martedì 23 febbraio 2021

Il Vangelo del Mercoledì 24 Febbraio 2021

 

Della 1° settimana di Quaresima.

Sant' Etelberto, Re del Kent.

Prima lettura dal libro del profeta Giona (3,1-10)

In quel tempo, fu rivolta a Giona questa parola del Signore: «Àlzati,

va' a Nìnive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico».

Giona si alzò e andò a Nìnive secondo la parola del Signore.

Nìnive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino.

Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e

predicava: «Ancora quaranta giorni e Nìnive sarà distrutta».

I cittadini di Nìnive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il

sacco, grandi e piccoli.

Giunta la notizia fino al re di Nìnive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto,

si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere.

Per ordine del re e dei suoi grandi fu poi proclamato a Nìnive questo decreto: «Uomini

e animali, armenti e greggi non gustino nulla, non pascolino, non bevano acqua.

Uomini e animali si coprano di sacco e Dio sia invocato con tutte le forze; ognuno

si converta dalla sua condotta malvagia e dalla violenza che è nelle sue mani.

Chi sa che Dio non cambi, si ravveda, deponga il suo ardente sdegno e noi

non abbiamo a perire!».

Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia,

e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (11,29-32) anno dispari.

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire:

«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno,

ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona.

Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio

dell'uomo lo sarà per questa generazione.

Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa

generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della

terra per ascoltare la sapienza di Salomone.

Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.

Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione

e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono.

Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Per convertirci non abbiamo bisogno di segni prodigiosi o di eventi traumatici

nella nostra vita.

Abbiamo accanto a noi l’essenziale; la Parola, la testimonianza, la gioiosa

esperienza della Chiesa.

Abbiamo accanto a noi profeti come Giona che, nonostante la loro incoerenza

e la loro pavidezza, annunciano nella Ninive in cui viviamo il primato di Dio.

Abbiamo accanto a noi, nella Chiesa, persone sagge come Salomone che riescono

a non farsi prendere dal delirio di onnipotenza e si fanno carico degli altri con prudenza.

Comportiamoci come gli abitanti di Ninive che si vestirono di sacco e fecero

penitenza e come la regina di Saba, disposta a venire da lontano per poter ascoltare

la rara saggezza di Salomone!

Non come i contemporanei di Gesù, talmente assuefatti all’annuncio di Dio da non

riuscire a smuoversi dalle loro presunte certezze, anche dalle certezze di fede.

Ben più di Giona c’è qui, ben più di una rara saggezza!

Possiamo accedere a Dio sotto i segni sacramentali della sua presenza, senza paura.

Il Signore Gesù si è donato totalmente e ci rende possibile l’accesso al Padre;

è questo il tempo della conversione e della preghiera!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 22 febbraio 2021

Il Vangelo del Martedì 23 Febbraio 2021

 

Della 1° settimana di Quaresima.

San Policarpo, Vescovo e Martire.

Prima lettura dal libro del profeta Isaìa (55,10-11)

Così dice il Signore: «Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi

ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare,

perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola

uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò

che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (6,7-15) anno dispari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole

come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole.

Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete

bisogno prima ancora che gliele chiediate.

Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo

nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma

liberaci dal male.

Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli

perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre

vostro perdonerà le vostre colpe».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Nel deserto riscopriamo il valore e il dono della preghiera.

Quella preghiera che, giorno per giorno, feconda i nostri giorni e cambia il

nostro modo di vedere la vita.

Facciamo fatica a pregare, tutti, anche dopo molti anni di tentativi e di

esperienza, anche se siamo dei discepoli navigati.

Alla fine del percorso non ci resta che arrenderci all’evidenza, ammettere la

nostra incapacità e chiedere al Signore di insegnarci Lui a pregare.

La preghiera che ci consegna, l’unica che Egli ci ha donato, è colma della sua

interiorità, del suo slancio verso il Padre, della sua ricerca intima di Dio.

