mercoledì 17 agosto 2022

Il Vangelo del Giovedì 18 Agosto 2022

 

Della 20° settimana del Tempo Ordinario.

Sant’Elena Imperatrice, madre di Costantino.

Prima Lettura

Vi darò un cuore nuovo. Porrò il mio spirito dentro di voi.

Dal libro del profeta Ezechièle (36,23-28)

Così dice il Signore Dio: «Santificherò il mio nome grande, profanato fra

le nazioni, profanato da voi in mezzo a loro.

Allora le nazioni sapranno che io sono il Signore-oracolo del Signore

Dio-, quando mostrerò la mia santità in voi davanti ai loro occhi.

Vi prenderò dalle nazioni, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo.

Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre

impurità e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi

uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne.

Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi e vi farò

osservare e mettere in pratica le mie norme.

Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io

sarò il vostro Dio».

Parola di Dio.

Vangelo

Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze.

Dal Vangelo secondo Matteo (22,1-14) anno pari.

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare loro con parabole [ai capi dei sacerdoti

e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di

nozze per suo figlio.

Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non

volevano venire.

Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho

preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi

e tutto è pronto; venite alle nozze!”.

Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri

affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.

Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini

e diede alle fiamme la loro città.

Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano

degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete,

chiamateli alle nozze”.

Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi

e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.

Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava

l’abito nuziale.

Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”.

Quello ammutolì.

Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle

tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.

Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Gli scribi e i farisei erano gli invitati principali del banchetto di nozze, a cui Dio stava invitando tutta l’umanità.

Ma essi non lo colsero, preferendo restare chiusi nelle loro convinzioni e nella

rigida osservanza di precetti poco importanti.

Da lì, Gesù ha invitato tutti i popoli della terra a far parte della Chiesa, che

è la grande famiglia dei figli di Dio.

Noi siamo stati invitati a questa festa di nozze e, siamo i chiamati di cui parla

il Vangelo di oggi.

Per essere degni di partecipare a queste nozze, abbiamo bisogno della veste

nuziale; tale abito lo prepariamo giorno per giorno, attraverso le buone opere

che compiamo nel nome di Dio.

Non si deve mai aver paura di amare e di fare il bene, anche se questo, può essere

frainteso o male interpretato; quando entriamo in questa logica, riusciamo a

trasmettere agli altri la bellezza dell’invito che Gesù fa a tutta l’umanità.

Facciamo sempre del bene accompagnandolo con la preghiera.  

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

martedì 16 agosto 2022

Il Vangelo del Mercoledì 17 Agosto 2022

 

Della 20° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Chiara da Montefalco (PG), vergine.

Prima Lettura

Strapperò loro di bocca le mie pecore e non saranno più il loro pasto.

Dal libro del profeta Ezechièle (34,1-11)

Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, profetizza contro

i pastori d’Israele, profetizza e riferisci ai pastori: Così dice il Signore Dio:

Guai ai pastori d’Israele, che pascono se stessi!

I pastori non dovrebbero forse pascere il gregge?

Vi nutrite di latte, vi rivestite di lana, ammazzate le pecore più grasse, ma non

pascolate il gregge.

Non avete reso forti le pecore deboli, non avete curato le inferme, non avete

fasciato quelle ferite, non avete riportato le disperse.

Non siete andati in cerca delle smarrite, ma le avete guidate con crudeltà e violenza.

Per colpa del pastore si sono disperse e sono preda di tutte le bestie selvatiche:

sono sbandate.

Vanno errando le mie pecore su tutti i monti e su ogni colle elevato, le mie pecore

si disperdono su tutto il territorio del paese e nessuno va in cerca di loro e se ne cura.

