mercoledì 8 giugno 2022

Il Vangelo del Giovedì 9 Giugno 2022

 

Della 10° settimana del Tempo Ordinario.

San Efrem, diacono e dottore della Chiesa.

Prima lettura.

Elia pregò e il cielo diede la pioggia.

Dal primo libro dei Re (18,41-46)

In quei giorni, Elìa disse [al re] Acab: «Va' a mangiare e a bere, perché c'è

già il rumore della pioggia torrenziale».

Acab andò a mangiare e a bere.

Elìa salì sulla cima del Carmelo; gettatosi a terra, pose la sua faccia tra le ginocchia.

Quindi disse al suo servo: «Sali, presto, guarda in direzione del mare».

Quegli salì, guardò e disse: «Non c'è nulla!».

Elìa disse: «Tornaci ancora per sette volte».

La settima volta riferì: «Ecco, una nuvola, piccola come una mano d'uomo,

sale dal mare».

Elìa gli disse: «Va' a dire ad Acab: "Attacca i cavalli e scendi, perché non ti

trattenga la pioggia!"».

D'un tratto il cielo si oscurò per le nubi e per il vento, e vi fu una grande pioggia.

Acab montò sul carro e se ne andò a Izreèl.

La mano del Signore fu sopra Elìa, che si cinse i fianchi e corse davanti

ad Acab finché giunse a Izreèl.

Parola di Dio.

Vangelo.

Chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio.

Dal Vangelo secondo Matteo (5,20-26) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia

non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.

Avete inteso che fu detto agli antichi: "Non ucciderai"; chi avrà ucciso dovrà

essere sottoposto al giudizio.

Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto

al giudizio.

Chi poi dice al fratello: "Stupido", dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi

gli dice: "Pazzo", sarà destinato al fuoco della Geènna.

Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha

qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare, va' prima a

riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.

Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui,

perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga

gettato in prigione.

In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo!».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

L’amore, per sua natura, è esigente e chiede sempre il massimo.

Non ci si può accontentare del minimo previsto dalla legge, se si vuole

davvero vivere nella novità della Buona Novella annunciata da Cristo.

Se le parole di Gesù ci sembrano troppo esigenti, ricordiamoci questo; la fede

in cui viviamo, non ci dice di credere in un libro o in una serie di regole, quanto

in una persona, Gesù, che per primo ha vissuto quanto ha insegnato.

Egli per primo, ha vissuto il perdono ed il rispetto degli altri, anche quando,

questo ha significato pagare con la vita la coerenza a questo messaggio.

Per questo, la nostra giustizia, deve superare quella degli scribi e dei farisei;

se non comprendiamo il senso profondo delle parole di Gesù, saremo sempre

degli esecutori ossequiosi di ordini, e mai delle persone libere e felici nella

legge del Vangelo.

Perciò, amici, proviamoci ad imitare il Signore per trovare la nostra libertà,

facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

martedì 7 giugno 2022

Il Vangelo del Mercoledì 8 Giugno 2022

 

Della 10° settimana del Tempo Ordinario.

San Medardo, Vescovo.

Prima lettura.

Questo popolo sappia che tu, o Signore, sei Dio e che converti il loro cuore.

Dal primo libro dei Re (18,20-39)

In quei giorni, [il re] Acab convocò tutti gli Israeliti e radunò i profeti [di Baal]

sul monte Carmelo.

Elìa si accostò a tutto il popolo e disse: «Fino a quando salterete da una parte all'altra?

Se il Signore è Dio, seguitelo!

Se invece lo è Baal, seguite lui!».

Il popolo non gli rispose nulla.

Elìa disse ancora al popolo: «Io sono rimasto solo, come profeta del Signore,

mentre i profeti di Baal sono quattrocentocinquanta.

Ci vengano dati due giovenchi; essi se ne scelgano uno, lo squartino e lo

pongano sulla legna senza appiccarvi il fuoco.

Io preparerò l'altro giovenco e lo porrò sulla legna senza appiccarvi il fuoco.

Invocherete il nome del vostro dio e io invocherò il nome del Signore.

Il dio che risponderà col fuoco è Dio!».

Tutto il popolo rispose: «La proposta è buona!».

Elìa disse ai profeti di Baal: «Sceglietevi il giovenco e fate voi per primi,

perché voi siete più numerosi.

Invocate il nome del vostro dio, ma senza appiccare il fuoco».

