domenica 4 ottobre 2020

Il Vangelo del Lunedì 5 Ottobre 2020

 

Della 27° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Maria Faustina Kowalska, apostola della Misericordia.

Prima lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (1,6-12)

Fratelli, mi meraviglio che, così in fretta, da colui che vi ha chiamati con la

grazia di Cristo voi passiate a un altro vangelo.

Però non ce n’è un altro, se non che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono

sovvertire il vangelo di Cristo.

Ma se anche noi stessi, oppure un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo

diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anàtema!

L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi annuncia un vangelo diverso

da quello che avete ricevuto, sia anàtema!

Infatti, è forse il consenso degli uomini che cerco, oppure quello di Dio?

O cerco di piacere agli uomini?

Se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo!

Vi dichiaro, fratelli, che il Vangelo da me annunciato non segue un modello

umano; infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per

rivelazione di Gesù Cristo.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (10,25-37) anno pari.

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù

e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?».

Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?».

Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua

anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso».

Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».

Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?».

Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani

dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono,

lasciandolo mezzo morto.

Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre.

Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre.

Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione.

Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua

cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui.

Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi

cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”.

Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?».

Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui».

Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

È istruito, il dottore della Legge, sa disputare di sottigliezze teologiche con i rabbini.

Nella selva degli oltre seicento precetti che ogni devoto israelita era chiamato

ad osservare era difficile dipanarsi, provare a fare una graduatoria.

Così lo scriba cerca di coinvolgere Gesù in una discussione da scuola rabbinica

ma con scarsissimi risultati.

La conclusione cui arriva Gesù è molto simile a quanto altri, il rabbino Hillel,

ad esempio, avevano elaborato.

Ma la differenza è palese; per lo scriba si tratta di un esercizio di intelligenza,

di una riflessione teologica.

Gesù, invece, lo invita a scendere dallo scranno e a riflettere; è inutile chiedersi

chi si debba considerare “prossimo” ma occorre aprire il proprio cuore

all’accoglienza di ogni uomo, diventando “prossimo”.

Il nemico giurato degli ebrei, un samaritano, si rivela l’unico “prossimo” del

poveraccio malmenato dal briganti.

Gesù invita il povero scriba, e noi, a smetterla di fare dei bei ragionamenti

e di metterci davvero in gioco, con l’aiuto della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

sabato 3 ottobre 2020

Il Vangelo di Domenica 4 Ottobre 2020

 

Della 27° Domenica del Tempo Ordinario.

San Francesco d'Assisi, Patrono d'Italia.

Prima lettura dal libro del profeta Isaìa (5,1-7)

Voglio cantare per il mio diletto il mio cantico d'amore per la sua vigna.

Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle.

Egli l'aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato viti pregiate;

in mezzo vi aveva costruito una torre e scavato anche un tino.

Egli aspettò che producesse uva; essa produsse, invece, acini acerbi.

E ora, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, siate voi giudici fra me

e la mia vigna.

Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto?

Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha prodotto acini acerbi?

Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua

siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata.

La renderò un deserto, non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi

e pruni; alle nubi comanderò di non andarvi la pioggia.

Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti è la casa d'Israele; gli abitanti

di Giuda sono la sua piantagione preferita.

Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva

rettitudine ed ecco grida di oppressi.

Parola di Dio.

Seconda lettura dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési (4,6-9)

Fratelli, non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio

le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti.

E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le

vostre menti in Cristo Gesù.

In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è

giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che

è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri.

Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica.

E il Dio della pace sarà con voi!

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (21,33-43) anno A.

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate

un'altra parabola: c'era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna.

La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre.

La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.

Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini

a ritirare il raccolto.

Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero,

un altro lo lapidarono.

Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.

Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: "Avranno rispetto per mio figlio!".

Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: "Costui è l'erede.

Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!".

Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.

Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».

Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna

ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».

E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: "La pietra che i costruttori

hanno scartato è diventata la pietra d'angolo; questo è stato fatto dal Signore

ed è una meraviglia ai nostri occhi"?

Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo

che ne produca i frutti».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Di nuovo la vigna. Ancora.
In questi giorni di autunno tiepido, di vendemmie e di speranza, di dolce mosto

d’uva che promette un vino corposo e robusto per il prossimo anno, ascoltiamo

parole che raccontano di vigne.
In questi acri giorni in cui l’Italia si rivela piccina e rissosa, stordita e fragile,

la Parola ci interroga.
Di quanta Parola che scuota le parole abbiamo bisogno!
La liturgia parla di un Dio che ci invita a lavorare con Lui, a costruire insieme

un mondo diverso, nuovo, dove la diversità è dono e la condivisione diventa

il riflesso dell’esperienza di chi, perdonato e pacificato, gioisce nel poter donare,

nel potersi donare.
Il Dio di Gesù restituisce dignità all’operaio dell’ultima ora, apprezza l’autenticità

di chi dice “no” per capire le ragioni di un possibile “sì”.
Per due domeniche la vigna è stata rivelatrice della misericordia e della lungimiranza di Dio.
Nel vangelo di oggi, invece, la vigna è protagonista della parabola cupa e

urticante del fallimento di Dio.

