mercoledì 18 gennaio 2023

Il Vangelo del Giovedì 19 Gennaio 2023

 

Della 2° settimana del Tempo Ordinario.

Santi Mario, Marta, Abaco e Audiface, martiri a Roma.

Prima Lettura

Cristo ha offerto sacrifici, una volta per tutte,

offrendo se stesso.

Dalla lettera agli Ebrei (7,25-8,6)

Fratelli, Cristo può salvare perfettamente

quelli che per mezzo di lui si avvicinano

a Dio: egli infatti è sempre vivo per

intercedere a loro favore.

Questo era il sommo sacerdote che ci

occorreva: santo, innocente, senza macchia,

separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli.

Egli non ha bisogno, come i sommi sacerdoti,

di offrire sacrifici ogni giorno, prima per i

propri peccati e poi per quelli del popolo: lo ha

fatto una volta per tutte, offrendo se stesso.

La Legge infatti costituisce sommi sacerdoti

uomini soggetti a debolezza; ma la parola del

giuramento, posteriore alla Legge, costituisce

sacerdote il Figlio, reso perfetto per sempre.

Il punto capitale delle cose che stiamo

dicendo è questo: noi abbiamo un sommo

sacerdote così grande che si è assiso alla

destra del trono della Maestà nei cieli,

ministro del santuario e della vera tenda,

che il Signore, e non un uomo, ha costruito.

Ogni sommo sacerdote, infatti, viene

costituito per offrire doni e sacrifici: di qui

la necessità che anche Gesù abbia

qualcosa da offrire.

Se egli fosse sulla terra, non sarebbe

neppure sacerdote, poiché vi sono quelli

che offrono i doni secondo la Legge.

Questi offrono un culto che è immagine

e ombra delle realtà celesti, secondo

quanto fu dichiarato da Dio a Mosè,

quando stava per costruire la tenda:

«Guarda-disse-di fare ogni cosa secondo

il modello che ti è stato mostrato sul monte».

Ora invece egli ha avuto un ministero tanto

più eccellente quanto migliore è l'alleanza

di cui è mediatore, perché è fondata su

migliori promesse.

Parola di Dio.

Vangelo

Gli spiriti impuri gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!».

Ma egli imponeva loro severamente di non

svelare chi egli fosse.

Dal Vangelo secondo Marco (3,7-12) anno dispari.

In quel tempo, Gesù, con i suoi discepoli

si ritirò presso il mare e lo seguì molta

folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da

Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre

il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne,

una grande folla, sentendo quanto faceva,

andò da lui.

Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli

pronta una barca, a causa della folla, perché

non lo schiacciassero.

Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti

avevano qualche male si gettavano su di

lui per toccarlo.

Gli spiriti impuri, quando lo vedevano,

cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu

sei il Figlio di Dio!».

Ma egli imponeva loro severamente di

non svelare chi egli fosse.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Perché Gesù non vuole che i demòni dicano

quale sia la sua identità?

Il motivo sta nel fatto che il Signore

comprendeva come fosse estremamente

complicato per i suoi e per la folla farsi

un’idea corretta del Messia e delle

sue prerogative.

Infatti, una delle difficoltà più grandi che

il Cristo dovette affrontare durante la sua

missione pubblica fu proprio quella di

trasmettere un’immagine esatta di sé.

Per questo, i demòni non facevano altro

che creare ancora più confusione.

Gesù è Il Messia, ma è il Messia sofferente.

Anche per noi è difficile capire perché

Gesù abbia dovuto manifestare la sua

regalità attraverso la sofferenza; non

poteva scegliere un altro modo?

Se vogliamo capire che tipo di Messia

Egli sia, guardiamo la croce; Lui non è

venuto a levarci il dolore, ma a condividerlo

con noi, per questo, preghiamo.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

martedì 17 gennaio 2023

Il Vangelo del Mercoledì 18 Gennaio 2023

 

Della 2° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Margherita d’Ungheria, vergine.

Prima Lettura

Tu sei sacerdote per sempre secondo

l'ordine di Melchìsedek.

Dalla lettera agli Ebrei (7,1-3.15-17)

Fratelli, Melchìsedek, re di Salem, sacerdote

del Dio altissimo, andò incontro ad Abramo

mentre ritornava dall'avere sconfitto i re e lo

benedisse; a lui Abramo diede la decima

di ogni cosa.

