lunedì 8 marzo 2021

Il Vangelo del Martedì 9 Marzo 2021

 

Della 3° settimana di Quaresima.

Santa Francesca Romana, religiosa.

Prima lettura dal libro del profeta Daniele (3, 25. 34-43)

In quei giorni, Azarìa si alzò e fece questa preghiera in mezzo al fuoco e aprendo

la bocca disse: «Non ci abbandonare fino in fondo, per amore del tuo nome, non

infrangere la tua alleanza; non ritirare da noi la tua misericordia, per amore di

Abramo, tuo amico, di Isacco, tuo servo, di Israele, tuo santo, ai quali hai parlato,

promettendo di moltiplicare la loro stirpe come le stelle del cielo, come la sabbia

sulla spiaggia del mare.

Ora invece, Signore, noi siamo diventati più piccoli di qualunque altra nazione,

oggi siamo umiliati per tutta la terra a causa dei nostri peccati.

Ora non abbiamo più né principe né profeta né capo né olocàusto né sacrificio né

oblazione né incenso né luogo per presentarti le primizie e trovare misericordia.

Potessimo essere accolti con il cuore contrito e con lo spirito umiliato, come

olocàusti di montoni e di tori, come migliaia di grassi agnelli.

Tale sia oggi il nostro sacrificio davanti a te e ti sia gradito, perché non c'è

delusione per coloro che confidano in te.

Ora ti seguiamo con tutto il cuore, ti temiamo e cerchiamo il tuo volto, non

coprirci di vergogna.

Fa' con noi secondo la tua clemenza, secondo la tua grande misericordia.

Salvaci con i tuoi prodigi, da' gloria al tuo nome, Signore».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Matteo (18,21-35) anno dispari.

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello

commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli?

Fino a sette volte?».

E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.

Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi.

Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli

doveva diecimila talenti.

Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto

lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito.

Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: "Abbi pazienza con me

e ti restituirò ogni cosa".

Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.

Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari.

Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: "Restituisci quello che devi!".

Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: "Abbi pazienza con

me e ti restituirò".

Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse

pagato il debito.

Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono

a riferire al loro padrone tutto l'accaduto.

Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: "Servo malvagio, io ti

ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato.

Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?".

Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito

tutto il dovuto.

Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore,

ciascuno al proprio fratello».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

La proposta di Pietro è generosa ed eroica, quella di Gesù folle, che capiamo

solo nella logica divina.

Siamo chiamati a perdonare sempre perché siamo perdonati sempre.

Il piccolo credito che abbiamo verso i fratelli non è nulla rispetto al debito

mostruoso che abbiamo contratto verso Dio.

E che Egli ha cancellato.

Il debito del servo è volutamente assurdo; un talento equivale a 36 chili d’oro.

Diecimila talenti è una cifra inimmaginabile.

Quel debito viene condonato, non il debito dell’altro servo che, pur dovendo una

cifra consistente al collega, circa duecento giornate lavorative, non ha di che pagare.

La reazione del padrone è feroce; sei chiamato a perdonare perché ti è stato

condonato molto di più.

Ecco la ragione del perdono cristiano; perdono chi mi ha offeso perché io per

primo sono un perdonato.

Non perdono perché l’altro migliori, o si converta, o si intenerisca.

A volte l’altro non sa nemmeno di essere stato perdonato e può disprezzare il mio gesto.

Non perdono perché l’altro cambi, ma perché io ho urgente bisogno di cambiare!

Il perdono mi situa in una posizione nuova, diversa, mi rende simile a quel Dio

che fa piovere sopra i giusti e gli ingiusti.

Sono consapevole che non è facile, ci riusciamo se ci facciamo aiutare dalla preghiera.

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

domenica 7 marzo 2021

Il Vangelo del Lunedì 8 Marzo 2021

 

Della 3° settimana di Quaresima.

San Giovanni di Dio, religioso.

Prima lettura dal secondo libro dei Re (5,1-15)

In quei giorni Naamàn, comandante dell'esercito del re di Aram, era un

personaggio autorevole presso il suo signore e stimato, perché per suo

mezzo il Signore aveva concesso la salvezza agli Aramèi.

Ma quest'uomo prode era lebbroso.

Ora bande aramèe avevano condotto via prigioniera dalla terra d'Israele una

ragazza, che era finita al servizio della moglie di Naamàn.

Lei disse alla padrona: «Oh, se il mio signore potesse presentarsi al profeta che

è a Samarìa, certo lo libererebbe dalla sua lebbra».

Naamàn andò a riferire al suo signore: «La ragazza che proviene dalla terra

d'Israele ha detto così e così».

Il re di Aram gli disse: «Va' pure, io stesso invierò una lettera al re d'Israele».

Partì dunque, prendendo con sé dieci talenti d'argento, seimila sicli d'oro e

dieci mute di abiti.