Un Dio che è Padre/madre, che ci invita a riconoscerci parte di un tutto, che ci

chiede di elemosinare ciò che riempie il quotidiano restando capaci di guardare

all’essenziale e all’altrove.

Riscopriamo questa preghiera, in queste settimane, facciamola nostra,

gustiamola, ripetiamola spesso durante lo scorrere dei giorni.

È la preghiera che meglio parla di Dio, e di noi.

Siamo figli di un padre straordinario, siamo discepoli di un Dio che ci fa

crescere e ci conduce verso la pienezza.

E ancora chiediamo che ogni uomo scopra o riscopra il volto del Padre,

attraverso la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 21 febbraio 2021

Il Vangelo del Lunedì 22 Febbraio 2021

 

Della 1° settimana di Quaresima.

Cattedra di san Pietro apostolo.

Prima lettura dalla prima lettera di san Pietro apostolo (5,1-4)

Carissimi, esorto gli anziani che sono tra voi, quale anziano come loro,

testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve

manifestarsi: pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo

non perché costretti ma volentieri, come piace a Dio, non per vergognoso

interesse, ma con animo generoso, non come padroni delle persone a voi

affidate, ma facendovi modelli del gregge.

E quando apparirà il Pastore supremo, riceverete la corona della gloria

che non appassisce.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (16,13-19) anno dispari.

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò

ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?».

Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa

o qualcuno dei profeti».

Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?».

Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne

né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli.

E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa

e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa.

A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà

legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Pietro è l’esempio migliore di come Gesù sappia trarre fuori da una persona ordinaria,

con tanti pregi ma anche con molteplici difetti e limiti, un capolavoro di santità.

La Chiesa stessa poggia sull’atto di fede e di amore di quest’uomo.

Le parole di Gesù devono essergli sembrate ancora oscure e di difficile comprensione.

Cosa significa pietra, e cos’è la Chiesa?

Con il tempo e la sofferenza Pietro comprenderà cosa significhi portare su di sé

tutto il peso della Chiesa intera.

Ma non per questo si tirerà indietro; alla mancanza di prudenza e di tatto sostituirà

una grande dose di generosità e di docilità.

Sono queste le virtù del primo Papa, che attirarono lo sguardo benevolo di Gesù

su quest’uomo semplice, ma pieno di Dio.

Imitiamo amici, Pietro, cerchiamo di essere semplicemente innamorati del Signore,

facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 20 febbraio 2021

Il Vangelo di Domenica 21 Febbraio 2021

 

Della 1° Domenica di Quaresima.

San Pietro Damiani, vescovo e dottore della Chiesa.

Prima lettura dal libro della Gènesi (9,8-15)

Dio disse a Noè e ai suoi figli con lui: «Quanto a me, ecco io stabilisco la mia

alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi, con ogni essere vivente

che è con voi, uccelli, bestiame e animali selvatici, con tutti gli animali che sono

usciti dall'arca, con tutti gli animali della terra.

Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutta alcuna carne dalle

acque del diluvio, né il diluvio devasterà più la terra».

Dio disse: «Questo è il segno dell'alleanza, che io pongo tra me e voi e ogni

essere vivente che è con voi, per tutte le generazioni future.

Pongo il mio arco sulle nubi, perché sia il segno dell'alleanza tra me e la terra.

Quando ammasserò le nubi sulla terra e apparirà l'arco sulle nubi, ricorderò

la mia alleanza che è tra me e voi e ogni essere che vive in ogni carne, e non

ci saranno più le acque per il diluvio, per distruggere ogni carne».

Parola di Dio.

Seconda lettura dalla prima lettera di san Pietro apostolo (3,18-22)

Carissimi, Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti,

per ricondurvi a Dio; messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito.

E nello spirito andò a portare l'annuncio anche alle anime prigioniere, che un tempo

avevano rifiutato di credere, quando Dio, nella sua magnanimità, pazientava nei

giorni di Noè, mentre si fabbricava l'arca, nella quale poche persone, otto in tutto,

furono salvate per mezzo dell'acqua.