Anzitutto il suo nome significa "re di giustizia";

poi è anche re di Salem, cioè "re di pace".

Egli, senza padre, senza madre, senza

genealogia, senza principio di giorni

né fine di vita, fatto simile al Figlio

di Dio, rimane sacerdote per sempre.

[Ora,] sorge, a somiglianza di Melchìsedek,

un sacerdote differente, il quale non è

diventato tale secondo una legge prescritta

dagli uomini, ma per la potenza di una

vita indistruttibile.

Gli è resa infatti questa testimonianza: «Tu

sei sacerdote per sempre secondo l'ordine

di Melchìsedek».

Parola di Dio.

Vangelo

È lecito in giorno di sabato salvare una vita o ucciderla?

Dal Vangelo secondo Marco (3,1-6) anno dispari.

In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga.

Vi era lì un uomo che aveva una mano

paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in

giorno di sabato, per accusarlo.

Egli disse all'uomo che aveva la mano

paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!».

Poi domandò loro: «È lecito in giorno di

sabato fare del bene o fare del male,

salvare una vita o ucciderla?».

Ma essi tacevano.

E guardandoli tutt'intorno con indignazione,

rattristato per la durezza dei loro cuori, disse

all'uomo: «Tendi la mano!».

Egli la tese e la sua mano fu guarita.

E i farisei uscirono subito con gli erodiani e

tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Nemmeno l’evidenza riesce a smuovere il

cuore dei farisei; per loro Gesù non è il

Messia, e nemmeno un profeta.

Egli è solo un ostacolo, che mette in ridicolo

la loro religiosità e ne evidenzia i limiti

e le incongruenze.

Pertanto è un nemico da eliminare senza

scrupolo; poco importa se un innocente

soffrirà e dovrà sacrificare la propria

vita per loro.

Ma Gesù continua la sua opera risanatrice

di perdono e di salvezza; l’uomo posto al

centro della sinagoga è il simbolo di tutti noi.

Egli non ha cercato nulla né ha chiesto

niente al Signore; è Lui stesso a vedere

le sue necessità e a prendersi cura

dell’uomo dalla mano rattrappita.

Il Signore posa i suoi occhi benevoli su di noi;

conosce le nostre malattie e desidera guarirci.

Noi dobbiamo solo credere e lasciarci guarire,

ringraziando con la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 16 gennaio 2023

Il Vangelo del Martedì 17 Gennaio 2023

 

Della 2° settimana del Tempo Ordinario.

Sant' Antonio, Abate.

Prima Lettura

La speranza che ci è proposta è come

un'àncora sicura e salda.

Dalla lettera agli Ebrei (6,10-20)

Fratelli, Dio non è ingiusto da dimenticare

il vostro lavoro e la carità che avete

dimostrato verso il suo nome, con i

servizi che avete reso e che tuttora

rendete ai santi.

Desideriamo soltanto che ciascuno di

voi dimostri il medesimo zelo perché

la sua speranza abbia compimento sino

alla fine, perché non diventiate pigri,

ma piuttosto imitatori di coloro che,

con la fede e la costanza, divengono

eredi delle promesse.

Quando infatti Dio fece la promessa

ad Abramo, non potendo giurare per uno

superiore a sé, giurò per se stesso,

dicendo: «Ti benedirò con ogni benedizione

e renderò molto numerosa la tua discendenza».

Così Abramo, con la sua costanza,

ottenne ciò che gli era stato promesso.

Gli uomini infatti giurano per qualcuno

maggiore di loro, e per loro il giuramento

è una garanzia che pone fine a ogni

controversia.

Perciò Dio, volendo mostrare più

chiaramente agli eredi della promessa

l'irrevocabilità della sua decisione,

intervenne con un giuramento, affinché,

grazie a due atti irrevocabili, nei quali

è impossibile che Dio mentisca, noi,

che abbiamo cercato rifugio in lui,

abbiamo un forte incoraggiamento ad

afferrarci saldamente alla speranza

che ci è proposta.

In essa infatti abbiamo come un'àncora

sicura e salda per la nostra vita: essa

entra fino al di là del velo del santuario,

dove Gesù è entrato come precursore

per noi, divenuto sommo sacerdote per

sempre secondo l'ordine di Melchìsedek.

