domenica 27 novembre 2022

Il Vangelo del Lunedì 28 Novembre 2022

 

Della 1° Settimana di Avvento.

San Giacomo della Marca, religioso e sacerdote.

Prima Lettura

Ci sarà gioia per gli scampati di Israele.

Dal libro del profeta Isaìa (4,2-6)

In quel giorno, il germoglio del Signore crescerà in onore e gloria e il frutto

della terra sarà a magnificenza e ornamento per i superstiti d’Israele.

Chi sarà rimasto in Sion e chi sarà superstite in Gerusalemme sarà chiamato

santo: quanti saranno iscritti per restare in vita in Gerusalemme.

Quando il Signore avrà lavato le brutture delle figlie di Sion e avrà pulito

Gerusalemme dal sangue che vi è stato versato, con il soffio del giudizio

e con il soffio dello sterminio, allora creerà il Signore su ogni punto del

monte Sion e su tutti i luoghi delle sue assemblee una nube di fumo durante

il giorno e un bagliore di fuoco fiammeggiante durante la notte, perché la

gloria del Signore sarà sopra ogni cosa come protezione, come una tenda

sarà ombra contro il caldo di giorno e rifugio e riparo contro la bufera

e contro la pioggia.

Parola di Dio.

Vangelo

Molti dall'oriente e dall'occidente verranno nel regno dei cieli.

Dal Vangelo secondo Matteo (8,5-11) anno dispari.

In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione

che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto,

paralizzato e soffre terribilmente».

Gli disse: «Verrò e lo guarirò».

Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto

il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito.

Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a

uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio

servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».

Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità

io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande!

Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno

a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Da oriente e da occidente.

Da dove non ci si aspetta arrivano coloro che credono.

Fuori dai circuiti, fuori dal mondo ebraico.

L’avvento ci prepara ancora una volta allo stupore di un Dio che si rende

accessibile, che viene per farsi incontrare.

Un Dio che è riconosciuto proprio da coloro che tutti pensavano essere

lontani e senza fede.

Un Dio incontrabile da chi, come il Centurione, ha a cuore un suo servo,

lo tratta come se fosse un figlio.

Il confine fra chi crede e chi non crede non passa più fra le razze e le etnie

ma fra gli atteggiamenti; Gesù loda e porta ad esempio la fede del nemico

giurato, dell’avversario oppressore.

Rompe gli stereotipi, allarga gli orizzonti, ci obbliga a ridefinire il concetto

stesso di appartenenza ad una religione.

È iniziato l’avvento, amici, il tempo che ci spinge a chiederci chi o cosa ci

rende credenti.

In questo tempo nuovo per la Chiesa, tempo in cui uscire dal pantano

dell’abitudine e della troppe cose date per scontate stiamo attenti a non

sentirci a posto, cattolici di lungo corso, credenti per tradizione e abitudine.

I tempi nuovi che stiamo vivendo ci obbligano a stare all’erta, a riscoprire

seriamente la nostra fede.

Prendendo a modello proprio il centurione pagano, facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 26 novembre 2022

Il Vangelo di Domenica 27 Novembre 2022

 

Della 1° Domenica di Avvento.

Beata Vergine della Medaglia Miracolosa, apparizione.

Prima Lettura

Il Signore unisce tutti i popoli nella pace eterna del suo Regno.

Dal libro del profeta Isaìa (2,1-5)

Messaggio che Isaìa, figlio di Amoz, ricevette in visione su Giuda e su Gerusalemme.

Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei

monti e s’innalzerà sopra i colli, e ad esso affluiranno tutte le genti.

Verranno molti popoli e diranno: «Venite, saliamo sul monte del Signore,

al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci insegni le sue vie e possiamo

camminare per i suoi sentieri».

Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore.

Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli.

Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci;

una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non

impareranno più l’arte della guerra.

Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore.

Parola di Dio.

 

Salmo Responsoriale, dal Sal 121 (122)

Rispondiamo. Andiamo con gioia incontro al Signore.