Quest'acqua, come immagine del battesimo, ora salva anche voi; non porta via la

sporcizia del corpo, ma è invocazione di salvezza rivolta a Dio da parte di una

buona coscienza, in virtù della risurrezione di Gesù Cristo.

Egli è alla destra di Dio, dopo essere salito al cielo e aver ottenuto la sovranità

sugli angeli, i Principati e le Potenze.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Marco (1,12-15) anno B.

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta

giorni, tentato da Satana.

Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il Vangelo

di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi

e credete nel Vangelo».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Via le maschere, adesso.

Quelle di Carnevale, non ci hanno permesso di indossarle, dando la colpa alla

pandemia, ed allora, leviamo quelle che indossiamo sempre.

Inizia la Quaresima, il tempo che ogni anno ci viene donato per tornare

all’essenziale, per tornare a noi stessi, per fare in modo che l’anima ci

raggiunga, per incontrare Dio.

Lo desideriamo, certo, ma sappiamo bene quanto sia difficile conservare la fede,

fare del Vangelo il metro di giudizio della nostra vita, restare in intimità con noi stessi.

Questo tempo di essenzialità ci prepara alla grande festa della Pasqua e dobbiamo

vegliare finché le tante iniziative proposte dalle parrocchie in queste settimane non

ci giungano abitudinarie e fiacche.

Non lasciamo la maschera che indossiamo per indossare la maschera del penitente

pensando, così, di far piacere a Dio.

Il problema non è mangiare il prosciutto di venerdì, o mettere da parte dei soldi

per le missioni, né fare le facce da mortificati, ma vivificare la nostra fede.

Come Gesù è entrato nel deserto per decidere come affrontare la sua missione,

così anche noi entriamo del deserto per mettere a fuoco le scelte che vogliamo fare.

Certo; leggendo il Vangelo di Marco si resta piuttosto delusi; l’evangelista sintetizza

le tentazioni di Gesù in due soli versetti, senza entrare nel dettaglio.

Ma stiamo imparando a diffidare dell’apparente semplificazione di Marco.

Le sfumature che contraddistinguono il suo racconto sono un universo da scoprire.

È lo Spirito che spinge Gesù nel deserto per soddisfare il suo desiderio di verità,

di preghiera e di silenzio.

Lo abbiamo già incontrato, di notte, da solo, a pregare il Padre, il Maestro.

Ora lo ritroviamo per un lungo periodo a concentrarsi solo sul suo rapporto con Dio.

Avessimo il coraggio anche noi di imparare il silenzio!

Di scoprire una preghiera fatta di ascolto!

Di osare, sospinti dallo Spirito, qualche giorno all’anno da dedicare allo spirito!

Avessimo anche noi il coraggio di ridire al nostro cristianesimo tiepido che lo

Spirito ci spinge!

Che ci obbliga all’interiorità!

Per quaranta giorni Gesù resta nel deserto, tentato da satana.

Non è una parentesi nella sua vita; i quaranta giorni, nel cammino dell’Esodo,

indicando una generazione, cioè una vita.

Per tutta la vita Gesù ha voluto stare in contatto intimo con Dio, nel deserto del suo cuore.

Per tutta la vita Gesù ha combattuto contro colui che divide, contro l’avversario, il satana.

Il termine usato da Marco, uno dei tanti a sua disposizione, non indica, in questo caso,

la personificazione del male, ma lo spirito maligno, l’avversario, il divisore.

La parte oscura della realtà che ci mette a dura prova, continuamente.

Esiste il male e ci porta alla paralisi, come dicevamo domenica scorsa.

Esiste ed agisce continuamente nelle nostre vite.

Siamo liberi ed è impegnativo scegliere la parte luminosa della realtà, quella che

proviene da Dio.

Anche noi a volte abbiamo l’impressione di essere sempre in battaglia.

È consolante sapere che anche Gesù ha vissuto così. E ha vinto.

Fiere e angeli lo servono. Che significa?

