giovedì 26 agosto 2021

Il Vangelo del Venerdì 27 Agosto 2021

 

Della 21° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Monica, madre di S. Agostino.

Prima Lettura

Questa è volontà di Dio, la vostra santificazione.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési (4,1-8)

Fratelli, vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù affinché, come avete

imparato da noi il modo di comportarvi e di piacere a Dio-e così già vi comportate,

possiate progredire ancora di più.

Voi conoscete quali regole di vita vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù.

Questa infatti è volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dall’impurità,

che ciascuno di voi sappia trattare il proprio corpo con santità e rispetto, senza

lasciarsi dominare dalla passione, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno

in questo campo offenda o inganni il proprio fratello, perché il Signore punisce tutte

queste cose, come vi abbiamo già detto e ribadito.

Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione.

Perciò chi disprezza queste cose non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che vi

dona il suo santo Spirito.

Parola di Dio.

Vangelo

Ecco lo sposo! Andategli incontro!

Dal Vangelo secondo Matteo (25,1-13) anno dispari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli sarà

simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo.

Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade,

ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade,

presero anche l’olio in piccoli vasi.

Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.

A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”.

Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade.

Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre

lampade si spengono”.

Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate

piuttosto dai venditori e compratevene”.

Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che

erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa.

Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore,

signore, aprici!”.

Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.

Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Tornerà lo sposo.

È venuto nella storia, continua a sfiorare i cuori di chi si mette alla sua ricerca e ne

fa esperienza nello Spirito ma tornerà anche nella gloria per ricapitolare tutte le

cose, come dice san Paolo.

Tornerà e noi siamo chiamati a vegliare, a vigilare, ad aspettarlo con fiducia.

Siamo sinceri; quanti, fra noi, credono ancora a questo ritorno?

Quanti, davvero, aspettano il ritorno glorioso del Signore nella pienezza dei tempi?

Se durante la celebrazione dell’eucarestia, dopo la consacrazione, quando la

comunità proclama solennemente; nell’attesa della tua venuta, Gesù venisse

veramente, come reagiremmo?

Eppure l’attesa è la caratteristica principale del cercatore di Dio.

Un’attesa operosa, che veglia, che agisce.

Il rischio di assopirsi è sempre presente, siamo onesti.

Il rischio di vivere come se Gesù non fosse e non fosse il presente, è palpabile

nel nostro cristianesimo annacquato e inconcludente.

Accogliamo questa parabola come un severo monito, come un invito a non

desistere, come una scossa alla nostra tiepidezza.

Vegliamo nella gioia aspettando il ritorno dello sposo.

Verrà quando meno ce lo aspettiamo, intanto prepariamoci alla venuta

aiutandoci con la preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri

debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

mercoledì 25 agosto 2021

Il Vangelo del Giovedì 26 Agosto 2021

 

Della 21° settimana del Tempo Ordinario.

Sant' Alessandro di Bergamo, Martire.

Prima Lettura

Il Signore vi faccia sovrabbondare nell'amore fra voi e verso tutti.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési (3,7-13)

Fratelli, in mezzo a tutte le nostre necessità e tribolazioni, ci sentiamo consolati

a vostro riguardo, a motivo della vostra fede.

Ora, sì, ci sentiamo rivivere, se rimanete saldi nel Signore.

Quale ringraziamento possiamo rendere a Dio riguardo a voi, per tutta la gioia

che proviamo a causa vostra davanti al nostro Dio, noi che con viva insistenza,

notte e giorno, chiediamo di poter vedere il vostro volto e completare ciò che

manca alla vostra fede?

Voglia Dio stesso, Padre nostro, e il Signore nostro Gesù guidare il nostro

cammino verso di voi!

Il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell'amore fra voi e verso tutti,

come sovrabbonda il nostro per voi, per rendere saldi i vostri cuori e irreprensibili

nella santità, davanti a Dio e Padre nostro, alla venuta del Signore nostro Gesù

con tutti i suoi santi.

Parola di Dio.

Vangelo

Tenetevi pronti.

Dal Vangelo secondo Matteo (24,42-51) anno dispari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vegliate, perché non sapete in quale

giorno il Signore vostro verrà.

Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene

il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa.

Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il

Figlio dell'uomo.

Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei

suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito?

Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così!

Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni.

Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: "Il mio padrone tarda", e

cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli

ubriaconi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l'aspetta

e a un'ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che

meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Viene quando meno ce lo aspettiamo, il Signore.

Tornerà alla fine dei tempi, alla consumazione dei tempi, lo sappiamo.

