domenica 7 novembre 2021

Il Vangelo del Lunedì 8 Novembre 2021

 

Della 32° settimana del Tempo Ordinario.

San Goffredo di Amiens, Vescovo.

Prima Lettura

La sapienza è uno spirito che ama l'uomo.

Lo Spirito del Signore riempie la terra.

Dal libro della Sapienza (1,1-7)

Amate la giustizia, voi giudici della terra, pensate al Signore con bontà

d'animo e cercatelo con cuore semplice.

Egli infatti si fa trovare da quelli che non lo mettono alla prova, e si

manifesta a quelli che non diffidano di lui.

I ragionamenti distorti separano da Dio; ma la potenza, messa alla prova,

spiazza gli stolti.

La sapienza non entra in un'anima che compie il male né abita in un corpo

oppresso dal peccato.

Il santo spirito, che ammaestra, fugge ogni inganno, si tiene lontano dai

discorsi insensati e viene scacciato al sopraggiungere dell'ingiustizia.

La sapienza è uno spirito che ama l'uomo, e tuttavia non lascia impunito

il bestemmiatore per i suoi discorsi, perché Dio è testimone dei suoi

sentimenti, conosce bene i suoi pensieri e ascolta ogni sua parola.

Lo spirito del Signore riempie la terra e, tenendo insieme ogni cosa,

ne conosce la voce.

Parola di Dio.

Vangelo

Se sette volte ritornerà a te dicendo: "Sono pentito", tu gli perdonerai.

Dal Vangelo secondo Luca (17,1-6) anno dispari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «È inevitabile che vengano

scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono.

È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia

gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli.

State attenti a voi stessi!

Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli.

E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà

a te dicendo: "Sono pentito", tu gli perdonerai».

Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».

Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire

a questo gelso: "Sràdicati e vai a piantarti nel mare", ed esso vi obbedirebbe».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Hai ragione, Signore, non abbiamo fede.

Ci illudiamo di credere ma quando siamo di fronte alle difficoltà tutto si sfalda

come neve al sole.

Non ne abbiamo nemmeno un briciolo, quanta ne basterebbe per spostare le

montagne di indifferenza e di superficialità che ci riempiono il cuore.

Guarda la questione degli scandali, ad esempio, ogni giorno esce un nuovo

scandalo, e non solo nel Governo a causa di questa pandemia; ma anche nella Chiesa.

Tu sei stato molto chiaro; hai detto di non dare scandalo ai piccoli, ai semplici,

a chi ha una fede fragile.

E noi che cosa ne abbiamo fatto?

Pensiamo sempre che lo scandalo vada evitato coprendo le situazioni

problematiche, facendo finta di non vederle, sacrificando qualche pedina.

Come se la verità, prima o poi, non venisse fuori.

Come se le persone non fossero capaci di giudicare da sole.

Certo; siamo peccatori e può succedere che qualcuno sbagli, che si allontani

dalla verità.

Ma perché non avere fede, non osare?

Perché non prendere sul serio chi chiede di ricominciare?

I preti che hanno lasciato il ministero e che potrebbero ancora dare una grossa

mano, l’insegnante di religione che si innamora di una persona divorziata.

Che cosa fa più scandalo; che qualcuno possa sbagliare ma voglia annunciare

il Vangelo o che la Chiesa sia spaventata dalle regole che essa stessa si è imposta?

Perciò, preghiamo, perché il Governo e la Chiesa, possano ricominciare e fare

le cose giuste e concrete per un mondo migliore.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci all tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 6 novembre 2021

Il Vangelo di Domenica 7 Novembre 2021

 

Della 32° Domenica del Tempo Ordinario.

San Prosdocimo di Padova, protovescovo.

Prima Lettura

La vedova fece con la sua farina una piccola focaccia e la portò a Elìa.

Dal primo libro dei Re (17,10-16).

In quei giorni, il profeta Elia si alzò e andò a Sarèpta.

Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna.

La chiamò e le disse: «Prendimi un po' d'acqua in un vaso, perché io possa bere».

Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Per favore, prendimi anche un

pezzo di pane».

Quella rispose: «Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo

un pugno di farina nella giara e un po' d'olio nell'orcio; ora raccolgo due pezzi

di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo

e poi moriremo».

Elia le disse: «Non temere; va' a fare come hai detto.

Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai

per te e per tuo figlio, poiché così dice il Signore, Dio d'Israele: "La farina della

giara non si esaurirà e l'orcio dell'olio non diminuirà fino al giorno in cui il

Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra"».

Quella andò e fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di

lei per diversi giorni.

La farina della giara non venne meno e l'orcio dell'olio non diminuì, secondo

la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia.

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Cristo si è offerto una volta per tutte per togliere i peccati di molti.

Dalla lettera agli Ebrei (9,24-28).

Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d'uomo, figura di quello vero,

ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore.

E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel

santuario ogni anno con sangue altrui: in questo caso egli, fin dalla fondazione

del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte.

Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare

il peccato mediante il sacrificio di se stesso.

E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene

il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato

di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato,

a coloro che l'aspettano per la loro salvezza.

Parola di Dio.

Vangelo

Questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri.

Dal Vangelo secondo Marco (12,38-44) anno B.

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento:

«Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti

nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti.

Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere.

Essi riceveranno una condanna più severa».

Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete.

Tanti ricchi ne gettavano molte.

Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.

Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa

vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri.

Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo.

Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto

quanto aveva per vivere».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Guardatevi dagli scribi!

Alla fine dell’anno liturgico e del commento di Marco stiamo inanellando una

serie di pagine centrali, sconcertanti, urticanti, di quelle che sarebbe tanto bello

togliere dal nostro cristianesimo “ fai da te” e che, invece, ci sono donate come

perle preziose, come occasione per ripartire dalla fede e incarnare le riflessioni

dei Padri sinodali.

L’invito di Gesù è una inquietante staffilata, ci lascia interdetti; poche volte,

nei Vangeli, il Signore esplicita in maniera così diretta la sua preoccupazione.

I discepoli possono diventare come gli scribi, questa è la preoccupazione del Maestro.

Aveva di che preoccuparsi.

In origine erano semplicemente persone che sapevano scrivere e leggere e che, quindi

assumevano un ruolo importante per la trasmissione dei documenti importanti.

Poi, con la riforma del devoto Giosia, qualche secolo prima di Cristo, la loro

importanza era accresciuta a dismisura; erano loro a custodire la Legge, loro

a interpretarla, loro a giudicare chi la violava.

Gesù li accusa pesantemente, senza mezze misure.

Sono vanitosi e fanno del loro servizio una smisurata ricerca di potere.

Amano indossare una divisa per farsi riconoscere, amano il rispetto timoroso

dei poveri cittadini, amano essere considerati come dell’autorità, sono sempre

presenti agli eventi sociali, godono della loro posizione e non perdono

l’occasione per mettersi in mostra.

Penso a quanto successo in Campania e della sfuriata di un questore che ha

rimproverato un povero prete intervenuto ad un dibattito pubblico per

denunciare discariche abusive di amianto.

Tema della sfuriata?

La presunta mancanza di rispetto del reverendo che continuava a indirizzarsi

alla collega del questore chiamandola “signora”.

Sconcertante, ma è così; oggi ancora molti tengono più alla forma che alla sostanza.

Ma penso anche, purtroppo, alla denuncia fatta dal cardinale di Napoli che parla

di carrierismo all’interno della Chiesa, finalmente qualcuno se né accorto.

I primi posti, le divise, gli applausi e gli inviti ufficiali purtroppo esercitano

ancora un fascino demoniaco su molti pastori che, con dichiarata umiltà che

accogliamo con benevolenza, non si rendono conto di diventare uno spettacolo

che allontana dal Vangelo.

Vedere girare un ecclesiastico in auto di grossa cilindrata, magari con autista,

in questi tempo non rende certo onore al ruolo ma, al contrario, diventa una

grossa contro testimonianza.

Ma anche nel piccolo possiamo sognare di diventare come gli scribi; in parrocchia,

in una diocesi, a volte si assiste, allibiti, alla ricerca della visibilità e dell’onore.

Dobbiamo davvero giudicare noi stessi con severità.

Gli scribi divorano i denari delle vedove.

Se la vedovanza già rappresenta uno stato di grande dolore, di lacerazione

interiore, di frantumazione di affetti, restare vedove, al tempo di Gesù, era una

vera e propria tragedia.

