mercoledì 2 giugno 2021

Il Vangelo del Giovedì 3 Giugno 2021

 

Della 9° settimana del Tempo Ordinario.

Santi Carlo Lwanga e compagni martiri.

Prima Lettura

Dégnati di avere misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia.

Dal libro Tobìa (6,10-11; 7,1.9-17; 8,4-9

In quei giorni, erano entrati nella Media e già erano vicini a Ecbàtana, quando

Raffaele disse al ragazzo: «Fratello Tobìa!».

Gli rispose: «Eccomi».

Riprese: «Questa notte dobbiamo alloggiare presso Raguèle, che è tuo parente.

Egli ha una figlia chiamata Sara».

Quando fu entrato in Ecbàtana, Tobìa disse: «Fratello Azarìa, conducimi diritto

dal nostro fratello Raguèle».

Egli lo condusse alla casa di Raguèle, che trovarono seduto presso la porta del cortile.

Lo salutarono per primi ed egli rispose: «Salute, fratelli, siate i benvenuti!».

Li fece entrare in casa.

 Si lavarono, fecero le abluzioni e, quando si furono messi a tavola, Tobìa disse a

Raffaele: «Fratello Azarìa, domanda a Raguèle che mi dia in moglie mia cugina Sara».

Raguèle udì queste parole e disse al giovane: «Mangia, bevi e sta’ allegro per questa sera,

poiché nessuno all’infuori di te, mio parente, ha il diritto di prendere mia figlia Sara,

come del resto neppure io ho la facoltà di darla a un altro uomo all’infuori di te, poiché

tu sei il mio parente più stretto.

Però, figlio, voglio dirti con franchezza la verità.

L’ho data a sette mariti, scelti tra i nostri fratelli, e tutti sono morti la notte in cui

entravano da lei.

Ora, figlio, mangia e bevi; il Signore sarà con voi».

Ma Tobìa disse: «Non mangerò affatto né berrò, prima che tu abbia preso una

decisione a mio riguardo».

Rispose Raguèle: «Lo farò!

Ella ti viene data secondo il decreto del libro di Mosè e come dal cielo è stato stabilito

che ti sia data.

Abbi cura di lei, d’ora in poi tu sei suo fratello e lei tua sorella.

Ti viene concessa da oggi per sempre.

Il Signore del cielo vi assista questa notte, o figlio, e vi conceda la sua misericordia

e la sua pace».

 Raguèle chiamò sua figlia Sara e, quando venne, la prese per mano e l’affidò a Tobìa

con queste parole: «Prendila; secondo la legge e il decreto scritto nel libro di Mosè lei

ti viene concessa in moglie.

Tienila e, sana e salva, conducila da tuo padre.

Il Dio del cielo vi conceda un buon viaggio e pace».

Chiamò poi la madre di lei e le disse di portare un foglio e stese l’atto di matrimonio, secondo

quale concedeva in moglie a Tobìa la propria figlia, in base al decreto della legge di Mosè.

Dopo di ciò cominciarono a mangiare e a bere.

Poi Raguèle chiamò sua moglie Edna e le disse: «Sorella mia, prepara l’altra camera

e conducila dentro».

Quella andò a preparare il letto della camera, come le aveva ordinato, e vi condusse la figlia.

Pianse per lei, poi si asciugò le lacrime e le disse: «Coraggio, figlia, il Signore del cielo

cambi in gioia il tuo dolore.

Coraggio, figlia!». E uscì.

 Gli altri intanto erano usciti e avevano chiuso la porta della camera.

Tobìa si alzò dal letto e disse a Sara: «Sorella, àlzati!

Preghiamo e domandiamo al Signore nostro che ci dia grazia e salvezza».

Lei si alzò e si misero a pregare e a chiedere che venisse su di loro la salvezza, dicendo:

«Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome!

Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli!

Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di aiuto e di sostegno.

Da loro due nacque tutto il genere umano.

Tu hai detto: “Non è cosa buona che l’uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui”.

Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con animo retto.

Dégnati di avere misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia».

E dissero insieme: «Amen, amen!».

Poi dormirono per tutta la notte.

Parola di Dio.

Vangelo.

Non c’è altro comandamento più grande di questi.

Dal Vangelo secondo Marco (12,28b-34)

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo

di tutti i comandamenti?».

Gesù rispose: «Il primo è: "Ascolta, Israele!

Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo

cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza".

Il secondo è questo: "Amerai il tuo prossimo come te stesso".

Non c’è altro comandamento più grande di questi».

Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non

vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta

la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».

Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano

dal regno di Dio».

E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Erano seicentotredici i precetti da osservare, come ricordarseli?

La domanda posta dallo scriba era una di quelle che ponevano ai rabbini durante

lo studio della Scrittura.

E Gesù interroga chi lo interroga, uno scriba, quindi detentore della corretta

interpretazione della Legge.

E questi risponde così come andava di moda in una delle due maggiori scuole di pensiero

di Gerusalemme, quella di Rabbì Hillel; l’amore a Dio e l’amore al prossimo.

Fiumi di parole commentavano questa scelta, riflessioni, ragionamenti, distinzioni, sfumature.

Come amare Dio, fino a che punto?

Come amare il prossimo?

Chi è il prossimo?

Gesù ascolta la dotta risposta dello scriba e conclude; non sei lontano dal Regno.

Il povero scriba è spiazzato.

Nessuna discussione teologica, nessun duello in punta di fioretto, nessun dibattito

citando maestri di dottrina.

Si era preparato bene, era pronto a fare sfoggio della propria competenza, della propria cultura.

E invece; Gesù non ci sta, non accetta una discussione solo teorica.

La fede dello scriba è solo intellettuale, tutta chiusa nella sua testa, non contagia il suo

cuore, non lo spinge a cambiare le sue scelte.

Stiamo attenti a non fare come lui e, piuttosto, chiediamo aiuto alla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

martedì 1 giugno 2021

Il Vangelo del Mercoledì 2 Giugno 2021

 

Della 9° settimana del Tempo Ordinario.

Santi Marcellino e Pietro, Martiri.

Prima Lettura.

La loro preghiera fu accolta davanti alla gloria di Dio.

Dal libro di Tobìa (3,1-11a.16-17a)

In quei giorni, con l’animo affranto dal dolore, sospirai e piansi.

Poi iniziai questa preghiera di lamento: «Tu sei giusto, Signore, e giuste

sono tutte le tue opere.

Ogni tua via è misericordia e verità.

Tu sei il giudice del mondo.

Ora, Signore, ricòrdati di me e guardami.

Non punirmi per i miei peccati e per gli errori miei e dei miei padri.

Violando i tuoi comandamenti, abbiamo peccato davanti a te.

Ci hai consegnato al saccheggio; ci hai abbandonato alla prigionia, alla morte e

ad essere la favola, lo scherno, il disprezzo di tutte le genti, tra le quali ci hai dispersi.

Ora, quando mi tratti secondo le colpe mie e dei miei padri, veri sono tutti i tuoi giudizi,

perché non abbiamo osservato i tuoi comandamenti, camminando davanti a te nella verità.

Agisci pure ora come meglio ti piace; da’ ordine che venga presa la mia vita, in modo

che io sia tolto dalla terra e divenga terra, poiché per me è preferibile la morte alla vita.

Gli insulti bugiardi che mi tocca sentire destano in me grande dolore.

Signore, comanda che sia liberato da questa prova; fa’ che io parta verso la dimora eterna.

Signore, non distogliere da me il tuo volto.

Per me infatti è meglio morire che vedermi davanti questa grande angoscia, e così

non sentirmi più insultare!».

Nello stesso giorno a Sara, figlia di Raguèle, abitante di Ecbàtana, nella Media, capitò

di sentirsi insultare da parte di una serva di suo padre, poiché lei era stata data in moglie

a sette uomini, ma Asmodèo, il cattivo demonio, glieli aveva uccisi, prima che potessero

unirsi con lei come si fa con le mogli.