Ma qui e ora continua a venire nel cuore di chi lo cerca con onestà, di chi

si fida di Lui, di chi spera nella sua Parola.

Il Signore desidera incontrarci, desidera avere a che fare con noi, ci raggiunge

attraverso la sua Parola, nel silenzio del nostro cuore, parla al nostro orecchio

interiore, apre la nostra mente all’accoglienza.

Ma, per accoglierlo, non bisogna scoraggiarsi.

Nella vita spirituale attraversiamo dei lunghi periodi in cui non sentiamo più la

sua presenza, in cui abbiamo la triste impressione di essere rimasti da soli.

E il rischio è di fare come il servo malvagio della parabola che si lascia andare

alla parte oscura, che non ha più freni, che getta in mare le cose belle e buone

che ha imparato dal Vangelo.

La nostra fede è messa a dura prova quando non ci accorgiamo più della

presenza del Signore, quando non ha più punti di appoggio.

Ma proprio in quei momenti verifichiamo se la nostra fede è davvero salda

e cosa deve essere purificato del nostro percorso.

Non spaventiamoci, nella notte, ma continuiamo a vegliare nella perseveranza,

chiedendo aiuto alla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

martedì 24 agosto 2021

Il Vangelo del Mercoledì 25 Agosto 2021

 

Della 21° settimana del Tempo Ordinario.

San Ludovico (Luigi IX), Re di Francia.

Prima Lettura

Lavorando notte e giorno, vi abbiamo annunciato il Vangelo.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési (2,9-13)

Voi ricordate, fratelli, il nostro duro lavoro e la nostra fatica: lavorando notte e giorno

per non essere di peso ad alcuno di voi, vi abbiamo annunciato il vangelo di Dio.

Voi siete testimoni, e lo è anche Dio, che il nostro comportamento verso di voi,

che credete, è stato santo, giusto e irreprensibile.

Sapete pure che, come fa un padre verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno

di voi, vi abbiamo incoraggiato e scongiurato di comportarvi in maniera degna

di Dio, che vi chiama al suo regno e alla sua gloria.

Proprio per questo anche noi rendiamo continuamente grazie a Dio perché, ricevendo

la parola di Dio che noi vi abbiamo fatto udire, l’avete accolta non come parola di

uomini ma, qual è veramente, come parola di Dio, che opera in voi credenti.

Parola di Dio.

Vangelo

Siete figli di chi uccise i profeti.

Dal Vangelo secondo Matteo (23,27-32) anno dispari.

In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che

assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono

pieni di ossa di morti e di ogni marciume.

Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete

pieni di ipocrisia e di iniquità.

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e adornate

i sepolcri dei giusti, e dite: “Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non

saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti”.

Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti.

Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Una cosa non sopporta il Signore; l’ipocrisia.

Ben peggio del peccato, ben peggio dell’indifferenza, è l’ipocrisia ad essere un

ostacolo all’incontro col vero Dio.

Ipocrisia; essere falsi, finti, mascherati.

Anche se sono maschere devote, anche se ci rendono belli davanti agli altri.

Siamo tutti rimasti profondamente scossi da quanto accaduto negli anni scorsi riguardo

ai preti pedofili e, come si chiedeva papa Benedetto: come era possibile celebrare

l’eucarestia, amministrare il perdono e, nel contempo, abusare di un bambino?

Mistero dell’umana fragilità che dobbiamo sempre avere ben presente per vigilare

su noi stessi.

Tutta la nostra vita è un cammino verso l’autenticità, cammino che può anche

diventare doloroso ma necessario.

Chiediamo al Signore di farci scoprire e riconoscere i nostri limiti, di non limitarci

all’esteriorità (anche santa); di non essere giudicanti verso gli altri ma accoglienti

e comprensivi, perché siamo tutti peccatori e tutti bisognosi di conversione.

Che non ci succeda di diventare dei fanatici zelanti come Saulo, dei sepolcri

imbiancati belli fuori e putridi dentro.

Il Signore preferisce un peccatore consapevole ad un presunto giusto superbo

e pieno di sé!

Mettiamo questa parabola in bella vista sul nostro comodino, per poterla leggere

ogni volta che ci svegliamo e meditiamola con l’aiuto della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 23 agosto 2021

Il Vangelo del Martedì 24 Agosto 2021

 

Della 21° settimana del Tempo Ordinario.

San Bartolomeo Apostolo.

Prima Lettura

Sopra i basamenti sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (21,9b-14)

Uno dei sette angeli mi parlò e disse: «Vieni, ti mostrerò la promessa sposa,

la sposa dell’Agnello».

L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città

santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio.

Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di

diaspro cristallino.

È cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici

angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele.

