mercoledì 19 febbraio 2020

Il Vangelo del Giovedì 20 Febbraio 2020


Della 6° settimana del Tempo Ordinario.
Prima lettura dalla lettera di san Giacomo apostolo (2,1-9)
Fratelli miei, la vostra fede nel Signore nostro Gesù Cristo, Signore della
gloria, sia immune da favoritismi personali.
Supponiamo che, in una delle vostre riunioni, entri qualcuno con un anello d’oro
al dito, vestito lussuosamente, ed entri anche un povero con un vestito logoro.
Se guardate colui che è vestito lussuosamente e gli dite: «Tu siediti qui,
comodamente», e al povero dite: «Tu mettiti là, in piedi», oppure: «Siediti qui
ai piedi del mio sgabello», non fate forse discriminazioni e non siete giudici
dai giudizi perversi?
Ascoltate, fratelli miei carissimi: Dio non ha forse scelto i poveri agli occhi del mondo,
che sono ricchi nella fede ed eredi del Regno, promesso a quelli che lo amano?
Voi invece avete disonorato il povero!
Non sono forse i ricchi che vi opprimono e vi trascinano davanti ai tribunali?
Non sono loro che bestemmiano il bel nome che è stato invocato sopra di voi?
Certo, se adempite quella che, secondo la Scrittura, è la legge regale: «Amerai
il prossimo tuo come te stesso», fate bene.
Ma se fate favoritismi personali, commettete un peccato e siete accusati dalla
Legge come trasgressori.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (8,27-33) anno pari.
In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno
a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo:
«La gente, chi dice che io sia?».
Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?».
Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo».
E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed
essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso
e, dopo tre giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo.
Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e
disse: «Va’ dietro a me, Satana!
Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Ha appena riconosciuto nel falegname di Nazareth il Messia e il Rabbì, gli ha
restituito il favore, svelando al rude pescatore di Cafarnao di essere una roccia,
nel cuore.
E Simone, scopertosi Pietro, si monta la testa, figuriamoci.
Gesù svela a Pietro e ai suoi che, per Lui, essere Messia non significa fare il
guerriero, o il re divino, ma il servo della Parola, il servo di Dio, suo Padre.
Ed è disposto a farlo fino alla fine, fino in fondo, anche al prezzo della propria vita.
Pietro, appena eletto papa, prende da parte Gesù e lo invita a non scoraggiare il
morale delle truppe.
Gesù lo rimprovera duramente; quel pensiero è satanico, e invita Pietro a convertirsi.
Succede anche a noi così; proprio perché bravi cattolici, corriamo il rischio di
voler insegnare a Dio come si fa a governare il mondo.
Da non credere, facciamo perciò, un atto di umiltà facendoci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

martedì 18 febbraio 2020

Il Vangelo del Mercoledì 19 Febbraio 2020


Della 6° settimana del Tempo Ordinario.
Prima lettura dalla lettera di san Giacomo apostolo (1,19-27)
Lo sapete, fratelli miei carissimi: ognuno sia pronto ad ascoltare, lento a parlare
e lento all’ira. Infatti l’ira dell’uomo non compie ciò che è giusto davanti a Dio.
Perciò liberatevi da ogni impurità e da ogni eccesso di malizia, accogliete con
docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla salvezza.
Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo
voi stessi; perché, se uno ascolta la Parola e non la mette in pratica, costui somiglia
a un uomo che guarda il proprio volto allo specchio: appena si è guardato, se ne va,
e subito dimentica come era.
Chi invece fissa lo sguardo sulla legge perfetta, la legge della libertà, e le resta
fedele, non come un ascoltatore smemorato ma come uno che la mette in pratica,
questi troverà la sua felicità nel praticarla.
Se qualcuno ritiene di essere religioso, ma non frena la lingua e inganna così il
suo cuore, la sua religione è vana.
Religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è questa: visitare gli orfani
e le vedove nelle sofferenze e non lasciarsi contaminare da questo mondo.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (8,22-26) anno pari.
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero a Betsàida, e gli condussero
un cieco, pregandolo di toccarlo.
Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli
messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?».
Quello, alzando gli occhi, diceva: «Vedo la gente, perché vedo come degli
alberi che camminano».
Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente,
fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa.
E lo rimandò a casa sua dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
È un miracolo a puntate, quello di oggi.
Uno dei pochi, nel Vangelo.
Una guarigione a tappe, che tiene conto del fatto che a volte abbiamo bisogno
di tempo per abituarci alla novità di Dio.
Così per noi; la conversione non avviene necessariamente in maniera eclatante
e, quand’anche così accadesse, è solo la prima di un lungo percorso che ci porta
alla scoperta di noi stessi e di Dio.
Non dobbiamo avere fretta di liberarci dell’uomo vecchio, che, peraltro, ci terrà
compagnia per tutta la nostra vita.
Può capitare, a volte, di vedere degli alberi, invece che delle persone, di non saper
riconoscere il fratello accanto a noi, anche se convertiti, anche se discepoli.
Chiediamo al Signore la guarigione completa, per non rientrare nelle nostre vecchie
abitudini, ma per percorrere nuovi sentieri di liberazione, con l’aiuto della preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 17 febbraio 2020

