domenica 29 agosto 2021

Il Vangelo del Lunedì 30 Agosto 2021

 

Della 22° settimana del Tempo Ordinario.

Santi Felice e Adautto, martiri.

Prima Lettura

Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési (4,13-18)

Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell’ignoranza a proposito di quelli che sono

morti, perché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza.

Se infatti crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche Dio, per mezzo di

Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti.

Sulla parola del Signore infatti vi diciamo questo: noi, che viviamo e che saremo

ancora in vita alla venuta del Signore, non avremo alcuna precedenza su quelli

che sono morti.

Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della

tromba di Dio, discenderà dal cielo.

E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, che viviamo e che saremo

ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nubi, per andare incontro

al Signore in alto, e così per sempre saremo con il Signore.

Confortatevi dunque a vicenda con queste parole.

Parola di Dio.

Vangelo

Mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio.

Nessun profeta è bene accetto nella sua patria.

Dal Vangelo secondo Luca (4,16-30) anno dispari.

In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito,

di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere.

Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era

scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con

l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare

ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi

a proclamare l’anno di grazia del Signore».

Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette.

Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui.

Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi

avete ascoltato».

Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che

uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?».

Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico,

cura te stesso.

Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”».

Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria.

Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando

il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese;

ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne.

C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro

fu purificato, se non Naamàn, il Siro».

All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno.

Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte,

sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù.

Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Gesù chiude il rotolo del profeta Isaia e si siede, come fanno i rabbini per insegnare.

Poi annuncia che la profezia si è conclusa.

La reazione dei presenti è feroce, rabbiosa. Perché?

Tutti conoscevano quel rotolo, ogni sabato, a turno, si leggevano gli stessi passi.

Agli esperti di Scrittura non sfugge che Gesù tronca la frase di Isaia a metà.

Il periodo conclude così: “e a predicare un giorno di vendetta per il nostro Dio” (Is 61,2).

Gesù non lo legge, lo tronca.

Si ferma all’anno di grazia.

Nessuna vendetta, nessun riscatto spettacolare contro gli oppressori politici.

Nessun riscatto del nazionalismo ebraico.

Perdono e conversione.

Queste le due cifre dell’annuncio.

La Parola si è chiusa, il libro viene arrotolato.

Gesù si è permesso di correggere la Parola.

Questo è troppo.

Chi si crede di essere questo falegname?

Gesù interagisce, cita la Scrittura, spiega come sia difficile fare i profeti in casa

propria, e che solo degli stranieri, come la vedova di Zarepta e Naaman il Siro,

hanno saputo riconoscere profeti grandi come Elia ed Eliseo.

E si scatena il putiferio.

All’iniziale sconcerto subentra l’offesa e la permalosità.

Ma come si permette?

Ma chi si crede di essere questo presuntuoso?

Anche noi, tante volte rivolgiamo la stessa frase al Signore, quando ci chiede troppo.

È successo anche a me, amici, poi, con l’aiuto della preghiera, ho capito quello

che voleva farmi capire.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 28 agosto 2021

Il Vangelo di Domenica 29 Agosto 2021

 

Della 22° Domenica del Tempo Ordinario.

Santa Sabina, martire.

Prima Lettura

Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando; osserverete i comandi del Signore.

Dal libro del Deuteronòmio (4,1-2.6-8)

Mosè parlò al popolo dicendo: «Ora, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi

insegno, affinché le mettiate in pratica, perché viviate ed entriate in possesso della

terra che il Signore, Dio dei vostri padri, sta per darvi.

Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla;

ma osserverete i comandi del Signore, vostro Dio, che io vi prescrivo.

Le osserverete dunque, e le metterete in pratica, perché quella sarà la vostra saggezza

e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste

leggi, diranno: “Questa grande nazione è il solo popolo saggio e intelligente”.

Infatti quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio,

è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo?

E quale grande nazione ha leggi e norme giuste come è tutta questa legislazione

che io oggi vi do?».

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Siate di quelli che mettono in pratica la Parola.

Dalla lettera di san Giacomo apostolo (1,17-18.21b-22.27)

Fratelli miei carissimi, ogni buon regalo e ogni dono perfetto vengono dall’alto

e discendono dal Padre, creatore della luce: presso di lui non c’è variazione

né ombra di cambiamento.

Per sua volontà egli ci ha generati per mezzo della parola di verità, per essere

una primizia delle sue creature.

Accogliete con docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla salvezza.

Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto,

illudendo voi stessi.

Religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è questa: visitare gli orfani

e le vedove nelle sofferenze e non lasciarsi contaminare da questo mondo.

Parola di Dio.

Vangelo

Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini.

