giovedì 7 ottobre 2021

Il Vangelo del Venerdì 8 Ottobre 2021

 

Della 27° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Pelagia di Antiochia, penitente.

Prima Lettura

Il giorno del Signore, giorno di tenebra e di caligine.

Dal libro del profeta Gioèle (1,13-15;2,1-2)

Cingete il cilicio e piangete, o sacerdoti, urlate, ministri dell’altare, venite,

vegliate vestiti di sacco, ministri del mio Dio, perché priva d’offerta e

libagione è la casa del vostro Dio.

Proclamate un solenne digiuno, convocate una riunione sacra, radunate gli anziani

e tutti gli abitanti della regione nella casa del Signore, vostro Dio, e gridate al

Signore: «Ahimè, quel giorno!

È infatti vicino il giorno del Signore e viene come una devastazione dall’Onnipotente».

Suonate il corno in Sion e date l’allarme sul mio santo monte!

Tremino tutti gli abitanti della regione perché viene il giorno del Signore, perché

è vicino, giorno di tenebra e di oscurità, giorno di nube e di caligine.

Come l’aurora, un popolo grande e forte si spande sui monti: come questo non

ce n’è stato mai e non ce ne sarà dopo, per gli anni futuri, di età in età.

Parola di Dio.

Vangelo

Se io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (11,15-26) anno dispari.

In quel tempo, [dopo che Gesù ebbe scacciato un demonio,] alcuni dissero: «È per

mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni».

Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.

Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in

rovina e una casa cade sull’altra.

Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno?

Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl.

Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di

chi li scacciano?

Per questo saranno loro i vostri giudici.

Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.

Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che

possiede è al sicuro.

Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali

confidava e ne spartisce il bottino.

Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde.

Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando

sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”.

Venuto, la trova spazzata e adorna.

Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora.

E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Esiste il demonio, ed opera in mezzo a noi.

Non ha nulla a che vedere con quell’eroe tragico della nostra modernità o col

mostro dei filmetti di “serie B” o con le pruderie di molti sé-dicenti cristiani che

lo vedono ovunque e giocano a fare gli esorcisti.

Esiste il demonio, colui che divide, che ci vuole allontanare da Dio e lo fa

evidenziando le scelte negative che, in massima libertà, possiamo compiere.

Nessuno di noi è indemoniato, grazie a Dio, ma la parte oscura può prendere

il sopravvento e la nostra mente e la nostra anima possono inclinarsi verso

il male e il peccato.

Ma, e questa è la buona notizia, Gesù è l’uomo forte che strappa la casa del

nostro cuore ad ogni tenebra.

Coltivando la nostra interiorità con la preghiera e la frequenza ai sacramenti

siamo tutelati e messi al sicuro da ogni oscurità.

Non cerchiamo, però, di essere perfetti agli occhi di Dio; a volte sperimentiamo

un limite per dimorare nell’umiltà che ci permette di presentarci con verità

davanti al Signore e Maestro.

Come dice la parabola, guai se la nostra anima fosse troppo linda e pulita!

Restiamo sereni, accogliamo i nostri limiti, accogliamo in noi Gesù, l’uomo forte.

E facciamolo attraverso la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 6 ottobre 2021

Il Vangelo del Giovedì 7 Ottobre 2021

 

Della 27° settimana del Tempo Ordinario.

Beata Vergine Maria del Rosario, apparizione.

Prima Lettura

Ecco, sta per venire il giorno rovente come un forno.

Dal libro del profeta Malachìa (3,13-20a)

Duri sono i vostri discorsi contro di me-dice il Signore-e voi andate

dicendo: «Che cosa abbiamo detto contro di te?».

Avete affermato: «È inutile servire Dio: che vantaggio abbiamo ricevuto

dall’aver osservato i suoi comandamenti o dall’aver camminato in lutto

davanti al Signore degli eserciti?

Dobbiamo invece proclamare beati i superbi che, pur facendo il male,

si moltiplicano e, pur provocando Dio, restano impuniti».

