martedì 10 agosto 2021

Il Vangelo del Mercoledì 11 Agosto 2021

 

Della 19° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Chiara, Vergine.

Prima Lettura

Mosè morì in quel luogo, secondo l’ordine del Signore.

Non è più sorto un profeta come lui.

Dal libro del Deuteronòmio (34,1-12)

In quei giorni, Mosè salì dalle steppe di Moab sul monte Nebo, cima del Pisga,

che è di fronte a Gerico.

Il Signore gli mostrò tutta la terra: Gàlaad fino a Dan, tutto Nèftali, la terra

di Èfraim e di Manasse, tutta la terra di Giuda fino al mare occidentale e il Negheb,

il distretto della valle di Gerico, città delle palme, fino a Soar.

Il Signore gli disse: «Questa è la terra per la quale io ho giurato ad Abramo,

a Isacco e a Giacobbe: “Io la darò alla tua discendenza”.

Te l’ho fatta vedere con i tuoi occhi, ma tu non vi entrerai!».

Mosè, servo del Signore, morì in quel luogo, nella terra di Moab, secondo

l’ordine del Signore.

Fu sepolto nella valle, nella terra di Moab, di fronte a Bet-Peor.

Nessuno fino ad oggi ha saputo dove sia la sua tomba.

Mosè aveva centoventi anni quando morì.

Gli occhi non gli si erano spenti e il vigore non gli era venuto meno.

Gli Israeliti lo piansero nelle steppe di Moab per trenta giorni, finché furono

compiuti i giorni di pianto per il lutto di Mosè.

Giosuè, figlio di Nun, era pieno dello spirito di saggezza, perché Mosè aveva

imposto le mani su di lui.

Gli Israeliti gli obbedirono e fecero quello che il Signore aveva comandato a Mosè.

Non è più sorto in Israele un profeta come Mosè, che il Signore conosceva faccia

a faccia, per tutti i segni e prodigi che il Signore lo aveva mandato a compiere

nella terra d'Egitto, contro il faraone, contro i suoi ministri e contro tutta la sua

terra, e per la mano potente e il terrore grande con cui Mosè aveva operato

davanti agli occhi di tutto Israele.

Parola di Dio.

Vangelo

Se ti ascolterà, avrai guadagnato tuo fratello.

Dal Vangelo secondo Matteo (18,15-20) anno dispari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una

colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai

guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due

persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni.

Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche

la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.

In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo,

e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.

In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per

chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà.

Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Il Vangelo di oggi ci offre uno spaccato interessante di quella che era la prassi

penitenziale delle primissime comunità cristiane.

Succedeva, allora come oggi, di doversi confrontare con momenti di tensione

all’interno delle comunità, di fratelli e sorelle che, dopo un primo momento

di conversione, si allontanavano dalla nuova strada.

Come comportarsi in questi casi?

Gesù offre un percorso rispettoso e pieno di buon senso; un fratello si fa carico

di chi è in difficoltà, gli parla in amicizia, in privato, se non viene ascoltato

intervengono altri due fratelli.

Se ancora non succede nulla, allora, interviene la comunità.

È un meccanismo di gradualità che si fa carico di chi sta sbagliando senza umiliarlo,

senza costringerlo, aumentando progressivamente la forza di persuasione.

Quanto è diverso da ciò che avviene oggi!

Nella maggior parte dei casi a nessuno interessa cosa fanno gli altri, in Chiesa

nemmeno ci si conosce!

Poi se qualcuno sta sbagliando è quasi impossibile che ci sia tra noi chi se ne

faccia carico, meglio spettegolare alle spalle, creando danni enormi.

Impariamo da questo Vangelo a vivere seriamente e cordialmente il nostro

essere comunità, facendoci aiutare dalla preghiera!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 9 agosto 2021

Il Vangelo del Martedì 10 Agosto 2021

 

Della 19° settimana del Tempo Ordinario.

San Lorenzo, diacono e martire.

Prima Lettura

Dio ama chi dona con gioia.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (9,6-10)

Fratelli, tenete presente questo: chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà

e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà.

Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né

per forza, perché Dio ama chi dona con gioia.

Del resto, Dio ha potere di far abbondare in voi ogni grazia perché, avendo sempre

il necessario in tutto, possiate compiere generosamente tutte le opere di bene.

Sta scritto infatti: «Ha largheggiato, ha dato ai poveri, la sua giustizia

dura in eterno».

Colui che dà il seme al seminatore e il pane per il nutrimento, darà e moltiplicherà

anche la vostra semente e farà crescere i frutti della vostra giustizia.

Parola di Dio.

Vangelo

Se il chicco di grano muore, produce molto frutto.

Dal Vangelo secondo Giovanni (12,24-26) anno dispari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico:

se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece

muore, produce molto frutto.

Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo,

la conserverà per la vita eterna.

Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore.

Se uno serve me, il Padre lo onorerà».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Sempre di martiri parliamo, tornando però indietro nel tempo; oggi la Chiesa

celebra la grande figura di Lorenzo, diacono a Roma sotto l’imperatore Valeriano.

Da cosa deriva la sua fama diffusa in tutto il mondo?

Pur essendo così distante da noi nel tempo, è vicino per la sua appassionata carità;

arrestato e costretto dall’imperatore a portargli i tesori nascosti della Chiesa,

i diaconi, fra le altre cose, si occupavano delle casse della comunità, Lorenzo

gli portò un gruppo di poveri mantenuti dai cristiani; erano quelli l’unica

ricchezza della Chiesa.

Un gesto forte, coraggioso, che ricorda al mondo che le presunte ricchezze della

Chiesa, retaggio a volte pesante dei fasti del passato, sono anzitutto al servizio

della carità e dei poveri.

Ma che ricorda anche alla Chiesa che i beni materiali vanno trattati con grande

serietà e trasparenza, che non è possibile applicare logiche di profitto ai denari

che servono per soccorrere gli ultimi.

Lorenzo, insomma, ricorda a tutti, credenti o meno, la logica della Creazione;

il ricco è tale per soccorrere il povero.

Nella Bibbia, come ho più volte ricordato, si afferma che la ricchezza è sempre

dono di Dio ma che la povertà è sempre responsabilità del ricco.

Invece ai giorni nostri, purtroppo, non è così, vediamo come i ricchi sono

sempre più ricchi, e i poveri sempre più poveri.

Perciò, preghiamo con san Lorenzo, perché il Signore metta una mano sul

cuore dei ricchi a beneficio dei poveri.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 8 agosto 2021

Il Vangelo del Lunedì 9 Agosto 2021

 

Della 19° settimana del Tempo Ordinario.

Santa Teresa Benedetta della Croce, vergine e martire, patrona d’Europa.

Prima Lettura

Ti farò mia sposa per sempre.

Dal libro del profeta Osèa (2,16b.17b.21-22)

Così dice il Signore: «Ecco, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore.

Là mi risponderà come nei giorni della sua giovinezza, come quando uscì

dal paese d’Egitto.

Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto,

nell’amore e nella benevolenza, ti farò mia sposa nella fedeltà e tu

conoscerai il Signore».

Parola di Dio.

Vangelo

Ecco lo sposo! Andategli incontro!

Dal Vangelo secondo Matteo (25,1-13) anno dispari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli sarà

simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo.

Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade,

ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade,

presero anche l’olio in piccoli vasi.

Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.

A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”.

Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade.

Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre

lampade si spengono”.

Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate

piuttosto dai venditori e compratevene”.

Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini

che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa.

Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore,

signore, aprici!”.

Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.

Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Tornerà lo sposo.

È venuto nella storia, continua a sfiorare i cuori di chi si mette alla sua ricerca

e ne fa esperienza nello Spirito ma tornerà anche nella gloria per ricapitolare

tutte le cose, come dice san Paolo.

Tornerà e noi siamo chiamati a vegliare, a vigilare, ad aspettarlo con fiducia.

Siamo sinceri; quanti, fra noi, credono ancora a questo ritorno?