Gli esegeti danno due spiegazioni, scegliete voi quella che vi convince di più.

Forse Marco sostiene che Gesù sta creando una nuova realtà.

L’uomo che vive in armonia con il creato, con le bestie feroci, richiama lo stato

iniziale di Adamo.

Come a dire; Gesù è il nuovo Adamo.

Ma, aggiungo io da birichino, come a dire che nel deserto il Maestro ritrova

l’armonia primigenia, e anche noi.

Cosa altro dobbiamo sentirci dire per riappropriarci del silenzio e della preghiera?

Forse Marco si riferisce alle fiere della profezia di Daniele; lì indicavano le grandi

potenze straniere dell’epoca, qui indica i poteri contro cui Gesù deve fare i conti (Roma,

il sinedrio, i farisei) ma, anche, i poteri che riconoscono la supremazia del Signore.

La nostra vita è come un tessuto; la trama siamo noi a disegnarla, ma deve essere

necessariamente intrecciata con l’ordito.

La sensazione che la nostra vita non vada da nessuna parte ci deriva, forse, dal fatto

che ci illudiamo di intessere una stoffa senza un ordito a cui appoggiare le nostre trame.

Gli angeli, in questo caso, indicano le tante presenze che Gesù, e noi, incontriamo

nel nostro percorso di fede e che ci riportano verso Dio.

Un amico, un prete, un evento, un libro possono diventare angeli che ci

aiutano a superare le tentazioni.

Marco è l’unico che lega la fine del deserto con l’inizio della predicazione in Galilea.

Non entriamo nel deserto per restarci, non costruiamo un mondo a parte, ma il

superamento della tentazione e il ritorno all’armonia iniziale, conseguiti grazie

all’aiuto dei tanti inviati con cui Dio accompagna il nostro cammino ci spingono

a diventare testimoni credibili.

Buon cammino Quaresimale, amici, inoltriamoci insieme a Gesù, nel deserto

del nostro cuore, per ritrovare la nuova Pasqua, Fausto.

 

 

venerdì 19 febbraio 2021

Il Vangelo del Sabato 20 Febbraio 2021

 

Del Sabato dopo le Ceneri.

Santa Giacinta Marto, veggente di Fatima.

Prima lettura dal libro del profeta Isaìa (58,9-14)

Così dice il Signore: «Se toglierai di mezzo a te l'oppressione, il puntare il dito

e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore all'affamato, se sazierai l'afflitto di cuore,

allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio.

Ti guiderà sempre il Signore, ti sazierà in terreni aridi, rinvigorirà le tue ossa;

sarai come un giardino irrigato e come una sorgente le cui acque non inaridiscono.

La tua gente riedificherà le rovine antiche, ricostruirai le fondamenta di

trascorse generazioni.

Ti chiameranno riparatore di brecce, e restauratore di strade perché siano popolate.

Se tratterrai il piede dal violare il sabato, dallo sbrigare affari nel giorno a me

sacro, se chiamerai il sabato delizia e venerabile il giorno sacro al Signore,

se lo onorerai evitando di metterti in cammino, di sbrigare affari e di contrattare,

allora troverai la delizia nel Signore.

Io ti farò montare sulle alture della terra, ti farò gustare l'eredità di Giacobbe,

tuo padre, perché la bocca del Signore ha parlato».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (5,27-32) anno dispari.

In quel tempo, Gesù vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle

imposte, e gli disse: «Seguimi!».

Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì.

Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa.

C'era una folla numerosa di pubblicani e d'altra gente, che erano con loro a tavola.

I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai

mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?».

Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati;

io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Siamo tutti peccatori, tutti bisognosi di conversione.

Guai a ritenerci dei giusti o, come accade più frequentemente, meno peccatori di altri.

La Quaresima dona la giusta prospettiva al peccato che è sempre allontanamento

da Dio e da noi stessi.

Solo alla luce del sole riconosciamo l’ombra che proiettiamo; i giorni nuvolosi

e di caligine non proiettano nessuna ombra!