A lei appunto disse la serva: «Sei proprio tu che uccidi i tuoi mariti.

Ecco, sei già stata data a sette mariti e neppure di uno hai potuto portare il nome.

Perché vorresti colpire noi, se i tuoi mariti sono morti?

Vattene con loro e che da te non dobbiamo mai vedere né figlio né figlia».

In quel giorno dunque ella soffrì molto, pianse e salì nella stanza del padre con

l’intenzione di impiccarsi.

Ma, tornando a riflettere, pensava: «Che non insultino mio padre e non gli dicano: “La

sola figlia che avevi, a te assai cara, si è impiccata per le sue sventure”.

Così farei precipitare con angoscia la vecchiaia di mio padre negli inferi.

Meglio per me che non mi impicchi, ma supplichi il Signore di farmi morire per non

sentire più insulti nella mia vita».

In quel momento stese le mani verso la finestra e pregò: «Benedetto sei tu,

Dio misericordioso, e benedetto è il tuo nome nei secoli».

In quel medesimo momento la preghiera di ambedue fu accolta davanti alla gloria

di Dio e fu mandato Raffaele a guarire tutti e due: a togliere le macchie bianche

dagli occhi di Tobi, perché con gli occhi vedesse la luce di Dio, e a dare Sara,

figlia di Raguèle, in sposa a Tobìa, figlio di Tobi, e così scacciare da lei il

cattivo demonio Asmodèo.

Parola di Dio.

Vangelo.

Non è Dio dei morti, ma dei viventi.

Dal Vangelo secondo Marco (12,18-27)

In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei-i quali dicono che non c’è

risurrezione-e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto

che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello

prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello.

C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza.

Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo ugualmente,

e nessuno dei sette lasciò discendenza.

Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna.

Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie?

Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».

Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete

le Scritture né la potenza di Dio?

Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma

saranno come angeli nei cieli.

Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel

racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: "Io sono il Dio di Abramo,

il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe"?

Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

L’allegra disputa sulla vedova ammazza-mariti è una farsa per mettere in difficoltà

il Signore Gesù; i sadducei, conservatori, non ammettevano le novità della Legge

orale e la devozione dei farisei.

Farisei che, fra i molti difetti, avevano il pregio di approfondire il tema della sopravvivenza

delle anime, riprendendo e sviluppando una visione molto simile alla nostra attuale.

I sadducei perciò, non credevano alla resurrezione e l’assurdo caso proposto a Gesù

è costruito su misura per metterlo in difficoltà.

L’importanza della conservazione del nome famigliare obbligava una vedova ad

avere un figlio dal fratello del marito defunto per tutelarne la memoria.

Norma che a noi fa rabbrividire e che va contestualizzata nella logica tribale che l’ha voluta.

Di chi è moglie questa povera donna che ha passato un fratello dopo l’altro?

Gesù ne esce (bene) ridicolizzando la questione posta; nel Regno non ci sono

né mariti né mogli.

Ma la cosa che mi piace è lo stile con cui argomenta la sua riflessione; il Maestro

conosce e interpreta la Scrittura; il Dio dei patriarchi, presentandosi a Mosè, li nomina

come se fossero vivi.

Semplicemente grandioso ed efficace!

Noi facciamo tanta fatica a comprendere questo, perciò, chiediamo aiuto alla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

lunedì 31 maggio 2021

Il Vangelo del Martedì 1 Giugno 2021

 

Della 9° settimana del Tempo Ordinario.

San Giustino, martire.

Prima Lettura

Rimasi cieco.

Dal libro di Tobìa (2,9-14)

Io Tobi, in quella notte di Pentecoste, dopo aver seppellito il morto, mi lavai,

entrai nel mio cortile e mi addormentai sotto il muro del cortile.

