lunedì 25 aprile 2022

Il Vangelo del Martedì 26 Aprile 2022

 

Della 2° settimana del Tempo di Pasqua.

Prima Lettura

Un cuore solo e un'anima sola.

Dagli Atti degli Apostoli (4,32-37)

La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e

un'anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva,

ma fra loro tutto era comune.

Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del

Signore Gesù e tutti godevano di grande favore.

Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case

li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano

ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno.

Così Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Bàrnaba, che significa "figlio

dell'esortazione", un levìta originario di Cipro, padrone di un campo, lo vendette

e ne consegnò il ricavato deponendolo ai piedi degli apostoli.

Parola di Dio.

Vangelo

Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell'uomo.

Dal Vangelo secondo Giovanni (3,7-15) anno pari.

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Non meravigliarti se ti ho detto:

dovete nascere dall'alto.

Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove

viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito».

Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?».

Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro di Israele e non conosci queste cose?

In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo

ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza.

Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò

di cose del cielo?

Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell'uomo.

E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato

il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Ora tutto è chiaro.

Ora che il Signore risorto illumina la mente e il cuore dei discepoli, tutto

acquista un senso e una dimensione diversa.

Così i discepoli riprendono in mano le parole del Maestro e le rileggono

alla luce di ciò che è avvenuto.

Fra i vari episodi uno in particolare acquista un significato nuovo; l’incontro

di Gesù con Nicodemo, capo dei farisei.

È Nicodemo stesso, divenuto discepolo, a parlarne.

È andato da Gesù di notte per imbarazzo; il Nazareno è un personaggio

particolare, è rischioso frequentarlo, meglio farlo di nascosto.

E Gesù lo aveva invitato ad uscire dai suoi schemi mentali, a rinascere dall’alto.

Nicodemo, allora, aveva tentennato; tutta la sua preparazione teologica non

gli era servita davanti all’enigma proposto da Gesù.

Alla luce del Risorto tutto è chiaro; anche quel curioso riferimento all’episodio

dei morsi dei serpenti velenosi aveva un significato; come Mosè aveva fatto

fondere un serpente in bronzo per poi innalzarlo, così che gli ebrei morsicati

dai serpenti potessero guarire, così Cristo, innalzato sulla croce, libera i discepoli

dal morso del peccato e della morte.

Anche noi siamo invitati a rileggere la nostra vita alla luce della resurrezione,

attraverso l’aiuto della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 24 aprile 2022

Il Vangelo del Lunedì 25 Aprile 2022

 

Della 2° settimana del Tempo di Pasqua.

San Marco, Evangelista.

Prima Lettura

Vi saluta Marco, figlio mio.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo (5,5b-14)

Carissimi, rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste

ai superbi, ma dà grazia agli umili.

Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché vi esalti al tempo opportuno,

riversando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi.

Siate sobri, vegliate.

Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare.

Resistetegli saldi nella fede, sapendo che le medesime sofferenze sono imposte

ai vostri fratelli sparsi per il mondo.

E il Dio di ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo Gesù,

egli stesso, dopo che avrete un poco sofferto, vi ristabilirà, vi confermerà,

vi rafforzerà, vi darà solide fondamenta.

A lui la potenza nei secoli. Amen!

Vi ho scritto brevemente per mezzo di Silvano, che io ritengo fratello fedele,

per esortarvi e attestarvi che questa è la vera grazia di Dio.

In essa state saldi!

Vi saluta la comunità che vive in Babilonia, e anche Marco, figlio mio.

Salutatevi l'un l'altro con un bacio d'amore fraterno.

Pace a voi tutti che siete in Cristo!

Parola di Dio.

Vangelo

Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo.

Dal Vangelo secondo Marco (16,15-20) anno pari.

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto

il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura.

Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.

Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome

scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e,

se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai

malati e questi guariranno».

Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla

destra di Dio.

Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme

con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

In questo tempo pasquale celebriamo la festa di uno degli evangelisti, Marco,

che ha “inventato” il genere letterario del Vangelo.

Ispirato dallo Spirito Santo, ha permesso a noi di conoscere l’annuncio

dopo più di duemila anni!

Il Vangelo di Marco ha avuto una storia piuttosto intricata.

Pensate che non è stato considerato per più di cinque secoli!

La ragione è molto semplice; con le approssimative conoscenze dei primi secoli

si pensava erroneamente che Marco fosse un riassunto mal fatto di Matteo che,

in effetti, ancora oggi, nei nostri Vangeli è messo per primo.

Così, per lunghissimi secoli, fino all’Ottocento, Marco non ha avuto l’onore

che gli spetta.

Nuovi criteri esegetici hanno permesso di stabilire ciò che ora è certo; Marco

è stato il primo a scrivere un Vangelo, probabilmente prima dell’anno “70”,

destinandolo ad una comunità di pagani convertiti, forse a Roma.

La tradizione ci dice che l’autore è quel giovane Giovanni Marco, adolescente,

che a Gerusalemme viene coinvolto nella straordinaria avventura del Nazareno.

Forse proprio nel podere dei suoi genitori al Getsemani Gesù vive le sue ultime

drammatiche ore di vita, certamente casa sua a Gerusalemme diventerà un punto

di riferimento per la comunità primitiva.

La tradizione ci dice che dietro Marco c’è l'apostolo Pietro, fonte e ispiratore del

libretto che tanto ci è diventato prezioso.

Grazie Marco, e preghiamo il Signore per questo tuo grande dono!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 23 aprile 2022

Il Vangelo di Domenica 24 Aprile 2022

 

Della 2° Domenica del Tempo di Pasqua.

Domenica della Divina Misericordia.

Prima Lettura

Venivano aggiunti credenti al Signore, una moltitudine di uomini e di donne.

Dagli Atti degli Apostoli (5,12-16)

Molti segni e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli.

Tutti erano soliti stare insieme nel portico di Salomone; nessuno degli altri

osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava.

Sempre più, però, venivano aggiunti credenti al Signore, una moltitudine di

uomini e di donne, tanto che portavano gli ammalati persino nelle piazze,

ponendoli su lettucci e barelle, perché, quando Pietro passava, almeno la sua

ombra coprisse qualcuno di loro.

Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva, portando malati e

persone tormentate da spiriti impuri, e tutti venivano guariti.

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Ero morto, ma ora vivo per sempre.

Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo (1,9-11.12-13.17.19)

Io, Giovanni, vostro fratello e compagno nella tribolazione, nel regno e nella

perseveranza in Gesù, mi trovavo nell'isola chiamata Patmos a causa della

parola di Dio e della testimonianza di Gesù.

Fui preso dallo Spirito nel giorno del Signore e udii dietro di me una voce

potente, come di tromba, che diceva: «Quello che vedi, scrivilo in un libro

e mandalo alle sette Chiese».

Mi voltai per vedere la voce che parlava con me, e appena voltato vidi sette

candelabri d'oro e, in mezzo ai candelabri, uno simile a un Figlio d'uomo,

con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d'oro.

Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto.

Ma egli, posando su di me la sua destra, disse: «Non temere!

Io sono il Primo e l'Ultimo, e il Vivente.

Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli inferi.

Scrivi dunque le cose che hai visto, quelle presenti e quelle che devono

accadere in seguito».

Parola di Dio.

Vangelo

Otto giorni dopo venne Gesù.

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-31) anno C.

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte

del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù,

stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!».

Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco.

E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi!

Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi».

Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo.

A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non

perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù.

Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!».

Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il

mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso.

Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!».

Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua

mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!».

Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!».

Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non

hanno visto e hanno creduto!».

Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati

scritti in questo libro.

Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio

di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

È risorto, inutile cercarlo fra i crocefissi.