Quanti, davvero, aspettano il ritorno glorioso del Signore nella pienezza dei tempi?

Se durante la celebrazione dell’eucarestia, dopo la consacrazione, quando la

comunità proclama solennemente; nell’attesa della tua venuta, Gesù venisse

veramente, come reagiremmo?

Eppure l’attesa è la caratteristica principale del cercatore di Dio.

Un’attesa operosa, che veglia, che agisce.

Il rischio di assopirsi è sempre presente, siamo onesti.

Il rischio di vivere come se Gesù non fosse e non fosse il presente, è palpabile

nel nostro cristianesimo annacquato e inconcludente.

Accogliamo questa parabola come un severo monito, come un invito a non

desistere, come una scossa alla nostra tiepidezza.

Vegliamo nella gioia aspettando il ritorno dello sposo.

Verrà quando meno ce lo aspettiamo e aspettandolo, preghiamo.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 7 agosto 2021

Il Vangelo di Domenica 8 Agosto 2021

 

Della 19° Domenica del Tempo Ordinario.

San Domenico di Guzman, Sacerdote e fondatore dei Predicatori.

Prima Lettura

Con la forza di quel cibo camminò fino al monte di Dio.

Dal primo libro dei Re (19,4-8)

In quei giorni, Elìa s’inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a

sedersi sotto una ginestra.

Desideroso di morire, disse: «Ora basta, Signore!

Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri».

Si coricò e si addormentò sotto la ginestra.

Ma ecco che un angelo lo toccò e gli disse: «Àlzati, mangia!».

Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia, cotta su pietre roventi,

e un orcio d’acqua.

Mangiò e bevve, quindi di nuovo si coricò.

Tornò per la seconda volta l’angelo del Signore, lo toccò e gli disse: «Àlzati,

mangia, perché è troppo lungo per te il cammino».

Si alzò, mangiò e bevve.

Con la forza di quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino

al monte di Dio, l’Oreb.

Parola di Dio.

Seconda Lettura

Camminate nella carità come Cristo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (4,30-5,2)

Fratelli, non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, con il quale foste

segnati per il giorno della redenzione.

Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta

di malignità.

Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda

come Dio ha perdonato a voi in Cristo.

Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità,

nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi

a Dio in sacrificio di soave odore.

Parola di Dio.

Vangelo

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,41-51) anno B.

In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva

detto: «Io sono il pane disceso dal cielo».

E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe?

Di lui non conosciamo il padre e la madre?

Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?».

Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi.

Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo

risusciterò nell’ultimo giorno.

Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”.

Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me.

Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha

visto il Padre.

In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.

Io sono il pane della vita.

I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane

che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.

Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia

carne per la vita del mondo».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Doveva essere il miracolo della condivisione.

La folla, invece, l’ha preso come il miracolo della moltiplicazione.

Il messaggio, forte, deciso, rivoluzionario, era; davanti alla fame di cibo, di pace,

di giustizia, comincia col mettere in gioco tutto ciò che sei.

Dio farà il resto.

La folla ha capito; ecco un Dio che fa al caso nostro.

Gesù fugge, scosso dalla evidente e insanabile incomprensione.

La folla lo raggiunge, infastidita dal suo atteggiamento snob; chi non vorrebbe

essere proclamato re a furor di popolo?

E inizia il più lungo, complesso e impegnativo dialogo dell’intero Vangelo, in un

crescendo di tensione e di malintesi che porterà Gesù ad una frattura insanabile

perdendo, in poche battute, l’enorme popolarità che aveva raggiunto.

Gesù pretende di essere l’unico in grado di saziare la nostra fame del cuore, fame

che non può essere saziata dal “fare” ma dal “credere” che egli è l’inviato dal Padre.

E ci invita a smettere di cercare Dio per averne un tornaconto.

Di smettere di ridurre la fede ad una serie di pratiche.

E di orientare il nostro desiderio, la nostra sete verso la vera pienezza.

E conclude; Lui, Gesù, è l’unico a poter colmare i nostri cuori.

