venerdì 7 giugno 2019

Il Vangelo del Sabato 8 Giugno 2019


Della 7° settimana di Pasqua.
1° Lettura dagli Atti degli Apostoli (28,16-20.30-31)
Dal Vangelo secondo Giovanni (21,20-25) anno dispari.
In quel tempo, Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù
amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato:
«Signore, chi è che ti tradisce?».
Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?».
Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?
Tu seguimi».
Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto.
Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che
egli rimanga finché io venga, a te che importa?».
Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo
che la sua testimonianza è vera.
Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una
per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che
si dovrebbero scrivere.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Ora Pietro è pronto.
Ha ammesso di non essere capace di amare come avrebbe voluto, come
avrebbe dovuto, come avrebbe potuto.
Ora ha misurato il suo limite, perciò Gesù lo sceglie.
L’ultima parola che gli rivolge è uguale alla prima, rivoltagli molti anni
prima; seguimi.
Non c’è mai fine alla chiamata, come non abbiamo mai finito di seguire il Signore.
Col passare degli anni pensiamo di essere cresciuti nella fede, di avere
capito i grandi misteri di Dio.
No, non è proprio così.
Siamo (per) sempre viandanti, per sempre cercatori, incessantemente pellegrini.
Ma il Signore ci chiama, al di là delle nostre stanchezze, al di dentro dei nostri
continui fallimenti.
Non si scoraggia, il Risorto, vede in noi il Santo che Egli ha pensato quando
ci ha plasmato dal nulla.
Ora ricomincia tutto, per Pietro.
La sua vita si consumerà nell’annuncio del risorto, affrontando il difficile
compito di rassicurare e condurre i fratelli, Lui, uomo di poche parole,
abituato alla fatica della pesca.
Perciò, non dobbiamo essere laureati per parlare della Parola del Signore,
ma solo lasciarci condurre dallo Spirito ed aprire il nostro cuore facendoci
aiutare dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

giovedì 6 giugno 2019

Il Vangelo del Venerdì 7 Giugno 2019


Della 7° settimana di Pasqua.
1° Lettura dagli Atti degli Apostoli (24,13-21)
Dal Vangelo secondo Giovanni (21,15-19) anno dispari.
In quel tempo, [quando si fu manifestato ai discepoli ed] essi ebbero mangiato,
Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?».
Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene».
Gli disse: «Pasci i miei agnelli».
Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?».
Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene».
Gli disse: «Pascola le mie pecore».
Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?».
Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse "Mi vuoi bene?",
e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene».
Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando
eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio
tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi».
Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio.
E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Gli evangelisti ci presentano Pietro come l’ultimo fra gli apostoli a
convertirsi alla gioia.
Gesù è risorto, certo, e Pietro ha avuto anche la straordinaria esperienza
di un’apparizione privata che non deve essere andata molto bene visto che
nessuno ne parla.
Ma è come se la resurrezione fosse per qualcun altro, non per lui.
Perciò Gesù viene per salvare la pecora che si era smarrita, sul lago di
Tiberiade alla fine di un’ennesima notte infruttuosa.
Perciò lo prende da parte e lo aiuta a riconciliarsi con se stesso.
Pietro è incalzato e ammette di voler bene al Signore.
Ma non è più disposto a fare grandi proclami e grandi promesse.
Troppo il dolore per osare ancora.
Gesù sorride; ora Pietro è pronto.
Poiché ha sperimentato il proprio limite ora è capace di accogliere quello
degli altri, senza giudizio e congetture, ma con la misericordia che forgia i santi.
Pietro ci è riuscito, e noi invece, ci riusciamo o dobbiamo fare l’esperienza di Pietro?
Spero di no; impariamo dall’esempio di Pietro e preghiamo.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