Quale gioia, quando mi dissero:

«Andremo alla casa del Signore!».

Già sono fermi i nostri piedi

alle tue porte, Gerusalemme! R.

 

È là che salgono le tribù,

le tribù del Signore,

secondo la legge d’Israele,

per lodare il nome del Signore.

Là sono posti i troni del giudizio,

i troni della casa di Davide. R.

 

Chiedete pace per Gerusalemme:

vivano sicuri quelli che ti amano;

sia pace nelle tue mura,

sicurezza nei tuoi palazzi. R.

 

Per i miei fratelli e i miei amici

io dirò: «Su di te sia pace!».

Per la casa del Signore nostro Dio,

chiederò per te il bene. R.

 

Seconda Lettura

La nostra salvezza è più vicina.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (13,11-14a)

Fratelli, questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di

svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di

quando diventammo credenti.

La notte è avanzata, il giorno è vicino.

Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.

Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge

e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie.

Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo.

Parola di Dio.

 

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

 

Mostraci, Signore, la tua misericordia

e donaci la tua salvezza. (Sal 84,8)

 

Alleluia.

Vangelo

Vegliate, per essere pronti al suo arrivo.

Dal Vangelo secondo Matteo (24,37-44) anno A.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè,

così sarà la venuta del Figlio dell’uomo.

Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano,

prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò

nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti:

così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo.

Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato.

Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.

Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà.

Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte

viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa.

Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate,

viene il Figlio dell’uomo».

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno,

sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi

li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci

dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della

nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Di già?

Riparte l’Avvento, l’anno liturgico nuovo, il percorso verso il Natale.

Ciò significa che fra un mese saremo di nuovo a tavola ad aprire i doni

e a farci gli auguri.

Almeno chi ha qualcuno con cui sedersi e quattro soldi per comprare un regalo.

E ci guardiamo intorno, spaesati, come chi, dopo una lunga notte di battaglia,

vede il bagliore dell’aurora a oriente.

Siamo troppo stanchi per gioire.

Troppe ferite da curare.

Troppa emorragia di speranza per prendere sul serio i poco convinti inviti alla

gioia che cominciamo a vedere in televisione.

Arriva Natale, certo, e noi qui in mezzo al campo di battaglia.

Intenti a cercare il fine, non a invocare la fine.

Abbiamo assoluto bisogno di fermarci, almeno qualche minuto, di guardare

dove stiamo andando, di trovare un filo a cui appendere, come dei panni,

tutte le nostre vicende.

Oggi inizia l’Avvento; ne avevo bisogno, sinceramente.

Sono quattro settimane che ci preparano al Natale, un’arca si salvezza che

ci viene data per ritagliarci uno spazio di consapevolezza.

Un mese per preparare una culla per Dio, fosse anche in una stalla.

Non siamo qui a far finta che poi Gesù nasce; è già nato nella storia,

tornerà nella gloria.

Ma ora chiede di nascere in me.

Qui, ora, oggi.

In mezzo alla crisi di un mondo in disfacimento, in mezzo ai mille casini che devo

quotidianamente affrontare, strappando con i denti un tempo per vivere sul serio.

Io voglio prepararmi, ho bisogno di capire come posso trovare il Dio diventato

accessibile, fatto volto, divenuto incontrabile.

Voglio poterlo vedere questo Dio consegnato, arreso, palese, nascosto in

mezzo agli sguardi e ai volti di tanti neonati.

Sono poche quattro settimane, lo so.

Ma voglio provarci ancora.

Perché possiamo celebrare cento natali senza che mai una volta Dio nasca

nei nostri cuori.

Nessuno possiede Dio in modo tale da non doverlo più attendere.

Eppure non può attendere Dio chi non sapesse che Dio ha già atteso lungamente lui.

Uno preso, uno lasciato

Iniziamo a leggere Matteo, da oggi.