È risorto, inutile correre al sepolcro per imbalsamarlo e rendergli tanti (ipocriti)

omaggi postumi.

È risorto, davvero, sul serio, senza ombra di dubbio.

Le donne sono corse ad avvisare i discepoli che sono corsi per andare a vedere.

Non hanno visto nulla, solo una tomba vuota.

E solo una tomba vuota ci rimane.

Eppure, da quella tomba, tutto è cominciato.

Lo Spirito ha illuminato i cuori, offerto una chiave di lettura grandiosa.

Da quella tomba e dallo Spirito che, finalmente, è riuscito a penetrare nei cuori,

si è spalancata la vita e ha raggiunto anche noi.

Gesù è risorto, è vivo, è qui, è accessibile, è il per sempre presente.

Ma se faticate ad accorgervene, se la notizia non vi riempie il cuore di gioia,

state tranquilli; abbiamo davanti a noi un mese per meditare, pregare,

riflettere e convertirci.

E in questo percorso abbiamo un grande patrono; Tommaso.

Giovanni ci rivela che Tommaso è soprannominato didimo, cioè gemello.

Curioso, come nomignolo.

Talmente curioso da far pensare ad un simpatico espediente letterario;

Tommaso ci è simile, ci è identico, noi siamo Tommaso, io per primo.

Ci è uguale nella sua fede sofferta, dubbiosa, claudicante.

Come vorremmo vivere la beatitudine che pronuncia Gesù!

Come vorremmo, sul serio, essere felici anche se non abbiamo visto!

Per noi, invece, la fede più che beatitudine è sofferenza, inquietudine.

Crediamo, sì, certo, siamo andati e abbiamo visto.

Il Vangelo si è svelato agli occhi della nostra anima come la risposta più

semplice e credibile, coerente ed armoniosa alle grandi domande della vita.

Se Dio è buono, perché sperimentiamo questa guerra con la violenza e l’odio?

Perché in questo odio è sempre il debole e l’innocente a soccombere?

Se Dio è luce, perché la tenebra occupa così tanto spazio nei miei pensieri?

Crediamo, sì, ma questo dolore è sempre presente.

Tommaso ci è gemello in questa fede claudicante.

Ma anche nel sentimento di profonda delusione nei confronti di fratelli e sorelle

credenti, di uomini di Chiesa.

No, non riesce a immedesimarsi nell’ottimismo dei compagni che gli raccontano

di avere visto il risorto.

Può darsi, è ammissibile, ma come fa a credere loro?

Come può essere Pietro o Andrea a dirglielo, colmi di gioia?

Nessuno di loro era presente sotto la croce.

Nessuno ha testimoniato.

Nessuno è morto per Lui.

Sono tutti fuggiti, tutta la loro fede si è sbriciolata al primo scintillio di spada.

Una fede finta.

Più ipocrita degli ipocriti farisei.

È deluso e amareggiato verso se stesso, Tommaso.

E non crede alla testimonianza di chi, proprio come lui, ha manifestato tutta

la propria dirompente fragilità.

Ci è gemello, Tommaso, credetemi, amici.

Quando uomini e donne di Chiesa ci fanno soffrire, quando rinnegano le

parole che professano, quando dicono e non fanno.

Tommaso è il patrono delle tante persone che non riescono a vedere la presenza

del risorto in questo insieme raccogliticcio che siamo.

Ma, diversamente da noi, Tommaso resta.

Non se ne va sbattendo la porta.

Non si sente migliore.

Resta, in questa Chiesa incoerente. E fa benissimo.

Perché Gesù viene apposta per lui.

Eccolo, il Risorto. Leggero, splendido, sereno.

Sorride, emana una forza travolgente.

Gli altri lo riconoscono e vibrano.

Tommaso, ancora ferito, lo guarda senza capacitarsi.

Viene verso di lui ora, il Signore, gli mostra le palme delle mani, trafitte.

