sabato 13 marzo 2021

Il Vangelo di Domenica 14 Marzo 2021

 

Della 4° Domenica di Quaresima.

Santa Matilde di Germania, regina.

Prima lettura dal secondo libro delle Cronache (36, 14-16. 19-23)

In quei giorni, tutti i capi di Giuda, i sacerdoti e il popolo moltiplicarono le loro

infedeltà, imitando in tutto gli abomini degli altri popoli, e contaminarono il

tempio, che il Signore si era consacrato a Gerusalemme.

Il Signore, Dio dei loro padri, mandò premurosamente e incessantemente i suoi

messaggeri ad ammonirli, perché aveva compassione del suo popolo e della sua dimora.

Ma essi si beffarono dei messaggeri di Dio, disprezzarono le sue parole e

schernirono i suoi profeti al punto che l'ira del Signore contro il suo popolo

raggiunse il culmine, senza più rimedio.

Quindi [i suoi nemici] incendiarono il tempio del Signore, demolirono le mura

di Gerusalemme e diedero alle fiamme tutti i suoi palazzi e distrussero tutti i

suoi oggetti preziosi.

Il re [dei Caldèi] deportò a Babilonia gli scampati alla spada, che divennero

schiavi suoi e dei suoi figli fino all'avvento del regno persiano, attuandosi così

la parola del Signore per bocca di Geremìa: «Finché la terra non abbia scontato

i suoi sabati, essa riposerà per tutto il tempo della desolazione fino al compiersi

di settanta anni».

Nell'anno primo di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola del Signore

pronunciata per bocca di Geremìa, il Signore suscitò lo spirito di Ciro, re di Persia,

che fece proclamare per tutto il suo regno, anche per iscritto: «Così dice Ciro, re

di Persia: "Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra.

Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda.

Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il Signore, suo Dio, sia con lui e salga!"».

Parola di Dio.

Seconda lettura dalla Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini (2,4-10)

Fratelli, Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato,

da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia

siete salvati.

Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per

mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante

la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù.

Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è

dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene.

Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio

ha preparato perché in esse camminassimo.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Giovanni (3,14-21) anno B.

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Come Mosè innalzò il serpente nel

deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede

in lui abbia la vita eterna.

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque

crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.

Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo,

ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.

Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato,

perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.

E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato

più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie.

Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue

opere non vengano riprovate.

Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che

le sue opere sono state fatte in Dio».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Non arretra la pandemia, purtroppo, molla, rinviene, ci illude, riappare.

Difficile estirparla; ci vuole coraggio, pazienza, tenacia e costanza, ma da domani ci

rinchiudono ancora in casa fino a Pasqua e per andare a Messa, dobbiamo fare

l’autocertificazione, ed allora, qualcuno, se l’è già presa con il Signore.

Come è difficile cambiare la nostra idea di Dio.

Siamo sinceri; l’idea di mercanteggiare con Dio, in fondo, non è poi così malvagia.

Potere in qualche modo controllare il nostro rapporto col divino, anche da cristiani,

anche da cattolici, qualche semplificazione la opererebbe.

E invece.

Gesù caccia dal tempio i venditori, coloro che trattano con Dio; io mi comporto bene

e Tu fammi star bene.

Io faccio le devozioni e Tu ascoltami.

Non è così; Gesù ci indica una strada nuova, un percorso inusuale, ancora oggi.

Il rapporto con Dio è totalizzante, intimo, suadente.

Quando scopriamo di avere un’interiorità diventiamo capaci di credere e di crescere.

Quando sperimentiamo la misura dell’amore di Dio dispieghiamo le ali.

Tutto si gioca sul sottile filo delle nostre convinzioni.

La Quaresima, che ci conduce al Tabor, è lo strumento che abbiamo per

convertire il nostro cuore.

Per riconoscere e fuggire le troppe immagini di un Dio piccino e meschino.

Facciamola semplice.

Il testo del Libro delle Cronache è il tipico esempio di come molti, anche se si professano

cristiani, vedono Dio.

