giovedì 15 luglio 2021

Il Vangelo del Venerdì 16 Luglio 2021

 

Della 15° settimana del Tempo Ordinario.

Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, apparizione.

Prima lettura.

Al tramonto immolerete l'agnello; io vedrò il sangue e passerò oltre.

Dal libro dell'Èsodo (11,10-12,14)

In quei giorni, Mosè e Aronne avevano fatto tutti quei prodigi davanti al faraone;

ma il Signore aveva reso ostinato il cuore del faraone, il quale non lasciò partire

gli Israeliti dalla sua terra.

Il Signore disse a Mosè e ad Aronne in terra d’Egitto: «Questo mese sarà per voi

l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno.

Parlate a tutta la comunità d’Israele e dite: “Il dieci di questo mese ciascuno

si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa.

Se la famiglia fosse troppo piccola per un agnello, si unirà al vicino, il più prossimo

alla sua casa, secondo il numero delle persone; calcolerete come dovrà essere

l’agnello secondo quanto ciascuno può mangiarne.

Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno; potrete sceglierlo

tra le pecore o tra le capre e lo conserverete fino al quattordici di questo mese:

allora tutta l’assemblea della comunità d’Israele lo immolerà al tramonto.

Preso un po’ del suo sangue, lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle

case nelle quali lo mangeranno.

In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con

àzzimi e con erbe amare.

Non lo mangerete crudo, né bollito nell’acqua, ma solo arrostito al fuoco,

con la testa, le zampe e le viscere.

Non ne dovete far avanzare fino al mattino: quello che al mattino sarà avanzato,

lo brucerete nel fuoco.

Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone

in mano; lo mangerete in fretta.

È la Pasqua del Signore!

In quella notte io passerò per la terra d’Egitto e colpirò ogni primogenito nella terra

d’Egitto, uomo o animale; così farò giustizia di tutti gli dèi dell’Egitto.

Io sono il Signore!

Il sangue sulle case dove vi troverete servirà da segno in vostro favore: io vedrò

il sangue e passerò oltre; non vi sarà tra voi flagello di sterminio quando io

colpirò la terra d’Egitto.

Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore:

di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne"».

Parola di Dio.

Vangelo.

Il Figlio dell’uomo è signore del sabato.

Dal Vangelo secondo Matteo (12,1-8) anno dispari.

In quel tempo Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli

ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle.

Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello

che non è lecito fare di sabato».

Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui

e i suoi compagni ebbero fame?

Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né

ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti.

O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio

vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa?

Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio.

Se aveste compreso che cosa significhi: "Misericordia io voglio e non sacrifici",

non avreste condannato persone senza colpa.

Perché il Figlio dell’uomo è Signore del Sabato».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

No Signore, siamo onesti, proprio non abbiamo ancora capito cosa

significhi “misericordia io voglio e non sacrifici”.

Non lo hanno capito i farisei, non lo capiamo noi.

Meglio il sacrificio, meglio una visione lugubre e sanguinante della fede, per poterti

rinfacciare quanto abbiamo patito durante la vita e quanto tu sia stato poco attento a noi.

Meglio una fede costruita intorno ai paletti, alle cose da fare o da non fare, ai precetti

che tu avevi liquidato col grande esempio dell’amore e che noi cattolici siamo così

abili nel resuscitare e imporre agli altri.

No, non abbiamo capito che tu preferisci cento volte un gesto di compassione

autentica ad uno di devozione forzata.

Non abbiamo capito la Scrittura, che tu citi e conosci in maniera sorprendente,

con intelligenza, vivendola al di là e al di dentro della lettera.

No, non abbiamo capito quanto sia liberante diventare tuoi discepoli, quanto sia

immensamente impegnativa la libertà accolta con intelligenza e consapevolezza.

No, Signore, proprio non abbiamo capito quanto sia esigente la libertà, quanto più

impegnativa sia la misericordia.

Non ti stancare di ripetercelo, Signore, e abbi pietà di noi con le nostre preghiere stanche.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

 

mercoledì 14 luglio 2021

Il Vangelo del Giovedì 15 Luglio 2021

 

Della 15° settimana del Tempo Ordinario.

San Bonaventura, Vescovo e Dottore della Chiesa.

Prima lettura.

Io sono colui che sono! Io-Sono mi ha mandato a voi.