A Gerusalemme i frequentatori del tempio, i devoti, ascoltano il rabbì di Galilea che predica. Conoscono bene il cantico della vigna in Isaia, lo sanno a memoria.

Quante volte è stato commentato nelle sinagoghe quel brano!

Il brano dell’amore passionale del vignaiolo, Dio, per la sua vigna, Israele.

Il brano di chi si aspetta tanto, fatica tanto, proprio come mio fratello, come chi ancora

cava dalla terra il proprio stipendio e che, invece, non raccoglie che uva selvatica.
Immagine forte ed efficace, quella della vigna.
Dello sforzo che Dio, il padrone della vigna, fa per aiutare l’umanità a fiorire,

a portare frutto, a maturare.
Ma quante volte Israele non ha portato frutto!

Quante volte i profeti si sono visti rifiutare l’invito a conversione!

Quante volte il mondo ignora la presenza di Dio e si ritrova in bocca il gusto

amaro del fallimento!
Lo conoscono bene, il cantico della vigna.
Ma non capiscono che Gesù, riprendendolo e ampliandolo, sta parlando di sé.
E di loro.

Il mondo è la splendida vigna che Dio ci affida.
Non è roba nostra, il mondo, la vita, il tutto.

Nulla ci è dovuto, tutto ci è donato.
Eppure anche noi, come gli affittavoli malvagi, viviamo come se tutto ci appartenesse.
A Dio non dobbiamo nulla, e ci mancherebbe!
Dio continua a mandare i suoi servi, i profeti, ma chi li ascolta?
Accecato dalla propria cupidigia e follia, l’uomo dimentica che è solo il giardiniere del creato.
E arriva il cuore della parabola.
Il padrone manda il figlio. I vignaioli lo uccidono.
Gesù abbassa lo sguardo.

Vede nella durezza di chi lo ascolta il proprio destino segnato.
Ha parlato del padre, ha insegnato il perdono, ha demolito l’insopportabile

gabbia che i devoti avevano costruito intorno a Dio.

Ha sorriso e condiviso, guarito e sperato, pregato e pianto.
Ha svelato il vero volto del Padre.

Il vero volto dell’uomo Lui, che del Padre è l’immagine e dell’uomo la perfezione.
Ma non è servito. L’uomo non ha capito. La missione è fallita.
Nessun frutto è arrivato dai vignaioli, solo la follia di chi uccide Dio pensando

di prendere il suo posto.
Cosa deve ancora fare?

Si accalora, l’uditorio.
Sbraita, ora. Morte! Vendetta! Sangue! I vignaioli vanno uccisi!
Già. Idioti.
Non sanno che Gesù sta parlando proprio di loro.
È vero; non ha senso che il padrone subisca l’uccisione del proprio figlio.
Sospira, ora, il Signore, e li guarda, lungamente.
No, non farà così.
Nessuna vendetta, né sangue, né morte, se non la sua.
Forse gli affittavoli, vedendo la misura dell’amore del padrone, vedendo la sua

ostinata volontà di salvezza, capiranno e cambieranno. Forse.

No non sarà così, il Signore dovrà salire sulla Croce, per salvarci, altrimenti

non avremo capito un cavolo, ma Lui è così amici, non cessa di amarci,

buona Domenica Fausto.

 

 

venerdì 2 ottobre 2020

Il Vangelo del Sabato 3 Ottobre 2020

 

Il Vangelo del Sabato 3 Ottobre 2020.

Della 26° settimana del Tempo Ordinario.

San Gerardo di Brogne, Abate.

Prima lettura dal libro di Giobbe (42,1-3.5-6.12-16)

Giobbe prese a dire al Signore: «Comprendo che tu puoi tutto e che nessun

progetto per te è impossibile.

Chi è colui che, da ignorante, può oscurare il tuo piano?

Davvero ho esposto cose che non capisco, cose troppo meravigliose per me,

che non comprendo.

Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno veduto.

Perciò mi ricredo e mi pento sopra polvere e cenere».

Il Signore benedisse il futuro di Giobbe più del suo passato.

Così possedette quattordicimila pecore e seimila cammelli, mille paia di buoi

e mille asine.

Ebbe anche sette figli e tre figlie.

Alla prima mise nome Colomba, alla seconda Cassia e alla terza Argentea.

In tutta la terra non si trovarono donne così belle come le figlie di Giobbe

e il loro padre le mise a parte dell’eredità insieme con i loro fratelli.