A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e a occidente

tre porte.

Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici

nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.

Parola di Dio.

Vangelo

Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità.

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,45-51) anno dispari.

In quel tempo, Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale

hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret».

Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?».

Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».

Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero

un Israelita in cui non c’è falsità».

Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?».

Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto

l’albero di fichi».

Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!».

Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi?

Vedrai cose più grandi di queste!».

Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di

Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Dove sta scritto che per essere santi bisogna avere un buon carattere?

Certo, se insistiamo nel pensare che il santo sia un uomo in naftalina, misurato

nelle emozioni, asettico e garbato allo sfinimento allora va bene.

E ci sono santi di questo genere.

Ma, grazie al cielo!, ci sono anche santi dal pessimo carattere, come il grandissimo

Gerolamo, o santi pettegoli, come Bartolomeo.

Il nome evangelico è Natanaele, è nativo di Cana di Galilea e Bartolomeo potrebbe

significare “figlio dell'agricoltore” o “figlio valoroso”.

Il quadretto che ci racconta Giovanni evangelista ci basta per descrivere il carattere

di Natanaele che conosce benissimo la Scrittura, e che cita ben a proposito riguardo

al fatto che Nazareth è un posto talmente sperduto da non essere mai nominato dalla

Bibbia; Natanaele che dimora sotto il fico, l’albero della meditazione della Torah

secondo la poetica visione dei rabbini e che dice sempre quello che pensa,

anche a sproposito.

Ci sono persone così, anche nella Chiesa.

Ma la cosa stupenda è l’atteggiamento di Gesù che trasforma un brutto aspetto del

carattere in una virtù; Natanaele è una linguaccia, ma Gesù dice che è un uomo

senza ombre.

Solo vedendo il positivo le linguacce diventano santi!

Allora, forse, abbiamo la speranza di salvarci anche noi e diventare santi; però,

dobbiamo pregare e tanto per riuscirci.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 22 agosto 2021

Il Vangelo del Lunedì 23 Agosto 2021

 

Della 21° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Rosa da Lima, Vergine.

Prima Lettura

Vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per attendere il suo Figlio che egli ha risuscitato.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési (1,1-5.8b-10)

Paolo e Silvano e Timòteo alla Chiesa dei Tessalonicési che è in Dio Padre

e nel Signore Gesù Cristo: a voi, grazia e pace.

Rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere

e tenendo continuamente presenti l’operosità della vostra fede, la fatica della

vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo,

davanti a Dio e Padre nostro.

Sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti da lui.

Il nostro Vangelo, infatti, non si diffuse fra voi soltanto per mezzo della parola,

ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione: ben

sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene.

La vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne.

Sono essi infatti a raccontare come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi

siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero e attendere dai

cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti,

Gesù, il quale ci libera dall’ira che viene.

Parola di Dio.

Vangelo

Guai a voi, guide cieche.

Dal Vangelo secondo Matteo (23,13-22) anno dispari.

In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete

il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare

nemmeno quelli che vogliono entrare.

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo

prosèlito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geènna due volte più di voi.

Guai a voi, guide cieche, che dite: “Se uno giura per il tempio, non conta nulla; se

invece uno giura per l’oro del tempio, resta obbligato”.

Stolti e ciechi!

Che cosa è più grande: l’oro o il tempio che rende sacro l’oro?

E dite ancora: “Se uno giura per l’altare, non conta nulla; se invece uno giura per

l’offerta che vi sta sopra, resta obbligato”.

Ciechi! Che cosa è più grande: l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta?

Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra; e chi giura

per il tempio, giura per il tempio e per Colui che lo abita.

E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

È duro e tagliente il Signore, quasi insostenibile.

Dice il vero, ma questo “vero” è forte come l’acido, brucia le viscere, scuote nel

profondo, accusa e converte.

Gesù attacca duramente i professionisti del sacro.

Quelli del suo tempo, certo, ma anche noi.

Coloro che, presumendo di conoscere la volontà di Dio, complicano la vita di chi

lo cerca con cuore semplice.

E cita un esempio concreto, lampante; le sottili distinzioni teologiche che, seguendo

i mille rivoli del ragionamento e delle acrobazie mentali giungevano, in nome

di Dio, a commettere delle terribili ingiustizie.

Come il fatto di consacrare parte del proprio patrimonio al tempio per non

mantenere i propri anziani genitori.

Filtrare il moscerino e ingoiare il cammello, dice Gesù in una efficace immagine.

A volte anche a noi succede così; nella Chiesa ingrandiamo i problemi piccoli

per farli diventare giganteschi in modo da nascondere quelli veramente importanti.