Il Vangelo del Martedì 18 Febbraio 2020


Della 6° settimana del Tempo Ordinario.
Prima lettura dalla lettera di san Giacomo apostolo (1,12-18)
Beato l'uomo che resiste alla tentazione perché, dopo averla superata, riceverà
la corona della vita, che il Signore ha promesso a quelli che lo amano.
Nessuno, quando è tentato, dica: «Sono tentato da Dio»; perché Dio non può
essere tentato al male ed egli non tenta nessuno.
Ciascuno piuttosto è tentato dalle proprie passioni, che lo attraggono e lo
seducono; poi le passioni concepiscono e generano il peccato, e il peccato,
una volta commesso, produce la morte.
Non ingannatevi, fratelli miei carissimi; ogni buon regalo e ogni dono perfetto
vengono dall'alto e discendono dal Padre, creatore della luce: presso di lui non
c'è variazione né ombra di cambiamento.
Per sua volontà egli ci ha generati per mezzo della parola di verità, per essere
una primizia delle sue creature.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (8,14-21) anno pari.
In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non
avevano con sé sulla barca che un solo pane.
Allora Gesù li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito
dei farisei e dal lievito di Erode!».
Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane.
Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane?
Non capite ancora e non comprendete?
Avete il cuore indurito?
Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite?
E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante
ceste colme di pezzi avete portato via?».
Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila,
quante sporte piene di pezzi avete portato via?».
Gli dissero: «Sette».
E disse loro: «Non comprendete ancora?».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
I discepoli devono guardarsi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode.
Ne basta un pizzico per far lievitare la pasta, ne basta un briciolo per
intossicare la nostra vita spirituale.
Il lievito dei farisei; l’ipocrisia, cioè l’apparenza, una vita giocata sull’esteriorità.
O, peggio, una vita di fede che vuol mettersi in bella mostra davanti a Dio,
disprezzando santamente gli altri, quelli che non vanno a messa, che non fanno
i catechisti, quei genitori che non educano alla fede, pensando, in tutta umiltà,
di essere graditi a Dio con i nostri atteggiamenti.
Anche ai discepoli può succedere di vivere ciò che Gesù ha duramente condannato.
Il lievito di Erode, che vede in Dio un concorrente, che pensa che Dio gli voglia
rubare il posto.
Così i discepoli, specialmente quelli più navigati, pensano in cuor loro che forse
non è valsa la pena fare tante rinunce, negarsi tante mondane soddisfazioni, solo
per la paura di finire all’inferno.
No, non è così, il Signore non vuole fedeli per paura, ma bensì, fedeli per amore,
per questo dobbiamo farci aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 16 febbraio 2020

Il Vangelo del Lunedì 17 Febbraio 2020


Della 6° settimana del Tempo Ordinario.
SS. Sette fondatori dell’Ordine dei Servi della Beata Vergine Maria.
Prima lettura dalla lettera di san Giacomo apostolo (1,1-11)
Giacomo, servo di Dio e del Signore Gesù Cristo, alle dodici tribù che sono
nella diaspora, salute.
Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove,
sapendo che la vostra fede, messa alla prova, produce pazienza.
E la pazienza completi l'opera sua in voi, perché siate perfetti e integri,
senza mancare di nulla.
Se qualcuno di voi è privo di sapienza, la domandi a Dio, che dona a tutti
con semplicità e senza condizioni, e gli sarà data.
La domandi però con fede, senza esitare, perché chi esita somiglia all'onda
del mare, mossa e agitata dal vento.
Un uomo così non pensi di ricevere qualcosa dal Signore: è un indeciso,
instabile in tutte le sue azioni.
Il fratello di umile condizione sia fiero di essere innalzato, il ricco, invece,
di essere abbassato, perché come fiore d'erba passerà.
Si leva il sole col suo ardore e fa seccare l'erba e il suo fiore cade, e la
bellezza del suo aspetto svanisce.
Così anche il ricco nelle sue imprese appassirà.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Marco (8,11-13) anno pari.
In quel tempo, vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli
un segno dal cielo, per metterlo alla prova.
Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno?
In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno».
Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Di quanti segni abbiamo bisogno per credere?
Io ne ho avuto bisogno di tanti!
Muti e sordi, ciechi e storpi, lebbrosi e paralitici, contravvenendo all’ordine
del Maestro, urlano al mondo di essere stati guariti; è quello che sto facendo,
anche se a volte contrastato, ma come con loro non riuscivano a farli smettere
di gridare, a me devono tagliare le dita per fermarmi.
E molti di più come il sottoscritto, hanno trovato nelle sue parole lo specchio
di una vita diversa, altra, e il volto di un Dio inatteso e tanto desiderato.
E altri cantano le sue gesta, io le scrivo, ma non eroiche, non eclatanti.
Il sorriso fatto ai bambini, (non le elettroscosse come quelli di Bibbiano),
e la pazienza nell’ascoltare il dolore, e la compassione, vera, adulta, virile,
che emerge da ogni suo gesto.
Di quanti altri segni abbiamo bisogno per credere?
Come se Dio fosse una marionetta al nostro servizio.
Come se, per esistere, Dio dovesse continuamente esaudire i nostri desideri,
a volte seri, molto più spesso futili e inutili.
Di quanti altri segni ho bisogno per credere che Dio è ed è presente nella mia,
nella nostra, quotidianità?
Non di segni, ma della preghiera assidua.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