Allora parlarono tra loro i timorati di Dio.

Il Signore porse l’orecchio e li ascoltò: un libro di memorie fu scritto davanti

a lui per coloro che lo temono e che onorano il suo nome.

Essi diverranno-dice il Signore degli eserciti-la mia proprietà particolare nel

giorno che io preparo.

Avrò cura di loro come il padre ha cura del figlio che lo serve.

Voi allora di nuovo vedrete la differenza fra il giusto e il malvagio, fra chi

serve Dio e chi non lo serve.

Ecco infatti: sta per venire il giorno rovente come un forno.

Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come

paglia; quel giorno, venendo, li brucerà-dice il Signore degli eserciti-fino

a non lasciar loro né radice né germoglio.

Per voi, che avete timore del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia.

Parola di Dio.

Vangelo

Chiedete e vi sarà dato.

Dal Vangelo secondo Luca (11,5-13) anno dispari.

In quel tempo, Gesù disse ai discepoli: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte

va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da

un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non

m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso

alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo

amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.

Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto.

Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.

Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce?

O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione?

Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più

il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Dopo avere insegnato ai discepoli quali parole usare per pregare, il Maestro ora

insegna con che spirito farlo.

La splendida parabola dell’amico importuno che bussa alla porta del vicino per

chiedere del pane per gli ospiti inattesi ci dice che la preghiera è una questione

di insistenza e di abitudine in senso positivo.

Non di insistenza nel senso che si tratta di rompere le scatole a Dio finché non

ci esaudisca, come solo certi bambini sanno fare con i propri genitori, ma insistenza

verso noi stessi, mettendo la preghiera al centro della nostra vita interiore, 

coltivandola quotidianamente, anche solo per pochi minuti, per formarci ad una sana 

abitudine (l’abitudine viene da habitus, un modo di essere, non solo esteriore ma anche 

relativo al carattere, all’atteggiamento interiore, alla disposizione naturale dell’animo).

La nostra preghiera non deve essere estemporanea, rarefatta, ma rivestirci e animarci

come qualcosa di essenziale alla nostra vita.

In aggiunta alla preghiera del Padre nostro, non importa quali siano le altre parole

che usiamo; la preghiera può essere una lode, una richiesta, un’intercessione;

l’essenziale è che ci rivolgiamo ad un Padre che già ci conosce e sa bene di cosa

abbiamo bisogno e che sa se ciò che stiamo chiedendo è per il nostro bene.

Solo per questo dobbiamo pregare.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

martedì 5 ottobre 2021

Il Vangelo del Mercoledì 6 Ottobre 2021

 

Della 27° settimana del Tempo Ordinario.

San Bruno di Colonia, sacerdote e monaco.

Prima Lettura

Tu hai pietà per una pianta di ricino, e io non dovrei avere pietà

di Ninive, la grande città?

Dal libro del profeta Giona (4,1-11)

Giona provò grande dispiacere e ne fu sdegnato.

Pregò il Signore: «Signore, non era forse questo che dicevo quand’ero nel mio paese?

Per questo motivo mi affrettai a fuggire a Tarsis; perché so che tu sei un Dio

misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore e che ti ravvedi riguardo

al male minacciato.

Or dunque, Signore, toglimi la vita, perché meglio è per me morire che vivere!».

Ma il Signore gli rispose: «Ti sembra giusto essere sdegnato così?».

Giona allora uscì dalla città e sostò a oriente di essa. Si fece lì una capanna e vi si

sedette dentro, all’ombra, in attesa di vedere ciò che sarebbe avvenuto nella città.

Allora il Signore Dio fece crescere una pianta di ricino al di sopra di Giona,

per fare ombra sulla sua testa e liberarlo dal suo male.

Giona provò una grande gioia per quel ricino.

Ma il giorno dopo, allo spuntare dell’alba, Dio mandò un verme a rodere la

pianta e questa si seccò.

