lunedì 13 marzo 2023

Il Vangelo del Martedì 14 Marzo 2023

 

Della 3° settimana di Quaresima.

Santa Matilde di Germania, Regina.

Prima Lettura

Accoglici, Signore, con il cuore contrito

e con lo spirito umiliato.

Dal libro del profeta Daniele (3,25.34-43)

In quei giorni, Azarìa si alzò e fece questa

preghiera in mezzo al fuoco e aprendo la

bocca disse: «Non ci abbandonare fino in

fondo, per amore del tuo nome, non

infrangere la tua alleanza; non ritirare

da noi la tua misericordia, per amore di

Abramo, tuo amico, di Isacco, tuo servo,

di Israele, tuo santo, ai quali hai parlato,

promettendo di moltiplicare la loro stirpe

come le stelle del cielo, come la sabbia

sulla spiaggia del mare.

Ora invece, Signore, noi siamo diventati

più piccoli di qualunque altra nazione,

oggi siamo umiliati per tutta la terra a

causa dei nostri peccati.

Ora non abbiamo più né principe,

né profeta né capo né olocàusto né

sacrificio né oblazione né incenso né

luogo per presentarti le primizie e

trovare misericordia.

Potessimo essere accolti con il cuore

contrito e con lo spirito umiliato, come

olocàusti di montoni e di tori, come

migliaia di grassi agnelli.

Tale sia oggi il nostro sacrificio davanti

a te e ti sia gradito, perché non c'è delusione

per coloro che confidano in te.

Ora ti seguiamo con tutto il cuore, ti

temiamo e cerchiamo il tuo volto,

non coprirci di vergogna.

Fa' con noi secondo la tua clemenza,

secondo la tua grande misericordia.

Salvaci con i tuoi prodigi, da' gloria

al tuo nome, Signore».

Parola di Dio.

Vangelo

Se non perdonerete di cuore, ciascuno al

proprio fratello, il Padre non vi perdonerà.

Dal Vangelo secondo Matteo (18,21-35) anno dispari.

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e

gli disse: «Signore, se il mio fratello

commette colpe contro di me, quante

volte dovrò perdonargli?

Fino a sette volte?».

E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a

sette, ma fino a settanta volte sette.

Per questo, il regno dei cieli è simile a

un re che volle regolare i conti con i

suoi servi.

Aveva cominciato a regolare i conti,

quando gli fu presentato un tale che

gli doveva diecimila talenti.

Poiché costui non era in grado di restituire,

il padrone ordinò che fosse venduto lui

con la moglie, i figli e quanto possedeva,

e così saldasse il debito.

Allora il servo, prostrato a terra, lo

supplicava dicendo: "Abbi pazienza

con me e ti restituirò ogni cosa". 

Il padrone ebbe compassione di quel servo,

lo lasciò andare e gli condonò il debito.

Appena uscito, quel servo trovò uno dei

suoi compagni, che gli doveva cento denari.

Lo prese per il collo e lo soffocava,

dicendo: "Restituisci quello che devi!".

Il suo compagno, prostrato a terra, lo

pregava dicendo: "Abbi pazienza con

me e ti restituirò".

Ma egli non volle, andò e lo fece gettare

in prigione, fino a che non avesse pagato

il debito.

Visto quello che accadeva, i suoi

compagni furono molto dispiaciuti

e andarono a riferire al loro padrone

tutto l'accaduto.

Allora il padrone fece chiamare quell'uomo

e gli disse: "Servo malvagio, io ti ho

condonato tutto quel debito perché

tu mi hai pregato.

Non dovevi anche tu aver pietà del tuo

compagno, così come io ho avuto pietà di te?".

Sdegnato, il padrone lo diede in mano

agli aguzzini, finché non avesse restituito

tutto il dovuto.

Così anche il Padre mio celeste farà con

voi se non perdonerete di cuore, ciascuno

al proprio fratello».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Mi sembra che ora Gesù esageri con il perdono!

Perdona 70 volte 7, ossia sempre

e comunque; assurdo!

Il perdono senza limiti, non fa altro che

imitare un amore senza limiti qual

è quello del Signore.

La parabola del servo spietato è purtroppo

la realtà triste di questo nostro mondo a

cui, talora, anche i discepoli prendono parte.

Il Vangelo contrappone alla logica della

vendetta, quella del perdono senza limiti.

Solo in tal modo si disinnesca il

maccanismo che genera il peccato

e la divisione tra gli uomini.

In una società come la nostra, in cui è raro

il perdono e frequente la vendetta, questa

pagina evangelica è davvero salutare.