Quelli presero il giovenco che spettava loro, lo prepararono e invocarono il

nome di Baal dal mattino fino a mezzogiorno, gridando: «Baal, rispondici!».

Ma non vi fu voce, né chi rispondesse.

Quelli continuavano a saltellare da una parte all'altra intorno all'altare che

avevano eretto.

Venuto mezzogiorno, Elìa cominciò a beffarsi di loro dicendo: «Gridate

a gran voce, perché è un dio!

È occupato, è in affari o è in viaggio; forse dorme, ma si sveglierà».

Gridarono a gran voce e si fecero incisioni, secondo il loro costume, con

spade e lance, fino a bagnarsi tutti di sangue.

Passato il mezzogiorno, quelli ancora agirono da profeti fino al momento dell'offerta

del sacrificio, ma non vi fu né voce né risposta né un segno d'attenzione.

Elìa disse a tutto il popolo: «Avvicinatevi a me!».

Tutto il popolo si avvicinò a lui e riparò l'altare del Signore che era stato demolito.

Elìa prese dodici pietre, secondo il numero delle tribù dei figli di Giacobbe,

al quale era stata rivolta questa parola del Signore: «Israele sarà il tuo nome».

Con le pietre eresse un altare nel nome del Signore; scavò intorno all'altare

un canaletto, della capacità di circa due sea di seme.

Dispose la legna, squartò il giovenco e lo pose sulla legna.

Quindi disse: «Riempite quattro anfore d'acqua e versatele sull'olocausto

e sulla legna!».

Ed essi lo fecero.

Egli disse: «Fatelo di nuovo!».

Ed essi ripeterono il gesto. Disse ancora: «Fatelo per la terza volta!».

Lo fecero per la terza volta.

L'acqua scorreva intorno all'altare; anche il canaletto si riempì d'acqua.

Al momento dell'offerta del sacrificio si avvicinò il profeta Elìa e disse: «Signore,

Dio di Abramo, di Isacco e d'Israele, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele

e che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose sulla tua parola.

Rispondimi, Signore, rispondimi, e questo popolo sappia che tu, o Signore,

sei Dio e che converti il loro cuore!».

Cadde il fuoco del Signore e consumò l'olocausto, la legna, le pietre e la cenere,

prosciugando l'acqua del canaletto.

A tal vista, tutto il popolo cadde con la faccia a terra e disse: «Il Signore è Dio!

Il Signore è Dio!».

Parola di Dio.

Vangelo.

Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.

Dal Vangelo secondo Matteo (5,17-19) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad

abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.

In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un

solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.

Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri

a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli.

Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Gesù sente la necessità di chiarire un fatto, nei confronti di coloro che pensavano

che la sua venuta, potesse significare un’abolizione della legge dettata a Mosè da Dio.

Egli non è venuto a distruggere o a cambiare nulla; piuttosto, il Signore è venuto

a riportare l’osservanza della Legge alla sua purezza e genuinità originaria.

Questo insegnamento è importante anche per noi; il fatto che il Signore

manifesti la sua misericordia, non significa che siamo autorizzati a non

seguire e mettere in pratica la Parola del Vangelo, con tutte le sue leggi

e gli impegni che essa porta con sé.

Altrimenti, saremo persone superficiali, e questo nei confronti di Dio,

sarebbe davvero un grave peccato.

Non si tratta di obbedire per la paura di finire all’inferno, quanto, essere

considerati, come minimo, già nel regno dei cieli, solo perché mettiamo in

pratica le leggi, questo sarebbe decisamente anche peggio, ma metterle in

pratica con amore e umiltà, senza aspettarci niente in cambio, facendoci

aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 6 giugno 2022

Il Vangelo del Martedì 7 Giugno 2022

 

Della 10° settimana del Tempo Ordinario.

San Roberto di Newminster, Abate cistercense.

Prima Lettura

La farina della giara non venne meno secondo la parola del Signore.

Dal primo libro dei Re (17,7-16)

In quei giorni, il torrente [nei cui pressi Elìa si era nascosto] si seccò,

perché non era piovuto sulla terra.

Fu rivolta a lui la parola del Signore: «Àlzati, va' a Sarèpta di Sidone; ecco,

io là ho dato ordine a una vedova di sostenerti». Egli si alzò e andò a Sarèpta.

Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna.