Dal libro dell'Èsodo (3,13-20)

In quei giorni, [udendo la voce del Signore dal mezzo del roveto,] Mosè disse

a Dio: «Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: "Il Dio dei vostri padri mi

ha mandato a voi".

Mi diranno: "Qual è il suo nome?".

E io che cosa risponderò loro?».

Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!».

E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: "Io-Sono mi ha mandato a voi"».

Dio disse ancora a Mosè: «Dirai agli Israeliti: "Il Signore, Dio dei vostri padri,

Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe, mi ha mandato a voi".

Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di

generazione in generazione.

Va'! Riunisci gli anziani d'Israele e dì loro: "Il Signore, Dio dei vostri padri,

Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, mi è apparso per dirmi: Sono venuto

a visitarvi e vedere ciò che viene fatto a voi in Egitto.

E ho detto: Vi farò salire dalla umiliazione dell'Egitto verso la terra del Cananeo,

dell'Ittita, dell'Amorreo, del Perizzita, dell'Eveo e del Gebuseo, verso una terra

dove scorrono latte e miele".

Essi ascolteranno la tua voce, e tu e gli anziani d'Israele andrete dal re d'Egitto

e gli direte: "Il Signore, Dio degli Ebrei, si è presentato a noi.

Ci sia permesso di andare nel deserto, a tre giorni di cammino, per fare un

sacrificio al Signore, nostro Dio".

Io so che il re d'Egitto non vi permetterà di partire, se non con l'intervento

di una mano forte.

Stenderò dunque la mano e colpirò l'Egitto con tutti i prodigi che opererò in

mezzo ad esso, dopo di che egli vi lascerà andare».

Parola di Dio.

Vangelo.

Io sono mite e umile di cuore.

Dal Vangelo secondo Matteo (11,28-30) anno dispari.

In quel tempo, Gesù disse: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi,

e io vi darò ristoro.

Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di

cuore, e troverete ristoro per la vostra vita.

Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Andiamo a Lui, noi che siamo affaticati ed oppressi.

Andiamo a Lui noi che portiamo dei macigni nel cuore, che non capiamo,

che non abbiamo risolto i grandi interrogativi della vita.

Andiamo a Lui noi che siamo travolti dalle disgrazie, dalla malattia, dal dolore, dopo

averli strenuamente combattuti, dopo avere cercato in ogni modo di restare a galla.

Andiamo a Lui; è il Signore l’unico e il solo che offre speranza, che realizza la

salvezza in noi.

È Lui, il Signore, che può offrire una sosta di ristoro nel difficile cammino della vita.

E impariamo da Lui ad accogliere con mitezza gli eventi e con umiltà, consapevoli,

cioè, dei limiti che la vita porta in sé, dei limiti che portiamo nel nostro cuore.

Imitare Cristo è l’obiettivo della nostra vita; imitarlo nella visione del Padre, nella

compassione verso gli uomini, verso la lucida consapevolezza di ciò che siamo

chiamati a diventare e ad essere.

Imitare Cristo significa, concretamente, conoscerlo, far diventare il Vangelo metro

di giudizio per ciò che scegliamo e che diciamo.

Nel cuore dell’estate il Signore ci propone di fare delle vacanze esclusive con Lui,

nel luogo più esclusivo che c’è; il nostro cuore, con l’aiuto della preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

martedì 13 luglio 2021

Il Vangelo del Mercoledì 14 Luglio 2021

 

Della 15° settimana del Tempo Ordinario.

San Camillo de Lellis, Sacerdote.

Prima lettura.

L’angelo del Signore apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto.

Dal libro dell'Èsodo (3,1-6.9-12)

In quei giorni, mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote

di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l'Oreb.

L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto.

Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava.

Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché

il roveto non brucia?».

Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: «Mosè, Mosè!».

Rispose: «Eccomi!».

Riprese: «Non avvicinarti oltre!

Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!».

E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe».

Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio.

Il Signore disse: «Ecco, il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso

ho visto come gli Egiziani li opprimono.

Perciò va'! Io ti mando dal faraone.

Fa' uscire dall'Egitto il mio popolo, gli Israeliti!».

Mosè disse a Dio: «Chi sono io per andare dal faraone e far uscire gli Israeliti dall'Egitto?».

Rispose: «Io sarò con te.

Questo sarà per te il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire

il popolo dall'Egitto, servirete Dio su questo monte».

Parola di Dio.

Vangelo.

Hai nascosto queste cose ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli.