Il pubblicano divenuto discepolo, colui che si è fatto bene i conti in tasca,

ci accompagna e ci incoraggia sull’impervia strada della conversione.

Il brano del Vangelo è faticoso e ostico e rischia di essere letto in chiave grottesca.

Gesù, al solito, è straordinario; cita gli eventi simbolici di Noè, dice che

intorno a lui c’era un sacco di brava gente che venne travolta dal diluvio

senza neppure accorgersene.

Perciò ci invita a vegliare, a stare desti, proprio come fa Paolo scrivendo ai Romani.

E Gesù avverte; uno è preso, l’altro lasciato.

Uno incontra Dio, l’altro no.

Uno è riempito, l’altro non si fa trovare; e di chi è la colpa?; la colpa è solo nostra.

Perché Dio è discreto, modesto, quasi timido, non impone la sua presenza, come la

brezza della sera è la sua venuta.

A noi è chiesto di spalancare il cuore, di aprire gli occhi, di lasciar emergere il desiderio.

Come? Non lo so, amici credetemi.

Io cerco di farlo ritagliandomi uno spazio quotidiano alla preghiera,

per meditare la Parola.

Alcuni tra voi, magari riescono a prendersi una domenica pomeriggio per

fare un paio d’ore di silenzio e di preghiera, altri fanno una piccola deviazione

andando al lavoro per entrare in una Chiesa.

Se vissuti bene, aiutano anche i simboli del Natale cristiano; preparare un

presepe, addobbare un albero, partecipare alla novena.

Facciamo qualcosa, una piccola cosa, per chiederci se Cristo è nato in noi,

per non lasciarci travolgere dal diluvio di parole e cose che ognuno vive.

Ma, ad aggravare la nostra situazione, non dobbiamo solo combattere contro

la dimenticanza.

Ci tocca pure combattere contro il finto natale.

Non capisco perché una festa splendida, la festa che celebra la notizia

dell’inaudito di Dio che irrompe nel mondo, sia stata travolta dalla melassa

del buonismo natalizio.

È un dramma, il Natale, è la storia di un Dio presente e di un uomo assente.

Non c’è proprio nulla da festeggiare, non abbiamo fatto una gran bella figura,

la prima volta.

Natale è un pugno nello stomaco, una provocazione, un evento che

obbliga a schierarsi.

Natale è l’arrendevolezza di Dio che ci obbliga a conversione.

Quindi; viva i regali, viva la festa.

Ma che sia autentico ciò che facciamo, che sia presente il festeggiato, Dio, alle

nostre ipercaloriche cene, che i bimbi capiscano che è il suo compleanno,

e a noi fanno i regali.

In questi anni ho visto con sgomento che il Natale, per i poveri veri, per chi ha

subito un abbandono, un trauma, un lutto, è diventato una festa odiosa e insostenibile.

Di fronte alle immagini stereotipate della famiglia felice intorno all’albero

e armonia e canti di angeli che ci propinano i media, chi, invece, vive affettività

fragili e solitudini, è travolto da un insostenibile dolore.

E questo mi fa impazzire di rabbia.

Il Dio dei poveri, il Dio che viene per i pastori, emarginati del tempo, il Dio

che non nasce nel Tempio di Gerusalemme, ma nella grotta di Betlemme,

viene sostituto dal dio piccino del nostro ipocrita buonismo.

Se i nonni soli, se le persone abbandonate, se i feriti dalla vita non hanno un

sussulto di speranza nella notte di Natale, significa che il nostro annuncio

è ambiguo, travolto e sostituito da un inutile messaggio di generica pace.

Esagero? Voglia Dio che sia così.

Tra quattro settimane celebreremo il Natale.

Non giochiamo a far finta che poi Gesù nasce, Gesù è già nato, morto e risorto,

vive accanto a me.

Il problema è, semmai, se io sono nato.

Ecco amici il vero problema, Gesù viene ma noi siamo pronti ad accoglierlo?