Gesù pone un legame strettissimo tra il

regno di Dio e il perdono delle offese,

sino a farci chiedere nel Padre Nostro:

“Rimetti a noi i nostri debiti, come anche

noi li rimettiamo ai nostri debitori”.

È la richiesta di un modo di rapportarci

più misericordioso e più umano.

Invece nel regno degli uomini, è frequente

“prendersi per il collo”, magari dopo aver

recitato il Padre Nostro, durante

la Santa Messa. Assurdo!

Perdoniamo amici, so che non è sempre

facile, ma abbiamo la preghiera,

recitata coscientemente, che ci può aiutare. 

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 12 marzo 2023

Il Vangelo del Lunedì 13 Marzo 2023

 

Della 3° settimana di Quaresima.

San Rodrigo di Cordova, sacerdote e martire.

Prima Lettura

C'erano molti lebbrosi in Israele,

ma nessuno di loro fu purificato,

se non Naamàn, il Siro (Cf. Lc 4,27).

Dal secondo libro dei Re (5,1-15a)

In quei giorni Naamàn, comandante

dell'esercito del re di Aram, era un

personaggio autorevole presso il suo

signore e stimato, perché per suo mezzo

il Signore aveva concesso la salvezza

agli Aramèi.

Ma questo uomo prode era lebbroso.

Ora bande aramèe avevano condotto via

prigioniera dalla terra d'Israele una ragazza,

che era finita al servizio della moglie di Naamàn.

Lei disse alla padrona: «Oh, se il mio

signore potesse presentarsi al profeta che

è a Samarìa, certo lo libererebbe dalla lebbra».

Naamàn andò a riferire al suo signore: «La

ragazza che proviene dalle terra d'Israele

ha detto così e così».

Il re di Aram gli disse: «Va' pure, io stesso

invierò una lettera al re d'Israele».

Partì dunque, prendendo con sé dieci talenti

d'argento, seimila sicli d'oro e dieci mute di abiti.

Portò la lettera al re d'Israele, nella quale

si diceva: «Orbene, insieme con questa

lettera ho mandato da te Naamàn, mio

ministro, perché tu lo liberi dalla sua lebbra».

Letta la lettera, il re d'Israele si stracciò le

vesti dicendo: «Sono forse Dio per dare la

morte o la vita, perché costui mi ordini di

liberare un uomo dalla sua lebbra?

Riconoscete e vedete che egli evidentemente

cerca pretesti contro di me».

Quando Elisèo, uomo di Dio, seppe che il

re d'Israele si era stracciato le vesti, mandò

a dire al re: «Perché ti sei stracciato le vesti?

Quell'uomo venga da me e saprà che c'è

un profeta in Israele».

Naamàn arrivò con i suoi cavalli e con il suo

carro e si fermò alla porta della casa di Elisèo.

Elisèo gli mandò un messaggero per dirgli:

«Va', bàgnati sette volte nel Giordano: il tuo

corpo ti ritornerà sano e sarai purificato».

Naamàn si sdegnò e se ne andò dicendo:

«Ecco, io pensavo: "Certo, verrà fuori e,

stando in piedi, invocherà il nome del

Signore, suo Dio, agiterà la sua mano

verso la parte malata e toglierà la lebbra".

Forse l'Abanà e il Parpar, fiumi di Damàsco,

non sono migliori di tutte le acque d'Israele?

Non potrei bagnarmi in quelli per purificarmi?».

Si voltò e se ne partì adirato.

Gli si avvicinarono i suoi servi e gli dissero:

«Padre mio, se il profeta ti avesse ordinato

una gran cosa, non l'avresti forse eseguita?

Tanto più ora che ti ha detto: "Bàgnati

e sarai purificato"».

Egli allora scese e si immerse nel Giordano

sette volte, secondo la parola dell'uomo di Dio,

e il suo corpo ridivenne come il corpo di un

ragazzo; egli era purificato.

Tornò con tutto il seguito dall'uomo di Dio;

entrò e stette davanti a lui dicendo: «Ecco,

ora so che non c'è Dio su tutta la terra se

non in Israele».

Parola di Dio.

Vangelo

Gesù come Elìa ed Elisèo è mandato

non per i soli Giudei.

Dal Vangelo secondo Luca (4,24-30) anno dispari.

In quel tempo, Gesù [cominciò a dire nella

sinagoga a Nàzaret:] «In verità io vi dico:

nessun profeta è bene accetto nella sua patria.

Anzi, in verità io vi dico: c'erano molte vedove

in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo

fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una

grande carestia in tutto il paese; ma a

nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a

una vedova a Sarèpta di Sidóne.