Portò la lettera al re d'Israele, nella quale si diceva: «Orbene, insieme con questa

lettera ho mandato da te Naamàn, mio ministro, perché tu lo liberi dalla sua lebbra».

Letta la lettera, il re d'Israele si stracciò le vesti dicendo: «Sono forse Dio per dare

la morte o la vita, perché costui mi ordini di liberare un uomo dalla sua lebbra?

Riconoscete e vedete che egli evidentemente cerca pretesti contro di me».

Quando Elisèo, uomo di Dio, seppe che il re d'Israele si era stracciate le vesti,

mandò a dire al re: «Perché ti sei stracciato le vesti?

Quell'uomo venga da me e saprà che c'è un profeta in Israele».

Naamàn arrivò con i suoi cavalli e con il suo carro e si fermò alla porta della

casa di Elisèo.

Elisèo gli mandò un messaggero per dirgli: «Va', bàgnati sette volte nel Giordano:

il tuo corpo ti ritornerà sano e sarai purificato».

Naamàn si sdegnò e se ne andò dicendo: «Ecco, io pensavo: "Certo, verrà fuori e,

stando in piedi, invocherà il nome del Signore, suo Dio, agiterà la sua mano verso

la parte malata e toglierà la lebbra".

Forse l'Abanà e il Parpar, fiumi di Damàsco, non sono migliori di tutte le acque d'Israele?

Non potrei bagnarmi in quelli per purificarmi?».

Si voltò e se ne partì adirato.

Gli si avvicinarono i suoi servi e gli dissero: «Padre mio, se il profeta ti avesse

ordinato una gran cosa, non l'avresti forse eseguita?

Tanto più ora che ti ha detto: "Bàgnati e sarai purificato"».

Egli allora scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola dell'uomo

di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato.

Tornò con tutto il seguito dall'uomo di Dio; entrò e stette davanti a lui dicendo: «Ecco,

ora so che non c'è Dio su tutta la terra se non in Israele».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (4,24-30) anno dispari.

In quel tempo, Gesù [cominciò a dire nella sinagoga a Nàzaret:] «In verità io

vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria.

Anzi, in verità io vi dico: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando

il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese;

ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidóne.

C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro

fu purificato, se non Naamàn, il Siro».

All'udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno.

Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio

del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù.

Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

Quanto ha ragione il Signore!

Nessun profeta è bene accetto in patria ed elenca i casi in cui, nella storia

di Israele, un profeta davvero non è stato accolto.

E ancora oggi accade così; crediamo di conoscere le persone, siamo colpiti dalle

loro parole ma ne smorziamo la forza perché le giudichiamo a partire dalla loro vita.

Come può il falegname di Nazareth parlare come un rabbino?

Come può presentarsi come un profeta se tutti sanno da dove viene?

Quante volte impediamo alle parole del Signore di giungere al nostro cuore

perché ci fermiamo all’apparenza di chi le pronuncia; e io, amici, ne so qualcosa!

E questa affermazione è scomoda; accampiamo mille scuse pur di non

ammettere questa disarmante verità.

Lasciamoci provocare dal Signore, individuiamo la sua presenza anche quando

si nasconde nel volto poco trasparente del prete scontroso, della suora antipatica,

del vicino pedante.

La Parola si fa strada attraverso le nostre parole, senza perdere di efficacia,

convertendo i cuori di chi la accoglie con umiltà.

Nessun profeta è riconosciuto, in patria, per una volta cerchiamo noi di essere

l’eccezione che conferma la regola, facendoci aiutare dalla preghiera!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.

sabato 6 marzo 2021

Il Vangelo di Domenica 7 Marzo 2021

 

Della 3° Domenica di Quaresima.

Sante Perpetua e Felicita, Martiri.

Prima lettura dal libro dell’Èsodo (20,1-17)

In quei giorni, Dio pronunciò tutte queste parole: «Io sono il Signore, tuo Dio,

che ti ho fatto uscire dalla terra d'Egitto, dalla condizione servile:

Non avrai altri dèi di fronte a me.

Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto

è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra.

Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai.

Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei

padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano,

ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano

e osservano i miei comandamenti.

Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non

lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano.

Ricòrdati del giorno del sabato per santificarlo.

Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in

onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia,

né il tuo schiavo né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora

presso di te.

Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto

è in essi, ma si è riposato il settimo giorno.

Perciò il Signore ha benedetto il giorno del sabato e lo ha consacrato.

Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che

il Signore, tuo Dio, ti dà.

Non ucciderai. Non commetterai adulterio. Non ruberai.

Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo.

Non desidererai la casa del tuo prossimo.

Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava,

né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo».

Parola di Dio.

Seconda lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi (1,22-25)

Fratelli, mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece

annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani;

ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio

e sapienza di Dio.

Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è

debolezza di Dio è più forte degli uomini.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Giovanni (2,13-25) anno B.

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.

Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e,

là seduti, i cambiamonete.

Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le

pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i

banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e

non fate della casa del Padre mio un mercato!».

I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».

Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per

fare queste cose?».

Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere».

Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei

anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?».

Ma egli parlava del tempio del suo corpo.

Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva

detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo

i segni che egli compiva, credettero nel suo nome.

Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva

bisogno che alcuno desse testimonianza sull'uomo.

Egli infatti conosceva quello che c'è nell'uomo.

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

È un tempo che ci è donato per tornare all’essenziale.

O, per molti, per quasi tutti, per scoprire per la prima volta che esiste un “essenziale”.

E per lasciare tempo alla nostra anima di raggiungerci.

O per scoprire di avere un’anima. E occuparcene.

Per non lasciarci travolgere dalla paura e chiudere il mondo brutto, sporco e cattivo

fuori dai nostri fragili ma rassicuranti universi.

Esiste un Tabor alla fine di questo percorso.

Esiste un Tabor alla fine di ogni vita, per meschina che sia.

La Parola, l’unica autorevole in mezzo alla chiacchiere, ci indica una strada un

percorso, un’indicazione per giungere al Tabor.

Per vedere la bellezza di Dio.

Un’indicazione precisa. Anzi, tre.

No, non sono “comandamenti” ma “parole”.

E non sono affatto una sorta di indicazione morale, un codice regale, come quello

conosciuto di Hammurabi, perché non prevedono alcuna sanzione.

Che legge è una legge senza sanzione per il trasgressore?

E chi le propone non è un sovrano illuminato e saggio, ma un Dio liberatore, uno

che si è sporcato le mani fino ai gomiti per liberare l’uomo, per condurlo alla

libertà interiore vera ed assoluta, e ci tiene a sottolinearlo.

E le proposte che Egli fa sono declinate al futuro, sempre.

Nessun imperativo categorico sulle labbra di Dio ma il sogno di un mondo-e di

un’umanità-diversi, nuovi, quelli che Egli aveva sognato quando ci ha plasmati dal nulla.

Dieci parole raccontate da chi ci ha fatto, da chi ci ha creato, da chi, solo,

sa come funzioniamo.

Dieci parole che pesano e che indicano, che svelano e promettono benedizione.

Non rispettiamo quelle indicazioni sperando di ottenere un premio alla fine della

nostra vita ma per vivere come “premio” il fatto di esistere.

Indicazione cordiali di un Dio che ci ama.

E che Gesù, rivelatore del Padre, ancora riassume, sintetizza, snellisce.

Fino a distillarle in un’unica indicazione; ama.

Ama dell’amore con cui sei amato.

La quaresima ci condurrà al Tabor, alla resurrezione di Cristo, al trionfo della luce.

Ma passando attraverso il Gòlgota.

A volte vorremmo (vorrei) glissare su questo aspetto, evitare quell’ostacolo

e parlare solo di croci gloriose e gemmate.

Invece la croce di Cristo, quella sanguinante e greve, inaccettabile e orrida,

diventa la misura dell’amore di Dio.

Alcuni folli che non conoscono il Corano e uccidono in nome dell’Islam

definiscono noi occidentali “crociati”.

Fosse vero!

Fossimo davvero segnati dalla croce!

La facessimo pendere sulle nostre scelte invece che dai nostri colli!

Mettessimo la logica del dono al centro della nostra vita!

Nella comunità di Corinto, ci sono persone che vivono in maniera esaltata la nuova

fede, piena di carismi e di manifestazioni dello Spirito, e che quasi scordano la

croce, perché argomento imbarazzante.

Come biasimarli?

Quel Dio appeso non ci mette forse in imbarazzo?

Lo vogliamo davvero un Dio perdente, sconfitto, ucciso?

La croce è il nuovo punto di riferimento della fede del discepolo e Paolo

ammonisce severamente la comunità. E noi.

Solo una vita donata è una vita che vale la pena di essere vissuta.

Dal rito al culto è un attimo.

Tutti gli evangelisti parlano del gesto un pò folle di Gesù, quello scatto d’ira

passato alla storia e che tanto imbarazzo ha suscitato nei pii commentatori

che volevano consegnarci un Gesù melenso ed esangue. Macché.

Si lascia prendere dall’ira il Maestro, perché lo pungono sul vivo, perché

stravolgono il volto di Dio.

Il rinato tempio di Gerusalemme radunava fino a duecentomila persone in

occasione della Pasqua.

Un grande evento di fede, certo, ma anche un grande business.

Al punto che i sacerdoti del tempio allestivano, tre settimane prima dell’evento,

un vero e proprio mercato sotto i portici.