La chiamò e le disse: «Prendimi un po' d'acqua in un vaso, perché io possa bere».

Mentre quella andava a prenderla, le gridò: «Per favore, prendimi anche un

pezzo di pane».

Quella rispose: «Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo

un pugno di farina nella giara e un po' d'olio nell'orcio; ora raccolgo due pezzi

di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo

e poi moriremo».

Elìa le disse: «Non temere; va' a fare come hai detto.

Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai

per te e per tuo figlio, poiché così dice il Signore, Dio d'Israele: "La farina della

giara non si esaurirà e l'orcio dell'olio non diminuirà fino al giorno in cui il

Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra" ».

Quella andò e fece come aveva detto Elìa; poi mangiarono lei, lui e la casa di

lei per diversi giorni.

La farina della giara non venne meno e l'orcio dell'olio non diminuì, secondo

la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elìa.

Parola di Dio.

Vangelo

Voi siete la luce del mondo.

Dal Vangelo secondo Matteo (5,13-16) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra;

ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato?

A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.

Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra

un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul

candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa.

Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre

opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Il sale e la luce sono due cose di cui non si poteva affatto fare a meno al

tempo di Gesù.

Il sale era talmente importante ed utilizzato, che veniva dato persino come

stipendio al posto del denaro; per questo, una vita senza sale è inconcepibile.

Allo stesso modo, non ci può essere una società senza cristiani che vivono in

pienezza la loro fede nel Vangelo di Gesù; il rischio è quello di togliere da

essa un elemento preziosissimo ed assolutamente insostituibile.

Inoltre, come si poteva vivere senza luce nella notte, in un periodo storico in cui

le uniche luci, durante la notte, erano quelle emanate dalle lampade e dalle candele?

Dunque, senza la testimonianza dei cristiani, il mondo è condannato al buio ed al freddo.

Ma noi, siamo consapevoli di ciò a cui siamo chiamati?

Essere sale e luce, è ciò che dà senso alla nostra vita.

So che non è facile, amici, ma la preghiera ci può aiutare.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

domenica 5 giugno 2022

Il Vangelo del Lunedì 6 Giugno 2022

 

Della 10° settimana del Tempo Ordinario.

Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa. 

Prima Lettura

Madre di tutti i viventi.

Dal libro della Genesi (3,9-15.20)

[Dopo che l'uomo ebbe mangiato del frutto dell'albero,] il Signore Dio lo

chiamò e gli disse: «Dove sei?».

Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono

nudo, e mi sono nascosto».

Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo?

Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?».

Rispose l'uomo: «La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell'albero

e io ne ho mangiato».

Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?».

Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».

Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché hai fatto questo, maledetto tu

fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici!

Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita.

Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti

schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno».

L'uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.

Parola di Dio.

Vangelo

Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!

Dal Vangelo secondo Giovanni (19,25-34) anno pari.

In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua

madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.

Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava,

disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!».

Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!».

E da quell'ora il discepolo l'accolse con sé.

Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si

compisse la Scrittura, disse: «Ho sete».

Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto,

in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca.

Dopo aver preso l'aceto, Gesù disse: «È compiuto!».

E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla

croce durante il sabato-era infatti un giorno solenne quel sabato-, chiesero

a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via.

Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all'uno e all'altro che erano

stati crocifissi insieme con lui.

Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe,

ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La qualifica specifica di Maria è quella di essere la Madre.

Anzitutto è la Madre di Dio, in quanto colui che viene concepito e nasce

da lei è il Figlio eterno del Padre.

Inoltre, dalla morte di suo Figlio diventa la Madre del cristiano, impersonificato

nel discepolo amato là presente sotto la Croce.

Così in quanto Madre di tutti i discepoli, il papa Paolo VI, alla fine del concilio

ecumenico, ha proclamato Maria quale Madre della Chiesa, poiché non ha senso

pensare ai cristiani se non facenti parte della comunità.

Inoltre, è la Madre di tutti gli uomini, in quanto il suo sguardo materno si allarga a

tutte le creature umane, perché conoscano suo Figlio grazie alla missione dei suoi figli.

Se Cristo è il suo unico Figlio, generato per opera dello Spirito Santo, noi

diventiamo conformi a Gesù soltanto se come Lui siamo figli di Dio e figli di Maria.

Ma come la madre partorisce nel dolore, così Maria al momento della

incarnazione ha concepito e generato corporalmente Gesù in modo verginale,

così ora concepisce e genera spiritualmente i discepoli di Gesù, qui ancora in

modo verginale.