La folla, che finora ha accolto la tirata d’orecchi, resta spiazzata, così come

i suoi famigliari nella sinagoga di Nazareth.

Lui, capace di riempire i nostri cuori?

Il falegname di Nazareth?

Il figlio del bravo Giuseppe?

Questo è davvero Troppo!

Quante volte il nostro cammino di verità interiore non inizia nemmeno, ostacolato

dalle mille obiezioni che poniamo, piene di buon senso e ipocrisia.

Come può essere credibile la Chiesa?

Come può pretendere, quell’uomo vissuto più di duemila anni fa, di essere

la bussola che ci conduce a Dio?

Come fidarsi delle religioni nel nome delle quali alcuni uccidono altri uomini?

La gente mormora, pone obiezioni, resta interdetta.

Gesù chiede di non mormorare ma di mettersi in discussione.

Succede così anche a me; tutte le volte che capita qualcosa che rischia di mettermi

in discussione, cerco qualcuno che mi dia ragione, mormoro per confermare le mie

obiezioni, esco rafforzato nella mia convinzione.

Tutto, pur di non cambiare, di non ammettere di dovermi ancora convertire.

Gesù ha ragione; evitiamo la mormorazione, fidiamoci una volta tanto,

smettiamola di comportarci come bambini obiettando a Dio che ciò che chiede

è difficile, rischioso, inatteso.

Se Gesù ha ragione, questo è il punto, devo arrendermi all’evidenza; solo Lui

può colmare il mio cuore, solo Lui e null’altro, e nient’altro!

Quindi è meglio che mi svegli e la smetta di raccogliere acqua in cisterne screpolate.

Gesù dice che possiamo andare a Lui solo se attirati dal Padre.

È un’esperienza comune a molti; quando sentiamo esplodere in noi il desiderio

di Assoluto e, dopo avere cercato l’origine di questo desiderio, ci apriamo alla

meraviglia di Dio, ci rendiamo conto che è proprio Lui, Dio, ad avere sedotto

il nostro cuore, ad avere suscitato il desiderio di cercarlo.

Noi cerchiamo colui che ci cerca.

Da Gesù a Dio, da Dio a Gesù

Gesù è tranciante; nessuno ha visto Dio, solo Lui.

Il Dio in cui credo è il Dio che Gesù ci ha raccontato?

O in me coltivo una vaga idea di Dio che non ho mai veramente verificato

per pigrizia mentale?

Quante poco credenti sono i cristiani!

Quanto convinti di sapere e di credere, senza mai verificare se la loro fede

cattolica abbia o meno a che fare col Vangelo!

Gesù parla di Dio con verità perché Egli è la presenza stessa di Dio, perché

Lui e il Padre sono una cosa sola!

Ed è vero; seguendo le sue indicazioni giungiamo a scoprire il volto del Padre

e il Padre ci rimanda a Cristo, svelandoci che Egli è suo Figlio.

La fame infinita che portiamo nel cuore è colmata solo dal pane che è la

presenza di Dio scoperta grazie a Gesù.

E questa presenza ci rimanda a Gesù, abitato dal Padre.

Gesù ci dice che chi crede ha la vita eterna.

La vita eterna è la vita dell’Eterno.

Credere in Gesù rivelatore del Padre mi porta a sperimentare, a condividere

in pienezza la vita stessa di Dio.

Gesù specifica; chi crede ha la vita eterna, non avrà.

La vita eterna, cioè, non è una specie di liquidazione che accumulo con i miei

meriti e di cui potrò godere alla fine della mia vita.

La vita eterna è già cominciata, credere significa acquisire uno sguardo nuovo

su me, sulle cose, sugli altri, sulla storia.

Gesù non vuole la nostra frustrazione, né ci impone una religiosità

ombrosa o reazionaria.

Gesù offre una vita diversa, vera, giusta, piena di bagliori di luce, solo bisogna

fidarsi, far tacere le ultime mormorazioni e obiezioni e arrendersi.