sabato 15 febbraio 2020

Il Vangelo di Domenica 16 Febbraio 2020


Della 6° Domenica del Tempo Ordinario.
Prima lettura dal libro del Siràcide (15,16-21)
Se vuoi osservare i suoi comandamenti, essi ti custodiranno; se hai fiducia
in lui, anche tu vivrai.
Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua: là dove vuoi tendi la tua mano.
Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, il bene e il male: a ognuno
sarà dato ciò che a lui piacerà.
Grande infatti è la sapienza del Signore; forte e potente, egli vede ogni cosa.
I suoi occhi sono su coloro che lo temono, egli conosce ogni opera degli uomini.
A nessuno ha comandato di essere empio e a nessuno ha dato il permesso di peccare.
Parola di Dio.
2° Lettura dalla prima lettera di san Paolo ai Corìnzi (2,6-10)
Fratelli, tra coloro che sono perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza
che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo, che vengono
ridotti al nulla.
Parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta
e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria.
Nessuno dei dominatori di questo mondo l’ha conosciuta; se l’avessero conosciuta,
non avrebbero crocifisso il Signore della gloria.
Ma, come sta scritto: «Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai
entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano».
Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce
bene ogni cosa, anche le profondità di Dio.
Parola di Dio.
Dal Vangelo secondo Matteo (5,17-37) anno A.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad
abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.
In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo
iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri
a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli.
Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei,
non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere
sottoposto al giudizio”.
Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio.
Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi
gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche
cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti
con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui,
perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu
venga gettato in prigione.
In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”.
Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso
adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene
infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga
gettato nella Geènna.
E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te:
ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo
corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”.
Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima,
la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai
verso il Signore i tuoi giuramenti”.
Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per
la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la
città del grande Re.
Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco
o nero un solo capello.
Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».
Parola del Signore.
Meditazione personale sul Vangelo di oggi.
Speriamo che la Quaresima arrivi presto.
Perché, siamo sinceri, ancora qualche domenica con Vangeli del genere e mi
converto allo Zoroastrismo.
Non so voi, ma già le beatitudini a me provocano una certa acidità di stomaco,
ma i due capitoli che seguono, in cui Gesù smonta pezzo per pezzo tutto quello
che i devoti del tempo (e di sempre) pensavano essere l’essenziale della fede,
proprio fatico ad ascoltarli.
Figuriamoci a viverli.
Eppure quelle indicazioni, preziose, in cui Gesù si permette di correggere, meglio;
di riportare all’origine la Legge che Dio ha donato agli uomini, ci svelano
tantissimo di Dio, di Gesù, e di noi.
Ci dicono che Dio sa come funzioniamo, che ci ha creati e la sua Parola, la sua Legge,
i “comandamenti”, altro non sono che indicazioni per il nostro buon funzionamento.
Dio non si diverte a farci impazzire mettendoci paletti e facendoci penare,
proponendoci comportamenti irreprensibili (e noiosi).
Dio non è geloso della nostra libertà e allora la limita.
Semplicemente sa come funzioniamo, e desidera profondamente portarci alla
sorgente della beatitudine, del bene.