Dal Vangelo secondo Marco (7,1-8.14-15.21-23) anno B.

In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti

da Gerusalemme.

Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure,

cioè non lavate-i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati

accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal

mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose

per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di

letti-, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si

comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».

Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo

popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me.

Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.

Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».

Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene!

Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro.

Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro».

E diceva [ai suoi discepoli]: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini,

escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità,

inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza.

Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Parla diritto e diretto il Rabbì che si fa pane, che condivide ciò che è e ciò che ha.

Non gli importano i riconoscimenti, non aspira certo a diventare re.

Fugge ciò che noi costantemente ricerchiamo; fama, notorietà, riconoscimento, visibilità.

Parla diritto e diretto, anche a costo di sembrare antipatico, anche perdendo pezzi

di popolarità, anche davanti a chi ritiene insostenibili le sue parole e se ne va.

In un tempo in cui arroganti politici leggono i risultati delle indagini demoscopiche

per capire cosa dire per piacere, Gesù fa ciò che tutti dovrebbero fare; dice ciò

che è vero e giusto.

E dopo l’approfondita lettura del discorso della sinagoga di Cafarnao, dopo la

moltiplicazione dei pani e dei pesci, la liturgia torna a leggere il Vangelo di Marco

per ricordare ai farisei di ieri e di oggi alcune inevitabili dinamiche della fede che,

se trascurate, rischiano di provocare disastri.

L’estate ormai è al tramonto, fra un pò si torna a scuola, dopo il caldo torrido,

dopo un’estate di disperati che fuggono le guerre per raggiungere l’Europa,

la Parola ancora ci interpella.

Siamo tutti allergici alle regole, se siamo onesti.

Soprattutto quelle che ci costringono, che ci angustiano, che ci stanno antipatiche.

E poi siamo molto severi esigendo dagli altri il rispetto delle norme.

A volte, però, perdiamo di vista la ragione per cui esistono delle norme; per il

quieto vivere, nella società, per indicare un percorso, nella fede.

Molti, però, senza porsi troppe domande, osservano stancamente le norme senza

chiedersi dove conducano.

Nella fede, in ogni fede, questo atteggiamento rischia di soffocare e uccidere il

desiderio, come in un coppia.

Occorre intendersi bene, allora, sul concetto di “norma” riferito alla fede.

La religione non è osservare delle regole ma seguire un percorso.

E le norme sono i segnali tracciati da qualcuno che prima di noi ha percorso quel

sentiero e ci indica la direzione.

E, rispetto a Dio, non conta solo il fatto di osservare le norme, ma la ragione per

cui si osservano.

Come nell’amore.

Preparare un buon pranzo ai miei cari è il modo concreto che ho di manifestare

loro il mio affetto.

Ma se lo faccio con rabbia e rassegnazione, qualcosa non funziona.

La regola, nella fede, è il vestito dell’amore, il modo che l’amore ha di concretizzarsi,

di essere credibile, di essere visibile.

Un amore che non si concretizzi nel gesto, nella fedeltà, nel servizio, è poco credibile.

Ma anche un gesto fedele che manca d’amore è ambiguo e dannoso.

Così nella fede; se mi pongo davanti a Dio come davanti a un amministratore

che mi sanziona se trasgredisco una regola, non potrò mai conoscerne la forza

dirompente dell’amore.

Perciò Gesù contesta chi lo contesta (alla faccia del Gesù sdolcinato e stucchevole!),

difende Dio e la fede autentica.

Non solo il rischio di vivere la regola con superficialità è molto diffuso, allora e oggi.

Ma ergere la regola a metro di giudizio, quasi sostituendola a Dio,

è drammaticamente pericoloso.

Si rischia di mettere tutto sullo stesso piano; le indicazioni che provengono da Dio

e quelle che provengono dagli uomini, la Rivelazione con le tradizioni degli uomini.

E molto spesso, nel modo di storicizzare la fede, questa confusione ha determinato

gravi ingiustizie.

Anche nel piccolo.

Quante volte nelle nostre parrocchie ci si schiera dietro un perentorio si è sempre

fatto così, solo per nascondere la propria insicurezza e la propria pigrizia mentale?

Il Signore ci insegna ad essere liberi (non anarchici!) e responsabili, a capire,

a confrontarci nella logica del Vangelo, come stanno coraggiosamente facendo

i nostri vescovi intorno al tema dell’affetto e della famiglia.

Così dovrebbe essere nelle nostre comunità, senza ergersi a giudici gli uni degli

altri, senza cercare scorciatoie, senza barricarsi.

Il Vangelo è uno, certo, ed è inviolabile.

Ma stiamo attenti a non confondere ciò che è duraturo e ciò che è mutevole.