Una visione lineare e semplice, a tratti semplicistica, di lettura della Storia.

Sarò onesto; nonostante non mi identifichi il ragionamento dell’autore, condiviso e ammiro

il suo desiderio di tentare una lettura nello Spirito della Storia.

Non ne siamo più capaci, siamo onesti; viviamo la nostra vita e gli eventi con fatalismo,

senza interrogarci, come se tutto fosse inevitabile.

Siamo strangolati da un mondo tutto e solo incentrato sulla sopravvivenza.

Ci avevano illuso di costruire un mondo più solidale e giusto, invece pochi, sempre meno,

hanno in mano il destino del mondo e lo spolpano per bramosia e cupidigia.

Fossimo capaci di leggere la Storia cercandone un senso!

Trovandovi, in filigrana, l’opera di Dio!

Ma, attenzione, perché la lettura fornita dal libro delle Cronache manca di respiro, tutta chiusa

nell’assenza di speranza e di eternità; se l’uomo è buono viene premiato, qui, sulla terra.

Se malvagio punito.

Quindi la distruzione di Gerusalemme e la deportazione in Babilonia è la conseguenza

dell’infingardaggine di Israele che non ha voluto ascoltare la voce dei profeti.

Detta così non fa una grinza ma, sinceramente, Dio non ne viene fuori molto bene!

Sarà Giobbe a mettere in crisi questa visione apparentemente logica.

Perché, allora, a volte il giusto è duramente punito dalla vita mentre il malvagio vive

nella prosperità?

La riflessione, grazie a Gesù, avrà uno sviluppo convincente.

Non è Dio a premiare o a punire, ma l’azione stessa che facciamo.

Colui che vive nell’odio, nella malvagità, nell’egoismo assoluto vive nel deserto totale e interiore.

E se anche, all’apparenza, ottiene potere e riconoscimento, la sua anima è morta.

Classica fotografia dei nostri politici che, a causa di questa pandemia, chiedono sacrifici

a noi umani, ma loro invece, si riempiono le tasche.

Colui che, invece, lascia spazio a Dio e alla sua giustizia, anche se il male sembra prevalere,

condivide la stessa sorte di Dio.

Il terribile impero di Babilonia sarà raso al suolo da Ciro di Persia che, senza saperlo,

diventerà così difensore di Israele.

Il messaggio è denso di speranza; sarà Dio ad avere l’ultima parola sul nostro mondo

caotico e indisciplinato.

E sarà una Parola di bene.

Tesi confermata dal dialogo notturno fra Nicodemo e Gesù.

Un dottore della Legge inquieto che, per non farsi vedere, cerca risposte di nascosto come,

spesso, facciamo anche noi.

Non va di moda farsi vedere in compagnai di gente come il Nazareno! Ieri e oggi!

Gesù ci sta, non fa l’offeso, lo accoglie nella sua immensa fragilità. E argomenta.

Bisogna cambiare mentalità, rinascere dall’alto.

Uscire dagli stereotipi, anche da quelli santi e religiosi.

Gesù parla di croce, la vede, là in fondo.

Se siamo morsicati dai serpenti della violenza, dell’inganno, dello sconforto, possiamo

guardare a Cristo innalzato.

Ultimo “sì” a Dio, ultimo “amen” definitivo e drammatico al progetto di Dio.

La croce che lasciamo pendere sulle nostre scelte, più che dai nostri colli, è la testimonianza

di quanto siamo disposti ad entrare nella logica di Dio che è logica di dono.

E il progetto è semplice; Dio vuole salvare.

Tutti, me compreso, ed ognuno di voi amici.

Salvare, vivere felici, avere, infine, il cuore colmo.

Per farlo occorre fidarsi, guardare alla croce, smettere di pensare a Dio come ad un

severo giudice scontroso e bizzarro.

Gesù giungerà a morire per affermare questa verità.

Ma questa è un’altra storia.