Parola di Dio.

Vangelo

Il sabato è stato fatto per l'uomo

e non l'uomo per il sabato!

Dal Vangelo secondo Marco (2,23-28) anno dispari.

In quel tempo, di sabato Gesù passava

fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre

camminavano, si misero a cogliere le spighe.

I farisei gli dicevano: « Guarda! Perché fanno

in giorno di sabato quello che non è lecito?».

Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto

quello che fece Davide quando si trovò nel

bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame?

Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò

nella casa di Dio e mangiò i pani dell'offerta,

che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti,

e ne diede anche ai suoi compagni?».

E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per

l'uomo e non l'uomo per il sabato!

Perciò il Figlio dell'uomo è signore

anche del sabato».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Il Signore è padrone anche del sabato;

Egli possiede nella sua mano ogni

istante della nostra vita; tutto è suo,

anche i nostri momenti di riposo, di

disimpegno e di gioia.

Egli vuole che gli lasciamo la possibilità

di entrare nella nostra vita in ogni momento.

Ciò che i farisei avevano perso era proprio

il senso della festa; il sabato, da giorno

di riposo e di gioia da vivere con il Signore,

era diventato occasione di discussione per

decidere quali lavori poter svolgere in

esso e quali no.

I farisei, dunque, non sapevano più cos’era

la festa, avendo ridotto tutto a una sterile

osservanza di norme e precetti.

Dio ci vuole liberi, e non prigionieri di

regole che abbiamo fatto noi, e non Lui.

Non facciamo come i nostri governi, che

hanno fatto così tante regole, da non

riuscire più a capirci niente; farisei.

Invece dobbiamo essere persone semplici

e concrete, cioè, leggere o ascoltare

la Parola del Signore e poi pregare.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 15 gennaio 2023

Il Vangelo del Lunedì 16 Gennaio 2023

 

Della 2° settimana del Tempo Ordinario.

San Marcello I, Papa.

Prima Lettura

Pur essendo Figlio, imparò l'obbedienza da ciò che patì.

Dalla lettera agli Ebrei (5,1-10)

Fratelli, ogni sommo sacerdote è scelto fra gli

uomini e per il bene degli uomini viene costituito

tale nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni

e sacrifici per i peccati.

Egli è in grado di sentire giusta compassione

per quelli che sono nell'ignoranza e nell'errore,

essendo anche lui rivestito di debolezza.

A causa di questa egli deve offrire sacrifici

per i peccati anche per se stesso, come

fa per il popolo.

Nessuno attribuisce a se stesso questo onore,

se non chi è chiamato da Dio, come Aronne.

Nello stesso modo Cristo non attribuì a se

stesso la gloria di sommo sacerdote, ma colui

che gli disse: «Tu sei mio figlio, oggi ti ho

generato», gliela conferì come è detto in un

altro passo: «Tu sei sacerdote per sempre,

secondo l'ordine di Melchìsedek».

Nei giorni della sua vita terrena egli offrì

preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime,

a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo

pieno abbandono a lui, venne esaudito.

Pur essendo Figlio, imparò l'obbedienza da

ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa

di salvezza eterna per tutti coloro che gli

obbediscono, essendo stato proclamato da Dio

sommo sacerdote secondo l'ordine di Melchìsedek.

Parola di Dio.

Vangelo

Lo sposo è con loro.

Dal Vangelo secondo Marco (2,18-22)

In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei

stavano facendo un digiuno.

Vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli

di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano,

mentre i tuoi discepoli non digiunano?».

Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli

invitati a nozze, quando lo sposo è con loro?

Finché hanno lo sposo con loro, non

possono digiunare.

Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro

tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno.

 Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un

vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo

porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo

strappo diventa peggiore.

E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi,

altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si

perdono vino e otri.

Ma vino nuovo in otri nuovi!».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

In tutte le culture, anche le più primitive, il

matrimonio è sempre un evento che viene

festeggiato in maniera particolare; esso dice

la gioia di un amore finalmente coronato,

la promessa di una nuova vita che nasce

dall’amore dei coniugi, la festa derivante

da un nuovo capitolo dell’esistenza che

si apre con tutta la sua luce.

Gesù non trova immagine migliore che

quella del matrimonio per spiegare il senso

della sua missione; i suoi discepoli sono

in festa per la presenza del Figlio di Dio.