Perciò, pastori, ascoltate la parola del Signore: Com’è vero che io vivo-oracolo

del Signore Dio-, poiché il mio gregge è diventato una preda e le mie pecore il

pasto d’ogni bestia selvatica per colpa del pastore e poiché i miei pastori non

sono andati in cerca del mio gregge-hanno pasciuto se stessi senza aver cura

del mio gregge-, udite quindi, pastori, la parola del Signore: Così dice il Signore

Dio: Eccomi contro i pastori: a loro chiederò conto del mio gregge e non li

lascerò più pascolare il mio gregge, così non pasceranno più se stessi, ma

strapperò loro di bocca le mie pecore e non saranno più il loro pasto.

Perché così dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore

e le passerò in rassegna».

Parola di Dio.

Vangelo

Sei invidioso perché io sono buono?

Dal Vangelo secondo Matteo (20,1-16) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli

è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori

per la sua vigna.

Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna.

Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza,

disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto

ve lo darò”.

Ed essi andarono.

Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto.

Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse

loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”.

Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”.

Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.

Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i

lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”.

Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro.

Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più.

Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro.

Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi

hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo

sopportato il peso della giornata e il caldo”.

Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto.

Non hai forse concordato con me per un denaro?

Prendi il tuo e vattene.

Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle

mie cose quello che voglio?

Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.

Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Le logiche di Dio sono davvero strane; da un certo punto di vista daremmo

ragione a quei lavoratori che, dopo aver lavorato tutto il giorno, ricevono la

stessa paga di chi ha lavorato soltanto un’ora.

Il racconto di Gesù, è provocatorio e intende suscitare in noi una reazione di

sdegno contro una logica che, a prima vista, ci sembra ingiusta.

In realtà, Dio non è ingiusto; Egli ha, però, una logica molto diversa dalla nostra.

Ciò che risalta in questo brano è soprattutto la sua grande bontà, che non fa calcoli.

Dio vuole essere buono con tutti, indipendentemente da quanto tempo abbiamo

lavorato nella sua vigna.

Chi glielo può impedire?

Soltanto l’ottusità provocata dall’invidia, non ci permette di cogliere appieno

questa prerogativa di Dio.

Invece, quando anche noi cominciamo a comportarci come Lui, amando senza

considerare i meriti degli altri, allora sperimentiamo una grande libertà

e pienezza di vita.

Non è facile, amici, ma possiamo riuscirci con l’aiuto della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 15 agosto 2022

Il Vangelo del Martedì 16 Agosto 2022

 

Della 20° settimana del Tempo Ordinario.

San Rocco, pellegrino e taumaturgo.

Prima Lettura

Mentre tu sei un uomo e non un dio, hai reso il tuo cuore come quello di Dio.

Dal libro del profeta Ezechièle (28,1-10)

Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, parla al principe

di Tiro: Così dice il Signore Dio: Poiché il tuo cuore si è insuperbito e hai

detto: “Io sono un dio, siedo su un trono divino in mezzo ai mari”, mentre tu

sei un uomo e non un dio, hai reso il tuo cuore come quello di Dio, ecco, tu

sei più saggio di Daniele, nessun segreto ti è nascosto.

Con la tua saggezza e la tua intelligenza hai creato la tua potenza ammassato

oro e argento nei tuoi scrigni; con la tua grande sapienza e i tuoi traffici hai

accresciuto le tue ricchezze e per le tue ricchezze si è inorgoglito il tuo cuore.

Perciò così dice il Signore Dio: Poiché hai reso il tuo cuore come quello di Dio,

ecco, io manderò contro di te i più feroci popoli stranieri; snuderanno le spade

contro la tua bella saggezza, profaneranno il tuo splendore.

Ti precipiteranno nella fossa e morirai della morte degli uccisi in mare.

Ripeterai ancora: “Io sono un dio”, di fronte ai tuoi uccisori?

Ma sei un uomo e non un dio, in balìa di chi ti uccide.

Per mano di stranieri morirai della morte dei non circoncisi, perché io ho parlato».

Parola di Dio.

Vangelo

È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago,

che un ricco entri nel regno di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (19,23-30) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente

un ricco entrerà nel regno dei cieli.

Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago,

che un ricco entri nel regno di Dio».

A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora,

chi può essere salvato?».

Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile».

Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito;

che cosa dunque ne avremo?».