Dal Vangelo secondo Matteo (11,25-27) anno dispari.

In quel tempo, Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra,

perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.

Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.

Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre,

e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Esulta Gesù.

Esulta nello Spirito, la gioia dilaga, parte dal cuore ed esce dalle sua labbra.

Esulta perché si stupisce.

Che bello vedere Dio che si meraviglia!

E si meraviglia della strategia del Padre, della sua logica inattesa; non sono i sapienti

o i dotti che scoprono le cose del Regno, ma gli ultimi, i reietti, i semplici.

Quant’è vero!

Gesù non esalta certo la povertà, e nemmeno l’ignoranza ma mette in luce

il fatto che chi vive momenti di fatica può, paradossalmente, non avere nulla

da perdere e spalancare il proprio cuore alla speranza.

I dotti dell’epoca, coloro che sanno e che si credono sapienti passano il tempo

a polemizzare con Gesù, giocano a fare i teologi, controbattono senza lasciarsi

scalfire dalla Parola del Signore che scuote.

Così anche oggi; spesso le persone che incontro si definiscono “atee” senza

mai avere cercato.

Fa fine professarsi agnostici, giocare a fare gli intellettuali che citano l’ultimo

articolo scandalistico che riguarda la Chiesa.

No, non è questo l’atteggiamento che ci prepara all’incontro; solo un cuore che

sceglie di arrendersi, facendosi aiutare dalla preghiera e che valuta il limite

della ragione sa spalancarsi all’inaudito di Dio.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 12 luglio 2021

Il Vangelo del Martedì 13 Luglio 2021

 

Della 15° settimana del Tempo Ordinario.

Sant'Enrico II, Imperatore.

Prima lettura.

Lo chiamò Mosè perché l’aveva tratto dalle acque; cresciuto in età,

egli si recò dai suoi fratelli.

Dal libro dell'Èsodo (2,1-15)

In quei giorni, un uomo della famiglia di Levi andò a prendere in moglie una

discendente di Levi.

La donna concepì e partorì un figlio; vide che era bello e lo tenne nascosto per tre mesi.

Ma non potendo tenerlo nascosto più oltre, prese per lui un cestello di papiro, lo spalmò

di bitume e di pece, vi adagiò il bambino e lo depose fra i giunchi sulla riva del Nilo.

La sorella del bambino si pose a osservare da lontano che cosa gli sarebbe accaduto.

Ora la figlia del faraone scese al Nilo per fare il bagno, mentre le sue ancelle

passeggiavano lungo la sponda del Nilo.

Ella vide il cestello fra i giunchi e mandò la sua schiava a prenderlo.

L'aprì e vide il bambino: ecco, il piccolo piangeva.

Ne ebbe compassione e disse: «È un bambino degli Ebrei».

La sorella del bambino disse allora alla figlia del faraone: «Devo andare a chiamarti

una nutrice tra le donne ebree, perché allatti per te il bambino?». «Va'», rispose

la figlia del faraone.

La fanciulla andò a chiamare la madre del bambino.

La figlia del faraone le disse: «Porta con te questo bambino e allattalo per me;

io ti darò un salario».

La donna prese il bambino e lo allattò.

Quando il bambino fu cresciuto, lo condusse alla figlia del faraone.

Egli fu per lei come un figlio e lo chiamò Mosè, dicendo: «Io l'ho tratto dalle acque!».

Un giorno Mosè, cresciuto in età, si recò dai suoi fratelli e notò i loro lavori forzati.

Vide un Egiziano che colpiva un Ebreo, uno dei suoi fratelli.

Voltatosi attorno e visto che non c'era nessuno, colpì a morte l'Egiziano e lo sotterrò nella sabbia.

Il giorno dopo uscì di nuovo e vide due Ebrei che litigavano; disse a quello che

aveva torto: «Perché percuoti il tuo fratello?».

Quegli rispose: «Chi ti ha costituito capo e giudice su di noi?

Pensi forse di potermi uccidere, come hai ucciso l'Egiziano?».

Allora Mosè ebbe paura e pensò: «Certamente la cosa si è risaputa».

Il faraone sentì parlare di questo fatto e fece cercare Mosè per metterlo a morte.

Allora Mosè fuggì lontano dal faraone e si fermò nel territorio di Madian.

Parola di Dio.

Vangelo.

Nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne e la terra di Sòdoma saranno trattate

meno duramente di voi.