mercoledì 5 giugno 2019

Il Vangelo del Giovedì 6 Giugno 2019


Della 7° settimana di Pasqua.
1° Lettura dagli Atti degli Apostoli (22,30;23,6-11)
Dal Vangelo secondo Giovanni (17,20-26) anno dispari.
In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:] «Non prego
solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro
parola: perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te,
siano anch'essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano una sola
cosa come noi siamo una sola cosa.
Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo conosca
che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.
Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch'essi con me dove sono
io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi
hai amato prima della creazione del mondo.
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi
hanno conosciuto che tu mi hai mandato.
E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore
con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Gesù durante la sua ultima grande preghiera sacerdotale porta nel suo cuore
i suoi discepoli amati.
È preoccupato quasi più per loro che per sé; chiede al Padre di conservarli
nell’amore, di sostenerli nel loro percorso.
Ma non si ferma lì; la sua preghiera si allarga e guarda oltre i confini della
storia, per arrivare fino a noi.
Sì; Gesù prega per noi suoi discepoli di seconda e terza generazione; per
noi che abbiamo creduto grazie alla predicazione credibile di chi ci ha
parlato del Signore.
Ma emoziona pensare di essere presente nella preghiera di Cristo.
Di essere anch’io, come voi, nelle nostre piccole vicende, nell’orto degli Ulivi.
Stiamo a cuore al Signore, siamo preziosi ai suoi occhi, si preoccupa per
noi e innalza la sua preghiera al Padre per ciascuno di noi.
Gesù prega per noi ma non si sostituisce a noi, non fa ciò che siamo in
grado di fare, non opera contro la nostra volontà.
Che dire di più? Niente, solo pregare con Lui.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

martedì 4 giugno 2019

Il Vangelo del Mercoledì 5 Giugno 2019


Della 7° settimana di Pasqua.
S. Bonifacio, vescovo e martire.
1° Lettura dagli Atti degli Apostoli (20,28-38)
Dal Vangelo secondo Giovanni (17,11b-19) anno dispari.
In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:] «Padre santo,
custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola
cosa, come noi.
Quand'ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato,
e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della
 perdizione, perché si compisse la Scrittura.
Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano
in se stessi la pienezza della mia gioia.
Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono
del mondo, come io non sono del mondo.
Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno.
Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Consacrali nella verità.
La tua parola è verità.
Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo;
per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Quanto umanissimo amore lasciano intravvedere le parole del Signore Gesù
dopo l’ultima cena!
Parole di affetto, di attenzione, di preoccupazione non per sé e per il proprio
amaro destino, ma per coloro che lo hanno seguito, per noi che lo abbiamo
scelto come nostra guida e Signore.
Invece di essere travolto dalle comprensibili paure che assalgono ogni uomo
davanti alla propria tragica fine, Gesù rivolge la sua accorata preghiera per
noi discepoli, fragili e vulnerabili, incapaci di fronteggiare le persecuzioni
del mondo e le tentazioni dell’avversario.
Noi discepoli che abbiamo scoperto di non appartenere al mondo, di essere
rinati in una dimensione nuova, diversa, donataci gratuitamente da Dio.
E che possiamo restare discepoli solo se ci nutriamo della verità che ci
deriva dalla conoscenza della Parola di Dio.
Invochiamo lo Spirito Santo che ci aiuti a scrutare la Scrittura per trovarvi
tutta la verità di cui abbiamo necessità, facendoci aiutare dalla preghiera.   
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

lunedì 3 giugno 2019

Il Vangelo del Martedì 4 Giugno 2019


Della 7° settimana di Pasqua.
1° Lettura dagli Atti degli Apostoli (20,17-27)
Dal Vangelo secondo Giovanni (17,1-11a) anno dispari.
In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Padre, è venuta l'ora:
glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te.
Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna
a tutti coloro che gli hai dato.
Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai
mandato, Gesù Cristo.
Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l'opera che mi hai dato da fare.
E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso
di te prima che il mondo fosse.
Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo.
Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola.
Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le
parole che hai dato a me io le ho date a loro.
Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno
creduto che tu mi hai mandato.
Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato,
perché sono tuoi.
Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro.
Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
La vita eterna, che è già cominciata per ciascuno di noi, consiste nel
conoscere Dio.
La vita che ci è donata è un percorso per giungere alla conoscenza; di noi
stessi e di Dio, di Dio attraverso la scoperta della nostra interiorità, e del
nostro vero “io” alla luce del vero volto di Dio.
Molti pensano che la vita coincida con la sopravvivenza, con lo scorrere
dei giorni, con il soddisfacimento dei bisogni.
Quelli che osano di più sognano e a volte realizzano anche una storia d’amore.
Ma tutto ciò che facciamo, che croncretizziamo, la gioia, legittima e necessaria,
che sperimentiamo, tutto ci conduce alla scoperta del volto di Dio nascosto
dietro e dentro la realtà.
Ma quante poche energie dedichiamo a questa conoscenza, e quanto tempo
spendiamo per ciò che non può dissetare!
La progressiva conoscenza di Dio ci vede in sintonia con Gesù che ci
sente “suoi”, che prega per noi.
È bellissimo pensare di essere preziosi agli occhi del Maestro Gesù, questo
ci rende forti e ci permette di affrontare ogni difficoltà, superare ogni ostacolo
e affrontare ogni dolore.
Per questo, dobbiamo unirci a Lui nella preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