E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio

dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo,

siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele.

Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi

per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna.

Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Pietro vuole sapere da Gesù cosa avrà in cambio per il fatto di averlo seguito.

Certamente la domanda non è delicata; il principe degli apostoli, valuta ancora

il rapporto con Gesù, in termini di contratto e la sua intenzione non è ancora

del tutto pura.

Eppure, il Signore, gli risponde e gli dice che la ricompensa che è preparata per

coloro che lo seguono e gli sono fedeli è incommensurabile; già in questa vita

riceveranno cento volte di più di quanto hanno lasciato.

In più, avranno il dono più grande, che è la vita eterna.

Di fronte a queste promesse di Gesù, come non farsi prendere dall’entusiasmo?

Tutti gli uomini, di solito, fanno grandi promesse, (in particolare i politici),

e noi siamo propensi a credere loro, anche se poi sappiamo che, in realtà,

ben pochi sono in grado di mantenerle!

Ma quando le promesse le fa Dio, allora la nostra fiducia può essere piena e

senza riserve; sappiamo quanto siano potenti la sua parola e la sua misericordia.

Perciò, amici, fidiamoci del Signore e preghiamo.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 14 agosto 2022

Il Vangelo del Lunedì 15 Agosto 2022

 

Della 20° settimana del Tempo Ordinario.

Maria Santissima Assunta in Cielo.

Prima Lettura

Una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi.

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (11,19a;12,1-6a.10ab)

Si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l’arca della sua alleanza.

Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna

sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle.

Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto.

Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette

teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava un terzo

delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra.

Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da

divorare il bambino appena lo avesse partorito.

Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con

scettro di ferro, e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono.

La donna invece fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio.

Allora udii una voce potente nel cielo che diceva: «Ora si è compiuta la

salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo».

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Cristo risorto è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (15,20-27a)

Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti.

Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà

anche la risurrezione dei morti.

Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita.

Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua

venuta, quelli che sono di Cristo.

Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere

ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza.

È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto

i suoi piedi.

L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha

posto sotto i suoi piedi.

Parola di Dio.

Vangelo

Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente: ha innalzato gli umili.

Dal Vangelo secondo Luca (1,39-56) anno pari.

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa,

in una città di Giuda.

Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta.

Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò

nel suo grembo.

Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta

tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!

A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?

Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato

di gioia nel mio grembo.

E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta

in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva.

D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome;

di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del

loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha

ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come

aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

E siamo al centro del ferragosto, dove abbiamo la gioia di celebrare la festa

dell’Assunzione di Maria, festa che ci richiama all’opera di Dio in Maria

di Nazareth, discepola del Signore.

Non nascondo, però, un sottile disagio a parlare di Lei.

La ragione principale è la sua disarmante timidezza di ragazza di paese,

quindicenne, abituata a lavorare in silenzio, lontano dai palchi delle veline.

La seconda ragione del disagio, è un’eccessiva devozione nei confronti di

Maria, fatta in buona fede, ovviamente, ma pericolosa.

Pericolosa perché, negli amici in cerca di Dio, nei catecumeni che vogliono

passare dal cristianesimo al discepolato, tutto questo eccesso di zelo frastorna.

Il rischio?            

Quello di sottolineare le così tante straordinarietà della Madre di Gesù, dal

finire con l’allontanarla anni luce dalla (povera) concretezza della nostra vita.

Insomma; il più grande torto che possiamo fare a Maria, è quello di metterla in

una nicchia e incoronarla con una corona d’oro!

Mi viene da ridere, come al solito; perché, Dio ci dona una discepola esemplare,

una donna (in un mondo di maschilisti, pone una donna a modello; forte Dio!)

che, per prima, ha scoperto il volto del Dio incarnato, e noi subito a metterla

sul piedistallo, santa stratosferica da invocare nei momenti di sofferenza.

Per favore, no!

Maria ci è donata come sorella nella fede, come discepola del Signore, come

madre dei discepoli.