Per il caldo che c’era tenevo la faccia scoperta, ignorando che sopra di me,

nel muro, stavano dei passeri.

Caddero sui miei occhi i loro escrementi ancora caldi, che mi produssero

macchie bianche, e dovetti andare dai medici per la cura.

Più essi però mi applicavano farmaci, più mi si oscuravano gli occhi, a causa

delle macchie bianche, finché divenni cieco del tutto.

Per quattro anni rimasi cieco e ne soffrirono tutti i miei fratelli.

Achikàr, nei due anni che precedettero la sua partenza per l’Elimàide, provvide

al mio sostentamento.

In quel tempo mia moglie Anna lavorava a domicilio, tessendo la lana che

rimandava poi ai padroni, ricevendone la paga.

Ora nel settimo giorno del mese di Distro, quando tagliò il pezzo che aveva

tessuto e lo mandò ai padroni, essi, oltre la mercede completa, le fecero dono

di un capretto da mangiare.

Quando il capretto entrò in casa mia, si mise a belare.

Chiamai allora mia moglie e le dissi: «Da dove viene questo capretto?

Non sarà stato rubato?

Restituiscilo ai padroni, poiché non abbiamo nessun diritto di mangiare una cosa rubata».

Ella mi disse: «Mi è stato dato in più del salario».

Ma io non le credevo e le ripetevo di restituirlo ai padroni e per questo mi vergognavo di lei.

Allora per tutta risposta mi disse: «Dove sono le tue elemosine?

Dove sono le tue buone opere?

Ecco, lo si vede bene da come sei ridotto!».

Parola di Dio.

Vangelo.

Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio.

Dal Vangelo secondo Marco (12,13-17) anno dispari.

In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in

fallo nel discorso.

Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di

alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità.

È lecito o no pagare il tributo a Cesare?

Lo dobbiamo dare, o no?».

Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova?

Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono.

Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?».

Gli risposero: «Di Cesare».

Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio».

E rimasero ammirati di lui.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Ora si tratta di cogliere in fallo Gesù.

Si è deciso di farlo fuori; nessun dubbio, nessun interrogativo, solo la necessità di

trovare il modo di eliminare questo insopportabile scocciatore.

Giustificati dal bene del popolo e dalla investitura divina, gli uomini religiosi sanno

bene qual’è il bene per loro e per chi hanno davanti; il Nazareno va ucciso.

Per farlo, però, occorre prima che egli perda la faccia davanti al popolo, occorre

sminuirlo come ancora oggi si fa con un avversario politico.

Il nervo scoperto è la presenza di Roma e delle sue imposte; se Gesù testimoniasse

di assecondare l’occupazione romana pagando le odiatissime tasse, certamente

perderebbe la stima dei patrioti.

Ma se si rifiutasse di farlo si metterebbe nella schiera dei tanti che, nella storia,

hanno brandito le armi del populismo e dello scontento.

Bella trappola, complimenti.

E Gesù lo sa e ne esce splendidamente; chiede ai puri una moneta.

Moneta che non dovrebbero avere (ha l’effige dell’imperatore) e che invece hanno.

A parole sono coerenti, nei fatti fanno compromessi come tutti.

E Gesù aggiunge la frase diventata proverbiale; non mischiamo le cose di Dio

con quelle di Cesare come facciamo spesso anche noi.

Perciò, seguiamo l’insegnamento di Gesù, facendoci aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 30 maggio 2021

Il Vangelo del Lunedì 31 Maggio 2021

 

Della 9° settimana del Tempo Ordinario.

Visitazione della Beata Vergine Maria.

Prima Lettura.

Re d'Israele è il Signore in mezzo a te.

Dal libro del profeta Sofonìa (3,14-18)

Rallégrati, figlia di Sion, grida di gioia, Israele, esulta e acclama con tutto

il cuore, figlia di Gerusalemme!

Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico.

Re d'Israele è il Signore in mezzo a te, tu non temerai più alcuna sventura.

In quel giorno si dirà a Gerusalemme: «Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia!

Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente.

Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia».

Parola di Dio.

Vangelo

Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente: ha innalzato gli umili.

Dal Vangelo secondo Luca (1,39-56) anno dispari.

In quei giorni, Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa,

in una città di Giuda.

Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta.

Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.

Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le

donne e benedetto il frutto del tuo grembo!

A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?

Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di

gioia nel mio grembo.

E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Allora Maria disse: «L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta

in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva.

D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione

in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del

loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato

di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva

detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Il Verbo cresce dentro la piccola Maria e con la Parola fatta carne crescono

anche i tentennamenti.

Maria sale da Elisabetta; forse lei saprà darle una risposta definitiva, forse lei

saprà dirle che sì, è tutto vero.

E accade.

Elisabetta si asciuga le mani nel grembiule e riconosce la piccola Maria (che,

ormai si è fatta donna) e capisce.

La pagina di Luca è un capolavoro; l’incontro fra le due donne nel Vangelo

è tutto un sussulto, un complimento, Giovanni Battista che riconosce il Messia

dal grembo e scalcia; Elisabetta, anziana donna che vede imprevedibilmente

realizzato il suo agognato sogno di maternità fa i complimenti alla piccola Maria.

Maria, ancora scossa da quanto le è successo, comincia a ballare e a fare

i complimenti a Dio che salva lei e noi.

Nelle loro parole avvertiamo la tensione, lo stupore, l’inaudito che si realizza.

È vero, allora; Dio ha scelto di venire, Dio si rende presente, Dio-il Dio d’Israele,

il Dio di Gesù-è qui.

Se ci crediamo davvero anche noi, amici, allora ringraziamo Maria con la nostra preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri

debitori, e non ci indurre in tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 29 maggio 2021

Il Vangelo di Domenica 30 Maggio 2021


Domenica della Santissima Trinità.

Prima Lettura.

Il Signore è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra; e non ve n'è altro.

Dal libro del Deuteronòmio (4,32-34.39-40)

Mosè parlò al popolo dicendo: «Interroga pure i tempi antichi, che furono prima

di te: dal giorno in cui Dio creò l'uomo sulla terra e da un'estremità all'altra dei cieli,

vi fu mai cosa grande come questa e si udì mai cosa simile a questa?

Che cioè un popolo abbia udito la voce di Dio parlare dal fuoco, come l'hai udita

tu, e che rimanesse vivo?

O ha mai tentato un dio di andare a scegliersi una nazione in mezzo a un'altra con

prove, segni, prodigi e battaglie, con mano potente e braccio teso e grandi terrori,

come fece per voi il Signore, vostro Dio, in Egitto, sotto i tuoi occhi?

Sappi dunque oggi e medita bene nel tuo cuore che il Signore è Dio lassù nei cieli

e quaggiù sulla terra: non ve n'è altro.

Osserva dunque le sue leggi e i suoi comandi che oggi ti do, perché sia felice tu e i tuoi

figli dopo di te e perché tu resti a lungo nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà per sempre».

Parola di Dio.

Seconda Lettura.

Avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!».

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (8,14-17)

Fratelli, tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio.

E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete

ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!».

Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio.

E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero

prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.

Parola di Dio.

Vangelo.

Battezzate tutti i popoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Dal Vangelo secondo Matteo (28,16-20) anno B.

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù

aveva loro indicato.

Quando lo videro, si prostrarono.

Essi però dubitarono.

Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra.

Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del

Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato.

Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La trinità, che complicazione!

Questa festa è un tuffo nell’immenso mistero di Dio.

Ho sempre immaginato questa festa come un tuffo nell’acqua, come uno spettacolare

tuffo carpiato in un mare profondo e calmo.

Solo ora, dopo aver ricevuto lo Spirito, possiamo parlare di Dio.

Attenti; non il dio che c’è nella nostra testa, ma il Dio che ci è venuto a raccontare Gesù;

non il dio ragionevole e innocuo delle nostre riflessioni moderne, ma il Dio scandaloso

e inimmaginabile di Gesù.