Per questo ella è Madre rimanendo Vergine.

Perciò, noi suoi figli, dobbiamo sempre ringraziarla con la nostra preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 4 giugno 2022

Il Vangelo di Domenica 5 Giugno 2022

 

Della 8° Domenica del Tempo di Pasqua.

Della Domenica di Pentecoste, festa dello Spirito Santo.

Prima Lettura

Tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare.

Dagli Atti degli Apostoli (2,1-11)

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti

insieme nello stesso luogo.

Venne all'improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte

impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano.

Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su

ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a

parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.

Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che

è sotto il cielo.

A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva

parlare nella propria lingua.

Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che

parlano non sono forse Galilei?

E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa?

Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della

Cappadòcia, del Ponto e dell'Asia, della Frigia e della Panfìlia, dell'Egitto

e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei

e proséliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle

grandi opere di Dio».

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (8,8-17)

Fratelli, quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio.

Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento

che lo Spirito di Dio abita in voi.

Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.

Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito

è vita per la giustizia.

E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che

ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per

mezzo del suo Spirito che abita in voi.

Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo

i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete.

Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.

Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio.

E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma

avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale

gridiamo: «Abbà! Padre!».

Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio.

E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero

prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.

Parola di Dio.

Sequenza

Vieni, Santo Spirito,

manda a noi dal cielo

un raggio della tua luce.

 

Vieni, padre dei poveri,

vieni, datore dei doni,

vieni, luce dei cuori.

 

Consolatore perfetto,

ospite dolce dell'anima,

dolcissimo sollievo.

 

Nella fatica, riposo,

nella calura, riparo,

nel pianto, conforto.

 

O luce beatissima,

invadi nell'intimo

il cuore dei tuoi fedeli.

 

Senza la tua forza,

nulla è nell'uomo,

nulla senza colpa.

 

Lava ciò che è sórdido,

bagna ciò che è árido,

sana ciò che sánguina.

 

Piega ciò che è rigido,

scalda ciò che è gelido,

drizza ciò che è sviato.

 

Dona ai tuoi fedeli,

che solo in te confidano

i tuoi santi doni.

 

Dona virtù e premio,

dona morte santa,

dona gioia eterna.

Vangelo

Lo Spirito di verità vi guiderà a tutta la verità.

Dal Vangelo secondo Giovanni (14,15-16.23b-26) anno C.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei

comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché

rimanga con voi per sempre.

Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi

verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.

Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate

non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi.

Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi

insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Non possiamo farcela, non scherziamo.
No, non siamo in grado. 
Nessuno che abbia un pò di sano realismo lo può (veramente) fare. 
Non siamo capaci di annunciare il Regno con sufficiente trasparenza, con

coerenza minima, con passione necessaria.

Il mondo implode nella sua crisi e nella sua insanabile aggressività e anche noi

ne siamo contagiati e travolti.

E sentiamo tutto il peso della nostra fragilità personale comunitaria.
Questa storia dell’affidare alla Chiesa, a questa Chiesa, le redini del Regno

è stato uno scherzo, o un inganno o una follia. Siamo seri.
È quello che si sono detti per ore i paurosi discepoli radunati al cenacolo.
Gesù se n’è andato davvero e loro devono capire cosa fare.
Annunciare il Regno, d’accordo.

Dove, come a partire da quando, dicendo cosa?
Fuori tira ancora una brutta aria per i discepoli del Nazareno, per quale

masochistica ragione dovrebbero uscire e farsi nuovamente arrestare?
Pietro e gli altri lo sanno bene, lo hanno vissuto sulla propria pelle; non sono

all’altezza del compito.

Diamine; solo un mese prima erano tutti fuggiti a rotta di collo!

Come aspettarsi, ora, una reazione diversa, un comportamento all’altezza della situazione?
Pensano e discutono, gli apostoli.

Un pò si fanno coraggio, un pò non alzano lo sguardo.

No, non ce la possono fare, non da soli, non adesso.
Si sta alzando il vento. 
Strano, non succede quasi mai in primavera, a Gerusalemme.

Non è un vento; è l’uragano.

Un uragano che li strappa alle loro certezze, che li devasta, che li scompiglia

e li scapiglia, che li converte, infine.

Il fuoco scende nel cuore e li consuma.