Nel caso concreto, quello della purificazione del corpo prima del cibo, Gesù

è perentorio e liberante; nulla è impuro.

È l’animo con cui facciamo i gesti che ne determina la purezza, l’intenzione pura,

lo sguardo libero e liberante.

In una religiosità ossessionata dal puro e dall’impuro, dalle abluzioni e dalle

regole, Gesù stabilisce un nuovo, liberante criterio.

A volte noi cristiani ci siamo dimenticati di quanto siamo stati resi liberi.

Vigiliamo sul cuore, sull’intenzione, allora, senza perderci nei meandri del

legalismo, anche religioso, per essere davvero orientati all’essenziale.

Certo, amici lettori, il nostro cuore sia sempre vigile e libero di amare il Signore,

senza ipocrisie, Santa Domenica, Fausto.

 

 

venerdì 27 agosto 2021

Il Vangelo del Sabato 28 Agosto 2021

 

Della 21° settimana del Tempo Ordinario.

Sant' Agostino, vescovo e dottore della Chiesa.

Prima Lettura

Avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési (4,9-11)

Fratelli, riguardo all’amore fraterno, non avete bisogno che ve ne scriva;

voi stessi infatti avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri, e questo

lo fate verso tutti i fratelli dell’intera Macedònia.

Ma vi esortiamo, fratelli, a progredire ancora di più e a fare tutto il possibile

per vivere in pace, occuparvi delle vostre cose e lavorare con le vostre mani,

come vi abbiamo ordinato.

Parola di Dio.

Vangelo

Sei stato fedele nel poco, prendi parte alla gioia del tuo padrone.

Dal Vangelo secondo Matteo (25,14-30) anno dispari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà come a un

uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni.

A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di

ciascuno; poi partì.

Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò

altri cinque.

Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due.

Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno

e vi nascose il denaro del suo padrone.

Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro.

Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo:

“Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”.

“Bene, servo buono e fedele-gli disse il suo padrone-, sei stato fedele nel poco,

ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.

Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai

consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono

e fedele-gli disse il suo padrone-, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su

molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.

Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so

che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso.

Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”.

Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho

seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai

banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse.

Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti.

Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà

tolto anche quello che ha.

E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Abbiamo dei talenti da far fruttificare, questo ci dice il Signore.

Talenti che non sono solo le capacità personali, ma anche la scoperta dei grandi doni

che il Maestro ha lasciato alla sua Chiesa; l’Eucarestia, la Parola, la comunità.

Un talento è un'unità di misura che equivale a oltre venti chili d’oro puro,

un valore enorme!

Come a dire che non è poco ciò che abbiamo ricevuto, è qualcosa di grande, di prezioso.

Troppo spesso passiamo la vita a lamentarci di ciò che non siamo, di ciò che non 

abbiamo realizzato, delle opportunità che ci sono state negate.

Rischiamo di passare la vita a rimpiangere ciò che non siamo riusciti ad essere,

invece di scoprire ciò che siamo diventati, grazie alla presenza del Signore.

Se capissimo, invece, che siamo preziosi agli occhi di Dio e che abbiamo ricevuto

dei beni preziosi dalla sua presenza!

Forse non i beni che si aspetta il mondo, magari non quelli che avremmo voluto,

ma certo quelli che possono rendere felici noi e chi incontriamo.

Animo, allora, concludiamo questa settimana e iniziamo questo mese con la certezza

serena di avere un tesoro prezioso da far fruttare.

Investiamo il talento che abbiamo ricevuto, parliamone ma, soprattutto,

viviamolo, facendoci aiutare dalla preghiera!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

giovedì 26 agosto 2021

Il Vangelo del Venerdì 27 Agosto 2021

 

Della 21° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Monica, madre di S. Agostino.

Prima Lettura

Questa è volontà di Dio, la vostra santificazione.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési (4,1-8)

Fratelli, vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù affinché, come avete

imparato da noi il modo di comportarvi e di piacere a Dio-e così già vi comportate,

possiate progredire ancora di più.

Voi conoscete quali regole di vita vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù.

Questa infatti è volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dall’impurità,

che ciascuno di voi sappia trattare il proprio corpo con santità e rispetto, senza

lasciarsi dominare dalla passione, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno

in questo campo offenda o inganni il proprio fratello, perché il Signore punisce tutte

queste cose, come vi abbiamo già detto e ribadito.

Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione.

Perciò chi disprezza queste cose non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che vi

dona il suo santo Spirito.

Parola di Dio.

Vangelo

Ecco lo sposo! Andategli incontro!

Dal Vangelo secondo Matteo (25,1-13) anno dispari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli sarà

simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo.

Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade,

ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade,

presero anche l’olio in piccoli vasi.

Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.

A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”.

Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade.

Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre

lampade si spengono”.

Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate

piuttosto dai venditori e compratevene”.

Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che

erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa.

Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore,

signore, aprici!”.

Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.

Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Tornerà lo sposo.

È venuto nella storia, continua a sfiorare i cuori di chi si mette alla sua ricerca e ne

fa esperienza nello Spirito ma tornerà anche nella gloria per ricapitolare tutte le

cose, come dice san Paolo.

Tornerà e noi siamo chiamati a vegliare, a vigilare, ad aspettarlo con fiducia.

Siamo sinceri; quanti, fra noi, credono ancora a questo ritorno?

Quanti, davvero, aspettano il ritorno glorioso del Signore nella pienezza dei tempi?

Se durante la celebrazione dell’eucarestia, dopo la consacrazione, quando la

comunità proclama solennemente; nell’attesa della tua venuta, Gesù venisse

veramente, come reagiremmo?

Eppure l’attesa è la caratteristica principale del cercatore di Dio.

Un’attesa operosa, che veglia, che agisce.

Il rischio di assopirsi è sempre presente, siamo onesti.

Il rischio di vivere come se Gesù non fosse e non fosse il presente, è palpabile

nel nostro cristianesimo annacquato e inconcludente.

Accogliamo questa parabola come un severo monito, come un invito a non

desistere, come una scossa alla nostra tiepidezza.

Vegliamo nella gioia aspettando il ritorno dello sposo.

Verrà quando meno ce lo aspettiamo, intanto prepariamoci alla venuta

aiutandoci con la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri

debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 25 agosto 2021

Il Vangelo del Giovedì 26 Agosto 2021

 

Della 21° settimana del Tempo Ordinario.

Sant' Alessandro di Bergamo, Martire.

Prima Lettura

Il Signore vi faccia sovrabbondare nell'amore fra voi e verso tutti.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési (3,7-13)

Fratelli, in mezzo a tutte le nostre necessità e tribolazioni, ci sentiamo consolati

a vostro riguardo, a motivo della vostra fede.

Ora, sì, ci sentiamo rivivere, se rimanete saldi nel Signore.

Quale ringraziamento possiamo rendere a Dio riguardo a voi, per tutta la gioia

che proviamo a causa vostra davanti al nostro Dio, noi che con viva insistenza,

notte e giorno, chiediamo di poter vedere il vostro volto e completare ciò che

manca alla vostra fede?

Voglia Dio stesso, Padre nostro, e il Signore nostro Gesù guidare il nostro

cammino verso di voi!

Il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell'amore fra voi e verso tutti,

come sovrabbonda il nostro per voi, per rendere saldi i vostri cuori e irreprensibili

nella santità, davanti a Dio e Padre nostro, alla venuta del Signore nostro Gesù

con tutti i suoi santi.

Parola di Dio.

Vangelo

Tenetevi pronti.

Dal Vangelo secondo Matteo (24,42-51) anno dispari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vegliate, perché non sapete in quale

giorno il Signore vostro verrà.

Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene

il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa.

Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il

Figlio dell'uomo.

Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei

suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito?

Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così!

Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni.

Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: "Il mio padrone tarda", e

cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli

ubriaconi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l'aspetta

e a un'ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che

meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Viene quando meno ce lo aspettiamo, il Signore.

Tornerà alla fine dei tempi, alla consumazione dei tempi, lo sappiamo.

Ma qui e ora continua a venire nel cuore di chi lo cerca con onestà, di chi

si fida di Lui, di chi spera nella sua Parola.

Il Signore desidera incontrarci, desidera avere a che fare con noi, ci raggiunge

attraverso la sua Parola, nel silenzio del nostro cuore, parla al nostro orecchio

interiore, apre la nostra mente all’accoglienza.

Ma, per accoglierlo, non bisogna scoraggiarsi.

Nella vita spirituale attraversiamo dei lunghi periodi in cui non sentiamo più la

sua presenza, in cui abbiamo la triste impressione di essere rimasti da soli.

E il rischio è di fare come il servo malvagio della parabola che si lascia andare

alla parte oscura, che non ha più freni, che getta in mare le cose belle e buone

che ha imparato dal Vangelo.

La nostra fede è messa a dura prova quando non ci accorgiamo più della

presenza del Signore, quando non ha più punti di appoggio.

Ma proprio in quei momenti verifichiamo se la nostra fede è davvero salda

e cosa deve essere purificato del nostro percorso.

Non spaventiamoci, nella notte, ma continuiamo a vegliare nella perseveranza,

chiedendo aiuto alla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.