Ci siamo fidati di Gesù, lo abbiamo seguito in questi mesi, ne abbiamo ascoltato il

messaggio affascinante e nuovo, abbiamo con stupore visto i gesti prodigiosi della

presenza di Dio, abbiamo celebrato la sua passione e morte tragica, abbiamo stupiti,

accolto l’annuncio della sua risurrezione e della sua presenza.

Infine, domenica scorsa, abbiamo ricordato la forza dello Spirito

che ci permette di scoprire che Gesù è vivo in mezzo a noi.

Ci fidiamo di Gesù?

Ora possiamo dargli retta?

Crediamo che la sua vicinanza al Padre è qualcosa di misterioso e radicale

perché, come spesso ci ha ricordato, Lui e il Padre sono una cosa sola?

Se sì, ascoltiamo ora la sua esperienza di Dio.

Lui che professiamo “Signore”, cioè Dio, può parlarci di Dio in maniera

definitiva, ci rivela nel profondo chi è Dio.

E la sorpresa è incredibile.

Gesù ci svela che Dio è Trinità, cioè comunione.

Ci dice che se noi vediamo “da fuori” che Dio è unico, in realtà questa

unità è frutto della comunione del Padre col Figlio nello Spirito Santo.

Talmente uniti da essere uno, talmente orientati l’uno verso

l’altro da essere totalmente uniti.

Che grande notizia!

Dio non è solitudine, ma è comunione, festa, famiglia, amore,

tensione dell’uno verso l’altro; (se le nostre famiglie e le nostre comunità

fossero così, ci sarebbe veramente da gioire..

Solo Gesù poteva farci accedere alla stanza interiore di Dio, solo Gesù

poteva svelarci l’intima gioia, l’intimo tormento di Dio; la comunione.

E la Scrittura oggi ci ricorda come, a partire da Israele, quest’amicizia tra

l’uomo e Dio sia cresciuta fino al dono dello Spirito stesso di Dio in noi.

Che cosa significa questa scoperta.

Che cosa cambia nella nostra quotidianità?

Se Dio è comunione, in Lui siamo battezzati e a sua immagine siamo stati creati;

questa comunione ci abita e a immagine di quest’immagine siamo stati creati.

La bella parabola della Genesi ci ricorda come Dio si sia guardato allo specchio,

sorridendo, per progettare l’uomo.

Ma se questo è vero, le conseguenze sono enormi.

La solitudine ci è insopportabile perché inconcepibile in una logica di comunione.

Se giochiamo la nostra vita da solitari, non riusciremo mai a trovare la luce interiore

perché ci allontaniamo dal progetto.

Gesù ci dice: “Siate perfetti nell’unità”.

E se anche fare comunione è difficile, ci è indispensabile, vitale, e più puntiamo alla

comunione e più realizziamo la nostra storia, più ci mettiamo alla scuola di

comunione di Dio, più ci realizzeremo.

Ricordiamoci che il grande sogno di Dio, la Chiesa, va costruito a immagine della Trinità.

La nostra comunità prende ispirazione da Dio-Trinità, guarda a Lui per intessere rapporti,

per rispettare le diversità, per superare le difficoltà.

Guardando al nostro modo di essere, di relazionarci, di rispettarci, di essere autentici,

chi ci sta intorno capirà chi è Dio e per noi l’idea di un Dio che è Trinità diventerà luce.

Uno x uno x uno fa sempre uno; non è sbagliata la moltiplicazione, nella logica di Dio.

Il Padre è per il Figlio che è per lo Spirito Santo e insieme sono un unico Dio.

Questo è il Dio che Gesù è venuto a raccontare.

Vogliamo ancora tenerci il nostro vecchio dio?

Spero proprio di no, amici, riprendiamoci il vero Dio di Gesù, benvenuta Trinità.

Santa Domenica di Trinità d’Amore, Fausto.