Dopo tutto questo, Giobbe visse ancora centoquarant’anni e vide figli

e nipoti per quattro generazioni.

Poi Giobbe morì, vecchio e sazio di giorni.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (10,17-24) anno pari.

In quel tempo, i settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore,

anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome».

Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore.

Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra

tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi.

Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi

piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode,

o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti

e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.

Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.

Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre,

né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».

E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete.

Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non

lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

È tutto un dilagare di gioia questo brano!

Gioia dei discepoli per il risultato ottenuto dall’evangelizzazione, gioia di Gesù

per la loro gioia, gioia nel Padre che rivela una logica inattesa e privilegia i piccoli,

gioia che dobbiamo scoprire perché siamo conosciuti da Dio nell’intimo (questo è

il significato del fatto che i nostri nomi sono scritti nel cielo!).

Gioia che non è solo emozione ma radicale consapevolezza della grandezza di Dio

e del suo progetto sugli uomini che egli ama!

Gioia del saperci inseriti in un gigantesco progetto e processo di bene che Dio ha

sulla sua Creazione!

Concludiamo la nostra settimana con questa grande verità; se abbiamo il coraggio

di fermarci e di rileggere la nostra vita alla luce della Parola scopriremo di essere

inseriti in questo grande mosaico che Dio sta costruendo anche grazie alla nostra

piccola disponibilità.

Impariamo allora a porre la nostra gioia nelle cose che valgono e che restano,

a imparare a guardare il mondo così come Cristo ci insegna e a saper danzare nella

nostra vita non perché realizziamo un nostro progetto ma perché collaboriamo a

quello straordinario di Dio sul mondo, facendoci aiutare dalla preghiera!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 1 ottobre 2020

Il Vangelo del Venerdì 2 Ottobre 2020

 

Della 26° settimana del Tempo Ordinario.

Santissimi Angeli Custodi. 

Prima lettura dal libro di Giobbe (38,1.12-21;40,3-5)

Il Signore prese a dire a Giobbe in mezzo all'uragano: «Da quando vivi, hai mai

comandato al mattino e assegnato il posto all'aurora, perché afferri la terra per

i lembi e ne scuota via i malvagi, ed essa prenda forma come creta premuta da

sigillo e si tinga come un vestito, e sia negata ai malvagi la loro luce e sia spezzato

il braccio che si alza a colpire?

Sei mai giunto alle sorgenti del mare e nel fondo dell'abisso hai tu passeggiato?

Ti sono state svelate le porte della morte e hai visto le porte dell'ombra tenebrosa?

Hai tu considerato quanto si estende la terra?

Dillo, se sai tutto questo!

Qual è la strada dove abita la luce e dove dimorano le tenebre, perché tu le

possa ricondurre dentro i loro confini e sappia insegnare loro la via di casa?

Certo, tu lo sai, perché allora eri già nato e il numero dei tuoi giorni è assai grande!».

Giobbe prese a dire al Signore: «Ecco, non conto niente: che cosa ti posso rispondere?

Mi metto la mano sulla bocca.

Ho parlato una volta, ma non replicherò, due volte ho parlato, ma non continuerò».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (10,13-16) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse: «Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida!

Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo

a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite.

Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.

E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo?

Fino agli inferi precipiterai!

Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me.

E chi disprezza me, disprezza colui che mi ha mandato».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

È seria la salvezza, è molto seria.

Gesù è venuto per annunciare il volto di Dio, per convertire il cuore degli

uomini e orientarlo al bene assoluto della sua presenza.

È seria, la salvezza, chiede ascolto, chiede verità, chiede passione.

Molti, invece, rifiutano di ascoltare il Signore; sanno già tutto, sono figli di

Israele, hanno la promessa in tasca, cos’hanno da temere?

Sono gli altri, le città pagane che subiranno il castigo divino!

E Gesù li ammonisce; guai a chi presume di non avere bisogno di salvezza!

Guai a chi crede di credere, a chi pensa di sapere già tutto.

Così per noi; quanto è difficile parlare di Gesù ai cristiani; sanno già tutto!

Troppo spesso viviamo la nostra fede come una cosa scontata, come una buona

abitudine che ha bisogno solo di essere custodita e nulla più; quanto ci sbagliamo!

Prendiamo sul serio chi ci prende sul serio, mettiamoci in discussione perché

la Parola dimori in noi con abbondanza e porti frutti di conversione, anche

con l’aiuto della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 30 settembre 2020

Il Vangelo del Giovedì 1 Ottobre 2020

 

Della 26° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Teresa di Gesù Bambino, Vergine e Dottore della Chiesa.

Prima lettura dal libro di Giobbe (19,21-27)

Giobbe disse: «Pietà, pietà di me, almeno voi, amici miei, perché la mano

di Dio mi ha percosso!

Perché vi accanite contro di me, come Dio, e non siete mai sazi della mia carne?