Gesù caccia i venditori, ribalta i banchi dei cambiavalute.

Non si compra Dio, non si mercanteggia con Lui.

Non si offrono ceri e messe, statue e voti di preghiere per ottenere qualcosa in cambio.

È a un Padre che ci rivolgiamo, non ad un potente da blandire e corrompere.

È il corpo di Cristo risorto il nuovo tempio; non ci servono più luoghi sacri da

quando il velo del tempio è strappato.

E se ci raduniamo, come Chiesa, in una chiesa, è solo per attingere forza e

condividere la presenza di Dio nei sacramenti.

E ricordarci che il rischio di diventare mercanti con Dio esiste ancora oggi.

La Parola, l’amore, la croce come dono, l’autenticità del culto, non del rito,

ci portano alla conoscenza.

Vero, il nostro Padre ci ama comunque, anche quando siamo a mani vuote

e non abbiamo niente da donargli, a Lui basta la nostra stanca preghiera.

Santa Domenica Fausto.

 

venerdì 5 marzo 2021

Il Vangelo del Sabato 6 Marzo 2021

 

Della 2° settimana di Quaresima.

Beata Rosa da Viterbo, vergine.

Prima lettura dal libro del profeta Michèa (7, 14-15. 18-20)

Pasci il tuo popolo con la tua verga, il gregge della tua eredità, che sta solitario nella

Foresta tra fertili campagne; pascolino in Basan e in Gàlaad come nei tempi antichi.

Come quando sei uscito dalla terra d'Egitto, mostraci cose prodigiose.

Quale dio è come te, che toglie l'iniquità e perdona il peccato al resto della sua eredità?

Egli non serba per sempre la sua ira, ma si compiace di manifestare il suo amore.

Egli tornerà ad avere pietà di noi, calpesterà le nostre colpe.

Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati.

Conserverai a Giacobbe la tua fedeltà, ad Abramo il tuo amore, come hai

giurato ai nostri padri fin dai tempi antichi.

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Luca (15, 1-3. 11-32) anno dispari.

In quel tempo, si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo.

I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e

mangia con loro».

Ed egli disse loro questa parabola:

«Un uomo aveva due figli.

Il più giovane dei due disse al padre: "Padre, dammi la parte di patrimonio

che mi spetta".

Ed egli divise tra loro le sue sostanze.

Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un

paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto.

Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia

ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno.

Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione,

che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci.

Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno

gli dava nulla.

Allora ritornò in sé e disse: "Quanti salariati di mio padre hanno pane in

abbondanza e io qui muoio di fame!

Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e

davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio.

Trattami come uno dei tuoi salariati".

Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse

incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.

Il figlio gli disse: "Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono

più degno di essere chiamato tuo figlio".

Ma il padre disse ai servi: "Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo

indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi.

Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché

questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato".

E cominciarono a far festa.

Il figlio maggiore si trovava nei campi.

Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei

servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo.

Quello gli rispose: "Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello

grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo".

Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo.

Ma egli rispose a suo padre: "Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai

disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per

far festa con i miei amici.

Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze

con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso".

Gli rispose il padre: "Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo;

ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed

è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato"».

Parola del Signore.

Meditazione personale sul Vangelo di oggi.

È un padre prodigo, il Dio di Gesù, che accetta di essere messo in discussione

dai due figli irrequieti che di lui hanno una pessima idea.

Dal fratello minore che pensa di essere soffocato, nella casa paterna, di non avere

libertà, icona dei tanti che pensano che Dio sia un ostacolo alla loro felicità.

Figlio che pretende un’eredità che non gli è dovuta, che sperpera tutto il denaro

del padre e tutta la sua dignità.

E che quando si ritrova nella miseria non si converte, come a volte immaginiamo, ma

ragiona sulle scelte e cerca ancora di manipolare il padre facendo la parte del pentito.

Padre messo in discussione dal fratello maggiore che pensa di essere a servizio di

un padrone avaro e che non capisce la sua logica, icona dei tanti che credono

per dovere, che di Dio hanno un’idea piccina come sono loro.

Il padre, invece, è così diverso.

Lascia partire il figlio senza fargli violenza, senza ricattarlo, sperando che,

stando lontano, forse cambierà idea.

Osserva dal lontano l’orizzonte sperando di rivederlo, gli corre incontro (cosa

sconveniente!) non gli chiede ragione delle sue scelte.

Esce per rendere ragione al fratello maggiore sperando di convincerlo.

Che Dio un Dio così, ma facciamo fatica a riconoscerlo, per riuscirci,

fortunatamente abbiamo la preghiera che ci può aiutare!

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il

tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua

volontà come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a

noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai

nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male. Amen.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne e benedetto il frutto

del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, ora, e sempre,

nei secoli dei secoli. Amen.

Buona giornata, Fausto.