Grazie alla presenza di Gesù, non si può

vivere nella tristezza.

Però, Gesù avverte che un giorno anche

loro saranno privati dello sposo, e allora

il loro digiuno avrà un senso.

Anche la penitenza, con Gesù assume un

significato del tutto nuovo.

Perché, se abbiamo Gesù nel nostro cuore,

la gioia sarà piena, perciò, apriamo il nostro

cuore ed accogliamo il Signore, facendoci

aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 14 gennaio 2023

Il Vangelo di Domenica 15 Gennaio 2023

 

Della 2° Domenica del Tempo Ordinario.

San Mauro, Abate.

Prima Lettura

Ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza.

Dal libro del profeta Isaìa (49,3.5-6)

Il Signore mi ha detto: «Mio servo tu sei,

Israele, sul quale manifesterò la mia gloria».

Ora ha parlato il Signore, che mi ha plasmato

suo servo dal seno materno per ricondurre a

lui Giacobbe e a lui riunire Israele-poiché

ero stato onorato dal Signore e Dio era stato

la mia forza-e ha detto: «È troppo poco che

tu sia mio servo per restaurare le tribù di

Giacobbe e ricondurre i superstiti d'Israele.

Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti

la mia salvezza fino all'estremità della terra».

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale dal Sal 39 (40)

Ripetiamo. Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.

 

Ho sperato, ho sperato nel Signore,

ed egli su di me si è chinato,

ha dato ascolto al mio grido.

Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,

una lode al nostro Dio. R.

 

Sacrificio e offerta non gradisci,

gli orecchi mi hai aperto, non hai chiesto olocausto

né sacrificio per il peccato.

Allora ho detto: «Ecco, io vengo». R.

 

«Nel rotolo del libro su di me è scritto

di fare la tua volontà:

mio Dio, questo io desidero;

la tua legge è nel mio intimo». R.

 

Ho annunciato la tua giustizia

nella grande assemblea;

vedi: non tengo chiuse le labbra,

Signore, tu lo sai. R.

 

Seconda Lettura

Grazia a voi e pace da Dio Padre nostro

e dal Signore Gesù Cristo.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (1,1-3)

Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù

per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, alla

Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che

sono stati santificati in Cristo Gesù, santi

per chiamata, insieme a tutti quelli che in

ogni luogo invocano il nome del Signore

nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro:

grazia a voi e pace da Dio Padre nostro

e dal Signore Gesù Cristo!

Parola di Dio.

 

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

 

Il Verbo si fece carne

e venne ad abitare in mezzo a noi;

a quanti lo hanno accolto ha dato potere di

diventare figli di Dio. (Gv 1,14a.12a)

 

Alleluia.

 

Vangelo

Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie

il peccato del mondo!

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,29-34) anno A.

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire

verso di lui, disse: «Ecco l'agnello di Dio,

colui che toglie il peccato del mondo!

Egli è colui del quale ho detto: Dopo di me

viene un uomo che è avanti a me, perché

era prima di me.

Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare

nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».

Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato

lo Spirito discendere come una colomba dal

cielo e rimanere su di lui.

Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi

ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse:

Colui sul quale vedrai discendere e rimanere

lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo.

E io ho visto e ho testimoniato che questi

è il Figlio di Dio».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Lo stupore di Giovanni non si ferma.

Tu vieni a me?

Sì, Giovanni, è sempre Dio a venirci incontro

è sempre sua l’iniziativa.

I cieli, ora, sono aperti.

E Dio non interviene col fuoco dal cielo ma

come una colomba.

Vale la pena di ascoltare.

È ancora scosso, Giovanni.

Mai si sarebbe aspettato di vedere Dio fra i

penitenti, segno inequivocabile del cambio

radicale di registro che sta attuando.

Ha passato il tempo a minacciare punizioni

divine il più sfortunato dei profeti.

Ora è scosso, anche lui stupito dall’irrompere di Dio.

Giovanni vede nuovamente Gesù venire verso di lui.

E afferma; Egli è l’Agnello.

L’agnello, l’animale che viene ucciso senza un lamento.

Sgozzato la sera di Pasqua per essere mangiato,

facendo memoria della fuga dalla schiavitù.