C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo

del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu

purificato, se non Naamàn, il Siro».

All'udire queste cose, tutti nella sinagoga

si riempirono di sdegno.

Si alzarono e lo cacciarono fuori della città

e lo condussero fin sul ciglio del monte,

sul quale era costruita la loro città,

per gettarlo giù.

Ma egli, passando in mezzo a loro,

si mise in cammino.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Le parole che Gesù pronuncia davanti ai

suoi compaesani sono un duro smacco.

Sentirsi dire che due pagani sono modelli

di fede autentica vuol dire che essi sono

da meno degli infedeli, perché non hanno

saputo riconoscere il passaggio

di Dio nella loro vita.

Era esattamente quello che avevano fatto

i loro padri, chiudendosi a Dio e

rifiutandosi di riconoscerne la Legge.

Dio, invece, cerca di scuoterci per farci

comprendere che non si è cristiani e

autentici discepoli del Signore perché

si fanno una serie di pratiche religiose,

ma quando con la vita e con le opere

testimoniano l’amore di Dio.

Se questo non c’è, siamo come i nazareni;

convinti di appartenere al popolo eletto,

non ci rendiamo conto che c’è chi, senza

mettersi in mostra, ha molta più fede di noi.

Birichino il Signore, oggi amici, ci sta

scuotendo ancora una volta, io per

primo, dicendoci che, la fede non è un

automatismo, ma va coltivata con

umiltà e con la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 11 marzo 2023

Il Vangelo di Domenica 12 Marzo 2023

 

Della 3° Domenica di Quaresima.

San Luigi Orione, sacerdote e fondatore.

Prima Lettura

Dacci acqua da bere.

Dal libro dell'Èsodo (17,3-7)

In quei giorni, il popolo soffriva la sete per

mancanza di acqua; il popolo mormorò

contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatto

salire dall'Egitto per far morire di sete noi,

i nostri figli e il nostro bestiame?».

Allora Mosè gridò al Signore, dicendo:

«Che cosa farò io per questo popolo?

Ancora un poco e mi lapideranno!».

Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al

popolo e prendi con te alcuni anziani d'Israele.

Prendi in mano il bastone con cui hai

percosso il Nilo, e va'!

Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia,

sull'Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà

acqua e il popolo berrà».

Mosè fece così, sotto gli occhi degli

anziani d'Israele.

E chiamò quel luogo Massa e Merìba,

a causa della protesta degli Israeliti e

perché misero alla prova il Signore,

dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?».

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale dal Sal 94 (95)

Ripetismo. Ascoltate oggi la voce del Signore:

non indurite il vostro cuore.

 

Venite, cantiamo al Signore,

acclamiamo la roccia della nostra salvezza.

Accostiamoci a lui per rendergli grazie,

a lui acclamiamo con canti di gioia. R.

 

Entrate: prostràti, adoriamo, in ginocchio

davanti al Signore che ci ha fatti.

È lui il nostro Dio e noi il popolo del suo

pascolo, il gregge che egli conduce. R.

 

Se ascoltaste oggi la sua voce!

«Non indurite il cuore come a Merìba,

come nel giorno di Massa nel deserto,

dove mi tentarono i vostri padri:

mi misero alla prova pur avendo

visto le mie opere». R.

 

Seconda Lettura

L'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori

per mezzo dello Spirito che ci è stato dato.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (5,1-2.5-8)

Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in

pace con Dio per mezzo del Signore nostro

Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche,

mediante la fede, l'accesso a questa grazia

nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi

nella speranza della gloria di Dio.

La speranza poi non delude, perché l'amore

di Dio è stato riversato nei nostri cuori per

mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel

tempo stabilito Cristo morì per gli empi.

Ora, a stento qualcuno è disposto a morire

per un giusto; forse qualcuno oserebbe

morire per una persona buona.

Ma Dio dimostra il suo amore verso di

noi nel fatto che, mentre eravamo ancora

peccatori, Cristo è morto per noi.

Parola di Dio.

 

Acclamazione al Vangelo

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

 

Signore, tu sei veramente il salvatore del

mondo; dammi dell’acqua viva, perché

io non abbia più sete. (Cf. Gv 4,42,15)

 

Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

 

Vangelo

Sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna.

Dal Vangelo secondo Giovanni (4,5-42) anno A

In quel tempo, Gesù giunse a una città della

Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno

che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo

figlio: qui c'era un pozzo di Giacobbe.

Gesù dunque, affaticato per il viaggio,

sedeva presso il pozzo.

Era circa mezzogiorno.

Giunge una donna samaritana ad

attingere acqua.

Le dice Gesù: «Dammi da bere».