Dio è il collaboratore della nostra gioia; il peccato è male perché ci fa del male.
Quanto è bello pensare che Dio si occupa realmente di noi!
E che, Lui sì, ha a cuore il nostro bene!
Ci dicono che Gesù prende coscienza di chi Lui è, veramente.
Trova nel profondo di sé la sua identità, quando l’umano e il divino
cominciano ad interagire.
Gesù scopre la sua missione, ma scopre anche che la sua intimità con Dio è diversa
da quella che ogni uomo ha sperimentato.
Ora è chiaro che in Lui abita corporalmente la pienezza della divinità.
E allora rilegge la Scrittura e la riporta all’origine.
Prende le leggi fatte dagli uomini per tentare (ingenui!) di proteggere la Legge
di Dio e le smonta.
Quel ma io vi dico, perentorio, folle, inconcepibile perché pronunciato da un
falegname fattosi profeta, ci dicono la misura dell’autorevolezza di Gesù, capace
di mettere in discussione ciò che nessuno mai avrebbe osato contestare.
Gesù non è un anarchico che sovverte le tradizioni.
Egli sa distinguere fra le tradizioni degli uomini e quelle di Dio.
Gesù, svelandomi il volto di Dio, mi svela il mio volto più autentico, mi aiuta
veramente a realizzare la parte migliore di me.
Questo Dio che mi ha progettato, costruito, plasmato, sa in che cosa consiste la felicità.
E me la indica.
Certo, la strada, all’apparenza, è in salita.
Ma per salire sulle vette è quasi sempre necessaria un pò di fatica!
Gesù, nel discorso della montagna, segue un piano ben preciso; ha iniziato parlando
del Regno e di chi vi appartiene, nelle beatitudini; domenica scorsa ci ha ammonito
ad uscire da une fede insipida e oscura.
Oggi e nelle prossime domeniche ci indicherà degli atteggiamenti concreti da
seguire che sono la conseguenza dell’illuminazione interiore.
Già alcuni giudei, i più devoti, erano stati abilissimi a manipolare gli insegnamenti di
Mosé, a imprigionare il volo della libertà, ad adattare, minimalizzare, aggiustare il tiro.
Gesù invece scardina tutto.
Riprende a uno a uno i precetti e ne svela il senso profondo, se ne riappropria,
toglie la vernice delle tradizioni umane che ne avevano smorzato lo splendore.
Straordinario Gesù!
Così facendo disinnesca la bomba, fa crescere i presenti, libera la legge
orientandola verso Dio.
Gli astanti, come noi, si erano costruiti una gabbia dorata, sicura, una millimetrica
serie di leggi così da poter dire a Dio, come ad un irreprensibile funzionario;
ho fatto tutto, non ho sgarrato.
Gesù abbatte nuovamente gli steccati, libera Dio e il suo progetto dalle
nostre manipolazioni.
E proprio questa autorevolezza sarà all’origine di tanto astio, di tanta ostilità;
chi pretendi di essere, Nazareno?
Se accogliamo le beatitudini, se vogliamo insaporire la vita, non dobbiamo
nasconderci dietro ad un dito.
La violenza sgorga dal cuore, non basta barricarsi dietro ad un presunto buonismo;
si può uccidere anche con la lingua, fare stragi con il giudizio impietoso, genocidi
con la nostra impietosa analisi.
In questo mondo che ha sdoganato il pettegolezzo facendolo diventare un’attività
benemerita e lucrosa (è bastato chiamarlo gossip!), il discepolo è chiamato a
vedere e dire solo il bene che abita il cuore degli uomini.
La lussuria e il dominio è nel nostro cuore, non siamo un corpo, possediamo un
corpo e l’altro non può diventare un oggetto.
In questo tempo orribile in cui i padri plaudono le figlie che si fanno strada
nella squallida notorietà delle starlette ad ogni costo e le persone si misurano
dalla loro avvenenza, il discepolo ancora propone una lettura di sé e degli altri
basata sulla persona, non sulla sua apparenza.
La menzogna ci sta accanto, ed è inutile scaricare sempre le responsabilità sugli altri.
In un mondo fasullo e menzognero il discepolo non ha bisogno di giurare perché,
semplicemente dice il vero perché è vero.
E non ha paura di pagare per i propri sbagli.
Per fare questo, occorre scegliere fra l’acqua e il fuoco.
L’acqua che spegne ogni passione, il fuoco che divora i santi.
Siamo liberi, liberi di scegliere, drammaticamente liberi di scegliere.
Invochiamo davvero lo Spirito della Sapienza, come ci suggerisce san Paolo,
per accogliere questa pagina che ci porta alla libertà interiore.
Urticante, lo so. Prendetevela con Gesù.
È veramente così, amici, stiamo attenti a quello che diciamo e che facciamo, solo
seguendo le indicazioni del Vangelo saremo nel giusto, Santa Domenica Fausto.