domenica 2 giugno 2019

Il Vangelo del Lunedì 3 Giugno 2019


Della 7° settimana di Pasqua.
SS. Carlo Lwanga e compagni martiri.
1° Lettura dagli Atti degli Apostoli (19,1-8)
Dal Vangelo secondo Giovanni (16,29-33) anno dispari.
In quel tempo, dissero i discepoli a Gesù: «Ecco, ora parli apertamente
e non più in modo velato.
Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t'interroghi.
Per questo crediamo che sei uscito da Dio».
Rispose loro Gesù: «Adesso credete?
Ecco, viene l'ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto
suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.
Vi ho detto questo perché abbiate pace in me.
Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Difficile misurare la propria fede.
Difficile sapere se siamo o meno capaci di professare la nostra fiducia
nel Dio di Gesù.
Difficile, soprattutto, quando le cose vanno male o non vanno come
avremmo sperato.
Quando ci sembra tutto chiaro, come accade agli apostoli prima dell’arresto,
in realtà ancora non abbiamo sperimentato il limite del nostro limite, la
misura della nostra fragilità.
Quante volte pensiamo (speriamo?) di avere alle spalle un solido percorso
di fede ed invece ci troviamo a rimettere tutto in discussione?
Proprio la luce dell’Ascensione ci rassicura; Gesù è salito al Cielo per
essere presente qui e ovunque.
E chiede di dimorare nella pace che è la sua presenza.
Siamo amati, siamo nelle mani e nell’abbraccio fiducioso di Dio,
cosa dobbiamo temere?
Non abbiamo nulla da temere se crediamo veramente, facendoci aiutare
dalla preghiera.
Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il
tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua
volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a
noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori, e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male. Amen.
Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto
del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, ora, e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.
Buona giornata, Fausto.