I suoi discepoli erano andati in città a fare

provvista di cibi.

Allora la donna samaritana gli dice: «Come

mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me,

che sono una donna samaritana?».

I Giudei infatti non hanno rapporti con

i Samaritani.

Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il

dono di Dio e chi è colui che ti dice:

Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui

ed egli ti avrebbe dato acqua viva».

Gli dice la donna: «Signore, non hai un

secchio e il pozzo è profondo; da dove

prendi dunque quest'acqua viva?

Sei tu forse più grande del nostro padre

Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve

lui con i suoi figli e il suo bestiame?».

Gesù le risponde: «Chiunque beve di

quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi

berrà dell'acqua che io gli darò, non

avrà più sete in eterno.

Anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in

lui una sorgente d'acqua che zampilla per

la vita eterna». «Signore-gli dice la donna-,

dammi quest'acqua, perché io non abbia

più sete e non continui a venire qui ad

attingere acqua».

Le dice: «Va' a chiamare tuo marito e

ritorna qui».

Gli risponde la donna: «Io non ho marito».

Le dice Gesù: «Hai detto bene: Io non ho

marito. Infatti hai avuto cinque mariti e

quello che hai ora non è tuo marito; in

questo hai detto il vero».

Gli replica la donna: «Signore, vedo che

tu sei un profeta!

I nostri padri hanno adorato su questo monte;

voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo

in cui bisogna adorare».

Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l'ora

in cui né su questo monte né a Gerusalemme

adorerete il Padre.

Voi adorate ciò che non conoscete, noi

adoriamo ciò che conosciamo, perché la

salvezza viene dai Giudei.

Ma viene l'ora - ed è questa-in cui i veri

adoratori adoreranno il Padre in spirito

e verità: così infatti il Padre vuole che

siano quelli che lo adorano.

Dio è spirito, e quelli che lo adorano

devono adorare in spirito e verità».

Gli rispose la donna: «So che deve venire

il Messia, chiamato Cristo: quando egli

verrà, ci annuncerà ogni cosa».

Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».

In quel momento giunsero i suoi discepoli e

si meravigliavano che parlasse con una donna.

Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?»,

o: «Di che cosa parli con lei?».

La donna intanto lasciò la sua anfora,

andò in città e disse alla gente: «Venite

a vedere un uomo che mi ha detto tutto

quello che ho fatto.

Che sia lui il Cristo?».

Uscirono dalla città e andavano da lui.

Intanto i discepoli lo pregavano:

«Rabbì, mangia».

Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare

un cibo che voi non conoscete».

E i discepoli si domandavano l'un l'altro:

«Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?».

Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la

volontà di colui che mi ha mandato

e compiere la sua opera.

Voi non dite forse: ancora quattro mesi

e poi viene la mietitura?

Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e

guardate i campi che già biondeggiano

per la mietitura.

Chi miete riceve il salario e raccoglie

frutto per la vita eterna, perché chi

semina gioisca insieme a chi miete.

In questo infatti si dimostra vero il

proverbio: uno semina e l'altro miete.

Io vi ho mandati a mietere ciò per cui

non avete faticato; altri hanno faticato

e voi siete subentrati nella loro fatica».

Molti Samaritani di quella città credettero

in lui per la parola della donna, che

testimoniava: «Mi ha detto tutto quello

che ho fatto».

E quando i Samaritani giunsero da lui,

lo pregavano di rimanere da loro ed egli

rimase là due giorni.

Molti di più credettero per la sua parola

e alla donna dicevano: «Non è più per i

tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché

noi stessi abbiamo udito e sappiamo che

questi è veramente il salvatore del mondo».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

L’immagine è zero, la sete è tutto.

Ascolta la tua sete.

Così recitava un’efficace slogan

pubblicitario di una nota bevanda

gassata, qualche anno fa.

Copiando il Vangelo, ovvio.

E senza diritti d’autore.

La sete è tutto.

Lo sa bene chi ha acqua una volta a

settimana, nelle proprie case, o chi

affronta cinque piani di scale per portare

in casa qualche litro d’acqua in bottiglia.

La sete è tutto; lo sa bene chi abita nei

paesi caldi o, come chi sale in montagna

e ha bisogno di molti liquidi per reidratarsi.

La sete è tutto, quella materiale, fatta

d’acqua, l’oro del futuro che sarà l’origine

dei nuovi conflitti fra i popoli, certo, ma

anche la sete del cuore, quella che ti

inaridisce la vita, se non incontriamo

nulla che possa dissetare il bisogno di

felicità che portiamo nel cuore.

Non ditelo alla Samaritana.