Mettiamoci alla luce potente della Parola di Dio per vedere se nella nostra vita

ci sono delle ombre che possono essere illuminate dalla misericordia.

Non abbiamo bisogno di dimostrare a Dio di essere dei bravi ragazzi,

il Signore ha bisogno di figli, non di giusti.

I pubblicani, peccatori pubblici perché riscuotevano le tasse per conto dei

romani, erano considerati irrimediabilmente persi.

Gesù, invece, riesce a tirar fuori da loro il santo che hanno seppellito sotto

uno strato di indifferenza e di tenebra.

Il cammino della conversione, per noi discepoli, è continuo e ci aiuta a capire

quanto cammino dobbiamo ancora fare per essere totalmente trasfigurati dalla

grazia del Vangelo.

Non facciamo come i lamentosi farisei del Vangelo, che non pensano di avere

bisogno di conversione, e accogliamo l’invito del Signore, facendoci aiutare

dalla preghiera!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 18 febbraio 2021

Il Vangelo del Venerdì 19 Febbraio 2021

 

Del Venerdì dopo le Ceneri.

Beato Corrado Confalonieri, eremita.

Prima lettura dal libro del profeta Isaìa (58,1-9a)

Così dice il Signore: «Grida a squarciagola, non avere riguardo; alza la voce come

il corno, dichiara al mio popolo i suoi delitti, alla casa di Giacobbe i suoi peccati.

Mi cercano ogni giorno, bramano di conoscere le mie vie, come un popolo che

pratichi la giustizia e non abbia abbandonato il diritto del suo Dio; mi chiedono

giudizi giusti, bramano la vicinanza di Dio: "Perché digiunare, se tu non lo vedi,

mortificarci, se tu non lo sai?".

Ecco, nel giorno del vostro digiuno curate i vostri affari, angariate tutti i vostri operai.

Ecco, voi digiunate fra litigi e alterchi e colpendo con pugni iniqui.

Non digiunate più come fate oggi, così da fare udire in alto il vostro chiasso.

È forse come questo il digiuno che bramo, il giorno in cui l'uomo si mortifica?

Piegare come un giunco il proprio capo, usare sacco e cenere per letto, forse

questo vorresti chiamare digiuno e giorno gradito al Signore?

Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere

i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo?

Non consiste forse nel dividere il pane con l'affamato, nell'introdurre in casa i

miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti?

Allora la tua luce sorgerà come l'aurora, la tua ferita si rimarginerà presto.

Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà.

Allora invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà: "Eccomi!"».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (9,14-15) anno dispari.

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché

noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».

E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché

lo sposo è con loro?

Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Il digiuno cristiano ha una prospettiva romantica; segnala la nostalgia per lo

sposo, dice il Vangelo.

La pratica del digiuno, molto seria nei secoli scorsi, di fatto è quasi del tutto

trascurata dai paesi cristiani, ed è un vero peccato.

I nostri amici musulmani, con l’impegnativo e severo rispetto del mese di digiuno,

il Ramadan, ci ricordano che il digiuno è possibile, anche in una società che spende

più soldi in cibi dietetici di quanto i paesi del terzo mondo spendano per sfamarsi.

Il senso del digiuno deriva proprio dall’attenzione al tempo quaresimale che stiamo

vivendo, col desiderio profondo di porre un segno, anche concreto, di solidarietà

con i poveri e di ricordo della fame fisica.

Ogni venerdì di quaresima siamo invitati dall’astinenza dalle carni che, tradotto

per l’oggi, significa mangiare con parsimonia i cibi molto costosi (in America

i bambini ingrassano perché la carne costa meno della verdura e della frutta!)

preferendo cibi semplici.

Ma l’astinenza può anche essere dalla televisione o dal cellulare o dal computer

o dal fumo; un gesto che incide, almeno un poco!, sulla carne, per ricordarci che

siamo fatti anche d’anima, se facciamo fatica, l’iuto ci può venire dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.