Il terremoto fa crollare le loro piccole certezze e i loro progetti ansimanti.
No, certo, non ce la possono fare. D’accordo.
Sarà lo Spirito ad agire.

È arrivato, il dono (annunciato) del Risorto.

È più folle e più anarchico di come neppure osassero immaginare.

Più di ogni altra luce, più di ogni convinzione o determinazione, di ogni

progetto o piano pastorale.
Eccolo, lo Spirito.
Il cuore ora è gonfio, escono per strada, fermano i pellegrini di passaggio

a Gerusalemme per la Pentecoste.

Parlano del Maestro, lo professano Messia e Signore e presente.
È arrivato lo Spirito.

Si divertono a giocare con noi, gli evangelisti.

A stuzzicarci e farci uscire dalla sindrome del “sappiamo già tutto”.

Ognuno di loro scherza e ci provoca; quando è sceso lo Spirito?
Giovanni dice che Gesù dona lo Spirito dall’alto della croce, morendo.
O forse la sera di Pasqua, apparendo ai discepoli.
O, a credere Luca, nella festa ebraica della Pentecoste.
Enigmi da svelare per capire chi è lo Spirito.
Lo Spirito nasce dalla croce perché la croce manifesta la misura dell’amore

di Dio che è lo Spirito.

È dono totale, definitivo, vitale (Credo lo Spirito che dà la vita professiamo nel Credo).
Lo Spirito è dono del risorto e porta con sé i doni della pace del cuore e la

capacità di perdonare.
E lo Spirito è la nuova Legge che sostituisce quella donata da Dio a Mosé sul

Sinai, la festa che gli ebrei festeggiavano il giorno di Pentecoste.

Ora la Legge è scritta nei cuori ed è lo Spirito a ricordarcela.

Il Consolatore, per sradicare ogni solitudine, per fare della Chiesa la compagnia

di Dio agli uomini.
Il Vivificatore, per togliere l’asfalto e ogni altra crosta che ostinatamente

ricopre il volto di Dio e la Parola.
Il Paracleto, per difenderci dalla paura e dalla parte oscura che è in noi e che

ci turba impedendoci di essere veramente discepoli.
Il Suggeritore, per ricordare ai discepoli cosa ha detto Gesù quando ce ne dimentichiamo.
Egli ricostruisce i linguaggi, ci dona la grazia di capirci, di intenderci, di comunicare.

Supera l’arroganza dell’uomo che costruisce torri per manifestare la propria

forza e usa il linguaggio del potere che non fa capire, che confonde, che allontana.

Pentecoste è l’Antibabele, l’altro modo di capirsi, accomunati dalla stessa

ricerca interiore.
Eccolo il fuoco, che scalda e illumina, che indica una strada nella notte.
Eccola la nube, che tiene lontani gli egiziani e illumina il cammino del popolo

che fugge verso la libertà del cuore, la nebbia che toglie ogni punto di

riferimento per affidarsi a Dio solo.
Ecco il vento che soffia dove vuole; siamo noi ad orientare le vele per

raccoglierlo e metterci in navigazione.
Ecco il terremoto che ci scardina dal profondo.
Ecco la colomba, portatrice di buone notizie, quando torna nelle mani sicure

di Noè che l’ha inviata per sapere se il diluvio è finito, mite e arrendevole.

Teniamolo nel cassetto lo Spirito, per favore.
È pericoloso, devastante, inquietante.
Quando la Chiesa si siede o si arrocca fa nascere i santi che la ribaltano.
Quando pensiamo che la nostra vita sia finita, annientata, ci spalanca lo

sguardo del cuore.
Quando le nostre parrocchie languono, si clericalizzano, si svuotano, si abituano,

si stancano, si illudono egli scuote dalle fondamenta, fa crollare i palazzi della

retorica e ci spinge a uscire nelle strade del nostro quartiere a dire Dio.
Gli Atti degli apostoli sono una divertente comica in cui lo Spirito combina

pasticci e gli apostoli corrono (invano) cercando di capire cosa fare veramente.
È lo Spirito che guida la Chiesa, anche se cerchiamo continuamente di

correggere la rotta.
È Lui, se vogliamo, amici, che può orientare la nostra vita verso i cammini della santità.
È Lui che soffia, nonostante tutto.

Che il soffio dello Spirito Santo vi spinga sulle ali della santità, amici,

Santa Domenica di Pentecoste, Fausto.