Spero di sì, comunque abbiamo tutto il periodo dell’Avvento per prepararci

seriamente ad accoglierlo, buon Avventi a tutti voi, Fausto.

Domani inizia l'Avvento, quattro settimane per prepararci alla venuta del Salvatore.

 
Inizia l’avvento, amici; quattro settimane in preparazione all’incontro del Natale.

Natale richiama candore, dolcezza, buoni propositi.

E domani la Parola ci prepara a questa melassa con un elenco inquietante di disgrazie!

Gesù dice; ci saranno segni, turbamenti, paura, guerre.

Oggi direbbe; guerra in Europa, tensione in Medio-Oriente, paura per le biotecnologie

impazzite, il terrorismo mediatico e commerciale, in altri termini, paura del futuro.

Elenco quotidiano di eventi difficili, rosario infinito di realtà tragiche, Treccani

delle lamentazioni di ognuno di noi.

Bello partire dalla realtà, vero?

Gesù non è quel Dio risolvimi-i-problemi che alle volte crediamo; è cosciente di

ciò che ci spaventa, della situazione di fatica e di fragilità in cui siamo immersi.

La fede è tutto fuorché oppio dei popoli, negazione della realtà, fuga dallo stress.

No; per accogliere Dio nel Natale occorre anzitutto essere realisti; la vita può far

paura, dice Gesù.

Ma voi alzatevi e levate il capo.

Noi discepoli, noi che seguiamo la via, noi figli della luce, noi cristiani che vogliamo

prendere sul serio la Parola.

Noi, sì, possiamo sperare; per noi tutto questo ha un altro senso.

Prendere coscienza della fatica e della fragilità della vita, sembra dire Gesù,

vi porta ad alzarvi.

Inizia l’Avvento, Signore, la capacità di leggere al tempo che viviamo in una

chiave di fede.

Sostieni le nostre comunità, Signore, nell’attesa del tuo ritorno in mezzo a noi.

Buon Avvento, amici, nell’Attesa di incontrare il Signore Gesù.

venerdì 25 novembre 2022

Il Vangelo del Sabato 26 Novembre 2022

 

Della 34° settimana del Tempo Ordinario.

San Leonardo da Porto Maurizio, Sacerdote.

Prima Lettura

Non vi sarà più notte perché il Signore Dio li illuminerà.

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (22,1-7)

L’angelo del Signore mostrò a me, Giovanni, un fiume d’acqua viva, limpido

come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello.

In mezzo alla piazza della città, e da una parte e dall’altra del fiume, si trova

un albero di vita che dà frutti dodici volte all’anno, portando frutto ogni mese;

le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni.

E non vi sarà più maledizione.

Nella città vi sarà il trono di Dio e dell’Agnello: i suoi servi lo adoreranno;

vedranno il suo volto e porteranno il suo nome sulla fronte.

Non vi sarà più notte, e non avranno più bisogno di luce di lampada né di

luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà.

E regneranno nei secoli dei secoli.

E mi disse: «Queste parole sono certe e vere. Il Signore, il Dio che ispira

i profeti, ha mandato il suo angelo per mostrare ai suoi servi le cose che

devono accadere tra breve.

Ecco, io vengo presto.

Beato chi custodisce le parole profetiche di questo libro».

Parola di Dio.

Vangelo

Vegliate perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere.

Dal Vangelo secondo Luca (21,34-36) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a voi stessi, che

i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni

della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come

un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia

di tutta la terra.

Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire

a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Quando si percorre una strada, a volte si può rischiare di rallentare il passo.

Questo fa parte del viaggio; ciò evidentemente non è un problema, considerando

che chi ha chiara la meta verso la sta andando, anche dopo una battuta di arresto

si rimette in cammino di buona lena.

Il problema nasce nel momento in cui si perde il senso del viaggio.

Cosa vuol dire per noi?

Che perdiamo tale senso, tutte le volte che il nostro cuore si appesantisce,

divento un macigno, o diventa una lastra di ghiaccio.