Senza servizi sociali, senza appoggio dalla famiglia, spesso la vedova si vedeva

costretta, per vivere, a mendicare o, peggio, a prostituirsi.

La condizione della vedova, perciò, era la peggiore che si potesse immaginare;

sola, senza sussistenza economica, disprezzata perché mendicante o prostituta.

Ma ricercata dagli scribi che riuscivano a ricevere donazioni od elemosine da

donne rimaste sole e plagiate in nome di Dio.

Non posso non pensare alla situazione drammatica che stiamo vivendo, alle

scene degli scontri in piazza causati da leggi scellerate a causa del virus,

ai disoccupati che crescono, tutti vittime di un sistema che non abbiamo scelto,

tutti storditi dal nuovo verbo che è l’economia, tutti succubi di meccanismi che

ci sono venduti come indispensabili ed inevitabili, come se non fossimo noi

ad avere creato le leggi di mercato!

Di fronte a questi atteggiamenti ancora così diffusi, ahimé anche nella Chiesa

che siamo noi, Gesù propone, a sorpresa, il modello di una vedova che,

umilmente, vede entrare nel tempio.

Così la vedova del Vangelo getta nel tesoro del Tempio qualche euro, mentre i

notabili della città e i devoti si spintonano per far notare le somme considerevoli

che versano nelle casse del Tempio appena ricostruito.

Gesù loda la generosità di questa donna che ha dato il suo necessario come offerta

a Dio, e ignora le generose offerte pubblicate e titoli cubitali del miliardario di turno.

Ci sono momenti nella vita in cui perdiamo tutto; salute, lavoro, una persona cara

(non necessariamente perché muore), e voglia di vivere.

Momenti faticosi, terribili, in cui abbiamo l’impressione di non sopravvivere.

Come la vedova di Elia, trasciniamo un passo dopo l’altro, tenuti in vita da

qualche affetto (il figlio per la vedova) ma rassegnati a veder consumare ogni

forza, ogni energia.

Quante persone in questo stato ho conosciuto nella mia vita!

La vedova del Vangelo-ingenua-mette quel poco che ha per il Tempio, per Dio.

Non sa dove finiranno i soldi, forse saranno disprezzati dal sacrestano del

Tempio, forse serviranno a comperare detersivo per i pavimenti, poco importa,

il suo gesto è assoluto, profetico, colmo di una tenerezza infinita.

Anche quando siamo incapaci di provare emozioni, o di desiderio di vita,

possiamo diventare luce, totalità, dono e speranza.

Non ce ne accorgiamo, ovvio, e forse neppure ce ne importa.

E noi discepoli, fragile popolo di Dio, impariamo dalle vedove, dai poveri a contare

sull’Assoluto, ad abbandonarci-sul serio-nelle mani di Colui che tutto può.

Non la gloria, non la devozione, non l’apparenza (anche clericale e cattolica!)

ci salvano, ma l’essere medicanti di luce.

Coraggio, amici, doniamo quello che possiamo, per aiutare il Signore,

con discrezione, senza farsi notare, Santa Domenica Fausto.

 

venerdì 5 novembre 2021

Il Vangelo del Sabato 6 Novembre 2021

 

Della 31° settimana del Tempo Ordinario.

San Leonardo di Limoges, Eremita.

Prima Lettura

Salutatevi gli uni gli altri con il bacio santo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (16,3-9.16.22-27)

Fratelli, salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù.

Essi per salvarmi la vita hanno rischiato la loro testa, e a loro non io soltanto

sono grato, ma tutte le Chiese del mondo pagano.

Salutate anche la comunità che si riunisce nella loro casa.

Salutate il mio amatissimo Epèneto, che è stato il primo a credere in Cristo nella

provincia dell'Asia.

Salutate Maria, che ha faticato molto per voi.

Salutate Andrònico e Giunia, miei parenti e compagni di prigionia: sono insigni

tra gli apostoli ed erano in Cristo già prima di me.

Salutate Ampliato, che mi è molto caro nel Signore.

Salutate Urbano, nostro collaboratore in Cristo, e il mio carissimo Stachi.

Salutatevi gli uni gli altri con il bacio santo.

Vi salutano tutte le Chiese di Cristo.

Anch'io, Terzo, che ho scritto la lettera, vi saluto nel Signore.

Vi saluta Gaio, che ospita me e tutta la comunità.