L’agnello, come quello della profezia di Isaia

che abbiamo ascoltato, quei pochi capitoli che

ribaltano l’idea di un messia combattivo e vittorioso

per presentarci un servo sofferente.

L’agnello, come quello che sostituì Isacco nel

sacrifico di suo padre Abramo.

Quante immagini affollano il cuore di

Giovanni. E il nostro.

È già tutta in questa affermazione la logica di Dio.

Giovanni vede già, in quell’uomo, la determinazione

e la mitezza, la forza e la rassegnazione volontaria.

Resta senza parole, la voce.

No, si è sbagliato il Battista. Radicalmente.

Ammette di non avere capito, di non conoscere nulla.

(Se il più grande fra gli uomini ha avuto dubbi

e ha dovuto cambiare, anch’io posso avere

dubbi e cambi di ide).

Il Messia non è venuto per gettare la pula nel

fuoco inestinguibile, non c’è nessuna ascia

pronta ad abbattere nessun albero.

Il Messia, questo Messia, invece di tagliare

zapperà e concimerà l’albero, in attesa di un

improbabile cambiamento.

Lo stupore cresce, si allarga, ora Giovanni è

sicuro di ciò che, guardando, ha visto: lo Spirito

scende con abbondanza su Gesù, lo abita.

I gesti che Gesù compie sono colmi di interiorità,

densi di spiritualità, emerge la profondità

che lo abita.

Non è l’apparenza, ma l’essenza che stupisce

il battezzatore.

Gesù è ricolmo di Spirito, prima ancora che

pronunci una sola parola.

Gesù è colui che è in grado di donare spirito

in abbondanza, anche a noi.

Giovanni proclama ancora; Gesù è il figlio di Dio.

Non un grande uomo, non un profeta, non un

uomo di tenerezza e compassione, Egli è la

presenza stessa di Dio.

Non c’è mediazione su questo, non reggono

i sofismi e i sottili ragionamenti; la comunità

primitiva crede che Gesù di Nazareth, potente

in parole ed opere, non sia solo ispirato da Dio,

ma parli con le parole stesse di Dio poiché in

Lui abita la presenza stessa del Verbo di Dio.

Dio è accessibile, visibile, chiaro, manifesto,

incontrabile, evidente; si racconta, si spiega,

si dice, si rivela.

Giovanni ammette Non lo conoscevo.

Il più grande fra i profeti, il coerente,

l’intransigente, il nazoreo votato a Dio,

l’asceta, il precursore il mistico, afferma

candidamente di non avere ancora conosciuto

il Signore, di non avere capito fino in fondo

la portata immensa della sua venuta.

Possiamo essere discepoli da anni, avere

pregato e conosciuto, meditato e studiato,

percorso i sentieri dei pellegrini allo

sfinimento senza conoscere ancora la

pienezza di Dio.

Non si è mai definitivamente arrivati alla pienezza.

Siamo per sempre cercatori.

Questo è ciò in cui crede la comunità

di Giovanni l’evangelista.

Così come Isaia sogna la comunità di Israele

non più chiusa in se stessa, intenta a proteggersi,

ma aperta all’annuncio del vero volto di Dio alle

nazioni straniere, così come Paolo augura ai

cristiani di Corinto, città delirante e violenta,

di essere santi perché santificati da Cristo,

anche noi siamo chiamati a dare testimonianza

al Figlio di Dio.

E credere e dire che Dio viene incontro ad ogni

uomo, che perdona e salva, che si fa carico di

ogni nostra tenebra, che non ignora il peccato,

ma lo assume, che paga i debiti che abbiamo

contratto con la vita, che non spegne la fiamma

vacillante ed è disposto a portare su di sé ogni

dolore, ogni violenza, ogni follia.

E credere e dire che solo riprendendo in mano

la spiritualità, rimettendo al centro dell’annuncio

il dono dello Spirito possiamo riconoscere

i passi di Dio nella nostra vita.

E credere e dire che noi proclamiamo che

Gesù, nostro maestro, uomo straordinario,

è la presenza stessa di Dio, un Dio che si

vuol far conoscere, il Dio a cui convertire

il nostro cuore abitato da visioni piccine

e demoniache della divinità.

Ed ammettere che di Lui ancora non sappiamo

nulla, luce tenebrosa, mistero luminosissimo

a cui orientare il nostro umile cuore.

Santa Domenica della scoperta, amici, Fausto.