Oh, se le mie parole si scrivessero, se si fissassero in un libro, fossero impresse

con stilo di ferro e con piombo, per sempre s'incidessero sulla roccia!

Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!

Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio.

Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (10,1-12) anno pari.

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due

davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.

Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!

Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!

Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa,

né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.

In qualunque casa entriate, prima dite: "Pace a questa casa!".

Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti

ritornerà su di voi.

Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché

chi lavora ha diritto alla sua ricompensa.

Non passate da una casa all'altra.

Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà

offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: "È vicino a voi il regno di Dio".

Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze

e dite: "Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la

scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino".

Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Luca ci introduce a Cristo con affetto e passione.

Ha scritto il suo Vangelo su suggerimento di Paolo, il suo evangelizzatore.

Da Paolo ha preso la forza e la correttezza storica, l’impegno e la serietà dell'impresa.

Ma la tenerezza è tutta sua, la compassione che ha conosciuto, credendo in Cristo,

solo lui riesce a comunicarla.

Il suo Vangelo, allora, è pieno di sfumature, di positività, di luce.

È il Vangelo per chi vuole uscire dalla visione piccina e ossessiva di un Dio giudice.

È il Vangelo per chi vuole imparare a pregare, attento com’è, Luca a farci

vedere Gesù Maestro di preghiera.

È il Vangelo della Chiesa che deve imparare ad evangelizzare.

È il Vangelo di chi, come lui, Luca, non ha mai visto Gesù in faccia, ma è stato

introdotto alla fede da qualcun altro. Come noi.

Luca ci sostiene con la sua testimonianza, invita tutti noi a diventare Chiesa così

come egli l’ha conosciuta, a osare la Chiesa cosi come egli l’ha imparata.

Grazie di cuore, caro Luca e, a noi ora serve solo pregare!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

30/09/2020 ore 21:00 - (misteri gloriosi) S. Rosario Amore Misericordio...

martedì 29 settembre 2020

Il Vangelo del Mercoledì 30 Settembre 2020

 

Della 26° settimana del Tempo Ordinario.

San Girolamo, Sacerdote e Dottore della Chiesa.

Prima lettura dal libro di Giobbe (9,1-12.14-16)

Giobbe rispose ai suoi amici e prese a dire: «In verità io so che è così: e come

può un uomo aver ragione dinanzi a Dio?

Se uno volesse disputare con lui, non sarebbe in grado di rispondere una volta su mille.

Egli è saggio di mente, potente di forza: chi si è opposto a lui ed è rimasto salvo?

Egli sposta le montagne ed esse non lo sanno, nella sua ira egli le sconvolge.

Scuote la terra dal suo posto e le sue colonne tremano.

Comanda al sole ed esso non sorge e mette sotto sigillo le stelle.

Lui solo dispiega i cieli e cammina sulle onde del mare.

Crea l’Orsa e l’Orione, le Plèiadi e le costellazioni del cielo australe.

Fa cose tanto grandi che non si possono indagare, meraviglie che non si possono contare.

Se mi passa vicino e non lo vedo, se ne va e di lui non mi accorgo.

Se rapisce qualcosa, chi lo può impedire?

Chi gli può dire: “Cosa fai?”.

Tanto meno potrei rispondergli io, scegliendo le parole da dirgli; io, anche se

avessi ragione, non potrei rispondergli, al mio giudice dovrei domandare pietà.

Se lo chiamassi e mi rispondesse, non credo che darebbe ascolto alla mia voce».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (9,57-62) anno pari.

In quel tempo, mentre camminavano per la strada, un tale disse a Gesù: «Ti seguirò

dovunque tu vada».

E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi,

ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».

A un altro disse: «Seguimi».

E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre».

Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia

il regno di Dio».

Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da

quelli di casa mia».

Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro

è adatto per il regno di Dio».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Gesù non vuole persone che lo cerchino per rifugiarsi in un comodo nido.

La fede non è una cuccia che ci protegge dal mondo sporco e cattivo!

Lui non ha dove posare il capo e chiede ai suoi discepoli la stessa disponibilità

a mettersi continuamente in gioco, in discussione.

Gesù chiede di lasciare i legami parentali, l’idea dell’appartenenza ad un clan,

a superare i miti ancestrali della famiglia totalizzante; è un legame che produce

la morte interiore, che rende schiavi di un'idea, che smorza le ali.

Gesù ci ammonisce a non rimpiangere il passato, a non voltarci indietro.

Quante volte i cattolici vivono rivolti al passato cercando di farlo rivivere!

La logica del Regno è radicalmente diversa; solo persone libere, disposte a

mettersi in discussione, rivolte al futuro possono seguire il Maestro.

È esigente il Signore, ma dona una prospettiva nuova a chi vuole assaporare

e condividere il grande sogno di Dio, con l’aiuto della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.