Vi salutano Erasto, tesoriere della città, e il fratello Quarto.

A colui che ha il potere di confermarvi nel mio Vangelo, che annuncia

Gesù Cristo, secondo la rivelazione del mistero, avvolto nel silenzio per

secoli eterni, ma ora manifestato mediante le scritture dei Profeti, per ordine

dell'eterno Dio, annunciato a tutte le genti perché giungano all'obbedienza

della fede, a Dio, che solo è sapiente, per mezzo di Gesù Cristo, la gloria

nei secoli. Amen.

Parola di Dio.

Vangelo

Tutto posso in colui che mi dà forza.

Dal Vangelo secondo Luca (16,9-15) anno dispari.

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Fatevi degli amici con la ricchezza

disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle

dimore eterne.

Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi

è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti.

Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera?

E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?

Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro,

oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro.

Non potete servire Dio e la ricchezza».

I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si

facevano beffe di lui.

Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini,

ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti

a Dio è cosa abominevole».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

È difficile parlare di denaro, fra noi cristiani, troppe incomprensioni,

troppi abusi, troppi sospetti per non essere prudenti.

Il rischio, come sempre, è quello di scivolare nel moralismo o nel facile

Populismo; siamo tutti poveri francescani, con i soldi degli altri!

Non ho mai incontrato nessuno nella mia vita che mi confidasse di

vivere per far soldi!

A parole siamo tutti belli distaccati!

La ricchezza non è una questione di spessore di portafoglio ma di

atteggiamento di cuore.

Gesù non è mai stato un classista, fra i suoi discepoli troviamo povera

gente e ricchi, come Giuseppe di Arimatea.

Ma, lo sa bene il giovane ricco, il denaro può diventare un pessimo padrone,

può ingannarci, perché promette ciò che non può mantenere.

Chiediamo al Signore di essere liberi davanti al denaro, di condividerlo,

se abbonda, di non disperarci se piombiamo nella miseria, di poterlo guadagnare

con onestà, come frutto del sudore della nostra fronte.

Perciò, preghiamo, perchè la Chiesa sia sempre attenta nel gestire il denaro che

deve sempre essere usato per i poveri, anzitutto, e solo dopo per l’evangelizzazione

e l’organizzazione ecclesiale!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 4 novembre 2021

Il Vangelo del Venerdì 5 Novembre 2021

 

Della 31° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Bertilla, Badessa di Chelles.

Prima Lettura

Sono ministro di Cristo Gesù tra le genti, perché esse divengano un'offerta gradita.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (15,14-21)

Fratelli miei, sono anch'io convinto, per quel che vi riguarda, che voi pure siete

pieni di bontà, colmi di ogni conoscenza e capaci di correggervi l'un l'altro.

Tuttavia, su alcuni punti, vi ho scritto con un po' di audacia, come per ricordarvi

quello che già sapete, a motivo della grazia che mi è stata data da Dio per essere

ministro di Cristo Gesù tra le genti, adempiendo il sacro ministero di annunciare

il vangelo di Dio perché le genti divengano un'offerta gradita, santificata

dallo Spirito Santo.

Questo dunque è il mio vanto in Gesù Cristo nelle cose che riguardano Dio.

Non oserei infatti dire nulla se non di quello che Cristo ha operato per mezzo

mio per condurre le genti all'obbedienza, con parole e opere, con la potenza

di segni e di prodigi, con la forza dello Spirito.

Così da Gerusalemme e in tutte le direzioni fino all'Illiria, ho portato a termine

la predicazione del vangelo di Cristo.

Ma mi sono fatto un punto di onore di non annunciare il Vangelo dove era già

conosciuto il nome di Cristo, per non costruire su un fondamento altrui, ma,

come sta scritto: «Coloro ai quali non era stato annunciato, lo vedranno,

e coloro che non ne avevano udito parlare, comprenderanno».

Parola di Dio.

Vangelo

I figli di questo mondo verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.

Dal Vangelo secondo Luca (16,1-8) anno dispari.

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un

amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi.

Lo chiamò e gli disse: "Che cosa sento dire di te?

Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare".

L'amministratore disse tra sé: "Che cosa farò, ora che il mio padrone mi

toglie l'amministrazione?

Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno.

So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione,

ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua".

Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: "Tu quanto

devi al mio padrone?".