Non ditelo a Dio.

Ha sete, Dio.

Stanco, siede al pozzo di Giacobbe,

a Sicar, nell’ora più calda della giornata,

nella brulla Samaria.

Ha sete d’acqua, ma, molto di più, ha sete

della fede della donna che viene a prendere

acqua in quell’ora improbabile, per non

essere vista dai suoi concittadini.

Dio è stanco.

Stanco di cercare un uomo che lo fugge.

Stanco di cercare un uomo che si disseta

ad acqua salata, che crede di sapere, che

vaga cercando risposte.

Che muore di sete a pochi metri dalla

sorgente chiara e limpida.

È stanco, Dio.

Ma non importa; aspetta la donna, simbolo

della Samaria, terra di mezzo, residuo

della gloria del Regno del Nord di Israele,

raso al suolo dagli Assiri nel 722 e, da

allora, diventato terra meticcia, dalle

molte fedi.

Il Dio dei confini si spinge nella difficile

terra dei samaritani, rischiando la vita, pur

di riconquistare la sposa. Riottosa.

Da quando in qua un maschio ebreo rivolge

la parola ad una donna samaritana?

La durezza e la diffidenza della samaritana

si spiegano per due ragioni storiche ed una

personale; c’è odio fra ebrei e samaritani,

una lunga storia fatta di dispetti e di diffidenza;

una donna, poi, non è autorizzata a parlare in

pubblico e, infine, lei non ha voglia di ricevere

ulteriori attenzioni da un maschio.

Pensa, la donna, che quest’uomo la stia abbordando.

Ha perfettamente ragione; lo Sposo vuole

riconquistare la sposa ferita.

Lo sa, Gesù, e insiste, con delicatezza,

proponendo un dialogo che è un

capolavoro di pedagogia.

Lui non è solo un maschio ebreo, dice,

è uno che la può dissetare nel profondo.

La donna, diffidente, chiede lumi, e li riceve.

Sì, questo straniero si propone come

qualcuno che nasconde un segreto.

L’ambiguità fra l’acqua di fonte e l’acqua

interiore permane; Gesù giunge a dire che

invece dell’acqua stagnante può donare

acqua di sorgente, anzi, che la donna può

diventare essa stessa una sorgente.

Folle. O vero.

Bene, è fatta, la donna chiede l’acqua

che disseta.

E Gesù, bruscamente, cambia discorso;

torna con tuo marito.

Non ha marito, la donna, vive una vita

affettiva frammentata; ha avuto cinque mariti.

In Israele solo l’uomo può divorziare;

questa donna è stata abbandonata quattro volte.

Non è un moralista, il Signore; vuole portare

questa donna a capire che ha cercato di

dissetarsi all’acqua salata di un’affettività

possessiva ed illusoria, di rapporti

inautentici e frettolosi.

Come facciamo anche noi e questo

mondo idiota che pensa che l’amore

sia una merce di scambio, una panacea

alle solitudini, una scorciatoia.

Se l’amore non proviene e porta a Dio,

spesso diventa un idolo che lo sostituisce.

È scossa, la donna; lo Sposo le chiede

ragione del suo tradimento. E fugge.

La butta sul religioso!

Quante volte mi è successo!

Davanti alla fede, preferiamo discutere

di religione.

E Gesù ci sta, la asseconda.

No, non è Garizim il luogo dove adorare Dio.

E forse nemmeno Gerusalemme.

Dio va adorato nello spirito e in verità.

Domanda ingenua, quella della Samaritana;

il tempio dei samaritani era stato raso al

suolo dagli ebrei un secolo prima.

E, comunque, lei, pubblica peccatrice,

non avrebbe potuto mettervi piede.

E Gesù la rassicura; Dio la sta cercando

ovunque, anche se non può fare la comunione.

Vacilla, la donna.

Chi è questo maschio ebreo che le promette

il dono della felicità, che le offre rispetto,

che esige autenticità assoluta?

La risposta gliela dà Gesù stesso;

Io sono. Jahwé.

La brocca resta a terra, vuota.

Il cuore, invece, è pieno.

La pubblica peccatrice, la ragazza

fragile, la donna facile, ora corre dalle

persone che fuggiva e il suo limite

diventa occasione di annuncio; c’è uno

che mi ha letto la vita, che sia lui il Messia?

I samaritani sono straniti; che dice questa

poco di buono?

Vanno, e vedono. E credono.

Anche i nostri limiti diventano occasione

di annuncio, amici, l’importante

è credere veramente nel Dio di Gesù,

quello vero, quello che ti fa innamorare,

santa Domenica, Fausto!