Quando il sole si fu alzato, Dio fece soffiare un vento d’oriente, afoso.

Il sole colpì la testa di Giona, che si sentì venire meno e chiese di morire,

dicendo: «Meglio per me morire che vivere».

Dio disse a Giona: «Ti sembra giusto essere così sdegnato per questa pianta di ricino?».

Egli rispose: «Sì, è giusto; ne sono sdegnato da morire!».

Ma il Signore gli rispose: «Tu hai pietà per quella pianta di ricino per cui non hai

fatto nessuna fatica e che tu non hai fatto spuntare, che in una notte è cresciuta

e in una notte è perita!

E io non dovrei avere pietà di Ninive, quella grande città, nella quale vi sono più

di centoventimila persone, che non sanno distinguere fra la mano destra e la

sinistra, e una grande quantità di animali?».

Parola di Dio.

Vangelo

Signore, insegnaci a pregare.

Dal Vangelo secondo Luca (11,1-4)

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli

gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai

suoi discepoli».

Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome,

venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona

a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,

e non abbandonarci alla tentazione».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Insegnaci a pregare chiedono i discepoli vedendo Gesù pregare.

Perché dobbiamo pregare?

Per dirci “cristiani”?

Perché ci hanno insegnato così?

Perché conviene farlo?

La principale ragione è che siamo chiamati a pregare perché Gesù ha pregato.

Affascinati dall’intimo rapporto che Gesù ha con il Padre, i discepoli lo hanno

seguito mentre di notte si ritirava in solitudine e stava in lungo colloquio con Dio.

Certo ogni discepolo era avviato alla vita di preghiera, recitava le benedizioni

del mattino e frequentava la sinagoga e il tempio.

Ma Gesù testimonia una preghiera completamente nuova, intima, una relazione

famigliare con Dio che nessuno mai si sarebbe aspettato.

E così i discepoli chiedono di essere introdotti a questo modo unico di pregare.

Gesù li accontenta e consegna loro il Padre nostro, la preghiera dei figli.

Poche richieste essenziali, la consapevolezza che Dio è un padre che ci ama,

il valore del riconoscere la sua presenza in mezzo a noi.

Anche noi oggi, Signore, ammettiamo che la nostra preghiera, spesso, è distratta

o superficiale, tutta intenta a chiedere invece che a dialogare e ti diciamo con

fede; “Insegnaci a pregare”.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 4 ottobre 2021

Il Vangelo del Martedì 5 Ottobre 2021

 

Della 27° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Maria Faustina Kowalska, vergine.

Prima Lettura

I Niniviti si convertirono dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide

riguardo al male che aveva minacciato di fare loro.

Dal libro del profeta Giona (3,1-10)

In quei giorni, fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore:

«Àlzati, va’ a Ninive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico».

Giona si alzò e andò a Ninive secondo la parola del Signore.

Ninive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino.

Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava:

«Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta».

I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco,

grandi e piccoli.

Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto,

si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere.

Per ordine del re e dei suoi grandi fu poi proclamato a Ninive questo decreto:

«Uomini e animali, armenti e greggi non gustino nulla, non pascolino,

non bevano acqua.

Uomini e animali si coprano di sacco, e Dio sia invocato con tutte le forze; ognuno

si converta dalla sua condotta malvagia e dalla violenza che è nelle sue mani.

Chi sa che Dio non cambi, si ravveda, deponga il suo ardente sdegno e noi non

abbiamo a perire!».

Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia,

e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece.

Parola di Dio.

Vangelo

Marta, lo ospitò. Maria ha scelto la parte migliore.

Dal Vangelo secondo Luca (10,38-42) anno dispari.

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una

donna, di nome Marta, lo ospitò.

Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore,

ascoltava la sua parola.

Marta invece era distolta per i molti servizi.

Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi

abbia lasciata sola a servire?

Dille dunque che mi aiuti».

Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose,

ma di una cosa sola c’è bisogno.

Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Marta e Maria sono l’immagine del perfetto discepolo che accoglie il Signore

nella propria casa, nella propria vita, e lo serve.

Non sono da contrapporre, come erroneamente fatto in mediocri meditazioni,

ma da accostare; l’attivismo di Marta si nutre della contemplazione di Maria.

Non esiste una preghiera che non diventi servizio ed è arido un servizio che non

attinga energia e forza dall’incontro prolungato col Signore.

La preghiera e l’azione restano i due binari su cui corre la nostra vita di fede,

guai a trascurarne uno o a contrapporlo all’altro.

In questo tempo di radicale conversione della Chiesa dobbiamo riscoprire il

valore del dialogo intimo col Signore, della preghiera prolungata, della meditazione

della Parola di Dio e, nel contempo, continuare a presidiare gli avamposti della

carità e dell’accoglienza in questa società sempre più competitiva che finisce col

lasciare indietro chi non ce la fa.

Siamo chiamati a scoprire percorsi di interiorità per chi sta ai margini (ormai la

maggioranza!) perché tutti possano assaporare il gusto di una preghiera prolungata

che si nutre di silenzio e che sfocia nel riconoscere nel fratello povero il volto

di Cristo sofferente.

Ed è per questo amici, che ogni giorno vi invito a pregare.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 3 ottobre 2021

Il Vangelo del Lunedì 4 Ottobre 2021

 

Della 27° settimana del Tempo Ordinario.

San Francesco d'Assisi, Patrono d'Italia.

Prima Lettura

Il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (6,14-18)

Fratelli, quanto a me invece non ci sia altro vanto che nella croce del Signore

nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso,

come io per il mondo.

 Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere

nuova creatura.

E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su

tutto l’Israele di Dio.

D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo.

 La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.

Parola di Dio.

Vangelo

Hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.

Dal Vangelo secondo Matteo (11,25-30) anno dispari.

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra,

perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.

Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.

Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre,

e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.

Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di

cuore, e troverete ristoro per la vostra vita.

Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Auguri Italia!

Oggi festeggiamo il nostro amico Francesco poverello, uno dei santi protettori

della nostra terra sofferente e demotivata.

Sia lui a ridare quell’entusiasmo di cui l’Italia ha urgente bisogno!

Quanto ci emoziona Francesco poverello!

Quanto sentiamo emergere forte, in noi, il sogno di un’umanità redenta, di una

vita possibile, di una santità fuori da ogni logica, eccessiva, giocosa, ridente, folle!

Sì, è un folle di Dio frate Francesco, nell’Italia dei Comuni e delle lotte fratricide

(già allora), del genio italico del padre Pietro, della Chiesa onnipresente e statica,

così simile alla nostra di oggi; è un folle che segue la sua chiamata, che osa, che

smette le vesti del giovane rampante per vestire quelle urticanti del sacco.

È un folle innamorato dello Sposo, che lo cerca, inquieto, che accetta di rivedere

la sua regola considerata impraticabile da tutti, che cerca di convincere il Sultano

a lasciar perdere la guerra, che insegna ai poveri di Greccio a fidarsi di quel bambino

nato in una stalla, come loro.

È folle il frate poverello che canta a squarciagola le lodi di Dio e delle sue creature,

che sa convertire i lupi, quelli a quattro e a due gambe, che sa predicare ai

pesci e agli uccelli.

È folle di quella follia che manca al nostro cristianesimo severo e compassato,

irrigidito e noioso.

Anche noi, come i fratelli ortodossi, non possiamo che chiamarlo omoiotèta,

il Somigliantissimo (a Cristo).

Perciò, uniamoci a lui nella preghiera per la salvezza della nostra Patria.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

sabato 2 ottobre 2021

Il Vangelo di Domenica 3 Ottobre 2021

 

Della 27° Domenica del Tempo Ordinario.

San Gerardo di Brogne, abate.

Prima Lettura

I due saranno un'unica carne.

Dal libro della Gènesi (2,18-24)

Il Signore Dio disse: «Non è bene che l'uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che

gli corrisponda».

Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli

uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati:

in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi,

quello doveva essere il suo nome.

Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti

gli animali selvatici, ma per l'uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse.

Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si addormentò;

gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto.

Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all'uomo, una donna

e la condusse all'uomo.

Allora l'uomo disse: «Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne.

La si chiamerà donna, perché dall'uomo è stata tolta».

Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie,

e i due saranno un'unica carne.

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine.

Dalla lettera agli Ebrei (2,9-11)

Fratelli, quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo coronato

di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio

egli provasse la morte a vantaggio di tutti.

Conveniva infatti che Dio-per il quale e mediante il quale esistono tutte le cose,

lui che conduce molti figli alla gloria-rendesse perfetto per mezzo delle

sofferenze il capo che guida alla salvezza.

Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una

stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli.

Parola di Dio.

Vangelo

L'uomo non divida quello che Dio ha congiunto.

Dal Vangelo secondo Marco (10,2-16) anno B.

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova,

domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie.

Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?».

Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».

Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma.

Ma dall'inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l'uomo

lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una

carne sola.

Così non sono più due, ma una sola carne.

Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto».

A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento.

E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio

verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».

Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono.

Gesù, al vedere questo, s'indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a

me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio.

In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino,

non entrerà in esso».

E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Una Parola destabilizzante, quella di oggi, che interrompe il flusso di riflessioni

di Marco intorno a Gesù per porci una nuova domanda.

Non più; chi è Gesù?, ma; cos’è l’amore?

Domanda intrigante ed attuale, forte e misteriosa, che riecheggia con potenza

nel nostro mondo che ha smarrito certezze e sembra travolto da un’ondata di

fragilità e di fango.

Le notizie sconfortanti che continuano a riempire i notiziari mettono a dura

prova anche il cristiano più ottimista.

Ecco, allora, che ci si rifugia nel privato, che si abbandonano i grandi progetti

sociali e politici per chiudersi nel ristretto e protetto mondo degli affetti privati.

Ma, anche qui, la confusione regna sovrana.

Chi ha una famiglia non la vuole, chi non può (divorziati, coppie gay) la vorrebbe.

L’amore è proposto come bene rifugio, caricato di mille attese e speranze,

riempito di sogni e di gratificazione.

Ma la realtà, di nuovo, ci mette in crisi; non basta reiterare l’innamoramento,

esaltare l’amore di fusione per evitare pesanti delusioni.

Chi può dirci una parola che non sia banalità, che abbia il sapore di verità,

che indichi con autorevolezza la strada da percorrere?

Chi questo amore lo ha inventato; Dio.

La pagina della Genesi che racconta con linguaggio poetico la creazione della

coppia umana ci rivela, a leggerla bene, un aspetto inquietante.

La retorica cattolica ha esaltato il racconto della creazione della donna.

Non è così; il testo rivela uno degli errori più comuni fra gli innamorati.

L’umano è infelice; non gli basta conoscere la realtà (questo il significato del

dare il nome agli animali).

Dio ammette il proprio sbaglio (splendido!) e decide di ricorrere ai ripari;

farà all’umano un altro da sé, che lo contrapponga (nel termine ebraico è

sottesa una vena di conflittualità).

L’umano dorme, Dio crea la donna, non dalla costola, come erroneamente

tradotto, ma dividendolo a metà.

Il termine usato indica lo stipite della porta; l’umano ermafrodita è scisso in

due parti, in due stipiti che sorreggono l’architrave.

E che fanno entrare nella dimensione di Dio, aggiungo io.

Ma l’uomo, destatosi, non ammette la diversità; non ammette che la donna

arriva da Dio, pensa di conoscerla, la chiama “questa qui” e dice che è un pezzo

di sé, una proiezione del suo ego. Terribile.

Non è forse il dipinto dell’amore di fusione così decantato dai media e inseguito

dalle nostre fragili generazioni di adolescenti?