Il cuore del suo cammino è narrato da Luca, in quella corsa frenetica, tumultuosa,

che Maria compie all’indomani dell’annuncio dell’angelo.

Non le aveva forse detto, l’angelo, della gravidanza della sua vecchia cugina?

Maria parte volentieri da Nazareth, ha bisogno di riflettere, di capire.

Ha paura di essersi sbagliata, di avere avuto un colpo di sole.

Possibile? Il Messia verrà? Possibile?

Lei è stata scelta come madre?

Maria s’incammina verso sud, due giorni di viaggio, pensieri che affollano la mente.

Forse è in compagnia di Giuseppe, non era opportuno che le donne viaggiassero da sole.

All’arrivo a casa di Zaccaria, lui e Giuseppe si salutano con un cenno della mano

e, rimangono un pò protagonisti marginali, lasciano tutta la scena alle due donne,

un affare misterioso di donne che è la maternità, che ci emargina un pò noi uomini.

E l’incontro tra la matura Elisabetta e l’adolescente Maria è un’apoteosi,

un fuoco d’artificio.

Solo loro sanno, solo loro capiscono, i servi e i familiari guardano attoniti queste

due donne che ridono e si abbracciano e piangono di gioia.

Roteano nella polvere, ora, Elisabetta solleva in un abbraccio la piccola Maria

e immagino le dica: “Come sei cresciuta! Che bella che sei!”; poi la posa, la

guarda scuotendo la testa: “Come hai fatto a credere, Maria?”.

Sì, Maria, anche noi lo ripetiamo, scuotendo la testa; come hai potuto credere

che davvero Dio, diventasse sguardo, sudore e calore nel tuo ventre?

Come hai fatto a credere che-sul serio-Dio avesse bisogno di te, e di noi,

per salvare l’umanità?

Come hai fatto a credere che il tuo acerbo ventre contenesse l’Assoluto?

Beata te che hai creduto, Maria!

Beati noi, fragili discepoli, che sentiamo l’orgoglio riempirci di lacrime gli occhi

e la nostalgia della santità mozzarci il fiato, tu sei figlia della nostra umanità,

tu sei il riscatto delle nostre tiepidezze.

E Maria canta e danza roteando nella polvere.

Allora è tutto vero, ciò che ha visto era davvero il messaggero di Dio, allora tutte

le stanche e impolverate profezie ascoltate il sabato in sinagoga, si stavano

realizzando ad opera di una donna.

Dio non si è stancato del suo popolo, Dio non l’ha abbandonato, non ci ha

abbondonato, Dio è presente.

La danza finisce in un canto, lo stupore della logica di Dio che prende una

quindicenne illetterata, figlia povera di una terra occupata, in un tempo senza

internet e networks, per salvare l’umanità.

Ecco, amici, questa è la festa dell’Assunzione, la storia di una discepola che

ha creduto davvero nella Parola del suo Dio, che insegna a noi, tiepidi credenti,

l’ardire di Dio, la follia dell’Assoluto.

Questa donna, noi credenti, dopo la lunga esperienza di una fede abitata dal

Mistero, è andata, prima tra i credenti, al Dio che l’aveva chiamata.

Non poteva conoscere la corruzione della morte, colei che aveva dato alla

luce l’autore della vita.

Siamo in buona compagnia, amici!

Lasciamogli fare, allora; grandi cose ha fatto Dio in Maria; grandi cose può

fare in noi, se lo lasciamo fare, come ha fatto, Maria.

Santa festa dell’Assunzione al Cielo di Maria, Fausto.     

sabato 13 agosto 2022

Il Vangelo di Domenica 14 Agosto 2022

 

Della 20° Domenica del Tempo Ordinario.

S. Massimiliano Maria Kolbe, presbitero e martire.

Prima Lettura

Mi hai partorito uomo di contesa per tutto il paese.

Dal libro del profeta Geremìa (38,4-6.8-10)

In quei giorni, i capi dissero al re: «Si metta a morte Geremìa, appunto perché

egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa città e scoraggia tutto il

popolo dicendo loro simili parole, poiché quest’uomo non cerca il benessere

del popolo, ma il male».