sabato 1 giugno 2019


Il Vangelo di Domenica 2 Giugno 2019.
Ascensione del Signore.
1° Lettura dagli Atti degli Apostoli (1,1-11)
2° Lettura dalla lettera agli Ebrei (9,24-28; 10,19-23)
Dal Vangelo secondo Luca (24,46-53) anno C.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà
e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti
i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme.
Di questo voi siete testimoni.
Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate
in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse.
Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo.
Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande
gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.
Parola del Signore.
Riflessione personale sul Vangelo di oggi.
Uomini di Galilea, perché continuate a guardare il cielo?
Sono stupiti e amareggiati, i discepoli.
Il Maestro se ne va proprio ora che, infine, avevano capito il grande disegno
di Dio su Gesù, proprio ora che, finalmente, avevano superato il dolore e si
erano convertiti alla gioia!
Proprio ora che, come nel finale in una bella commedia americana, tutto
sembrava chiaro, lineare; il Regno era finalmente iniziato e Gesù avrebbe
regnato con i suoi fedeli apostoli per l’eternità.
E invece no.
Spiazzati, nuovamente.
Gesù torna al Padre, e affida l’annuncio del Regno ai discepoli.
Che storia.
Uomini di Galilea, perché continuate a guardare il cielo?
Quante domande la Parola rivolge al cercatore di Dio.
Perché piangi, anima mia, perché su di me gemi?
Perché cercate fra i morti uno che è vivo?
Dio ci interroga, ci scuote, ci invita ad andare oltre, a crescere e a credere.
No, non dobbiamo cercare in cielo il volto di un Dio che ha calpestato la terra.
Lo possiamo cercare là dove ha deciso, per sempre, di abitare; in mezzo ai
fratelli più poveri, in mezzo alla comunità di coloro che credono nel Nazareno.
Paradosso insostenibile del cristianesimo!
Prima ci chiede di credere che il Dio invisibile si è fatto uomo.
Ora ci chiede di credere che il Dio accessibile si consegna nelle fragili
mani di uomini peccatori e incoerenti!
Scambio sfavorevole; invece di incontrare il volto radioso e sereno del
Maestro, incontriamo il volto rugoso e scuro dei cristiani.
Ma se, invece, Gesù avesse voluto dirci qualcosa di nuovo? Di inatteso?
Se davvero nei progetti di Dio ci fossimo noi?
Se, mettete il caso, davvero Gesù abbia (follemente) affidato l’annuncio
del Regno alla Chiesa, peggio; a questa Chiesa?
Il nostro non è un Dio manager amministratore di una multinazionale del
sacro che dirama le direttive e un numero verde per le emergenze, con
gentili angeli che non danno mai risposte utili, no.
Il Dio presente, il Dio in cui crediamo è il Dio che accompagna, certo, ma
che affida il cammino del vangelo alla fragilità della sua Chiesa.
Il Regno sperato dagli apostoli occorre costruirlo, la nuova dimensione
voluta dal Signore per restare nel mondo, non è una soluzione magica,
ma è una dimensione pazientemente intessuta da ognuno di noi.
Siamo noi, ahimè, il volto di Gesù per le persone che incontriamo sulla nostra strada.
Tu, fratello o sorella, siete lo sguardo di Dio per le persone che incontrerete.
Così il nostro Dio originale e spiazzante ha deciso.
E così davvero accade.
L’ascensione segna la fine di un momento, il momento della presenza fisica
di Dio, dell’annuncio del vero volto del Padre da parte di Gesù, che professiamo
Signore e Dio, con la rassicurazione, da parte di Dio stesso della sua bontà e
della sua vicinanza nello sguardo di noi discepoli.
Ora è il tempo di costruire relazioni e rapporti a partire dal sogno di Dio che
è la Chiesa; comunità di fratelli e sorelle radunati nella tenerezza e nella
franchezza del Vangelo.
Accogliamo allora l’invito degli angeli; smettiamola di guardare tra le nuvole
cercando il barlume della gloria di Dio e-piuttosto-vediamo questa gloria
disseminata nella quotidianità di ciò che siamo e viviamo.
Restiamo in città, non fuggiamo la disperante banalità dell’oggi, perché è lì
che Gesù sceglie di abitare, nell’oggi, nel delirio confuso della mia città.
Cerchiamo Dio, ora, nella gloria del Tempio che è l’uomo, tempio del Dio
vivente, smettiamola di guardare le nuvole, se Dio è nel volto povero e teso
del fratello che incrocio.
Il Signore ci dice che è possibile qui e ora costruire il suo Regno.
L’ascensione segna l’inizio della Chiesa, l’avvio di una nuova avventura
che vede noi protagonisti.
E se la Chiesa ci ha masticato, offeso, provato, combattiamo con più forza,
imitiamo i santi che convertirono la Chiesa a partire da loro stessi.
Staremo ancora a naso in su a scrutare gli astri?
A implorare un intervento divino?
O non vedremo-piuttosto-la presenza di Dio tra i suoi discepoli, presenza
segnata nella fatica dell’accoglienza, nella vita di fede, nel desiderio di un
mondo più solidale da costruire giorno per giorno?
Ascendiamo, fratelli e sorelle; smettiamola di fare i bambini devoti, Dio-ora-ha
bisogno di discepoli adulti, capaci di far vibrare il Vangelo nella vita,
capaci di dire la fede in modo nuovo.
Cerchiamo amici di non farci venire il torcicollo, il Signore è qui, accanto
a noi e lo possiamo vedere in ogni momento della nostra quotidianità.
Santa Domenica nella gioia dell’Ascensione amici, Fausto.