Credere che l’altro sia il mio specchio?

Esaltare l’intesa che, alla fine dei conti, è una sottomissione mascherata?

Eliminare la diversità del maschile e del femminile?

La soluzione al pasticcio la offre il redattore del testo; perciò l’uomo lascerà

la sua famiglia e diventeranno una carne sola.

Per costruire veramente una relazione occorre abbandonare la propria idea

di famiglia e unire la carne.

Nulla a che vedere col sesso; la “carne”, nell’antropologia biblica, indica la

parte debole.

Solo unendo le fragilità possiamo diventare coppia, cercando non in noi ma

in un Altro il senso della nostra vita.

Siamo compagni di viaggio.

Al tempo di Gesù il divorzio era un fatto consolidato, addirittura attribuito

a Mosè, quindi intangibile.

Nessuno avrebbe mai osato mettere in discussione una norma così favorevole

ai maschi; la domanda che viene posta a Gesù è retorica, tutti si aspettano che,

ovviamente, Gesù benedica questa norma.

La risposta di Gesù è una rasoiata; voi fate così, ma Dio non la pensa così,

Dio crede nell’amore come unico, crede nella possibilità di vivere insieme ad

una persona per tutta la vita.

Senza sopportarsi, senza sentirsi in gabbia, senza massacrarsi; l’obiettivo della

vita di coppia non è vivere insieme per sempre, ma amarsi per sempre!

Silenzio imbarazzato, sguardi sorridenti e complici: “Ma che, scherziamo?”.

Gli apostoli, preso da parte Gesù, insistono: “Non parlavi sul serio, vero?”.

Matteo, nel brano parallelo, giunge ad annotare la sconsolata affermazione

dei dodici: “Allora è meglio non sposarsi!”.

Gesù dice che è possibile amarsi per tutta la vita, che Dio l’ha pensata così

l’avventura del matrimonio, che davvero la fedeltà ad un sogno non è utopia

adolescenziale ma benedizione di Dio!

Quando due giovani decidono di sposarsi e parliamo della fedeltà non stiamo

disquisendo di una norma anacronistica di una struttura reazionaria che propone

un modello superato; stiamo parlando del sogno di Dio.

A partire da qui, con fatica, con tenacia, i discepoli hanno scoperto la ricchezza

del matrimonio cristiano.

Da prima di Cristo ci si incontra e ci si innamora, si vive insieme e si hanno dei figli.

Farlo nel Signore, mettere Gesù nel mezzo, fa comprendere delle cose

straordinarie, nuove, sconcertanti su di sé e sulla coppia.

In questi anni, frequentando molte coppie, pregando e vivendo con loro, abbiamo

scoperto e riassunto la novità del matrimonio nel Signore.

È bello poter dire a due giovani che desiderano sposarsi nel Signore, prendere

il Vangelo come modello che il matrimonio cristiano è una libera scelta, un’idea

di Dio, non della Chiesa.

È normale innamorarsi, normale decidere di vivere insieme.

Farlo come Gesù chiede è una scelta particolare, quella di mettere Dio in mezzo

alle nostre vite.

E non è il retaggio di una Chiesa reazionaria che non sa aprirsi al mondo,

ma il sogno stesso di Dio.

Alla luce di questa Parola, come credenti, possiamo con fiducia affidarci al Dio

che ha inventato l’amore, sapendo bene che siamo chiamati a ridire e a rivivere

l’invariato messaggio della Creazione.

Amatevi teneramente, voi che vi amate.

Certo, amici, amiamoci come il Signore vuole che sia l’amore, l’amore è donarsi

nel vero senso della parole, tra un uomo ed una donna e dare la vita.

Solo al governo abbiamo chi vuole eliminare, papà e mamma, in familiare 1;

e familiare 2, ma sappiamo bene, purtroppo, che al governo non ci sono solo

persone intelligenti e cristiani!

Noi invece, crediamo nel matrimonio e nell’amore reciproco,

Santa Domenica Fausto.