Fidiamoci, amici, lasciamo fare al Signore, perché, se vogliamo fare da soli combiniamo

solo casini, crediamo veramente in quello che ci dice il Signore attraverso il Vangelo,

Santa Domenica Fausto.

 

 

venerdì 12 marzo 2021

Il Vangelo del Sabato 13 Marzo 2021

 

Della 3° settimana di Quaresima.

Santa Cristina di Persia, martire.

Prima lettura dal libro del profeta Osèa (6,1-6)

«Venite, ritorniamo al Signore: egli ci ha straziato ed egli ci guarirà.

Egli ci ha percosso ed egli ci fascerà.

Dopo due giorni ci ridarà la vita e il terzo ci farà rialzare, e noi vivremo

alla sua presenza.

Affrettiamoci a conoscere il Signore, la sua venuta è sicura come l'aurora.

Verrà a noi come la pioggia d'autunno, come la pioggia di primavera

che feconda la terra».

Che dovrò fare per te, Èfraim, che dovrò fare per te, Giuda?

Il vostro amore è come una nube del mattino, come la rugiada che all'alba svanisce.

Per questo li ho abbattuti per mezzo dei profeti, li ho uccisi con le parole della

mia bocca e il mio giudizio sorge come la luce: poiché voglio l'amore e non

il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocàusti.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (18,9-14) anno dispari.

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano

l'intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini

salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano.

Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: "O Dio, ti ringrazio perché non sono

come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano.

Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo".

Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi

al cielo, ma si batteva il petto dicendo: "O Dio, abbi pietà di me peccatore".

Io vi dico: questi, a differenza dell'altro, tornò a casa sua giustificato, perché

chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La feroce parabola del Signore ci invita a non vedere la nostra fede come un

gioiello da mostrare a Dio, come un’ulteriore occasione per sfoggiare le nostre

capacità spirituali.

Il fariseo che si compiace della propria devozione, in fondo, dice il vero; sta

veramente mettendocela tutta per vivere e osservare le tante regole che i rabbini

imponevano al pio israelita.

In cosa sbaglia, allora?

È consapevole della propria superiorità e si confronta col povero pubblicano,

oggettivamente peccatore, che non osa nemmeno alzare lo sguardo.

Non è con quelli più lontani da noi che dobbiamo confrontarci, ma con chi

ancora potremmo diventare, col progetto di santità che Dio ha su di noi!

Siamo sempre pronti a vedere le nostre piccole qualità e a sottolineare i nostri

piccoli meriti, se confrontati con le fragilità altrui, ecco perché io mi dichiaro

peccatore, più di voi che venite a leggere i miei commenti sul Vangelo.

Il Signore, invece, ci invita a guardare sempre e solo al nostro percorso,

guardando alla meta, non ai fratelli.

E Gesù conclude, amareggiato, che il fariseo esce dal tempio senza avere

incontrato Dio, perché il suo cuore è ricolmo di sé.

Il pubblicano, invece, ha preso consapevolezza del proprio vuoto.

Ora è pronto per essere colmato e, così dobbiamo essere tutti noi, io per primo,

facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

giovedì 11 marzo 2021

Il Vangelo del Venerdì 12 Marzo 2021

 

Della 3° settimana di Quaresima.

San Luigi Orione, sacerdote e fondatore.

Prima lettura dal libro del profeta Osèa (14,2-10)

Così dice il Signore: «Torna, Israele, al Signore, tuo Dio, poiché hai inciampato

nella tua iniquità.

Preparate le parole da dire e tornate al Signore; ditegli: "Togli ogni iniquità,

accetta ciò che è bene: non offerta di tori immolati, ma la lode delle nostre labbra.

Assur non ci salverà, non cavalcheremo più su cavalli, né chiameremo più "dio

nostro" l'opera delle nostre mani, perché presso di te l'orfano trova misericordia".

Io li guarirò dalla loro infedeltà, li amerò profondamente, poiché la mia ira si è

allontanata da loro.