Dal Vangelo secondo Matteo (11,20-24) anno dispari.

In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la

maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite:

«Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida!

Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi,

già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite.

Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno

duramente di voi.

E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo?

Fino agli inferi precipiterai!

Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te,

oggi essa esisterebbe ancora!

Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata

meno duramente di te!».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Il dolore di Gesù deborda.

Non si aspettava tanta durezza, tanta ostilità, tanta piccineria.

Venuto per annunciare la rivoluzione di Dio, la buona notizia della sua compagnia,

si ritrova a dover fare i conti con l’indifferenza, con la presunzione di chi pensa

di sapere già tutto, di essere salvo, di non avere bisogno di conversione.

Soffre, il Signore, soffre terribilmente.

E sbotta; come è possibile che la presunzione possa allontanare dalla salvezza?

Le città pagane che nella Bibbia sono diventate l’emblema della perdizione verranno

salvate, diversamente dalle città sante che si crogiolano nella loro ostentazione di sicurezza.

Oggi, Gesù, cosa direbbe delle nostre Chiese cristiane?

Delle nostre comunità sedute e arrivate, che vivono con insofferenza ogni

cambiamento, ogni forte invito alla conversione?

Cosa direbbe delle nostre parrocchie che rischiano di ridursi ad agenzie di servizi religiosi?

Delle nostre convinzioni inossidabili che, in realtà, sono un incrocio fra superstizioni

e modi di dire tradizionali?

Stiamo attenti, discepoli del Signore, a non ricevere lo stesso rimprovero, a non fare

della nostra fede un comodo cuscino su cui sedersi; per poi, nelle difficoltà, gridare al

Signore: “Cosa ho fatto di male per meritarmi questo?”!

Perciò, invece di sederci, inginocchiamoci e preghiamo.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 11 luglio 2021

Il Vangelo del Lunedì 12 Luglio 2021

 

Della 15° settimana del Tempo Ordinario.

San Giovanni Gualberto, Abate.

Prima lettura.

Cerchiamo di essere avveduti nei suoi riguardi per impedire che cresca.

Dal libro dell’Èsodo (1,8-14.22)

In quei giorni, sorse sull’Egitto un nuovo re, che non aveva conosciuto Giuseppe.

Egli disse al suo popolo: «Ecco che il popolo dei figli d’Israele è più numeroso

e più forte di noi.

Cerchiamo di essere avveduti nei suoi riguardi per impedire che cresca, altrimenti, in

caso di guerra, si unirà ai nostri avversari, combatterà contro di noi e poi partirà dal paese».

Perciò vennero imposti loro dei sovrintendenti ai lavori forzati, per opprimerli con le

loro angherie, e così costruirono per il faraone le città deposito, cioè Pitom e Ramses.

Ma quanto più opprimevano il popolo, tanto più si moltiplicava e cresceva,

ed essi furono presi da spavento di fronte agli Israeliti.

Per questo gli Egiziani fecero lavorare i figli d’Israele trattandoli con durezza.

Resero loro amara la vita mediante una dura schiavitù, costringendoli a preparare

l’argilla e a fabbricare mattoni, e ad ogni sorta di lavoro nei campi; a tutti questi

lavori li obbligarono con durezza.

Il faraone diede quest’ordine a tutto il suo popolo: «Gettate nel Nilo ogni figlio

maschio che nascerà, ma lasciate vivere ogni femmina»

Parola di Dio.

Vangelo.

Sono venuto a portare non pace, ma spada.

Dal Vangelo secondo Matteo (10,34-11,1) anno dispari.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non crediate che io sia venuto a portare

pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada.

Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la

nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.

Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me,

non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.

Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per

causa mia, la troverà.

Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.

Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi

accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.

Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli

perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli,

partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

È una spada la presenza del Signore, una lama che ti squarcia l’anima, che ti inquieta,

che ti impedisce di stare tranquillo.

È una spada, non un calmante, non una tisana alla camomilla, non un inutile soprammobile.

Cosa ne abbiamo fatto della nostra fede?

Cosa è diventata l’abitudine di essere cristiani?

Vediamo ogni giorno la contraddizione di una fede che langue, che ancora frequenta le

chiese ma che non contagia la vita, che cerca Dio ma adattandolo alle proprie piccine visioni.

È una spada, richiede una battaglia continua contro il nostro uomo vecchio.