«Tommaso, so che hai molto sofferto.

Anch’io ho molto sofferto; guarda qui». E Tommaso cede.

La rabbia, il dolore, la paura, lo smarrimento si sciolgono come neve al sole.

Si butta in ginocchio ora e bacia quelle ferite e piange e ride.

«Mio Signore! Mio Dio!».

Pronuncia la prima professione di fede di un credente. La più impegnativa.

Credere senza vedere non significa credere senza alcuna prova.

Ma la prova che Gesù dà a Tommaso è inattesa; il dolore condiviso.

La fede sofferta che portiamo nel cuore, le domande che a volte diventando

insopportabili dubbi, ma solo chi dubita crede, sono condivise dal Signore.

È un sano dolore, una sana inquietudine che ci porta a scavare nella vita,

a non viverla da rassegnati, a guardare oltre.

La prova più spettacolare della resurrezione di Cristo; le sue mani trafitte,

come trafitti sono i nostri occhi e i nostri pensieri.

Fino a questo punto giunge la misericordia di Dio.

Crediamo, amici, come ha fatto il nostro gemello Tommaso, Gesù è Risorto

e ci riempie di Misericordia.

Santa Domenica della Misericordia a tutti voi, Fausto.

venerdì 22 aprile 2022

Il Vangelo del Sabato 23 Aprile 2022

 

Della 1° settimana del Tempo di Pasqua.

San Giorgio, Martire.

Prima Lettura

Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato.

Dagli Atti degli Apostoli (4,13-21)

In quei giorni, i capi, gli anziani e gli scribi, vedendo la franchezza di Pietro

e di Giovanni e rendendosi conto che erano persone semplici e senza istruzione,

rimanevano stupiti e li riconoscevano come quelli che erano stati con Gesù.

Vedendo poi in piedi, vicino a loro, l'uomo che era stato guarito, non

sapevano che cosa replicare.

Li fecero uscire dal sinedrio e si misero a consultarsi fra loro dicendo: «Che

cosa dobbiamo fare a questi uomini?

Un segno evidente è avvenuto per opera loro; esso è diventato talmente noto

a tutti gli abitanti di Gerusalemme che non possiamo negarlo.

Ma perché non si divulghi maggiormente tra il popolo, proibiamo loro con

minacce di parlare ancora ad alcuno in quel nome».

Li richiamarono e ordinarono loro di non parlare in alcun modo né di insegnare

nel nome di Gesù.

Ma Pietro e Giovanni replicarono: «Se sia giusto dinanzi a Dio obbedire

a voi invece che a Dio, giudicatelo voi.

Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato».

Quelli allora, dopo averli ulteriormente minacciati, non trovando in che modo

poterli punire, li lasciarono andare a causa del popolo, perché tutti glorificavano

Dio per l'accaduto.

Parola di Dio.

Vangelo

Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo.

Dal Vangelo secondo Marco (16,9-15) anno pari.

Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima

a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni.

Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto.

Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero.

Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino

verso la campagna.

Anch'essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro.

Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la

loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo

avevano visto risorto.

E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Il Vangelo di Marco si era chiuso in maniera troppo brusca, con le donne che il

giorno delle resurrezione erano fuggite piene di spavento, senza dire niente a nessuno.

Per questa ragione un discepolo dell’Evangelista si era sentito in dovere di

aggiungere qualche versetto, fornendo un riassunto delle apparizioni del Risorto

conosciute da tutta la comunità e aggiungendo una frase finale che è un capolavoro;

i discepoli sono invitati ad andare in tutto il mondo ad annunciare il Vangelo.

Per farlo, sono loro per primi a dover superare l’incredulità, a dover affrontare

i propri dubbi.

In questo anno, alla fine della settimana dell’ottava di Pasqua, la Parola ci

ricorda che anche i discepoli che hanno vissuto l’esperienza della resurrezione

in presa diretta devono poi scontrarsi con le proprie incertezze!