Animo, fratelli, prendiamo questa pagina com’è, anche se fa male, per semplificare

le nostre pastorali e tornare all’essenziale, per non commettere lo stesso errore e

diventare ostacolo, invece di essere trasparenza, facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 21 agosto 2021

Il Vangelo di Domenica 22 Agosto 2021

 

Della 21° Domenica del Tempo Ordinario.

Beata Vergine Maria Regina.

Prima Lettura

Serviremo il Signore, perché egli è il nostro Dio.

Dal libro di Giosuè (24,1-2a.15-17.18)

In quei giorni, Giosuè radunò tutte le tribù d’Israele a Sichem e convocò gli anziani

d’Israele, i capi, i giudici e gli scribi, ed essi si presentarono davanti a Dio.

Giosuè disse a tutto il popolo: «Se sembra male ai vostri occhi servire il Signore,

sceglietevi oggi chi servire: se gli dèi che i vostri padri hanno servito oltre il Fiume

oppure gli dèi degli Amorrèi, nel cui territorio abitate.

Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore».

Il popolo rispose: «Lontano da noi abbandonare il Signore per servire altri dèi!

Poiché è il Signore, nostro Dio, che ha fatto salire noi e i padri nostri dalla terra

d’Egitto, dalla condizione servile; egli ha compiuto quei grandi segni dinanzi ai

nostri occhi e ci ha custodito per tutto il cammino che abbiamo percorso e in

mezzo a tutti i popoli fra i quali siamo passati.

Perciò anche noi serviremo il Signore, perché egli è il nostro Dio».

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Questo mistero è grande: lo lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (5,21-32)

Fratelli, nel timore di Cristo,siate sottomessi gli uni agli altri: le mogli lo siano ai

loro mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, così come

Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo.

E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto.

E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha

dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua

mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza

macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata.

Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi

ama la propria moglie, ama se stesso.

Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche

Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo.

Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due

diventeranno una sola carne.

Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!

Parola di Dio.

Vangelo

Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna.

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,60-69) anno B.

In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato,

dissero: «Questa parola è dura!

Chi può ascoltarla?».

Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo,

disse loro: «Questo vi scandalizza?

E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima?

È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto

sono spirito e sono vita.

Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».

Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi

era colui che lo avrebbe tradito.

E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è

concesso dal Padre».

Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano

più con lui.

Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?».

Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo?

Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei

il Santo di Dio».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La tragedia è ormai consumata.

Il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, il più eclatante, il più

straordinario, segna paradossalmente l’inizio della fine di Gesù.

Il lungo e complesso discorso che abbiamo ascoltato nell’ultimo mese giunge

ormai alla fine; il giudizio su Gesù da parte della folla è cambiato; da grande

predicatore e profeta, guaritore e operatore di prodigi capace di smuovere

cinquemila famiglie ad ascoltarlo, Gesù viene preso per un visionario e un

pazzo che indugia su discorsi incomprensibili e inaccettabili.

La parabola di Gesù è discendente; fino a quando Dio ci obbedisce e ci

esaudisce lo seguiamo, quando è esigente e chiede, lo abbandoniamo.

Gli apostoli stessi, sgomenti, non sanno più che pensare del loro imprevedibile Rabbì.

Domenica scorsa Gesù ha toccato il fondo; ha chiesto alla folla di saziarsi

della sua carne, di dissetarsi al suo sangue.

Cristo ha già in mente l’estremo dono, l’Eucarestia.

Rabbrividisco nel leggere questa decisione che lascia sgomento chi lo ascolta.

Gesù, invece di andarsene, di gettare la spugna, pensa ad un gesto ancora più

radicale, intravede all’orizzonte l’incomprensione che diventa odio e violenza.

E accetta la sfida; andrà fino in fondo, donerà ogni sua fibra, ogni sua goccia

di sangue al progetto di Dio.

Il panorama, lo vedete, è desolante, aurora dell’incomprensione che porterà

Gesù al Golgota.

Non è questa, in sintesi, la storia dell’umanità?

Non è questo episodio metafora e parabola della nostra vita spirituale?

Fino a quando Gesù sfama le folle è idolatrato, quando parla di Dio, è abbandonato.

Fino a quando Dio risponde alle nostre esigenze e alle nostre richieste è grande,

quando-a nostro avviso-ciò non avviene più, è rinnegato e rigettato.

Dramma di un Dio che mendica la nostra adesione!

Dramma inaudito di un Dio che si fa carne e compassione e che viene ignorato perché

ci risulta più comprensibile un dio intangibile nella sua asettica e lontana divinità.