È una spada perché Gesù pretende di essere più della più grande gioia che possiamo

vedere, di poter colmare il cuore come quando ci innamoriamo o prendiamo fra le

braccia i nostri figli.

Perché è lui la sorgente di ogni amore e di ogni paternità.

È fuoco l’incontro con Dio, che divora e illumina, che consuma e spaventa, che riscalda

e distrugge le nostre resistenze.

In questo anno, in cui stiamo uscendo finalmente dalla pandemia, abbandoniamo i bassi

profili, smettiamola di rincorrere i compromessi e osiamo diventare santi come Cristo

ci vede e ci chiama ad essere, facendoci aiutare dalla preghiera!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 10 luglio 2021

Il Vangelo di Domenica 11 Luglio 2021

 

Della 15° Domenica del Tempo Ordinario.

San Benedetto Abate, Patrono d'Europa.

Prima lettura.

Va', profetizza al mio popolo.

Dal libro del profeta Amos (7,12-15)

In quei giorni, Amasìa, [sacerdote di Betel,] disse ad Amos: "Vattene, veggente,

ritìrati nella terra di Giuda; là mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare, ma a

Betel non profetizzare più, perché questo è il santuario del re ed è il tempio del regno".

Amos rispose ad Amasìa e disse: "Non ero profeta né figlio di profeta; ero un

mandriano e coltivavo piante di sicomòro.

Il Signore mi prese, mi chiamò mentre seguivo il gregge.

Il Signore mi disse: Va', profetizza al mio popolo Israele".

Parola di Dio.

Seconda lettura.

In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (1,3-14)

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con

ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.

In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati

di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante

Gesù Cristo, secondo il disegno d'amore della sua volontà, a lode dello splendore

della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.

In lui, mediante il suo sangue, abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe,

secondo la ricchezza della sua grazia.

Egli l'ha riversata in abbondanza su di noi con ogni sapienza e intelligenza,

facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo la benevolenza che

in lui si era proposto per il governo della pienezza dei tempi: ricondurre al Cristo,

unico capo, tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra.

In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati-secondo il progetto di colui che

tutto opera secondo la sua volontà-a essere lode della sua gloria, noi, che già

prima abbiamo sperato nel Cristo.

In lui anche voi, dopo avere ascoltato la parola della verità, il Vangelo della

vostra salvezza, e avere in esso creduto, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo

che era stato promesso, il quale è caparra della nostra eredità, in attesa della

completa redenzione di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria.

Parola di Dio.

Vangelo.

Prese a mandarli.

Dal Vangelo secondo Marco (6,7-13) anno B.

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava

loro potere sugli spiriti impuri.

E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient'altro che un bastone: né pane,

né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.

E diceva loro: "Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì.

Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete

la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro".

Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni,

ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Il prezioso tesoro del Regno di Dio è affidato alle nostre fragili mani, come vasi di creta.

E questo suscita ancora stupore, come lo stupore dell’incredulità dei concittadini

che non riconoscono nel figlio di Giuseppe l’atteso e lo stupore del Maestro

davanti alla durezza dei loro e dei nostri cuori.

Che burlone Dio che affida l’annuncio del Regno a persone balbuzienti, come Mosè!

Come Amos, ognuno di noi è strappato alla sua quotidianità per diventare profeta,

per contrapporsi al profeta di corte, Amasia, pagato per applaudire alle opere

del re Geroboamo.

Come i discepoli, Gesù invia tutti a noi a preparargli la strada, ad annunciare il Vangelo.

Siamo mandati a preparare la venuta del Signore, non a sostituirlo, a testimoniare

la sua presenza attraverso la nostra esperienza.

La Chiesa è sempre e solo preparazione all’incontro con Dio, è a totale servizio

del Regno, lo accoglie e, per quanto riesce, lo realizza.

Non siamo inviati a vendere un prodotto, ma ad annunciare e a suscitare una

Salvezza; la nostra.

Vedendo che viviamo da salvati, uomini e donne in cerca di risposte e di speranza

si interrogano e richiedono ragione della speranza che è in noi.

Marco pone delle condizioni all’annuncio, una sintesi per ricordare ai discepoli

con quale stile sono chiamati ad annunciare il Regno.

I discepoli sono mandati ad annunciare il Regno a due a due.

Non esistono navigatori solitari tra i credenti, tutta la credibilità dell’annuncio

si gioca sulla sfida del poter costruire comunità.