Sarò come rugiada per Israele; fiorirà come un giglio e metterà radici come un

albero del Libano, si spanderanno i suoi germogli e avrà la bellezza dell'olivo

e la fragranza del Libano.

Ritorneranno a sedersi alla mia ombra, faranno rivivere il grano, fioriranno

come le vigne, saranno famosi come il vino del Libano.

Che ho ancora in comune con gli ìdoli, o Èfraim?

Io l'esaudisco e veglio su di lui; io sono come un cipresso sempre verde, il tuo

è opera mia.

Chi è saggio comprenda queste cose, chi ha intelligenza le comprenda; poiché rette

sono le vie del Signore, i giusti camminano in esse, mentre i malvagi v'inciampano».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Marco (12,28b-34) anno dispari.

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il

primo di tutti i comandamenti?».

Gesù rispose: «Il primo è: "Ascolta, Israele!

Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo

cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza".

Il secondo è questo: "Amerai il tuo prossimo come te stesso".

Non c'è altro comandamento più grande di questi».

Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico

e non vi è altri all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l'intelligenza

e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli

olocàusti e i sacrifici».

Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano

dal regno di Dio».

E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Mi sembra il minimo che nessuno avesse il coraggio di interrogare Gesù!

Il dottore della Legge gli pone una domanda ma non per ascoltare una risposta;

vuole mettere in imbarazzo il Signore!

I rabbini del tempo, una parte di loro almeno, sostenevano che bisognasse

scrupolosamente osservare tutti e seicento i precetti, che non ve ne fosse uno

più importante di altri.

Gesù, invece, aiuta il malcapitato a riflettere su cosa è essenziale nella

sovrabbondanza di precetti e questi, giustamente, riporta lo Shemà, la preghiera

più importante per gli ebrei, quella che fa memoria della presenza di Dio e un altro

comando, considerato essenziale da uno dei rabbini più seguiti dell’epoca, Hillel.

Ottenuta la risposta Gesù lo liquida; bene, bravo, vivi quello che hai detto.

Che imbarazzo!

A volte anche noi riduciamo la fede a disquisizione, a grandi convegni, a teorie

teologiche, senza lasciare che la Parola di Dio fecondi e cambi le nostre vite.

Evitiamo di ridurre la fede a teoria ma applichiamola nella concretezza delle

nostre scelte, per non fare come il teologo del Vangelo di oggi, che deve

ammettere a se stesso di dover ancora iniziare a imparare ad amare, facendoci

aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 10 marzo 2021

Il Vangelo del Giovedì 11 Marzo 2021


Della 3° settimana di Quaresima.

San Costantino, re e martire.

Prima lettura dal libro del profeta Geremìa (7,23-28)

Così dice il Signore: «Questo ordinai loro: "Ascoltate la mia voce, e io sarò

il vostro Dio e voi sarete il mio popolo; camminate sempre sulla strada che

vi prescriverò, perché siate felici".

Ma essi non ascoltarono né prestarono orecchio alla mia parola; anzi,

procedettero ostinatamente secondo il loro cuore malvagio e, invece di

rivolgersi verso di me, mi hanno voltato le spalle.

Da quando i vostri padri sono usciti dall'Egitto fino ad oggi, io vi ho inviato con

assidua premura tutti i miei servi, i profeti; ma non mi hanno ascoltato né prestato

orecchio, anzi hanno reso dura la loro cervìce, divenendo peggiori dei loro padri.

Dirai loro tutte queste cose, ma non ti ascolteranno; li chiamerai, ma non

ti risponderanno.

Allora dirai loro: Questa è la nazione che non ascolta la voce del Signore, suo Dio,

né accetta la correzione.

La fedeltà è sparita, è stata bandita dalla loro bocca».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (11,14-23) anno dispari.

In quel tempo, Gesù stava scacciando un demonio che era muto.

Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle furono prese da stupore.

Ma alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli

scaccia i demòni».

Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.

Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va

in rovina e una casa cade sull'altra.

Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno?

Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl.

Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di

chi li scacciano?

Per questo saranno loro i vostri giudici.

Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.

Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede

è al sicuro.

Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali

confidava e ne spartisce il bottino.

Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Gesù non ama essere frainteso.

È incredibile come gli uomini, ieri come oggi, si lascino trascinare dagli istinti

mistici, dando retta a chiunque!

Gesù non vuole essere scambiato per un guaritore, per un santone, per un guru; nel

Vangelo di Marco impedisce ai miracolati di parlare, per timore di essere manipolato.

Oggi, invece, Gesù si deve difendere da chi lo accusa in maniera piuttosto ridicola

di operare esorcismi in nome di Satana!

E Gesù (ma quanta pazienza ha?) invece di ridicolizzare questa teoria la

argomenta e la smonta parola per parola, argomentandola.

Ovviamente non può guarire in nome di Satana perché scacciare i demoni in nome

del principe dei demoni è piuttosto controproducente, annota il Maestro!

Quante volte, ancora oggi, accampiamo mille scuse pur di non accogliere la

disarmante pretesa di Gesù di essere rivelatore del Padre!

Piuttosto che accogliere con umiltà la novità di Dio, ci arrampichiamo sugli

specchi per dare spiegazioni alternative, anche folli, pur di non mettere in conto

il fatto che quando Gesù si dichiara Figlio di Dio; potrebbe anche esserlo!

Sicuramente a qualcuno questa provocazione, farà storcere il naso, che volete,

io sono fatto così, o prendere o lasciare, perché quando scrivo, ma faccio sempre

aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

martedì 9 marzo 2021

Il Vangelo del Mercoledì 10 Marzo 2021

 

Della 3° settimana di Quaresima.

San Macario di Gerusalemme, vescovo.

Prima lettura dal libro del Deuteronòmio (4,1.5-9)

Mosè parlò al popolo e disse: «Ora, Israele, ascolta le leggi e le norme che io

vi insegno, affinché le mettiate in pratica, perché viviate ed entriate in possesso

della terra che il Signore, Dio dei vostri padri, sta per darvi.

Vedete, io vi ho insegnato leggi e norme come il Signore, mio Dio, mi ha ordinato,

perché le mettiate in pratica nella terra in cui state per entrare per prenderne possesso.

Le osserverete dunque, e le metterete in pratica, perché quella sarà la vostra saggezza

e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste

leggi, diranno: "Questa grande nazione è il solo popolo saggio e intelligente".

Infatti quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio,

è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo?

E quale grande nazione ha leggi e norme giuste come è tutta questa legislazione

che io oggi vi do?

Ma bada a te e guàrdati bene dal dimenticare le cose che i tuoi occhi hanno visto,

non ti sfuggano dal cuore per tutto il tempo della tua vita: le insegnerai anche ai

tuoi figli e ai figli dei tuoi figli».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (5,17-19) anno dispari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad

abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.

In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un

solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.

Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri

a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli.

Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Gesù è accusato di essere un anarchico, di sovvertire i costumi, di essere un

blasfemo perché non rispetta la Legge.

Oggi, invece, egli afferma di osservare la Legge e chiede che sia osservata

scrupolosamente.

Chi ha ragione?

I farisei rispettavano la Legge e chiedevano di osservarla, certo.

Ma la loro non era la legge data da Dio a Mosè sul Sinai, ma gli oltre seicento

precetti della tradizione orale che si erano accumulati con i secoli e che Gesù

contestava vigorosamente.

Mischiando insieme sacrosanti comandi con pie devozioni, opinioni teologiche

con semplici e discutibili abitudini, i rabbini e i dottori della Legge avevano

messo tutto sullo stesso piano, come a volte accade anche a noi, oggi, creando

una gran confusione.

Quando ci avviciniamo alla fede dobbiamo essere ben consapevoli che non tutto

è uguale allo stesso modo; ci sono dei pilastri essenziali alla fede, poi ci sono delle

riflessioni consequenziali e, infine, le tradizioni (buone e da rispettare, ma con

giudizio!) delle singole comunità e dei singoli preti.