Quello rispose: "Cento barili d'olio".

Gli disse: "Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta".

Poi disse a un altro: "Tu quanto devi?".

Rispose: "Cento misure di grano".

Gli disse: "Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta".

Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza.

I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

È furbo l’amministratore della parabola.

Disonesto e ladro ma furbo.

E Gesù loda la sua astuzia e la sua intraprendenza, non loda certo la sua disonestà

ma riconosce, con un sorriso, che quel tale è riuscito a prepararsi la pensione dopo

aver capito l’aria che stava tirando.

Scoperto ad intrallazzare, ha saputo farsi dei buoni amici con la disonestà a

scapito del povero padrone.

E Gesù chiosa l’episodio; quanta poca astuzia mettiamo, invece, nelle cose di Dio!

Quanta poca attenzione poniamo nelle cose che riguardano l’anima e il suo destino!

Tutti presi dai mille affanni della quotidianità, specialmente in un’epoca

così fragile, in un momento così difficile a causa della pandemia, scordiamo

l’essenziale, fatichiamo ad investire in ciò che davvero conta.

Ma se l’amministratore pensa al suo futuro perché non fare altrettanto

nelle uniche cose che restano?

Certo; occupiamoci del futuro, del mutuo e del piano pensionistico, fidiamoci

della Provvidenza ma non obblighiamola ad occuparsi delle cose che non

abbiamo saputo prevedere!

E nel contempo, dedichiamo tempo ed energie nella scoperta del bellissimo Dio di Gesù.

Ogni minuto speso per il “dentro”, nella nostra vita, fruttifica cento volte tanto.

Lo so amici, che non è facile e solo la preghiera ci può aiutare.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 3 novembre 2021

Il Vangelo del Giovedì 4 Novembre 2021

 

Della 31° settimana del Tempo Ordinario.

San Carlo Borromeo, Vescovo.

Prima Lettura

Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (14,7-12)

Fratelli, nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché

se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore.

Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore.

Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore

dei morti e dei vivi.

Ma tu, perché giudichi il tuo fratello?

E tu, perché disprezzi il tuo fratello?

Tutti infatti ci presenteremo al tribunale di Dio, perché sta scritto: «Io vivo, dice il

Signore: ogni ginocchio si piegherà davanti a me e ogni lingua renderà gloria a Dio».

Quindi ciascuno di noi renderà conto di se stesso a Dio.

Parola di Dio.

Vangelo

Vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte.

Dal Vangelo secondo Luca (15,1-10) anno dispari.

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo.

I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e

mangia con loro».

Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde

una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta,

finché non la trova?

Quando l'ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli

amici e i vicini e dice loro: "Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora,

quella che si era perduta".

Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte,

più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.

Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada

e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova?

E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: "Rallegratevi con me,

perché ho trovato la moneta che avevo perduto".

Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore

che si converte».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Chi di noi non partirebbe a cercare una pecora perduta per poi caricarsela sulle

spalle e tornarsene felici felice all’ovile?

Chi di noi non metterebbe a soqquadro la casa per trovare una piccola moneta

e, una volta ritrovatala, inviterebbe tutte le vicine di casa per far festa?

Nessuno, Signore.

Non ti illudere; nessuno lo farebbe.

Certo, magari qualcuno uscirebbe lamentoso e snervato a cercare la pecora

smarrita ma, una volta ritrovata, la caricherebbe di bastonate per sfogare la rabbia!

O cercherebbe la moneta fra le assi del pavimento ma, una volta ritrovatala, non

la spenderebbe certo per far festa!

Nessuno, Signore, solo Tu sei capace di fare cose simili.

Solo Tu sei capace di tanta generosità, di tanto bene, di tanta dolcezza.

Solo Tu sei capace di spalancare il tuo cuore nell’accoglienza, solo Tu, Signore.

Noi siamo meschini e fragili, non sappiamo gioire per il fratello ritrovato, non

sappiamo guardare il lato buono delle cose, non sappiamo gioire come Tu sai gioire.

Insegnaci Tu, Signore, spiegaci Tu come si fa, aiutaci Tu a diventare simili al

Padre che scruta l’orizzonte per vedere se il figlio minore torna, se ripensa alla

sua scelta sciagurata.

Rendici misericordiosi con l’aiuto della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.