Al geniale guru solitario Gesù preferisce il faticoso percorso della condivisione fra

Anime; è l’amore che abbiamo fra di noi che annuncia, non la dialettica spettacolare.

Parlare della comunità in termini astratti è bello e poetico; vivere nella propria

comunità, concreta con quel membro del gruppo, con quel viceparroco, con quel

cantore, è un altro affare.

Le piccinerie che emergono dagli ambienti vaticani ancora ci ricordano che è la

comunione a rendere testimonianza della verità delle nostra parole.

No, non mi scandalizzo delle manovre vaticane, finché non riesco a superare

quelle della mia parrocchia.

Gesù ci tiene alla scommessa della convivenza, fatta per amore al Vangelo,

pone quel a due a due come condizione prioritaria all’annuncio.

Al di sopra delle simpatie e dei caratteri, Gesù ci invita ad andare all’essenziale,

a non fermarci alle sensazioni di pelle, a credere che la testimonianza della

comunione, nonostante noi, può davvero spalancare i cuori.

La Chiesa non è il club dei bravi ragazzi, non ci siamo scelti, Gesù ci ha scelto

per avere potere sugli spiriti immondi.

La Parola che professiamo e viviamo caccia la monnezza dai cuori, la parte

tenebrosa che ci abita.

Fare comunione pone un limite alle ombre che abitano in ciascuno di noi;

senza eliminarle, la luce che porta il Vangelo ci illumina e, così facendo,

ci rende luminosi gli uni per gli altri.

Gesù chiede ai suoi di essere essenziali; la Chiesa non è un’azienda che studia

strategie di marketing adatte ai bisogni del mercato, non una holding del sacro

che tenta di mantenere il potere, la Chiesa vive in relazione e in funzione del suo

Maestro e Signore, attenta a occuparsi del compito affidatole; costruire il Regno

in attesa del ritorno del Risorto.

L’organizzazione che si è venuta a creare in questi secoli è funzionale

all’annuncio del Regno e tale deve restare.

E se non lo è va abbandonata.

La storia ci insegna che troppe volte i compromessi sono stati la morte dell’annuncio.

Come Amos, come Gesù, siamo chiamati ad essere liberi.

Anche dalle strutture.

Anche dal passato.

Ciò che manca alla nostra Chiesa occidentale in affanno è il sogno del futuro,

la capacità di osare.

Il cristianesimo porta in sé una scandalosa fragilità (poiché i cristiani sono fragili)

che può spalancare i cuori perché testimonianza della grandezza di Dio.

Se qualcosa di buono scaturisce dalla nostra fede, e molto di buono ne scaturisce!,

nonostante i nostri limiti, è perché Dio agisce nelle nostre povertà, nelle nostre fragilità.

L’ultima indicazione riguarda il rimanere, il condividere.

Il cristiano non è qualcuno di appartato, di particolare, vive le stesse gioie e gli

stessi dolori di ogni uomo, solo è abitato nel cuore da una speranza incorruttibile.

Il cristiano è anzitutto uomo e di un’umanità piena e dirompente, irrequieta e profonda.

Gesù chiede ai discepoli di stare, di vivere con, di appartenere a questo mondo,

fecondandolo e facendolo crescere come fa il lievito con la pasta.

Cosa siamo chiamati ad annunciare?

In Marco, prima della resurrezione, i discepoli sono chiamati ad invitare a

conversione, non ad annunciare il Vangelo, annuncio riservato al Signore.

Bisogna che noi per primi passiamo per il crogiuolo della Passione morte e

resurrezione di Gesù prima di potere dire la pienezza del Vangelo.

Fino ad allora, possiamo invitare a conversione, convertendo i nostri cuori,

cioè volgendoli in maniera ostinata verso la Parola del Signore.

Ci è affidato il Regno, ci è consegnato l’annuncio; lasciamolo emergere nelle

nostre comunità, nei nostri movimenti, nelle nostre associazioni, interroghiamoci

con semplicità su quanto il Signore ci chiede di vivere.

Chi guarda la Chiesa, le nostre comunità, incontra davvero il Vangelo?

A partire da questa domanda ripensiamo la nostra pastorale, la nostra fede.

Questo è il vero problema, purtroppo, cerchiamo amici, di aiutare la Chiesa

a diffondere il Vangelo in semplicità, come sto facendo io da tempo,

Santa Domenica dell’annuncio, Fausto.