Fare un pò di chiarezza intorno a cosa è essenziale distinguendolo dalle cose

marginali gioverebbe anche a noi cattolici, facendoci aiutare dalla preghiera!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 8 marzo 2021

Il Vangelo del Martedì 9 Marzo 2021

 

Della 3° settimana di Quaresima.

Santa Francesca Romana, religiosa.

Prima lettura dal libro del profeta Daniele (3, 25. 34-43)

In quei giorni, Azarìa si alzò e fece questa preghiera in mezzo al fuoco e aprendo

la bocca disse: «Non ci abbandonare fino in fondo, per amore del tuo nome, non

infrangere la tua alleanza; non ritirare da noi la tua misericordia, per amore di

Abramo, tuo amico, di Isacco, tuo servo, di Israele, tuo santo, ai quali hai parlato,

promettendo di moltiplicare la loro stirpe come le stelle del cielo, come la sabbia

sulla spiaggia del mare.

Ora invece, Signore, noi siamo diventati più piccoli di qualunque altra nazione,

oggi siamo umiliati per tutta la terra a causa dei nostri peccati.

Ora non abbiamo più né principe né profeta né capo né olocàusto né sacrificio né

oblazione né incenso né luogo per presentarti le primizie e trovare misericordia.

Potessimo essere accolti con il cuore contrito e con lo spirito umiliato, come

olocàusti di montoni e di tori, come migliaia di grassi agnelli.

Tale sia oggi il nostro sacrificio davanti a te e ti sia gradito, perché non c'è

delusione per coloro che confidano in te.

Ora ti seguiamo con tutto il cuore, ti temiamo e cerchiamo il tuo volto, non

coprirci di vergogna.

Fa' con noi secondo la tua clemenza, secondo la tua grande misericordia.

Salvaci con i tuoi prodigi, da' gloria al tuo nome, Signore».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (18,21-35) anno dispari.

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello

commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli?

Fino a sette volte?».

E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.

Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi.

Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli

doveva diecimila talenti.

Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto

lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito.

Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: "Abbi pazienza con me

e ti restituirò ogni cosa".

Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.

Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari.

Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: "Restituisci quello che devi!".

Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: "Abbi pazienza con

me e ti restituirò".

Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse

pagato il debito.

Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono

a riferire al loro padrone tutto l'accaduto.

Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: "Servo malvagio, io ti

ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato.

Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?".

Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito

tutto il dovuto.

Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore,

ciascuno al proprio fratello».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La proposta di Pietro è generosa ed eroica, quella di Gesù folle, che capiamo

solo nella logica divina.

Siamo chiamati a perdonare sempre perché siamo perdonati sempre.

Il piccolo credito che abbiamo verso i fratelli non è nulla rispetto al debito

mostruoso che abbiamo contratto verso Dio.

E che Egli ha cancellato.

Il debito del servo è volutamente assurdo; un talento equivale a 36 chili d’oro.

Diecimila talenti è una cifra inimmaginabile.

Quel debito viene condonato, non il debito dell’altro servo che, pur dovendo una

cifra consistente al collega, circa duecento giornate lavorative, non ha di che pagare.

La reazione del padrone è feroce; sei chiamato a perdonare perché ti è stato

condonato molto di più.

Ecco la ragione del perdono cristiano; perdono chi mi ha offeso perché io per

primo sono un perdonato.

Non perdono perché l’altro migliori, o si converta, o si intenerisca.

A volte l’altro non sa nemmeno di essere stato perdonato e può disprezzare il mio gesto.

Non perdono perché l’altro cambi, ma perché io ho urgente bisogno di cambiare!

Il perdono mi situa in una posizione nuova, diversa, mi rende simile a quel Dio

che fa piovere sopra i giusti e gli ingiusti.

Sono consapevole che non è facile, ci riusciamo se ci facciamo aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.