In questo rifiuto si gioca tutta la nostra esistenza, la tragica avventura dell’uomo

che perde l’occasione di diventare adulto e che avvia Dio alla scelta del sacrificio

della croce come segno inequivocabile della misura del suo amore.

A questo punto Gesù, indurito, scosso, attonito, si rivolge agli apostoli.

No, non se l’aspettava questa reazione da parte della folla che ama con tenerezza.

Forse pensava (ingenuo Dio!) di convertire i cuori con le parole e lo sguardo.

La domanda, inquietante e tagliente come una lama, è rivolta a ciascuno di

noi: “Volete andarvene anche voi?”.

Non blandisce gli apostoli sgomenti, non recede dalle sue parole, non chiede

appoggio o carezza o consolazione.

A Gesù sta più a cuore il Regno della compagnia, alla verità dell’applauso.

“Volete andarvene anche voi?”.

È libero il Rabbì, non ha elemosinato un uditorio, né desiderato dei discepoli.

Sa, Gesù, quanto possa diventare ambiguo un rapporto spirituale, sa quanto

possa tarpare le ali il discepolato, invece di far crescere il discepolo.

Gesù non è un guru, è un vero Maestro; libero.

Sa che l’obiettivo di ogni discepolo è di crescere, non di appassire ai piedi

del Maestro.

Sa che ogni Maestro ha un solo desiderio; che il discepolo diventi autonomo.

“Volete andarvene?”

È solo il Rabbì, mai così solo.

Vuoi andartene?

E voi, amici lettori, volete andarvene?

Ora che incontri le prime difficoltà vuoi lasciare tutto per tornare a chiuderti

nel tuo piccolo mondo di tiepide certezze?

Rinunci al sogno di Dio?

Vuoi davvero lasciare questa fragile Chiesa che, ora più che mai, ha bisogno

di discepoli fedeli, sofferenti ma fedeli, disposti a rimettere in moto l’annuncio

del Vangelo che sta languendo con le nostre appassite comunità parrocchiali?

Vuoi davvero metterti dalla parte di coloro che pensano che questo cristianesimo

sia da abbandonare e metterti dalla parte degli illuminati che criticano senza

mettersi in gioco? Fallo.

Sei libero, straordinariamente, drammaticamente libero di credere.

O di fuggire.

Di spalancarti, o di chiuderti.

L’amore di Dio ci lascia liberi, giunge a chiedere a noi, creature fragili e incostanti,

di aderire liberamente al suo progetto.

Pietro, il grande Pietro, risponde a nome di tutti.

Lui, che ha lasciato che la Parola lo scavasse e lo cambiasse, Pietro così simile

a noi, Pietro di reti e di odore di pesce, di duri calli sulle mani, di rughe taglienti

che solcano il suo viso di pescatore.

Lui, uomo di fatica e di notti insonni passate a gettare le reti nell’arido lago di Tiberiade.

Lui, così simile a noi, così irruento, fragile, istintivo, rozzo.

Lui come noi, perciò scelto per confermare la fede dei fratelli.

Lui ci è stato dato come pastore.

Non il perfetto Giovanni, discepolo che Gesù amava, custode della Madre,

presente alla croce, grande mistico.

No, troppo grande e perfetto per essere simile a noi.

Di Pietro avevamo bisogno, di uno come noi, che misurasse giornalmente la

fatica, che contasse a spanne il suo limite, senza vergognarsene.

Pietro risponde, ora, poco convinto, forse, un pò amareggiato, come gli altri

undici, con tanti interrogativi sul fallimento di un brillante futuro Messianico,

un pò preoccupato del domani ormai incerto, perplesso di questo Rabbì troppo

esigente, troppo grande, troppo tutto.

La risposta, la sua, è come un vulcano che sfoga la sua forza, come un vento

che abbatte i boschi, un pilastro che sostiene la nostra fragilità: "Da chi

andremo, Signore?".

Dove vuoi che andiamo, ormai, Signore?

Dove trovare tanta serenità, tanta verità, tanto bene, tanta luce, tanto silenzio,

dove, Dio santo, trovare qualcosa o qualcuno che ti sia pari?

Dove, amico degli uomini, trovare compassione e futuro, dove respirare

l’ebbrezza di Dio?

Ci sconcerti, Maestro, ci sfidi, è difficile convertire il nostro cuore alla tua

tenerezza e luce ma-Signore-ormai la nostra vita è segnata a fuoco.

Tu ci hai sedotti.

Dove vuoi che andiamo, Signore?

Noi, Signore, non ci muoviamo dalla Tua Chiesa, a qualsiasi costo e per

qualsiasi ragione, Santa Domenica, amici, Fausto.