Perché ciò avvenga, non è affatto necessario vivere nel peccato, come molti

possono pensare; a volte basta che le preoccupazioni, gli affanni della vita e

le varie ubriachezze di ogni giorno-più o meno consapevolmente-ci riempiano

e prendano il sopravvento.

Questo ci fa perdere il senso di Dio, e non siamo più capaci di continuare

la nostra avventura con Lui.

Perché questo?

Solo per mancanza di preghiera e della sua Parola.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 24 novembre 2022

Il Vangelo del Venerdì 25 Novembre 2022

 

Della 34° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Caterina d'Alessandria, vergine e martire.

Prima Lettura

Vidi la nuova Gerusalemme scendere dal cielo.

Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo (20,1-4.11-21,2)

Io, Giovanni, vidi un angelo che scendeva dal cielo con in mano la chiave

dell'Abisso e una grande catena.

Afferrò il drago, il serpente antico, che è diavolo e il Satana, e lo incatenò per

mille anni; lo gettò nell'Abisso, lo rinchiuse e pose il sigillo sopra di lui, perché

non seducesse più le nazioni, fino al compimento dei mille anni, dopo i quali

deve essere lasciato libero per un po' di tempo.

Poi vidi alcuni troni-a quelli che vi sedettero fu dato il potere di giudicare-e le

anime dei decapitati a causa della testimonianza di Gesù e della parola di Dio,

e quanti non avevano adorato la bestia e la sua statua e non avevano ricevuto

il marchio sulla fronte e sulla mano.

Essi ripresero vita e regnarono con Cristo per mille anni.

E vidi un grande trono bianco e Colui che vi sedeva.

Scomparvero dalla sua presenza la terra e il cielo senza lasciare traccia di sé.

E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono.

E i libri furono aperti.

Fu aperto anche un altro libro, quello della vita.

I morti vennero giudicati secondo le loro opere, in base a ciò che era scritto

in quei libri.

Il mare restituì i morti che esso custodiva, la Morte e gli inferi resero i morti

da loro custoditi e ciascuno venne giudicato secondo le sue opere.

Poi la Morte e gli inferi furono gettati nello stagno di fuoco.

Questa è la seconda morte, lo stagno di fuoco.

E chi non risultò scritto nel libro della vita fu gettato nello stagno di fuoco.

E vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti

erano scomparsi e il mare non c'era più.

E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio,

pronta come una sposa adorna per il suo sposo.

Parola di Dio.

Vangelo

Quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino.

Dal Vangelo secondo Luca (21,29-33) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Osservate la pianta

di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli,

che ormai l'estate è vicina.

Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno

di Dio è vicino.

In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga.

Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Le parole del Signore non passano.

Con questa certezza concludiamo l’anno liturgico, certi della promessa

fattaci dal Maestro.

E con questa certezza possiamo leggere gli eventi del mondo e della Chiesa,

senza paura, senza dietrologie, senza visioni approssimative e piccine ma con

lo sguardo ampio che solo la fede ci può donare.

Il discepolo guarda al mondo con realismo ottimista; senza cedere alle lusinghe

di chi periodicamente trova delle soluzioni definitive, sa che nel cuore portiamo

un’ombra, il peccato originale e che tale ombra rode dall’interno ogni

immaginazione, ogni progetto, ogni rivoluzione.

Ma questo non significa che restiamo immobili senza far nulla, che ci rassegniamo

ma che aspettiamo cieli nuovi e terra nuova in cui avrà stabile dimora la giustizia.

Qui e ora costruiamo il Regno dove viviamo, con semplicità, con ostinazione,

con gioia.

Qui e ora realizziamo il sogno di Dio di un mondo in cui ci si accoglie nel rispetto

delle diversità cercando insieme il senso ultimo della vita che Cristo ci ha rivelato.

E l’attesa è colma della presenza e delle parole di Cristo che non passano e che

diventano pane quotidiano, se condite dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.