Non spaventiamoci, allora, se anche noi dobbiamo fare i conti con i dubbi

della nostra fede!

È salutare il fatto che ci interroghiamo, necessario, però, è il fatto di renderci

conto delle nostre insicurezze, approfondendo con intelligenza le verità della

nostra fede.

Il Signore ha bisogno di discepoli dinamici e credibili, non di mummie piene

di dottrina inviolabile!

Per poterci riuscire chiediamo aiuto alla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

giovedì 21 aprile 2022

Il Vangelo del Venerdì 22 Aprile 2022

 

Della 1° settimana del Tempo di Pasqua.

San Leonida di Alessandria, Martire, padre di Origene.

Prima Lettura

In nessun altro c'è salvezza.

Dagli Atti degli Apostoli (4,1-12)

In quei giorni, Pietro e Giovanni stavano parlando al popolo, [dopo la guarigione

dello storpio,] quando sopraggiunsero i sacerdoti, il comandante delle guardie

del tempio e i sadducèi, irritati per il fatto che essi insegnavano al popolo e

annunciavano in Gesù la risurrezione dai morti.

Li arrestarono e li misero in prigione fino al giorno dopo, dato che ormai era sera.

Molti però di quelli che avevano ascoltato la Parola credettero e il numero

degli uomini raggiunse circa i cinquemila.

Il giorno dopo si riunirono in Gerusalemme i loro capi, gli anziani e gli scribi,

il sommo sacerdote Anna, Càifa, Giovanni, Alessandro e quanti appartenevano

a famiglie di sommi sacerdoti.

Li fecero comparire davanti a loro e si misero a interrogarli: «Con quale potere

o in quale nome voi avete fatto questo?».

Allora Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro: «Capi del popolo e anziani,

visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo,

e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il

popolo d'Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso

e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato.

Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata

la pietra d'angolo.

In nessun altro c'è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli

uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati».

Parola di Dio.

Vangelo

Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce.

Dal Vangelo secondo Giovanni (21,1-14) anno pari.

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade.

E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto

Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli.

Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare».

Gli dissero: «Veniamo anche noi con te».

Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.

Quando già era l'alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano

accorti che era Gesù.

Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?».

Gli risposero: «No».

Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete».

La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci.

Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!».

Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai

fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare.

Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di

pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.

Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane.

Disse loro Gesù: «Portate un po' del pesce che avete preso ora».

Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di

centocinquantatré grossi pesci.

E benché fossero tanti, la rete non si spezzò.

Gesù disse loro: «Venite a mangiare».

E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano

bene che era il Signore.

Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce.

Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere

risorto dai morti.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Gesù risorto si manifesta ai suoi apostoli in maniera molto familiare e cortese,

ed essi lo riconoscono subito perché sanno, dai gesti e dalle parole pronunciate,

che soltanto Gesù si comporta così con loro.

Egli prepara per loro da mangiare, riportando la loro mente all’ultima volta che

avevano cenato assieme; certo, anche se erano passati pochi giorni, le cose

erano davvero molto cambiate.

In quella cena, l’amore infinito del Maestro era velato dall’ombra tenebrosa

del tradimento e della morte imminente; invece, qui il contesto è

completamente diverso.

Eppure, il Signore, vuole che essi ricordino il grande dono che Egli aveva

loro proprio in quella cena; il suo corpo ed il suo sangue, donato per la

salvezza di tutta l’umanità.

I segni che Dio compie nella nostra vita, servono per riportarci a questa grande

verità; nell’Eucaristia, troviamo il segno più grande dell’amore che il Signore

ha nei nostri confronti, per questo, dobbiamo essere rispettosi quando ci

accostiamo all’Eucaristia, perché, non è una banalità, ma il rinnovarsi del suo

gesto d’amore per noi, per questo dobbiamo sempre prepararci con la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.