedova del Vangelo-ingenua-mette quel poco che ha per il Tempio, per Dio.

Non sa dove finiranno i soldi, forse saranno disprezzati dal sacrestano del

Tempio, forse serviranno a comperare detersivo per i pavimenti, poco importa,

il suo gesto è assoluto, profetico, colmo di una tenerezza infinita.

Anche quando siamo incapaci di provare emozioni, o di desiderio di vita,

possiamo diventare luce, totalità, dono e speranza.

Non ce ne accorgiamo, ovvio, e forse neppure ce ne importa.

E noi discepoli, fragile popolo di Dio, impariamo dalle vedove, dai poveri a contare

sull’Assoluto, ad abbandonarci-sul serio-nelle mani di Colui che tutto può.

Non la gloria, non la devozione, non l’apparenza (anche clericale e cattolica!)

ci salvano, ma l’essere medicanti di luce.

Coraggio, amici, doniamo quello che possiamo, per aiutare il Signore,

con discrezione, senza farsi notare, Santa Domenica Fausto.

 

venerdì 5 novembre 2021

Il Vangelo del Sabato 6 Novembre 2021

 

Della 31° settimana del Tempo Ordinario.

San Leonardo di Limoges, Eremita.

Prima Lettura

Salutatevi gli uni gli altri con il bacio santo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (16,3-9.16.22-27)

Fratelli, salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù.

Essi per salvarmi la vita hanno rischiato la loro testa, e a loro non io soltanto

sono grato, ma tutte le Chiese del mondo pagano.

Salutate anche la comunità che si riunisce nella loro casa.

Salutate il mio amatissimo Epèneto, che è stato il primo a credere in Cristo nella

provincia dell'Asia.

Salutate Maria, che ha faticato molto per voi.

Salutate Andrònico e Giunia, miei parenti e compagni di prigionia: sono insigni

tra gli apostoli ed erano in Cristo già prima di me.

Salutate Ampliato, che mi è molto caro nel Signore.

Salutate Urbano, nostro collaboratore in Cristo, e il mio carissimo Stachi.

Salutatevi gli uni gli altri con il bacio santo.

Vi salutano tutte le Chiese di Cristo.

Anch'io, Terzo, che ho scritto la lettera, vi saluto nel Signore.

Vi saluta Gaio, che ospita me e tutta la comunità.

Vi salutano Erasto, tesoriere della città, e il fratello Quarto.

A colui che ha il potere di confermarvi nel mio Vangelo, che annuncia

Gesù Cristo, secondo la rivelazione del mistero, avvolto nel silenzio per

secoli eterni, ma ora manifestato mediante le scritture dei Profeti, per ordine

dell'eterno Dio, annunciato a tutte le genti perché giungano all'obbedienza

della fede, a Dio, che solo è sapiente, per mezzo di Gesù Cristo, la gloria

nei secoli. Amen.

Parola di Dio.

Vangelo

Tutto posso in colui che mi dà forza.

Dal Vangelo secondo Luca (16,9-15) anno dispari.

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Fatevi degli amici con la ricchezza

disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle

dimore eterne.

Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi

è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti.

Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera?

E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?

Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro,

oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro.

Non potete servire Dio e la ricchezza».

I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si

facevano beffe di lui.

Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini,

ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti

a Dio è cosa abominevole».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

È difficile parlare di denaro, fra noi cristiani, troppe incomprensioni,

troppi abusi, troppi sospetti per non essere prudenti.

Il rischio, come sempre, è quello di scivolare nel moralismo o nel facile

Populismo; siamo tutti poveri francescani, con i soldi degli altri!

Non ho mai incontrato nessuno nella mia vita che mi confidasse di

vivere per far soldi!

A parole siamo tutti belli distaccati!

La ricchezza non è una questione di spessore di portafoglio ma di

atteggiamento di cuore.

Gesù non è mai stato un classista, fra i suoi discepoli troviamo povera

gente e ricchi, come Giuseppe di Arimatea.

Ma, lo sa bene il giovane ricco, il denaro può diventare un pessimo padrone,

può ingannarci, perché promette ciò che non può mantenere.

Chiediamo al Signore di essere liberi davanti al denaro, di condividerlo,

se abbonda, di non disperarci se piombiamo nella miseria, di poterlo guadagnare

con onestà, come frutto del sudore della nostra fronte.

Perciò, preghiamo, perchè la Chiesa sia sempre attenta nel gestire il denaro che

deve sempre essere usato per i poveri, anzitutto, e solo dopo per l’evangelizzazione

e l’organizzazione ecclesiale!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.