Diventare persone nuove, come dice Paolo nella seconda lettura, persone che

imitano Gesù, che scelgono radicalmente il dono di sé nell’equilibrio e nella gioia.

In questo percorso da luce a luce Dio ci dona un cibo per sostenerci, un pane

del cammino simile a quello di Elia, travolto dalla violenza nei suoi confronti,

dalla rabbia della regina Gezabele, dalle sue scelte che ora sente sbagliate.

Vuole morire, Elia, e Dio lo incoraggia e lo nutre; con quel pane attraverserà

il deserto della vita per arrivare al monte di Dio, l’Oreb.

Non gli evita la prova, lo sostiene per affrontarla.

L’Eucarestia che celebriamo ogni domenica è questo pane del cammino che

ci aiuta ad attraversare il deserto, che ci aiuta a superare lo scoraggiamento,

che ci sazia il cuore.

Diventino incontro le nostre Messe, diventino gioia e preghiera, diventino

stazioni di servizio sulla strada verso il Regno, diventino veri momenti di

incontro tra eternità, cioè pienezza, e il nostro cammino di vita!

Diventino condivisione, le nostre Messe, amici, Santa Domenica Fausto.

 

venerdì 6 agosto 2021

Il Vangelo del Sabato 7 Agosto 2021

 

Della 18° settimana del Tempo Ordinario.

San Sisto II e compagni, Papa e martiri.

Prima Lettura

Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore.

Dal libro del Deuteronòmio (6,4-13)

Mosè parlò al popolo dicendo: «Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio,

unico è il Signore.

Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.

Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore.

Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando ti troverai in casa tua, quando

camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai.

Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra

gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.

Quando il Signore, tuo Dio, ti avrà fatto entrare nella terra che ai tuoi padri Abramo,

Isacco e Giacobbe aveva giurato di darti, con città grandi e belle che tu non hai

edificato, case piene di ogni bene che tu non hai riempito, cisterne scavate ma

non da te, vigne e oliveti che tu non hai piantato, quando avrai mangiato e ti sarai

saziato, guàrdati dal dimenticare il Signore, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto,

dalla condizione servile.

Temerai il Signore, tuo Dio, lo servirai e giurerai per il suo nome».

Parola di Dio.

Vangelo

Se avrete fede, niente vi sarà impossibile.

Dal Vangelo secondo Matteo (17,14-20) anno dispari.

In quel tempo, si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio

e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio!

È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell’acqua.

L’ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo».

E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa!

Fino a quando sarò con voi?

Fino a quando dovrò sopportarvi?

Portatelo qui da me».

Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito.

Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: «Perché noi

non siamo riusciti a scacciarlo?».

Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede.

In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo

monte: “Spòstati da qui a là”, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Ho sempre ammirato l’umiltà degli apostoli.

Invece di scrivere dei Vangeli inneggianti alla loro stessa tempra spirituale,

non temono di raccontare le loro figuracce.

Perché a loro non importa essere ricordati per la loro integrità, ma annunciare

la presenza del Maestro.

Il racconto di oggi è impietoso; i discepoli pensano di avere imparato a sufficienza,

non c’è bisogno di scomodare il Signore, in fondo un epilettico non è così grave,

dovrebbero farcela!

E falliscono miseramente, costringendo il povero padre a ricorrere a Gesù per

avere una guarigione.

Sono imbarazzati, gli apostoli; come mai non sono riusciti a guarire il ragazzo?

Gesù è diretto e chiaro con loro; è perché non hanno abbastanza fede, non ci credono.

Stiamo attenti quando vogliamo sostituirci al Maestro, quando pensiamo che,

in fondo, anche noi siamo capaci di aiutare, di condurre, di consolare, di sostenere.

Ricordiamoci sempre che siamo solo servi della Parola, che nessuno ci ha eletto

rappresentanti di Dio, ma che siamo, con gli altri fratelli, discepoli, umili operai

che lavorano nella vigna del Signore.

E cresciamo nella fede, come riusciamo, con semplicità, per poter guarire noi

e gli altri da ogni incredulità, facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.