Il re Sedecìa rispose: «Ecco, egli è nelle vostre mani; il re infatti non ha

poteri contro di voi».

Essi allora presero Geremìa e lo gettarono nella cisterna di Malchìa, un figlio

del re, la quale si trovava nell’atrio della prigione.

Calarono Geremìa con corde.

Nella cisterna non c’era acqua ma fango, e così Geremìa affondò nel fango.

Ebed-Mèlec uscì dalla reggia e disse al re: «O re, mio signore, quegli uomini

hanno agito male facendo quanto hanno fatto al profeta Geremìa, gettandolo

nella cisterna.

Egli morirà di fame là dentro, perché non c’è più pane nella città».

Allora il re diede quest’ordine a Ebed-Mèlec, l’Etiope: «Prendi con te tre

uomini di qui e tira su il profeta Geremìa dalla cisterna prima che muoia».

Parola di Dio.

Seconda Lettura.

Corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti.

Dalla lettera agli Ebrei (12,1-4)

Fratelli, anche noi, circondati da tale moltitudine di testimoni, avendo deposto

tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza

nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà

origine alla fede e la porta a compimento.

Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce,

disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio.

Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande

ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo.

Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato.

Parola di Dio.

Vangelo

Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione.

Dal Vangelo secondo Luca (12,49-53) anno C.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco

sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!

Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché

non sia compiuto!

Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra?

No, io vi dico, ma divisione.

D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre

contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro

padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora

e nuora contro suocera».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Con la festa dell’Assunzione inizia il lento declino dell’estate e già vediamo

all’orizzonte la ripresa della scuola e l’inizio delle attività autunnali, compresa

quella di riuscire a votare un partito che faccia l’interesse degli italiani,

ma sarà difficile.

La Parola che ci ha accompagnato in questi mesi ancora getta una luce

possente sulla nostra vita, una chiave di lettura, uno stimolo alla conversione.

Il tesoro del Vangelo presso cui abita il nostro cuore ci divora di passione

e di gioia e ci spinge a vegliare nella ricerca della presenza di Dio.

Come Abramo siamo spinti ad uscire dalla banalità, a liberare l’anima che ci

abita per guardare oltre la quotidianità.

Credere è affidarsi, fidarsi, accogliere la Parola su Dio che Gesù è venuto

a pronunciare, superare le mille contraddizioni presenti nei nostri cuori,

affrontare le difficoltà della vita tenendo la luce della speranza accesa nei

cuori, leggere alla luce del Vangelo le incoerenze che troviamo nella nostra

vita e nella vita della comunità cristiana.

Credere è una lotta, un combattimento spirituale.

Molti pensano alla fede come ad una certezza acquisita, un’assicurazione

sulla vita, una semplificazione delle questioni.

Credere, invece, è per sempre imparare, per sempre diventare cercatori, per

sempre orientati e inquieti, rivolti alla totalità che ci sfugge, pur possedendola.

Credere è una lotta.

La Parola di oggi, tanto per darci una scrollata, approfondisce questo tema;

l’annuncio del Vangelo è segno di contraddizione, il mondo, così amato dal

Padre da dare il Figlio, vive con fastidio l’ingerenza divina e preferisce le

tenebre alla luce.

Stento a scrivere queste parole, memore come sono dell’incontro con troppi

sé-dicenti credenti, all’apparenza fieri propugnatori di valori cristiani, in realtà

persone irrigidite nei propri schemi.

Non voglio né posso, se fedele al Vangelo, immaginare la realtà divisa in due

Parti; i buoni, noi, il grano, il piccolo resto, e i cattivi, gli altri, laicisti,

anticlericali, ostinati nell’errore.

Noi discepoli siamo impastati di mondo, fatti con la stessa terra.

Portiamo nel cuore le stesse contraddizioni e le stesse paure di tutti ma siamo

stati incontrati dalla luce.

Questa scoperta ci allarga il cuore, ci mette in una condizione nuova,

diventiamo capaci di amare.

E nell’amore si gioca il confronto col mondo, non nella sfida.

Se annunciamo il Vangelo e siamo derisi soffriamo per l’altro, non per il

nostro amor proprio ferito!

Geremia, profeta inquieto e sfortunato, ci è presentato come modello, come

uno di quegli uomini da imitare, come ci suggerisce la lettera agli Ebrei.

Me infelice!

Nato vicino a Gerusalemme, appassionato di Dio e del suo popolo, Geremia

passerà la sua vita a convincere il re di Giuda e la popolazione di Gerusalemme

a non opporsi alla nascente potenza di Babilonia.

Certi della propria diplomazia e dell’appoggio dell’Assiria e dell’Egitto,

i giudei considerano le profezie di Geremia come iattura e lo perseguitano.

Il brano di oggi ci racconta di come Geremia sia gettato nella cisterna a

morire nel fango e poi salvato in extremis.

Soffre duramente di questa situazione, l’inquieto profeta, che vorrebbe

annunciare pace e deve redarguire, che vorrebbe profetare il bene e vede

la tragedia avvicinarsi.

Purtroppo le previsioni di Geremia di avvereranno; Gerusalemme cadrà sotto

il re Nabucodonosor e oltre ottomila capifamiglia verranno deportati in Babilonia.

Essere discepoli porta ad amare teneramente le persone destinatarie dell’annuncio,

essere discepoli significa cercare in sé la verità per poi offrirla agli altri, essere

discepoli significa non essere capiti proprio dalle persone che ami.

Gesù lo dice, parlando di sé, immaginando l’evoluzione che avrà il suo messaggio.

Dopo la caduta di Gerusalemme ad opera dei romani e la rovinosa distruzione

del Tempio, i seguaci del Nazareno saranno scomunicati dai rabbini e questo

provocherà una frattura dolorosissima ed insanabile all’interno della neonata

comunità cristiana.

Ancora oggi molti sperimentano la contraddizione di scoprire in Cristo una nuova

famiglia, nuove e durature relazioni con fratelli credenti e, nel contempo, un

impoverimento di relazione e una crescente incomprensione con i famigliari di sangue.

Ho visto genitori scagliarsi con ferocia contro le scelte radicali dei propri figli

che decidevano di consacrare la propria vita al Regno.

Ma, senza arrivare a questi eccessi, credo che anche a voi, come è successo a me,

amici, sia successo di vedere cambiare atteggiamento nei vostri confronti in ufficio

o a scuola proprio a causa della vostra scelta evangelica.

Se davvero siamo discepoli mettiamo in conto qualche contrasto, qualche fatica

di troppo; nessuno di noi è più grande del Maestro; se hanno perseguitato Lui

perseguiteranno anche noi.

Cristo è fuoco.

Fuoco che brucia, che divampa, che illumina, che riscalda, che consuma.

Cristo è fuoco e traspare dalla nostra vita.

Se è dal fuoco che si misura il discepolato, i pompieri della fede possono

stare tranquilli.

Vi brucia dentro Cristo?

Vi brucia da non poter fare a meno di pensare a Lui?

Vi è successo di desiderare profondamente di raccontarlo (senza fanatismi

o semplificazioni) a chi vi sta accanto?

Vi è successo di difenderlo in una discussione?

E di essere presi in giro per le vostre convinzioni? No?

Brutto segno; o vivete in un monastero o proprio non si vede che siete cristiani.

Quando sant’Ignazio, fondatore dei Gesuiti, uomo di Dio, innamorato di Dio

inviò i suoi dodici compagni ad annunciare il Vangelo fino agli estremi confini

del mondo allora conosciuti, disse, il giorno della loro partenza: “Andate,

e incendiate il mondo”.

Incendiari sì, ma d’amore.

Anche noi dobbiamo essere degli incendiari d’amore, amici, altrimenti non

siamo veramente innamorati di Cristo, Santa Domenica Fausto.